Pompei: riaprono la Casa dei Ceii e i Praedia di Giulia Felice

Dal 1 NOVEMBRE 2018

RIAPRONO LA CASA DEI CEII E IL COMPLESSO DI GIULIA FELICE

Pompei Casa dei CeiiDal 1 novembre riaprono al pubblico due importanti dimore pompeiane, la Casa dei Ceii, celebre per le pitture che si dispiegano sugli alti muri del giardino con scene di ispirazione egizia e animali selvaggi e i Praedia di Giulia Felice, grande complesso residenziale con ampi spazi verdi, ricche decorazioni e il lussuoso quartiere termale privato.

Pompei Casa dei Ceii

Dei due edifici, la Domus dei Ceii era chiusa da diversi anni, mentre i Praedia di Giulia Felice erano stati in parte riaperti dopo il restauro degli apparati decorativi effettuato tra il 2015-2016 nell’ambito del Grande Progetto Pompei. I due complessi sono, di recente, stati oggetto di interventi di riqualificazione, regimentazione delle acque meteoriche e manutenzione delle coperture, resisi necessari a causa di una progressiva perdita di funzionalità delle stesse, che negli anni stava esponendo ad un serio rischio degrado gli ambienti sottostanti, caratterizzati da intonaci decorati e pavimenti di grande pregio. Gli interventi realizzati fanno parte del progetto “Italia per Pompei” finanziato con fondi della Comunità Europea POR-FESR 2007 -2013, che già aveva interessato altre case delle Regiones I e II, tra cui la Domus del Larario Fiorito e la Domus del Triclinio all’aperto, riaperte lo scorso anno.

Pompei Casa dei CeiiPompei Casa dei CeiiTorna, dunque, nuovamente visibile la grande scena di caccia con animali selvatici che orna la parete di fondo del giardino della CASA DEI CEII, nonché i paesaggi egittizzanti popolati di Pigmei e di animali tipici del Delta del Nilo raffigurati sulle pareti laterali attigue. Si tratta di soggetti che spesso ricorrono nella decorazione dei muri perimetrali dei giardini pompeiani, al fine di ampliare illusionisticamente le dimensioni di tali spazi ed evocare all’interno degli stessi un’atmosfera idilliaca e suggestiva. In questo caso, con ogni probabilità, il tema delle pitture testimoniava anche un legame e un interesse specifico che il proprietario della domus aveva per il mondo egizio e per il culto di Iside, particolarmente diffuso a Pompei negli ultimi anni di vita della città. Il grande affresco sarà presto oggetto di uno specifico restauro, che sarà realizzato "a vista" del pubblico.

Pompei Casa dei CeiiNella casa sarà riproposto parte dell’allestimento originario della dimora, con la ricollocazione del tavolo in marmo e della vera di pozzo nell’atrio, dove è anche visibile il calco di un armadio e il calco della porta di accesso della casa. Mentre nella cucina è visibile una piccola macina domestica.

Pompei Casa dei Ceii

Pompei Casa dei CeiiLa proprietà della domus è stata attribuita al magistrato Lucius Ceius Secundus, sulla base di una iscrizione elettorale dipinta sul prospetto esterno della casa. La facciata della domus, con il suo rivestimento a riquadri in stucco bianco e l’alto portale coronato da capitelli cubici, è esemplificativa dell’aspetto severo che doveva avere una casa di livello medio d’età tardo sannitica (II sec. a.C.). Al centro dell’atrio tetrastilo peculiare è la vasca dell’impluvio, realizzata con frammenti di anfore posti di taglio, secondo una tecnica diffusa in Grecia ma che Pompei trova solo un altro confronto nella casa della Caccia Antica.

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Pompei Praedia di Giulia FeliceIl grande complesso dei PRAEDIA DI GIULIA FELICE, sorto alla fine del I sec. a.C. dall’accorpamento di costruzioni preesistenti, si presenta invece come una sorta  di “villa urbana”, provvista di ampi spazi verdi e articolata in quattro diversi nuclei con ingressi indipendenti: una casa ad atrio, un grande giardino su cui si aprono gli ambienti residenziali, un quartiere termale riccamente decorato  e un vasto parco.

Pompei Terme di Giulia Felice

Pompei Terme di Giulia FeliceIl complesso deve il suo nome ad un’iscrizione dipinta in facciata (ora al Museo Archeologico Nazionale di Napoli), in cui l’ultima proprietaria, Giulia Felice,  dopo il disastroso terremoto del 62 d.C., annunciava la locazione di parte della sua proprietà.

Pompei Praedia di Giulia Felice

Pompei Praedia di Giulia FeliceAl periodo post-sisma risale un unitario rinnovamento decorativo che interessò gran parte degli ambienti, tra i quali spicca il triclinio (sala da pranzo) estivo, rivestito a mo’ di grotta, con giochi d’acqua attorno ai letti conviviali e aperto sul portico scandito da pilastri marmorei.

Pompei Casa di Giulia Felice

Il giardino munito di un euripo centrale (lungo canale) ricreava nel suo allestimento originario uno spazio idillico-sacrale. La casa, scavata e poi ricoperta al termine delle esplorazioni di età borbonica, è stata interamente portata alla luce negli anni ’50 del Novecento.

Pompei Praedia di Giulia FeliceSi ricorda che dal 1 novembre al 31 marzo l’orario di apertura dei siti archeologici vesuviani sarà il seguente:

Pompei 9,00-17,00 (ultimo ingresso 15,30) sabato e domenica apertura ore 8,30

Oplontis, Stabia 8,30 -17,00 (ultimo ingresso 15,30)

Antiquarium di Boscoreale 8.30 - 18.30 (ultimo ingresso 17.00)

 

Dal 1 novembre sarà pertanto garantita, per l’intera giornata,  l’apertura della Casa dei Ceii e dei Praedia di Giulia Felice e delle seguenti domus:

  • Casa di Championnet
  • Casa di Romolo e Remo
  • Casa di Trittolemo
  • Casa del Marinaio
  • Casa dei Vettii
  • Casa della Fontana Piccola
  • Casa del Principe di Napoli
  • Lupanare
  • Casa di Sirico
  • Casa dell’Orso Ferito
  • Casa dell’Efebo
  • Fullonica di Stephanus
  • Casa del Menandro
  • Casa del Criptoportico
  • Casa del Frutteto
  • Casa della Venere in conchiglia
  • Domus e Botteghe
  • Casa del Larario Fiorito
  • Villa dei Misteri

Testo e immagini da Ufficio Stampa Parco Archeologico di Pompei


Nel week-end l'arte si anima al Museo di Roma e al Museo Napoleonico

Nel weekend l’arte si anima: nuovo fine settimana con gli eventi a cura del Teatro di Roma e del Teatro dell’Opera

Sabato 3 novembre apertura serale del Museo di Roma con un programma di letture. Musica classica e visite per bambini domenica 4 al Napoleonico

 

Roma, 31 ottobre 2018 – Dopo la serata d’esordio e i primi eventi domenicali della scorsa settimana, entra nel vivo la manifestazione Nel week-end l’arte si anima con il secondo fine settimana all’insegna delle performance recitative e delle letture curate dal Teatro di Roma. Ad ospitare la prima parte della manifestazione promossa da Roma CapitaleAssessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali sarà ancora una volta il Museo di Roma protagonista dell’apertura straordinaria serale di sabato 3 novembre dalle 20 alle 24 (ultimo ingresso alle ore 23).

 

I visitatori potranno ammirare, al costo simbolico di un euro o gratuitamente per i possessori della MIC Card, le splendide sale del Museo di Piazza Navona, la mostra Il Sorpasso. Quando l’Italia si mise a correre, 1946 – 1961 e la serata a cura del Teatro di Roma dal titolo Italia mia: voci dall’Italia che rinasce. Attraverso le letture di reportage giornalistici, racconti e testimonianze di grandi personalità italiane come Pasolini, Buzzati, Volponi, Moravia, Piovene, Flaiano e le lettere di emigrati italiani, gli attori Antonio Bannò e Giordana Fagiano ripercorreranno gli anni del dopoguerra, del boom economico e della rinascita di un paese alla ricerca continua di una nuova identità. Le performance attoriali accompagnate al pianoforte da Roberto Gori, da Andrea Filippucci alla chitarra e dalla cantante Teresa Federico avverranno nella Sala Torlonia alle ore 20.30 e alle ore 22.00 e nel Salone d’Onore alle 21.15 e alle 22.45.

Domenica 4 novembre gli eventi continueranno all’interno del Museo Napoleonico con le esibizioni, a cura del Teatro dell’Opera di RomaAlle ore 11.30, al piano terra dello storico Palazzo Primoli si terrà il Viaggio musicale da Rossini a Verdi con i giovani talenti di “Fabbrica” Young Artist Program. Nel concerto gratuito verranno eseguite celebri arie tratte da Le Nozze di Figaro e dal Don Giovanni di W. A. Mozart, dal Werther di J. Massenet, dalTrovatore e dal Rigoletto di G. Verdi, dalla Carmen di G. Bizet, dalla Bohème di G. Puccini e dalla Cavalleria Rusticana di P. Mascagni. A completare il programma il mezzosoprano Sara Rocchi e il baritono Timofei Baranov, accompagnati al pianoforte da Elena Burova, si esibiranno nei duetti Ai capricci della sorte tratto dall’Italiana in Algeri di G. Rossini e in Là ci darem la mano dal Don Giovanni di W. A. Mozart.

Sempre al Museo Napoleonicoalle ore 16, si chiuderanno gli eventi del fine settimana con una iniziativa didattica gratuita rivolta ai bambini dai 6 ai 10 anni. La visita dal titolo Nei salotti di cent’anni fa… un viaggio nel tempo tra oggetti e opere d’arte consentirà di ripercorrere un secolo di storia italiana ed europea attraverso opere d’arte, arredi, gioielli e oggetti d’uso quotidiano. Si consiglia la prenotazione allo 060608.

Nel week-end l’arte si anima è promossa da Roma CapitaleAssessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali ed è realizzata in collaborazione con le principali istituzioni cittadine come Azienda Speciale PalaExpoFondazione Musica per RomaTeatro di RomaTeatro dell’OperaAccademia Nazionale di Santa Cecilia, l’Università Roma Tre e l’organizzazione di Zètema Progetto Cultura.

Prossimo appuntamento: sabato 10 novembre ancora al Museo di Roma con la collaborazione della Fondazione Musica per Roma.

PROGRAMMA

Sabato 3 novembre

MUSEO DI ROMA

“Italia mia: voci dall’Italia che rinasce”

A cura di Teatro di Roma

Sala Torlonia | Ore 20.30, 22.00

Salone d’Onore | Ore 21.15, 22.45

Gli anni del Sorpasso vengono ricostruiti attraverso le letture di reportage giornalistici, racconti e testimonianze (Moravia, Buzzati, Pasolini, Volponi, Piovene, Flaiano, lettere di emigrati italiani).

Con: gli attori Antonio Bannò e Giordana FagianoRoberto Gori (pianoforte), Andrea Filippucci (chitarra), Teresa Federico (cantante)

Domenica 4 novembre ore 11.30

MUSEO NAPOLEONICO

A cura di Teatro dell’Opera di Roma – “Fabbrica” Young Artist Program

 

“Viaggio musicale da Rossini a Verdi”

Musiche di Mozart, Massenet, Verdi, Bizet, Puccini, Mascagni

ConDomenico Pellicola (tenore), Timofei Baranov (baritono), Irida Dragoti (mezzosoprano), Sara Rocchi (mezzosoprano), Elena Burova (pianoforte)

Domenica 4 novembre ore 16.00

MUSEO NAPOLEONICO

 

“Nei salotti di cent’anni fa… un viaggio nel tempo tra oggetti e opere d’arte”

Visita didattica per bambini dai 6 ai 10 anni

Prenotazione consigliata allo 060608 (Max 30 persone fino ad esaurimento posti)

 

NEL WEEK-END L’ARTE SI ANIMA

 

Museo di Roma

Ingresso da Piazza Navona, 2 e da Piazza San Pantaleo, 10 - 00186 Roma
apertura dalle 20 alle 24 (ultimo ingresso ore 23)
Ingresso 1 euro

Ingresso gratuito per i possessori della MIC Card

 

Piccoli musei a ingresso gratuito
Eventi tutte le domeniche del mese

 

Info

Tel 060608 - www.museiincomuneroma.it

Facebook @Museiincomuneroma - Twitter @museiincomune

Instagram @Museiincomuneroma #ArtWeekEnd

 

 

Testo e immagine da Ufficio Stampa Zètema Progetto Cultura


Antonio Fraddosio Le tute e l’acciaio Taranto ILVA Roma

Antonio Fraddosio. "Le tute e l’acciaio" alla Galleria d’Arte Moderna di Roma

Antonio Fraddosio. Le tute e l’acciaio

un’installazione etica alla Galleria d’Arte Moderna di Roma

Un monumento antiretorico dedicato agli operai dell’Ilva e alla città di Taranto

Galleria d’Arte Moderna

1 novembre 2018 – 3 marzo 2019

Roma, 31 ottobre 2018 - Con l’installazione “Le tute e l’acciaio”, nuovo site specific dello scultore Antonio Fraddosio, l’arte affronta la realtà e in particolare la vicenda drammatica dell’Ilva di Taranto, trasportata direttamente nel “cuore della Capitale”.

L’iniziativa, alla Galleria d’Arte Moderna di via Francesco Crispi dal 1° novembre 2018 al 3 marzo 2019, è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali con l’organizzazione di Zètema Progetto Cultura ed è a cura di Claudio Crescentini e Gabriele Simongini.

Confrontandosi con i particolari spazi del chiostro-giardino della Galleria d’Arte Moderna, Antonio Fraddosio espone dieci grandi lamiere lacerate e contorte, potenti e misteriose, che richiamano le tute che dovrebbero proteggere gli operai dell’Ilva dai tumori, depositate, al termine del turno di lavoro e prima di andare alle docce, in una specie di camera di compensazione.

Insieme ai cassoni di cor-ten, realizzati come contenitori per le singole opere e che richiamano strutture di edifici o di stabilimenti industriali, l’installazione assume la valenza di monumento antiretorico dedicato agli operai dell’Ilva e alla città di Taranto, una denuncia universale contro tutte le situazioni in cui il diritto al lavoro si guadagna dando in cambio la propria salute, la propria vita.

La netta presa di posizione di Fraddosio è anche quella di un uomo del sud, per di più pugliese di nascita, che ha visto con i propri occhi, tante volte nel corso degli anni, l’impressionante trasformazione di Taranto causata dall’impianto siderurgico dell’Ilva, il più grande d’Europa. Come scrive Gabriele Simongini, in catalogo, in questi sudari di ferro resta l’impronta di corpi umani sofferenti, c’è il senso della morte e della distruzione ma sopravvive una sorta di speranza affidata all’arte, alle sue possibilità catartiche. Nelle lamiere, ciascuna diversa dall’altra, affiorano spesso i colori velenosi, mortali ispirati al manto di ruggine, alla polvere pesante, rossastra, dalle sfumature marroni e nere, che avvolge e soffoca la città colpendo soprattutto il rione Tamburi, a ridosso dell’Ilva.

Nel periodo di esposizione del site specific alla GAM previsti eventi di danza, readings e incontri.

Il volume che accompagna la mostra, pubblicato da La Casa Usher, oltre ai saggi dei curatori e alle foto dell’installazione in situ, conterrà i testi di Michele Ainis, noto giurista e costituzionalista, Giuse Alemanno, operaio all’Ilva e scrittore, e alcuni scatti del reportageRosso Tamburi” realizzato dal fotografo barese Christian Mantuano.

Antonio Fraddosio (Barletta, 1951) vive e lavora tra Roma e Tuscania. Fra le sue numerose mostre si segnalano le più recenti: nel 2012 le personali nelle sale di Villa Bottini a Lucca e nello Spazio Cerere a Roma; nel 2016 “Salvarsi dal naufragio. Antonio Fraddosio/Claudio Marini” presentata al Museo Carlo Bilotti - Aranciera di Villa Borghese di Roma. Nel 2011 è stato invitato nel Padiglione Italia della Biennale di Venezia, con la “Bandiera nera nella gabbia sospesa” esposta all’Arsenale.

Per i possessori della nuova MIC Card – che al costo di soli 5 euro consente a residenti e studenti l’ingresso illimitato per 12 mesi nei Musei Civici – l’ingresso alla mostra è gratuito.

INFO

Mostra

Antonio Fraddosio. Le tute e l’acciaio

Dove

Galleria d’Arte Moderna di Roma

Via Francesco Crispi, 24

Quando

1 novembre 2018 – 3 marzo 2019

Inaugurazione: 31 ottobre 2018 ore 18.30-21.00

Orari

Da martedì a domenica ore 10.00 - 18.30

L’ingresso è consentito fino a mezz’ora prima dell’orario di chiusura.

Giorni di chiusura: lunedì, 1 maggio

Biglietti

Info

Biglietto di ingresso alla Galleria d’Arte Moderna: € 7,50 intero e € 6,50 ridotto, per i non residenti; € 6,50 intero e di € 5,50 ridotto, per i residenti; gratuito per le categorie previste dalla tariffazione vigente.

060608 (tutti i giorni ore 9:00 - 19:00)

www.museiincomune.it; www.galleriaartemodernaroma.it

Promossa da

Assessorato alla Crescita culturale di Roma - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali

A cura di

Servizi museali

Claudio Crescentini e Gabriele Simongini

Zètema Progetto Cultura

SPONSOR SISTEMA MUSEI CIVICI

Con il contributo tecnico di

Media Partner

Ferrovie dello Stato Italiane

Il Messaggero

Perché ho realizzato l’istallazione Le tute e l’acciaio

Se camminando per il quartiere Tamburi ti guardi intorno, non dimentichi più. Di quel camminare mi è rimasta forte l’immagine di quegli spazi che rappresentano una condizione e il suo opposto, si chiamano ‘spazi di transizione’ e ‘ai Tamburi’ gli spazi di transizione sono la drammatica immagine del violento impatto tra dentro e fuori, tra privato e pubblico, tra luce e ombre. Sono le logge scavate sulle facciate degli edifici popolari, chiuse da una vetrata, protette da un tendone, mai adorne di fiori. Povere barriere poste nel tentativo inutile di contrastare un’aria malata e sulla parete di fondo la porta-finestra come vetrina d’esposizione di vite difficili. E, così, i 10 cassoni che ho realizzato in acciaio Cor-Ten ossidato altro non sono che le logge ‘dei Tamburi’, rosse di polveri velenose. Sulla parete di fondo ho posto altrettanti pannelli su cui è deposta una lamiera lacerata, sporcata e incendiata. Sono le tute degli operai. Ho trattato la lamiera modellandola in modo da farla apparire come un grossolano panneggio antropomorfo ma anche come l’elegante, delicata, innocente, straziata anima di chi indossa quelle tute e di chi, suo malgrado, indossa quelle polveri. Infatti a Taranto si ammalano gli operai ma anche i bambini.

Anche il chiostro-giardino della Galleria d’Arte Moderna di Roma Capitale è uno spazio di transizione, ma nasce all’interno delle mura di un antico convento, totalmente incluso da pareti, aperto solo verso il cielo. Mi è sembrato importante porre in evidenza un così forte contrasto tra elementi architettonici simili e pur così distanti nella loro qualità. Dovevo necessariamente non limitarmi a mettere forme all’interno del chiostro dovevo intervenire sull’unico punto in comune dei due spazi: il cielo. Ne dovevo interrompere la continuità, sporcarlo, metterlo dietro le sbarre perché a Taranto anche il cielo si sporca di fumo e di fuoco e la notte non si accende mai di stelle. È l’impianto che è sempre acceso. Allora ho posto sui cassoni ormai diventati vere e proprie aedicola delle travi in ferro incrociate. Sono i nastri trasportatori, i giganteschi carroponte, il braccio delle gru che spaccano il cielo, diventando portatori di un firmamento artificiale fatto di fari che gettano una luce fredda e violenta su una realtà disperata ma non rassegnata.

Antonio Fraddosio

I cicli di Antonio Bernardo Fraddosio

Antonio Bernardo Fraddosio, nato a Barletta, ha svolto a lungo l’attività di architetto e scenografo, ma da oltre venti anni si è dedicato esclusivamente alla scultura e alla pittura nel suo studio di Tuscania. Questa scelta radicale è legata a forti motivazioni ideali: per Fraddosio, infatti, l’artista è un uomo politico costantemente vigile davanti ai drammi del mondo.

Il suo lavoro si sviluppa attraverso cicli che non si chiudono mai. Si sovrappongono e sviluppano un filo rosso perché sono sempre orientati su temi universali.

Il ciclo l’Animale sociale, iniziato già negli anni Novanta, tende alla rappresentazione plastica della condizione esistenziale dell’umanità contemporanea, con fratture, scollamenti, deformazioni.

Nel ciclo La costruzione della distruzione l’artista affronta gli effetti drammatici di una crisi senza confini che si evidenzia nelle grandi tragedie umane.

Negli altorilievi del ciclo Resistenti oltre ha voluto richiamare l’attenzione su alcune figure, poco conosciute, che hanno affermato con forza l’idea della libertà.

In Salvarsi dal naufragio affronta il tema del grande esodo, vera e propria deportazione dei popoli del Sud.

Nel ciclo intitolato Quello che resta dello sviluppo, di cui fa parte l’installazione Le tute e l’acciaio, l’artista riparte dalle origini pugliesi, ricordando una visione giovanile: «Arrivavo da Martina Franca. Dall’alto della collina che degrada verso il mare Taranto non c’era più. Vidi un inferno di fuoco e di fumo. La più grande acciaieria d’Europa aveva mangiato la città, la campagna e aveva bevuto il mare».

Testi e immagini da Ufficio Stampa Zètema - Progetto Cultura


Etrusco di sera: 3 novembre apertura serale di Villa Giulia e di Villa Poniatowski

ETRUSCO DI SERA…

Sabato 3 novembre 2018

Apertura serale straordinaria di Villa Giulia e di Villa Poniatowski

Apriamo il mese di novembre, in questo weekend del ponte di Ognissanti, con il consueto appuntamento dell’apertura serale straordinaria del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia fino alle ore 23.00.

Un programma sempre nuovo arricchito da visite guidateapprofondimenti focus tematici condotti dal nostro personale scientifico, alcosto eccezionalmente scontato di 4 euro (ridotto a 2 per i cittadini dell’Unione Europea di età compresa fra i 18 e i 25 anni e gli altri aventi diritto).

I minorenni, e gli altri aventi diritto, oltre ai titolari dello speciale abbonamento al Museo, avranno come sempre accesso gratuito.

 

Il biglietto, acquistabile dalle 19.30 alle 22.15, comprende il seguente programma di iniziative culturali:

 

Ore 20.15

Alla scoperta del Museo di Villa Giulia (a cura di Maria Paola Guidobaldi)

Il percorso di visita illustrerà ai visitatori lo sviluppo dell’esposizione museale attraverso i suoi principali contesti.

 

Ore 20.30

Alla scoperta di Villa Poniatowski (a cura di Luca Mazzocco) (prenotazione in accoglienza, una volta acquistato il biglietto, per gruppi max 25 persone)

Il visitatore sarà guidato alla scoperta della splendida villa costruita nella seconda metà del XVI secolo e ristrutturata alla fine del Settecento da Giuseppe Valadier su commissione di Stanislao Poniatowski, nipote dell’ultimo re di Polonia. All’interno sono esposte le antichità provenienti dall’Umbria (Terni, Gualdo Tadino e Todi) e dal Lazio antico (in particolare da Satricum e da Palestrina con i sontuosi corredi delle tombe Barberini e Bernardini).

 

Ore 21.30

Connessioni celesti. L'arte della divinazione presso gli Etruschi (a cura di Francesca Licordari)

La visita guidata si propone di condurre i visitatori alla conoscenza dei temi della divinazione nella cultura etrusca. La divinazione occupava un ruolo fondamentale e si praticava attraverso l’aruspicina, ossia l’interpretazione della volontà divina mediante lo studio delle viscere degli animali, e l'interpretazione dei fulmini.

 

Testo e immagine da Ufficio Comunicazione e Promozione Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia

Piazzale di Villa Giulia 9, 00196 Roma


Guillaume Cottrau canzone napoletana passatempi musicali Biblioteca Nazionale di Napoli

Guillaume Cottrau e la nascita della canzone napoletana

GUILLAUME COTTRAU E LA NASCITA DELLA CANZONE NAPOLETANA

Mercoledì 31 ottobre ore 17, nel giorno anniversario  del 171° della morte di Guillaume Cottrau, alla Biblioteca Nazionale di Napoli, la musicologa Francesca Seller,  dialoga con Pasquale Scialò, autore della "STORIA DELLA CANZONE NAPOLETANA (1824-1931)" edizione Neri Pozza Milano, sul contributo  del compositore  nel dare origine alla canzone napoletana.

Guillaume Cottrau, giunto in giovane età  a Napoli , si appassionò alle tradizioni popolari ed alla riscoperta di antichi canti che trascrisse e arrangiò, con gusto squisitamente contemporaneo  e che andò pubblicando nella raccolta dei Passatempi Musicali, riscoprendo e reiventando un repertorio ricco e  prezioso come Lo GuarracinoFenesta ca luciveMichelemmà.  Passatempi musicali sono di fatto un punto di partenza per la nascita di  una nuova forma autonoma musicale in breve evolutasi in quella, che oggi consideriamo la forma "classica" della Canzone Napoletana.
L'incontro-conferenza rientra nella Stagione Concertistica 2018 ( XVII edizione) dell'Associazione  Ex allievi Del Conservatorio  di musica «S. PIETRO A MAJELLA»  di Napoli: presentano l'evento il direttore artistico Elio Lupi ed il direttore della Biblioteca Francesco Mercurio. Interventi  del pianista Francesco Pareti, della flautista Alessandra Catalano, del soprano Nunzia De Falco e del chitarrista Antonio Siano.
La Biblioteca nazionale offre l’emozione di  accedere  alla raccolta completa delle canzoni napoletane composte da Guglielmo Cottrau accedendo alla risorsa digitale
Guillaume Cottrau canzone napoletana passatempi musicali Biblioteca Nazionale di NapoliCome da MiBAC, redattrice Lidia Tarsitano

Giovanni Aldini Frankenstein elettricità Galvani

Frankenstein: gli esperimenti reali che ne ispirarono la scienza immaginaria

Frankenstein: gli esperimenti reali che ne ispirarono la scienza immaginaria

26 Ottobre 2018

Giovanni Aldini Frankenstein elettricità
Gli esperimenti di Giovanni Aldini con un corpo umano. Wellcome Collection, CC BY 4.0

Traduzione da The Conversation. Autore Iwan Morus, professore di Storia, Università di Aberystwyth

Il 17 gennaio 1803, un giovane chiamato George Forster fu impiccato per omicidio presso la prigione di Newgate a Londra. Dopo la sua esecuzione, come spesso avveniva, il suo corpo fu cerimoniosamente trasportato attraverso la città e fino al Collegio Reale di Chirurgia (in inglese, Royal College of Surgeons, n.d.t.), dove fu pubblicamente dissezionato. Ciò che sarebbe davvero avvenuto sarebbe stato più scioccante di una semplice dissezione, però. Forster sarebbe stato elettrizzato.

Gli esperimenti sarebbero stati effettuati dal filosofo naturalista Giovanni Aldini, nipote di Luigi Galvani, il quale scoprì l'“elettricità animale” nel 1780, e da cui prende il nome il galvanismo. Con Forster sul tavolo operatorio davanti a lui, Aldini e i suoi assistenti cominciarono l'esperimento. Il giornale The Times così riportava:

“Alla prima applicazione del processo sul volto, la mandibola del criminale deceduto cominciò a tremare, i muscoli attigui erano orribilmente contorti, e un occhio si aprì davvero. Nella parte successiva del processo, la mano destra fu alzata e contratta, e le gambe e le cosce furono messe in movimento.”

Ad alcuni spettatori sembrò “come se il miserabile fosse stato sul punto di essere riportato in vita.”

Al tempo in cui Aldini effettuava esperimenti su Forster, l'idea che ci fosse una qualche peculiare e profondo rapporto tra l'elettricità e i processi della vita era almeno vecchia di un secolo. Isacco Newton speculò seguendo queste direzioni agli esordi del 1700. Nel 1730, l'astronomo e tintore Stephen Gray dimostrò il principio di conduttività elettrica. Gray sospese a mezz'aria un bimbo orfano tramite spaghi di seta, e collocò un tubo caricato positivamente vicino ai piedi del bimbo, creando una carica negativa in essi. A causa del suo isolamento elettrico, questo creò una carica positiva nelle altre estremità del bambino, determinando così l'attrazione alle sue dita di un vicino disco in lamina d'oro.

Nella Francia del 1746, Jean Antoine Nollet divertì la corte di Versailles, causando il salto simultaneo di 180 guardie reali quando la carica proveniente da una bottiglia di Leida (un apparecchio per immagazzinare energia elettrica) passò attraverso i loro corpi.

Fu per difendere le teorie di suo zio dagli attacchi di rivali come Alessandro Volta che Aldini effettuò i suoi esperimenti su Forster. Volta affermò che l'elettricità “animale” veniva prodotta dal contatto tra metalli piuttosto che essere una proprietà del tessuto vivente, ma ci furono altri filosofi naturalisti che accolsero le idee di Galvani con entusiasmo. Alexander von Humboldt effettuò esperimenti con batterie interamente composte di tessuti animali. Johannes Ritter portò avanti esperimenti persino su se stesso per esplorare come l'elettricità influenzasse le sensazioni.

Frankenstein Boris Karloff
Frankenstein interpretato da Boris Karloff, 1935, Universal Studio, Wikimedia

L'idea che l'elettricità fosse davvero l'essenza della vita e che la si potesse usare per riportare in vita i morti era certamente familiare nel genere di circoli nei quali la giovane Mary Wollstonecraft Shelley – l'autrice di Frankenstein – si muoveva. Il poeta inglese, e amico di famiglia, Samuel Taylor Coleridge era affascinato dai legami tra elettricità e vita. Scrivendo al suo amico, il chimico Humphry Davy, dopo aver sentito che stava tenendo conferenze alla Royal Institution di Londra, gli raccontò come i suoi “muscoli  motori fremessero e si contraessero alla notizia, come se tu li avessi messi a nudo e stessi applicando dello zinco (in inglese, zincifying, n.d.t.) alle fibre che scimmiottavano la vita”. Lo stesso Percy Bysshe Shelley – che sarebbe divenuto il marito della Wollstonecraft nel 1816 – era un altro appassionato della sperimentazione galvanica.

Conoscenza vitale

Gli esperimenti di Aldini coi morti attrassero notevole attenzione. Alcuni commentatori si prendevano gioco dell'idea che l'elettricità potesse restituire la vita, ridendo al pensiero che Aldini potesse “fare in modo che i morti realizzassero capi buffi”. Altri presero l'idea molto seriamente. Il docente Charles Wilkinson, che assistette Aldini nei suoi esperimenti, sostenne che il galvanismo era “un principio energizzante, che forma le linee distintive tra materia e spirito, costituenti la grande catena della creazione, il collegamento che interviene tra la sostanza corporea e l'essenza della vitalità”.

Nel 1814 il chirurgo inglese John Abernethy fece più o meno lo stesso genere di affermazione nell'annuale conferenza Hunteriana al Collegio Reale di Chirurgia. La sua lezione suscitò un violento dibattito col collega, il chirurgo William Lawrence. Abernethy affermò che l'elettricità era (o era come) la forza vitale mentre Lawrence negò che vi fosse un qualsiasi bisogno di invocare una forza vitale per spiegare i processi vitali.  Sia Mary che Percy Shelley sapevano certamente di questo dibattito – Lawrence era il loro dottore.

Al tempo in cui Frankenstein fu pubblicato, nel 1818, i suoi lettori avrebbero avuto familiarità con la nozione che la vita potesse essere creata o restituita tramite l'elettricità. Solo pochi mesi dopo la pubblicazione del libro, il chimico scozzese Andrew Ure portò avanti i suoi esperimenti elettrici sul corpo di Matthew Clydesdale, che era stato giustiziato per omicidio. Quando l'uomo fu elettrizzato, Ure scrisse che “ogni muscolo facciale fu simultaneamente messo in azione, spaventosamente; collera, orrore, disperazione, angoscia, e sorrisi agghiaccianti, uniti alla loro orribile espressione sul volto dell'omicida”.

Ure riferì che gli esperimenti erano così raccapriccianti che “diversi spettatori furono costretti ad abbandonare l'appartamento, e un gentiluomo svenne”. Si è tentati di speculare su quanto Ure avesse in mente il recente romanzo di Mary Shelley quando portava avanti i suoi esperimenti. Il suo resoconto degli stessi fu certamente scritto in modo da evidenziare deliberatamente i loro elementi più raccapriccianti.

Frankenstein potrebbe sembrare una fantasia agli occhi moderni, ma per la sua autrice e per i lettori originali non c'era nulla di fantastico. Così come chiunque oggi sa dell'intelligenza artificiale, così i lettori della Shelley sapevano delle possibilità della vita dall'elettricità. E così come l'intelligenza artificiale (AI) evoca oggi una gamma di risposte e di discussioni, così fecero la prospettiva della vita dall'elettricità – e il romanzo della Shelley – allora.

La scienza dietro Frankenstein ci ricorda che gli attuali dibattiti hanno una lunga storia alle spalle – e che in molti modi i termini dei nostri dibattiti oggi sono determinati da essa. Fu durante il diciannovesimo secolo che le persone cominciarono a pensare al futuro come un Paese differente, fatto di scienza e tecnologia. Romanzi come Frankenstein, nei quali gli autori creavano il loro futuro dagli ingredienti del loro presente, costituivano un importante elemento in quel modo di pensare al domani.

Pensare alla scienza che rese Frankenstein così reale nel 1818 potrebbe aiutarci a considerare con più attenzione le modalità con le quali oggi pensiamo alle possibilità – e i pericoli – dei futuri dell'attuale presente.
The Conversation


Vittorio Veneto Centenario Prima Guerra Mondiale Take a walk on the art side

Vittorio Veneto: la chiamata alle Arti di "Take a Walk on the Art Side"

GIOVANI ARTISTI INTERNAZIONALI 

TAKE A WALK ON THE ART SIDE

Domenica 4 Novembre a Vittorio Veneto
gli eventi conclusivi del Centenario nel segno dell’arte
e del dialogo tra i Popoli.

Vittorio Veneto  - 31 ottobre - 4 Novembre

13 opere, 13 artisti affermati
di 12 Paesi partecipanti alla Prima Guerra Mondiale.

Con un percorso a tappe, il 4 novembre dalle 14.30 alle 18.00
inaugurazione del progetto d'arte contemporanea. 

Una “chiamata alle Arti”, un laboratorio sperimentale 
con la direzione scientifica di Dimitri Ozerkov,  
per riflettere sulla fine della guerra e l’esplosione della pace. 

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Festa collettiva e Concerto del Centenario
“ANDREA GRIMINELLI in concerto”

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Dal 31 ottobre al 3 novembre: incontri e presentazioni
per conoscere le opere e incontrare gli artisti,
aperture straordinarie e visite gratuite alla Galleria Civica.

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TAKE A WALK ON THE ART SIDE è intitolata la manifestazione che Domenica 4 novembre sarà il clou del Centenario vittoriese.

Il momento tanto atteso. Dopo mesi di eventi, spettacoli, riflessioni e ricordi, dopo le commemorazioni in onore delle tante vittime e del sacrificio spesso eroico di uomini e donne, ecco che a Vittorio Veneto, 100 anni dopo, esplode ancora la gioia della pace. 

Alle ore 15.00 del 4 Novembre del 1918 con l’entrata in vigore dell’armistizio di Villa Giusti si concluse ufficialmente un conflitto straziante, tra i più sanguinosi della storia umana, costato al mondo più di 37 milioni di vittime sia militari che civili, di cui almeno 16 milioni di morti e ben oltre 20 milioni di feriti e mutilati. La pace durò poco: un’altra terribile guerra presto avrebbe sconvolto il mondo. Ma ricordare ora la gioia di quel momento, l’emozione e la speranza della pacificazione raggiunta 100 anni fa, è un monito per il futuro.

Farlo in nome del dialogo tra i popoli e della creatività è la scelta forte e innovativa compiuta dal Comune di Vittorio Veneto, che ha voluto l’arte contemporanea come portavoce, cassa di risonanza, strumento di riflessione collettiva, capace di coinvolgere anche i giovani, di questo momento epocale che fu la fine della Prima Guerra Mondiale. 

Un’autentica “chiamata alle Arti” ideata da Villaggio Globale International nell’ambito delle commemorazioni intitolate “1918. Quando scoppia la pace” ha portato dunque 13 artisti internazionali rappresentativi di 12 Paesi partecipanti al conflitto, selezionati dal direttore scientifico del progetto Dimitri Ozerkov– Capo del Dipartimento d’Arte Contemporanea e del Progetto 20/21 del Museo Statale Ermitage di San Pietroburgo - a riflettere sul tema della pace nel luogo simbolo della conclusione della Prima Guerra Mondiale. 

Italia, Francia, Regno Unito, Russia, Austria, Germania, Ungheria, Belgio, Grecia, Repubblica Ceca, Serbia e Croazia sono dunque le nazioni riunite nuovamente a Vittorio Veneto (Treviso), che attraverso 13 opere, appositamente realizzate, daranno alla città un respiro internazionale che è finalmente quello della pace. 

Una selezione accurata e ambiziosa quella operata dal curatore russo che, oltre alla sensibilità verso la tematica, ha voluto garantire l’eterogeneità dei linguaggi e del media artistici soprattutto un altissimo livello della manifestazione.

Scultura, pittura, fotografia, installazioni artistiche, videoarte, performance e quant’altro: sono tante le forme espressive scelte dai protagonisti di questa manifestazione, in gran parte artisti con un ampio curriculum alle spalle, già famosi a livello internazionale.

Vittorio Veneto è divenuta così, in questo significativo 2018, laboratorio sperimentale per il dialogo artistico tra Paesi che un secolo fa erano in guerra tra loro, con l’obiettivo di promuovere un progetto collettivo che si fa arte pubblica, legato all’interpretazione della storia, all’essenza di questi luoghi e al significato attuale di guerra e pace. Una manifestazione quella ideata per Vittorio Veneto definita già una “Centennale”,con l’auspicio di poter scrivere anche in futuro nuove pagine d’arte e di dialogo.

Installate in siti differenti della città, le creazioni inaugurate il prossimo 4 novembre,scandiranno un percorso artisticoe allo stesso tempo urbano, dove i luoghi della guerra diventano il luogo di celebrazione della pace.

Grande fermento dunque in città nei prossimi giorni, poiché dopo mesi di conoscenza e studio del territorio, con i sopralluoghi da parte degli artisti, di visione dei progetti e individuazione dei luoghi cittadini più idonei verificatdal 31 ottobre tutti gli artisti, “ambasciatori” dei loro Paesi, inizieranno a giungere in città con Dimitri Ozerkov per procedere alle installazioni e per partecipare domenica prossima alla giornata commemorativa e inaugurale, insieme alla cittadinanza, in una sorta di straordinaria ed emozionante marcia dell’arte. 

TAKE A WALK ON THE ART SIDE, è un percorso a tappe, che il 4 novembre parte dal Museo del Cenedese alle 14.30 proseguirà per Piazza Flaminio a Serravalle alle ore 15.00, orario fatidico dell’entrata in vigore dell’armistizio; quindi Piazza del Popolo in Centro alle 16.30, Piazza Giovanni Paolo I a Ceneda alle 17.30 e cerimonia conclusiva al Museo della Battaglia alle 18.00.

Passo, passo verranno così inaugurate le opere ideate daDario Agrimi(Italia), Anaïs Chabeur (Francia), Alice Cunningham (Regno Unito) Andrey Kuzkin (Russia), Christiane Peschek (Austria), Johanna Jaeger(Germania), Zsolt Asztalos (Ungheria), Sarah Smolders (Belgio), Bill Balaskas (Grecia), Anna Hulacovà (Repubblica Ceca), Nina Ivanovic (Serbia), Philip Topolovac (Croazia) e dal duo serbo di Doplegenger.

Opere d’arte rese possibili grazie al main sponsor del Centenario, Zoppas Industries, alla collaborazione di Banca Prealpi, al sostegno dei tanti sponsor degli eventi di “1918 Quando scoppia la pace” - Abaco, Abs Group, Ascopiave, Consorzio BIM Piave, Consorzio di Tutela del Prosecco Doc, Coop, Cosema, De Nardi srl, Enel, Fadelli Srl, Falmec, Habasit, Impresa Edile Maset, Latteria Soligo, Le Macine, MOM Mobilità di Marca Spa, Permasteelisa Group, Soroptimist International-Club Conegliano Vittorio Veneto, Vittorio Veneto Servizi – e nello specifico, grazie al contributo dagli erogatori liberali “adottanti” i singoli artisti: Associazione Rotary Club Distretto 2060 (Conegliano-Vittorio Veneto, Belluno, Cadore Cortina, Conegliano, Feltre, Treviso Piave), De Luca Servizi Ambiente S.r.l,. Diemmebi S.p.A., Filatura di Vittorio Veneto S.p.A., Irinox S.p.A., Italparchetti S.p.A, Podere Sapaio S.a.S., Ristorazione Ottavian S.p.A., Sav.no Srl, TMCI Padovan S.p.A., Unindustria Treviso.

Ha contribuito all’iniziativa - realizzata con la collaborazione dell’Associazione Synago Onlus anche il Progetto Giovani.

Dopo questo inusuale e fortemente simbolico cammino inaugurale – punteggiato da una performance a sorpresa realizzata con la collaborazione del Terzo Reggimento Genio Guastatori di Udine – festa conviviale aperta a tutti presso la Biblioteca Civica e alle ore 21.00 grande Concerto del Centenario al Teatro da Ponte (ore 21.00) con Andrea Griminelli in concerto”.

Il famoso flautista, che ha ottenuto riconoscimenti in tutto il mondo (dal Grammy al Prix de Paris) sarà accompagnato dall’Orchestra Città di Ferrara diretta da Lorenzo Bizzarri e dal Coro Quadriclivio. Un programma densissimo con musiche di Doppler, Vivaldi, Schubert, BierstadtSaint-SaënsMascagni, Briccialdi, Monti, Morricone, Verdi, Borne.

------IN ATTESA DEL 4 NOVEMBRE: INCONTRI CON GLI ARTISTI, PRESENTAZIONI, VISITE GUIDATE GRATUITE IN GALLERIA -------

In attesa di TAKE A WALK ON THE ART SIDE intanto a Vittorio Veneto ci sarà modo, a partire dal 31 ottobre, d’incontrare e conoscere gli artisti coinvolti, provenienti da tutta Europa, per farsi raccontare, tra una chiacchierata e un brindisi, questa esperienza, i progetti, il futuro, le loro visioni.

Due presentazioni pubbliche alla cittadinanza delle opere e degli artisti sono state organizzate una presso la Galleria Civica Vittorio Emanuele II (Villa Croze) a Vittorio Veneto, Venerdì 2 novembre alle ore 18.00, per le opere installate in Centro città e a Cenedala seconda Sabato 3 novembre, sempre alle 18.00per conoscere le opere installate a Serravalle questa volta presso il Museo del Cenedese.

Ma per tutta la settimana la Galleria Civica farà da punto di riferimento per incontri nel segno dell’arte, aperitivi e visite guidate, con apertura straordinaria della Buvette viste gratuite alla Galleria: mercoledì 31 ottobre, giovedì 1 novembre e venerdì 2 novembre dalle ore 17.00 alle 19.00; sabato 3 novembre dalle 16.00 alle 22.00 e domenica 4 novembre dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 15.00 alle 17.00.

L’arte unisce i popoli, crea ponti e abbatte i muri. L’arte contemporanea impone di pensare e grida alle anime e ai cuori di chi vuole ascoltare. A Vittorio Veneto le tante lingue dei popoli si incontrano nuovamente come in quei giorni di guerra, ma non hanno più il sapore amaro della diversità e della paura, si mescolano e si fondono in un linguaggio comune e universale.

E Vittorio Veneto torna ad essere scenario internazionale nel segno delle pace.

----TAKE A WALK ON THE ART SIDE: LE OPERE DEL PERCORSO -----------------

Nel percorso artistico del 4 Novembre a Vittorio Veneto verranno inaugurati, insieme agli artisti, i diversissimi e intriganti lavori da loro realizzati. 

Limbodi Dario Agrimi (Italia), artista concettuale già presente alla 54esima Biennale di Venezia: un’installazione su pavimento interno, in legno e petrolio, che non nasce site specfic ma che, particolarmente appropriata, viene posizionata in Municipio in Piazza del Popolo.For Disappeared Memories di Zsolt Asztalos (Ungheria) un’iconica opera a parete, monumento alla memoria vuoto di parole e di immagini, collocata presso la Torre dell’OrologioAperturesdi Bill Balaskas (Grecia), con il supporto del Museo Nazionale d’Arte Contemporanea, Athene (EMST), rievoca al Museo della Battaglia di Vittorio Veneto i fasci luminosi che filtravano, esattamente in quella forma, attraverso le sottili aperture delle maschere alpine usate nella guerra in montagna: una “nuova” visione condivisa unisce due Paesi, un tempo contrapposti, con un occhio della “maschera” in Italia e l’altro installato in Austria. Anaïs Chabeur (Francia) artista visiva dalla produzione multiforme, presenta a Palazzo Todesco in Piazza Flaminio Rain of Ashesun video contemplativo, che suggerisce un ricordo perpetuo, incessante, e l’inevitabile alternarsi di guerra e pace, sotto una pioggia di cenere.We can Move Mountains” di Alice Cunningham (Regno Unito), collocata in un’area del Parco Fenderl, restituirà l’originaria e perduta altezza al monte Ortigara, ridotto durante la guerra di otto metri per le ripetute esplosioni, con un’installazione che ridisegna la sagoma originaria di questo “reduce di guerra”.
Doplgenger (Serbia) duo di artisti ricercatissimo a livello internazionale, formato da Isidora Ilic e Boško Prostran, ha scelto di lasciare a Vittorio Veneto, presso i Meschietti (diramazioni del fiume Meschio che circondano la città) un messaggio forte con un’installazione luminosa a parete, in neon e plexiglass, che punta alla responsabilità di tutti nella costruzione della pace: 
Today is the tomorrow of yesterday / Today is the yesterday of tomorrowovvero le nostre azioni non sono mai prive di conseguenze, ieri come oggi. 
Anna Hulacová (Repubblica Ceca) esplora il modo in cui l’arte popolare, quella che riflette i bisogni umani, è diventata nel XX secolo un territorio sconosciuto. I suoi “Sleeping laborers”, collocati in Piazza Meschio, sono sculture in alluminio, contadini dormienti di oggi o morti in guerra, lavoratori della società industriale del Novecento, realizzati con la vecchia tecnica di produzione di stampi per il burro. Un modo per riconnettere il presente al passato.
Il soggetto di “Landscapes” è proprio Vittorio Veneto: un’opera della giovane Nina Ivanovic (Serbia) che con il disegno, una delle sue tecniche preferite per la quale ha già ricevuto diversi riconoscimenti, dà forma allo scenario della città, tra fiumi, montagne, terra e cielo. Cinque disegni realizzati in fil di ferro troveranno sede in Piazza Foro Boario: luoghi che furono scenario di battaglie della Grande Guerra diventano nel lavoro di Nina un unico grande paesaggio fatto di bellezza e semplicità, ove non esistono più i dolori, le ingiurie e gli scempi del conflitto. 
Unstill” di Johanna Jaeger (Germania), appositamente creata per Palazzo Todesco, parla invece dello scorrere del tempo, della sua difficile percezione visiva e forse anche della perdita della memoria. Ecco il lento disperdersi nell’acqua di gocce di inchiostro nero che formano un disegno, liquido nel liquido, scandito dalle severe e reali lancette dei due orologi che sono accanto allo storico edificio. Il tempo passa, trasforma, forse cancella.
Il progetto creativo per “Quando scoppia la pace” del moscovita Andrey Kuzkin (Russia)artista che ha ormai raggiunto fama internazionale con le sue performance - è “Untitled” un cartello segnaletico di due metri per tre, in allumino, con una scritta sui due lati in italiano e in tedesco forata dai proiettili di fucile. Installato sotto l’Arco Austriaco in Piazza Flaminio testimonia che gli appelli di pace non sono ancora abbastanza efficaci: la guerra fa parte della natura umana e trasforma i luoghi, continuando a esistere e a stravolgere il mondo. Infine la giovane e già pluripremiata fotografa Christiane Peschek (Austria) con un’opera fotografica installata nella Loggia dei Granai, Sarah Smolders (Belgio) con un grande dipinto sul pavimento in Piazza Minucci Philip Topolovac (Croazia) la cui opera sarà installata in Piazzetta XXII Maggio 1870.
Con 
“Surface Study” l’artista austriaca indaga l’aspetto “epidermico” della guerra e la capacità della palle di rigenerasi dalla ferite, che la Peschek amplia, grazie alle tecniche del digitale, cancellando in postproduzione i segni del dolore. Memento mori” è invece il dipinto con cui la Smolders, sulla superficie della piazza dove forse un tempo sorgeva Casa Minucci tra altre abitazioni ricrea i contorni dell’edificio: una nuova cornice per contenere il ricordo della nostra storia collettiva, che spesso è il ricordo di una perdita.
Mapping 1” invece è una grande mappa muta fatta di 16 stampi. Topolovac descrive l’identità di un luogo qualsiasi, tentando di modellare il mondo e il rapporto con l’uomo, ma si tratta di riproduzioni meccaniche delle realtà, calchi che creano gusci vuoti. 


Testo e immagini da Ufficio Stampa Villaggio Globale International


Benevento Campania by night

Benevento. Passeggiate serali, musica e degustazioni

Benevento. PASSEGGIATE SERALI, MUSICA E DEGUSTAZIONI

itinerari tra miti e leggende di Benevento con tre figure femminili della storia e del folklore sannita

mercoledì 31 ottobre

Ultimo appuntamento mercoledì 31 ottobre con “Benevento. Passeggiate serali, musica e degustazioni”, itinerario urbano promosso dalla Regione Campania e realizzato dalla Scabec nell’ambito di Campania by Night, in collaborazione con il Polo museale della Campania-Mibac, la sezione Turismo e Tempo Libero di Confindustria Benevento, il Comune di Benevento e con il Conservatorio di Benevento “Nicola Sala”. Prevista la partecipazione del Presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca e del Direttore del Polo museale della Campania Anna Imponente. 

Nella giornata nazionale del trekking urbano il percorso propone una speciale visita guidata teatralizzata del capoluogo sannita attraverso i suoi miti e le sue leggende, a cura dell’associazione culturale “Labirinti” e in collaborazione con il collettivo “Voci Confinanti”. Protagoniste le tre figure femminili rappresentative del folklore beneventano: la Zucculara, Iside la “Signora di Benevento” e le Streghe.

A partire dalle 19,30 sarà possibile prendere parte alla visita guidata che partirà dal Teatro Romano, sito del Polo museale della Campania; a seguire si attraverserà il quartiere storico del Triggio, legato alla figura della “Zucculara” per poi raggiungere l’Obelisco neoegizio, dove Iside attenderà i visitatori. L’Obelisco, risalente al I secolo d.C. in granito rosso con le quattro facce scolpite di geroglifici, ci restituisce una duplice devozione: quella religiosa rivolta ad Iside e quella laica destinata all’imperatore Domiziano, colui che fece costruire in città il tempio a lei dedicato.

La visita si concluderà nell’Hortus Conclusus, capolavoro di Mimmo Paladino, dove le Streghe accoglieranno gli ospiti in un’atmosfera surreale tra riti e stregonerie. Dopo la visita i musicisti del Conservatorio “Nicola Sala” intratterranno il pubblico con improvvisazioni in acustico; sarà possibile inoltre partecipare a una degustazione gastronomica tipica offerta dai produttori della filiera agro-alimentare Confindustria Benevento.

La partecipazione al percorso è gratuita. L’appuntamento è in Piazza Ponzio Telesino a Benevento, davanti il Teatro Romano alle 18.45; è consigliata la prenotazione al numero 800 600 601 da fisso e 081 19737256 (da cellulare e dall’estero).  Tutte le info su www.campaniabynight.it.

Testo e immagini Ufficio Stampa Scabec


Cecco Angiolieri Canzoniere Dante Battaglia Campaldino

Autobiografia o sagace costruzione letteraria? Una panoramica sul Canzoniere dell’Angiolieri

Il poeta senese Cecco Angiolieri (1260-1312?) è noto per essere una voce fuori dal coro sotto molti aspetti, ma in realtà non è che la nave ammiraglia di una degna flotta avversaria (potremmo dire, meno teatralmente, concorrenziale) a quella che solcava liberamente i mari della fine del Duecento.

Gli Angiolieri furono una delle più importanti famiglie senesi del tredicesimo secolo. Foto di Myrabella, CC BY-SA 3.0

I suoi componimenti e le tematiche in essi trattate si iscrivono perfettamente nel solco di una nuova poetica che si stava affermando in Toscana in quegli anni, ovvero la poesia comica. Essa intendeva contrapporsi alla poesia siculo-toscana e stilnovistica, riprendendone linguaggio e topoi per rovesciarli parodisticamente, e l’apporto di Cecco Angiolieri alle produzioni di Rustico Filippi (1230/1240 - 1291/1300) e Folgòre di San Gimignano (1270 - 1332) fu essenziale alla canonizzazione di questo genere.

Non avendo notizie granché precise riguardo la sua biografia, il lettore che voglia cogliere qualcosa in più non può che affidarsi alla sua produzione letteraria.

La personalità che se ne ricostruirebbe indagando nel suo Canzoniere, fra i più ricchi e significativi del tempo (si parlava di 150 sonetti, via via ridotti a 120 circa, dopo gli studi condotti su di esso), è quella di un uomo irrequieto, scapestrato, dedito ai divertimenti – il gioco d’azzardo – e ai piaceri carnali – il sesso e la buona tavola (“Tre cose solamente m’ènno in grado / le quali posso non ben ben fornire / cioè la donna, la taverna e ’l dado”, Sonetti, 87), qualora non si mettano di mezzo la giustizia (in questo caso si hanno testimonianze documentarie) o gli affetti, come il padre, un uomo avaro che non lo sostiene economicamente nella sua vita dissoluta (“S'i' fosse morte, andarei da mio padre / S'i' fosse vita, fuggirei da lui”, Sonetti, 86; “mi’ padre, che·mmi tien sì magro, che tornare’ senza logro di Francia.”, Sonetti, 87); la moglie, antipatica e pettegola; l’amante, Becchina, con la quale ha un rapporto che oscilla tra la passione irrefrenabile e i violenti litigi («Becchin’ amor!» «Che vuo’, falso tradito?» / «Che·mmi perdoni». «[Tu] non ne se’ degno». / «Merzé, per Deo!» «Tu vien’ molto gecchito». / «E verrò sempre». «Che saràmi pegno?», Sonetti, 47. Qui addirittura viene ripreso il modello tradizionale del *contrasto nella forma del *sonetto, ed è particolarmente dissonante il linguaggio popolare di Becchina miscelato ai termini cortesi usati dal poeta, il tutto a fine comico).

Senza dubbio si è ben lontani da figure come l’integerrimo Dante e i suoi sobri componimenti narranti un romantico e casto amore, fatto appena di sguardi rubati, per l’eterea Beatrice; spesso infatti Cecco è stato definito l'antimodello di Dante, il suo amore per Becchina il rovesciamento dell’altro, persino Becchina stessa un’”anti-Beatrice”.

Il divenire caposcuola di due ideali di poetica opposti per Dante e Cecco Angiolieri in realtà non fu che la soluzione ultima di una conoscenza di lunga data. I poeti infatti ebbero uno scambio di sonetti in gioventù, dove si evince che le posizioni del giovane Dante non erano poi così lontane da quelle del poeta senese, mentre di contro cresceva l'insofferenza di Cecco per la piega stilnovistica che andava prendendo la produzione dell'amico. La rottura fu inevitabile. Si conobbero forse personalmente alla Battaglia di Campaldino, 1289. Particolare degli affreschi del Palazzo Comunale di San Gimignano. Foto di Carlomarinobuttazzo

Sicuramente in molti suoi versi Angiolieri sembra duro, viziato, senza valori, aggressivo. Ma ciò su cui i critici moderni si sono soffermati e invitano a riflettere anche i comuni lettori è la natura dei componimenti del poeta e l’ideale poetico del quale sono portatori: il rovesciamento, appunto, del canone stilnovistico.

Ciò però non implica in alcun modo che il Cecco/personaggio che viene delineandosi nel Canzoniere corrisponda al Cecco/uomo, anzi. La visione "negativa" che il lettore odierno potrebbe avere di questo scrittore deriva dalla identificazione con la sua opera. E' la lezione ottocentesca di poeta moderno, tormentato, che fa della sua opera una opera autobiografica: ma Angiolieri è un autore medievale, e come tale ha messo in opera una precisa costruzione letteraria, esagerando volutamente il tono popolaresco per scostarsi dall’altrettanto esagerata idealizzazione dell’arte che, a parere suo e degli altri comici, proponeva il coevo stilnovismo. Sicuramente alla creazione del Cecco/personaggio avranno contribuito vicende personali e ragioni ideologiche vere, ma queste sono sapientemente razionalizzate e utilizzate in modo colto e raffinato. Ecco cosa fa del Canzoniere un’opera di successo, che tiene tranquillamente testa alle opere della corrente poetica avversaria in retorica e stile e nella quale la borghesia cittadina si rivede e sa ridere di se stessa e dei propri vizi e difetti.

La tradizione vorrebbe Cecco Angiolieri sepolto nella Chiesa di San Cristoforo a Siena. Foto di Luca Aless, CC BY-SA 3.0

Fonti

La scrittura e l'interpretazione di Luperini, Cataldi, Marchiani, Marchese; Palermo, 2011

Dizionario Biografico degli Italiani, di Mario Marti, Volume 3; Roma, 1961.

Treccani, enciclopedia online sub voce Angiolièri, Cecco.

Enciclopedia Dantesca, di Mario Marti; Roma, 1970

 


Centuripe vaso policromo falso IBAM CNR

I ricercatori dell'Ibam-Cnr di Catania riscoprono l'autenticità di un vaso di Centuripe

Grazie alla fisica, i ricercatori dell’Ibam Cnr di Catania sono riusciti a stabilire l’autenticità di un vaso policromo di Centuripe, sequestrato dalla Guardia di Finanza nel 1992 e considerato un falso fino a poco tempo fa. La grandiosa scoperta è stata possibile grazie all’utilizzo dell’innovativo scanner LANDIS-X progettato e sviluppato presso i laboratori dell’Ibam in collaborazione con i Laboratori Nazionali del Sud (Lns –Infn) di Catania. Lo strumento ha consentito di identificare in modo del tutto non invasivo ed in situ la paletta dei pigmenti caratterizzanti le figure e di riportare alla luce alcuni dettagli della policromia perduta nella scena ormai sbiadita dipinta sul vaso di Centuripe.

Dett_analisi LANDIS-X_Ibam Cnr_03Lo studio su questi vasi è stato affidato al fisico Paolo Romano e all’archeologo Giacomo Biondi che si occupano di stabilirne l’autenticità poiché, se pur esposti in tutto il mondo, di questi vasi non se ne conosce spesso la provenienza. Ad oggi, di 150 vasi policromi di Centuripe, prodotti tra il 250 e il 100 a.C. nella piccola cittadina della Sicilia centro-orientale, solo di una decina si è riusciti a stabilirne l’autenticità.

Questi vasi sono stati spesso oggetto di falsificazione sia per l’alto valore sul mercato, una pisside nel 2000 fu venduta all’asta per ben 171.000 dollari, sia perché le pitture a tempera dei vasi, col passare del tempo, si sono parzialmente o totalmente cancellate e spesso sono state ridipinte. Celebre è il caso di vasi autentici ridipinti in età moderna che finirono in dono a Mussolini e che ingannarono i più grandi studiosi di archeologia e storia dell’arte dell’epoca.

Coniugando scienza e archeologia i ricercatori catanesi sono stati quindi in grado di stabilire l’autenticità di questo vaso conservato come falso nei magazzini dell’ex Manifattura Tabacchi appartenente all’allora Museo Regionale Interdisciplinare di Catania e oggi Polo regionale di Catania per i siti culturali.

Dett_analisi LANDIS-X_Ibam Cnr_03“Il vaso, oggetto di studio - dichiara l’archeologo dell’Ibam, Giacomo Biondi - originariamente si doveva trovare in un’antica tomba di Centuripe, da dove fu sicuramente razziato da scavatori clandestini, che lo immisero nel circuito illegale del mercato antiquario. Vi è rappresentata la scena del rapimento di una fanciulla (verosimilmente allusiva al rapimento di una giovane vita ad opera della morte), in atteggiamento di disperazione, da parte di un aitante giovane tra due figure femminili, una delle quali accorre verso la figura rapita. La particolarità di questi vasi, risiede proprio nelle raffigurazioni, dei veri e propri ‘quadri’ di oltre due millenni fa che anticipano, in alcuni casi, iconografie della pittura pompeiana”.

Centuripe vaso falso IBAM CNR“Solo pochi esemplari di vasi policromi - continua il fisico dell’Ibam, Paolo Romano - sono stati sottoposti ad analisi chimico-fisiche per accertarne l’autenticità. Su buona parte di tali vasi, sparsi nel mondo, grava il sospetto di falsità totale o parziale al punto che, pur rappresentando un’importante capitolo della pittura ellenistica, non compaiono in importanti opere di sintesi come, ad esempio, la recente Cambridge History of Painting in the Classical World”.

Il vaso può essere considerato ad oggi uno dei pochi esemplari al mondo di provata autenticità e senza ritocchi moderni. Purtroppo, a causa della depredazione della necropoli di Centuripe e l’improbabilità di nuovi scavi archeologici in situ, l’opera analizzata assume un’importanza straordinaria per l’alto valore della scena figurata in questa tipologia di vasi e per la conoscenza diretta di alcune tecniche pittoriche utilizzate durante l’epoca ellenistica, epoca a cui risale la realizzazione di questo vaso.

Dettaglio vaso policromo di Centuripe. Foto Giovanni Fragala CNR IBAM