Concluso restauro del Chiostro del Capitolo della Certosa di Calci [Gallery]

CONCLUSO IL RESTAURO DEL CHIOSTRO DEL CAPITOLO DELLA CERTOSA DI CALCI (PI) ”LUOGO DEL CUORE” DEL FAI

Il Chiostro dopo il restauro ©CertosadiCalci-MiBACT

Sono terminati i lavori di restauro che hanno interessato le superfici decorate e gli elementi lapidei del Chiostro del Capitolo della Certosa di Calci, bene classificato al secondo posto nella settima edizione de “I Luoghi del Cuore”. Grazie all’impegno della Delegazione FAI di Pisa, che ha spinto l’idea di candidare la Certosa al censimento e ha sollecitato la nascita del Comitato per salvare la Certosa - costituitosi per l’occasione e diventato poi associazione permanente di volontariato dedicata al monumento, come Amici della Certosa - 92.259 persone nel 2014 hanno infatti dimostrato il legame e l’attenzione nei confronti della Certosa di Calci votandola al censimento dei luoghi italiani da non dimenticare promosso dal FAI – Fondo Ambiente Italiano in collaborazione con Intesa Sanpaolo.

Grazie a questo importante risultato la Certosa ha potuto beneficiare di un contributo di 50.000 euro che, in accordo con il Polo Museale della Toscana, è stato destinato al recupero del quattrocentesco Chiostro del Capitolo. La straordinaria mobilitazione attivata grazie al censimento, come sempre più spesso accade con “I Luoghi del Cuore”, ha innescato un processo virtuoso di sensibilizzazione dell’opinione pubblica, favorendo il successivo stanziamento da parte del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo di due finanziamenti per il recupero delle coperture del complesso su progetto della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Pisa e Livorno, a cui seguirà un secondo lotto di lavori per un importo di 2.100.000 euro.

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Il contributo “I Luoghi del Cuore” ha permesso il recupero globale del Chiostro del Capitolo, che costituisce un luogo fondamentale di ogni visita in Certosa, perché punto di collegamento fra il chiostro grande e il refettorio. Fondata nel 1366 con il contributo decisivo di molti benefattori, la Certosa ha avuto nei secoli un ruolo determinante nell’economia del territorio, nel quale governava ampi terreni coltivabili offrendo lavoro ad artigiani, contadini, allevatori e a schiere di muratori, falegnami, fabbri, stuccatori, pittori e architetti.
Il Chiostro del Capitolo è il più antico dei tre chiostri della Certosa: fu costruito intorno al 1471 da Lorenzo di Salvatore di Settignano, a cui si devono anche le due finestre a croce che si aprono nella parete della Cappella del Colloquio; nel 1608 fu dotato, al centro dello spazio claustrale, del pozzo di forma ottagonale con un architrave retto da due colonne e sormontato da una croce, opera del carrarino Orazio Bergamini.

L’intervento più affascinante ha riguardato il ritrovamento, sotto alcuni strati di coloriture, di quanto resta degli affreschi che decoravano la perduta Cappella della Annunziata, realizzata agli inizi del Settecento nel braccio sud del chiostro e decorata, a opera del pittore fiorentino Pietro Giarrè intorno al 1775, con figure di Profeti dipinte a chiaroscuro, di angeli nelle volte e finte cornici sulle pareti dai tenui colori rosati. Nel 1914, con l’intento di riportare il chiostro al suo assetto originario, furono demolite le tamponature – ovvero le murature costruite a chiusura dello spazio esistente - tra le colonne dove erano presenti due profeti del Giarrè, riaperte le arcate e ‘nascoste’, sotto vari strati di colore, le decorazioni rimaste nelle volte e sulla parete verso il refettorio.
Una volta effettuato il descialbo, cioè l’asportazione dei vari strati di colore che nel tempo erano stati soprammessi, la superficie pittorica è stata oggetto di consolidamento, di stuccature e micro stuccature delle lesioni, di un’accurata pulitura oltre che di interventi di ritocco puntuale sulle figure e di armonizzazione delle coloriture sulle zone dove il disegno della decorazione non era più chiaramente leggibile. Grazie a saggi stratigrafici è stata inoltre ritrovata l’originale cromia delle superfici non decorate delle pareti e delle volte; sono stati effettuati interventi di consolidamento e stuccatura, soprattutto delle volte dove maggiore era il degrado, e l’intero chiostro è stato restituito a una lettura che ha messo in evidenza l’eleganza della sua architettura. I capitelli e le colonne in pietra, grazie alla pulitura, hanno riacquistato la loro tonalità originale e messo in risalto anche la sostituzione novecentesca di alcuni elementi. L’intervento è stato eseguito dalla Ditta Laura Lucioli di Firenze. È stato infine possibile estendere il restauro anche alla pavimentazione dello spazio del chiostro scoperto, in mattonelle di cotto solcato da scolatoi in pietra, e al pozzo in marmo che nel 1681 fu innalzato sulla cisterna a opera di Orazio Bergamini. Inoltre le superfici in marmo, interessate da estese formazioni di alghe, sono state disinfestate e trattate con biocida mentre sono state revisionate o sostituite le stuccature risalenti a restauri pregressi. È stato infine necessario provvedere alla sostituzione delle sfere sommitali il cui stato di degrado è risultato particolarmente grave. L’intervento è stato effettuato dalla Ditta Massimo Moretti di Lucca.

Il censimento “I Luoghi del Cuore”
Dar voce alle segnalazioni dei beni più amati in Italia per assicurarne il futuro è lo scopo de I Luoghi del Cuore, il censimento promosso dal FAI in collaborazione con Intesa Sanpaolo. Il progetto, lanciato nel 2003, si svolge ogni due anni e si propone di coinvolgere concretamente tutta la popolazione e di contribuire alla sensibilizzazione sul valore del nostro Patrimonio. Attraverso il censimento, il FAI sollecita le istituzioni locali e nazionali competenti affinché mettano a disposizione le forze per salvaguardare i luoghi cari ai cittadini; ma il censimento è anche il mezzo per intervenire direttamente, laddove possibile, nel recupero di alcuni beni votati. I Luoghi del Cuore, dal 2003 a oggi, ha permesso di varare interventi a favore di 92 luoghi grazie alla fattiva collaborazione tra FAI e istituzioni. Ancora più numerosi sono gli effetti virtuosi innescati dell’iniziativa, che hanno portato al recupero di beni grazie alla mobilitazione di pubbliche amministrazioni e privati cittadini.
A novembre 2016 si è conclusa l’ottava edizione del censimento e il 24 febbraio 2017 ne sono stati annunciati i risultati. Nel mese di novembre 2017 sono stati annunciati i 24 luoghi selezionati nell’ambito delle Linee Guida che saranno oggetto di intervento.
Per informazioni: www.iluoghidelcuore.it

Certosa di Calci (PI), 20 gennaio 2018.

Il FAI è una Fondazione nazionale senza scopo di lucro nata nel 1975 per promuovere una cultura di rispetto della natura, dell’arte e delle tradizioni d’Italia e tutelare un patrimonio che è parte delle nostre radici e della nostra identità. Da oltre trent’anni il FAI ha salvato, restaurato e aperto al pubblico importanti testimonianze del patrimonio artistico e naturalistico italiano grazie al generoso aiuto di moltissimi cittadini e aziende.

In linea con il principio di responsabilità sociale, Intesa Sanpaolo condivide con il FAI i valori del progetto “I Luoghi del Cuore” volto alla piena valorizzazione e a un compiuto apprezzamento della bellezza e dell’unicità del nostro Paese attraverso la sensibilizzazione degli italiani sul valore del loro patrimonio artistico e ambientale.

Come da MiBACT, redattore Renzo De Simone; tutte le foto ©CertosadiCalci-MiBACT


Recuperati oltre 250 pastori del presepe, realizzati a Napoli nel Settecento

TUTELA PATRIMONIO CULTURALE: ECCEZIONALE RECUPERO DI OLTRE 250 PASTORI DEL PRESEPE, REALIZZATI A NAPOLI NEL ‘700

Sono stati presentati, presso la sede del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, i risultati dell’operazione START UP, che ha consentito di recuperare oltre 250 pastori del ‘700, di inestimabile valore artistico e culturale.
A illustrare l’eccezionale traguardo investigativo, il Procuratore della Repubblica di Isernia, Paolo Albano, e il Comandante dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale (TPC), Generale di Brigata Fabrizio Parrulli.
Il recupero dei pastori, realizzati secondo le antiche tradizioni dell’arte presepiale napoletana, è il risultato di un’indagine su furti commessi a danno di luoghi di culto e istituti religiosi, avvenuti in Comuni ubicati tra l’alto casertano e la provincia di Isernia.
I sequestri dei preziosi manufatti sono avvenuti a carico di oltre 20 persone, residenti sull’intero territorio nazionale: Bergamo, Salerno, Brescia, Reggio Calabria, nonché diversi comuni dell’hinterland napoletano.
Roma, 12 gennaio 2018

Come da MiBACT, redattore Renzo De Simone


Norcia: recupero dell'organo della Basilica di San Benedetto

Norcia - (PG) Basilica di San Benedetto recupero organo
 
NORCIA (Perugia) – Nei giorni 22 e 23 giugno e’ stato recuperato a Norcia l’organo a canne che era rimasto ancorato nella contro facciata della Basilica di San Benedetto . L’intervento, alquanto complesso, è stato eseguito dai Vigili del Fuoco coordinati dalla Soprintendenza e darà modo di completare il montaggio dei tubi-giunto che costituiscono il sostegno della facciata della basilica. L’organo molto rimaneggiato è opera di Feliciano Fedeli da Camerino (1740). Smontato pezzo per pezzo è stato già trasferito al deposito di Santo Chiodo di Spoleto.
Come da MiBACT, redattore Andrea Fiorenza

Concluso restauro Chiesa di San Vito alla Rivera

L’AQUILA: CONCLUSO IL RESTAURO DELLA CHIESA DI SAN VITO, A BORGO RIVERA


L’Aquila, 16 giugno 2017 – I danni riportati dall’edificio erano visibili, subito dopo il sisma del 2009, emblematicamente riassunti nel rovinoso crollo della parte sommitale della facciata, che aveva spezzato a metà la sua meridiana: oggi, dopo due lotti di intervento, la Chiesa di San Vito alla Rivera ha recuperato la sua integrità, la bellezza della sua facciata e la pulizia dei suoi interni, ritornando così alla piena funzionalità proprio in occasione delle celebrazioni del Santo a cui è consacrata.
La prima fase di consolidamento e restauro (finanziata per circa € 400.000,00 con fondi Cipe) è stata completata a maggio del 2014 ed ha interessato la parte strutturale e l’esterno dell’edificio, facendo tornare visibile uno dei gioielli della città medievale, la bella facciata della Chiesa, riconoscibile proprio dalla meridiana,  per il cui restauro sono stati riutilizzati gli stessi elementi recuperati dal crollo, salvo alcune parti mancanti che sono state integrate.
Il secondo lotto, invece, ha interessato il consolidamento strutturale della restante porzione dell’edificio, occupato dalla Canonica, ad esso strettamente correlato e seriamente danneggiato dagli eventi sismici, nonché il completamento dell’intervento sull’intero complesso edilizio, con la realizzazione di tutte le opere di finitura ed impiantistiche (finanziamento aggiuntivo pari a €400.000,00 sempre con fondi CIPE).
Tra le particolarità dell’intervento di restauro - che per quanto concerne gli aspetti liturgici hanno recepito le indicazioni concordate preliminarmente con l’Arcidiocesi dell’Aquila -, si segnala la riapertura di una delle finestre della chiesa, la prima a destra dell’aula, che nel corso dei secoli era stata arbitrariamente tamponata, ripristinando l’originaria simmetria delle aperture; la rimozione dei due altari laterali e l’adeguamento del presbiterio agli attuali canoni liturgici; un nuovo rivestimento pavimentale, al di sotto del quale è posizionato un impianto di riscaldamento radiante; l’eliminazione della superfetazione rappresentata dal locale centrale termica, sul retro della chiesa, operazione che ha consentito tra l’altro di riaprire un’ulteriore finestra occlusa nella canonica; il parziale abbassamento ed arretramento del muro di separazione tra gli spazi di pertinenza della chiesa e quelli dell’adiacente Museo Nazionale d’Abruzzo, per dare maggior respiro all’ingresso del museo e riportare in primo piano il fianco dell’edificio sacro; il superamento delle barriere architettoniche per l’accesso alla chiesa, con la realizzazione di un percorso dedicato ai disabili motori; la realizzazione di una linea vita in copertura, con accesso diretto dal sottotetto, per facilitare le future attività di ispezione e manutenzione e consentire la loro esecuzione in condizioni di sicurezza.
L’intervento di restauro degli apparati decorativi si è invece concentrato sul restauro del portale lapideo e della lunetta dipinta, che versavano in condizioni di evidente degrado. All’interno della lunetta, l’intervento dei restauratori ha consentito di consolidare il supporto materico incoerente e lacunoso, restituendo la leggibilità del palinsesto pittorico, mentre l’intervento sulla pietra del portale ha permesso di rimuovere i depositi di sporco accumulati sulla pietra e di consolidare e reintegrare le parti danneggiate. Un mirato intervento di patinatura finale ha riportato in primo piano, rispetto al resto della facciata, il portale lapideo, sottolineandone l’importanza e la monumentalità rispetto all’insieme.
Come molti monumenti della città, anche San Vito ha subito nel corso dei secoli diverse mutazioni e ricostruzioni; l’edificio di culto, risalente con ogni probabilità alla fine del ‘200, considerate le dimensioni che si conformano evidentemente alle disposizioni aquilane, è stato completamente trasformato nel 1599, ed ha ricevuto il colpo di grazia con il terremoto del 1703, che ha danneggiando gravemente le strutture, analogamente al sisma di otto anni fa.
Ecco quindi visibili i risultati di questa nuova ricomposizione, un altro importante recupero per la città con il quale l’area di Borgo Rivera - nucleo fondativo dell’Aquila -, ricompone il puzzle dei suoi preziosi beni monumentali e storico artistici, in un ideale percorso che parte dal Munda-Museo Nazionale d’Abruzzo, si inserisce nel suggestivo perimetro della Fontana delle 99 Cannelle, ammirando da lì San Vito e la sua meridiana, per passare da porta Rivera ed arrivare, costeggiando le antiche Mura urbiche, alla Chiesa di Santa Maria del Ponte, scrigno di un’edicola votiva monumentale.
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Carabinieri TPC restituiscono "Madonna seduta" rubata nel 1971

Firenze: i Carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Culturale restituiscono alla Curia Diocesana di Verona una scultura lignea del XVI secolo raffigurante «Madonna seduta», rubata nel 1971 dalla Pieve di Cisano di Bardolino (VR).


I Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Firenze hanno restituito alla comunità di Bardolino (VR) una scultura lignea raffigurante «Madonna seduta», opera di autore ignoto del XVI secolo del valore di circa 35.000 euro, rubata il 31 luglio 1971 dalla Pieve della Natività di Maria, posta nella frazione di Cisano.

La scultura era stata fotografata dai Carabinieri presso un negozio di antichità di Firenze nel marzo 2007, nel corso dei consueti controlli agli esercizi commerciali di settore. La comparazione dell’immagine con quelle informatizzate nella Banca Dati dei beni culturali illecitamente sottratti gestita dal Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, ha permesso di accertare che il prezioso oggetto era effettivamente quello sottratto dalla chiesa di Cisano di  Bardolino (VR).
Gli accertamenti condotti dai militari dell’Arma hanno consentito di raccogliere elementi che giustificano il possesso in buona fede della scultura da parte dell’esercente toscano che ha consegnato la documentazione comprovante l’acquisto del bene, avvenuto nel 2002. La ricostruzione dei successivi passaggi, invece, ha condotto all’identificazione di un professionista bresciano, denunciato per ricettazione alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Brescia, che non è stato in grado di giustificare il legittimo possesso della statua lignea.
Al termine delle verifiche per la ricollocazione della scultura nel luogo originario, eseguite unitamente all’Ufficio per l’Arte Sacra della Diocesi di Verona ed alla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Verona, Rovigo e Vicenza, l’Autorità Giudiziaria ha autorizzato  la riconsegna del bene che  è avvenuta la mattina del 14 giugno 2017 presso la Pieve della Natività di Maria di Bardolino (VR), alla presenza delle locali Autorità.
Firenze, 14 giugno 2017
Come da MiBACT, redattore Renzo De Simone

Sisma Centro Italia, 28 opere recuperate a Caldarola

SISMA CENTRO ITALIA, 28 OPERE RECUPERATE NELLA CHIESA DEI SANTI GREGORIO E VALENTINIANO A CALDAROLA (MC)


I tecnici del MiBACT, con la collaborazione dei Vigili del Fuoco e dei Carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Culturale e l’assistenza dei restauratori dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, hanno recuperato 28 opere d’arte dall’edificio gravemente danneggiato della chiesa dei Santi Gregorio e Valentiniano a Caldarola in provincia di Macerata. Tra i beni rimossi si segnalano un tempietto ligneo del Battistero del XVI secolo intagliato e scolpito; due grandi lanterne processionarie del XVIII secolo in  legno scolpito e dorato; un crocifisso ligneo policromo del XVIII secolo; 25 tele di varia importanza tra cui una piccola e preziosa pala di Gian Andrea De Magistris, insigne capostipite di una fortunata dinastia di pittori attivi a Caldarola e nelle Marche dal XVI al XVII secolo; due grandi teleri alla maniera veneta, dipinti con il martirio di Sant’Orsola e il Martirio di Sant’Agata, opere di un artista locale influenzato dalla pittura romana del Seicento.
Le opere sono state trasportate e ricoverate nel deposito della Mole Vanvitelliana di Ancona per gli opportuni controlli e gli interventi necessari alla loro conservazione.
 

Ufficio Stampa MiBACT
14 dicembre 2016

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Sant'Orsola

Pala di G. A. De Magistris

Come da MiBACT, Redattore Renzo De Simone
Foto MiBACT Pino Zicarelli


Attività di recupero e messa in sicurezza ad Amatrice

SISMA 24 AGOSTO: RECUPERATI DIPINTI E ARREDI DALLA CHIESA DI SAN MICHELE ARCANGELO IN LOCALITÀ SANT’ANGELO MESSI IN SICUREZZA GLI AFFRESCHI DEL SANTUARIO DELLA FILETTA

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I tecnici delle squadre rilevamento danni del MiBACT insieme ai vigili del fuoco e ai carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Culturale, hanno recuperato numerosi dipinti a olio su tela e arredi liturgici dalla chiesa di San Michele Arcangelo in località Sant’Angelo nel comune di Amatrice.
In particolare sono stati recuperati sei dipinti a olio su tela con le stazioni della via crucis del 1736, un dipinto su tela con Cristo crocifisso, la Madonna e Santa Maria Maddalena in stato di conservazione molto precario con molte spiegazzature e cadute di colore, un dipinto su tela di grandi dimensioni con Sant’Antonio Abate del XX secolo e il paliotto dell’altare maggiore dipinto su cuoio con San Michele Arcangelo che combatte Satana, sottratto bagnato dalle macerie di fronte all’altare in condizioni molto precarie e suddiviso in tre parti e molteplici frammenti.
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Le opere, grazie a due mezzi di trasporto messi a disposizione del Corpo Forestale dello Stato, sono state trasferite al deposito di Cittaducale, dove il dipinto della crocifissione e il paliotto sono stati rimossi dagli imballi e distesi per l’asciugatura.
Insieme ai restauratori dell’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro e con l’assistenza dei vigili del fuoco e dei carabinieri TPC, i tecnici del MiBACT hanno inoltre messo in sicurezza il ciclo di affreschi del Santuario della Madonna della Filetta nei pressi di Amatrice, procedendo alla velinatura con bende di carta giapponese e resina acrilica per il prefissaggio dello strato pittorico e all’ancoraggio dei bordi distaccati ma non ancora sollevati. Si sono recuperati e tracciati i frammenti caduti, ricoverati nel deposito di Cittaducale in vista del successivo restauro strutturale dell’edificio e la conseguente ricomposizione del ciclo pittorico.
“La preziosa opera dei professionisti della tutela – dichiara il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, Dario Franceschini – continua a porre in salvo il patrimonio culturale nelle aree del sisma. Si tratta di un prezioso contributo alla ricostruzione dell’anima di quei territori per il quale dobbiamo essere grati ai tanti tecnici dei beni culturali e della protezione civile che si stanno prodigando per condurre al meglio questo compito”.
Di seguito si riporta una scheda descrittiva dell’importante ciclo pittorico del Santuario della Filetta.
Santuario della Madonna di Filetta - sec XV
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La Chiesa di Santa Maria dell’Ascensione o Filetta venne costruita in memoria di un evento miracoloso verificatosi nel 1472 quando, il giorno dell’Ascensione, durante un temporale, la pastorella Chiara Valente avrebbe ritrovato un cammeo nel quale identificò l’immagine della Vergine. Da allora ogni anno viene ricordato questo evento con una processione solenne lungo il sentiero che da Amatrice conduce al Santuario e la Madonna di Filetta è divenuta la patrona di Amatrice.
La facciata è semplice con un portale ad arco acuto ed un campanile a doppia vela. All’interno le pareti sono ricoperte di affreschi, tra cui molto interessante è quello che ricopre l’abside, opera del pittore Pier Paolo da Fermo, che descrive dettagliatamente la solenne processione verso il Santuario.
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Roma, 4 ottobre 2016
Ufficio Stampa MiBACT
Come da MiBACT, Redattore Renzo De Simone
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SISMA 24 AGOSTO: RECUPERATE 40 OPERE DALLA CHIESA DI S. ANTONIO ABATE A CORNILLO NUOVO

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I tecnici del MiBACT, insieme ai restauratori dell’Opificio delle Pietre Dure e con la collaborazione dei vigili del fuoco e dei carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Culturale, hanno recuperato 40 opere conservate all’interno della chiesa di Sant’Antonio Abate nella frazione di Cornillo Nuovo nel comune di Amatrice. Si tratta di suppellettili liturgiche, paramenti sacri e libri dell’archivio parrocchiale, tra i quali dei messali del XVII e XVIII secolo. Tra le opere trasportate al deposito presso la Scuola del Corpo Forestale a Cittaducale spicca il tabernacolo ligneo in forma di tempietto dipinto con l’immagine del Cristo risorto e dei santi Giovanni e Antonio Abate e siglato con la data 1568 e il nome del donatore, Cherubino de Jacobo.
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I cicli pittorici ad affresco, in particolare la pregevole raffigurazione delle dodici Storie di Sant’Antonio abate di Dionisio Cappelli, non risultano danneggiati e non destano particolare preoccupazione, mentre sono state messe in sicurezza in situ le due preziose statue in terracotta raffiguranti Sant’Antonio abate nella nicchia dell’altare maggiore e la Vergine orante con il Bambino sull’altre laterale destro, attribuite allo scultore abruzzese Saturnino Gatti (1463-1519 ca.) protagonista del rinascimento aquilano.
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“Donne e uomini del MiBACT – dichiara il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, Dario Franceschini – si stanno adoperando con dedizione e professionalità alla tutela del patrimonio culturale nelle aree terremotate. Ringrazio loro insieme ai vigli del fuoco e ai carabinieri del Comando TPC per la pregevole opera che stanno compiendo”.
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Roma, 5 ottobre 2016
Ufficio Stampa MiBACT
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Come da MiBACT, Redattore Renzo De Simone
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Recupero opere nelle Chiese di S. Maria della Misericordia e della Madonna delle Coste ad Accumoli

CONCLUSA CON SUCCESSO OPERAZIONE DI RECUPERO A ACCUMOLI IN SALVO OPERE PRESENTI NELLE CHIESE DI S. MARIA DELLA MISERICORDIA E DELLA MADONNA DELLE COSTE

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Gli storici e i restauratori della squadra rilevamento danni del MiBACT, assistiti dai tecnici dell’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro, hanno concluso con successo l’operazione di recupero delle opere presenti nella chiesa di S. Maria della Misericordia a Accumoli, fortemente lesionata nella struttura e con crolli delle coperture. L’intervento è stato reso possibile grazie alla costante assistenza dei Vigili del Fuoco, dei Carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Culturale, della Protezione Civile e la fattiva collaborazione del volontariato. Dalla chiesa sono state prelevate due pale d’altare dell’Immacolata Concezione (dipinto a olio su tela, sec. XVI) e della Madonna della Misericordia, e i santi Anna, Giacomo Maggiore e Francesco (dipinto a olio su tela, databile tra il 1635 e il 1649, opera di Alessandro Turchi detto l’Orbetto), compresa la cimasa dell’altare con la Trinità (60x60, dello stesso pittore). Sono state inoltre messe in salvo la tela con S. Nicola (ambito romano, XVII sec.), due tele con Sacro Cuore di Gesù e Addolorata,  sec. XVIII-XIX). Tra la suppellettile liturgica recuperata si segnalano alcuni reliquiari del XVIII secolo e una serie di quattro candelieri d’altare in lamina di argento sbalzata e cesellata (sec. XVIII); tra gli arredi la statua lignea del Cristo Deposto, recuperata all’interno della teca alla base dell’altare centrale (sec. XVII, policroma con tracce di doratura e rivestimento del perizoma in argento) e due statue lignee policrome raffiguranti un santo e una martire coronata. Tra i numerosi paramenti liturgici rinvenuti tra il paratoio e la sacrestia si segnalano piviali, pianete, tonacelle e stole del XVII secolo, manifattura dell’Italia centrale.
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Dalla chiesa delle Madonna delle Coste, su una altura nei pressi del comune di Accumoli, lesionata con parziale crollo del timpano, i Vigili del Fuoco hanno estratto una croce processionale in lamina d’argento sbalzata e cesellata (XVI sec.). Tra i materiali anche alcuni ex-voto che testimoniano la valenza devozionale del santuario montano per la locale popolazione.
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Tutte le opere prelevate e messe in sicurezza con idonei imballi sono state trasferite nel ricovero localizzato presso la Caserma della Scuola della Guardia Forestale di Cittaducale.
“Un altro importante risultato conseguito dai tecnici e funzionari del Mibact – ha dichiarato il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, Dario Franceschini – che stanno operando con grande professionalità, passione e spirito di sacrificio per il recupero del patrimonio culturale nelle aree colpite dal sisma”.
Di seguito alcune immagini del recupero rese disponibili dal Segretariato Regionale per i beni culturali del Lazio del MiBACT.
Roma, 7 Settembre 2016

Come da MiBACT, Redattore Renzo De Simone


Il contributo europeo a ciò che è inglese per antonomasia

24 Maggio 2016

Il monumento della Duchessa di Montagu, opera di P.M. van Gelder, dalla chiesa di Warkton in Northamptonshire. Copyright Tom Arber
Il monumento della Duchessa di Montagu, opera di P.M. van Gelder, dalla chiesa di Warkton in Northamptonshire. Copyright Tom Arber

Gli immigrati dall'Europa hanno contribuito a lungo a formare quello che si immagina come "inglese" o "scozzese". Le tombe dei re e delle regine Tudor, così come molte delle sculture nell'Abbazia di Westminster sono, ad esempio, creazione degli Europei.

Molti dei primi monumenti equestri, molte tombe dell'aristocrazia e molte sculture nei giardini delle case di campagna furono il prodotto di scultori migranti dall'Italia, dalla Francia, dai Paesi Bassi. Gli Gli Ugonotti vennero come rifugiati dalle persecuzioni, ma altri immigrati arrivarono qui a causa delle loro abilità e conoscenze superiori, assai richieste dai Britannici.

Questo è stato uno dei temi trattati durante la conferenza tenutasi il 26-27 Maggio presso la  City and Guilds of London Art School.

Link: University of Leicester


Sardegna: acquisizione “Il seppellimento di Cristo" di Pietro Cavaro

Il Polo Museale della Sardegna acquisisce il dipinto su tavola “Il seppellimento di Cristo" di Pietro Cavaro

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La Direttrice del Polo Museale della Sardegna, Giovanna Damiani, il Direttore del Segretariato Regionale del MIBACT, Fausto Martino e Maura Picciau, Soprintendente alle Belle Arti e Paesaggio  di Sassari, hanno presentato al pubblico la tavola raffigurante “Il seppellimento di Cristo”, dipinto su tavola opera di Pietro Cavaro,  databile dopo il 1520.
L’opera fu acquistata dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo alla fine del 2014, a seguito della proposta formulata dalla Soprintendenza SBAPSAE di Cagliari sulla base della segnalazione di uno studioso e soprattutto grazie alla tenace volontà di Maria Assunta Lorrai,  allora Direttore Regionale per i Beni Culturali della Sardegna, e di Maura Picciau, che per molto tempo cercarono di non perdere le tracce del dipinto, dopo che era andato in asta a Parigi presso la casa d’aste Boisgirard&Associes nel luglio 2012. Il dipinto riaffiorò poi in Italia, a Napoli, nel 2013,  dopo essere passato da Londra e forse New York. Nel 2014, il MiBACT ne deliberò l’acquisto a trattativa privata, dalla Galleria Porcini di Napoli: un’opera di altissima qualità formale e testimonianza della migliore pittura sarda del Cinquecento. Il dipinto rappresenta un importante tassello per  la ricostruzione del Retablo della “Madonna dei sette dolori” di Pietro Cavaro, retablo andato disperso alla fine del XIX secolo, e si ricongiunge alla superstite “Deposizione” che fa parte della collezione della Pinacoteca Nazionale dal 1955, quando Raffaello Delogu la recuperò dalla collezione Antico a Tangeri, assicurandola alle collezioni statali.

Come da MiBACT, Redattore Maurizio Bistrusso