"Operazione Villa Giulia" Chiusura indagini investigative Nucleo Carabinieri TPC

Concluse le indagini che hanno consentito di recuperare quasi integralmente gli Ori Castellani trafugati dal Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia in modo rocambolesco la notte del 30 marzo 2013. Dopo una complessa attività investigativa, coordinata dalla Procura della Repubblica di Roma e condotta dal Reparto Operativo del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, si può dire conclusa l’OPERAZIONE VILLA GIULIA che ha portato al recupero dello straordinario patrimonio di gioielli rubati dalla collezione Castellani per un valore superiore ai 3.000.000 di euro.

I raffinati gioielli appartengono alla collezione donata nel 1919 al Museo di Villa Giulia dai Castellani, orafi e antiquari romani dell’Ottocento, appassionati collezionisti di antichità.

In occasione del 6° anniversario dal furto, che ha tenuto il pubblico con il fiato sospeso e attratto la stampa nazionale e internazionale, il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia e il Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale hanno il piacere di condividere la notizia della chiusura delle indagini investigative con la presentazione dell’ultimo straordinario ritrovamento: la splendida collana d’oro, smeraldi incisi, rubini, perle.

Per testimoniare questo grandioso ritorno a Villa Giulia martedì 2 aprile alle ore 11 presso la Sala della Fortuna del Museo Nazionale Etrusco si terrà una conferenza stampa.

Il furto, avvenuto il sabato prima di Pasqua del 2013, era stato compiuto da ladri incappucciati, armati di ascia e fumogeni, ed aveva coinvolto un antiquario romano, una ricca signora russa e una serie di ricettatori locali per tentare di immettere i preziosi sul mercato clandestino rivolto a facoltosi acquirenti.

Grazie all’intervento tempestivo del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale ne è stata scongiurata la vendita che li avrebbe certamente condotti, come le indagini hanno consentito di appurare, in Russia. La pressione investigativa, frutto di indagini durate oltre tre anni attraverso centinaia di intercettazioni e decine di perquisizioni, ha consentito il recupero di quasi tutti i gioielli e l’individuazione degli esecutori materiali del furto e dei ricettatori.

Il ricordo di questa particolarissima vicenda nel racconto di testimoni e protagonisti.

Ingresso libero nella Sala della Fortuna fino ad esaurimento posti.


Torna alla luce un Termopolio nella Regio V di Pompei

Gli scavi di Pompei ci permettono ancora una volta di ricostruire importanti tasselli della vita quotidiana della città prima dell’eruzione del 79 d.C. I recenti ritrovamenti nella Regio V, che da un anno entusiasmano stampa e pubblico, sempre più forniscono dettagli di quest’area del sito solo parzialmente indagata che si estende su una superficie di oltre 1.000 mq tra la Casa delle Nozze d’Argento e la Casa di Marco Lucrezio Frontone.

L’intervento in corso, il più grande scavo estensivo dal dopoguerra ad oggi a Pompei, prevede la messa in sicurezza di oltre 2,5 km di muri antichi e la mitigazione del rischio idrogeologico nell’area non scavata alle spalle dei fronti di scavo nelle Regiones I, III , IV e IX.

Foto del Parco Archeologico di Pompei

I dati emersi da marzo 2018 sono sorprendenti e l’ultima scoperta è davvero eccezionale. Pompei si racconta attraverso il suo quotidiano grazie al Termopolio recentemente affiorato ed emerso nello slargo che fa da incrocio tra il vicolo delle Nozze d’Argento e il vicolo dei Balconi portato interamente alla luce.

Foto del Parco Archeologico di Pompei

L’ attività commerciale, solo parzialmente scavata in quanto collocata sul fronte di scavo, restituisce un bancone riccamente decorato su cui vi sono raffigurati una bella Nereide su cavallo in ambiente marino e l’attività stessa che si svolgeva nella bottega, una sorta di insegna commerciale che faceva da pubblicità.  Quasi da riflesso, una scena singolare ritrovata al di sotto del bancone al momento dello scavo: anfore integre che erano da richiamo alla vendita.

Foto del Parco Archeologico di Pompei

Diversi erano questi esercizi commerciali sparsi per la città, solo a Pompei se ne contano una ottantina e tutti situati sulle vie. Il Termpolio sicuramente più celebre era quello di Asellina che sporgeva sulla celebre via dell’Abbondanza.

Foto del Parco Archeologico di Pompei

“Per quanto strutture come queste, siano ben note nel panorama pompeiano – dichiara la Direttrice ad interim, Alfonsina Russo -  il rinnovarsi della loro scoperta, con anche gli oggetti che accompagnavano l’attività commerciale e dunque la vita di tutti i giorni, continua a trasmettere emozioni intense che ci riportano a quegli istanti tragici dell’eruzione, che pur ci hanno consegnato  testimonianze uniche della civiltà romana”

Foto del Parco Archeologico di Pompei

Il nome originariamente greco, deriva da ϑερμός «caldo» e πωλέω «vendere», stava genericamente ad indicare, sia nel mondo greco che romano, un luogo in cui si bevevano bevande, non solo calde, secondo l’etimologia della parola, ma anche fredde e di altri generi.

Gli alimenti e non solo, venivano conservati in grandi giare, dolia, che erano incassate nel bancone di mescita in muratura e venivano consumati abbastanza velocemente soprattutto da coloro che non rientravano a casa per il prandium, il pasto leggero del mezzogiorno.

 


Roma: convegno “Creature ibride dall’oriente alla penisola italiana: appropriazioni e (ri)creazioni”

Il convegno internazionale “Creature ibride dall’oriente alla penisola italiana: appropriazioni e (ri)creazioni”, incontro di studi promosso dall’Università di Friburgo, si terrà il 3 e il 4 aprile all’Istituto Svizzero di Roma, in via Ludovisi 48.

Oltre a rappresentare gli animali esistenti e a evolvere al loro fianco, diverse civiltà hanno immaginato creature
ibride, comunemente dette Mischwesen. Gli artisti hanno dimostrato una grande creatività, che sfocia nella creazione di un abbondante bestiario, presente su molti supporti quali i vasi attici, i gioielli etruschi, e le gemme del periodo romano.

Queste figure ibride non sono sistematicamente legate alla mitologia, anche se nell’antica Grecia il riferimento mitologico è maggiormente presente in confronto alla penisola italiana dove tali figure conquistano una propria autonomia.

Le suddette differenze ci invitano a riflettere tanto sul fenomeno dell’ibridazione quanto su questa apparente indipendenza dalle fonti letterarie delle creature ibride della penisola italiana, dall’epoca etrusca a quella
imperiale. Attraverso l’esame di testi, ma soprattutto di immagini ricche e variegate, proponiamo un viaggio nella terra di queste creature mostruose eppure così formalmente attraenti.

Di seguito il programma.

Mercoledì 3 aprile 2019

10 : 00 Benvenuto

10 : 15 Véronique Dasen (Università Friburgo)

Chnoubis, un hybride à toutes épreuves : petits maux, grands dieux

11 : 00 Cecilia d’Ercole (École des Hautes Études en Sciences Sociales, Parigi)

I Viaggi dei Grifi, tra Oriente e Occidente ( IVe - IIIe )

11 : 45 Valentino Nizzo (Museo Villa Giulia)

Di Potnia in Potnia. Ricezione e reinterpretazione di un modello archetipale nell’Italia centro-meridionale protostorica

12 : 30 Pranzo

14 : 00 Igor Baglioni (Museo delle Religioni « Raffaele Pettazzoni », Velletri)

Tra le spire della donna serpente. Echidna nella Teogonia esiodea

14 : 45 Esau Dozio (Antikenmuseum Basilea)

Un’anfora del Pittore di Berlino : creature ibride tra Grecia ed Etruria

15 : 30 Pausa

16 : 00 Flavia Morandini (Università Ca’ Foscari, Venezia)

Bestie divoratrici: sfingi e teste mozzate

16 : 45 Anna Angelini (Università Losanna)

Mostri marini nelle tradizioni greco-romane: tra informità e polimorfismo

18 : 00 Visita Villa Giulia

19 : 30 Fine della visita

Giovedì 4 aprile 2019

 

10 : 00 Benvenuto

10 : 15 Maria Cristina Biella (Università Roma, La Sapienza)

Al di qua e al di là degli Appennini. Appunti sullo sviluppo del bestiario orientalizzante nella Penisola Italiana

11 :00 Lorenzo Fabbri (Università Milano)

Il serpente che non è in grado di cambiare pelle muore: l’emblematico caso di Lamia

11 : 45 Enrico Giovanelli Leoni (Università Milano)

Chimere e sfingi nelle arti minori in età Orientalizzante: spunti per l’individuazione dei modelli iconografici

12 : 30 Pranzo

14 : 00 Arnaud Zucker (Université Côte d’Azur)

Les hybrides sont-ils des animaux comme les autres ? Montage et démontage d’un « prototype »

14 : 45 Doralice Fabiano (Università Ginevra)

Gli dei del fiume nell’antica Grecia tra « ibridismo » e « natura »

15 : 30 Pausa

16 : 00 Fabio Spadini (Università Friburgo)

Un ibrido al soldo della vendetta, il Capricorno

16 : 45 Daniela Ventrelli (Università Friburgo)

Creature ibride e mostruose nella ceramica figurata. Rubi antiqua / apula e lucana, « fascination » per i collezionisti del XIX secolo

17 : 30 Sandra Jaeggi (Università Friburgo)

Représenter des hybrides à mamelles : génération ou régénération ?

 

Info

Mail: [email protected]


Tutankhamon torna a Parigi con una straordinaria mostra

Fino al 15 settembre 2019, la mostra ‘Tutankhamun, Treasures of the Golden Pharaoh’ permetterà ai visitatori di fruire di straordinari reperti legati a Tutankhamon, a quasi 100 anni dall'anniversario della scoperta della sua tomba e a oltre 50 anni dalla mostra di Parigi del 1967, che fu considerata la ‘mostra del secolo’ per essere riuscita ad attrarre 1,2 milioni di visitatori. Si tratta di un'opportunità unica per rivivere la leggenda del faraone della XVIII dinastia, prima che i manufatti siano esibiti in via permanente al Grand Egyptian Museum del Cairo.

Scudo cerimoniale in legno col faraone che calpesta i nemici nubiani 
GEM 341
XVIII dinastia, regno di Tutankhamon,
1336 - 1326 a.C.
Legno, Stucco, foglia d'oro, ebano
Luxor, Valle dei Re, KV62, Annex. © Laboratoriorosso, Viterbo/Italy

La mostra include oltre 150 manufatti originali, provenienti dalla tomba di Tutankhamon, e comprende diversi oggetti personali del giovane faraone, che lo accompagnarono durante la vita e la morte: gioielli in oro, sculture e oggetti cerimoniali.

I faraoni che succedettero Tutankhamon erano quasi riusciti a cancellarlo dalla storia, fino alla scoperta della sua tomba non saccheggiata, nel 1922, ad opera dell'archeologo ed egittologo britannico Howard Carter. La scoperta riuscì a portare fama a queste due personalità, vissute a distanza di 3.400 anni l'una dall'altra.

Letto in legno dorato
GEM 14276
XVIII dinastia, regno di Tutankhamon,
1336 - 1326 a. C.
Legno, stucco, lamina d'oro 
Lunghezza: 180,5 cm
Larghezza: 79,5 cm
Altezza massima: 71 cm
Luxor, Valle dei Re, KV62, Annex. © Laboratoriorosso, Viterbo/Italy

Per gli antichi Egizi, la morte era considerata come una nuova nascita, ma la vita dopo la morte poteva conservarsi solo se il corpo era preservato e se si erano seguiti i rituali prescritti. I visitatori della mostra ‘Tutankhamun, Treasures of the Golden Pharaoh’ potranno seguire il percorso del faraone nell'aldilà, scoprendo la funzione di ciascuno degli oggetti funerari, necessari lungo il periglioso tragitto.

mostra Tutankhamon "Tutankhamun, Treasures of the Golden Pharaoh" Grande Halle de la Villette Parigi
Il dio Ammone che protegge Tutankhamon
Diorite, 1336-1326 a. C.
Dipartimento delle Antichità Egizie,
Musée du Louvre
© Musée du Louvre, dist. RMN – Grand Palais /
Christian Descamps

Oltre ad accompagnare il progetto, il Dipartimento delle Antichità Egizie del Museo del Louvre concederà uno dei suoi capolavori: la statua del dio Ammone che protegge Tutankhamon.

mostra Tutankhamon "Tutankhamun, Treasures of the Golden Pharaoh" Grande Halle de la Villette Parigi
Statua colossale di Tutankhamon in quarzite.
GEM 2223
XVIII dinastia, regno di Tutankhamon,
1336 - 1326 a.C.
Luxor, Medinet Habu, Tempio di Ay e Horemheb. © Laboratoriorosso, Viterbo/Italy

Alla conclusione del tour della mostra in dieci città, i reperti saranno esposti in via permanente al Grand Egyptian Museum, attualmente in costruzione al Cairo. I fondi ricavati dalla mostra forniranno supporto finanziario al Grand Egyptian Museum stesso e ai siti archeologici egiziani.

Il Grand Egyptian Museum sarà collocato presso la Piana di Giza (sito Patrimonio dell'Umanità per l'UNESCO), entro 2,5 km dalle Piramidi. Una volta completato, sarà un importante centro di studi di carattere scientifico, storico e archeologico, che coprirà circa tremila anni di antica storia egiziana e che ospiterà oltre 100 mila manufatti.


Mercoledì 27 marzo si celebra la Giornata Mondiale del Teatro

Torna il 27 marzo la Giornata Mondiale del Teatro, evento internazionale istituito nel 1961 a Vienna nel corso del IX Congresso mondiale dell'Istituto Internazionale del Teatro, ente con sede a Parigi e Shanghai, fondato a Praga nel 1948 dall'UNESCO e da illustri personalità delle arti di scena.

La prima di queste giornate fu celebrata il 27 marzo 1962 su iniziativa di Jean Cocteau e in questa giornata  una eminente personalità delle arti di scena espone, su invito dell'ITI, esprime le sue riflessioni riguardanti il teatro e la cultura della pace, per il 2019 il messaggio è scritto dal celebre regista cubano Carlos Celdràn (http://www.spettacolodalvivo.beniculturali.it/index.php/bacheca-dal-mondo/995-giornata-mondiale-del-teatro-2019)

Il Parco Archeologico di Ercolano celebra la giornata mondiale del teatro ricordando che dal 17 marzo è stabilmente aperto l’Antico Teatro, tutte le domeniche con tre turni di visita; si tratta di un percorso sotterraneo concepito come una vera e propria esplorazione, i visitatori scendono sotto il materiale eruttivo a più di 20 metri attraverso scale realizzate in età borbonica. Un viaggio nel tempo concepito come una vera ‘avventura’ speleologica, un immergersi anche fisicamente in un’atmosfera che permette di ripercorrere idealmente, appunto immergendosi fisicamente nell’antico monumento, gli spettacoli che un tempo vi si svolgevano all’interno. I visitatori oltre ai resti dell’antico edificio possono osservare reperti e graffiti lasciati nei secoli dai visitatori, che alla luce delle fiaccole attraversarono nel XVIII e XIX secolo le gallerie e i pozzi creati per penetrare nelle viscere dell’antica Ercolano, e si potranno ammirare persino piccole stalattiti.

Sepolto dall’eruzione del 79 d.C., fu il primo monumento ad essere scoperto nei siti vesuviani colpiti dal cataclisma. Fin dalla sua scoperta, suscitò grande interesse, nel corso del Settecento e dell’Ottocento, da parte dei colti viaggiatori che giungevano a Napoli da ogni parte d’Europa e diventò una tappa del Grand Tour.

Nelle due  prime domeniche di apertura si è registrato un tutto esaurito all’Antico Teatro di Ercolano, i visitatori interessati sono invitati ad anticiparsi nel programmare la propria visita, ogni informazione riguardante l’acquisto dei biglietti sul sito del Parco www.ercolano.beniculturali e su www.ticketone.it.​


Bonisoli in visita a Pisa: "Presto apriremo il Museo delle Navi"

A vent'anni dalla conclusione dei lavori di consolidamento e restauro della Torre di Pisa, il Ministro per i beni e le attività culturali, Alberto Bonisoli, ha lanciato la proposta di istituire un premio internazionale da destinare a coloro che hanno compiuto esemplari interventi preventivi a tutela e conservazione del patrimonio culturale, adottando anche soluzioni tecnicamente e metodologicamente innovative, e ha annunciato la sua presenza in autunno all'Opera Pisana della Primaziale, in occasione di un convegno di studi che celebrerà l'anniversario della straordinaria impresa del comitato scientifico diretto dal prof Michele Jamiolkowski.

Nel corso della visita istituzionale a Pisa, Bonisoli è stato ospite dell'Opera della Primaziale Pisana, il gruppo di monitoraggio sulla Torre, composto da alcuni dei più importanti professionisti e studiosi del panorama nazionale.

“Poter ricordare nei dettagli dieci anni di interventi di restauro e consolidamento su uno dei monumenti italiani più noti, - ha dichiarato il Ministro- ci è utile per ribadire l'importanza del concorso di competenze multidisciplinari, pronte a sperimentare tecniche e metodologie di avanguardia per la tutela. Il Comitato, allora, era osservato in mondovisione, col fiato sospeso, e ha salvato un bene che è patrimonio dell'umanità”.

Per rinnovare l’attenzione su quello che è stato realizzato a Pisa, Bonisoli ha proposto all'Opera della Primaziale Pisana di realizzare un Premio: “Il lavoro di prevenzione del rischio non viene sufficientemente valorizzato e reso visibile, mentre il disastro lo è. Ci stiamo ancora pensando, ma penso che Pisa sia il luogo più adatto dove questo riconoscimento dovrà essere consegnato”. Una proposta che è stata accolta con interesse.

Nel corso della giornata il Ministro ha visitato, sempre a Pisa, il Museo Nazionale di San Matteo e il Museo delle Antiche Navi Romane. Per quest'ultimo il Ministero ha stanziato 17 milioni di euro circa, e dovrebbe essere inaugurato prima dell'estate.


Università Ca' Foscari Venezia

Con il progetto "Smath", l'arte entra nelle imprese venete

CON IL PROGETTO “SMATH”, L’ARTE ENTRA NELLE IMPRESE VENETE

Giovedì 28 marzo, ore 15.30, a Ca’ Foscari Challenge School Il lancio del progetto europeo con il workshop “Creare atmosfere creative”. A confronto sei donne, imprenditrici e operatrici culturali, che già esplorano le potenzialità della contaminazione tra arte e impresa.

VENEZIA – Si proietta in Europa – e si fa replicabile e adattabile ad altri territori e Paesi - il modello di interazione tra arte e impresa ideato e sviluppato in questi ultimi anni da Ca’ Foscari (art&business), nella convinzione che la creatività e la cultura possano rendere le aziende più competitive e innovative. Accadrà grazie al progetto europeo “Smath” (Smart Atmospheres of social and financial innovation for innovative clustering of creative industries in Med area) – ne è capofila la Regione del Veneto assieme al Dipartimento di Management dell’Università Ca’ Foscari Venezia - che verrà presentato in un “Info Day” con il workshop intitolato “Creare atmosfere creative”, giovedì 28 marzo, dalle ore 15.30, all’aula Cancelletto di Ca’ Foscari Challenge School (Venezia-Marghera-Venezia, Via della Libertà, 12).

L’ambizioso obiettivo è dare vita in sette diverse regioni europee a “nidi creativi” in cui artisti e imprenditori progetteranno insieme nuovi servizi e prodotti, con una logica di innovazione sociale, per trasformare il sistema di relazioni tra cultura e impresa. «Da alcuni anni il Laboratorio di Management dell’Arte e della Cultura di Ca’ Foscari (MacLab) ha indirizzato la propria ricerca sulla connessione tra arte e impresa - spiega Fabrizio Panozzo, docente del Dipartimento di Management dell’Università Ca’ Foscari Venezia e responsabile scientifico del progetto -, codificando un vero e proprio modello di “art&business” per mettere in interazione e dialogo il lavoro dell’artista con quello dell’impresa, modello che grazie a questo progetto ora sperimentiamo in modo più ampio qui in Veneto ed estendiamo anche ad altri Paesi».

Il workshop di lancio del progetto è strutturato in un confronto tra cinque imprenditrici unite da uno spiccato interesse per l’arte e altrettante operatrici culturali che già hanno ideato e realizzato interventi artistici insieme ad aziende del territorio o nelle loro sedi produttive. Dopo i saluti di Roberta Lesini, direttrice esecutiva di Ca’ Foscari Challenge School, a presentare “Smath” saranno Maria Teresa De Gregorio, direttore della Direzione Beni, Attività Culturali e Sport della Regione del Veneto, e Fabrizio Panozzo, docente del Dipartimento di Management dell’Università Ca’ Foscari Venezia. Spazio poi alle testimonianze dal mondo dell’impresa con Lucia Cuman di Stl Design&Tecnologia, Mariacristina Gribaudi di Keyline spa e Fondazione Musei civici di Venezia, Maria Graziati di F/Art, Agnese Lunardelli di Lunardelli e Nadia Ugolini di Ugolini srl, e agli interventi delle operatrici culturali Viviana Carlet di Lago Film Fest, Laura Gallon di Arte Laguna Prize, Cristina Palumbo di Echidna Cultura, Giovanna Maroccolo di Neo e dell’artista Anna Piratti.

“Smath” è un progetto di cooperazione internazionale, finanziato dal programma Interreg Med 2014-2020, che unisce dieci attori diversi, tra acceleratori d’impresa, governi regionali, istituti culturali e agenzie per lo sviluppo locale in diversi Paesi del Mediterraneo: le regioni del Veneto, del Friuli Venezia Giulia, della Provenza/Costa Azzurra, le aree metropolitane di Barcellona, Zagabria e Atene e Maribor in Slovenia. Anche la nostra Regione dunque grazie al progetto, con un finanziamento di 490mila euro su un totale di 2 milioni destinati al progetto complessivo, sarà terra fertile per dare vita ad atmosfere creative e smart in cui respirare e riscoprire i benefici della connessione tra la sfera della produzione artistico-culturale e quella imprenditoriale già attenta alla creatività, con un’attenzione particolare ai temi del turismo sostenibile, la coesione sociale e la rigenerazione urbana. Per il Veneto il progetto si concretizza in un percorso articolato – guidato da docenti e ricercatori di Ca’ Foscari - di seminari formativi, sessioni progettuali, laboratori, eventi pubblici di presentazione, servizi di assistenza e accompagnamento, che culminerà nel 2020 con la realizzazione di sei residenze artistiche in altrettante aziende.

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Roma: mostra "La ferita della bellezza. Alberto Burri e il Grande Cretto di Gibellina"

La ferita della bellezza.

Alberto Burri e il Grande Cretto di Gibellina

Al Museo Bilotti, una rilettura del percorso dell'artista a partire dall'opera di Land Art più grande al mondo. A cura di Massimo Recalcati

Museo Carlo Bilotti – Aranciera di Villa Borghese

23 marzo | 9 giugno 2019

Alberto Burri e il Grande Cretto di Gibellina
Alberto Burri, Grande Cretto Gibellina, 1985-2015, Gibellina (Trapani).
Fotografia di Aurelio Amendola prima del completamento dell'opera, 2011 ©Aurelio
Amendola. Courtesy Magonza, Arezzo

Roma, 22 marzo 2019. Alberto Burri, chiamato a realizzare un intervento per la ricostruzione del paese distrutto dal terremoto nella Valle del Belice del 1968, decide di intervenire sulle macerie della città di Gibellina, creando l’opera di Land Art più grande al mondo. Le ricopre di un sudario bianco, di un’enorme gettata di cemento che ingloba i resti e riveste, in parte ricalcandola, la planimetria della vecchia Gibellina.

La mostra, al Museo Carlo Bilotti dal 23 marzo al 9 giugno 2019, è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali. Curato da Massimo Recalcati con il coordinamento scientifico di Alessandro Sarteanesi, prodotto e realizzato da Magonza editore, il progetto espositivo itinerante La ferita della bellezza. Alberto Burri e il Grande Cretto di Gibellina, partendo da questo grande intervento, risale il percorso dell'artista con una selezione di lavori esemplari, letti in relazione alla poetica della ferita, tema che nell’interpretazione di Massimo Recalcati attraversa la sua intera opera, incidendo la materia, disegnando strappi, lacerazioni, crettature, bruciature, giungendo sino a declinazioni inedite che pensano ad una genesi e a un processo di carattere spirituale.

La mostra è patrocinata dalla Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri, dalla Regione Lazio e dalla Regione Sicilia, dal Comune di Gibellina e dalla Fondazione Orestiadi con un prestito della Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma. Dopo la tappa romana l'esposizione sarà riallestita da giugno ad ottobre al MAG Museo Alto Garda a Riva del Garda in collaborazione con il MART Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto.

Culmine del percorso interpretativo sono le fotografie in bianco e nero di Aurelio Amendola sul Grande Cretto. Fotografo che per eccellenza ha raccolto le immagini di Burri, dei suoi lavori e dei processi creativi, Amendola ha realizzato gli scatti in due riprese, nel 2011 e nel 2018, a completamento avvenuto dell’opera (2015). Nel percorso inoltre, il video di Petra Noordkamp – prodotto e presentato nel 2015 dal Guggenheim Museum di New York, in occasione della grande retrospettiva The Trauma of Painting – filma in un racconto poetico e di grande sapienza tecnica l’opera di Burri e il paesaggio circostante.

Alcune opere uniche dell’artista, veri e propri capolavori, inoltre, estendono non solo ai Cretti ma anche ai Sacchi, ai Legni, ai Catrami, alle Plastiche e a una selezione di opere grafiche la lettura proposta dal celebre psicanalista. È una ferita che è dappertutto, che trema ovunque. Una scossa, un tormento, un precipitare di fessurazioni infinite ed ingovernabili. Come scrive Recalcati in Alberto Burri e il Grande Cretto di Gibellina, nei Legni la ferita è generata dal fuoco e dalla carbonizzazione del materiale ma, soprattutto, dal resto che sopravvive alla bruciatura. Nelle Combustioni, lo sgretolamento della materia, la manifestazione della sua umanissima friabilità, della sua più radicale vulnerabilità, viene restituita con grande equilibrio poetico e formale. È ciò che avviene anche con le Plastiche dove, ancora una volta, è sempre l’uso del fuoco a infliggere su di una materia debole ed inconsistente come la plastica, l’ustione della vita e della morte.

In occasione della mostra sarà realizzato dalla casa editrice Magonza un importante volume stampato su carta di pregio e di grande formato con testimonianze e ricerche inedite su Alberto Burri, la sua opera e Il Grande Cretto di Gibellina. Un nuovo testo di Massimo Recalcati raccoglierà gli sviluppi ulteriori della sua ricerca, insieme a interventi di storici dell'arte quali Gianfranco Maraniello e Aldo Iori. Sarà inoltre organizzata una conferenza ad hoc tenuta da Massimo Recalcati che sarà occasione di una riflessione ampia sull'opera di Alberto Burri e sulla mostra.

Il Museo Carlo Bilotti ha sede nell'antica Aranciera di Villa Borghese, nota nel Settecento come Casino dei Giuochi d'Acqua per la presenza di fontane e ninfei. Accoglie le opere di arte contemporanea donate alla città di Roma da Carlo Bilotti, imprenditore italo-americano e collezionista di fama internazionale. La raccolta comprende un consistente nucleo di dipinti e sculture di Giorgio de Chirico, affiancato da opere di Gino Severini, Andy Warhol, Mimmo Rotella, Larry Rivers e Giacomo Manzù. Negli anni successivi alla sua apertura il Museo si è arricchito di opere di Consagra, Dynys, Greenfield-Sanders e Pucci. Le sale del pianoterra e alcune sale del primo piano ospitano mostre temporanee.

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Artonauti

Artonauti: l'arte diventa un gioco da ragazzi

Come coinvolgere i bambini nella conoscenza del mondo dell'arte? Sembrerebbe un'impresa non facile, ma con Artonauti diventa "un gioco da ragazzi": si tratta infatti del primo album di figurine - non solo in Italia, ma nel mondo - ad esser dedicato al mondo dell'arte.

Si unisce così il meccanismo giocoso dello scambio di figurine allo scopo educativo. Non solo, Artonauti comprende anche aneddoti, curiosità, giochi e indovinelli che sono destinati ad aggiungere divertimento al divertimento. In ogni bustina vi è inoltre la Twin Card che permetterà di giocare e al contempo testare la propria memoria e la propria conoscenza dell'arte.

ArtonautiTornando al lato educativo, nelle 64 pagine che costituiscono l'album si parte dalla preistoria per arrivare a Gauguin. Il progetto ha puntato tutto sul gioco, come strumento didattico e alla portata di tutti. Alzi la mano chi non ha mai giocato di buon grado con le figurine. Dall'altra parte, il progetto sottolinea come tanti studi abbiano evidenziato l'importanza di avvicinare quanto prima al mondo dell'arte.

Come indica la parola stessa, i bambini tra i 7 e gli 11 anni saranno così astronauti dell'arte, Argonauti alla ricerca di un mondo di arte e storia che potranno imparare ad amare quanto prima.


Roma nella camera oscura fotografia mostra Museo di Roma

Mostra fotografica "Roma nella camera oscura"

Roma nella camera oscura

In mostra al Museo di Roma le fotografie della città dall’Ottocento a oggi

In occasione dei 180 anni dalla nascita della fotografia

una straordinaria selezione di immagini provenienti dall’Archivio Fotografico

Museo di Roma

27 marzo 2019 – 22 settembre 2019

Roma nella camera oscura fotografia mostra Museo di Roma
Nello Ciampi (1890-1980) Coppia in via dei Fori Imperiali, 1958, stampa ai sali d’argento

Roma, 26 marzo 2019 – Con circa 320 immagini conservate nelle ricche raccolte del proprio Archivio Fotografico, il Museo di Roma a Palazzo Braschi celebra i 180 anni della nascita ufficiale della fotografia con la mostra Roma nella camera oscura. Fotografie della città dall’Ottocento a oggi, uno straordinario excursus negli ambiti più significativi della storia fotografica della capitale prima dell'avvento del digitale.

L’esposizione, aperta al pubblico dal 27 marzo al 22 settembre 2019, è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e curata da Flavia Pesci e Simonetta Tozzi. Organizzazione Zètema Progetto Cultura. Catalogo De Luca Editori d’arte.

Suggerendo diversi percorsi di visita, la mostra muove dagli esordi della fotografia in città – con artisti attivi già a ridosso dell’invenzione della nuova tecnica –, attraversa le epoche che videro mutare sempre più radicalmente il volto della città, per giungere, senza soluzione di continuità, all’opera di artisti viventi, che hanno operato in un significativo rapporto con Roma Capitale.

La mostra è anche l’occasione per rendere noto il lavoro di molti autori rimasti anonimi, qui valorizzati per la prima volta come fotografi “di ricerca”.

Vari sono i livelli di lettura proposti: dalla possibile ricostruzione della storia e dell’evoluzione delle tecniche fotografiche alla comprensione del ruolo specifico svolto da tanti artisti in base alla tipologia del proprio lavoro, fino alla possibilità di “leggere”, secondo nuove e moltiplicate chiavi interpretative, la città stessa, in un percorso storico-fotografico che illustra globalmente il contesto visivo di Roma.

Il racconto per immagini si snoda per 9 sezioni dedicate alle diverse tematiche, declinazioni e tecniche, di questo affascinante processo.

Si parte con Sperimentare con la luce: nascita e progressi della fotografia in cui si alternano il dagherrotipo, la carta salata e l’albumina, esplorati dai primi fotografi – Giacomo Caneva, Frédéric Flachéron, Eugène Constant, Alfred-Nicolas Normand, James Anderson, Robert MacPherson , veri pionieri che si spostavano tra città e campagna con ingombranti attrezzature, spesso accompagnati da pittori, ponendosi in piena continuità con l’arte del proprio tempo.

Il rapporto con l’antico è a Roma immancabilmente fondamentale: la successiva sezione, Documentare l'Antico: percorsi tra le rovine, racconta come la nuova tecnica sia stata presto utilizzata anche nell’indagine archeologica, incentrata fin dagli esordi sulle vestigia classiche e sui principali monumenti della città. 

In una selezione concentrata sul valore quasi puramente simbolico del luogo di culto per eccellenza della cristianità, le immagini proposte nella sezione Centro della cristianità lasciano emergere la Basilica di San Pietro in alcune caratteristiche sue peculiari: da un lato nell’aspetto più solenne e ufficiale, con la grandiosa cupola michelangiolesca che sovrasta la città e il cui armonioso profilo è ormai parte integrante della cultura visiva di tutti i romani; dall’altro nella sua anima quasi “familiare”, che si rivela negli scorci più nascosti di vita quotidiana all’interno delle mura vaticane, nelle grandi riunioni di piazza in lunga attesa di eventi storici o semplicemente della benedizione papale.

Quarta tappa della visita la sezione Vie d’acqua: la presenza del fiume e le fontane monumentali con diverse immagini che rappresentano il condizionamento operato nei secoli dalla presenza dell’acqua del Tevere in particolare, ma anche degli acquedotti e delle fontane. A seguire, Un eterno giardino: Roma tra città e campagna documenta il patrimonio naturalistico ancora straordinario di Roma, nell’opulenza di giardini e parchi.

Il percorso espositivo prosegue con la sezione dal titolo La nuova capitale: dai piani regolatori di fine Ottocento alla città moderna, dedicata alle trasformazioni urbanistiche che nei secoli mutarono il volto dell’Urbe, per adeguarla dapprima al ruolo di nuova capitale d’Italia, poi di ideale palcoscenico del regime fascista, o per renderla infine la città moderna che tutti conosciamo. Questi mutamenti sono rappresentati in mostra da una serie di artisti: dopo i fotografi delle demolizioni, le opere di Nello Ciampi, che per trent’anni illustrò con le proprie immagini la rivista «Capitolium», contribuendo a trasformare radicalmente il mestiere del fotografo, fino alle riprese di Oscar Savio, che fino agli anni Settanta documentò l’edilizia cittadina in una nuova concezione della fotografia d’architettura.

Largo spazio è riservato anche alla quotidianità della vita romana: nella settima sezione, Occasioni di vita sociale, la fotografia si fa tramite di una modalità specifica di comunicazione della storia sociale che, fino ai giorni nostri, restituisce l’immagine della città in tutta la sua vivacità. Si alternano, dunque, immagini che abbracciano sia eventi celebrativi e ufficiali sia le occasioni più popolari dei mercati o delle feste. Oltre alle riprese di Adolfo Porry Pastorel, padre del fotoreportage in Italia, e a quelle di Nello Ciampi, si espongono le riprese degli operatori dell’Archivio Storico dell’Ufficio Stampa di Roma Capitale, degli anni Sessanta e Settanta.

Celebri performance di artisti, come quelle di Joseph Beuys e Keith Haring, sono documentate in lavori fotografici specifici, mentre importanti committenze da parte del Comune di Roma arricchiscono il patrimonio fotografico civico con le immagini della città colte attraverso lo sguardo di alcuni dei più grandi fotografi del nostro tempo, quali Gianni Berengo Gardin, Gabriele Basilico, Luigi Ghirri, Mario Cresci, Roberto Koch.

Attraverso lo specchio: negativi su lastra di vetro propone, in una suggestiva presentazione, una serie di lastre ottocentesche in vetro retro-illuminate.

Il percorso si chiude nelle sale al pianterreno con la sezione Ritratti dedicata alla fotografia di figura, con ritratti di personaggi famosi, modelli in posa e interni di studi d’artista ottocenteschi, ma anche con tableaux vivants, i “quadri viventi” di grande fortuna tra fine Ottocento e primo Novecento, che sottolineano ulteriormente il rapporto di stretta complementarietà affermatosi anche a Roma tra fotografia e pittura.

Gli studenti della Scuola di fotografia della Rome University of Fine Arts (RUFA), coordinati da tre docenti, realizzeranno un’installazione che, con l’uso di video originali, voci e suoni della metropoli, farà rivivere la vita culturale della capitale attraverso i suoi protagonisti, da Pasolini a de Chirico, da Remo Remotti a Schifano.

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