Tag Archives: Epoca Romana

Nuovi scavi e ricerche a Pompei, in collaborazione con Università italiane e straniere

NUOVI SCAVI E RICERCHE A POMPEI IN COLLABORAZIONE CON UNIVERSITÀ ITALIANE E STRANIERE

A Pompei proseguono le attività di ricerca e di studio condotte in collaborazione con università italiane e straniere in città e nel suburbio.

Oltre al grande cantiere dei nuovi  scavi della Regio V, sono in corso indagini in aree già alla luce, allo scopo di approfondire la conoscenza delle fasi più antiche della città e acquisire ulteriori elementi relativi alla storia degli spazi urbani, al loro impiego nel tempo e alla influenza sulla vita sociale ed economica della città. Una conoscenza che è alla base della tutela e della salvaguardia del sito.

Dal Foro Triangolare al Tempio di Esculapio, dalle fulloniche della Regio VI alla Necropoli di Porta Sarno, dalle botteghe di via dell’abbondanza nell’Insula VII, alla Casa del Leone presso l’Insula Occidentalis sono diverse le campagne di studio condotte dal Parco archeologico in collaborazione con l’Università Federico II o le concessioni come quelle dell’Università degli Studi di Genova,  l’École Française de Rome e l’Università di Rouen, la Universidad Europea de Valencia sotto la supervisione del Parco, nonché l’attività di scavo presso il sito di Civita Giuliana con il supporto della Procura della Repubblica di Torre Annunziata.

Nell’area del Foro Triangolare, si è da poco concluso il progetto di scavi in collaborazione con il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II”, avviato nel 2016, volto a definire le diverse fasi edilizie del circuito murario urbano in questo settore della città e a stabilirne le relazioni con il vicino portico occidentale e con il cosiddetto Tempio Dorico.

Le indagini di scavo del 2017 avevano portato alla luce due tratti murari posti in prossimità della Schola (tomba a esedra): il primo, una porzione di muro in grandi blocchi di tufo, rinvenuto dal Maiuri, l’altro un muro in opera incerta. Le indagini hanno analizzato il rapporto tra i due tratti murari rintracciati, per chiarirne la cronologia e contribuire a definire lo sviluppo delle mura urbane in questo tratto e la loro strutturazione nel corso del tempo. È molto probabile che questo settore del Foro Triangolare fosse interessato tra III e II secolo a.C. dalla presenza di un imponente sistema difensivo costituito da una struttura a doppia cortina e nucleo interno.

Nell’ambito dello stesso progetto è stato condotto e concluso lo scavo al Tempio di Esculapio (Asclepio in greco), posto  nel Quartiere dei Teatri, all’incrocio tra via di Stabia e la cosiddetta via del Tempio di Iside, allo scopo di riesaminare la struttura dell’edificio per ricostruirne le fasi edilizie, dalla sua costruzione all’eruzione del 79 d.C.

Per molto tempo, l’attribuzione di questo luogo di culto è stata controversa. Si riteneva che il tempio fosse dedicato a Giove Meilichio, divinità ctonia e funeraria, il cui culto difficilmente trova spazio all’interno delle città. Studi recenti tendono ad attribuire la titolarità del culto al dio della medicina e della guarigione, Asclepio. Attribuzione già sostenuta da J. J. Winckelmann sulla base del rinvenimento di due statuette (secondo lo studioso, raffiguranti Asclepio stesso e Salus), e rafforzata dal rinvenimento di una cassetta contenente strumenti chirurgici e decorata da un rilievo in bronzo raffigurante il dio.

L’evoluzione delle installazioni produttive e le produzioni tessili e dell’antica Pompei, sono, invece, oggetto del programma di ricerca“Spazi urbani di produzione e storia delle tecniche a Pompei e Delo”  condotto dall’École Française de Rome e dall’Università di Rouen sulle fulloniche e su una bottega della Regio VI, con l’obiettivo di  comprendere il funzionamento dell’economia urbana attraverso le attività produttive di due città antiche.

Presso la  necropoli di Porta Sarno, invece, durante uno scavo di emergenza del 1998-99  furono scoperte alcune tombe sannitiche e due recinti funerari romani. Quest’estate si è avviata la prima campagna del progetto di studio e indagine scientifica , oggetto della convenzione con il  Colegio de Doctores y Licenciados de Valencia, la Universidad Europea de Valencia e l’Institut Valencià de restauració I Conservació sotto la direzione di R. Albiach e L. Alapont,  finalizzata al restauro dei monumenti funerari e alla documentazione fotogrammetrica e planimetrica della necropoli.

Gli scavi archeologici in alcune botteghe di Via dell’Abbondanza (in corrispondenza della Regio VII, Insula 14,) condotti dall’Università degli studi di Genova (coordinamento equipe universitaria prof. Silvia Pallecchi), hanno permesso il recupero di varie tipologie di materiali (ceramica, intonaci, metalli, reperti faunistici, malacofauna, monete, carporesti), utili per la comprensione di questi spazi e della loro articolazione in un periodo compreso tra il II sec. a.C. ed il 79 d.C. Lo studio, attualmente in corso, dei reperti qui ritrovati è preziosa fonte di informazione sugli aspetti della vita quotidiana, degli usi e costumi degli abitanti di Pompei.

Presso l’Insula Occidentalis, un nuovo tratto del peristilio della Casa del Leone (VI 17, 25), è emerso nel corso delle recenti  indagini condotte dal Parco, in collaborazione con l’ Università di Napoli Federico II, (coordinatore dell’equipe universitaria Prof. Luigi Cicala). L’area del peristilio, posta su uno dei terrazzamenti inferiori del complesso abitativo era, difatti, stata  reinterrata dopo gli scavi borbonici. Oggi lo studio di tali ambienti è fondamentale, anche  in funzione del progetto di musealizzazione del soprastante Laboratorio di Ricerche Applicate.

Nel suburbio settentrionale dell’antica Pompei, in località Civita Giuliana, infine, il Parco Archeologico di Pompei ha ripreso gli scavi nell’area di una grande villa rustica oggetto di cunicoli clandestini intercettati dalla Procura della Repubblica di Torre Annunziata. Gli scavi negli scorsi mesi hanno portato in luce cinque ambienti pertinenti al quartiere servile della villa. È stato possibile realizzare i calchi di due letti e per la prima volta, il calco integro di un cavallo, rinvenuto con gli elementi della bardatura nella stalla di fronte a una mangiatoia. L’intervento, da poco avviato in un’ottica di tutela del territorio, mira a completare lo scavo della stalla dove è stato rinvenuto l’equino, riportando in luce tutto l’ambiente e le murature perimetrali.

Testo e immagini da Ufficio Stampa Parco Archeologico di Pompei

 

Vediamoci a Ostia Antica. Evoluzione paleoambientale del suolo di Ostia Antica

Vediamoci a Ostia Antica – Evoluzione paleoambientale del suolo di Ostia Antica

Il 28 marzo alle 16.30 comincia #vediamociaostiantica con l’incontro dedicato a Evoluzione paleoambientale del suolo di Ostia Antica.
La partecipazione è gratuita, è richiesta la prenotazione a

pa-oant.comunicazione@beniculturali.it

o segui la diretta Facebook dell’evento

Venti secoli fa Ostia e Portus alimentavano la città più potente del Mediterraneo, con merci pervenute da ogni angolo del mondo conosciuto. Dal I secolo d.C. gli Imperatori investono in infrastrutture portuali per incrementare il potere e il prestigio di Roma. Oggi il sistema portuale antico si arricchisce di nuovi dettagli, con il reportage sulle indagini che hanno individuato la foce antica del Tevere e una via d’acqua che collegava i porti imperiali. Ne emerge una nuova visione del paesaggio litoraneo romano antico, illustrato da foto di scavo, ricostruzioni di mappe e restituzioni virtuali. L’apparato multimediale accompagnerà il racconto di ricerche e indagini di Paola Germoni, Alessandra Ghelli, Carlo Rosa. Introduce i lavori il Direttore del Parco Archeologico di Ostia Antica, Mariarosaria Barbera

Come da MiBACT, redattore Flavio Silvestrini

Bari: sopralluogo Soprintendenza alla necropoli nel cantiere di Strada Annunziata

NECROPOLI NEL CANTIERE DI STRADA ANNUNZIATA: STAMATTINA IL SOPRALLUOGO CON I TECNICI DELLA SOPRINTENDENZA

GALASSO: “FATTE SCOPERTE ECCEZIONALI. A GENNAIO SI TORNA IN CANTIERE PER REALIZZAZIONE FOGNA”

Questa mattina l’assessore ai Lavori Pubblici Giuseppe Galasso, accompagnato dalla presidente del primo Municipio Micaela Paparella e dall’archeologa Francesca Radina, ha effettuato un sopralluogo sul cantiere per il rifacimento della rete di fogna bianca, fogna nera e idrica in strada Annunziata, all’interno dei locali di proprietà comunale a ridosso della Muraglia, dove a luglio è stata rinvenuta una sepoltura di età medievale. Oltre ai 18 scheletri rinvenuti quest’estate, la prosecuzione degli scavi ha permesso di riportare alla luce diversi reperti archeologici del passato e una porzione di muro antico.

“Sollevata la pavimentazione moderna – spiega Francesca Radina – sono affiorate le prime sepolture per cui, d’intesa con il Comune, abbiamo predisposto l’assistenza archeologica al cantiere già la scorsa estate. Proseguendo con gli studi si è accertata l’esistenza di una necropoli databile tra il periodo tardo antico e l’alto medioevo. Nonostante tutte le difficoltà, dovute alle ristrettezze degli spazi, siamo andati avanti e abbiamo trovato altri elementi che indiziavano la presenza di una stratificazione archeologica più antica, alla pari di tutta la città vecchia. Qui, abbiamo ritrovato, infatti, elementi riconducibili all’età romana, periodo di cui abbiamo scarsissimi documenti e quindi poche notizie su cui ricostruire la storia della città a quell’epoca. Questo ci ha obbligati ad andare avanti con gli scavi e ci ha permesso di trovare, con nostra grande sorpresa, un vero e proprio ambiente, delimitato da due frammenti di muro che si incrociano con due diverse fasi di occupazione. La prima fase è databile all’età imperiale, circa il IV secolo, con un piano di calpestio che ha rivelato un intonaco con la presenza di marmette, riconducibili a quel periodo di cui abbiamo ritrovato oggetti, ceramiche da mensa e materiali di vario genere che ci aiuteranno a capire di che tipo di ambiente si trattava. Scendendo ulteriormente, si è capito che questo ambiente era ancora più antico, risaliva all’età tardo repubblicana, primo secolo avanti cristo. Sempre in questo strato abbiamo ritrovato almeno tre anfore che facevano parte dell’arredo con altre ceramiche e altri materiali. Ora lo studio dei materiali ci renderà più chiaro il periodo di origine”.

“Nel periodo delle festività – precisa Giuseppe Galasso – la Soprintendenza ci restituirà il cantiere in modo da dare mandato all’impresa aggiudicataria dell’appalto di ripartire con i lavori per la realizzazione della fogna bianca e nera, oltre alla rete dell’acquedotto, per riprendere gli interventi degli scavi che ci permetteranno di arrivare in strada Annunziata. Questo è un ulteriore passo in avanti per un’opera che i cittadini di Bari vecchia attendono da anni. Purtroppo questo blocco è stato necessario vista l’importanza dei ritrovamenti che, adeguatamente valorizzati, diventeranno una risorsa preziosa per l’attività turistica di Bari vecchia e per il patrimonio archeologico di tutta la città”.

Testo e immagini dall’Ufficio Stampa Comune di Bari

Ostia Antica: concluso restauro edifici lungo il decumano

OSTIA ANTICA, DOPO 4 ANNI CONCLUSO IL RESTAURO DEGLI EDIFICI LUNGO IL DECUMANO

Vista panoramica dell’area restaurata
Un motivo in più per considerare indimenticabile la visita di Ostia Antica. Sono da oggi aperti al pubblico 187 ambienti restaurati, posti sulla sinistra del Decumano, una tentazione per chi desideri immergersi nella scoperta della vita quotidiana a Ostia antica nel II secolo d.C.. E per chi, davanti ai portici dei magazzini e alle decine di tabernae commerciali, immagini il viavai di individui e carretti lungo l’arteria principale dell’antica città portuale. Gli edifici restaurati sono quelle che accompagnano il visitatore appena superato l’ingresso antico di Porta Romana e si susseguono per un terzo del Decumano, offrendo un avvicendarsi di monumenti pubblici e privati, terme, insulae e botteghe commerciali.
E’ il risultato di 4 anni di lavori che hanno risarcito i paramenti dei setti murari e ridato vigore a strutture emerse dagli sterri dei primi del ‘900 e del 1939-40. Ogni ambiente è stato liberato dalla vegetazione infestante e studiato per individuare lesioni, punti deboli e precedenti interventi di restauro.
Il Decumano, prolungando il percorso della via Ostiense, attraversava l’intera Ostia, per una lunghezza totale di circa 2 chilometri. “Questo imponente restauro – spiega Mariarosaria Barbera, di-rettore del Parco archeologico – ha consolidato e pulito gli edifici alla sinistra del Decumano per 670 metri lineari, su un percorso molto ricco di monumenti, magazzini e locali commerciali. Tra Portici, tabernae e domus – immaginiamole di due o più piani, come indicano l e scale ancora conservate – si aprono il cosiddetto Monumento Repubblicano, il Tempio Collegiale e la sede degli Augustali. Più in là il Caseggiato del Sole, esempio di edilizia residenziale e commerciale, e il Mitreo dei Serpenti, con gli affreschi protetti da una nuova copertura. Consolidati e restaurati, infine, i 31 ambienti nei quali si articolavano le Terme dell’Invidioso, che conservano ampi mosaici con figure marine. Si riaprono al pubblico 13mila metri quadrati di edifici restaurati con 1,8 milioni di euro, per una media di 138 euro al metro quadro”.
IL RESTAURO
Cinzia Morelli e Paola Germoni, archeologhe e responsabili dei lotti di cantiere, si sono avvalse della collaborazione di un’ equipe multi-disciplinare composta da archeologi, architetti, rilevatori, restauratori, operai e giardinieri.
“Archeologia e architettura hanno dialogato ed è stata perseguita la filosofia del minimo intervento, per ridurre l’invasività e consentire la reversibilità degli interventi” – fa sapere Cinzia Morelli, che spiega: “dopo il diserbo è stato eseguito il lavaggio con acqua e la spazzolatura a mano di tutte le superfici per eliminare i depositi superficiali e la patina biologica. È stata rinnovata la malta dove risultava erosa, reintegrate l e lacune con materiali originali o realizzati in fornace con le stesse metodologie seguite nel II secolo”.
“Con i dati recuperati in archivio e l’osservazione diretta dell’organismo edilizio sono state redatte schede che hanno guidato il nostro intervento: le informazioni sintetizzate sulle ortofoto di ogni singola parete hanno evidenziato i settori restaurati in passato, le lesioni recenti, le erosioni e l e cause di indebolimento da contrastare” chiarisce Paola Germoni. “Le ortofoto, inoltre, corredano modelli tridimensionali di ogni ambiente e facilitano la rilettura tecnica del restauro compiuto”.
Oltre all’invadenza della vegetazione, i fenomeni più gravi riscontrati interessavano la metà inferiore degli elevati e sono da attribuire alla risalita capillare dell’acqua, che causa la cristallizzazione dei sali. In simili condizioni l e variazioni di temperatura e umidità e soprattutto l’azione eolica finiscono per determinare processi erosivi dei materiali costruttivi.
I DATI ARCHEOLOGICI
In funzione dei restauri sono stati effettuati limitati interventi di scavo, mettendo in vista piani pavimentali in sesquipedali ed in opera spicata nelle tabernae, in mosaico o in lastre di marmo nell’impianto termale dell’Invidioso. In alcuni casi, all’interno degli ambienti, si sono evidenziati sistemi fognari preesistenti all’impianto. Pur essendo impossibile lasciare in vista le strutture evidenziate gli interventi hanno permesso comunque, attraverso la documentazione grafica e fotografica, di aggiungere nuove acquisizioni a conferma che la realtà ostiense, ad un secolo circa dai primi scavi, è ancora ricca di novità e ritrovamenti.
“Nuove opportunità di ricerca” nota Mariarosaria Barbera, “emergerebbero dalla prosecuzione degli scavi appena oltre Porta Romana. A sinistra del Decumano si notano strutture possenti che si inoltrano nel terrapieno e, dovessero rendersi disponibili risorse adeguate, suggeriscono la possibilità di svolgere ricerche stratigrafiche destinate a raccogliere informazioni sulle fasi storiche di Ostia successive al II secolo. È questo il periodo messo in luce dagli sterri di gran parte del Decumano, effettuati in gran fretta in vista dell’Esposizione Universale del 1942 e poi interrotti. La tecnica adottata, tutt’altro che scientifica, sacrificò gli strati tardo-antichi e medievali, per giungere alla fase di II secolo che oggi vediamo”.
VISITA GUIDATA ALLE AREE RESTAURATE
Il lavoro di diserbo, restauro e studio è partito da Porta Romana. Si arriva alla prima traversa sul decumano, detta via del Sabazeo e si incontrano 6 tabernae, ciascuna con un retrobottega, addossate ad un’area interna non sterrata a causa dell’interruzione dei la-vori alla metà del XX secolo. Le botteghe possono essere riconosciute dal visitatore grazie alla caratteristica soglia di travertino scanalato, atto a ospitare pannelli mobili di chiusura per i locali commerciali affacciati sulla strada.
Colonne degli Horrea di Hortensius
Di fronte al Teatro ecco altre 12 tabernae, tutte visitabili, dietro l e quali si sviluppano imponenti magazzini: gli Horrea dell’Artemide che affiancano ad est gli enormi Horrea di Hortensius, ornata da oltre 50 colonne di tufo.
Ancora qualche passo e si giunge al cosiddetto Monumento Repubblicano, probabile mausoleo di I sec. a.C. rispettato dalle strutture di un portico che ospita sette tabernae.
Proseguendo lungo il Decumano si raggiunge il Tempio Collegiale, eretto dai fabritignuarii (potenti imprenditori attivi nell’ edilizia e nella cantieristica navale) sotto Commodo e dedicato all’Imperatore Pertinace, divinizzato dopo la morte nel 193 d.C. All’interno il visitatore trova resti del pavimento marmoreo che decorava il vestibolo d’accesso e il cortile che circonda l’ara posta di fronte a una scalinata.
Sede degli Augustali l abside
Si arriva all’altezza della via degli Augustali, orientata obliquamente rispetto al Decumano come l e strutture che vi si affacciano. Alcune botteghe circondano su due lati la sede degli Augustali, un’associazione di liberti dedita al culto degli Imperatori. L’accesso alla sede, sempre sul Decumano, conduce alla visita degli ambienti perimetrali e del giardino centrale che si svolge intorno a una vasca rettangolare, con lati corti semicircolari. Ai lati della vasca sono stati rinvenuti i piedistalli sui quali dovevano trovarsi l e statue scoperte durante gli sterri della fine degli anni ’30. Il visitatore può penetrare nell’abside, aggiunta nel III secolo, e apprezzare resti di decorazioni verticali marmoree e due statue, una di Sabina, moglie di Adriano, raffigurata come Venere Genitrice e l’altra di Fausta, moglie di Costantino, interpretata come Pudicizia. L e statue originali sono esposte nel museo, sul posto restano due repliche.
Superato uno stradello che si apre nella via del Mitreo dei Serpenti, si incontra il Caseggiato del Sole. Vi si trovano diverse unità abitative, composte da tabernae e abitazioni sovrapposte conservate fino al secondo degli almeno 3 piani originari. Nella stessa insula si trova anche il Mitreo dei Serpenti, protetto da un tetto appena ripristinato, che presenta un ambiente rettangolare con lunghi banconi e due affreschi raffiguranti serpenti variopinti tra festoni e arboscelli.
Le Terme dell’Invidioso
Si arriva alla via del Sole, asse che sul lato occidentale delimita l e Terme dell’Invidioso (I sec. d.C. con rimaneggiamenti di III s ec.) cui si accede da almeno 4 ingressi posti su ogni lato del complesso. Il restauro consente oggi la visita dei singoli ambienti termali. Si noti come la traversa sia stata invasa in gran parte dalla cospicua abside del frigidarium. Nell’angolo meridionale l’area identificata con l’insula dell’Invidioso ospita una bottega di vendita del pesce con un mosaico in tema, che riporta la scritta inbidiosos (invidiosus).
I 13mila metri quadrati di restauri conservativi si esauriscono all’altezza della via della Sèmita (sentiero) dei Cippi, l’antica strada che delimitava l’area del Castrum nel IV secolo a.C.
Roma, 6 novembre 2017
fonte dati: Parco archeologico di Ostia Antica

Come da MiBACT, redattore Renzo De Simone

Claterna 2017: una campagna di scavo particolarmente fortunata

Claterna 2017: una campagna di scavo particolarmente fortunata

La foto aerea che evidenziava la presenza del teatro e di altri edifici
Scoperti nuovi ambienti della “domus del fabbro” (un piccolo impianto termale e altri vani con pozzi e cucina) e le imponenti strutture del teatro e di un secondo edifico dell’area pubblica. Rinvenimenti che gettano nuova luce sulla storia della città, imprimendo una svolta fondamentale alla ricerca archeologica e al progetto di valorizzazione dell’antico municipio romano

Dorme intatta sotto i campi della frazione Maggio di Ozzano dell’Emilia, a mezzo metro di profondità. Da 1500 anni.
Ma dal 2005, per Claterna è arrivato il momento del risveglio. La città romana che si estende alla periferia orientale di Bologna, per 600 metri  lungo la Via Emilia e per 300 metri a nord e sud della stessa strada consolare, è la protagonista di un grande progetto di studio e valorizzazione archeologica, frutto della sinergia tra Soprintendenza, Associazioni culturali, Amministrazioni Comunali e Università, con il sostegno finanziario di CRIF SpA e Gruppo IMA.

La campagna di scavo 2017 ha inaugurato un nuovo progetto triennale di ricerca focalizzato su due precisi settori dell’antica città di Claterna: la già nota ‘casa del fabbro’ e l’area centrale destinata in antico agli edifici pubblici.
Per la ‘casa del fabbro’ è proseguita sia l’attività di scavo iniziata nel 2005 (scoprendo nuovi ambienti della domus) che quella di archeologia sperimentale (ricostruendo in scala reale e in situ nuovi muri e stanze).
Per quanto riguarda l’area centrale degli edifici pubblici – un’assoluta novità degli scavi 2017 – è finalmente iniziata l’attività di ricerca in uno dei settori più importanti e al tempo stesso meno conosciuti della città romana, intercettando subito parti del teatro e alcune fondazioni perimetrali di un altro grande edificio pubblico.

La foto dal drone mostra le strutture di fondazione della cavea del teatro

Anche quest’anno ha riscosso grande apprezzamento da parte degli studenti l’esperienza di alternanza scuola-lavoro proposta a diversi Istituti Superiori di Bologna (Liceo Classico Galvani, Liceo Artistico e altri), resa possibile grazie all’opera di coordinamento dei Rotary Club di Bologna. L’esperienza di alternanza scuola lavoro si è svolta anche nel 2017 con grande intensità nel corso di tutta l’attività di scavo e di ricerca (da giugno a ottobre) coinvolgendo più di 350 studenti di sette istituti bolognesi che hanno lavorato con passione in cantiere (per una o due settimane) manifestando il desiderio di prolungare l’esperienza anche oltre le ore di alternanza.

Gli scavi 2017 sono stati presentati nel corso di una visita guidata che si è tenuta martedì 31 ottobre con interventi di Renata Curina, archeologa della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le provincie di Modena, Reggio Emilia e Ferrara, Luca Lelli, Sindaco del Comune di Ozzano dell’Emilia, Annarita Muzzarelli, Assessore del Comune di Castel San Pietro Terme, Saura Sermenghi, Presidente dell’Associazione Culturale “Centro studi Claterna – Giorgio Bardella, Aureliano Dondi”, Maurizio Liuti, Direttore Comunicazione CRIF (Azienda sostenitrice), Daniele Vacchi, Direttore Corporate Communications Gruppo IMA (Azienda sponsor) e Alessandro Golova Nevsky, Rotary Club Bologna (Coordinamento progetto di alternanza scuola-lavoro).
La visita guidata è stata condotta da Renata Curina e da Claudio Negrelli e Maurizio Molinari, referenti scientifici dell’Associazione Culturale “Centro studi Claterna – Giorgio Bardella, Aureliano Dondi”.

Ulteriori dettagli sul sito della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le provincie di Modena, Reggio Emilia e Ferrara

Come da MiBACT, redattrice Carla Conti