Category Archives: Storia – Medio Evo

Sepoltura con due giovani affiancati nella chiesa di S. Antonio a Pile

L’AQUILA. DUE GIOVANI AFFIANCATI, ACCURATAMENTE COMPOSTI NELLA STESSA SEPOLTURA, NELLA CHIESA DI S. ANTONIO
Nuove rivelazioni dagli scavi in corso per la ricostruzione

Una nuova interessante testimonianza dal passato nelle tombe in corso di scavo nella chiesa di S. Antonio fuori le mura a Pile – L’Aquila.
È di questi giorni l’individuazione di una affascinante sepoltura simultanea di due giovani individui, un uomo e una donna di circa venti anni, uno accanto all’altro con i corpi accuratamente composti con le braccia incrociate sull’addome e i volti rivolti uno verso l’altro.
Il rinvenimento si inquadra nelle indagini in corso nella chiesa di S. Antonio fuori le mura a Pile, che accoglie altre sepolture individuate nello stesso contesto, databile presumibilmente tra il XIV e XV secolo d.C. e in corso di studio, e testimonia un caso particolare di sepoltura dalla quale emerge un forte legame affettivo tra i due individui che va oltre la morte.
Sulle testimonianze antropologiche sinora emerse e su quelle che verranno alla luce anche nel prosieguo dei lavori, la Soprintendenza attiverà indagini specifiche, finalizzate ad acquisire maggiori informazioni e dettagli, come l’età esatta degli individui ed eventualmente le cause della morte.
Le indagini in corso sono seguite dall’archeologo Alessio Cordisco sotto il coordinamento e la direzione scientifica della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’Aquila e cratere (funzionarie archeologhe R. Tuteri, M.T. Moroni e D. T.Cesana).
“Si conferma, ancora una volta – afferma la Soprintendente Alessandra Vittorini –  la ricchezza delle storie che emergono dai lavori di restauro e di ricostruzione della nostra città. Ricchezza che richiede, ancora una volta, la massima cura e attenzione necessarie per le indagini, gli studi scientifici, le misure di tutela e di valorizzazione”.
L’Aquila 15 Febbraio 2018
Fonte dati: Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per L’Aquila e cratere

Come da MiBACT, redattore Renzo De Simone

Bari: sopralluogo Soprintendenza alla necropoli nel cantiere di Strada Annunziata

NECROPOLI NEL CANTIERE DI STRADA ANNUNZIATA: STAMATTINA IL SOPRALLUOGO CON I TECNICI DELLA SOPRINTENDENZA

GALASSO: “FATTE SCOPERTE ECCEZIONALI. A GENNAIO SI TORNA IN CANTIERE PER REALIZZAZIONE FOGNA”

Questa mattina l’assessore ai Lavori Pubblici Giuseppe Galasso, accompagnato dalla presidente del primo Municipio Micaela Paparella e dall’archeologa Francesca Radina, ha effettuato un sopralluogo sul cantiere per il rifacimento della rete di fogna bianca, fogna nera e idrica in strada Annunziata, all’interno dei locali di proprietà comunale a ridosso della Muraglia, dove a luglio è stata rinvenuta una sepoltura di età medievale. Oltre ai 18 scheletri rinvenuti quest’estate, la prosecuzione degli scavi ha permesso di riportare alla luce diversi reperti archeologici del passato e una porzione di muro antico.

“Sollevata la pavimentazione moderna – spiega Francesca Radina – sono affiorate le prime sepolture per cui, d’intesa con il Comune, abbiamo predisposto l’assistenza archeologica al cantiere già la scorsa estate. Proseguendo con gli studi si è accertata l’esistenza di una necropoli databile tra il periodo tardo antico e l’alto medioevo. Nonostante tutte le difficoltà, dovute alle ristrettezze degli spazi, siamo andati avanti e abbiamo trovato altri elementi che indiziavano la presenza di una stratificazione archeologica più antica, alla pari di tutta la città vecchia. Qui, abbiamo ritrovato, infatti, elementi riconducibili all’età romana, periodo di cui abbiamo scarsissimi documenti e quindi poche notizie su cui ricostruire la storia della città a quell’epoca. Questo ci ha obbligati ad andare avanti con gli scavi e ci ha permesso di trovare, con nostra grande sorpresa, un vero e proprio ambiente, delimitato da due frammenti di muro che si incrociano con due diverse fasi di occupazione. La prima fase è databile all’età imperiale, circa il IV secolo, con un piano di calpestio che ha rivelato un intonaco con la presenza di marmette, riconducibili a quel periodo di cui abbiamo ritrovato oggetti, ceramiche da mensa e materiali di vario genere che ci aiuteranno a capire di che tipo di ambiente si trattava. Scendendo ulteriormente, si è capito che questo ambiente era ancora più antico, risaliva all’età tardo repubblicana, primo secolo avanti cristo. Sempre in questo strato abbiamo ritrovato almeno tre anfore che facevano parte dell’arredo con altre ceramiche e altri materiali. Ora lo studio dei materiali ci renderà più chiaro il periodo di origine”.

“Nel periodo delle festività – precisa Giuseppe Galasso – la Soprintendenza ci restituirà il cantiere in modo da dare mandato all’impresa aggiudicataria dell’appalto di ripartire con i lavori per la realizzazione della fogna bianca e nera, oltre alla rete dell’acquedotto, per riprendere gli interventi degli scavi che ci permetteranno di arrivare in strada Annunziata. Questo è un ulteriore passo in avanti per un’opera che i cittadini di Bari vecchia attendono da anni. Purtroppo questo blocco è stato necessario vista l’importanza dei ritrovamenti che, adeguatamente valorizzati, diventeranno una risorsa preziosa per l’attività turistica di Bari vecchia e per il patrimonio archeologico di tutta la città”.

Testo e immagini dall’Ufficio Stampa Comune di Bari

Ritrovato il Cimitero Ebraico medievale di Bologna

Ritrovato il Cimitero Ebraico medievale di Bologna

Veduta parziale del Cimitero Ebraico medievale

Distrutto nel 1569, se ne era persa ogni traccia: con le sue 408 sepolture è il più grande finora noto in Italia
L’eccezionale scoperta sarà il fulcro di un progetto di studio e valorizzazione del patrimonio culturale e della storia della comunità ebraica bolognese

È la più vasta area cimiteriale medievale mai indagata in città, testimone di eventi che hanno radicalmente mutato la storia e la vita di una parte della popolazione bolognese tra il XIV e il XVI secolo. Per 176 anni è stato il principale luogo di sepoltura degli ebrei bolognesi ma dopo le bolle papali della seconda metà del Cinquecento -che autorizzano la distruzione dei cimiteri ebraici della città- sopravvive per secoli solo nel toponimo di “Orto degli Ebrei”.
Ritrovato nel corso degli scavi archeologici del 2012-2014, il cimitero ebraico medievale scoperto in Via Orfeo a Bologna non è solo il più grande finora noto in Italia ma un’opportunità unica di studio e ricerca. Sono state scavate 408 sepolture di donne, uomini e bambini, alcune delle quali hanno restituito elementi d’ornamento personale in oro, argento, bronzo, pietre dure e ambra.
Un gruppo di lavoro composto da Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Bologna, Alma Mater Studiorum Università di Bologna, Comunità Ebraica di Bologna e ricercatori indipendenti, con il supporto del Comune di Bologna, cercherà di ricomporne le vicende storiche, ricostruendo le dinamiche insediative e l’evoluzione topografica e sociale dell’area. Uno degli obiettivi primari del Progetto è l’elaborazione di un piano di recupero della memoria e la valorizzazione del patrimonio culturale ebraico e della storia della comunità bolognese.

Tra il 2012 e il 2014, l’area che si è poi rivelata essere il “perduto” cimitero ebraico medievale di Via Orfeo è stata oggetto di uno scavo archeologico stratigrafico estensivo, condotto dalla Cooperativa Archeologia in relazione alla costruzione di un complesso residenziale. Il sepolcreto si colloca nei pressi del Monastero di San Pietro Martire, nell’isolato compreso tra Via Orfeo, Via de’ Buttieri, Via Borgolocchi e Via Santo Stefano.
Le fonti d’archivio riportano che quest’area fu acquistata nel 1393 da un membro della famiglia ebraica dei Da Orvieto per poi essere lasciata in uso agli Ebrei bolognesi come luogo di sepoltura. Questa funzione permane fino al 1569, quando l’emanazione di due Bolle Papali condanna le persone di religione ebraica ad abbandonare le città dello Stato Pontificio e ad essere cancellate dalla memoria dei luoghi dove avevano vissuto e operato. Uno degli effetti più violenti di queste persecuzioni è l’autorizzazione a distruggere i cimiteri e a profanare le sepolture ebraiche presenti in città. Una damnatio memoriae che riesce solo in parte visto che negli atti e registri degli anni seguenti, ma soprattutto nella consuetudine orale, quell’area continua ad essere indicata come “Orto degli Ebrei”.
Con il Breve del 28 novembre 1569, Pio V dona l’area del cimitero ebraico alle suore della vicina chiesa di San Pietro Martire, accordando alle monache la facoltà “di disseppellire e far trasportare, dove a loro piaccia, i cadaveri, le ossa e gli avanzi dei morti: di demolire o trasmutare in altra forma i sepolcri costruiti dagli ebrei, anche per persone viventi: di togliere affatto, oppure raschiare e cancellare le iscrizioni ed altre memorie scolpite nel marmo”.
Lo scavo archeologico ha riportato in luce gli sconvolgenti effetti di questo provvedimento: circa 150 tombe volontariamente manomesse per profanare la sacralità delle sepolture, nessuna traccia delle lapidi che dovevano indicare il nome dei defunti, forse vendute o riutilizzate. Proprio da via Orfeo vengono probabilmente le quattro splendide lapidi ebraiche esposte nel Museo Civico Medievale di Bologna.
L’area cimiteriale di Via Orfeo ha restituito 408 sepolture a inumazione perfettamente ordinate in file parallele, con fosse orientate est-ovest e capo del defunto rivolto a occidente.
La razionale organizzazione planimetrica delle tombe e la presenza di oggetti d’ornamento di particolare ricchezza sono peculiarità difficilmente riscontrabili nei cimiteri coevi. Ulteriori ricerche consentiranno di analizzare le conseguenze del passaggio di proprietà del terreno al Monastero di San Pietro Martire, verificando l’eventuale presenza anche di sepolture cristiane inserite nell’area del precedente cimitero ebraico. Gli studi archeologici analizzeranno sia le sequenze stratigrafiche, che attestano una frequentazione dell’area dall’Età del Rame all’età moderna, sia i materiali recuperati nello scavo, avvalendosi anche del confronto con alcuni contesti cimiteriali ebraici scavati in Inghilterra, Francia e Spagna. Tra i oggetti rinvenuti negli scavi, un approfondimento sarà dedicato ai numerosi gioielli medievali, di cui verranno studiate caratteristiche stilistiche, tecniche di realizzazione e significati delle incisioni presenti.
L’approccio interdisciplinare, con l’integrazione delle metodologie di studio archeologico, antropologico e demo-etno-antropologico, permetterà di fare luce sulle dinamiche storiche e sociali della comunità bolognese, rileggendo il patrimonio culturale ebraico come esperienza di vita della collettività ebraica dal Medioevo a oggi e come elemento costitutivo dei Beni Culturali della città. Partendo dal cimitero di via Orfeo, il Progetto intende diffondere la conoscenza del patrimonio ebraico e valorizzare i luoghi simbolici della storia della comunità bolognese, al fine di contribuire al processo di costruzione di una memoria cittadina attiva e partecipata.

Veduta parziale del Cimitero Ebraico medievale di Bologna

Per ulteriori informazioni e cartella stampa vai alle pagine dedicate sul sito della Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara

Come da MiBACT, redattrice Carla Conti

Torcello abitata, visite con gli archeologi al nuovo scavo

Continua il progetto ‘Voices of Venice’, che riscrive l’origine di Venezia

TORCELLO ABITATA, VISITE CON GLI ARCHEOLOGI AL NUOVO SCAVO

Fino al 12 agosto opportunità unica di riscoprire la storia dell’isola e degli insediamenti in laguna

 

VENEZIA – Lo scavo archeologico di Torcello apre le porte ai cittadini e ai visitatori. Gli archeologi di Ca’ Foscari organizzano infatti dal 4 al 12 agosto delle visite all’area, interessata in questa stagione dalle indagini sulle strutture di un edificio porticato, probabilmente del VII secolo.

Gli archeologi, destinatari di borse di ricerca del Dipartimento di Scienze Ambinetali, Informatica e Statistica, guideranno cittadini e visitatori attraverso la ricostruzione della storia complessa dell’isola di Torcello.  Lo scavo sarà aperto, con visite guidate gratuite, venerdì 4 agosto, alle ore 17.00, e sabato 5 agosto, con due turni alle 16.30 e alle 17.30. Si replica la settimana successiva, con viste giovedì 10 agosto, alle ore 17.00, venerdì 11 agosto, alle ore 17.00, e sabato 12 agosto, con due turni alle 16.30 e alle 17.30.

Per confermare la partecipazione è sufficiente mandare una mail a torcelloabitata@gmail.com, o un sms/WhatsApp al 3404856929. Si può anche recarsi direttamente in isola all’ora convenuta.

Informazioni aggiuntive sono disponibili alla pagina facebook dello scavo, “Torcello Abitata, Archeologia, Ecologia e Patrimonio Culturale”: (https://www.facebook.com/TorcelloAbitata/).

Condurre ricerche archeologiche presso l’isola di Torcello, considerata la sua ricchezza di stratigrafia archeologiche conservate nel sottosuolo, riserva sempre inattese sorprese. Il nuovo scavo archeologico avviato da parte dell’Università Ca’ Foscari Venezia nella nell’isola, presso quello che era il Canal Grande di Torcello, non fa eccezione.

La storia delle origini di Torcello e Venezia potrebbe subire ancora qualche aggiustamento dai dati emersi nelle nuove campagne di scavo archeologico e confrontandoli con quelli emersi nelle precedenti, eseguite dal 2012 presso la chiesa Basilica di Santa Maria Assunta.

Il ritrovamento più suggestivo che aiuta a ricostruire la vita dei primi torcellani è quello di una “città” in legno” databile tra il IX e il XII secolo. Un abitato altomedievale costituito da confortevoli case in legno, probabilmente a due piani, dove a piano terra si sviluppavano le attività artigianali e commerciali e lo stoccaggio di merci e al primo piano si svolgeva la vita della famiglia. Affacciate su canali e costruite sopra una grande piattaforma di argilla che serviva a rialzare e isolarle termicamente, le case si affacciavano sull’acqua, che era l’unica via di comunicazione tra un settore e l’altro della città. Tra un edificio e l’altro vi erano cortili, funzionali alle attività da svolgere all’aperto, che si sviluppano intorno a “pozzi alla veneziana”, che sfruttavano un complesso sistema di filtri per utilizzare l’acqua piovana.

Nel 2017 si stanno indagando più approfonditamente le strutture di un altro edificio porticato, probabilmente di VII secolo. Sembra trattarsi di un antichissimo “magazzino” legato alle strutture portuali altomedievali. Qui si stanno ritrovando molte anfore africane e mediterranee, a conferma della vocazione portuale dell’isola.  Si tratta di un sistema di magazzini, organizzati lungo un ampio molo, dove si poter attraccare, scaricare e conservare le merci.

Lo scavo permette nuove riflessioni sulla storia di Venezia e sul ruolo di Torcello. Le ipotesi suggeriscono di rivedere la storia della nascita di Venezia che è sicuramente più complessa della leggenda che riporta come Torcello fosse fondata dagli abitanti di Altino in fuga dai Barbari. Verosimilmente il fiorire di Torcello è legato ad una realtà più complessa, dove lo spostamento delle funzioni commerciali, la gestione della manodopera (schiavi e lavoratori) e i cambiamenti ambientali hanno determinato un insediamento del tutto peculiare.

Acqua, Fango e Legno: questi sono gli elementi su cui si soffermano gli archeologi per ricostruire le origini dell’abitato e comprendere i delicati equilibri ecologici.

La particolarità di questo scavo è che qui archeologi, archeometri e restauratori lavorano fianco a fianco all’interno di un moderno cantiere archeologico i cui obiettivi sono la ricostruzione puntuale della storia archeologica dell’isola e la verifica di fattibilità di un Parco Archeologico “Live” ad Impatto zero, raccontato mentre si scava.

Il progetto  di ricerca è finanziato con fondi europei,  provenienti dalla progetto “Voices Of Venice”, MSCA-IOF 2017, nr. 632800, e con fondi diretti di Ca’ Foscari per il sostegno delle attività archeologiche.  Le ricerche prevedono la collaborazione del Dipartimento di Antropologia dell’Università di Stanford, California e del Dipartimento di archeologia dell’Università di Reading, Regno Unito.

Lo scavo, realizzato in regime di concessione ministeriale, è reso possibile grazie all’impegno del Comune di Venezia, che ha reso disponibile il terreno a titolo gratuito e si è operato per la promozione delle indagini.  Fondamentale è il ruolo di coordinamento della Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio per il Comune di Venezia e la sua Laguna.

Le attività beneficiano del preziosissimo aiuto delle istituzioni culturali locali di Torcello: il Museo archeologico di Torcello (Citta Metropolitana di Venezia), il complesso monumentale della basilica di Santa Maria Assunta (Patriarcato di Venezia), e del centro Studi Torcellani.

Il sostegno e l’entusiasmo dei cittadini di Torcello  è, però, il riconoscimento più grande del lavoro degli archeologi, che hanno la straordinaria opportunità di operare in uno dei luoghi più fragili e più ricchi della storia dell’intera laguna veneziana.

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Il sale, elemento di successo dell’agricoltura a Chaco Canyon

3 Ottobre 2016

Rovine a Chaco Canyon. Credit: Kenneth Barnett Tankersley
Rovine a Chaco Canyon. Credit: Kenneth Barnett Tankersley

Un nuovo studio, pubblicato sul Journal of Archaeological Science: Reports, ha dimostrato che – contrariamente a quanto finora ritenuto – la diversità di sali nelle acque e nel suolo sarebbe stata benefica e non nociva per la coltivazione del mais nell’antico New Mexico.

Precedenti studi avevano ritenuto che le tecniche di gestione delle acque presso i Pueblo Ancestrali durante periodi di siccità avrebbero determinato livelli tossici di salinità dell’acqua. Il nuovo studio rileva invece come il mix di solfato di calcio, insieme ai minerali vulcanici già presenti nell’area, avrebbe contribuito ad incrementare la fertilità del suolo al fine della coltivazione del mais.

Kenneth Barnett Tankersley dell’Università di Cincinnati spiega che – con un elevato livello di certezza – i Pueblo Ancestrali non abbandonarono Chaco Canyon a causa dei sali.

I Pueblo Ancestrali fiorirono in quest’area dal nono al dodicesimo secolo: pur riferendosi ad essa come a un’oasi, subirono diverse gravi siccità.

Il Chaco Wash. Credit: Kenneth Barnett Tankersley
Il Chaco Wash. Credit: Kenneth Barnett Tankersley

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