“I Dialoghi DiCultHer” al Centro Polifunzionale Studenti Università degli Studi di Bari

I DIALOGHI “DICULTHER” – POLO APULIAN

Co-creare valore e nuova occupazione: la formazione delle competenze digitali nel Cultural Heritage

CENTRO POLIFUNZIONALE STUDENTI UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI BARI, PIAZZA CESARE BATTISTI

8 APRILE, ORE 9-00 – 13-30

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         “I Dialoghi DiCultHer” intendono proporsi come spazio di confronto con i territori sul tema complesso e di frontiera del digitale applicato al Cultural Heritage, inteso nelle sue declinazioni di Digital Culture, Digital FOR Cultural Heritage e Digital AS Cultural Heritage. Un tema oggi come mai prima identificato in tutti i Piani Strategici nazionali e internazionali di primario livello per crescita sociale, economica e occupazionale dei territori.

I Dialoghi” sono promossi dal Polo Apulian DiCultHer nell’ambito della Prima Settimana delle Culture Digitali “Antonio Ruberti”(#SCUD2016) indetta dalla Scuola Nazionale e Rete per il Digital Cultural Heritage, Arts and Humanities “DiCultHer” (www.diculther.eu) , e si caratterizzano quale appuntamento annuale in cui il Network DiCultHer si connette con le realtà territoriali per confrontarsi con gli stakeholders in un contesto dialettico intensamente partecipato e fortemente interattivo.
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Dal 1 aprile parte il nuovo orario estivo nei due musei del Sistema Museale di Caprera

Dal 1 aprile parte il nuovo orario estivo nei due musei del Sistema Museale di Caprera. Fino al 30 settembre sarà più facile visitare il Memoriale Giuseppe Garibaldi e il Compendio Garibaldino

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Al via dal 1 aprile l’orario estivo dei due musei costituenti il Sistema Museale di Caprera afferenti al Polo Museale della Sardegna. Da venerdì 1 aprile e fino al 30 settembre 2016, sarà più agevole visitare il Compendio Garibaldino, la casa museo dimora storica di Giuseppe Garibaldi e il Memoriale Garibaldi., il nuovo museo multimediale allestito nel forte Arbuticci. I due spazi museali osserveranno il seguente orario:
Compendio Garibaldino (Casa Garibaldi), dal martedì alla domenica (chiuso il lunedì), dalle 9.00 alle 20.00 (ultimo ingresso 19.15); Biglietti: intero € 6.00 – ridotto € 3.00
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Memoriale Giuseppe Garibaldi (Forte Arbuticci), aperto tutti i giorni dalle 10.15 alle 19.15
(ultimo ingresso alle 18.15).  Biglietti: intero € 6,00 – ridotto € 3,00
Biglietto cumulativo per entrambi i musei:  € 10.00  -  ridotto  € 5.00
Per ulteriori informazioni rivolgersi ai seguenti recapiti:
 0789/727162 – 0789/726015 – 320 4343945 (Memoriale)
e-mail: casagaribaldi.info@beniculturali.it
e-mail: sbapsae-ss.urp@beniculturali.it
Facebook:
it-it.facebook.com/CompendioGaribaldinodiCaprera
it-it.facebook.com/MemorialeGiuseppeGaribaldi
Twitter:
@CompGaribaldino
@MemorialeGariba
Polo Museale della Sardegna
Ufficio Stampa e Comunicazione

 
Come da MiBACT, Redattore Maurizio Bistrusso


#MuseumWeek 2016 L'appuntamento con l’arte è su Twitter e nei musei di tutto il mondo

#MuseumWeek 2016
L'appuntamento con l’arte è su Twitter e nei musei di tutto il mondo

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La terza edizione dell’evento si volge su Twitter, dal 28 marzo al 3 aprile, e verte su tematiche legate alla tutela e alla celebrazione della cultura, alla memoria e al patrimonio culturale, ma anche alla tolleranza, al vivere insieme e alla libertà d’espressione, valori duramente colpiti dai fatti di attualità più recenti.
Sono oltre 3000 nel mondo, di cui più 290 in Italia, i musei, le gallerie d’arte e gli enti culturali che hanno aderito e fioccano le loro foto postate online: Palazzo Reale di Napoli esibisce un busto femminile che sfoggia un’acconciatura dei capelli insolita e magnifica, il Museo Archeologico di Salerno fa sapere che parte delle sue ambre preziose sono al Petit Palais di Parigi, il Museo Egizio di Torino apre una finestra sul backstage dei restauri dei reperti destinati alla mostra «Il Nilo a Pompei», la Galleria nazionale d’arte moderna (Gnam) di Roma ricorda ler 735 opere nascoste da Palma Bucarelli per salvarle dalla predazione nazisa, l’Auditorium Parco della Musica mostra i resti di una villa romana venuta alla luce nel 1995 al suo interno, la Pinacoteca di Brera fa vedere cosa accade durante l’allestimento di una mostra.


Redattore: RENZO DE SIMONE


Come da
MiBACT, Redattore Renzo De Simone


Ambasciatori dell'Arte. Nei musei del Bargello gli studenti diventano guide

AMBASCIATORI DELL’ARTE. Nei musei del Bargello gli studenti diventano guide

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Dal prossimo venerdì 1 e fino a sabato 30 aprile, gli studenti di 20 istituti medi superiori di Firenze e provincia offriranno ai visitatori della nostra città percorsi guidati gratuiti in italiano e altre lingue comunitarie in 19 musei e luoghi della cultura sia fiorentini, sia del territorio.
“Ambasciatori dell’Arte”, questo il titolo dell’iniziativa, è una versione ampliata di “Communicating Art”, progetto iniziato nel 2004  e andato crescendo negli anni per numero di classi aderenti.
Quest’anno coinvolgerà più di mille studenti e, continuando a rappresentare un valido strumento per educare al patrimonio e sviluppare nelle giovani generazioni il “sentimento di appartenenza ad una tradizione culturale comune e di corresponsabilità nella tutela”, si propone anche, in moltissimi casi, come una prima risposta del mondo dei musei all’applicazione del legge della “Buona Scuola” in merito ai percorsi di alternanza scuola-lavoro.
Tra lunedì 11 e sabato 30 aprile, una quarantina di appuntamenti vedranno impegnati gli “Ambasciatori dell’Arte” nei musei afferenti il Bargello (Museo Nazionale del Bargello, Museo delle Cappelle Medicee, Museo di Palazzo Davanzati e Museo di Casa Martelli), in vari orari del mattino. Per usufruire degli “Ambasciatori dell’Arte” non è necessaria alcuna prenotazione, ma sarà sufficiente recarsi nei luoghi della cultura nei giorni e negli orari indicati dal programma.
Come nelle ultime edizioni, gli studenti dell’Istituto Statale di Istruzione Superiore “Leonardo da Vinci” cureranno la documentazione dell’iniziativa con riprese video e fotografiche, mettendo a frutto le competenze acquisite all’interno del corso di Grafica Multimediale.

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#SocialMuseums. Social media e cultura, fra post e tweet. Rapporto Civita

#SOCIALMUSEUMS. Social media e cultura, fra post e tweet
RAPPORTO CIVITA. I risultati della ricerca

A fronte di un tasso di digitalizzazione e penetrazione di internet molto inferiore alla media europea, gli italiani che utilizzano i social media sono circa 36,5 milioni, ovvero ben il 60% dell’intera popolazione. Indagando su quantità e comportamenti del pubblico che fa uso di tali strumenti per entrare in relazione con le istituzioni culturali, la prima indagine, condotta da Civita con la collaborazione di UNICAB, rileva che sono circa 9 milioni gli italiani (il 36,6% della base degli intervistati) che impiegano i social a tale scopo, in prevalenza fra i 25 e i 44 anni.
Effettuata una distinzione dei luoghi della cultura per categorie (Artisti, Biblioteche, Enti lirici e musicali, Spazi espositivi e Teatri), dall’indagine emerge che sono soprattutto le giovani donne (18-25 anni) ad utilizzare i social per connettersi con le istituzioni museali; in termini di intensità delle relazioni – dato dal numero di contatti di ciascun utente - sono teatri ed enti lirici e musicali ad avere un pubblico online più fedele e affezionato.
Analizzando i differenti utilizzi delle piattaforme social, i risultati della ricerca non sono confortanti, in quanto gli utenti impiegano i social soprattutto per la fruizione virtuale e per scaricare materiali messi a disposizione dalle organizzazioni culturali, mentre l’acquisizione di informazioni per la prenotazione o l’acquisto del biglietto d’ingresso sono nettamente sottoutilizzati. Rispetto alla semplice acquisizione o diffusione dei contenuti, la funzione creativa associata ai social media - la più specifica e caratterizzante – è ancora, in Italia, assolutamente marginale.
Le cause scatenanti di tale ritardo emergono con chiarezza nella seconda indagine svolta da Civita, incentrata sul rapporto fra istituzioni culturali e social media e volta ad indagare in che modo e con quali fini le prime utilizzano i nuovi strumenti offerti dal mondo digitale. Definito, anzitutto, un campione di musei (italiani e stranieri) rappresentativo delle differenti offerte culturali (Musei e Reti museali di arte antica e moderna, Musei e Centri per l’arte contemporanea, Musei della Scienza e Altre istituzioni), ne è risultato un insieme di 26 istituti culturali che ha permesso di individuare, al contempo, elementi positivi ed eventuali limiti dello sfruttamento delle opportunità offerte dai social.
L’indagine mostra che l’utilizzo di tali strumenti come mezzo per entrare in relazione con i propri pubblici o per attrarre visitatori non costituisce ancora, per i nostri musei, un obiettivo strategico e rilevante, ad eccezione dei musei d’arte contemporanea, capaci, al contrario, di richiamare non solo i giovani (cosiddetti “nativi digitali”)  ma anche un pubblico più trasversale e meno assiduo.
Tali difficoltà dipendono dalla scarsa conoscenza delle effettive potenzialità dei social dovuta alla poca esperienza finora accumulata nonché dalla difficoltà di associare una piattaforma ad obiettivi specifici. Sono, pertanto, i social multifunzionali, quali Facebook, Twitter e Google+ (seguiti ad una certa distanza da Instagram, Pinterest e YouTube) quelli ritenuti più efficaci dai musei ed utilizzati, in particolare, per stimolare la creazione di contenuti autocreati (user generated content), favorire l’apprendimento ed arricchire la fruizione o condividere i contenuti.
L’indagine, infine, ha mostrato con chiarezza che le nuove piattaforme sono quasi sempre implementate in stretta connessione con il sito web del museo; una scelta volta ad ottimizzare l’uso di tutti gli strumenti a disposizione dell’istituzione ma anche ad arricchire il sito potendo impiegare tutti i supporti di comunicazione (verbali o visivi) tramite l’uso di linguaggi differenti.
Per rispondere alla duplice sfida con cui sono chiamati a misurarsi i nostri musei, ovvero recuperare il tempo perduto e proporsi come soggetti dell’innovazione nell’utilizzo delle tecnologie social, Civita lancia alcune proposte, fornendo, al contempo, indicazioni utili al superamento di alcuni vincoli attuativi.
Da un lato, le istituzioni museali devono accrescere il proprio ruolo identitario e valoriale, a garanzia della qualità della cultura trasmessa e a favore di una redistribuzione dell’accesso alla conoscenza, valutando pregi e difetti rispetto ai propri obiettivi; dall’altro, i nostri musei, devono essere messi in grado di dare l’avvio ad una progettualità innovativa, volta da ottimizzare le funzioni delle piattaforme social in linea con le esigenze del museo stesso ma anche, e di comune accordo, con quelle di centri di ricerca e imprese innovative del settore.
Al fine di intraprendere un’efficace comunicazione attraverso i social, i nostri musei non possono prescindere dal mettere in atto mirati investimenti sulle professionalità addette alla comunicazione museale. A queste ultime, infatti, è richiesta un’adeguata preparazione tanto sulle caratteristiche delle diverse piattaforme - in modo da effettuare scelte coerenti con gli obiettivi che l’organizzazione si pone - quanto sui linguaggi “semplici e informali” da adottare nell’uso di tali canali.
Per far fronte ai costi di investimento e gestione necessari all’acquisizione di personale qualificato, una valida risorsa risiede nell’uso integrato di fondi nazionali comunitari (Agenda Digitale, Horizon 2020, Erasmus+, Industria Creativa ecc) nonché  la realizzazione di partenariati europei orientati al sostegno di progetti di innovazione tecnologica.
In quest’ottica, pertanto, si potrebbe prevedere per i musei più visitati, in genere statali, di destinare le entrate aggiuntive alla formazione di personale qualificato (almeno 3 o 4 unità), al fine di migliorare l’interazione “social” con il pubblico, o di attivare eventuali collaborazioni con le imprese operanti nella comunicazione, mentre per musei con minore affluenza, di incentivare una gestione a rete dei servizi dedicati alla comunicazione, riducendo, in tal modo, i costi di gestione per le singole istituzioni. Una soluzione, quest’ultima, sperimentata con successo da musei che fanno capo alla stessa proprietà (come i Musei in Comune a Roma) o localizzati sullo stesso territorio (come la Fondazione Musei Senesi).
Il diffondersi dei social media si inserisce in una nuova visione del museo, dando vita a quello che è stato definito il “museo relazionale” o, nel contesto statunitense, the participatory museum, enfatizzandone l’aspetto dinamico e interattivo.
In linea con questa nuova visione, si propone, pertanto, l’implementazione strategie digitali ben definite, coerenti con la mission dell’istituzione, misurabili nei risultati oltre che integrate fra i diversi media digitali impiegati dal museo (social network, sito web, blog, ecc.).
Per i nostri musei, accogliere il suddetto modello significa, in primis, superare le forti riserve culturali legate ad una visione in genere “conservatrice” e conservativa del proprio ruolo, vincendo le diffidenze di coloro che temono di sminuire le capacità conoscitive e formative della tradizionale museologia.
È evidente, dunque, che il pieno sfruttamento delle tecnologie legate alla comunicazione pone non al singolo museo, bensì all’intero sistema museale italiano, compiti difficili da affrontare, risolvibili solo attraverso la creazione di condizioni di contesto che rendano ammissibili le suddette sfide.
Risulta quanto mai prioritaria, pertanto, la definizione di uno specifico programma nazionale lanciato, in accordo con le Regioni, da più Ministeri (Beni culturali, Istruzione e Sviluppo Economico), avendo ben chiari: obiettivi da perseguire, fondi a disposizione e procedure di selezione, indicazioni sulla composizione dei partenariati pubblico-privati per la proposta di progetti e, non da ultime, periodiche attività di monitoraggio mirate a valutare gli interventi e ad identificare le tendenze innovative del settore.
Fonte dati:
Associazione Civita

Come da MiBACT, Redattore Renzo De Simone


Ricatturata Palmira, operazioni di sminamento e valutazione dei danni

24 - 29 Marzo 2016
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Palmira è stata finalmente ricatturata dalle forze del Governo Siriano. È ora possibile rendersi conto dei danni subiti dal sito in questi mesi, durante i quali si sono perpetuati saccheggi e distruzioni.
Secondo l'archeologo Maamoun Abdelkarim (a capo delle Antichità Siriane), l'80% di quello che c'era a Palmira sarebbe rimasto in gran parte intatto: sebbene vi siano sicuramente gravi danni, la vista panoramica sul sito è rimasta, e molte delle iconiche colonne rimangono in piedi. I danni riguardano strade, bagni e templi. Ci vorrebbero cinque anni di restauri per cercare di restaurare le strutture danneggiate o distrutte a Palmira.
Diversa l'opinione dell'esperta Annie Sartre-Fauriat, al servizio dell'UNESCO, che è molto dubbiosa sulla possibilità di ricostruire il sito o i monumenti ridotti in polvere.
Completamente distrutti sarebbero il tempio di Bel e di Baal Shamin. La priorità al momento sembra anche essere quella di rimuovere gli esplosivi collocati presso il sito.


Link: Wall Street Journal; The GuardianThe Telegraph; Independent; Reuters 1, 2;  Daily Mail; SputnikLA TimesGizmodo; RTThe Atlantic; Il Post; RAI News; Repubblica 1, 2SANA; Archaeology News Network via AP.
L’Arco Monumentale o Arco di Trionfo a Palmira, foto da WikipediaCC BY-SA 3.0, caricata da e di Bgag (Bernard Gagnon).


Siti dell'Età della Pietra dall'Isola di Marawah

25 - 27 Marzo 2016
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Scavi sull'Isola di Marawah, al largo di Abu Dhabi negli Emirati Arabi, stanno permettendo di gettare luce sulla vita in quest'area nella tarda Età della Pietra (7500 anni fa). Tra gli ultimi ritrovamenti: centinaia di punte di freccia in selce dai siti MR1 e MR11, mentre dal secondo sito viene un edificio in pietra.
Uno scheletro accovacciato con la testa rivolta a oriente è stato ritrovato in una casa ormai crollata, segno che dopo l'occupazione umana questa fu destinata ad ospitare i morti. Nella casa si sono ritrovate pure conchiglie, grani di collane in pietra, strumenti litici, una lancia in selce.
Link: WAM - Emirates News Agency; The National; Archaeology News Network.
Gli Emirati Arabi, da WikipediaCC BY-SA 3.0 de, caricata da Chipmunkdavis (di NordNordWestOwn work, using United States National Imagery and Mapping Agency data).


Umani in allevamento: proposte del diciottesimo secolo

29 Marzo 2016

La professoressa Maren Lorenz. © RUB, Damian Gorczany
La professoressa Maren Lorenz. © RUB, Damian Gorczany

L'idea di "migliorare" gli umani e di "ottimizzare" la procreazione emerse già nel diciottesimo secolo in Francia, molto prima dell'ingegneria genetica o del romanzo Il mondo nuovo (Brave New World, 1932) di Aldous Huxley.
Già durante l'Illuminismo, con lo sviluppo della medicina, economisti e studiosi dell'amministrazione si resero conto che la popolazione era una risorsa economica da moltiplicare.
La professoressa Maren Lorenz, della Ruhr-Universität Bochum, sta compiendo studi in merito, descritti in un articolo sul periodico Rubin Science Magazine.
Tra le prime fonti si discute di politiche di procreazione strategica, e persino di matrimonio di prova (con divorzio in caso non si ottenesse una progenie) o di abolizione del celibato (che era visto uno spreco di uomini abili alla procreazione). In un'epoca di censura, erano idee destinate a far discutere. Molto prima che queste idee prendessero piede in Germania, fu in Francia che i dottori svilupparono l'idea di "fattorie di allevamento umano" (NdT: human stud farm in Inglese), nella seconda metà del diciottesimo secolo. Lì vi sarebbero state donne single di 25 anni, che avrebbero ricevuto la visita di uomini (sposati e non). I figli sarebbero appartenuti allo Stato.
Link: Rubin Science MagazineAlphaGalileo via Ruhr-Universitaet-Bochum.


Polonia: tesoro di reperti in bronzo dalla provincia di Lubuskie

29 Marzo 2016

Un tesoro di bronzi scoperti nella provincia di Lubuskie

Uno dei ritrovamenti presentati al Museo Jan Dekerta di Lubuskie, presso Gorzów Wielkopolski. Foto: PAP/ Lech Muszyński 17.03.2016
Uno dei ritrovamenti presentati al Museo Jan Dekerta di Lubuskie, presso Gorzów Wielkopolski. Foto: PAP/ Lech Muszyński 17.03.2016
Un tesoro di reperti in bronzo è stato scoperto alla periferia di un paese nella Provincia di Lubuskie. Gli oggetti sono probabilmente associati alla cultura lusaziana e al periodo dell'Età del Bronzo - così ha riferito a PAP Błażej Skaziński, a capo della sede di Gorzów dell'Ufficio Regionale per la Protezione dei Monumenti.
La collezione di manufatti, inizialmente datata al IV-V periodo dell'Età del Bronzo (1100-700 a. C.) consta di diverse dozzine di reperti, compresi quelli associati alle credenze religiose e ai rituali della comunità che li produsse.
La collezione consta di 5 contenitori in bronzo, 6 ruote e 6 altre parti di un carro cultuale, oltre a 24 bottoni. Inoltre, il ritrovamento è stato accompagnato da frammenti di ceramiche dal contenitore nel quale il deposito era collocato.
"La presenza di parti di un carro cultuale determina la speciale importanza del ritrovamento. Questo genere di reperti è molto raro. Gli oggetti furono probabilmente nascosti in una situazione di emergenza e il deposito non è stato recuperato fino ad oggi. Gli oggetti non erano associati alla sepoltura" - ha affermato Skaziński.
Il tesoro è stato ritrovato sul confine di un campo da una famiglia, durante una passeggiata. Coloro che hanno effettuato il ritrovamento lo hanno denunciato, consegnando i reperti al Conservatore dei Monumenti Regionale di Lubuskie. Poco dopo, un archeologo ha esaminato attentamente il luogo della scoperta degli oggetti.
Secondo la legge, i reperti sono proprietà della Tesoreria dello Stato. Sono stati depositati nel museo di Gorzów, dove presto saranno oggetto di ricerche specializzate e di lavori di natura conservativa.
La scoperta rappresenta ancora un'altra prova del fatto che diverse migliaia di anni fa la Regione Centrale dell'Oder era abitata da comunità caratterizzate da una ricca cultura, credenze e alto livello di abilità artigiana.
Traduzione da PAP – Science & Scholarship in Poland. PAP non è responsabile dell’accuratezza della traduzione.

 


Informazioni genetiche ricavate dal tartaro

28 Marzo 2016
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Il tartaro, che è una forma di placca batterica indurita, negli ultimi anni si è rivelato essere un'importante fonte di informazioni genetiche riguardo dieta e microbi. Gli antropologi dell'Università dell'Oklahoma sono ora riusciti a dimostrare che è possibile ricavare DNA umano antico da questa fonte.
Appena 25 milligrammi per individuo sono necessari per le analisi. Gli studiosi sono giunti a queste conclusioni dopo aver estratto il DNA da sei individui in un cimitero Oneota di 700 anni fa, presso le fattorie di Norris, ricostruendo così il DNA mitocondriale (trasmesso dal lato materno).
Quella Oneota fu una cultura di nativi americani vissuti tra l'anno mille e il 1650, che declinò rapidamente con l'arrivo degli Europei.
Link: EurekAlert! Via University of Oklahoma
Culture del Mississipi e connesse, di Herb Roe, da WikipediaCC BY-SA 3.0.