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Prima fase di apertura per il recupero dei monumenti di Palmira, in Siria

27 Aprile 2016

Archeologi polacchi recuperano i monumenti di Palmira, in Siria

La statua del leone dal tempio di Allat è in condizioni migliori di quanto precedentemente ritenuto dagli scienziati. Foto di Bartosz Markowski
La statua del leone dal tempio di Allat è in condizioni migliori di quanto precedentemente ritenuto dagli studiosi. Foto di Bartosz Markowski
I Polacchi dell’Università di Varsavia sono stati i primi archeologi stranieri a partecipare al recupero dei monumenti dalle rovine di Palmira in Siria – solo pochi giorni dopo la ricattura dallo Stato Islamico (IS). Hanno presentato i risultati del loro lavoro lo scorso mercoledì all’Università di Varsavia.

Gli archeologi dell’Università di Varsavia (UW) hanno lavorato a Palmira dal 7 al 17 Aprile. Sono andati dietro invito del Direttorato Generale per le Antichità e i Musei in Siria. Hanno presentato i risultati del loro lavoro durante una conferenza stampa a Varsavia.

“Siamo stati i primi specialisti esteri nel campo dell’archeologia e conservazione ad arrivare a Palmira poco dopo che fu ricatturata dallo Stato Islamico” – ha affermato in un’intervista a PAP il conservatore d’arte Bartosz Markowski, che era a Palmira con l’archeologo Robert Żukowski del Centro di Archeologia Mediterranea dell’Università di Varsavia.

Bartosz Markowski al lavoro all'interno del museo, foto di Robert Żukowski
Bartosz Markowski al lavoro all’interno del museo, foto di Robert Żukowski

Per una settimana, gli archeologi polacchi hanno cercato tra le migliaia di frammenti dei monumenti che appartenevano al museo a Palmira, distrutti dalla guerra. Di circa duecento sculture e bassorilievi, sono stati in grado di ritrovare la maggior parte dei frammenti di circa 130 monumenti. “La qualità della loro conservazione futura dipende da queste azioni – se nel futuro vedremo a Palmira monumenti rotti, incompleti, ma originali, o loro ricostruzioni più o meno riuscite” – così ha affermato l’esperto.

Attualmente i monumenti sono ancora nel museo; sono pronti ad essere posti nelle scatole ed evacuati verso un luogo dove saranno oggetto di restauro.

Bartosz Markowski al lavoro all'interno del museo, foto di Robert Żukowski
Bartosz Markowski al lavoro all’interno del museo, foto di Robert Żukowski

“Sfortunatamente, la maggior parte dei reperti nel museo sono stati distrutti – di circa duecento sculture collocate sul piano terra, solo quattro rimangono intatte. Lo scopo della nostra spedizione era quello di raccogliere quanti più frammenti possibile delle sculture danneggiate. Le loro parti erano mescolate alle macerie, ai vetri rotti e a pezzi di mobilio. L’edificio del museo è in condizioni terribili, è stato bombardato diverse volte. Il nostro obiettivo chiave era quello di selezionare i frammenti delle sculture, di modo che non fossero rimossi durante i lavori di riparazione” – ha affermato Markowski.

Robert Żukowski si fa strada sul piano terra del museo demolito, foto di Bartosz Markowski
Robert Żukowski si fa strada sul piano terra del museo demolito, foto di Bartosz Markowski

Coinvolti nel progetto sono stati pure i restauratori e archeologi siriani che hanno recuperato i mosaici distrutti durante il bombardamento e inventariato i reperti in magazzino.

Il conservatore polacco ha spiegato che il danno principale ai monumenti ha riguardato la rottura dei dettagli delle figure con martelli (i volti e le mani o le bocche degli animali ritratti nelle opere d’arte), che i fondamentalisti hanno distrutto per ragioni ideologiche. “Queste sono le raffigurazioni per le quali Palmira era famosa. Erano monumenti unici” – ha aggiunto Markowski.

I polacchi hanno pure condotto una ricognizione delle rovine dell’antica città. Hanno pre-stimato la scala della distruzione dei templi di Bel e Baalshamin e dell’Arco di Trionfo.

“Non sono un architetto, ma penso che ci sia moltissimo da recuperare. Le strutture sono cadute, ma i blocchi di costruzione sono ancora lì. Non cambia il fatto che la ricostruzione sarà un’enorme investimento – ha affermato Markowski. La loro condizione non cambierà nel futuro prossimo – un’azione urgente e immediata non è necessaria in questo caso – al contrario che per il museo, dove per le sculture c’erano molti frammenti rotti e mescolati. Era importante evitare la rimozione accidentale di frammenti di sculture insieme alle macerie”.

Durante la permanenza degli esperti polacchi, è proseguita l’azione dei genieri russi che sminavano il sito di scavo.  Quest’area è tuttora inaccessibile a causa delle numerose bombe inesplose.

Markowski ha portato le buone notizie sul simbolo di Palmira – la statua del leone dal Tempio di Al-lāt, scoperta durante gli scavi polacchi, che per decenni è rimasta in piedi di fronte all’entrata del museo. Gli studiosi temevano che fosse completamente distrutta.

“Mi aspettavo che fosse stato fatto saltare in aria e polverizzato. Il leone, tuttavia, è ancora intatto, solo rovesciato, probabilmente con un bulldozer o con un’altra grande macchina. La struttura in cemento rinforzato che lo sosteneva, è rotta, ma gli elementi in pietra ad esso ancorato sono ancora uniti insieme. La bocca ha subito la maggior parte del danno. Sarà certamente possibile rimettere in piedi di nuovo la scultura e restaurarla, ma le tracce dei danni causati dalla crisi resteranno per sempre visibili” – ha affermato Markowski.

La vicina città araba contemporanea – Tadmor, che era una base per i turisti verso le antiche rovine, è deserta. “Case, hotel, negozi, souk – il mercato, i ristoranti – sono distrutti. Solo l’esercito siriano e quello russo sono stazionati nella città. Gli ex abitanti sono tornati solo per recuperare il resto dei loro possedimenti” – ha affermato Markowski.

“Abbiamo ricevuto parole di sincera gentilezza e inusuale felicità dai Siriani, che qualcuno fosse interessato al problema, che non erano rimasti soli. Hanno davvero apprezzato noi, Polacchi, specialmente ora” – Robert Żukowski ha così riferito ai reporter.

Markowski ha affermato che il ritorno a Palmira non è stato ancora programmato. “Dipende dalle autorità siriane e dalle autorità internazionali che prepareranno i progetti di conservazione. Quello che abbiamo fatto è un’apertura, un prologo alla preparazione di tali progetti” – Markowski ha spiegato ai reporter.

“Palmira non sarà mai più esattamente come la ricordavamo. Come consolazione, dobbiamo dire che non era così in tempi antichi – ciò è ovvio. Prima di tutto, finora abbiamo dissotterrato non più del 20 per cento dell’antica città. Il resto è ancora al sicuro sotto terra e nel futuro i nostri successori probabilmente arricchiranno le collezioni del museo a Palmira e mostreranno nuovi monumenti di questa antica civiltà” – così il precedente Direttore del Centro di Archeologia Mediterranea, prof. Michał Gawlikowski, durante la conferenza stampa.

La ricerca a Palmira cominciò col pioniere dell’archeologia polacca mediterranea, prof. Kazimierz Michalowski. La spedizione dal Centro di Archeologia Mediterranea dell’Università di Varsavia lavorò qui dal 1959 al 2011. In seguito, il lavoro è stato sospeso a causa dello scoppio del conflitto armato. I monumenti dell’antica città divennero un bersaglio dello Stato Islamico nel 2015. Palmira era nota principalmente per la sua architettura scenica e monumentale – lunghi colonnati e numerosi templi dedicati a varie divinità. La città divenne un Sito Patrimonio dell’Umanità UNESCO nel 1980. Era un’importante attrazione turistica in Siria.

I Siriani presentarono una proposta ai Polacchi per il loro ritorno agli inizi di Aprile, durante la conferenza “I Polacchi nel Medio Oriente” all’Università di Varsavia.

Traduzione da PAP – Science & Scholarship in Poland. PAP non è responsabile dell’accuratezza della traduzione.

Archeologi da Gliwice sulle tracce delle residenze medievali dei cavalieri

25 Aprile 2016

Archeologi da Gliwice sulle tracce delle residenze medievali dei cavalieri

Source: Fotolia
Source: Fotolia
Numerosi resti delle residenze dei cavalieri medievali sono state scoperti a Pniów e Stare Tarnowice, grazie all’uso di moderni metodi di ricerca da parte degli archeologi dal Museo a Gliwice.

In Alta Slesia, anche nell’area di Gliwice, ci sono dozzine di tumuli di terra che gli archeologi chiamano fortezze (NdT: hill fort in Inglese). Sono considerati resti di residenze in torri, costruite dai rappresentanti della nobiltà locale nel periodo che va dal tredicesimo al quindicesimo secolo.

Nel 2015, il Museo a Gliwice finanziò studi non invasivi dei tumuli situati a Pniów e Stare Tarnowice. Sono stati utilizzati gli ultimi metodi di ricerca della moderna archeologia, compresa un’apparecchiatura chiamata magnetometro. Permette di rilevare anomalie magnetiche sotterranee, che possono essere identificate con l’esistenza di resti archeologici, ad esempio fosse o strutture architettoniche.

Questo genere di lavoro spesso permette di effettuare rilevamenti nei siti archeologici prima degli scavi programmati. Permette di definire una più precisa ubicazione delle fosse durante i lavori di scavo, e quindi di ottenere una conoscenza più dettagliata dei resti esaminati.

“Siamo incappati in diverse anomalie che sono i resti di torri di cavalieri. A prescindere da queste, possiamo aspettarci i resti di terrapieni: fossati, palizzate, ma pure i cosiddetti strati culturali relativi all’utilizzo di torri, probabilmente contenenti frammenti di contenitori, armi, strumenti della vita quotidiana che ci permettono di datare questi resti. Con questa ricerca non invasiva, sappiamo esattamente dove guardare, dove scavare” – così ha riferito a PAP Radosław Zdaniewicz, archeologo dal Museo di Gliwice.

Gli archeologi di Gliwice hanno fatto domanda al conservatore provinciale per finanziare gli scavi.

Radosław Zdaniewicz ha spiegato che nel Medio Evo, le torri in legno erano i luoghi più comuni di residenza per i cavalieri e le loro famiglie, permettendo un controllo efficiente e la gestione delle proprietà. “I cavalieri ricevevano la terra dal principe, e su quella potevano costruire le loro residenze. In cambio, dovevano rispondere ad ogni chiamata del principe. Sfortunatamente, sappiamo poco dei cavalieri che potevano vivere vicino l’odierna Gliwice. Dai documenti relativi ai resti conosciamo solo il nome di Piotr de Tarnowitz, che visse a Tarnowice” – così l’archeologo.

Dalla fine del quindicesimo secolo, i manieri in legno erano spesso eretti sugli stessi tumuli, rimpiazzando le torri residenziali medievali.

I primi studi di verifica delle fortezze (NdT: hill fort in Inglese) vicino Gliwice sono stati effettuati nel 1970. I lavori successivi portati avanti dagli archeologi del Museo a Gliwice in luoghi che comprendono Kozłów gettano luce sull’aspetto di alcuni di questi resti, e i reperti scoperti nelle macerie permettono di ricostruire la vita quotidiana degli abitanti. Gli scienziati sperano che scoperte ancor più interessanti vengano dalle ricerche a Pniów e Stare Tarnowice.

Traduzione da PAP – Science & Scholarship in Poland. PAP non è responsabile dell’accuratezza della traduzione.

Polonia: la ricerca della casa di famiglia di Zawisza Czarny

6 Aprile 2016

La ricerca della casa di famiglia di Zawisza Czarny

Zawisza Czarny in un dettaglio della "Battaglia di Grunwald", di Jan Matejko. Fonte: Wikipedia
Zawisza Czarny in un dettaglio della “Battaglia di Grunwald”, di Jan Matejko. Fonte: Wikipedia
La sua fama giunse nelle più lontane parti d’Europa. Imbattuto nei tornei, vincitore sul campo di battaglia, un diplomatico – Zawisza Czarny di Garbów, blasone Sulima. Gli studiosi cominceranno presto il progetto di ricerca che potrà contribuire a ritrovare la sua casa di famiglia vicino Sandomierz.

Stary Garbów e Nowy Garbów, piccoli villaggi confinanti, sono situati a meno di 15 km a nord di Sandomierz, nel comune di Dwikozy (Świętokrzyskie). Non spiccano tra i paesi locali, circondati da una scacchiera di campi e frutteti. La loro storia, ad ogni modo, è abbastanza straordinaria. Gli studiosi hanno confermato oltre ogni dubbio che da “questo” Garbów venne il più famoso cavaliere polacco Zawisza Czarny (circa 1370-1428), che, attraverso i trionfi in numerosi tornei in Europa, tra quattordicesimo e quindicesimo secolo guadagnò fama, similmente alle più grandi star dello sport e della cultura pop di oggi.

“Siamo fiduciosi che questo sia il luogo, anche se solo 20 anni fa non era affatto certo nella storiografia” – così ha riferito a PAP il dott. Tomisław Giergiel dell’Istituto di Storia dell’Università Maria Curie-Skłodowska a Lublino. Ha aggiunto che la ricerca condotta in anni recenti ha dissipato molti dubbi. “Sappiamo che era nato qui e che era fiero delle sue radici. Quel sentimento non è diminuito nonostante la carriera da meteora nei tornei medievali. Ovunque fosse nell’Europa occidentale, si riferiva a se stesso come facevano suo padre e suo nonno: +di Garbów+” – ha sottolineato il dott. Giergiel.

Ma dov’era esattamente la casa natale del cavaliere? A Stary Garbów o a Nowy Garbów? O da qualche parte nel mezzo? Come doveva apparire? Era simile ad altri palazzi di famiglie benestanti? “Venne da Garbów. Questa Garbów” – ed è qui che la conoscenza di storici, regionalisti ed esperti termina.

L’archeologo, direttore del Museo Regionale a Sandomierz, dott. Dominik Abłamowicz vuole aprirsi un varco nella nebbia di congetture e ipotesi. “Ho lavorato a Sandomierz per un anno. Visto che sono qui, imparo a conoscere questa terra, i suoi monumenti. Sono stupefatto dal numero di monumenti, ce ne sono così tanti. Mentre esploravo le aree circostanti ho visitato Garbów” – ha affermato in un’intervista a PAP.

Il ricercatore era affascinato dal fatto che nella documentazione archeologica dall’area di Garbów non ci sia un solo sito del Medio Evo. Secondo il direttore del museo, nonostante la mancanza di reperti archeologici noti del Medio Evo in quest’area, si può confermare oltre ogni dubbio che l’insediamento a Garbów sia molto più antico. “Ci deve essere stato un centro feudale qui, associato al fatto che questa era la residenza della famiglia Zawisza, che regnava su queste terre. Dovevano esserci insediamenti rurali” – ha affermato.

Così nacque l’idea di utilizzare i metodi della moderna archeologia e scienze connesse per trovare l’ubicazione della residenza. “Il finanziamento che siamo riusciti a vincere non è per operazioni di carattere invasivo. Non avremo fondi per gli scavi. L’archeologia ha varie tecniche di ricognizione. Da una mano c’è il metodo tradizionale che comprende l’esplorazione della superficie, particolarmente efficace durante l’inizio della primavera, quando vari oggetti compaiono sulle superfici dei terreni arabili come risultato dei processi legati al gelo e alle attività agricole. Questo è un metodo” – ha affermato.

Ci si può aspettare che le case della nobiltà avessero funzioni difensive e che fossero costruite in posti naturalmente difesi. “In aggiunta alle ragioni archeologiche, il terreno è importante, ragion per cui intendiamo incontrare i residenti di Garbów, i giovani, per chiedere loro se hanno mai trovato qualcosa, se un tumulo o una collina furono appiattiti nel passato” – ha affermato il direttore.

Tra quattordicesimo e quindicesimo secolo, la motta castrale (NdT: motte-and-bailey castle in Inglese) era una forma popolare di residenza per i nobili, le cui tracce ancora rimangono in molti luoghi della vecchia provincia di Sandomierz. Una delle meglio preservate di questo tipo è situata a Włoszczowa, nella parte occidentale della provincia di Świętokrzyskie. Un tumulo regolare, alto cinque metri si erge chiaramente sui terreni piatti e i prati. In cima probabilmente c’era un tempo una torre residenziale.

Qualsiasi informazione dai residenti, fondata, ad esempio, su storie di famiglia, che da qualche parte a Garbów ci fosse una collina o un “tumulo”, potrebbe guidare gli archeologi verso il luogo dove un tempo si ergeva la casa di Zawisza Czarny; supponendo che fosse una motta castrale, il che non è certo. “Questa è una delle ipotesi” – ha sottolineato l’archeologo.

Un altro suggerimento che può avvicinare i ricercatori a ritrovare la sua ubicazione potrebbe essere fornito da una storia ben più recente. “A Garbów c’era un palazzo, nel quale nacque il generale Józef Dowbor-Muśnicki (1867-1937). Il palazzo non esiste più. Ne faccio menzione perché è la seconda persona di rilievo nella storia della Polonia a vivere qui. Spesso, nuove residenze di nobili, ad esempio palazzi, erano costruiti sul luogo di vecchie residenze, come  +luogo di potere sancito+; questo è un altro aspetto del caso” – ha affermato.

Oltre ai rilevamenti in superficie, gli studiosi intendono utilizzare gli ultimi metodi di ricerca. Questi comprendono le foto aeree, l’elaborazione delle quali permette un’analisi accurata della morfologia del terreno per determinare la configurazione del paesaggio. “In luoghi di interesse porteremo avanti test fisici utilizzando attrezzature per la resistività elettrica, simili a quelle utilizzate per la ricerca del +treno dorato+ nella Bassa Slesia” – ha spiegato.

Un altro ramo dell’archeologia, che può avvicinarci alla risoluzione del puzzle, è chiamato archeologia ambientale, ed esamina la relazione tra uomo e la sua economia e il paesaggio. “Nel nostro campo scientifico ci poniamo spesso domande di geografia storica: perché gli uomini scelsero questo particolare posto, perché l’insediamento fu fondato qui? Come cambiò i dintorni?” – ha spiegato il dott. Abłamowicz. Ha notato che al contrario delle credenze popolari, i cambiamenti nel paesaggio non sono solo caratteristici dell’era industriale, poiché il paesaggio è influenzato dall’attività agricola.

Per questa ragione, gli studiosi intendono prendere campioni vicino il fiume Opatówka e nelle lanche della Vistola, dove la torba può essere presente. “La torba crea un microclima unico, che mantiene i dati dal passato freschi come in un frigo. (…) Presenta i resti delle piante. Il loro studio e la loro datazione permettono di determinare se i sedimenti includono resti botanici riconducibili all’azione umana, come pollini di granaglie o altre colture. Se si può stabilirlo, contribuirebbe a determinare molti aspetti dell’attività agricola al tempo di Zawisza” – ha affermato.

La scoperta dell’ubicazione della casa di Zawisza Czarny sarebbe un altro importante evento per il paese, dove la memoria del cavaliere medievale è molto viva. C’è un monumento del cavaliere, che è il patrono della scuola locale. C’è pure un’Associazione per la Memoria di Zawisza Czarny blasone Sulima di Garbów che è molto attiva; la sua attività può essere seguita sull’interessante sito web.

La ricerca sarà supportata da un finanziamento dell’Istituto del Patrimonio Culturale Nazionale a Varsavia dal programma “Patrimonio Culturale – priorità: protezione dei siti archeologici”. Includendo il proprio contributo, il lavoro programmato costerà circa 40 mila zloty.

A Zawisza Czarny di Garbów, blasone Sulima, ci si riferisce nelle cronache latine come a Zawissius Niger de Garbow, nato attorno al 1370 a Garbów. Morì per mano dei Turchi nel Giugno 1428 nella fortezza di Golubac, le rovine della quale possono ancora essere viste nella Serbia orientale sulla riva destra del Danubio. A causa delle sue vittorie in numerosi tornei e dell’eroismo sul campo di battaglia fu visto come un modello di virtù cavalleresca. Fu anche un esperto diplomatico di re Ladislao II Jagiello, che rappresentò Ladislao II al Concilio di Costanza negli anni 1414-1418.

Traduzione da PAP – Science & Scholarship in Poland, Marek Klapa. PAP non è responsabile dell’accuratezza della traduzione.

Una finestra sulle credenze preistoriche: il santuario di Bolków

4 Aprile 2016

Una finestra sulle credenze preistoriche – il santuario di Bolków

Offerta sacrificale scoperta nel santuario - una zappa in corno di alce. Foto by T. Galiński
Offerta sacrificale scoperta nel santuario – una zappa in corno di alce. Foto by T. Galiński
Circa 9 mila anni fa, vicino l’odierno lago Świdwie (Pomerania Occidentale) gli sciamani effettuavano misteriosi rituali. Oggi, gli archeologi scoprono le tracce di questa inusuale attività.

Figure vestite di pelliccia, che cantano brani monotoni, emergono dalle ombre e da nubi di fumo. Vestendo maschere e corna animali sulle loro teste, portano piccoli fasci… Forse è così che apparivano i rituali effettuati migliaia di anni fa vicino l’odierna Szczecin.

Probabilmente non conosceremo mai i dettagli dei rituali. Ad ogni modo, tutte le indicazioni vanno nel senso che le scoperte effettuate dal prof. Tadeusz Galiński della sede di Szczecin dell’Istituto di Archeologia ed Etnologia PAS sono uniche in Europa. Gli archeologi cominciarono a studiare il sito nel 2012. Inizialmente non si resero conto di ciò con cui avevano a che fare – sono semplicemente capitati sui resti di capanne. Pensavano si trattasse del tipico insediamento di cacciatori di oltre 9 mila anni. Ad ogni modo, ulteriori ritrovamenti divennero sempre più affascinanti.

Vista generale del presunto santuario, durante gli scavi. Foto by T. Galiński
Vista generale del presunto santuario, durante gli scavi. Foto by T. Galiński

La ricerca si è rapidamente concentrata su un’area circolare del diametro di circa 6 m, dove gli scienziati hanno incontrato misteriose strutture. L’elemento principale del sito è risultato essere un edificio trapezoidale con pali, circondato da un arco di pietra collocati a uguale distanza l’uno dall’altro. C’erano anche bastoni affilati in tasso e conficcati nel terreno, secondo la forma di una figura orizzontale simile al Grande Carro – un frammento della costellazione dell’Orsa Maggiore. Al tempo nel quale le capanne erano utilizzate, c’era un lago nelle vicinanze. Da qui, da un alto pendio, c’era una vista panoramica della campagna circostante. “Nei giorni con cielo terso, doveva essere un posto molto buono per osservare le stelle” – ha aggiunto lo scienziato.

Un incensiere in legno scoperto durante gli scavi. Foto by T. Galiński
Un incensiere in legno scoperto durante gli scavi. Foto by T. Galiński

Secondo il prof. Galiński, tutto indica che questo luogo era un santuario. Ciò è ulteriormente evidenziato dai reperti scoperti: un incensiere in legno, che era utilizzato per affumicare ritualmente il luogo, le persone e gli oggetti al fine di scacciare gli spiriti maligni, e un fascio di pezzi di legno, corteccia, piante erbacee ed ossa animali, il quale, secondo il prof. Galiński, dovrebbe essere interpretato come un’offerta dello sciamano. “Le offerte sacrificali erano un’espressione di credenze nei poteri sovrannaturali e nelle forze della natura. Il loro scopo era quello di placare le divinità. Erano fatte in nome di tutti i residenti e membri del gruppo con la partecipazione del leader spirituale” – afferma il ricercatore.

All’interno del santuario i ricercatori hanno ritrovato diverse grandi pietre – quasi ognuna era differente. Tra queste c’erano: sienite, diorite, granito, quarzite, arenaria e gneiss, e persino marmo rosso e sienite verde, rare in Pomerania. Una sorpresa assoluta è stata la scoperta in questa regione di giaietto, anche chiamato ambra nera, e di roccia vulcanica, pomice.

“Questa collezione di rocce straordinariamente ricca è unica tra i siti del Mesolitico finora noti e situati all’interno della vasta Pianura Europea, e nella zona delle colline pedemontane e degli altipiani. Queste rocce furono portata al sito di Bolków, e non solo dall’area circostante (…), ma pure da terre lontane, il miglior esempio in tal senso è dato dalla cornubianite, che si trova sui Monti dei Giganti e sullo Harz” – ha spiegato il prof. Galiński in un articolo pubblicato sul periodico “Archeologia Polski” (“Archeologia della Polonia”). È interessante che le rocce mostrino segni di formazione.

Dispersi all’interno del santuario erano numerosi oggetti fatti di legno, corna e pietra. La loro natura, secondo il prof. Galiński, tradisce funzioni direttamente o indirettamente correlate ai rituali – per esempio, includono un caratteristico bastone dalla forma inusuale, un pendente in legno, e persino un oggetto fatto di corteccia di betulla, che si interpreta come frammento di maschera rituale.

Presunti resti di un santuario scoperto a Bolków sono stati preservati in condizioni eccellenti, grazie alle favorevoli condizioni naturali nelle quali sono rimasti i ritrovamenti: torba e sabbia. E “(…) l’enorme quantità di diverse informazioni contenute nelle fonti estratte significa che porteranno una nuova qualità nella ricerca sulla cultura delle comunità cacciatrici del Primo Olocene nella Pianura Europea” – afferma lo scopritore.

La descrizione dettagliata dello studio dell’inusuale sito a Bolków del 2012-2014 è stata pubblicata nell’ultimo numero di “Archeologia Polski” (LX: 2015) in un articolo di Tadeusz Galiński “Shaman sanctuary from the Mesolithic period in Bolków on the lake Świdwie in Pomerania”. La ricerca sul campo e i test di laboratorio del sito non sono stati ancora completati. Gli scienziati si aspettano ulteriori intriganti scoperte e ritrovamenti.

Traduzione da PAP – Science & Scholarship in Poland. PAP non è responsabile dell’accuratezza della traduzione.

Roma, mostra: “Camioniste polacche. Ausiliarie del 2° corpo d’armata polacco. Dalla Russia all’Italia. 1942-1946”

MOSTRA DOCUMENTARIA E FOTOGRAFICA

CAMIONISTE POLACCHE

AUSILIARIE DEL 2° CORPO d’ARMATA POLACCO

DALLA RUSSIA ALL’ITALIA 1942-1946

CASA della MEMORIA e della STORIA di Roma

8 aprile – 20 maggio 2016

inaugurazione giovedì 7 aprile ore 17.00

image002 (17)La mostra “CAMIONISTE POLACCHE. Ausiliarie del 2° Corpo d’Armata Polacco. Dalla Russia all’Italia. 1942-1946” ricorda e rende omaggio alle donne che durante il secondo conflitto mondiale fecero parte del II Corpo d’Armata Polacco, prestando servizio nell’esercito come autiste e camioniste in ruoli e incarichi solitamente ricoperti dagli uomini.

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