Humour norreno del tredicesimo secolo

27 Febbraio 2015

Lo humour costituiva il modo per ridicolizzare gli altri e contribuiva a creare gruppi umani, anche nella società norrena del tredicesimo secolo. La ricerca di Beate Albrigtsen Pedersen del Dipartimento  di Archeologia, Conservazione e Storia all’Università di Oslo, si sofferma sulle saghe e su altri testi per ritrovare personaggi e scene alla ricerca di momenti di sarcasmo e autoironia.

Link: Apollon – Università di Oslo; Past Horizons

Antonello, l’Annunciata, il Magnificat. Una sensazionale affermazione scientifica su la Madonna di Antonello da Messina “è una Annunciazione”

27 Febbraio 2015

Antonello, l’Annunciata, il Magnificat. Una sensazionale affermazione scientifica su la Madonna di Antonello da Messina “è una Annunciazione”

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Il mistero dell’Annunciata che per tanti secoli ha animato tavoli di discussione tra critici , storici , studiosi ed esperti in arte sacra, si arricchisce di inediti dettagli e simbolismi che vanno oltre l’allegoria classica,  tipica dei canoni quattrocenteschi.
Un team di creativi dell’Università di Palermo, coordinati da Mauro Lucco,  autorevole storico dell’arte , già curatore di numerose mostre tra cui proprio quella su Antonello da Messina alle Scuderie del Quirinale, Giovanni Taormina, coordinatore tecnico scientifico dello studio e Renato Tomasino Presidente del  LUM di Palermo – Laboratorio  Universitario  Multimediale,  ha sintetizzato in un video i momenti più salienti e simbolici che si celano dietro il dipinto de l’Annunciata di Antonello da Messina , custodito a Palermo alla Galleria Museo Palazzo Abatellis.

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“Si riparte. Corpo, immagine, luce ed ombra”

27 Febbraio 2015

“Si riparte. Corpo, immagine, luce ed ombra”

Laboratori didattici per bambini e adulti in occasione della mostra di arte contemporanea Last Time 

Galleria Nazionale dell’Umbria
Corso Pietro Vannucci, 19 – Perugia
1 marzo 2015 dalle ore 16.00 alle 18.00
 
Per avvicinare il pubblico all’arte contemporanea, la Galleria Nazionale dell’Umbria organizza laboratori didattici in occasione della mostra Last Time di Giuliano Giuman, rivolti a bambini e adulti, dai 5 ai 90 anni.

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Il bisonte: re della foresta o specie in fuga?

11 – 27 Febbraio 2015

Bisonte europeo. Foto di R. Kowalczyk
Bisonte europeo. Foto di R. Kowalczyk

In tempi preistorici il bisonte preferiva abitare in spazi aperti, non solo foreste – questo quanto provato da scienziati polacchi e tedeschi, dopo aver analizzato i resti ossei del più antico bisonte europeo (bison bonasus) e di altri grandi ungulati come l’alce, la renna e l’estinto uro. La scoperta è importante per la conservazione e la gestione delle moderne popolazioni della specie, precedentemente ristabilite negli ambienti forestali. I risultati della ricerca sono stati pubblicati nella rivista online PLOS One.

Rafał Kowalczyk ed Emilia Hofman-Kamińska dal Mammal Research Institute PAS, misurano e prendono campioni dal teschio di un bisonte nello Zoological Museum dell'Università di Lund. Foto di T. Kamiński
Rafał Kowalczyk ed Emilia Hofman-Kamińska dal Mammal Research Institute PAS, misurano e prendono campioni dal teschio di un bisonte nello Zoological Museum dell’Università di Lund. Foto di T. Kamiński

L’analisi dimostra che i bisonti preferivano spazi aperti, e che la loro dieta era mista e comprendeva vegetazione erbosa, rami di alberi e cespugli, e licheni. Dopo l’estinzione in Europa, avvenuta nel ventesimo secolo, le popolazioni selvagge sono state ristabilite a partire da esemplari preservati in mandrie chiuse. La popolazione mondiale allo stato brado ammonta al momento a tremila unità, distribuite nelle aree forestali dell’Europa Centrale e Orientale.

Il Prof. Kowalczyk, uno degli autori dello studio, spiega che ci sono segni, tuttavia, che mostrano che l’ambiente forestale non è ottimale per i bisonti: in inverno infatti questo non riesce a produrre cibo a sufficienza per le popolazioni dei grandi erbivori. Per sopravvivere durante gli inverni più nevosi e rigidi, l’animale ha bisogno dell’aiuto dell’uomo, o di trasferirsi in aree aperte, dove causa danni alle coltivazioni agricole. Spazi aperti come pascoli e valli fluviali producono invece grandi quantità di cibo durante l’anno, garantendo la sopravvivenza del bisonte anche senza l’intervento dell’uomo. Tuttavia, la maggior parte dei programmi di conservazione parte dall’assunto che l’animale sia adattato a vivere nelle foreste, al contrario del bisonte americano. Il professore nota che il problema andrebbe invece ricercato nel passato: era davvero la foresta l’ambiente preferito dell’animale, o era quello un ambiente dove questo era costretto a vivere, a causa della scomparsa dell’habitat o dell’occupazione umana dello stesso, a fini agricoli?

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Il bisonte è il più grande mammifero selvaggio in Europa. Foto di R. Kowalczyk

[Dall’Abstract:] Secondo il concetto di specie rifugiata, la crescente sostituzione della steppa da parte delle foreste dopo l’ultima glaciazione e la pressione umana hanno forzato il bisonte europeo (Bison bonasus) – il più grande mammifero terrestre d’Europa – a spostarsi nelle foreste come habitat rifugio. La conseguente diminuita salute e la densità della popolazione hanno condotto a una graduale estinzione della specie. La comprensione dell’ecologia precedente la condizione di fuga può aiutare nella sua conservazione e a garantire la sua sopravvivenza a lungo termine. […] Lo studio ha esaminato i resti del bisonte europeo e di altri grandi erbivori, come gli uri (Bos primigenius), le alci (Alces alces) e le renne (Rangifer tarandus), dal primo Olocene dell’Europa del Nord, per ricostruire la loro dieta abituale e i pattern di utilizzo dell’habitat in condizioni di bassa influenza umana. […] I risultati mostrano che i grandi ungulati evitavano la competizione selezionando habitat diversi e differenti fonti di cibo, all’interno di ambienti simili. Anche se il bisonte del primo Olocene e il bisonte della steppa del Tardo Pleistocene utilizzavano habitat aperti, le loro diete erano diverse in modo significativo. Analisi ulteriori dimostrano che le moderne popolazioni di bisonte europeo utilizzano gli habitat delle foreste molto più del bisonte del primo Olocene, supportando la tesi dello status di specie rifugiata.

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Lo studio “European Bison as a Refugee Species? Evidence from Isotopic Data on Early Holocene Bison and Other Large Herbivores in Northern Europe”, di Hervé Bocherens, Emilia Hofman-Kamińska,  Dorothée G. Drucker, Ulrich Schmölcke, Rafał Kowalczyk, è stato pubblicato su PLOS One.

Bisonti che si nutrono nelle aree aperte ai bordi della Foresta di Bialowieża. Foto di T. Kamiński
Bisonti che si nutrono nelle aree aperte ai bordi della Foresta di Bialowieża. Foto di T. Kamiński

Link: PLOS One; PAP – Science & Scholarship in Poland

Foto da PAP, come da didascalia, con l’eccezione della Figura 1, che mostra la localizzazione dei resti ossei analizzati del Primo Olocene per le specie di Bison bonasus, Bos primigenius, Alces alces e Rangifer tarandus, nel Nord Europa. Da PLOS One, © 2015 Bocherens et al, Creative Commons Attribution License.

Scienziati polacchi con il drone nella città natale di Buddha

27 Febbraio 2015

Kasper Hanus (sx) e Wojciech Ostrowski (rx) pilotano il drone. Foto di E. Smagur.
Kasper Hanus (sx) e Wojciech Ostrowski (rx) pilotano il drone. Foto di E. Smagur.

Nel villaggio di Tilaurakot in Nepal, identificato come la Kapilavastu, città nella quale Buddha trascorse i primi 29 anni della sua vita, ricercatori da Varsavia e Poznań stanno conducendo delle ricognizioni utilizzando il mezzo del drone.

Emilia Smagur nel museo locale informa gli studenti di Katmandu sulle monete ritrovate a  Tilaurakot. Foto di Jennifer Tremblay-Fitton.
Emilia Smagur nel museo locale informa gli studenti di Katmandu sulle monete ritrovate a Tilaurakot. Foto di Jennifer Tremblay-Fitton.

Il lavoro fa parte di un progetto per la conservazione del luogo di nascita di Buddha, nato sotto gli auspici dell’UNESCO, finanziato con fondi giapponesi e guidato dal Prof. Robin Coningham dell’Università di Durham, da Kosh Acharya del Pashupati Area Development Trust, in collaborazione col Dipartimento Nepalese di Archeologia e il Lumbini Development Trust.

Kasper Hanus prepara il drone per il volo. Foto di E. Smagur.
Kasper Hanus prepara il drone per il volo. Foto di E. Smagur.

Lo scopo è quello di documentare il panorama archeologico dei luoghi legati ai primi anni di vita di Buddha, e in aggiunta alla ricognizione aerea, Inglesi e Nepalesi si stanno occupando degli scavi. Si sono ritrovate oltre 500 monete d’argento in un contenitore in ceramica, probabile sacrificio di fondazione del tempio. Grazie alle fotografie aeree, invece, si è riusciti a localizzare gli elementi dell’antica città: stupa, fossati e luoghi per la fusione dell’acciaio. Si sono svolte ricerche anche nel vicino forte di Aurorakot, a dodici km di distanza.

Preparazione del drone per il volo. Foto di E. Smagur.
Preparazione del drone per il volo. Foto di E. Smagur.

Link: PAP – Science & Scholarship in Poland