Category Archives: Arte – Medio Evo

Concluso restauro del Chiostro del Capitolo della Certosa di Calci [Gallery]

CONCLUSO IL RESTAURO DEL CHIOSTRO DEL CAPITOLO DELLA CERTOSA DI CALCI (PI) ”LUOGO DEL CUORE” DEL FAI

Il Chiostro dopo il restauro ©CertosadiCalci-MiBACT

Sono terminati i lavori di restauro che hanno interessato le superfici decorate e gli elementi lapidei del Chiostro del Capitolo della Certosa di Calci, bene classificato al secondo posto nella settima edizione de “I Luoghi del Cuore”. Grazie all’impegno della Delegazione FAI di Pisa, che ha spinto l’idea di candidare la Certosa al censimento e ha sollecitato la nascita del Comitato per salvare la Certosa – costituitosi per l’occasione e diventato poi associazione permanente di volontariato dedicata al monumento, come Amici della Certosa – 92.259 persone nel 2014 hanno infatti dimostrato il legame e l’attenzione nei confronti della Certosa di Calci votandola al censimento dei luoghi italiani da non dimenticare promosso dal FAI – Fondo Ambiente Italiano in collaborazione con Intesa Sanpaolo.

Grazie a questo importante risultato la Certosa ha potuto beneficiare di un contributo di 50.000 euro che, in accordo con il Polo Museale della Toscana, è stato destinato al recupero del quattrocentesco Chiostro del Capitolo. La straordinaria mobilitazione attivata grazie al censimento, come sempre più spesso accade con “I Luoghi del Cuore”, ha innescato un processo virtuoso di sensibilizzazione dell’opinione pubblica, favorendo il successivo stanziamento da parte del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo di due finanziamenti per il recupero delle coperture del complesso su progetto della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Pisa e Livorno, a cui seguirà un secondo lotto di lavori per un importo di 2.100.000 euro.

Il contributo “I Luoghi del Cuore” ha permesso il recupero globale del Chiostro del Capitolo, che costituisce un luogo fondamentale di ogni visita in Certosa, perché punto di collegamento fra il chiostro grande e il refettorio. Fondata nel 1366 con il contributo decisivo di molti benefattori, la Certosa ha avuto nei secoli un ruolo determinante nell’economia del territorio, nel quale governava ampi terreni coltivabili offrendo lavoro ad artigiani, contadini, allevatori e a schiere di muratori, falegnami, fabbri, stuccatori, pittori e architetti.
Il Chiostro del Capitolo è il più antico dei tre chiostri della Certosa: fu costruito intorno al 1471 da Lorenzo di Salvatore di Settignano, a cui si devono anche le due finestre a croce che si aprono nella parete della Cappella del Colloquio; nel 1608 fu dotato, al centro dello spazio claustrale, del pozzo di forma ottagonale con un architrave retto da due colonne e sormontato da una croce, opera del carrarino Orazio Bergamini.

L’intervento più affascinante ha riguardato il ritrovamento, sotto alcuni strati di coloriture, di quanto resta degli affreschi che decoravano la perduta Cappella della Annunziata, realizzata agli inizi del Settecento nel braccio sud del chiostro e decorata, a opera del pittore fiorentino Pietro Giarrè intorno al 1775, con figure di Profeti dipinte a chiaroscuro, di angeli nelle volte e finte cornici sulle pareti dai tenui colori rosati. Nel 1914, con l’intento di riportare il chiostro al suo assetto originario, furono demolite le tamponature – ovvero le murature costruite a chiusura dello spazio esistente – tra le colonne dove erano presenti due profeti del Giarrè, riaperte le arcate e ‘nascoste’, sotto vari strati di colore, le decorazioni rimaste nelle volte e sulla parete verso il refettorio.
Una volta effettuato il descialbo, cioè l’asportazione dei vari strati di colore che nel tempo erano stati soprammessi, la superficie pittorica è stata oggetto di consolidamento, di stuccature e micro stuccature delle lesioni, di un’accurata pulitura oltre che di interventi di ritocco puntuale sulle figure e di armonizzazione delle coloriture sulle zone dove il disegno della decorazione non era più chiaramente leggibile. Grazie a saggi stratigrafici è stata inoltre ritrovata l’originale cromia delle superfici non decorate delle pareti e delle volte; sono stati effettuati interventi di consolidamento e stuccatura, soprattutto delle volte dove maggiore era il degrado, e l’intero chiostro è stato restituito a una lettura che ha messo in evidenza l’eleganza della sua architettura. I capitelli e le colonne in pietra, grazie alla pulitura, hanno riacquistato la loro tonalità originale e messo in risalto anche la sostituzione novecentesca di alcuni elementi. L’intervento è stato eseguito dalla Ditta Laura Lucioli di Firenze. È stato infine possibile estendere il restauro anche alla pavimentazione dello spazio del chiostro scoperto, in mattonelle di cotto solcato da scolatoi in pietra, e al pozzo in marmo che nel 1681 fu innalzato sulla cisterna a opera di Orazio Bergamini. Inoltre le superfici in marmo, interessate da estese formazioni di alghe, sono state disinfestate e trattate con biocida mentre sono state revisionate o sostituite le stuccature risalenti a restauri pregressi. È stato infine necessario provvedere alla sostituzione delle sfere sommitali il cui stato di degrado è risultato particolarmente grave. L’intervento è stato effettuato dalla Ditta Massimo Moretti di Lucca.

Il censimento “I Luoghi del Cuore”
Dar voce alle segnalazioni dei beni più amati in Italia per assicurarne il futuro è lo scopo de I Luoghi del Cuore, il censimento promosso dal FAI in collaborazione con Intesa Sanpaolo. Il progetto, lanciato nel 2003, si svolge ogni due anni e si propone di coinvolgere concretamente tutta la popolazione e di contribuire alla sensibilizzazione sul valore del nostro Patrimonio. Attraverso il censimento, il FAI sollecita le istituzioni locali e nazionali competenti affinché mettano a disposizione le forze per salvaguardare i luoghi cari ai cittadini; ma il censimento è anche il mezzo per intervenire direttamente, laddove possibile, nel recupero di alcuni beni votati. I Luoghi del Cuore, dal 2003 a oggi, ha permesso di varare interventi a favore di 92 luoghi grazie alla fattiva collaborazione tra FAI e istituzioni. Ancora più numerosi sono gli effetti virtuosi innescati dell’iniziativa, che hanno portato al recupero di beni grazie alla mobilitazione di pubbliche amministrazioni e privati cittadini.
A novembre 2016 si è conclusa l’ottava edizione del censimento e il 24 febbraio 2017 ne sono stati annunciati i risultati. Nel mese di novembre 2017 sono stati annunciati i 24 luoghi selezionati nell’ambito delle Linee Guida che saranno oggetto di intervento.
Per informazioni: www.iluoghidelcuore.it

Certosa di Calci (PI), 20 gennaio 2018.

Il FAI è una Fondazione nazionale senza scopo di lucro nata nel 1975 per promuovere una cultura di rispetto della natura, dell’arte e delle tradizioni d’Italia e tutelare un patrimonio che è parte delle nostre radici e della nostra identità. Da oltre trent’anni il FAI ha salvato, restaurato e aperto al pubblico importanti testimonianze del patrimonio artistico e naturalistico italiano grazie al generoso aiuto di moltissimi cittadini e aziende.

In linea con il principio di responsabilità sociale, Intesa Sanpaolo condivide con il FAI i valori del progetto “I Luoghi del Cuore” volto alla piena valorizzazione e a un compiuto apprezzamento della bellezza e dell’unicità del nostro Paese attraverso la sensibilizzazione degli italiani sul valore del loro patrimonio artistico e ambientale.

Come da MiBACT, redattore Renzo De Simone; tutte le foto ©CertosadiCalci-MiBACT

Acquisite otto preziose tavolette del pittore senese Taddeo di Bartolo

ACQUISITE OTTO PREZIOSE TAVOLETTE DEL PRIMO QUATTROCENTO DEL PITTORE SENESE TADDEO DI BARTOLO
Esercitato il diritto di prelazione da parte della Direzione Archeologia belle arti e paesaggio

Otto preziose immagini di santi del pittore senese Taddeo di Bartolo (1362ca-1422) sono state acquisite dal MiBACT per il Palazzo Ducale di Gubbio, uno dei musei del Polo museale dell’Umbria, su segnalazione del Sindaco di Gubbio, raccolta dal Sottosegretario On. Ilaria Borletti Buitoni, della Soprintendenza Archeologia belle arti e paesaggio dell’Umbria e del Polo museale regionale dell’Umbria.
Dopo l’aggiudicazione  all’Asta Pandolfini  svoltasi a Firenze il 28 settembre e dedicata alla opere dichiarate di eccezionale interesse storico-artistico, la Direzione Archeologia belle arti e paesaggio ha esercitato il diritto di prelazione, su proposta della Soprintendenza Archeologia belle arti e paesaggio  di Firenze, trattandosi di un’opera notificata nel 1982..
Rientra così a Gubbio l’unica parte rimasta in Italia del Polittico già collocato nella chiesa di San Domenico, del quale sono stati identificati finora lo scomparto centrale con la Madonna e il Bambino, datato 1418, e quattro santi,  tutti in collezioni pubbliche statunitensi.
Il polittico è il capolavoro della fase conclusiva della carriera dell’artista  e segue di poco la sua impresa più nota, il Ciclo degli uomini illustri nel Palazzo pubblico di Siena ( 1413-1414), con il quale presenta notevoli affinità stilistiche.
Attivo in numerosi centri della Toscana, ma anche a Genova e Perugia, Taddeo prende le mosse dai trecentisti senesi per approdare a un linguaggio assai riconoscibile, che coniuga la solidità delle forme con l’atmosfera fiabesca del Gotico internazionale. Notevoli sono le sue capacità tecniche, che hanno  garantito alla maggior parte delle sue opere condizioni di conservazione fuori dal comune.
Il prezzo di euro 150.000,00 appare assai vantaggioso, se si considera che le aggiudicazioni all’asta di singole tavole di analoghe dimensioni dello stesso artista avevano toccato nel 2013 punte di quasi 600.000 euro.
Roma, 9 novembrte 2017

Come da MiBACT, redattore Renzo De Simone

Restituite all’Austria 8 tavole fondo oro del XV secolo

Il Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale restituisce alla Repubblica d’Austria 8 tavole fondo oro del XV secolo, di eccezionale valore storico artistico, trafugati tra il 1986 e il 1987 da due chiese austriache

Oggi (ieri 4 ottobre, n.d.r.), all’Ambasciata d’Austria presso la Santa Sede, il Generale di Brigata Fabrizio Parrulli, Comandante dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, alla presenza di S.E. Renè POLLITZER, Ambasciatore d’Austria in Italia, ha restituito a S.E. Alfons KLOSS, Ambasciatore d’Austria presso la Santa Sede, 8 tavole a fondo oro, del XV secolo, di cui 4 dipinte recto-verso.

I dipinti, parti di polittici realizzati dai maestri SCWAIGER Lorenz e MELCHIOR e smembrati nel corso di due distinti eventi criminosi in Austria, sono stati recuperati dai militari del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale (TPC), nel corso di un’attività investigativa coordinata dalla Procura della Repubblica di Ferrara.

Le indagini, sviluppate negli ambienti della mediazione d’arte operante sul mercato clandestino, sono state originate dall’acquisizione di una serie di fotografie tra cui quelle delle opere successivamente sequestrate. La qualità pittorica e i soggetti sacri rappresentati hanno fatto immediatamente intuire agli investigatori che la produzione artistica, di eccellente fattura, potesse essere estera e, in particolare, mitteleuropea. Il controllo effettuato nella Banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti, gestita dal TPC, ha consentito di accertare che le opere erano il provento di due furti, in danno delle chiese di Bad St. Lehonard – Carinzia e di Hallstatt avvenuti, rispettivamente, il 10 aprile del 1986 e il 19 marzo del 1987. Per quanto attiene al primo furto, il Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale aveva già recuperato nel 1990 e nel 2008, 11 beni tra parti di polittici e dipinti.

L’identificazione ha permesso di bloccare le opere presso le abitazioni di due collezionisti prima che fossero esportati per ritornare ad alimentare il traffico internazionale di beni culturali.

Roma, 4 ottobre 2017

Documentazione: Opere recuperate ST LeonhardOpere recuperate HALLSTATT

 

Come da MiBACT, redattore Renzo De Simone

Concluso restauro Chiesa di San Vito alla Rivera

L’AQUILA: CONCLUSO IL RESTAURO DELLA CHIESA DI SAN VITO, A BORGO RIVERA

L’Aquila, 16 giugno 2017 – I danni riportati dall’edificio erano visibili, subito dopo il sisma del 2009, emblematicamente riassunti nel rovinoso crollo della parte sommitale della facciata, che aveva spezzato a metà la sua meridiana: oggi, dopo due lotti di intervento, la Chiesa di San Vito alla Rivera ha recuperato la sua integrità, la bellezza della sua facciata e la pulizia dei suoi interni, ritornando così alla piena funzionalità proprio in occasione delle celebrazioni del Santo a cui è consacrata.
La prima fase di consolidamento e restauro (finanziata per circa € 400.000,00 con fondi Cipe) è stata completata a maggio del 2014 ed ha interessato la parte strutturale e l’esterno dell’edificio, facendo tornare visibile uno dei gioielli della città medievale, la bella facciata della Chiesa, riconoscibile proprio dalla meridiana,  per il cui restauro sono stati riutilizzati gli stessi elementi recuperati dal crollo, salvo alcune parti mancanti che sono state integrate.
Il secondo lotto, invece, ha interessato il consolidamento strutturale della restante porzione dell’edificio, occupato dalla Canonica, ad esso strettamente correlato e seriamente danneggiato dagli eventi sismici, nonché il completamento dell’intervento sull’intero complesso edilizio, con la realizzazione di tutte le opere di finitura ed impiantistiche (finanziamento aggiuntivo pari a €400.000,00 sempre con fondi CIPE).
Tra le particolarità dell’intervento di restauro – che per quanto concerne gli aspetti liturgici hanno recepito le indicazioni concordate preliminarmente con l’Arcidiocesi dell’Aquila -, si segnala la riapertura di una delle finestre della chiesa, la prima a destra dell’aula, che nel corso dei secoli era stata arbitrariamente tamponata, ripristinando l’originaria simmetria delle aperture; la rimozione dei due altari laterali e l’adeguamento del presbiterio agli attuali canoni liturgici; un nuovo rivestimento pavimentale, al di sotto del quale è posizionato un impianto di riscaldamento radiante; l’eliminazione della superfetazione rappresentata dal locale centrale termica, sul retro della chiesa, operazione che ha consentito tra l’altro di riaprire un’ulteriore finestra occlusa nella canonica; il parziale abbassamento ed arretramento del muro di separazione tra gli spazi di pertinenza della chiesa e quelli dell’adiacente Museo Nazionale d’Abruzzo, per dare maggior respiro all’ingresso del museo e riportare in primo piano il fianco dell’edificio sacro; il superamento delle barriere architettoniche per l’accesso alla chiesa, con la realizzazione di un percorso dedicato ai disabili motori; la realizzazione di una linea vita in copertura, con accesso diretto dal sottotetto, per facilitare le future attività di ispezione e manutenzione e consentire la loro esecuzione in condizioni di sicurezza.
L’intervento di restauro degli apparati decorativi si è invece concentrato sul restauro del portale lapideo e della lunetta dipinta, che versavano in condizioni di evidente degrado. All’interno della lunetta, l’intervento dei restauratori ha consentito di consolidare il supporto materico incoerente e lacunoso, restituendo la leggibilità del palinsesto pittorico, mentre l’intervento sulla pietra del portale ha permesso di rimuovere i depositi di sporco accumulati sulla pietra e di consolidare e reintegrare le parti danneggiate. Un mirato intervento di patinatura finale ha riportato in primo piano, rispetto al resto della facciata, il portale lapideo, sottolineandone l’importanza e la monumentalità rispetto all’insieme.
Come molti monumenti della città, anche San Vito ha subito nel corso dei secoli diverse mutazioni e ricostruzioni; l’edificio di culto, risalente con ogni probabilità alla fine del ‘200, considerate le dimensioni che si conformano evidentemente alle disposizioni aquilane, è stato completamente trasformato nel 1599, ed ha ricevuto il colpo di grazia con il terremoto del 1703, che ha danneggiando gravemente le strutture, analogamente al sisma di otto anni fa.
Ecco quindi visibili i risultati di questa nuova ricomposizione, un altro importante recupero per la città con il quale l’area di Borgo Rivera – nucleo fondativo dell’Aquila -, ricompone il puzzle dei suoi preziosi beni monumentali e storico artistici, in un ideale percorso che parte dal Munda-Museo Nazionale d’Abruzzo, si inserisce nel suggestivo perimetro della Fontana delle 99 Cannelle, ammirando da lì San Vito e la sua meridiana, per passare da porta Rivera ed arrivare, costeggiando le antiche Mura urbiche, alla Chiesa di Santa Maria del Ponte, scrigno di un’edicola votiva monumentale.

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L’antica chiesa di Adria, sepolta per secoli da depositi alluvionali

CA’ FOSCARI SCOPRE L’ANTICA CHIESA DI ADRIA

SEPOLTA PER SECOLI DA DEPOSITI ALLUVIONALI

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Non era una cripta, bensì una chiesa del IX secolo. La scoperta della neo-dottorata Elisa Corrò sarà presentata pubblicamente il 27 ottobre

VENEZIA –  Scoperta nel 1830 sotto la chiesa di San Giovanni e genericamente ritenuta una cripta, oggi viene riscoperta come possibile chiesa altomedievale della città di Adria (Rovigo), sepolta da tre metri di depositi alluvionali nel corso dei secoli. A riscrivere la storia di quella cripta e dell’intera cittadina veneta, nella storia fiorente città greco-etrusca che diede addirittura il nome al Mar Adriatico, è stata Elisa Corrò, giovane geoarcheologa neo-dottorata in Storia Antica e Archeologia all’Università Ca’ Foscari Venezia.

 Dopo tre anni di studi negli archivi e di analisi sul campo tramite carotaggi la studiosa ha dimostrato non solo che si era di fronte ad un edificio di culto sepolto, ma ha anche evidenziato come l’assetto topografico altomedievale si estendeva anticamente in quella porzione della città a nord del Tartaro-Canal Bianco, corso d’acqua di risorgiva che oggi occupa l’antico letto del fiume Po. Un insediamento altomedievale di cui le alluvioni hanno parzialmente ricoperto le tracce e di cui la chiesetta rimane l’unica testimonianza ancora in opera giunta ai nostri giorni.

 «La chiesa esisteva nel IX secolo dopo Cristo ed è splendidamente affrescata – spiega Elisa Corrò -. Siamo in presenza di un edificio di culto direttamente coinvolto nelle trasformazioni fluviali. Si tratta di un esempio, avvenuto nel passato, ma ancora tangibile e scientificamente valido, di come una modificazione dell’ambiente possa portare a estreme conseguenze, sia che si tratti di cambiamenti naturali o di variazioni ad opera dell’uomo. Fu sepolta dai depositi di due eventi alluvionali, il primo avvenuto tra IX e XI secolo,  il secondo più tardi, dopo il XV secolo. L’analisi sui sedimenti e sui dati messi a disposizione della Sovrintendenza Archeologica del Veneto (con la funzionaria archeologa Maria Cristina Vallicelli) e dal Museo Archeologico Nazionale di Adria (l’allora direttrice Giovanna Gambacurta) ci ha permesso di ricostruire l’evoluzione della città nei secoli. Finora, infatti, molto si sapeva sulla parte a sud del Canal Bianco, sulla quale si è sempre sviluppata la parte principale della città».

 La scoperta è stata pubblicata sulla rivista scientifica internazionale Journal of Archaeological Science – Reports, in un articolo firmato da Elisa Corrò, del Dipartimento di Studi Umanistici di Ca’ Foscari, e da Paolo Mozzi, ricercatore del Dipartimento di Geoscienze dell’Università di Padova, nonché supervisore della ricerca di dottorato assieme al professor Sauro Gelichi, ordinario di Archeologia Medievale dell’Università Ca’ Foscari di Venezia. Sarà presentata pubblicamente per la prima volta proprio ad Adria, al Teatro Ferrini, giovedì 27 ottobre alle 16.45, in una conferenza dal titolo “Alle origini della cattedrale altomedievale di Adria”. L’evento celebra i 240 anni dalla posa della prima pietra dell’attuale Cattedrale cittadina.

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Testo e immagini da Ufficio Comunicazione Università Ca’ Foscari Venezia