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Venezia: nuovo Centro di ricerca per la conservazione e il restauro

Nuovo Centro di ricerca per la conservazione e il restauro: Comune, Ca’ Foscari e Iuav hanno firmato l’accordo di programma

È stato firmato oggi a Ca’ Farsetti, dal sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, e dai rettori delle università Ca’ Foscari Venezia, Michele Bugliesi, e Iuav di Venezia, Alberto Ferlenga, l’accordo di programma “Per la costituzione di un nuovo centro di ricerca per lo sviluppo di nuove tecnologie per la conservazione e il restauro dei beni culturali veneziani”.

L’accordo, che si inserisce nel “Patto per lo Sviluppo della Città di Venezia, Interventi per lo sviluppo economico, la coesione sociale e territoriale della Città di Venezia”, mette a disposizione 3 milioni di euro per la creazione di un centro che opererà nei seguenti ambiti di ricerca: caratterizzazione dei materiali e dell’ambiente di conservazione, monitoraggio dello stato di conservazione, nuovi materiali e tecnologie, tecnologie ICT per il monitoraggio e la valorizzazione del patrimonio storico, artistico, architettonico e archeologico della città.

“La scommessa – ha esordito il sindaco – è quella di rendere Venezia un polo universitario sul modello di Boston, capace di attrarre giovani studenti non solo dal nostro Paese, ma anche da tutta Europa e da ogni parte del mondo”. Il primo cittadino ha poi ricordato la sottoscrizione, lo scorso anno, del protocollo costitutivo di “Study in Venice”, il Polo formato da Ca’ Foscari, Iuav, Conservatorio Benedetto Marcello e Accademia delle Belle Arti, in collaborazione con il Comune di Venezia, con l’obiettivo di valorizzare la propria immagine di città universitaria nel mondo. “Il rafforzamento di un sistema universitario più ampio – ha aggiunto Brugnaro – è di importanza strategica per il rilancio della città”.

“L’ articolo 9 della Costituzione – ha sottolineato il rettore Bugliesi – promuove lo sviluppo della cultura e della ricerca e questo nuovo centro vuole da un lato rafforzare i presupposti scientifici per preservare il patrimonio di Venezia e dall’altro promuovere l’innovazione in questa città attraverso la ricerca. Sono già in programma una serie di interventi su cui ci concentreremo, dalla Scuola Grande di San Rocco a Torcello al campanile di San Marco. È un progetto che porterà a Venezia studenti, ricercatori e investimenti nell’alta tecnologia contribuendo allo sviluppo della nostra città. Il centro svilupperà metodologie e interventi di restauro e conservazione  con tecnologies legate all’ambito chimico e ICT, da parte di Ca’ Foscari, e di ambito strutturale architettonico da parte di IUAV”.

“Questo progetto – ha concluso Ferlenga – è un’occasione eccezionale per dare  valore a ciò che in parte già esiste, mettendo insieme le iniziative offerte dai punti di eccellenza di questa città, che è essa stessa un’eccellenza. Un passo in avanti ulteriore, dopo esperienze come ‘Study in Venice’ e il Padiglione Venezia alla Biennale, per mettere in campo valori e conoscenze che hanno già un valore per sé stesse ma che, se messe insieme in un circuito virtuoso, possono dare vita a qualcosa di unico”.

Per dare piena attuazione al progetto verrà costituito un Comitato esecutivo composto dai referenti di ciascuna parte, presieduto da un responsabile del Comune di Venezia, che avrà il compito di sovraintendere alle attività del Centro, garantire l’esecuzione del progetto scientifico e stabilire il programma delle attività di disseminazione. Entro 6 mesi dalla sottoscrizione dell’accordo sarà inoltre costituito un Comitato consultivo composto da un rappresentante della Soprintendenza archeologia, Belle arti e paesaggio per il Comune di Venezia e Laguna, Soprintendenza archivistica e bibliografica del Veneto e del Trentino Alto Adige, Archivio di Stato di Venezia e Musei Civici di Venezia, con funzioni di monitoraggio, consulenza e valutazione delle attività del Centro.

Venezia, 14 giugno 2018

Testo da Ufficio Comunicazione e Promozione di Ateneo Area Comunicazione e Promozione Istituzionale e Culturale Università Ca’ Foscari Venezia

Venezia: a settembre la mostra “Idoli. Il potere dell’immagine”

Attesa a settembre
la grande mostra
IDOLI
IL POTERE DELL’IMMAGINE 
Un viaggio nel tempo e nello spazio. 

La “Rivoluzione neolitica” e la raffigurazione umana 

A Venezia dal 15 settembre 2018

Oltre 100 opere tra Occidente e Oriente, dalla penisola Iberica alla Valle dell’Indo, dalle porte dell’Atlantico fino ai remoti confini dell’Estremo Oriente, dal 4000 al 2000 a. C. L’alba della civiltà

Fin dalla preistoria l’uomo ha sentito la necessità di rappresentare la figura umana: con i graffiti e le pitture murali, ma anche in forma tridimensionale.

Da quei lontanissimi tempi, fin dall’età paleolitica, ci è giunta un’immensa quantità di statuette realizzate in diversi materiali riproducenti tratti umani. 

Quale fosse il loro significato – valore simbolico, religioso o di testimonianza, espressione di concetti metafisici, funzione rituale o “politica” – e quali soggetti realmente rappresentassero, rimane ancora un mistero. 

La mostra IDOLI (dal greco eídolon, immagine) – promossa dalla Fondazione Giancarlo Ligabue, istituita nel 2016 da Inti Ligabuee curata da Annie Caubet, conservatrice onoraria del Musée du Louvre – ci propone un viaggio affascinante nel tempo e nello spazio: il primo tentativo di confronto dall’Oriente all’Occidente, di opere raffiguranti il corpo umano del 4000-2000 a.C.

Attraverso 100 straordinari reperti – alcuni eccezionali per l’importanza storico-scientifica e la rarità – e grazie ad un apparato didattico coinvolgente, sarà possibile percorrere un ampio spazio geografico, che si estende dalla Penisola Iberica alla Valle dell’Indo, dalle porte dell’Atlantico fino ai remoti confini dell’Estremo Oriente, in un’epoca di grande transizione, in cui i villaggi del Neolitico si evolvono a poco a poco nelle società urbane dell’Età del Bronzo.

 

La cosiddetta “Rivoluzione neolitica” è epocale: segna il passaggio da clan e tribù a società più complesse, vede l’avvento di nuove tecnologie e della lavorazione dei metalli, l’affermarsi delle prime forme di scrittura in diversi centri, l’avvio di reti commerciali e dei relativi traffici anche tra popoli molto distanti, che in tal modo intensificano i rapporti e gli scambi di merci e materiali, di idee e forme espressive.

In questo contesto si collocano le misteriose rappresentazioni della figura umana qui esposte, di cui quattordici appartenenti alla Collezione Ligabue, le altre provenienti da collezioni private internazionali e da importanti musei europeil’Archäologische Sammlung-Universität Zürich, l’Ashmolean Museum of Art and Archaeology– University of Oxford, il Musées Royaux d’Art et d’Historie di Bruxelles, il Monastero Abbaziale Mechitarista dell’isola di San Lazzaro degli Armeni a Venezia, il Badisches Landesmuseum Karlsruhe, il MAN-Museo Arqueológico nacional di Madrid, il Polo Museale della Sardegna–Museo Archeologico Nazionale di Cagliari, Musei Civici Eremitani di Padova, il Cyprus Museum a Nicosia e il Musée d’Archéologie Nationale et Domaine National de Saint-Germain-en-Laye.

Dapprima saranno quasi esclusivamente figure femminili, poi con l’affermarsi di società sempre più strutturate, saranno soprattutto gli uomini a divenire protagonisti: dei, sovrani, eroi. 

Sarà sorprendente vedere come, in parti del mondo tra loro lontanissime, si affermino tradizioni e forme di rappresentazioni simili o si ritrovino materiali necessariamente giunti da paesi distanti, eppure già in relazione tra loro: l’ossidiana della Sardegna e dell’Anatolia, i lapislazzuli importati all’Afghanistan, l’avorio ottenuto dalle zanne degli ippopotami dell’Egitto o delle Coste del Levante.

La mostra prende in esame gli idoli da un punto di vista estetico, a partire tuttavia da una solida base storica e archeologica, che si amplia ulteriormente nel catalogo dell’esposizione (Skira) grazie al contributo di esperti di levatura internazionale. Viene così proposto un confronto tra caratteri fissi e condivisi e aspetti variabili, visti dalla duplice angolazione dell’antropologia e dell’estetica.

Tra i fattori comuni va annoverata la qualità artistica“gli individui che realizzarono quelle sculture – scrive la Caubet – erano artisti dotati di grande talento, che muovendosi tra il rispetto dei modelli tradizionali e la creazione innovativa, seppero comunque lasciare un segno”.

Figure simili all’apparenza, rispondenti a codici iconografici analoghi, sono in realtà ciascuna un unicum nelle proporzioni, nei particolari, nel fascino, grazie al tocco dell’artista. L’esposizione a Palazzo Loredan, a Venezia, ci mostrerà – provenienti dalle Isole Cicladi, dall’Anatolia Occidentale, dalla Sardegna, ma anche dall’Egitto, dalla Spagna, dalla Mesopotamia o dalla Siria – le famose “Dee Madri” (raffigurazioni femminili particolarmente prospere nei seni e nei fianchi, simbolo forse del potere della Terra, della Maternità e della Fertilità) e gli idoli astratti e geometrici che tanto affascinarono gli artisti del Novecento; oppure i cosiddetti “idoli oculari” o idoli placca, nati dalla fascinazione esercitata dall’occhio come espressione della presenza spirituale, fino all’affermarsi, nel terzo millennio, del corpo umano nelle sue forme naturali.

Non più solo esseri dall’identità ambigua, in particolare dal punto di vista del sesso (figure femminili androgine, presenza contemporanea di organi sessuali maschili e femminili, ecc.) né solamente espressione di principi divini, ma anche uomini mortali, reali – spesso colti in atteggiamento orante – e nuove divinità create a immagine dell’uomo. 

Quello che invece non cambia è il bisogno dell’individuo e della società di esprimere, con manufatti o con opere d’arte, le proprie paure, le proprie speranze, la propria fede.

Tutte le statuette in mostra, che riportano talvolta i segni delle ripetute manipolazioni o di riparazioni coeve – a dimostrazione di un loro utilizzo costante e di un ruolo chiave negli eventi sociali e religiosi ricorrenti – sono dunque custodi di storie e miti di straordinaria suggestionetestimoni di usi e di bisogni simili e, in seguito, di quel “grande arazzo di culture interconnesse” che si venne a creare tra la fine del IV e per tutto il III millennio a.C.

Non possiamo non farci affascinare dalle figure steatopigie dell’Arabia, o dalle statuette cicladiche dalla sessualità ibrida o ancora dalle più enigmatiche sculture della preistoria cipriota, quelle statuine stanti del tipo plank-shaped (con i tratti del volto resi da una molteplicità di segni geometrici incisi, l’abbigliamento elaborato e spesso del tipo “a due teste”), di cui sono in mostra importanti esemplari del Museo Archeologico di Nicosia; o ancora dalla visione naturalistica ma idealizzata che si sviluppa in Mesopotamia nell’Età del Bronzo.

I geni raffigurati in questo periodo dagli artisti della Civiltà dell’Oxus, sviluppata in Asia centrale (complesso Battriano-Margiano), narrano di battaglie cosmiche, di esseri dalla doppia identità animale e umana, ricompongono i fili del racconto mitologico ove il “Drago dell’Oxus” – detto anche “Lo Sfregiato” per il profondo squarcio che gli deturpa il volto – con il corpo coperto di squame di serpente, era la controparte selvaggia della “Dama dell’Oxus”: forse spirito astrale, forse principessa Battriana.

Non possiamo non farci sedurre dai miti di queste prime civiltà e dal potere dell’immagine.

 

Testo e immagini da Ufficio Stampa Villaggio Globale International

 

Ca’ Foscari ricorda Giovanni Morelli e Margot Galante Garrone

Ca’ Foscari ricorda il musicologo e docente dell’ateneo scomparso nel 2011

“LA DETESTATA SOGLIOLA”. OMAGGIO A GIOVANNI MORELLI E MARGOT GALANTE GARRONE

Lunedì 14 maggio all’ Auditorium S. Margherita

 

Lunedì 14 maggio, alle 17.30all’Auditorium Santa Margherita dell’Università Ca’ Foscari, Teatro Ca’ Foscari e l’Associazione Giovanni Morelli presentano «La detestata sogliola» un omaggio a Giovanni Morelli e Margot Galante Garrone. Con Paolo Puppa – Helga Davis – Malva Rizzato – Elisabetta Pozzi

La data del 14 maggio, giorno della nascita di Giovanni Morelli (Faenza 1942 -Venezia 2011), è stata scelta per rendere omaggio alla sua figura di musicologo e docente di chiara fama dell’Ateneo, dove ha insegnato Storia della musica contemporanea, Filologia musicale, Musicologia sistematica e Storia e critica del testo musicale. Sposato con Margot Galante Garrone (Torino 1941 – Genova 2017) cantante, regista e fondatrice del Gran Teatrino la Fede delle Femmine.

In occasione di questa giornata dedicata a loro, quattro grandi artisti faranno rivivere il ricordo di queste due importanti figure attraverso diverse proposte e spunti culturali:

Paolo Puppa letture da Animali Immaginari di Giovanni Morelli
Helga Davis frammento/studio da Madrigal for 9 rooms di Andrea Liberovici
Malva Rizzato e Le canzoni di Margot
Elisabetta Pozzi letture da La detestata sogliola di Margot Galante Garrone

Ingresso libero

Così Andrea Liberovici, Presidente Associazione Giovanni Morelli, descrive l’iniziativa

«La detestata sogliola» è il titolo dell’unico libro scritto da Margot e che ho trovato sul desktop del suo computer l’anno scorso, un paio di mesi dopo la sua morte.
Sapevo che era li, perché ne avevamo parlato, ma non avevo avuto la forza di leggerlo. Ora posso dirlo: è bellissimo. Se verrete il 14 maggio capirete che l’aggettivo “bellissimo“ non è così distante dalla realtà. Non vi anticipo nulla perché, grazie all’editore Marsilio, il libro lo potrete trovare anche in libreria ma certo è che la sua, seppur parziale, lettura dal vivo interpretata da un’attrice come Elisabetta Pozzi la potrete ascoltare, per ora, soltanto se verrete all’Auditorium di S.Margherita.

In scena quattro grandi artisti. Il poeta Lello Voce che leggerà qualche «animale immaginario“ di Giovanni, la cantante-attrice newyorkese Helga Davis che interpreterà un piccolo frammento da “Madrigal for 9 rooms“, brano audio-visivoche sto preparando per l’anno prossimo dedicato alla nostra casa della Giudecca come palcoscenico, se così si può dire, della nostra famiglia e la giovane cantautrice Malva Rizzato che canterà alcune canzoni di Margot, alternandosi con «La detestata sogliola» letta da Elisabetta Pozzi.
Ho avuto la grande fortuna di crescere con Giovanni e mia mamma da quando avevo due anni (e con decine di gatti annessi) e non posso non condividere totalmente uno degli scopi dell’associazione Giovanni Morelli, che ringrazio, ovvero quello, non soltanto di mantenere viva la memoria, ma di farli conoscere ai più giovani attraverso l’esempio che ci hanno lasciato: l’umanità come centro e nutrimento di ogni loro gesto, creativo ed artistico, che sapevano condividere in forma di dono con tutti… senza distinzioni e copyright.»

Testo e immagine da Ufficio Stampa Università Ca’ Foscari Venezia

Venezia: prima assoluta di “Nel Cuore Muto Del Divino”, dedicato a Carlo Scarpa

Giovedì 5 aprile 2018, dalle ore 18.00 in aula Baratto di Ca’ Foscari la prima assoluta di Nel Cuore Muto Del Divino

UN DOCU-FILM DEDICATO A CARLO SCARPA

RISCOPRE I SEGRETI DELL’AULA BARATTO

DI CA’ FOSCARI

L’iniziativa si inserisce nel programma di iniziative per i 150 anni di Ca’ Foscari

 

NEL CUORE MUTO del divino – Teaser from CABIRIAFILM on Vimeo.

VENEZIA – Un documentario dedicato a Carlo Scarpa e al suo intervento nell’Aula Baratto di Ca’ Foscari nell’anno del centocinquantenario dell’Ateneo: il 5 aprile, alle ore 18, in Aula Baratto a Ca’ Foscari verrà proiettato in prima assoluta il film documentario Nel Cuore Muto Del Divino, dedicato all’architetto veneziano.

Un tributo celebrativo all’architetto che operò sull’Aula Baratto sia prima che dopo la seconda guerra mondiale, adattando gli spazi, gli arredi e la fruizione dei locali con straordinaria modernità e rispetto della tradizione.

Una proiezione cinematografica in loco, per seguire prima sullo schermo e poi ammirare e vivere di persona, gli ambienti rimaneggiati e progettati da Scarpa. Un confronto fra il passato e il presente attraverso la storia dell’Università Ca’ Foscari Venezia e dei suoi 150 anni.

Il progetto, a cura del professore di Ca’ Foscari Paolo Pellizzari, intende valorizzare l’Aula Baratto, un gioiello inserito nel palazzo di Ca’ Foscari.  Il film, realizzato dal regista Riccardo De Cal, getta luce sul restauro di Palazzo Foscari, sede storica dell’Università, da parte di Carlo Scarpa. Il percorso filmico nello spazio e nel tempo mira a raggiungere il cuore pulsante dell’intervento scarpiano: l’Aula Baratto. Un luogo i cui confini divengono labili: il pavimento si fa acqua e l’antica architettura del palazzo dialoga con gli elementi moderni introdotti da Scarpa. Tra i punti focali del film vi è l’analisi del rapporto tra “dentro” e “fuori” e della percezione forte del senso della città.

Il trailer del film è visibile at https://vimeo.com/224039983

 Scarpa operò sull’aula nel 1936 e nel 1956, adattando gli spazi, gli arredi e la fruizione in un contesto di assoluta bellezza architettonica e paesaggistica e consente ancora oggi l’uso di questi spazi spettacolari per eventi, lezioni e conferenze. [per eliminare ripetizione di “straordinaria modernità e …] Per accompagnare l’evento e il ricordo di Carlo Scarpa, nel cortile di Ca’ Foscari è allestita un’esposizione basata su materiali storici d’archivio e sui disegni/progetti conservati nell’Archivio Carlo Scarpa di Treviso, con elaborati e oggetti significativi legati alla progettazione, ai lavori effettuati e al contesto in cui si svolsero. Il video e l’esposizione sono stati realizzati in  collaborazione con il MAXXI di Roma, l ‘Archivio Carlo Scarpa di Treviso e con il supporto della Ca’ Foscari School for International Education.

Riccardo De Cal, regista e fotografo, dopo il liceo classico compie gli studi a Venezia presso la Facoltà di Architettura. Legato a una visione cinematografica essenziale e poetica, dal 2003 realizza documentari d’autore.

Testo da Ufficio Comunicazione Università Ca’ Foscari Venezia

L’Università Ca’ Foscari a Venezia, foto di Stefano Remo, daWikipediaCC BY-SA 3.0.

Classici contro: 30 appuntamenti. Tema del 2018, Dike, la Giustizia

Venerdì 6 e sabato 7 aprile a Vicenza per il progetto ideato dai docenti di Ca’ Foscari Alberto Camerotto e Filippomaria Pontani
CLASSICI CONTRO: 30 APPUNTAMENTI

TEMA DEL 2018 DIKE, LA GIUSTIZIA

Teatri e musei, licei e carceri i luoghi in cui i classici si sveleranno per fare luce sul presente

Continua a Vicenza il 6 e 7 aprile, dopo i primi appuntamenti di San Donà di Piave, Cittadella e Vittorio Veneto, il ciclo di incontri per il 2018 di Classici Contro, un progetto dell’Università Ca’ Foscari a cura del grecista Alberto Camerotto e del filologo classico Filippomaria Pontani che cresce nel tempo e dimostra l’interesse verso i classici oltre che la bruciante attualità dei temi che gli antichi ci propongono.

Sono ben trenta gli incontri in calendario in altrettante città d’Italia, che toccheranno licei, teatri, istituzioni, musei e carceri, da Palermo a Torino, da Vicenza a Reggio Calabria, da Lecce a Milano.

Quest’anno il tema intorno al quale si dibatterà attraverso le voci della ricerca e della cultura è «Dike, la Giustizia». Immersi in una società in cui scorgiamo troppe ingiustizie e diseguaglianze, siamo abituati quotidianamente ad accapigliarci sulle leggi, a dibattere il modo di amministrare il diritto, a invocare un riequilibrio ultraterreno agli squilibri umani. Cos’è giusto fare dinanzi a una catena di delitti di cui si è dimenticata l’origine, dinanzi a una legge palesemente inumana, dinanzi a chi propaganda un’idea che mette in dubbio le nostre certezze, dinanzi a una richiesta d’asilo che mette a rischio la comunità?

Qual è il rapporto tra la giustizia umana e quella divina? Come si configura la dialettica tra la sacrosanta giustizia olimpica garantita dal regno di Zeus e l’amministrazione quotidiana della giustizia nei tribunali di Atene e di Roma? In un momento storico in cui i problemi connessi alla legge, al diritto e all’equità sociale e politica continuano a dominare l’attualità, la rassegna 2018 dei Classici Contro prova ad andare alla radice storica e culturale di questi fenomeni, facendo parlare (e a tratti cantare) i testi antichi più importanti sul tema, da Omero a Esiodo, da Eschilo a Virgilio, da Lisia a Cicerone.

Il mondo greco-romano ha prodotto una gran mole di pensiero sulla e per la giustizia: non c’è quasi problema della giustizia del nostro tempo che non possa essere codificato – in senso mitico o come parallelo storico – nei termini antichi, e dunque rivitalizzato e meglio compreso. Questo intende fare Classici Contro 2018

Le prossime tappe del percorso saranno: Vicenza Il 6 e il 7 aprile al Teatro Olimpico di Vicenza e alle Gallerie D’Italia – Palazzo Leoni Montanari

Venerdì 6 aprile a Palazzo Leoni Montanari si affronteranno due prospettive convergenti sul diritto e la giustizia: da un lato lo sviluppo del concetto nell’epica arcaica (ne parlerà Carlo Pelloso, storico del diritto greco dell’Università di Verona), dall’altro lo sviluppo dei diritti fondamentali dall’antichità a oggi in relazione al tema dell’identità personale e collettiva (ne discuterà il giurista Marcello Francanzani, recentemente nominato giudice della Corte di Cassazione). Ma la giustizia ha anche un aspetto molto pratico: la sua applicazione, i premi e le pene. Nella sera di venerdì ne parleranno da angolazioni diverse la direttrice di un grande carcere (Claudia Clementi, del Dozza di Bologna), un classicista attivissimo nella riflessione e la pratica della non-violenza e della giustizia quotidiana (Andrea Cozzo, dell’Univ. di Palermo), un giornalista d’assalto che conosce il Nordest come pochi (Ernesto Milanesi, del manifesto). Queste parole ardue e complesse saranno accompagnate dalle musiche antiche di Nikos Xanthoulis, dedicate ad alcuni testi di Omero, Eschilo, Sofocle relativi alla giustizia; e lo stesso musicista greco nella mattinata di sabato 7 aprile a Palazzo Leoni Montanari terrà insieme ad Angelo Meriani una lezione sulla musica antica, accompagnata da una presentazione della mostra “Seduzione nel mondo antico” a cura della curatrice Federica Giacobello.

La Giustizia è anche immagine, dai bronzetti antichi con la bilancia alla Minerva dei nostri tribunali, ma è anche multiforme, come lealtà e nemesi: ne parlerà sabato pomeriggio, sempre a Palazzo Leoni Montanari, Aglaia McClintock (Univ. del Sannio), mentre Gabrio Forti, insigne giurista e raffinato letterato, analizzerà la ricezione del tema giustizia nella riscrittura goethiana dell’Ifigenia. Al centro della serata di sabato al Teatro Olimpico ci sarà invece la legge: il sottile confine tra giusto e legale (Massimo Manca, latinista di Torino), il fondamento sostanziale del nomos (Gennaro Carillo, filosofo napoletano), e la divaricazione fra la giustizia antica e moderna, di cui parlerà il Primo Presidente emerito della Corte di Cassazione Giovanni Canzio.

LE CITTÀ TOCCATE DA CLASSICI CONTRO

Dopo l’Olimpico i Classici Contro arriveranno in tutta Italia, per parlare di giustizia, al Teatro Don Orione di Palermo, al Circolo dei Lettori e al Liceo Massimo D’Azeglio di Torino, al Teatro Masini di Faenza, alla Biblioteca Civica di Bassano del Grappa, a Villa Emo a Fanzolo di Treviso, al Teatro Civico di Schio, all’Abbazia al Goleto di Sant’Angelo dei Lombardi, alTeatro Comunale di Alessandria, davanti ai Bronzi di Riace al Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, al Tribunale e al Convento dei Teatini di Lecce,  al Teatro Rosso di San Secondo a Caltanissetta, al Teatro Ristori di Verona,  al Carcere di Bollate a Milano, al Collegio Marconi di Portogruaro, all’Università degli Studi di Pavia, al Palazzo Festari diValdagno. E in autunno i Classici Contro continueranno il loro percorso alla Villa Belvedere di Mirano, alla Stazione Marittima di Trieste, al Liceo Bartolomeo Zucchi di Monza, al Liceo Leone XIII di Milano, al Carcere di Rebibbia a Roma, per concludere al Teatro di Santa Margherita a Venezia.

I Classici Contro dell’Università Ca’ Foscari, in collaborazione con le Università, i Licei, le istituzioni, portano come sempre la ricerca e la parola dei classici antichi nei teatri di fronte ai cittadini per un contributo di pensiero sui problemi più scottanti del presente. In una prospettiva europea che guarda al futuro, con la consapevolezza culturale di tremila anni di pensieri e di storia che ci viene dai classici. Una risorsa da condividere tra tutti i cittadini.

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