Invenzione a due voci: conversazione con Stefano Corbetta

Una conversazione con l'autore di Sonno bianco (Hacca 2018). Provocazioni, curiosità e divagazioni intorno alla scrittura e alle sue derive. Stefano Corbetta Sonno bianco

Che cos’è la letteratura oggi?

È quello che è sempre stata. I greci avevano l’epica e la mitologia che insegnavano loro il rispetto per gli dei, la convivenza nella città, la lealtà verso la famiglia, la stima per il nemico, l’ineluttabilità del destino. Noi non abbiamo più dei cantori, ma abbiamo ancora delle storie ed è evidente che il modo in cui possiamo raccontarle è influenzato dal tempo in cui viviamo, che lo si guardi da un punto di vista strettamente culturale, ma anche politico o sociologico. La letteratura, insomma, ci rende umani, e questo supera ogni tempo.

Lettura e scrittura: perché scrivere in un momento in cui si legge sempre meno? Per chi scrivere?

Si continua a scrivere per la stessa ragione per cui la medicina e la scienza progrediscono mentre gli uomini continuano a morire. Ci dicono che l’editoria è in crisi, che le persone leggono sempre meno, apriamo il quotidiano e leggiamo che la politica taglia i fondi per la cultura e via dicendo. Ma il punto è che scrivere, così come fare musica, teatro, arte, è un atto profondamente narcisistico – e quindi per sua natura prescinde dal grado di diffusione che riesce a raggiungere – e tuttavia mantiene un’accezione universale. Si scrive per se stessi, si scrive per comprendere il mondo, ma anche per metterlo in discussione; si scrive perché una storia, allo stesso modo in cui fa il mito, pone domande, e cerca di dare risposte. In altre parole, non mie, ma di un gigante come Igor Stravinskij, si fa arte – per lui era la musica, ovviamente – per il bisogno che abbiamo di far prevalere l’ordine sul caos. E mi sembra un’ottima ragione.

Lettura: quanto influisce sulla tua scrittura? Ritieni che sia un’attività imprescindibile o che al contrario possa inficiare, influenzare e rendere meno autentica la scrittura?

Io credo di essere stato influenzato più dall’immaginario dei romanzi che ho letto che non dalla scrittura in senso stretto. E credo anche che su di me abbiano avuto un impatto decisivo la lettura di saggi e la pratica del teatro, forme molto lontane dai meccanismi che entrano in gioco quando si costruisce una storia, qualunque sia la sua genesi. Penso al Mito di Sisifo di Camus, a La camera chiara di Barthes o ad alcune cose di Girard, e nel teatro alle improvvisazioni che si è soliti fare durante i training. Oltretutto c’è una questione che riguarda il processo imitativo, e su questo sono d’accordo con te: la scrittura di chi amiamo può ingannare, nel senso che il rischio, più o meno consapevole, potrebbe essere quello di non riuscire a far emergere la propria voce perché imbrigliata in un modello di riferimento da cui non riusciamo a distaccarci. Quindi sì, la lettura può in alcuni casi rendere meno autentica la scrittura, che è un processo creativo complesso, e solo in parte razionalizzabile, che richiede senz’altro controllo, ma non troppo.

Come sei approdato alla scrittura?

Ho iniziato a scrivere senza nessuna velleità di pubblicazione, non mi sono mai interessato al mondo editoriale. A un certo punto mi sono trovato a dare voce a delle immagini, a volte a dei personaggi, ma non ho mai ragionato in termini di trama. Parlo di immagini mentali che talvolta sono riuscito a ricondurre a esperienze vissute in prima persona e che altre volte invece non avevano nessuna connessione con una mia esperienza diretta, o comunque consapevole. Ho suonato jazz fino a quarant’anni, leggevo molto, certo, ma facevo esperienze collaterali non legate al mondo letterario (il teatro di cui accennavo prima), per cui i miei riferimenti sono sempre stati soprattutto extraletterari, diciamo così.

I modelli hanno ancora senso nella letteratura contemporanea? Se sì, quali? Esiste ancora un canone letterario a cui guardare o da rispettare?

L’unico rispetto di cui dovremmo preoccuparci è quello per l’autenticità di ciò che facciamo. Il discorso del canone letterario è talmente vasto che rischieremmo di non uscirne più, e poi a essere sincero io non credo proprio di essere all’altezza per sostenere una discussione su questo argomento. L’unica cosa che posso dire è che un canone letterario esiste per i classici, perché per costruire un canone serve mettere del tempo tra la contemporaneità e l’opera. Quindi un classico è tale se resiste alla prova del tempo. Esistono certamente dei contemporanei cui guardare, e sono tantissimi, anche se non sono ancora canonizzati. Forse si può dire che nella contemporaneità il canone sia più fluido e che ogni scrittore si costruisca il proprio. I modelli hanno sempre senso, credo sia impossibile non averne, si impongono, in qualche modo. E poi non si può creare niente dal nulla. Senza i modelli non esisterebbero le avanguardie, perché per rompere la tradizione e innovare bisogna conoscere ciò che c’è stato prima. A ben guardare, in realtà, anche questi fenomeni di rottura o sfumano dopo una prima fase di sperimentazione, o si strutturano creando un nuovo modello pronto a sua volta per essere infranto da una neoavanguardia successiva.

Come nasce l’idea di un romanzo? Come si struttura? Come si stratifica?

Nel mio caso è sempre un’immagine, o almeno è stato così finora, che poi significa uno o più personaggi nel contesto di quella specifica immagine, della loro insistenza a voler farsi raccontare. Parlo di insistenza perché bisogna essere consapevoli che scrivere un romanzo significa investire una quantità enorme di tempo ed energie in quella storia e credo non sia conveniente farlo se non si è certi di potersi fidare della tenuta di quel personaggio. Il che non significa che il personaggio sia autonomo rispetto alla volontà dello scrittore, ma è indubbio che una sua tendenza a sfuggire dalla penna sia normale, anzi, direi augurabile. Il mio lavoro consiste poi nel capire quale sia all’interno dell’immagine l’elemento che più racconta. Barthes lo chiamerebbe il punctum. Normalmente è un dettaglio apparentemente insignificante ed è facile che possa sfuggire. Per questo motivo aspetto settimane prima di iniziare a cercare di costruire la storia. Una volta preso atto che racconterò a partire da quell’immagine, inizio a farmi tante domande su cosa sia successo prima di quell’attimo catturato nella fotografia e cosa sia successo dopo. A quel punto identifico una linea narrativa e di pari passo mi documento nel caso in cui io debba raccontare di qualcosa che non conosco. Nel caso di Sonno bianco si è trattato di riprendere il tema del doppio e di indagare cosa fosse la condizione di stato vegetativo, che nel romanzo è solo un’arteria laterale e che spesso viene invece percepito come il fulcro della storia. La stratificazione la fa il tempo, ed è la parte più piacevole, perché è il momento in cui vai a camminare e pensi a tutto fuorché alla storia.

La giornata di uno scrittore: rituali, tic, manie, ossessioni, disciplina o autarchia?

Scrivo di notte perché durante il giorno faccio un altro lavoro, senza contare le energie da dedicare alla gestione familiare, per cui direi che non ho spazi per tic e manie legate alla scrittura. Quello che faccio è semplicemente mettermi alla scrivania quando sono abbastanza sicuro di non essere disturbato e provare a tenere la concentrazione per un numero sufficiente di ore, di solito tre o quattro. Mi capita anche di dover scrivere su un taccuino che porto sempre con me, di solito annoto indicazioni per una scena che poi svilupperò la sera stessa. A volte scrivere “di getto” e senza troppi freni è utile; a volte invece bisogna misurare ogni parola. In ogni caso, come in tutte le cose, tanta disciplina, tanto confronto, tanto lavoro.

È possibile secondo te “costruire” un successo letterario? Se sì, quali sono gli ingredienti necessari? Qual è il tuo rapporto con il successo?

No, non credo sia possibile. Un successo letterario è spesso imprevedibile e dipende da tanti fattori. I casi letterari più importanti degli ultimi anni sono diventati tali grazie al passaparola, pubblicati da case editrici di medie dimensioni, al di fuori dei grandi gruppi editoriali e senza enormi investimenti alle spalle. Penso a Stoner di John Williams, a un titolo come L’eleganza del riccio o a Kent Haruf, che era stato già pubblicato in Italia diversi anni fa prima di tornare in libreria per i tipi di NN. Perché hanno venduto centinaia di migliaia di copie? Credo che nessuno possa dirlo con certezza. Quello che invece può accadere è che da un caso editoriale si crei un nuovo filone, probabilmente accadrà qui da noi con la Ferrante. Gli ingredienti? Non so, forse c’era già tutto in Dostoevskij, Poe e Kafka, si tratta di capire come raccontarli nel nostro tempo. Il successo? Io sono contento di avere la possibilità di scrivere ed essere arrivato dove sono, pubblicando con una casa editrice come Hacca, avere lettori che mi contattano dopo aver letto Sonno bianco per il desiderio di dirmi cosa sia stato il romanzo per loro. Per me questo è un traguardo importante. Porto avanti una mia idea di narrativa, cerco di essere onesto in questo. Il resto conta meno.

Come è cambiato il rapporto con i lettori nel mondo della comunicazione social? La rete è una protezione o una trappola?

La rete non è né una protezione né una trappola, forse è soltanto un nuovo mezzo di comunicazione che dobbiamo imparare a padroneggiare. Non so, dipende da come la si usa. La mia impressione è che sia una grande opportunità. Ho conosciuto persone che condividono con me una certa idea di letteratura, con alcuni di loro ci siamo incontrati, ho letto libri che non avrei mai avuto l’occasione di leggere, insomma, ho imparato delle cose. Poi c’è il lato più delicato, che è quello rappresentato dal pericolo di farsi fagocitare nell’ottica di una maggiore visibilità. E poi ho scoperto una cosa curiosa: il come ci si pone in ambito social non è così distante poi da come si è nella realtà. Non dico che sia una forma di conoscenza, ma credo che questo non-luogo abbia il potere di svelare comunque una parte non irrilevante di noi, al netto di troll, gattini e selfie. A parte questo, i social network permettono un rapporto con i lettori più diretto. Non so se questa sia una buona cosa, ma resta un fatto.

Chi vincerà lo Strega 2019? Perché?

Se mi stai chiedendo una previsione, purtroppo non ho elementi per esprimermi. Sto leggendo alcuni dei libri proposti, ma non è abbastanza. Quest’anno il regolamento è cambiato in alcune parti rispetto alle edizioni precedenti, per cui le dinamiche più o meno consolidate fino a oggi potrebbero cambiare e risultare imprevedibili. E poi è accaduto più volte che vincesse un romanzo sul quale pochi avrebbero puntato. Non credo che l’anno scorso Helena Janeczek fosse la favorita. Ogni libro ha un suo destino, esattamente come accade agli uomini, ed è sempre misterioso.


La danza dell'assenza. Una lettura di Sonno bianco di Stefano Corbetta

Ho sempre avuto uno strano rapporto con il bianco. È per me un colore freddo, respingente, ostile. Un vuoto gelido denso di attese. Come un foglio che, immobile, freme dal desiderio di essere violato. Come un silenzio sospeso, racchiuso nello spazio avvolgente di un punto coronato.

Per questo ho sfogliato con un misto di cautela ed inquietudine Sonno bianco di Stefano Corbetta, indugiando a lungo sull’immagine di copertina, sostando in punta di piedi sulla soglia di un’immagine eloquente e terribile, che richiamava alla mente altre immagini, altrettanto eloquenti e terribili. Un tavolo e quattro sedie vuote, una delle quali riversa sul pavimento. È strano il modo in cui affiorano i ricordi, all’improvviso. Ricordi che non sospettavo neppure di aver trattenuto nella mente e che invece sono riemersi, prendendo posto attorno a quel tavolo, lasciando quella sedia irrimediabilmente riversa e vuota. Non voglio mai sapere nulla di un libro che sto per leggere, perché ogni dettaglio possa dirmi qualcosa, suggerire una possibile interpretazione, ipotizzare una probabile direzione. Sonno, bianco, vuoto. Tre elementi difficili da maneggiare, sfuggenti, vaghi, indefiniti. La parola rischia di tradire, di violare, di dire più del necessario. Una famiglia spezzata, due gemelle divise da un destino beffardo, una imprigionata nel sonno, l’altra che reca nel corpo il segno indelebile di quella violenta cesura sono i temi apparenti attorno ai quali si avvolge la narrazione. Un presagio iniziale, appena accennato. Fotogrammi che si susseguono lenti, precisi, paralleli. La gita delle bambine, la separazione esitante, il rientro dei genitori a casa: qualcosa nel ritmo della scrittura suggerisce la rottura dello specchio, l’improvviso disastro, l’interruzione del rassicurante flusso della quotidianità, lo scontro con l’abnorme. E qualcosa accade, in effetti, incarnandosi nell’immagine di una pallina che rotola oltre, di un silenzio gelido, di uno squarcio insanabile. Eccoli i veri protagonisti del romanzo di Corbetta: il vuoto, il silenzio, l’assenza. L’unità di una famiglia che si schianta in mille pezzi, la comunicazione che si raggela in un muto silenzio accusatore, l’assenza tangibile (e paradossalmente sempre presente) dell’unica persona che avrebbe il potere di rimettere ogni cosa a posto e che giace invece immobile, lontana, dormiente. Stefano Corbetta Sonno BiancoQuello che l’autore indaga è un tacito gioco al massacro tra personaggi costretti a recitare una parte che ormai non ha più senso: un uomo che continua imperterrito a fingere di avere una moglie e due figlie e che in realtà ha perso tutto, compreso sé stesso. Una donna che non sa più essere madre né moglie e si rifugia in un mondo di parole altrui, perché la sua voce non riesce più a valicare l’impenetrabile muro di silenzio che si è costruita attorno. Una sorella monca, che vede sé stessa riflessa nel corpo della gemella dormiente e cova nel profondo un ambivalente senso di colpa. Sulla carta, ingredienti ghiotti e al tempo stesso pericolosi: il doppio, la gemellarità, la crisi familiare, la delicata questione della vita in stato vegetativo. In mano a chiunque altro questa vicenda si sarebbe tramutata ben presto in una fiction strappalacrime da mandare in prima serata su Raiuno. E invece la forza di questo romanzo sta proprio nel pudore della scrittura, nella delicatezza con cui l’autore sfiora la superficie delle cose e la accarezza, per giungere più a fondo, fino ai nervi scoperti, fino alle cicatrici profonde, agli squarci di un dolore che non si può dire ma solo accogliere, metabolizzare, incorporare. Fino a quel silenzio bianco e inviolabile di fronte al quale l’autore si ritrae, lasciando in sospeso domande che forse non avranno mai risposta. Domande che non hanno realmente bisogno di risposta. Perché la scrittura è ricerca di senso, di direzione, di autenticità; il bianco è lì, abbacinante, provocatorio, totale. E ci lascia sulla soglia, in punta di piedi, incompiuti e monchi a sognare di ritornare interi. Come quella tavola vuota attorno alla quale siedono fantasmi impalpabili, reminiscenze lontane, ricordi avvolti in un buio lattiginoso e vorace che inghiotte ogni cosa, restituendola in forma di parole nude, prive di inutili orpelli, essenziali. Parole che continuano ad aleggiare nell’aria e dicono di altri silenzi e di altri vuoti e di altre fratture. Parole che fioriscono attorno alle voragini, in mezzo alle macerie, tra le schegge di vetro e i cocci di bottiglia.


Visitatori in crescita al Parco Archeologico di Ercolano e nuove giornate gratuite

Il Parco Archeologico di Ercolano si conferma stabilmente nella classifica dei top 30 siti italiani più visitati (tredicesimo posto), con 534.328 visitatori, con un aumento percentuale dei visitatori del 14%. Un incremento ancora maggiore si è registrato nello studio dei dati che riguardano le adesioni e le visite virtuali ai canali social del Parco  con un aumento di followers del  + 272%   per il canale Facebook e un altrettanto interessante  +60% dei followers per il canale  Instagram a conferma della giusta direzione intrapresa dall’amministrazione di aprirsi con eventi diversificati a pubblici differenti e sempre più affezionati.

Un altro traguardo è stato raggiunto – dichiara il Direttore Francesco Sirano - il trend di crescita dimostra che, lavorando sulla qualità e serietà scientifica della propria azione di tutela e valorizzazione, il Parco Archeologico di Ercolano è indirizzato nella giusta direzione e si conferma meta prescelta da un pubblico consapevole e attento. Nel 2019 i visitatori potranno usufruire di un’offerta ancora più ricca e articolata, con l’attenzione costante alla tutela del bene culturale, si punterà alla valorizzazione del patrimonio con un’offerta rivolta a pubblici sempre più ampi e diversificati”.

Nel 2019, in più, il Parco Archeologico di Ercolano aprirà i propri cancelli ad un numero maggiore di giornate a ingresso gratuito, nell’ambito dell’iniziativa MIBAC #iovadoalmuseo, si potrà quindi approfittare di tale opportunità, secondo il seguente calendario,  elaborato dal Parco:

 

giorno della settimana orario di ingresso date
Mercoledì pomeriggio Dalle ore 13.00 13-20-27 marzo
Domenica pomeriggio Dalle ore 14.00 14-21-28 luglio
11-18-25 agosto
Giovedì intera giornata Dalle ore 8.30-19.30 15 agosto - festività patronale della Madonna Assunta
Mercoledì pomeriggio Dalle ore 13.00 30 ottobre
06-13-20-27 novembre

Inoltre tutte le prime domeniche del mese da ottobre 2019 a marzo 2020 rientreranno nell’iniziativa Domenica al Museo, anch’essa ad ingresso gratuito.

Il Parco partecipa ancora  all’iniziativa ministeriale Settimana dei Musei con ingresso gratuito dal 5 al 10 marzo.

Fra le altre agevolazioni introdotte dal decreto MIBAC, il biglietto di ingresso a 2 euro per i giovani di età compresa tra i 18 e i 25 anni.

Si ricorda che marzo è l’ultimo mese per approfittare della tariffa promo del biglietto integrato a 11 € Parco + Mostra SplendOri. Il lusso negli ornamenti ad Ercolano, la prima grande mostra all'interno dell'Antiquarium del Parco Archeologico di Ercolano, inaugurata lo scorso dicembre e che presenta una collezione di circa 200 reperti e preziosi monili, unica per quantità e valore dei pezzi esposti, oggetti appartenuti agli antichi ercolanesi, alcuni ritrovati con gli abitanti nel tentativo di porli in salvo dalla imminente catastrofe dell’eruzione, altri ritrovati nelle dimore dell’antica città.

A partire dal I aprile, con l’entrata in vigore dell’orario estivo – con chiusura alle ore 19.30 – il biglietto da 11€ passa a 13 € (ridotto 6,50, giovani 18-25 2  €). “Si tratta di un adeguamento delle tariffe alle attuali accresciute esigenze economiche del Parco finalizzato, insieme ad altre iniziative di ricerca di autofinanziamento, ad assicurare la sostenibilità di un’offerta culturale che stiamo ampliando di giorno in giorno e per le necessità di sicurezza del sito,- dichiara il Direttore- in coerenza con le indicazioni nazionali rivolte dalla Legge Finanziaria 2019 agli Istituti autonomi del MiBAC”.


Colosseo e MANN insieme per progetti di valorizzazione e future mostre

Il Parco Archeologico del Colosseo e il Museo Archeologico di Napoli insieme per una serie di iniziative che nel corso di un biennio vedranno le istituzioni impegnate in eventi e valorizzazione della storia e dell’archeologia di Roma, delle città vesuviane e del mondo romano. A firmare il protocollo d’intesa e di collaborazione scientifica anche per l’attività di ricerca e il restauro sono stati Alfonsina Russo, direttore del Parco archeologico del Colosseo e Paolo Giulierini, direttore del MANN.

Il programma vedrà come prossima iniziativa la riapertura a breve della Domus Transitoria (la residenza di Nerone sul Palatino prima della Domus Aurea) con il riallestimento, all’interno del Parco, degli affreschi conservati nei depositi del museo napoletano e che per l’occasione sono stati restaurati.

Gli enti, inoltre, lavoreranno insieme ad un progetto di ricerca e valorizzazione delle collezioni Farnesiane e della loro eredità romana e napoletana e ad un progetto di ricerca sulle armi dei gladiatori in vista di nuove esposizioni al MANN e all’Anfiteatro Flavio. In preparazione anche una futura mostra dedicata a Pompei e Roma, in collaborazione con il Parco Archeologico di Pompei e sulla scia della trilogia delle passate esposizioni “Pompei Egitto”, “Pompei Greci”, “Pompei Etruschi”.

Il protocollo d'intesa - dichiara Alfonsina Russo - non solo unisce due realtà culturali uniche al mondo come il Colosseo e il Museo archeologico di Napoli, ma soprattutto ribadisce l'importanza di studiare forme di gestione del patrimonio culturale attraverso la sinergia di reti museali e sistemi territoriali anche extraregionali. Sono queste strategie di collaborazione e cooperazione che portano all'incremento della fruibilità e alla più ampia partecipazione del pubblico all'interno dei nostri siti culturali.

Entusiasta anche il direttore del MANN Paolo Giulierini che dichiara che due grandi rappresentanti del mondo romano si incontrano per la prima volta, ognuno con la propria specificità. Il Museo di Napoli erede del Real Museo Borbonico con la straordinaria collezione Farnese e i reperti delle città vesuviane (Pompei, Ercolano, Stabiae) è pronto a dare il via ad una prestigiosa collaborazione  per lo studio dell'archeologia classica e anche su temi espositivi, di tutela e di valorizzazione.

Tutti i progetti avranno anche la prestigiosa collaborazione ed esperienza organizzativa di Electa.


Settimana dei musei al Parco Archeologico dell'Appia Antica

Il Parco Archeologico dell’Appia Antica, diretto da Daniela Porro, partecipa alla Settimana dei Musei con un ricco calendario di aperture straordinarie, visite guidate e concerti. Dal 5 al 10 marzo l’ingresso in tutti i siti del Parco Archeologico dell’Appia Antica sarà gratuito così come le attività proposte. Nel corso della settimana dedicata alla promozione dei musei statali verrà data notizia ai visitatori delle nuove norme relative alla bigliettazione d’ingresso e delle otto giornate di ingresso gratuito individuate per il Parco Archeologico dell’Appia Antica.

Le nuove giornate ad ingresso gratuito nei siti del Parco dell’Appia Antica, indicate nel sito www.parcoarcheologicoappiaantica.it e nel portale www.iovadoalmuseo.it, sono state individuate in riferimento alla rilevanza del valore del Paesaggio, del Patrimonio Culturale, della cultura del camminare, della Regina viarum e del suo instancabile difensore Antonio Cederna e sono le seguenti:

14 marzo, Giornata Nazionale del Paesaggio

12 maggio, Appia Day

21 giugno, Festa della Musica

29 giugno, SS. Pietro e Paolo

14-15 settembre, Giornate Europee del Patrimonio

14 ottobre, Giornata del Camminare

27 ottobre, Giorno di nascita di Antonio Cederna

 

Di seguito il programma dettagliato delle diverse attività programmate tra il 5 e il 10 marzo nei siti del Parco in occasione della Settimana dei Musei.

Tombe della via Latina

Tutti i giorni, dal 5 al 10 marzo, sarà possibile visitare il sepolcro Barberini e le tombe dei Valeri e dei Pancrazi. I sepolcri, databili in età imperiale e riccamente decorati con affreschi e stucchi, sono di norma aperti al pubblico solo su prenotazione mediante visita accompagnata. Le visite sono a cura delle dott.sse Maricarmen Pepe e Nadia Fagiani (Servizio Educativo).

5 marzo · ore 10.00 e 12.00

6 marzo · ore 10.00 e 12.00

7 marzo · ore 10.00 e 12.00

8 marzo · ore 10.00 e 12.00

9 marzo · ore 15.00 

10 marzo · ore 15.00

Appuntamento all’ingresso delle Tombe della via Latina, via dell’Arco di Travertino 151

Come arrivare: Metropolitana Linea A (Arco di Travertino) oppure autobus (capolinea ATAC Arco di Travertino)

 Paesaggio archeologico del mutamento

Un interessante percorso in tre tappe nel quale viene proposta la lettura di monumenti e presenze architettoniche del Parco Archeologico in un’ottica incentrata sulla loro sopravvivenza legata alla trasformazione. I funzionari archeologi Francesca Paolillo e Stefano Roascio e i funzionari architetti Stefano Antonetti e Michele Reginaldi guideranno con visite itineranti in una lettura di lungo periodo delle trasformazioni socio-economiche che hanno interessato la Campagna Romana (e non solo) dalla fine della tarda antichità fino ai giorni nostri.

#1 Percorsi dell’acqua e segni del potere: dall’antichità al medioevo. Visita itinerante agli acquedotti e alla Torre del Fiscale. A seguire, nel Casale del Fiscale, presentazione al pubblico del percorso in più tappe ‘Paesaggio archeologico del mutamento’

5 marzo · ore 14.00

Appuntamento al Casale del Fiscale, via dell’Acquedotto Felice 120

Come arrivare: in auto o con la Metro A (Porta Furba)

 #2 Dalle tombe alla mansio: trasformazioni lungo la via Latina. Visita tematica nel Parco delle Tombe della Via Latina

6 marzo · ore 14.00

Appuntamento all’ingresso delle Tombe della via Latina, via dell’Arco di Travertino 151

Come arrivare: Metropolitana Linea A (Arco di Travertino) oppure autobus (capolinea ATAC Arco di Travertino)

#3 Dall’antico al moderno: reimpieghi e riusi lungo la via Appia Antica. Visita itinerante con partenza dal Casale di Santa Maria Nova e tappe a Torre Selce e Casal Rotondo

7marzo · ore 11.00

Appuntamento al Casale di Santa Maria Nova, via Appia Antica 251

Come arrivare: a piedi da via Appia Antica 251 oppure da via Appia Nuova 1092 (attraversando a piedi la Villa dei Quintili) in auto o in Metropolitana Linea A (Colli Albani) e poi autobus linea 664

Antiquarium di Lucrezia Romana: visita guidata alla collezione dell’Antiquarium che ospita numerosi reperti emersi negli ultimi anni dalle indagini archeologiche svolte in un ampio settore del suburbio sudorientale di Roma. Attraverso tali materiali è documentata la storia del territorio che va dal Quadraro a Grotteferrata, comprendendo Osteria del Curato, Tor Vergata, Morena, Romanina, Centroni, Cinecittà, Anagnina, Appio-Tuscolano. La visita è condotta dalla dott.ssa Maria Teresa Di Sarcina (Servizio Educativo)

7 marzo · ore 11.00

Appuntamento all’ingresso dell’Antiquarium di Lucrezia Romana,via Lucrezia Romana 62

Come arrivare: in auto o con la Metro A (Anagnina) e poi l’autobus linea 654

Alessandro Imbriaco. Un posto dove stare: incontro con l’autore e i curatori della mostra che dal 15 dicembre 2018 al 1° maggio 2019 è ospitata nel Casale di Santa Maria Nova. L’esposizione, curata da Simona Turco, Ilaria Sgarbozza e Alessandro Imbriaco, presenta il lavoro, solo in parte edito, che Alessandro Imbriaco ha svolto tra il 2007 e il 2011 sul tema dell’occupazione abusiva degli spazi pubblici e privati. Imbriaco ha documentato l’emergenza abitativa e riflettuto sul destino delle persone in essa coinvolte, arrivando a definire diversi modi di abitare. È entrato nelle case e nelle vite degli uomini e delle donne che, tra diffidenza ed emarginazione, trovano nei luoghi dismessi e inutilizzati ‘un posto dove stare’.

9 marzo · ore 10.00

Appuntamento al Casale di Santa Maria Nova, via Appia Antica 251

Come arrivare: a piedi da via Appia Antica 251 oppure da via Appia Nuova 1092 (attraversando a piedi la Villa dei Quintili) in auto o in Metropolitana Linea A (Colli Albani) e poi autobus linea 664

Visita guidata alla Villa del Quintili a cura di Coopculture

Situata al quinto miglio della via Appia Antica, la Villa è il più grande complesso residenziale del suburbio. La visita conduce attraverso le maestose architetture che si svilupparono sulla collina con una serie di cortili e vani di rappresentanza, un grande impianto termale e gli ambienti della residenza privata, affacciati sulla vallata circostante.

10 marzo · ore 10.00

Appuntamento all’ingresso della Villa dei Quintili, via Appia Nuova 1092

Come arrivare: in auto da via Appia Nuova 1092 o in Metropolitana Linea A (Colli Albani) e poi autobus linea 664

La Chitarra nei Secoli: concerto del Maestro Francesco Taranto (chitarra). La sala conferenze di Villa Capo di Bove ospiterà un laboratorio musicale interattivo in cui l’esperienza visiva dello strumento andrà a unirsi a quella dell’ascolto guidato, con riferimenti storici e artistici e un attivo coinvolgimento del pubblico.

10 marzo · ore 11.00

Appuntamento presso la Sala conferenze del Complesso di Capo di Bove, via Appia Antica 222

Come arrivare: in auto oppure Metro A (Colli Albani) e poi autobus linea 660 oppure 118

Visita guidata al mausoleo di Cecilia Metella a cura di Coopculture

Il Mausoleo di Cecilia Metella è uno dei luoghi simbolo della Via Appia Antica. Il monumento funerario costruito fra il 30 e il 10 a.C., che si staglia al terzo miglio della strada, impressiona ancora oggi il viaggiatore per la sua imponenza ed eleganza, che si aggiungono al fascino di essere stato riutilizzato in epoca medievale come torre di un insediamento fortificato il cui impianto è ancora ben conservato.

10 marzo · ore 12.00

Appuntamento alle 12.00 all’ingresso del monumento in via Appia Antica, 161 

Come arrivare: Metro A (Colli Albani) e poi autobus 660 oppure 118

 Gli eventi in programma sono gratuiti; è possibile partecipare fino a esaurimento posti, in base all’ordine di arrivo. Si consiglia di arrivare qualche minuto prima dell’orario indicato.


I consigli per una buona storiografia di Luciano di Samosata

IL «COME SI DEVE SCRIVERE LA STORIA» DI LUCIANO DI SAMOSATA. CONSIGLI PER UNA BUONA STORIOGRAFIA.

Agli antichisti specializzati e non, ai semplici e spassionati lettori capita di imbattersi nella lettura di opere storiche, spesso dimenticando le modalità attraverso le quali è necessario comporre una pregevole storiografia.

Prima di affrontare brevemente una disamina dell’opera lucianea: Come si deve scrivere la storia, è necessaria una piccola premessa di carattere prettamente nozionistico.

Oggi il termine ‘storiografo’ risuona particolarmente gradito a chi di esposizione storica vuole occuparsi; ma chi è lo ‘storiografo’? Stando alle notizie che ci giungono dall’antichità, epoca nella quale è ravvisabile l’origine del genere, lo storiografo è colui il quale desidera narrare, cronologicamente o meno, gli eventi socio-politici a lui antecedenti o contemporanei. Non si tratta di una narrazione stricto sensu, bensì di una vera e propria ‘ricerca’ (dal greco ἱστορία) basata su fonti, scritte (rare nell’antichità) o orali, e sull’esame autoptico.

Luciano di Samosata Come si deve scrivere la storia storiografia
Luciano di Samosata in un'incisione di William Faithorne (1616/1691). Washington D.C., The Library of Congress, Prints and Photographs Division, LC-USZ6-71. Dal libro di J. Dryden, The works of Lucian, translated from the greek by several eminent hands, v. 1. London: Sam Briscoe, 1711

Dopo Ecateo di Mileto, annoverato come il primo degli storiografi (in realtà è meglio definirlo un periegeta), i due storiografi che hanno rivoluzionato il panorama del genere sono, da un lato, Erodoto, greco d’Asia e narratore del conflitto tra Greci e Persiani, dall’altro, Tucidide, testimone oculare del conflitto Peloponnesiaco che ha sconvolto l’ultimo quarto del V secolo a.C. I due storiografi ci hanno lasciato una summa delle metodologie più efficaci per ‘scrivere’ la storia: Erodoto, l’autopsia e l’ascolto, Tucidide, il vaglio delle fonti e la meticolosità della ricerca delle stesse. Metodologie che hanno influenzato non poco gli storiografi successivi: dagli storici vissuti nel IV a.C. a Polibio di Megalopoli che non disdegna il suo predecessore Tucidide. Va annoverato, anche, seppur con caratteristiche diverse, Senofonte di Atene, storiografo, ma prima ancora scrittore di appunti diaristici (si veda l’Anabasi, per esempio).

Alla base dell’opera di Luciano di Samosata, scrittore vissuto nel II d.C. e legato alla cosiddetta ‘Seconda Sofistica’, c’è un intento sia polemico che paideutico. Luciano è un poligrafo, scrive su diversi argomenti trattandoli con un’ironia pungente e con estrema perizia. Nel Come si deve scrivere la storia questa caratteristica lucianea è ben evidente. Lo scrittore di Samosata parte dal presupposto che è utile, ai fine di una buona storiografia, smentire tutti quegli storiografi che sono lontani dalla perfezione del genere. Luciano attacca, con arguzia, tutti gli storiografi a lui contemporanei, accusandoli, da un lato, di falsare la storia, dall’altro, di essere fin troppo lusinghieri e faziosi. Una storiografia ben fatta è lungi da narrazioni mitiche, faziosità e poeticismi; lo scrittore riporta, nel libello, a riprova della sua tesi, diverse testimonianze di storiografi che, più che al vaglio degli episodi socio-politici, miravano al proprio tornaconto e a compiacere il proprio capo (cita, per esempio, Aristobulo, storiografo di Alessandro Magno, estremamente fazioso). Per Luciano è utile una storia priva di simpatie, per dirla come Tacito negli Annales: «sine ira et studio» e lo afferma prepotentemente al capitolo 41 del suo libello:

Tale dunque deve essere, a mio avviso, lo storico: senza paura, imparziale, libero, amante della libertà di parola e della veritàcome dice il comico, che chiami 'fico' il fico e 'barca' la barcauno che né per odio né per amicizia concede o tralascia qualcosa, che non ha compassione o vergogna o timore, un giudice giusto, benevolo con tutti ma solo finché non si conceda più del dovuto a una delle partinei suoi libri straniero e senza città, indipendente, senza reuno che non sta a fare i conti su cosa penserà questo o quell'altro, ma che dice quanto è accaduto”.

Oltre al contenuto, Luciano bada anche allo stile. Una storiografia ben fatta non bada agli abbellimenti stilistici, tipici di una raccolta poetica, ma ad un linguaggio sobrio e comprensibile, leggero, schietto e critico. Questo suo ideale, però, non va frainteso: Luciano non intende demolire ogni artificio stilistico, ma mira ad un moderato uso delle stravaganze linguistiche. Alla base di un’ottima storiografia, per Luciano va annoverato Tucidide, che è definito il ‘nomoteta’ del genere, imitandolo quanto più fedelmente per la metodologia. Lo stesso Luciano condanna, anche, chi si autoproclama ‘nuovo Erodoto o Tucidide’ non mostrando, però, le qualità metodologiche degli stessi. Per Luciano la storiografia è un lavoro di minuzia, di attendibilità, di libertà e sobrietà. I consigli che lo scrittore elargisce al suo Filone, destinatario del libello, sono utili, qualora fossero seguiti pedissequamente, a scrivere una ‘vera’ storiografia e non un’accozzaglia di cortesie e fantasie giudicate, falsamente!, storia.

L’opuscolo lucianeo si legge piacevolmente; è diviso in due parti: una prima parte, caratterizzata da una tenace invettiva contro i ‘falsi storiografi’ ed una seconda parte, ricca di consigli ed espedienti per una buona opera storica.

Un'allegoria sullo scrivere la storia, ad opera di Jacob de Wit (1754), dallo Amsterdams Historisch Museum.

Anche questo opuscolo di Luciano, infine, va annoverato tra quelle opere dell’antichità di immortale utilità; anche la storiografia moderna, sebbene arricchita dalle più sofisticate invenzioni, deve richiamarsi, non solo ai canonici Erodoto e Tucidide (per non dimenticare i romani Sallustio e Tacito, per citarne alcuni), ma anche ad un libello che può, o meglio, ha rivoluzionato la storiografia dal II d.C. in poi.

 


#iovadoaPaestum Aperture gratuite e aperitivi al museo tutti i giovedì pomeriggio

Il Parco Archeologico di Paestum ha approntato il suo piano delle gratuità per l’anno 2019, in approvazione del decreto Mibac del Ministro Bonisoli.

Le grandi novità di Paestum saranno l’ingresso gratuito al museo e all’area archeologica tutti i giovedì da marzo a dicembredalle ore 18:00 alle ore 19:30 e, anche, il 15 giugno, festa del Santo patrono e il 3 dicembre, giornata internazionale della disabilità. Il Parco, inoltre, darà attuazione alle disposizioni ministeriali in materia di giornate a libero accesso garantendo l’ingresso gratuito nelle prime domeniche del mese da ottobre a marzo e nella settimana della cultura dal 5 al 10 marzo 2019.

“Il Parco Archeologico di Paestum ha cercato di sfruttare al massimo le potenzialità concesse dalla forma di gestione autonoma – dichiara il direttore Gabriel Zuchtriegel – E’ stata così definita una peculiare strategia promozionale che tiene conto delle esigenze degli utenti e dell’ambito territoriale di riferimento. Con questo piano di gratuità, la nostra volontà è quella di far divenire Paestum uno scenario attivo, capace di stimolare e costruire sempre nuove forme di inclusione e accessibilità dal forte valore sociale. Ci siamo immaginati il museo come un’agorà, una piazza di incontri e confronti allietati da momenti di convivialità e diletto”.

Il Parco Archeologico di Paestum sta, oramai da diversi anni, perseguendo questo legame con il territorio e con i suoi pubblici locali su più fronti. Il biglietto annuale Paestum Mia, ad esempio, si pone quale strumento preferenziale per vivere Paestum ogni giorno, al costo di un biglietto del cinema.

A sostegno della campagna di comunicazione per le aperture gratuite pestane, è stato lanciato l’hashtag #iovadoaPaestum che riprende quello ideato dal ministro nella campagna istituzionale nazionale.

Il decreto Mibac, come da regolamento già in vigore, conserva tutte le gratuità per i minori di anni 18, per le scolaresche, per alcune tipologie di studenti e docenti, oltre che per altre categorie protette come i diversamente abili. Inoltre, riduce a € 2 il biglietto ai giovani dai 18 ai 25 anni e non più alla metà del titolo di accesso intero.


Il Museo Archeologico di Reggio Calabria presenta la sua proposta per #IoVadoAlMuseo

Il Ministro per i Beni e le Attività Culturali Alberto Bonisoli ha presentato in conferenza stampa a Roma, martedì 26 febbraio 2019, la campagna di promozione “#iovadoalmuseo”, per illustrare le agevolazioni alla partecipazione al diritto della cultura. Aumentano, infatti, le giornate ticket free nei luoghi della cultura statali. Saranno 20 nell’anno solare, di cui 8 a discrezione dei direttori.

Tra gli ospiti, in rappresentanza del Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, è stato presente il direttore Carmelo Malacrino. Il MArRC, infatti, aderisce alla campagna promozionale istituendo l’ingresso gratuito, oltre che nei giorni stabiliti con decreto ministeriale – nella Settimana dei Musei a marzo (quest’anno, da martedì 5 a domenica 10) – anche ogni prima domenica del mese (per decreto, la gratuità è obbligatoria per tutti da ottobre a marzo), a Ferragosto e per la Festa di Maria Santissima Madre della Consolazione, Patrona di Reggio Calabria (la seconda domenica di settembre, quest’anno l8).

Nell’ottica di incentivare soprattutto il coinvolgimento dei giovani nell’esercizio effettivo del diritto alla cultura e alla conoscenza e fruizione del patrimonio storico-artistico nazionale, il MiBAC ha istituito un biglietto speciale di 2 euro per ragazzi e ragazze dai 18 ai 25 anni nei giorni non compresi nella gratuità.

Il direttore Malacrino dichiara: «Credo che questo decreto con cui il Ministro introduce nuove gratuità, dando la possibilità ai direttori di scegliere le giornate in cui applicare la promozione, produrrà i suoi frutti, in termini di aumento della partecipazione dei cittadini all’offerta culturale dei Musei statali. Si tratta di un’attenzione ai rapporti con il territorio nell’ambito di una concezione non prettamente monetaria dell’economia della cultura, in linea con quanto stabilisce la Costituzione. La cultura, l’arte, la bellezza – aggiunge il direttore – sono un bene essenziale, non un lusso per pochi».

Una buona notizia per chi non ha avuto la possibilità di visitare l’esposizione temporanea “Il cibo degli dei. Rituali e offerte nei santuari della Calabria greca”, allestita nello spazio di Piazza Paolo Orsi a cura del direttore Malacrino con l’archeologa Daniela Costanzo. La mostra – la terza dedicata al tema nel 2018, Anno del Cibo Italiano, dopo “Abemus in cena. A tavola con i Romani” e “I sapori delle origini. La cultura del cibo nella Calabria protostorica” – è stata prorogata fino al 30 marzo. Il pubblico del Museo, infatti, ha apprezzato il percorso espositivo che, attraverso un centinaio di reperti rinvenuti in vari siti della regione, tra statuette di divinità in trono e di offerenti, tavolette votive, vasi figurati e ceramica miniaturistica, guida alla scoperta delle pratiche rituali in Magna Grecia che prevedevano l’offerta di cibo come strumento di comunicazione con la divinità e così ricostruire in un’unica narrazione il complesso rapporto tra cibo e sacro per i Greci antichi.

L’iconografia e i resti di pasti sacri nei santuari della Calabria greca permettono di ricostruire i sacrifici animali che erano qui praticati. Il vasellame per le libagioni testimonia l’offerta di bevande alle divinità e i modellini fittili di dolci, pani e frutti sostituiscono simbolicamente la presentazione delle primizie agli dei,  per ringraziarli per il raccolto e chiederne la benevolenza per la fertilità dei campi e degli armenti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Field School of Digital Archaeology: Studenti da tutto il mondo per uno scavo archeologico digitale

Aprirà a maggio la prima edizione della Field School of Digital Archaeology promossa da Una_Quantum Inc., a Bomarzo (VT).

Un cantiere didattico innovativo in cui al tradizionale scavo archeologico verranno applicate le più avanzate tecnologie digitali. Le attività di scavo si svolgeranno nella necropoli etrusca di Trocchi, dirimpetto l’area della riserva naturalistica di Monte Casoli. L’area, indagata in parte nel corso dell’Ottocento dal principe Stanislao Poniatowski e da Camillo Borghese, ha restituito materiali di pregio oggi conservati nei musei di tutto il mondo. L’indagine si concentrerà sul primo livello della necropoli interessato dalla presenza di tombe a camera con
dromos d’accesso e tombe a facciata rupestre.

La Field School of Digital Archaeology è aperta a tutti gli studenti, archeologi, dottorandi e ricercatori in settori affini che siano interessati ad acquisire le competenze basilari in merito all’applicazione degli strumenti digitali all’intero processo archeologico: dallo scavo all’elaborazione e gestione dei dati, senza tralasciare i fondamentali aspetti della valorizzazione e della fruizione dei beni culturali.

Le tecnologie digitali si mostrano, infatti, come una risorsa sempre più rilevante all’interno dello studio e della divulgazione del nostro patrimonio culturale; pertanto la necessità di acquisire tali competenze da parte dei professionisti del settore è ormai indiscutibile. L’ampia offerta didattica che affianca la campagna di scavo e ricognizione archeologica della Field School of Digital Archaeology mira a fornire ai partecipanti le conoscenze per utilizzare in autonomia gli strumenti digitali più rilevanti in ambito culturale.

I corsi prenderanno spunto dai dati emersi durante lo scavo della Necropoli. Tra i corsi in programma: Gis, modellazione e stampa 3D, fotogrammetria, rilevamento con drone. L’obiettivo finale della ricerca è promuovere la fruizione della necropoli, documentando
e riproducendo le tombe scavate e gli oggetti rinvenuti in 3D. Non solo: attraverso sistemi sostenibili e duraturi, Una_Quantum Inc. elaborerà un progetto di musealizzazione digitale del territorio. Inoltre, durante la Field School of Archaeology, sul campo e nei locali adibiti a deposito presso Palazzo Orsini di Bomarzo (VT), si avrà l’opportunità di lavorare direttamente sui reperti provenienti dalla Necropoli di Trocchi. Studio dei materiali, disegno archeologico, schedature e catalogazione dei reperti saranno alcune delle attività previste nel Laboratorio di Analisi dei Materiali, con particolare attenzione alla ceramica.

La campagna di scavo si svolge in regime di concessione rilasciata dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali ed è promossa da Una_Quantum Inc. La rete dell’Associazione Una_Quantum inc. è costituita da archeologi professionisti e programmatori da anni impegnati nello sviluppo e nell'insegnamento di tecnologie open source applicate ai beni culturali. In tale direzione UQ ha sviluppato PyArchInit, un plugin per Q Geographic Information System (QGIS) specifico per l’archeologia.

Gli affiliati ad Una_Quantum inc., in Italia e in Europa, lavorano nella convinzione che gli strumenti digitali open source siano il futuro dell’archeologia e della divulgazione del patrimonio culturale. Per tale motivo, la diffusione delle potenzialità delle tecnologie applicate all’archeologia e ai beni culturali è uno dei principali obiettivi dell’Associazione Una Quantum Inc.; tra gli ultimi impegni che hanno coinvolto il team si rintracciano: Circuiti, il ciclo di workshop gratuiti svolto presso il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma e
Sistemi multimediali per la museologia, pacchetto di corsi riconosciuti dal MiBAC, con sede il Museo delle Civiltà di Roma.

Le attività di scavo e la didattica, in lingua inglese, della Field School of Digital Archaeology, si svolgeranno dal lunedì al venerdì, lasciando libero il weekend; con partecipazione facoltativa, nel fine settimana, saranno organizzate visite ed escursioni nei principali siti di interesse storico-artistico e archeologico, a Bomarzo e dintorni. Nella quota di partecipazione sono incluse le attività di scavo, spese di vitto e alloggio, l’intera offerta formativa di Una_Quantum inc. e materiali didattici.

Per maggiori informazioni sulla Field School of Digital Archaeology è possibile scrivere a: [email protected]
Pagina facebook Field School of Digital Archaeology: facebook.com/ArcheoloGis


#IoVadoAlMuseo La nuova campagna culturale del Mibac

Saranno 20 i giorni ad ingresso gratuito nei musei, siti archeologici statali, nei parchi e giardini monumentali. Il nuovo programma ministeriale è stati presentato oggi a Roma dal ministro del Mibac Alberto Bonisoli, dal direttore generale Musei del Mibac Antonio Lampis e dalla direttrice del Polo museale del Lazio Edith Gabrielli, nel corso di una conferenza stampa che si è svolta nell’auditorium del Museo Nazionale degli Strumenti Musicali. Aumentano le giornate gratis, 8 in più rispetto al passato, scelte a discrezione dei direttori e delle peculiarità del territorio e tra le novità anche l’istituzione di una “Settimana  dei Musei” a cadenza annuale e un ticket da 2 euro per i giovani tra i 18 e i 25 anni che intendono visitare un luogo della cultura.

Questa nuova riorganizzazione delle giornate ad ingresso gratuito è prevista nel decreto firmato dal ministro per i Beni e le attività culturali Alberto Bonisoli lo scorso 9 gennaio e che introduce modifiche al decreto ministeriale numero 507 del 1997 che disciplina le modalità di istituzione del biglietto di ingresso ai monumenti, musei, gallerie, parchi, scavi archeologici e giardini monumentali.

Il decreto entrerà in vigore dal prossimo 28 febbraio e prevede: 8 giornate gratis scelte dai direttori dei musei autonomi e dei poli regionali in base alle necessità di ognuno e a discrezione del territorio e dell’istituzione; 6 giornate ad ingresso gratuito durante la #SettimanaDeiMusei dal martedì alla domenica in tutti i musei statali italiani che quest’anno ricade nella settimana che va dal 5 al 10 marzo; 6 giornate gratuite in concomitanza con le prime domeniche del mese, da ottobre a marzo.

L’iniziativa nasce per incrementare e meglio distribuire l’offerta culturale nell’arco dell’anno in maniera tale da non creare problemi di fruizione ad aree già super affollate e ad incentivare i giovani dai 18 ai 25 anni a frequentare i luoghi della cultura tramite l’istituzione di un biglietto super ridotto del costo di due euro.

Il Mibac ha inoltre promosso una ricca campagna di comunicazione #IoVadoAlMuseo che partirà oggi sui vari canali Rai e sui social con lo scopo di rendere capillare l’iniziativa. Uno spot istituzionale è stato creato dal Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma per la regia di Paolo Santamaria ed è stato inoltre istituito un sito www.iovadoalmuseo.it con tutte le date e le agevolazioni proposte dai vari siti, musei, gallerie, parchi italiani.

https://www.youtube.com/watch?v=4Ikqhmy1lG8&feature=youtu.be

“Con l’iniziativa Io Vado al Museo andiamo oltre rispetto al passato e aumentiamo l’offerta culturale nel nostro Paese. Le nuove agevolazioni sono il frutto di un percorso, avviato nei mesi scorsi dal Mibac – ha detto Bonisoli, in conferenza stampa . Aumentando il numero di giornate gratuite in tutti i musei statali d'Italia, vogliamo migliorare le modalità di fruizione del nostro patrimonio culturale e far conoscere alcuni tesori nascosti o poco noti, ma ugualmente preziosi, come il museo in cui ci troviamo oggi”.

“Con questo decreto - ha spiegato il ministro - cambieranno fondamentalmente due cose: la prima è che con la Settimana dei Musei sarà identificato un periodo preciso di lancio della stagione museale con tutti i musei statali gratuiti. Quest'anno si svolgerà dal 5 al 10 marzo e sarà un'occasione per spingere i cittadini e le famiglie a visitare i nostri bellissimi musei e ammirare le meraviglie in essi custodite”. “La seconda novità – ha continuato Bonisoli – è aver dato la possibilità a ciascun istituto statale di impostare un piano di gratuità sostenibile, migliorando la qualità della offerta e dunque di fruizione dei beni culturali, garantire sicurezza e tutela del patrimonio culturale in armonia con le esigenze del territorio”.

“Con la campagna Io Vado al Museo - ha concluso - intendiamo avvicinare i cittadini, ed in particolare i giovani, al patrimonio culturale, fondamento dell’identità culturale italiana”.