Vieste. Inaugura il Museo Civico archeologico "Michele Petrone"

Ricche collezioni archeologiche, corredi funerari, iscrizioni e molti reperti esposti per la prima volta al pubblico. Giovedì 27 giugno sarà inaugurata la nuova struttura museale sul Lungomare Amerigo Vespucci.

La città di Vieste presenta l’atteso Museo civico archeologico “Michele Petrone”, che diventa testimone della floridezza del centro daunio di Vieste con l’esposizione dei reperti, rivenuti sul territorio, che costituiscono le ricche collezioni archeologiche.

La cerimonia di inaugurazione si terrà giovedì 27 giugno, alle ore 21, presso il Sagrato della Parrocchia Santissimo Sacramento, sul Lungomare Amerigo Vespucci. Sarà un evento di grande valore per il patrimonio culturale italiano, frutto di un importante lavoro di ricerca e musealizzazione.

'Askos' a paparella a decorazione bicroma e listata

Il museo è stato realizzato dal Comune di Vieste con la direzione scientifica della Soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio per le provincie di Barletta-Andria-Trani e Foggia e con il contributo della Regione Puglia sostenuto dai finanziamenti del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale. Un progetto che parte da lontano, nei primi anni duemila con l’allora sindaco, Domenico Spina Diana e con il presidente del Parco Nazionale del Gargano di quel periodo, Matteo Fusilli.

All’inaugurazione porteranno i saluti Giuseppe Nobiletti Sindaco del Comune di Vieste, Mariella Pecorelli Assessore ai Lavori Pubblici, Graziamaria Starace Assessore alla Cultura, Antonio Chionchio Dirigente del Settore Lavori Pubblici, Luigi La Rocca Soprintendente Archeologia, Belle arti e Paesaggio per le provincie di Barletta-Andria-Trani e Foggia, Italo M. Muntoni e Donatella Pian Soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio per le provincie di Barletta-Andria-Trani e Foggia, Alfredo De Biase del Polo Museale della Puglia, Aldo Patruno Dirigente del Dipartimento Turismo, Economia della Cultura e Valorizzazione del Territorio della Regione Puglia, Raffaele Piemontese Assessore al Bilancio della Regione Puglia.

epigrafe con testo antico in greco

Sono previsti gli interventi di Attilio Galiberti (Università degli Studi di Siena) e Massimo Tarantini (Soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio per la Città metropolitana di Firenze) sul tema “Monumenti sotterranei. Le miniere preistoriche di selce a Vieste”.
Durante l’evento la Sala conferenze del Museo sarà dedicata a Giuseppe Ruggeri.

Il nuovo Museo civico archeologico

Il nuovo allestimento del Museo civico archeologico “Michele Petrone” di Vieste si sviluppa all’interno del complesso conventuale della Beata Vergine degli Angeli, interessando le sale al piano terra prospicienti il piccolo chiostro ed alcune sale del primo piano dell'ex convento dei Cappuccini.

Intitolato al medico Michele Petrone (1867 – 1935), Regio Ispettore Onorario dei Monumenti e Scavi di Antichità di Vieste, il museo presenta, nelle prime due sale del percorso di visita, una selezione dei numerosi reperti dal territorio databili dall’Età dei Metalli all’Età ellenistico-romana, provenienti dalla raccolta archeologica che Michele Petrone lasciò in eredità al Comune. Tra i reperti esposti meritano di essere citate le epigrafi con testo in greco antico ritrovate a Vieste nel XIX secolo all'interno della proprietà Abatantuono, le cosiddette "iscrizioni messapiche", iscrizioni votive dedicate a Demetra dea della nascita e della fertilità, e il ricco nucleo di anfore da trasporto ed ancore in pietra e in piombo, testimonianza dell’antica vocazione marinara viestana in età romana e tardoantica.

Le altre sale del piano terra sono riservate alle miniere preistoriche di selce del territorio di Vieste, tra cui la miniera n.1 della Defensola A, oggetto di ricerche pluriennali da parte dell’Università degli Studi di Siena, la miniera più antica d’Europa. Le formazioni calcaree del Gargano, molto ricche in selce, sono state fonte di approvvigionamento durante tutta la Preistoria, in particolare a partire dal Neolitico antico, fra il VII e il VI millennio a.C., proprio nel comprensorio di Vieste, fino all'inizio dell'Età del Bronzo (fra il III e il II millennio a.C.), con uno sfruttamento sistematico attraverso miniere sotterranee di vario tipo. Di eccezionale valore sono i reperti del Neolitico antico della Defensola, per la gran parte esposti per la prima volta al pubblico, tra cui i vasi in ceramica, che servivano agli antichi minatori neolitici per il trasporto di acqua e cibo all'interno della miniera, i picconi e i mazzuoli che, opportunamente immanicati, erano destinati alla frantumazione del calcare per il recupero dei noduli di selce e, infine, le lucerne indispensabili per l'illuminazione delle camere e dei corridoi bui della miniera.

sigillo in cristallo di rocca dalla _tomba di una èlite

Salendo al primo piano, invece, nella grande sala è esposto, anch’esso per la prima volta, il ricco corredo della tomba a semicamera rinvenuta nel 2006 al di sotto del cortile del Palazzo Comunale di Vieste a tre metri di profondità. Utilizzata per sepolture plurime, al suo interno sono stati recuperati i resti di ventisei individui, deposti durante un arco cronologico compreso tra il III e il II sec. a.C.; ha restituito un insieme estremamente ricco di reperti in ceramica e in metallo. Tra i reperti dei ricchi corredi, è particolarmente rilevante il sigillo in cristallo di rocca, con la pregevole incisione di un cane dal profilo slanciato, forse identificabile con il Cirneco dell’Etna, razza molto antica di cane da caccia.

La floridezza del centro daunio di Vieste, probabilmente identificabile con l'Uria garganica a cui fanno riferimento le fonti antiche (Strabone, Tolomeo, Pomponio Mela, Plinio il Vecchio e Dionigi il Periegeta), è testimoniata dall'individuazione di tratti dell'antica cinta muraria databile al IV-III secolo a.C., insieme ad aree sepolcrali da cui provengono i corredi funerari esposti nelle tre sale seguenti. Risalenti al passaggio dall'età classica a quella ellenistica (IV-III sec. a.C.), sono esposti i corredi dalla tomba I di loc. Carmine e le tombe 2-3 e 7-8 dalla scarpata di Ripe Castello che si affaccia sulla famosa spiaggia di Pizzomunno. Un sostegno all’identificazione con l'Uria delle fonti antiche può essere considerata la presenza del culto a Venere, con l’appellativo di Sosandra (Salvatrice), testimoniato dalle oltre 200 iscrizioni votive in greco e latino nella grotta-santuario, individuata e indagata sistematicamente nel 1987, sull’isolotto di Sant’Eufemia (che ora ospita il faro di Vieste). Il culto a Venere Sosandra è documentato, oltre che dalle frequenti raffigurazioni della colomba, animale sacro a Venere, anche da alcuni reperti esposti e databili ad età ellenistica.

La continuità di vita dell’abitato durante la fase di passaggio alla romanizzazione è testimoniata nell'area urbana, compresa tra viale XXIV Maggio e Corso Fazzini, dal rinvenimento nel 1987 nel quale fu messo in luce un complesso residenziale di età tardo repubblicana-imperiale dotato di un complesso termale, di cui è esposta, per la prima volta, la mano in bronzo di una grande statua.
Lo sviluppo della grande proprietà terriera in età romana imperiale e tardoantica si esprime con l'impianto delle grandi ville rustiche, come quella di Santa Maria di Merino, nei pressi della quale si trova la necropoli della Salata e Salatella. Dallo scavo della villa provengono i reperti esposti nell’ultima sala del percorso di visita, fra cui lucerne e ceramica sigillata.


Il 29 giugno inaugura Forum Pass: un unico grande percorso alla scoperta dei Fori

Sabato 29 giugno l’ingresso al Parco archeologico del Colosseo sarà gratuito in occasione della Festa dei SS Pietro e Paolo, patroni di Roma. L’apertura rientra in #IoVadoAlMuseo l’iniziativa del MIBAC che prevede 20 giorni di gratuità in tutti i monumenti, musei, gallerie, scavi archeologici, parchi e giardini monumentali italiani.

“Sarà una giornata di festa dedicata soprattutto ai cittadini romani” ha dichiarato il direttore del Parco archeologico del Colosseo,Alfonsina Russo che ha annunciato “non a caso, abbiamo scelto questa data per inaugurare un percorso inedito che consente per la prima volta di visitare l’area del Foro Romano-Palatino insieme ai Fori Imperiali. Si tratta di unico grande percorso nel cuore archeologico della Capitale: un’occasione ulteriore per immergersi senza soluzione di continuità e senza barriere architettoniche nella storia della Roma antica”.

Sabato 29 giugno il Parco archeologico del Colosseo, in collaborazione con la Sovrintendenza capitolina ai beni culturali inaugura infatti Forum Pass – Alla scoperta dei Fori: il percorso che attraversa tutta l’area archeologica e che potrà essere compiuto sia partendo dall’accesso all’area di competenza capitolina, da Piazza della Madonna di Loreto, presso la Colonna Traiana, o da uno degli ingressi del Parco archeologico del Colosseo: Largo Corrado Ricci, Via Sacra – Arco di Tito, via di San Gregorio e via del Tulliano, davanti al Carcere Mamertino. Il Foro Romano, culla della civiltà occidentale e i Fori imperiali, simbolo del potere degli imperatori, tornano dunque a costituire un’unità topografica, recuperando il ruolo di ‘piazze’ vissute e non solo musealizzate.

L’ingresso sarà gratuito ancheLunedì 23 settembre Dies natalis Augusti; Venerdì 4 ottobre Giornata della pace della fraternità e del dialogo tra appartenenti a culture e religioni diverse; Lunedì 4 novembre Festa dell’Unità nazionale; Giovedì 21 novembre Giornata mondiale della filosofia; Mercoledì 18 dicembre Giornata internazionale dei migranti.

Si ricorda che nei giorni di gratuità rimarranno chiusi al pubblico: i siti compresi all’interno del Percorso SUPER (Museo Palatino, Criptoportico Neroniano, Casa di Augusto, Casa di Livia, Loggia Mattei, Domus Transitoria, Santa Maria Antiqua con Oratorio dei Quaranta Martiri e Rampa Domizianea, Tempio di Romolo); i luoghi della mostra Roma Universalis e l’esposizione permanente del Museo del Colosseo.

Dal 30 giugno il nuovo biglietto Forum Pass sarà acquistabile sulle piattaforme ufficiali: www.parcocolosseo.it ewww.coopculture.it


Conferita la laurea honoris causa in archeologia ad Alberto Angela

Preparazione, carisma e fascino. Alberto Angela continua a ricevere riconoscimenti non solo per le sue trasmissioni di successo ma anche da prestigiose istituzioni universitarie che lo premiano per il rigore scientifico con cui conduce i suoi programmi culturali. E la prestigiosa laurea magistrale honoris causa in Archeologia non poteva non arrivare da Napoli, una delle città del cuore e dall’Università Suor Orsola Benincasa perché “la missione di Angela è sempre stata quella di rendere presente e ‘nostro’ il passato, perché l’archeologia non è un magazzino di materiali, ma è un metodo a tutto campo, un radar permanente, che intercetta storie e senso”.

Alberto Angela con la Commissione di Laurea

“Un appassionato studioso e raffinato narratore del nostro passato, rievocatore di voci e anime appartenuti ai grandi tesori della nostra antichità” come lo definisce il Rettore del Suor Orsola, Lucio d’Alessandro, nell’introduzione della solenne cerimonia ospitata dalla Sala degli Angeli, uno dei gioielli del patrimonio storico e artistico della cittadella monastica di Suor Orsola e dei suoi oltre cinque secoli di storia e di storie. Queste le motivazioni che hanno indotto l’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, primo Ateneo italiano ad avviare un percorso formativo sulla conservazione e la valorizzazione dei beni culturali a rilasciare il prestigioso titolo al Dott.Angela.

“Il nostro Ateneo, impegnato, tra i suoi molti settori di elezione, proprio nei beni culturali e nella comunicazione - evidenzia d’Alessandro - ha voluto riconoscere al conduttore di trasmissioni televisive, costruite su una rigorosa ricognizione e indagine documentale, così come allo scrittore di rilevanti monografie dedicate alle civiltà antiche, il merito di aver apportato un importante contributo scientifico e pedagogico attraverso un sapiente lavoro di interconnessione tra la conoscenza e i nuovi metodi della sua trasmissione”.

Alberto Angela con Antonio De Simone

E dal canto suo non si può non riconoscere il forte legame che proprio il presentatore ha con la città di Napoli che più volte è stata protagonista sulle reti nazionali con il suo ricco museo archeologico o con i siti vesuviani appassionatamente raccontati in notturna. E a ricordare il lavoro di Alberto Angela è proprio un caro amico e maestro, l’archeologo Antonio De Simone che lavora con lui da ben 25 anni nella realizzazione di testi dall’alto contenuto scientifico. “La lezione del rigore scientifico con cui Alberto Angela lavora ai suoi prodotti televisivi divulgativi cogliendo esattamente l’essenza gnoseologica della valorizzazione dei beni culturali: conoscere e far conoscere, prendendo per mano qualsiasi tipo di pubblico e portandolo in viaggio negli abissi della storia e quindi della coscienza, perché un cammino nella storia è in sostanza un cammino all’interno dell’uomo e della sua stessa natura”.

La firma di Alberto Angela nel libro delle Lauree honoris causa

In una sala gremita e tra gli applausi fragorosi di docenti e studenti, Angela ha poi tenuto una lectio di ringraziamento dove ha raccontato la sua esperienza sia da studioso che da presentatore, sancendo ancora una volta e in maniera indissolubile il suo forte legame e non solo natio con il nostro Bel Paese, luogo straordinariamente ricco di storia e di cultura e perché no, proprio il più bello del mondo non per retorica ma per evidenze storiche e certificazioni UNESCO.  Un paese che dopo la laurea avrebbe potuto lasciare per raccogliere numerose offerte di lavoro che arrivavano dagli Stati Uniti, racconta Angela, ma che ha scelto “di non abbandonare perché ha troppi tesori da raccontare”. Un racconto dell’antico che guarda, però, sempre al futuro, spiega Angela, perché crede davvero che “il futuro trovi le sue radici e i suoi stimoli nel passato, nell’identità culturale dei popoli”. E allora la scelta che lo ha reso famoso, quella della divulgazione al grande pubblico della televisione, “è stata la scelta dell’amplificatore più ampio possibile per raccontare la storia del nostro Paese che solo attraverso la conoscenza può essere più unito e più forte per le importanti sfide da vincere per il futuro”.


Plessi a Caracalla inaugura i sotterranei mai aperti delle Terme

Metti una mattinata all’anteprima esclusiva ed emozionante alle Terme di Caracalla, più precisamente nei sotterranei, nel suo cuore pulsante, sotto l’area del Calidarium. Da Martedì 18 Giugno, fino a Domenica 29 Settembre 2019, infatti, apre al pubblico l’area sotterranea mai prima aperta alla pubblica fruizione, contestualmente alla mostra “Plessi a Caracalla: il segreto del tempo “.
Plessi a Caracalla. Foto: Luana D'Alessandro

Le Thermae Antoninianae, uno dei più grandi e meglio conservati complessi termali dell’antichità, furono costruite nella parte meridionale della città per iniziativa di Caracalla che dedicò l’edificio centrale nel 216 d.C. La pianta rettangolare è tipica delle “grandi terme imperiali”. Le terme non erano solo un edificio per il bagno, lo sport e la cura del corpo, ma anche un luogo per il passeggio e lo studio. Si entrava nel corpo centrale dell’edificio da quattro porte sulla facciata nord-orientale. Sull'asse centrale si possono osservare in sequenza il calidarium, il tepidarium, il frigidarium e le natatio; ai lati di questo asse sono disposti simmetricamente attorno alle due palestre altri ambienti. Le Terme di Caracalla sono uno dei rari casi in cui è possibile ricostruire, sia pure in parte, il programma decorativo originario.

Plessi a Caracalla. Foto: Luana D'Alessandro
Le fonti scritte parlano di enormi colonne di marmo, pavimentazione in marmi colorati orientali, mosaici di pasta vitrea e marmi alle pareti, stucchi dipinti e centinaia di statue e gruppi colossali, sia nelle nicchie delle pareti degli ambienti, sia nelle sale più importanti e nei giardini. Per l’approvvigionamento idrico fu creato un ramo speciale dell’acquedotto dell’ Aqua Marcia, l’ Aqua Antoniniana. Restaurato più volte, l’impianto termale cessò di funzionare nel 537 d.C.
Oggi dopo un lungo intervento di restauro, condotto dalla Soprintendenza speciale di Roma il sito ha aperto al pubblico il 18 Giugno. Le gallerie si trovano proprio sotto il Calidarium e nei tempi antichi vedevano centinaia di schiavi impegnati a portare grandi cesti di legna su e giù dalle scale in un ambiente surriscaldato fino all'inverosimile.
Plessi a Caracalla. Foto: Luana D'Alessandro

Si tratta di un vero e proprio labirinto che si snoda nelle gallerie che ospitavano gli impianti idraulici, i forni, le caldaie e i camini che riscaldavano l'acqua per garantire il massimo del benessere nelle saune delle terme stesse. Una grande arteria sotterranea, il tutto fa da contrappunto a Plessi a Caracalla. L’artista, Plessi scende nelle viscere del monumento e per queste grotte misteriose ha progettato Il segreto del tempo: 12 video installazioni su grandi strutture in ferro, ove è evidente il rimando all’architettura romana, in un progetto site-specific che, tanto nelle strutture di supporto agli schermi, che nei contenuti degli stessi video, spaziano su temi classici, tra i protagonisti della videoarte contemporanea internazionale, con le musiche di Michael Nyman che narrano l'atmosfera di Caracalla lungo un percorso di 200 metri, in un’alternanza che contiene una serie di interventi inediti sulla storia di Roma.

La mostra, curata da Alberto Fiz, è organizzata dalla Soprintendenza Speciale Roma in collaborazione con Electa editore.

Vaso attico a figure nere (VI sec. a. C.)

Per le Universiadi il MANN inaugura la mostra "Paideia"

Il MANN scende in campo per le Universiadi e lo fa inaugurando una nuova mostra dal titolo “Paideia. Giovani e sport nell'antichità",  che aprirà i battenti a breve  anche con lo spettacolo "Patrizio VS Oliva" che ripercorrerà la biografia dell'Ambassador della manifestazione internazionale, il campione olimpionico e mondiale di pugilato Patrizio Oliva.

In programma dal 1° luglio - vernissage alle 17 - sino al 4 novembre prossimo nella Sala dei Tirannicidi saranno presentati al pubblico venticinque reperti, provenienti, in particolare, dai ricchissimi depositi del Museo e non esposti da oltre vent’anni, insieme ad alcune opere del Getty Museum di Los Angeles.

Tra i reperti in mostra ci saranno anfore panatenaiche che nell’Antica Grecia erano il premio dei vincitori nelle gare e contenevano preziosi unguenti, vasi con raffigurazioni di discipline sportive, affreschi provenienti dalle città vesuviane con rappresentazioni di lotte o corse con i carri, sculture di atleti e iscrizioni provenienti dall’antica Neapolis. All’interno del Museo, inoltre, grazie alla presenza di cartelloni speciali, sarà possibile approfondire alcune tematiche relative al mondo dello sport nell’antichità.

Statua di Diadumeno di Napoli Antica (I sec. d.C.)

L’atleta, rappresentato come un kouros giovane e nel fiore della sua vigoria mentale e fisica, aveva un ruolo molto importante nella società e varie sono le raffigurazioni e le discipline che l’arte ci ha restituito per questo genere figurativo. Tra le discipline più praticate sappiamo che ci sono la lotta e il pugilato e non mancano alcune competizioni tipiche della Napoli antica come la corsa con le fiaccole. Inoltre anche le donne potevano essere atlete ma per lo più gareggiavano nell’ambito di cerimonie religiose ed in santuari dedicati alle divinità femminili.

Benvenuta Universiade! Il Museo Archeologico Nazionale si appresta a vivere da protagonista un evento indimenticabile per Napoli e per l'Italia-  dichiara il direttore del MANN, Paolo Giulierini-  Negli ultimi mesi abbiamo  lavorato  in grande sinergia  con l'organizzazione di Napoli 2019- Summer Universiade e con la Regione Campania e oggi siamo orgogliosi ed emozionati: custodiremo la fiaccola, qui nel cuore della città che fu dei giochi Isolimpici, dove da sempre lo sport fa parte della vita. E apriremo le nostre porte ai giovani atleti  di 170 paesi, certi che si sentiranno a casa. In omaggio ai valori dell'Universiade abbiamo pensato a 'Paideia', una mostra preziosa, con reperti 'invisibili' da tempo, dai vasi figurati ai mosaici,  e prestiti importanti.  Ma come è noto sono tante le testimonianze  dello sport nell'antichità nelle nostre collezioni che a luglio si arricchiranno con la 'Magna Grecia'. Vi aspettiamo, il mondo è invitato”.

Vaso attico a figure nere (VI sec. a. C.)
Vaso attico a figure nere (VI sec. a. C.)

Momento simbolico del gemellaggio con la grande manifestazione sportiva internazionale, sarà il passaggio al MANN della Torcia dell’Universiade: la Torcia, icona di pace, unione e fratellanza, giungerà al Museo Archeologico Nazionale nella serata di martedì 2 luglio, per “dormire” (è questo il termine utilizzato, quasi per indicare la personificazione ed il valore affettivo della fiaccola) al MANN dopo un lungo viaggio nella penisola, le cui tappe emblematiche sono state la partenza torinese e la benedizione in piazza San Pietro da parte di Papa Francesco.

Infine, per vivere a pieno il legame tra sport e cultura, visitando le collezioni museali e l’esposizione “Paideia”, dal 1° al 20 luglio il Museo Archeologico Nazionale di Napoli garantirà ingresso gratuito agli accreditati (delegati, atleti, giornalisti) e volontari Universiade; i possessori di un ticket della manifestazione avranno accesso al MANN ad un costo simbolico di 2 euro.


Restituita all'Italia una testa di marmo di epoca romana

Una testa di marmo, risalente all’epoca romana (II secolo d.C.), è stata restituita all’Italia durante una cerimonia che si è tenuta presso la residenza dell’ambasciatore tedesco a Roma. Il reperto, secondo quanto ricostruito dagli esperti, fu rinvenuto nel corso di alcuni scavi urbani eseguiti a Fondi. Le prime notizie della sua esistenza risalgono al 1937 e il reperto faceva parte di una statua composta da testa e busto di un giovane.
Trafugata dall’Italia presumibilmente tra il 1944 e l’inizio degli anni ’60, fu solo nel 1964 che il reperto finì nel Museo Archeologico dell’Università di Münster poiché il direttore dell’epoca l’aveva acquistato da un privato cittadino di Amburgo. Non vi erano, allora, evidenze sulla provenienza illecita. La buona fede dell’Università di Münster e del suo Museo Archeologico è stata confermata quando, da parte tedesca, è stata avanzata spontaneamente la proposta di restituzione della testa.
«Si tratta di un atto dal valore altamente simbolico – ha dichiarato il Ministro Bonisoli – in quanto testimonia la piena adesione di Italia e Germania a principi e valori di carattere universale e il nostro approccio condiviso al concetto di tutela del patrimonio culturale. L’atteggiamento dell’Italia non è solo quello di un Paese che rivendica la restituzione di opere d’arte trafugate ma siamo in prima fila, quando ne ricorrono le circostanze, nella restituzione di opere d’arte appartenenti al patrimonio culturale di altri Paesi. È così che intendiamo combattere il fenomeno del mercato illegale del patrimonio culturale».
Alla cerimonia di restituzione erano presenti, tra gli altri, l’Ambasciatore tedesco in Italia, Viktor Elbling, il Rettore dell’Università di Münster, Johannes Wessels, il capo dell’Ufficio Legislativo del Mibac, Lorenzo D’Ascia, il Comandante del Comando Tutela Patrimonio Culturale, Gen. Fabrizio Parrulli e il sindaco del Comune di Fondi, Giuliano Carnevale

Viaggio all'interno del Museo delle Navi Antiche di Pisa

Un museo atteso da anni e che finalmente vede l’apertura. La città di Pisa avrà il suo Museo delle Navi Antiche in 5000 metri quadri di superficie espositiva e 47 sezioni divise in 8 aree tematiche nelle quali saranno esposte sette imbarcazioni di epoca romana databili tra il III secolo a.C. e il VII d.C. Le navi sono sostanzialmente integre e circa 800 reperti arricchiranno il percorso espositivo in una narrazione che racconta un millennio di commerci e marinai, rotte, naufragi e storie della città di Pisa.

Il Museo è allestito all’interno degli Arsenali Medicei sul lungarno pisano, mentre l’adiacente complesso di San Vito ospiterà a breve il Centro di Restauro del Legno Bagnato che avrà rilevanza internazionale nel restauro delle sostanze organiche e fornirà il supporto alle manutenzioni del museo e lo arricchirà con esperienze uniche. Concessionaria della struttura la Cooperativa Archeologia che ha seguito negli ultimi anni lo scavo archeologico e il restauro delle navi e dei reperti, sotto la direzione scientifica di Andrea Camilli, responsabile di progetto per la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Pisa e Livorno.

Alkedo. Museo delle Navi Antiche
Alkedo. Museo delle Navi Antiche

Quattro le imbarcazioni esposte che si conservano integre: Alkedo, l’ammiraglia da 12 rematori, la Nave "I", un grande traghetto fluviale, un secondo barcone con ponti e albero ben visibili e una piccola imbarcazione per il trasporto delle merci. A queste, si affiancano altre imbarcazioni parzialmente conservatesi. Il percorso, inoltre, si arricchisce di reperti sulle tipologie navali, i carichi rinvenuti che includono oggetti personali dei viaggiatori, migliaia di frammenti ceramici, vetri, metalli, elementi in materiale organico, giochi per bambini e capi d’abbigliamento.

La storia che si racconta copre millenni di anni di commerci, rotte e vita quotidiana di viaggiatori e marinai, ma l’esposizione non può non partire dal racconto della storia di Pisa tra mito e realtà, dalla fase etrusca e romana poi Longobarda. Si prosegue con un focus sul rapporto della città con l’acqua, dalle catastrofiche alluvioni all’organizzazione del territorio tra canali e centuriazioni, fino a toccare il Porto di Pisa e tutta l’intensa attività produttiva cittadina. Dalla ricostruzione dei cantieri si passa, poi, all’esposizione integrale delle navi, che occupa due campate degli arsenali, per proseguire con le sezioni che raccontano le tecniche di navigazione con un piccolo planetario, per conoscere come gli antichi si orientavano con le stelle, mentre un tabellone elettronico degli arrivi e delle partenze racconta le principali rotte dei porti del Mediterraneo. Il percorso espositivo si conclude con un excursus sulla dura vita di bordo, sia per i marinai che per i viaggiatori, dall’abbigliamento ai bagagli, fino alle abitudini alimentari, ai culti e alle superstizioni.

Marinaio morto con cane. Museo delle Navi Antiche
Marinaio morto con cane. Museo delle Navi Antiche

Il Museo delle Navi Antiche risponde a una serie di caratteristiche: è il museo archeologico che mancava a Pisa, un museo duttile, in continua trasformazione con il proseguire delle ricerche e utilizza un linguaggio accessibile e diversificato, adatto a tutti. Il grande lavoro di progettazione svolto ha richiesto una costante sinergia e una pluriennale collaborazione con gli autori dell’exhibition design. "Siamo orgogliosi della chiusura di un percorso che in vent'anni ha coinvolto più di 300 persone dalle professionalità più disparate: archeologi, architetti, storici dell'arte, restauratori e il personale tecnico delle sovrintendenze – dice Andrea Camilli.

Barca F. Museo delle Navi Antiche
Barca F. Museo delle Navi Antiche

C'è un'enorme soddisfazione nel constatare che una struttura statale ha realizzato una grande opera come questa: quasi 5000 metri quadri, innovativi anche sul piano museale. Si tratta del più grande museo di imbarcazioni antiche esistente, L'esposizione, inoltre, è costruita con un tipo di linguaggio che avvicina il pubblico all'archeologia. Abbiamo eliminato il 'feticismo del reperto', rimuovendo il più possibile le barriere visibili che separano l’utente dall’oggetto, rendendolo apparentemente a portata di mano del visitatore. Anche l'area dedicata alle alluvioni, dove una parete scaffalata rivela con le consuete cassette di deposito i materiali rinvenuti dopo un'alluvione catastrofica, introduce alla tematica della ricerca. Il linguaggio del museo non punta a stupire, ma utilizza un sistema di comunicazione plurilivello che non eccede nel multimediale e ricontestualizza la narrazione con accuratezza storica e scientifica".

NAVI IN MOSTRA

  • (1) Alkedo (il Gabbiano), l’ammiraglia della flotta pisana, nave da 12 rematori da diporto ma dalle forme che ricordano una nave da guerra; ha ancora inciso su una tavoletta il suo nome (Alkedo = gabbiano), esposta nella vetrina di fronte. A fianco ricostruzione a grandezza naturale di una nave da guerra (liburna).
  • (2) Nave “I” (V sec. d.C.), grande traghetto fluviale a fondo piatto interamente costruito in legno di quercia e rinforzato all’esterno da fasce di ferro; il barcone, manovrato tra le due rive attraverso un sistema di funi, era mosso da riva tramite un argano, il cui asse centrale è stato rinvenuto nel corso degli scavi (esposto nella vetrina accanto all’imbarcazione).
  •  (3) Barca “F”, appartiene alla tipologia delle lintres, imbarcazioni più piccole per il trasporto merci utilizzate per rapidi e più confortevoli spostamenti e per il trasporto di dettaglio delle merci. Simili alle piroghe, erano realizzate per consentire la remata da un solo lato, come le attuali console veneziane (esemplari esposti del II e III sec.d.C.)
  •  (4) Nave “D”, con ancora ben visibili ponti e albero. Il grande barcone fluviale è stata rinvenuta rovesciata e il suo restauro ha richiesto un lavoro estremamente elaborato. Si tratta di un grande barcone fluviale adibito al trasporto della rena lungo il corso dell’Arno: un ampio boccaporto consentiva il carico della sabbia. L’imbarcazione era mossa da vela (conserva ancora l’albero originale) e trainata da riva da una coppia di cavalli o buoi. Lo scheletro di un cavallo ancora aggiogato è stato rinvenuto al di sotto di essa.

Altre navi: Nave “E”, parziale, nave da carico di dimensioni medio-grandi; Barca “H” , barchino fluviale a fondo piatto; imbarcazione da carico di medio-grandi dimensioni che faceva la spola lungo le coste tra Campania e Spagna e trasportava un carico di anfore (tra cui spalle di maiale in salamoia) (II sec. a.C.).

Ricostruzione del cantiere della Nave “A”, nave da carico (oneraria) di grandi dimensioni (più di 40 metri di lunghezza; ne è stata recuperata circa la metà) (II sec.d.C.). Trasportava un carico di anfore a fondo piatto riutilizzate e contenenti conserve di frutta. Per le sue dimensioni è stata esposta ricostruendo una parte del cantiere di scavo, mostrandola in corso di recupero.

Anfore. Museo delle Navi Antiche
Anfore. Museo delle Navi Antiche

Come è stato possibile il recupero? Durante lo scavo, i relitti sono stati recuperati con estrema delicatezza dal terreno secondo il metodo dello scavo stratificato, rilevati tridimensionalmente e protetti con tessuto per trattenerne l'umidità. per garantire una temperatura costante e l'umidità necessaria sono stati fissati dei nebulizzatori progettati per ogni imbarcazione. Via via con una sovrapposizione di vetroresina per preservare l'imbarcazione durante il sollevamento si è proceduto con lo scavo integrale. L'imbarcazione, incapsulata e protetta, è stata poi fissata ad un telaio metallico e quindi sollevata e spostata in laboratorio per il restauro.

Ancora. Museo delle Navi Antiche
Ancora. Museo delle Navi Antiche

Il territorio in epoca romana si trovava appena alle spalle di un delta fluviale complesso, perché ramificato e in continuo movimento. Poco a monte dell’Arno, che allora scorreva poco distante, si trovava un bacino naturale del fiume Auser, l’antico Serchio. Non si trattava di un porto vero e proprio, ma di una zona portuale, dove si trovavano navi alla fonda. Non c’erano solo navi da mare, ma anche piroghe e navi di fiume, proprio per il carattere “ibrido” dell’area. Il percorso dell’Auser fu inciso da canali che coincidevano con le maglie della centuriazione. Questa strategica organizzazione del territorio causò però periodici disastri a causa della difficoltà dell’assorbimento delle piene fluviali: la portata d’acqua non veniva assorbita dal mare tornando indietro con estrema forza e causando, nelle navi in rada nel bacino dell’Auser, il loro naufragio. Questo avvenne ogni circa 80/100 anni da età augustea (0-15 d.C.) fino al V secolo d.C., a quanto ci testimoniano gli scavi. In questo cantiere, lo scavo è consistito, oltre che nello scavo delle navi e dei reperti, nell’individuazione dei resti delle alluvioni che hanno causato il naufragio delle
imbarcazioni (sedimenti), ma anche nel riconoscimento dei diversi fondali che si sono formati nel corso del
tempo e dalle turbolenze che, a più riprese, hanno sconvolto i depositi alluvionali.

Nave D. Museo delle Navi Antiche
Nave D. Museo delle Navi Antiche

I materiali  sono stati rinvenuti negli scafi o nelle porzioni dei relitti, nei carichi delle imbarcazioni o nei fondali, caduti presumibilmente duranti i trasbordi da un’imbarcazione all’altra. Le correnti poi hanno eroso gli strati più antichi trascinando i materiali per secoli e rimescolandone i contesti, ma l’eccezionale stato di conservazione dei reperti ha condizionato l’attività di scavo, che ha dovuto evitare che le parti in legno fossero eccessivamente esposte agli agenti atmosferici e garantire allo stesso tempo una completa documentazione scientifica. È solo l’ambiente umido, infatti, che consente la conservazione dei reperti. Il legno, conservatosi sott'acqua in assenza di ossigeno, è riuscito a mantenere la sua struttura anatomica: la mancanza di ossigeno impedisce a funghi e batteri di proliferare e di intaccare la cellulosa e la lignina, componenti fondamentali del tessuto cellulare.

L’esposizione sarà aperta al pubblico il venerdì, sabato e domenica dalle 10.30 alle 18.30 e il mercoledì dalle 14.30 alle 18.30 (info e contatti: [email protected] e tel. 050 8057880. Per gruppi e scuole: [email protected] e tel. 050 47029. Tutte le informazioni su www.navidipisa.it). Il museo sarà dotato, inoltre, di un bookshop e uno spazio caffetteria, una sezione didattica al piano superiore che potrà essere utilizzata anche per incontri e conferenze, uno spazio allattamento e nursery per le mamme, oltre ovviamente alla biglietteria e punto informazioni. Nelle prossime settimane sarà disponibile il catalogo dedicato all’esposizione.

Foto: Courtesy of Ufficio Stampa per Cooperativa Archeologia  X PRESS COMUNICAZIONE

 


Bulgaria, nel Mar Nero il più antico relitto intatto del mondo

Ecco le 5 scoperte candidate all'International Archaeological Discovery Award

Appuntamento atteso ogni anno quello dell’International Archaelogical Discovery Award “Khaled al-Asaad” promosso dalla Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico. Il prestigioso riconoscimento verrà consegnato il 15 novembre in occasione della XXII BMTA.

Cinque le scoperte archeologiche che si contenderanno il premio:

  • Bulgaria: nel Mar Nero il più antico relitto intatto del mondo.
  • Egitto: a Saqqara a sud del Cairo un antico laboratorio di mummificazione
  • Giordania: nel deserto nero il pane più antico del mondo
  • Italia: l’iscrizione e le ultime scoperte nella Regio V di Pompei
  • Svizzera: la più antica mano in metallo trovata in Europa

La Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico e Archeo hanno inteso dare il giusto tributo alle scoperte archeologiche attraverso un Premio annuale assegnato in collaborazione con le testate internazionali: Antike Welt (Germania), Archéologia (Francia), as. Archäologie der Schweiz (Svizzera), Current Archaeology (Regno Unito), Dossiers d’Archéologie (Francia).

L’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad” - giunto alla quinta edizione e intitolato all’archeologo di Palmira che ha pagato con la vita la difesa del patrimonio culturale - è l’unico riconoscimento a livello mondiale dedicato al mondo dell’archeologia e in particolare ai suoi protagonisti, gli archeologi, che con sacrificio, dedizione, competenza e ricerca scientifica affrontano quotidianamente il loro compito nella doppia veste di studiosi del passato e di professionisti a servizio del territorio.

Nel 2015 il Premio è stato assegnato a Katerina Peristeri, Responsabile degli scavi, per la scoperta della Tomba di Amphipolis (Grecia); nel 2016 all’INRAP Institut National de Recherches Archéologiques Préventives (Francia), nella persona del Presidente Dominique Garcia, per la scoperta della Tomba celtica di Lavau; nel 2017 a Peter Pfälzner, Direttore della missione archeologica, per la scoperta della città dell’Età del Bronzo presso il villaggio di Bassetki nel nord dell’Iraq; nel 2018 a Benjamin Clément, Responsabile degli scavi, per la scoperta della “piccola Pompei francese” di Vienne, alla presenza di Omar, uno dei figli archeologi di Khaled al-Asaad.

Il Direttore della Borsa Ugo Picarelli e il Direttore di Archeo Andreas Steiner hanno condiviso questo cammino in comune, consapevoli che “le civiltà e le culture del passato e le loro relazioni con l’ambiente circostante assumono oggi sempre più un’importanza legata alla riscoperta delle identità, in una società globale che disperde sempre più i suoi valori”. Il Premio, dunque, si caratterizza per divulgare uno scambio di esperienze, rappresentato dalle scoperte internazionali, anche come buona prassi di dialogo interculturale e cooperazione tra i popoli.

I Premi saranno consegnati venerdì 15 novembre in occasione della XXII BMTA, a Paestum dal 14 al 17 novembre 2019.

Per avere maggiori dettagli sulle scoperte continuate a seguirci. Dedicheremo a ciascuna un ampio capitolo all'interno del nostro sito.

Per votare visitate la pagina FACEBOOK della BMTA: https://itit.facebook.com/borsamediterraneaturismoarcheologico/

Bulgaria, nel Mar Nero il più antico relitto intatto del mondo
Bulgaria, nel Mar Nero il più antico relitto intatto del mondo

 

Egitto, a Saqqara un antico laboratorio di mummificazione

 

Italia, dimore di pregio scoperte a Pompei_Quadretto idillico Casa a Nord del giardino
Italia, dimore di pregio scoperte a Pompei_Quadretto idillico Casa a Nord del giardino

 

The stone-made semi-sunken structure from Shubayqa 1 (photo by Alexis Pantos)
The stone-made semi-sunken structure from Shubayqa 1 (photo by Alexis Pantos)

 

Svizzera, la più antica mano in metallo trovata in Europa_1
Svizzera, la più antica mano in metallo trovata in Europa_1

Capitello dorico. Parco archeologico di Paestum

Da Paestum riemergono elementi architettonici di un edificio dorico

Durante alcuni lavori di pulizia lungo il versante occidentale delle mura di Paestum, alcuni archeologi del Parco archeologico hanno scoperto capitelli, colonne, cornicioni e metope che erano coperti sotto uno spesso strato di fogliame. Probabilmente, questi elementi architettonici facevano riferimento in antico ad un edificio di stile dorico all’interno della città. La scoperta più curiosa è quella relativa ad un pannello, forse una metopa in arenaria decorata con tre rosette a rilievo, note anche in altri edifici dorici costruiti tra il VI e ed il V secolo a.C. nel territorio di Paestum. I lavori di pulizia delle mura sono stati avviati solo qualche giorno fa nell’ambito di un progetto europeo finanziato con fondi strutturali miranti al restauro e alla riqualificazione della cinta muraria della città lunga circa 5 km.

Metopa con decorazione a rosette. Parco archeologico di Paestum
Metopa con decorazione a rosette. Parco archeologico di Paestum

I reperti possono considerarsi ritrovamenti occasionali accumulati lungo le mura durante lavori agricoli negli anni ’60 ma di estremo interesse archeologico in quanto presentano ancora tracce di policromia, pittura di color rosso e di intonaco. Sembrano appartenere ad un edificio di piccole dimensioni, un tempietto o forse un portico, risalente al periodo di realizzazione della più famosa Tomba del Tuffatore di Paestum che si data tra fine VI ed inizio V secolo a.C.

Il direttore del Parco Archeologico di Paestum, Gabriel Zuchtriegel spiega che la zona in passato ha restituito diverso materiale archeologico, in particolare una stipe votiva contenente statuette di divinità femminili in trono e frammenti ceramici databili tra VI e III secolo a.C. La stipe si trovava in quello che in antico era il quartiere ceramico, il kerameikos di Paestum, dove si producevano famosi vasi. Tra il quartiere artigianale e la cinta muraria doveva trovarsi anche questo piccolo edificio, un vero gioiello dell’architettura dorica magno – greca di età tardo arcaica. I preziosi reperti sono stati recuperati e portati nei depositi del Museo dove saranno sottoposti ad una serie di analisi e di interventi di consolidamento.

Capitello dorico. Parco archeologico di Paestum
Capitello dorico. Parco archeologico di Paestum

Della scoperta sono stati informati il Direttore Generale per l’Archeologia, Gino Famiglietti e il Soprintendente delle province di Salerno, Avellino e Benevento, Francesca Casule per concordare una strategia di intervento e di indagine  che mira allo studio del territorio.


Foro Romano e Fori Imperiali: al via ticket unico

D’ora in poi basterà un solo ticket per visitare il Foro Romano e i Fori Imperiali. Lo prevede il protocollo d’intesa illustrato dal Ministro per i Beni Culturali Alberto Bonisoli e dalla Sindaca di Roma Virginia Raggi.

Courtesy Parco archeologico del Colosseo

L’intesa, siglata dalla Sovrintendenza Capitolina ai Beni culturali e dal Parco archeologico del Colosseo, inaugura una nuova stagione di fruizione dei beni culturali nella Capitale. Per la prima volta, da sabato 29 giugno, cittadini e turisti potranno scoprire un percorso inedito mai realizzato finora, frutto del lavoro avviato nei mesi scorsi dal Mibac, da Roma Capitale, dalla Sovrintendenza Capitolina ai Beni culturali e dal Parco archeologico del Colosseo. Il protocollo infatti dà il via a una fase sperimentale (fino al 31 dicembre 2019) di fruizione integrata dell’area archeologica del Colosseo, che dovrebbe entrare a regime dal 2020, consentendo per la prima volta l’apertura al pubblico dell’area del Foro Romano-Palatino insieme ai Fori Imperiali. 

 Con un unico ticket da 16 euro, valido per l’intera giornata, i visitatori potranno accedere al nuovo percorso che consentirà loro di attraversare 3 mila anni di storia. Il passaggio dei visitatori tra le due aree, della durata di circa due ore, avverrà nell’area compresa tra Curia Iulia, Foro di Nerva e Foro di Cesare, mentre il biglietto potrà essere acquistato sia nelle biglietterie del Foro Romano e del Palatino sia in quelle della Colonna Traiana. Per i giovani dai 18 ai 25 anni, il costo dei biglietto è 2 euro e rientra nel ‘pacchetto’ di agevolazioni introdotte dal ministero guidato da Alberto Bonisoli per incentivare i ragazzi e le ragazze a visitare i musei e i siti archeologici statali.

Courtesy Parco archeologico del Colosseo

 Unificando i Fori siamo riusciti a realizzare un percorso inedito che inaugura un nuovo modo di fruire e percepire il nostro patrimonio storico, artistico, archeologico e culturale migliorandone l’offerta - ha detto il ministro per i Beni e le attività culturali Alberto Bonisoli -. Ci siamo riusciti grazie al lavoro avviato in questi mesi con ciascuna delle Istituzioni coinvolte”.

 La sindaca di Roma Virginia Raggi ha aggiunto: “Oggi si scrive un pezzo di storia: i Fori sono finalmente uniti. Diamo la possibilità a cittadini e turisti di tutto il mondo di vivere un’esperienza unica visitando nello stesso tempo il Palatino, il Foro Romano, il Foro di Cesare e il Foro di Traiano. Nella Città Eterna si può vivere un’esperienza culturale che racchiude 3 mila anni di storia”. “Quello che l'Amministrazione di Roma Capitale di concerto con il Ministero dei Beni culturali - ha continuato - è riuscita a realizzare è un grande successo. Tenere separate aree archeologiche e luoghi culturali per diverse competenze istituzionali non funziona né per amministrare gli spazi né per la fruizione di cittadini e turisti”.

 Dal 29 giugno romani e turisti potranno finalmente visitare i Fori nella loro interezza perché il buonsenso - ha sottolineato il vicesindaco con delega alla Crescita culturale Luca Bergamo - e la collaborazione istituzionale hanno finalmente consentito di lavorare per l'interesse generale, superando un’antica divisione che vedeva da un lato l’area amministrata da Roma Capitale e dall’altra parte quella amministrata dal Ministero per i beni e le attività culturali”. “È un bellissimo passo in avanti - ha concluso - che mette a disposizione di chiunque una nuova prospettiva sull’area archeologica tra le più importanti del mondo”.