15 arresti e preziosi libri antichi sequestrati nel Regno Unito

Monza: I Carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Culturale (TPC), la Metropolitan Police di Londra e l’Ispettorato Generale della Polizia romena, coordinati da Europol ed Eurojust, hanno disarticolato una organizzazione criminale responsabile del furto di libri antichi nel Regno Unito.

Il risultato operativo è il frutto di un’indagine del gennaio 2017, avviata dalla Metropolitan Police di Londra e proseguita unitamente al Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Monza ed all’Ispettorato Generale della Polizia romena, scaturita dal furto di 260 libri antichi, del valore commerciale di 2 milioni di sterline britanniche (oltre 2 milioni di euro), consumato nella notte tra il 29 e il 30 gennaio 2017 a Feltham (Regno Unito).

I beni, di proprietà di due collezionisti italiani, uno di Pavia e l’altra della provincia di Padova, e di uno tedesco, si trovavano in un magazzino pronti per essere trasferiti a San Francisco (Stati Uniti) per la 50^ fiera internazionale dei libri antiquari.

I libri erano stati asportati con modalità singolari, infatti, i malviventi dopo aver effratto i lucernari del capannone ove erano custoditi unitamente ad altro materiale, per eludere il sistema di allarme, si erano calati al suo interno utilizzando delle corde.

Nel luglio del 2018, le autorità giudiziarie e di polizia inglese e romena, avendo necessità di proseguire l’attività investigativa in Italia, utilizzando il recente strumento processuale dell’Ordine Europeo d’Indagine, coinvolgevano i militari dello speciale Reparto brianzolo, in virtu’ della consolidata esperienza di settore che il Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale riscuote anche all’estero.

Il Nucleo TPC di Monza veniva, quindi, inserito nella squadra investigativa comune (Joint Investigation Team), che proseguiva sinergicamente le indagini nei tre Paesi.

L’attività investigativa, diretta per la parte italiana dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano, coordinata a livello internazionale da Europol ed Eurojust, si concludeva il 26 giugno del 2019 con l’arresto di 15 persone sul territorio britannico e romeno, nonché con l’esecuzione di 45 perquisizioni ed il sequestro di materiale probatorio in Italia, Regno Unito e Romania.

I preziosi libri, di notevole rilevanza storica, sono attivamente ricercati dai Carabinieri e dalle Polizie europee, essendo stati inseriti nella Banca Dati dei beni culturali illecitamente sottratti gestita dal Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale.

Monza, 26 giugno 2019.

Testo dai Carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Culturale

traffico libri
Immagine puramente illustrativa, non relazionata al comunicato in questione. Foto di PublicDomainPictures da Pixabay

Riuscirà il ‘cavallo’ della razionalità a saltare l'‘ostacolo’ dell'irrazionalità?

RIUSCIRÀ IL ‘CAVALLO’ DELLA RAZIONALITÀ A SALTARE L’‘OSTACOLO’ DELL’IRRAZIONALITÀ?

La morte di Orfeo in un kantharos in argento del 420-410 a. C., parte della Collezione Vassil Bojkov (Sofia, Bulgaria). Foto di Gorgonchica, CC BY-SA 4.0

Quando cerchiamo di analizzare ciò che ci circonda, spesso ci chiediamo quale origine abbia quel determinato oggetto da noi preso in esame. Gli archeologi, per esempio, si interrogano sull’origine di un reperto ritrovato, i papirologi sui papiri e così via. Tutto rimanda, per la maggior parte dei casi, al mondo greco-romano (e non solo, si potrebbero aggiungere, anche, oggetti – reperti e papiri - e usanze derivanti dal mondo orientale), quel mondo così lontano, ma anche così vicino, che ha lasciato tracce ancora visibili. Però non ci si interroga solo su elementi tangibili, ma anche su usi e costumi che hanno radici lontane nel tempo.

Ancora oggi, per esempio, si dà grande importanza ai sogni e come questi abbiano una ricaduta su eventi futuri; esistono, ancora, maghi e medium che profetizzano il futuro. Tutte queste credenze affondano le loro radici in un mondo lontano, probabilmente antecedente allo stesso mondo greco-romano civilizzato. Omero, per esempio, sia nell’Iliade che nell’Odissea, parla di profezie e sogni premonitori, lasciando trasparire un’origine divina. Gli stessi greci avranno mutuato queste credenze da quelle civiltà, definite l’una minoica e l’altra micenea, che precedettero il mondo greco arcaico. Questi argomenti sono stati egregiamente esaminati in un pregevole volume del regius professor di Oxford Eric R. Dodds, I Greci e l’Irrazionale, che, ancora ora, risulta di fondamentale importanza per chi si volesse avvicinare allo studio dei fenomeni e razionali e irrazionali di una civiltà che molto ha contribuito alla creazione dell’odierno occidente civilizzato.

Quando ci si approccia allo studio della letteratura greca e, in ispecie, ad Omero, spesso si legge dell’importanza della civiltà di colpa e di vergogna che è alla base degli eroi omerici. È possibile immaginare un Ettore che decide di restare con Andromaca e il piccolo Astianatte contravvenendo all’obbligo di difendere la sua amata Troia? La risposta è semplice: un ‘no’ perentorio. Il ‘no’ di Ettore è dettato proprio da quella tipologia di civiltà alla base della coscienza dell’eroe omerico. Si provi ad immaginare la vergogna, per un guerriero (o meglio, eroe), nell’essere definito un ‘vigliacco’ per non aver difeso il suo popolo; e si pensi, anche, se si vuole, ad una possibile ‘colpa’ per una eventuale sconfitta. L’eroe omerico era intransigente e lo era per i dettami di quella civiltà di cui si è accennato poco sopra. Dodds giudica questa tipologia di pensiero dettata da una credenza comune: non bisognava rifiutare la pianificazione divina. L’ira degli dèi (phthonos theon) impauriva tutti, anche il più valido guerriero. L’eroe omerico, per esempio, poteva incorrere nella hybris (tracotanza): non si poteva osare più di quanto era dovuto.

L’origine divina di questa tipologia di credenza, civiltà di vergogna e di colpa (shame culture e guilt culture), è confermata da Dodds; lo studioso ritiene che alla base della civiltà omerica e, anche, pre-omerica, vi fosse, nella credenza popolare, l’idea della presenza incombente e minacciosa della divinità. Questa presenza giustifica, anche, un’altra tematica affrontata dal regius professor nel suo volume, cioè la pazzia e come essa fosse percepita dagli uomini.

Gli antichi distinguevano due tipologie di pazzia: quella legata al soprannaturale e quindi derivante dall’influenza di una divinità e quella legata ad uno stato patologico. Per quanto riguarda la prima tipologia, Apollo è una delle divinità più legate a questa prima categoria di pazzia, definita, nel Fedro platonico, ‘furore profetico’; legate alla cultura apollinea sono la Pizia e la Sibilla. È famoso l’oracolo di Apollo a Delfi, presso il quale molti si recavano alla ricerca di un responso; non era la divinità in persona a parlare, ma una profetessa, la Pizia, che, in stato di trance profetica e plena deo, riferiva il responso divino. Questa tipologia di pazzia/furore era comune nella credenza dei greci (basti pensare che, prima di ogni evento bellico, ci si recava presso l’oracolo alla ricerca di un consenso). Si è detto, anche, che spesso questa pazzia/furore era dettata da una patologia; in genere i malati non erano riconosciuti come intermediari di una divinità, anzi erano cacciati dalla comunità (ad Atene, per esempio, erano soliti cacciarli con sassi o, addirittura, sputi). Ma non tutti erano soliti allontanare questi malati; alcuni credevano che la loro patologia fosse una conseguenza di una inferenza divina (esaustivo, in questo senso, il De morbo sacro di Ippocrate).

Penteo fatto a pezzi da Agave e Ino. Ceramica attica (lekanis) a figure rosse, 450-425 a. C. Foto di Marie-Lan Nguyen (2007)

Questa pazzia/furore non si manifestava soltanto attraverso la profezia di un ‘impossessato’, ma anche attraverso danze specifiche legate, nella maggior parte dei casi, al culto dionisiaco (è icastica la scena della danza delle Baccanti nell’omonima tragedia di Euripide). Questa danza aveva una funzione catartica, cioè purificare l’anima degli adepti. Platone definisce questa tipologia di furore/pazzia ‘telestico o rituale’.

Anche i poeti potevano essere ‘impossessati’ da una divinità e comporre in stato di trance. Generalmente erano le Muse a invogliare i poeti a comporre i loro versi (Esiodo, per esempio, nell’incipit della sua Teogonia afferma che furono le Muse Eliconie a spronarlo a comporre l’opera). Anche in questo caso Platone categorizza questa tipologia di furore/pazzia definendolo ‘poetico’.

Tutte queste categorie sono legate da un lato, alla funzione catartica, dall’altro, alla funzione profetica e poetica. Si potrebbe prendere in considerazione un’altra tematica analizzata da Dodds, cioè la valenza dei sogni e la cultura sciamanistica.

Come suddetto, ancora oggi i sogni hanno una valenza fortemente premonitrice. Questo stesso valore era percepito dagli antichi greci. Nei sogni, spesso, si manifestavano parenti o persone vicine al sognante, raramente divinità (i greci, per esempio, affermavano di ‘vedere’ nel sogno), e spesso queste parlavano al soggetto avvertendolo o consigliandolo. Sono famose, per esempio, le scene di sogni nell’Iliade e nell’Odissea; la figura onirica entrava nella camera da letto del sognante attraverso il buco della serratura e si manifestava. Non tutti i sogni, però, erano fausti, c’erano sogni angoscianti e infausti e gli antichi, generalmente, tendevano a rendere oggettivo il messaggio dell’eidolon (immagine) del sogno. Il sogno poteva avere, anche, una funzione guaritrice, basti pensare al culto di Asclepio che si diffuse sul finire del V a.C. (fondamentale la pubblicazione della Cronaca del tempio di Epidauro nel 1883). Alcuni casi di guarigioni nei sogni sono presenti nei racconti di persone che, durante il sonno o la veglia, venivano curati e si risvegliavano sani. Su questa tematica Dodds si mostra parecchio scettico: o erano sogni reali ovvero i malati erano drogati o ipnotizzati e immaginavano la figura di un guaritore dietro la quale, con molta probabilità, si nascondeva un sacerdote. Questa credenza che può sembrare arcaica, in realtà continuò ad essere presente nella cultura dei greci del V a.C. (Aristofane, per esempio, nel Pluto parla di guarigioni di malati per mano di serpi) e, forse, anche nel IV a.C.

Legata alla credenza dei sogni, nell’antichità si afferma anche la ‘cultura sciamanistica’. Oggi siamo abituati a giudicare gli sciamani come guaritori provenienti dalla Siberia e dall’area asiatica. Dodds, in realtà, parla di sciamani che entrarono in contatto con la cultura greca. La Tracia è rappresentata come la regione principale di questa tipologia di credenza; infatti Orfeo, originario della Tracia, è giudicato uno sciamano, un guaritore che assisteva i diversi ‘clienti’ sia psichicamente che fisicamente (Dodds parla anche di un tale Zalmoxis come lo sciamano per eccellenza). Alla base di questa cultura, che i greci giudicavano antichissima, c’è l’idea che l’anima (psyche) avesse un’entità divina e che questa si esplicasse durante il sonno, giudicato, per l’appunto, l’approdo più vicino alla morte. La cultura sciamanistica prevedeva che l’anima continuasse a vivere dopo la morte, motivo per il quale, spesso, gli antichi, insieme al cadavere, seppellivano gli oggetti più vari, sicuri che quell’anima avesse ancora bisogno di bere, mangiare, vestirsi ecc. (questa è una credenza antichissima, appartiene, infatti, ai popoli dell’Egeo sin dall’epoca neolitica). Il fatto che l’anima, dopo la morte, continuasse a ‘vivere’, giustifica, in un certo qual modo, l’immagina (eidolon) che alcuni affermavano di vedere durante il sonno; probabilmente quell’eidolon (immagine) era l’anima di un defunto che era andato a far visita al sognante e, con molta probabilità, profetizzava gli eventi futuri. Inizialmente si credeva nell’unità anima/corpo, cioè gli antichi erano soliti nutrire il defunto con il fine di far ‘vivere’ l’anima racchiusa in quella carcassa. Furono i poeti omerici a distinguere l’anima dal cadavere, quindi a liberare l’entità divina da quella terrena.

Tutte queste credenze, prese in esame soltanto in maniera cursoria (nel rispetto del pregevole volume di Dodds), hanno dato vita a diverse discussioni legate alla loro veridicità. C’è stato chi, al contrario dei più fervidi seguaci, ha criticato fortemente la religione e, con essa, l’apparato di cui era provvista. Si pensi a Socrate, condannato, non solo per aver corrotto i giovani rampolli ateniesi, ma anche per la sua feroce critica nei confronti della religione tradizionale; Ecateo, che giudicava la religione ridicola; Senofane, che mise alla berlina i miti omerici e spergiurò sulla divinazione; Eraclito, che attaccò tutto il ‘conglomerato’ delle credenze più antiche; a queste personalità, si possono aggiungere, anche, Democrito, Diogene. Il V a.C. è il periodo dell’‘illuminismo greco’, quel periodo di intellettuali tesi a far valere la ragione alla fede ed è proprio in questo periodo che si avvicendano i diversi processi per ‘ateismo’ (il processo di Socrate è il più controverso). Anche Platone, nella Repubblica e nelle Leggi, ha tentato di rendere più razionale il ‘conglomerato’ di quelle credenze mistiche che erano alla base della cultura greca e pre-ellenica e che, ormai, si erano radicate nella mentalità della polis.

Il tentativo dei Sofisti e dello stesso Platone, però, non sono andati a buon fine, anzi lo stesso Dodds afferma che gli antichi ‘illuministi’ non potevano riuscire a spiegare l’irrazionale dal momento che erano privi di quegli strumenti atti a decifrare la mentalità mistica che non si poteva spiegare se non attraverso la mitologia. Ancora, il regius professor, nelle battute finali del suo volume, utilizzando la metafora del cavallo e del cavaliere, afferma: «Fu il cavallo a rifiutare il salto, o fu il cavaliere? […] Personalmente credo che sia stato il cavallo […] i creatori del primo razionalismo europeo non furono mai […] razionalisti soltanto; cioè sentivano profondamente, anche con l’immaginazione, la potenza, le meraviglie e i pericoli dell’irrazionale. Ma tutti quegli eventi che si verificano oltre la soglia della coscienza potevano descriverli soltanto nel linguaggio della mitologia o dei simboli; mancava loro uno strumento per intenderli […] Invece l’uomo moderno ora comincia a foggiarsi tale strumento […] Eppure ci si offre così una speranza: se ce ne serviremo intelligentemente, arriveremo a conoscere meglio il nostro cavallo; conoscendolo meglio, sapremo condurlo, con un allenamento migliore, a vincere la paura; vinta la paura, cavallo e cavaliere potranno un giorno affrontare il salto decisivo […]».

In conclusione, il volume di Dodds, si presta alla lettura di chi, specialista o semplice appassionato, voglia avvicinarsi all’irrazionale greco e comprenderne, nel limite degli strumenti, le ragioni più profonde. Insomma, per dirla con Maurizio Bettini, che cura l’introduzione al volume del regius professor, alla domanda «Perché leggere questo libro», si dovrebbe rispondere «Semplicemente perché è uno dei libri più belli che siano mai stati scritti sul mondo greco e su quello antico in generale».

Eric Robertson Dodds I Greci e l’irrazionale razionalità irrazionalità Grecia
Il classicista Eric Robertson Dodds, in una foto anonima del 1949

Bibliografia

Eric R. Dodds, I Greci e l’irrazionale, Milano 2013 (a cura di M. Bettini, Riccardo di Donato, Arnaldo Momigliano; trad. it. di Virginia Vacca de Bosis) [=Eric R. Dodds, The Greeks and the Irrational, University of California Press, Berkeley and Los Angeles 1951].


“Fedeltà”: la ri-educazione sentimentale di Marco Missiroli

Nella cinquina finalista del Premio Strega 2019 ci arriva, tra i favoritissimi, Fedeltà, l’ultima fatica letteraria di Marco Missiroli, uno degli scrittori italiani più apprezzati (e apprezzabili) di questi anni ’10. Il suo penultimo romanzo, Atti osceni in luogo privato (Feltrinelli, 2015), uno dei casi editoriali di quell’anno, ha consacrato Missiroli nell’alveo (non nutritissimo) dei migliori talenti italiani contemporanei. In Atti osceni, Missiroli raccontava la storia di Libero Marsell, della sua lacerante e progressiva scoperta dell’amore e di sé. Imparare ad amare, a vivere la propria sessualità e le proprie relazioni sentimentali sono una scoperta quotidiana, faticosa, fatta di inciampi, incomprensioni e furori. Libero vive la sua vita da adolescente e da adulto, diviso a metà tra Milano e Parigi. Ed è proprio in Francia che sua madre inizia a tradire suo padre. Da quell’evento prende avvio questo romanzo di formazione, questa vera e propria educazione sentimentale e intellettuale, in cui Libero cresce pagina dopo pagina, seguendo i suoi modelli di riferimento, le sue letture, le sue canzoni, i suoi film, grazie ai quali scopre a poco a poco la propria individualità e la propria ‘libertà’. In Atti osceni, Libero, come tutti noi, impara la grammatica della vita.

Fedeltà, invece, va oltre, entrando a gamba tesa nella carne viva della contemporaneità. Se Atti osceni era ambientato tra gli anni ’70 e ‘80 prevalentemente nella Parigi di Sartre, le duecento pagine di Fedeltà, invece, hanno come sfondo la Milano a metà tra gli anni della crisi del 2008 e i giorni nostri. Fedeltà si configura quasi come un romanzo corale, fatto di storie e vite che si intrecciano a ragnatela. Il nucleo di questa matassa è una giovane coppia sposata: Carlo, aspirante scrittore ma non particolarmente dotato, e Margherita, agente immobiliare. Carlo insegna scrittura creativa all’Università, grazie alle conoscenze di suo padre. Ma è lì che Carlo ‘inciampa’ nel «malinteso»: è stato sorpreso, infatti, nei bagni in compagnia di una sua studentessa, Sofia. Come in Atti osceni, anche qui è un tradimento ad innescare gli eventi.

Grazie ai suoi personaggi, Missiroli indaga la vita di coppia, il senso profondo della monogamia, e della monogamia alla fine di questi anni ’10: cosa vuol dire essere fedeli a qualcuno, cosa vuol dire tradire, cosa vuol dire oggi la parola matrimonio, come si può inseguire una stabilità relazionale in un mondo per sua stessa costituzione instabile (o ‘flessibile’), in cui latitano certezze economiche e lavorative. Carlo e Margherita hanno gli stessi problemi di tutte le coppie di trentenni-quarantenni di oggi: un mutuo (spropositato) con cui pagarsi una casa al di sopra delle proprie possibilità, un figlio e una stabilità economica da ritrovare (perché Carlo arriverà anche a perdere il lavoro).

Le stesse pulsioni centripete che porteranno Carlo a desiderare una relazione con la sua studentessa Sofia, agiteranno però anche la vita di Margherita, che vedrà nel fisioterapista dalla doppia vita, Andrea, una via di fuga (anche solo momentanea) dal proprio matrimonio.

Fedeltà è stato definito un romanzo ‘maturo’: per la tematica, evidentemente, in quanto i protagonisti sono degli adulti già ‘formati’ (sebbene oggi queste differenze tra età della vita siano sempre più sfumate, e Missiroli dimostra di saperlo), ma anche e soprattutto, aggiungerei, per lo stile. La penna di Missiroli è decisa, consapevole dei propri mezzi e dei propri modelli (la grande letteratura ebraico-americana del ‘900), ‘matura’, appunto, quasi ai limiti dell’autocompiacimento. Missiroli, che è un grande (de)scrittore di ‘donne’, si muove abilmente nei ritratti, ma rispetto ad Atti osceni, qualcosa non gira come dovrebbe: il finale, forse, è troppo affrettato, e alcuni personaggi avrebbero richiesto un maggiore approfondimento. Anche le citazioni di film e romanzi, che in Atti osceni erano estremamente significanti dal punto di vista simbolico-narrativo, in Fedeltà, in alcuni casi, sembrano solo un orpello decorativo che nulla aggiunge e nulla sposta (eccezion fatta per lo splendido Sylvia di Leonard Michaels).

Fedeltà è un’opera più necessaria che bella: Missiroli ha il merito di aver concepito un romanzo fondato essenzialmente sul tema dell’infedeltà coniugale (tema letterario antico almeno quanto la guerra di Troia) attraverso, però, attualissimi strumenti interpretativi. Le pagine più significative sono quelle in cui i protagonisti si interrogano sul senso di ciò che stanno facendo e sul significato stesso della fedeltà. A partire da queste riflessioni, che scaturiscono sempre dal rapporto tra i protagonisti e il proprio corpo, Missiroli riscrive la ‘sua’ grammatica relazionale. “Che vuol dire essere infedeli nel momento in cui si è fedeli a sé stessi?”, sembra chiedersi l’autore. «Che parola sbagliata, amante. Che parola sbagliata, tradimento. Rispetto a cosa avrebbe tradito?», si chiede Carlo. Solo il tempo può insegnare ad una coppia a ri-amarsi, per continuare ad amarsi. Solo attraverso un nuovo codice, una ri-educazione sentimentale, una coppia può sopravvivere a sé stessa.

Fedeltà Marco Missiroli Giulio Einaudi editore


Premio Strega 2019

Il Premio Strega, un rito italiano

Come Sanremo, come il Campionato di calcio, come X Factor, il Premio Strega è un rito italiano che molti criticano ma al quale, in fondo, siamo tutti affezionati, se non altro per la possibilità di dirne male.

Nazione tutto sommato attaccata alle istituzioni, la nostra: e pertanto il più prestigioso premio letterario italiano - istituito nel 1947 a Roma da Maria Bellonci e da Guido Alberti, produttore del noto Liquore Strega - è uno di quegli appuntamenti a cui il mondo letterario non sa rinunciare.

E non a torto, se si considera quali e quanti autori ne sono stati insigniti in 72 anni d’attività: da Flaiano a Pavese, da Moravia a Bassani, da Landolfi a Primo Levi a Eco e a tanti altri. Anche solo entrare nella “cinquina” dei finalisti è un ambito traguardo per scrittori navigati o esordienti.

La prima novità che colpisce di questa LXXIII edizione del Premio è la presenza di ben tre donne su cinque finalisti, in riconoscimento della lunga strada ormai compiuta dalle lettrici/scrittrici, zoccolo duro della scuola e della cultura in Italia.

Infatti al termine delle operazioni di scrutinio la giuria, presieduta dalla vincitrice del 2018, Helena Janeczek, ha annunciato la cinquina degli autori e dei libri finalisti, così composta:

Antonio ScuratiM. Il figlio del secolo, Bompiani, con 312 voti

Benedetta CibrarioIl rumore del mondo, Mondadori, con 203

Marco MissiroliFedeltà, Einaudi, con 189

Claudia DurastantiLa straniera, La nave di Teseo, con 162

Nadia TerranovaAddio Fantasmi, Einaudi, con 159

Oltre alle consolidate presenze di marchi storici come Einaudi, Mondadori e Bompiani, si nota la casa editrice non proprio neonata ma quasi La nave di Teseo di Elisabetta Sgarbi.

Questo risultato comprende i voti dei 400 Amici della domenica, di 200 votanti all’estero selezionati da 20 Istituti italiani di cultura, di 40 lettori forti selezionati da 20 librerie associate all’ALI, e di 20 voti collettivi di biblioteche, università e circoli di lettura (15 i circoli coordinati dalle Biblioteche di Roma).

La seconda votazione, che designerà il vincitore della LXXIII edizione, avrà luogo giovedì 4 luglio, come di consueto al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma, e sarà trasmessa in diretta televisiva da Rai Tre, per la conduzione di Pino Strabioli, ospite d’eccezione Piera Degli Esposti.

Se dunque il favorito sembra Antonio Scurati con il suo attualissimo e discusso romanzo storico che ricostruisce, dal punto di vista di Mussolini, il quinquennio che va dalla fondazione del fascismo in via San Sepolcro a Milano alla marcia su Roma fino al celebre discorso alla Camera dopo l’assassinio Matteotti (primo volume di un’annunciata trilogia), ecco che anche Benedetta Cibrario affronta una narrazione a base storica ma ambientata nell’Ottocento, tra Risorgimento e Unità. Gli altri tre romanzi sembrano riproporre, in varie declinazioni, l’eterna narrazione autobiografica di vicende familiari che evidentemente piace al lettore di oggi: sarà soprattutto sul piano della scrittura, che si annuncia di elevato livello soprattutto nel caso, a nostro parere, di Durastanti, che si giocherà l’esito finale; e qui, in chiusura di rito, sta bene la frase rituale, il classico auspicio: “Che vinca il migliore”.

 


"Con il Vesuvio sotto i piedi" di Marisa de’ Spagnolis

Con il Vesuvio sotto i piedi; le avventure di una archeologa vissuta negli scavi di Pompei è un libro di memorie dell’archeologa Marisa de’ Spagnolis, edito in formato digitale nel 2015.

L’autrice racconta i suoi dieci anni di vita tra Pompei e la Valle del Sarno, accompagnando il lettore alla scoperta del territorio e dei ritrovamenti avvenuti tra gli anni ’80 e ’90, quando era funzionaria della Soprintendenza per i Beni Archeologici di Salerno.

Ogni capitolo è dedicato a un luogo e a una scoperta diversa: il territorio pompeiano con Villa Vesuvio e i monumenti funerari dei Lucrezi Valenti; la Valle del Sarno con il santuario della dea Mefitis e la necropoli protostorica; Scafati con la Villa di Popidius Narcissus Maior e, soprattutto, Nocera, protagonista di una serie di straordinari ritrovamenti come il Tempio della Fortuna, le iscrizioni ebraiche, la necropoli monumentale di Pizzone. Non mancano le notizie sulla città di Pompei, all’epoca interessata dagli scavi nella Casa della Gemma e nella Casa dei Casti Amanti.

Marisa de’ Spagnolis ha il pregio di raccontare con chiarezza e sensibilità i risultati delle indagini archeologiche: particolarmente toccante è il resoconto del cantiere di scavo nella Villa di Popidius Narcissus Maior a Scafati, dove i resti dell’uva raccolta nei pressi del torcularium, perfettamente conservati a distanza di secoli, testimoniano con immediatezza una vendemmia interrotta a metà dall’eruzione del Vesuvio.

L’autrice narra con altrettanta sensibilità anche gli aspetti personali del periodo trascorso nel territorio pompeiano: il trasferimento da Roma a Pompei al seguito del marito, il nuovo incarico alla Soprintendenza per i Beni Archeologici di Salerno, i tentativi di intimidazione da parte della camorra ma, soprattutto, i ricordi delle tante persone incontrate: operai, funzionari, guardiani e vicini di casa, protagonisti di una Pompei ormai molto diversa.

Marisa de’ Spagnolis
Pompei. Foto ad opera di Jose Pimenta, da Pixabay

Haruki Murakami Premio Lattes Grinzane 2019 Fondazione Bottari Lattes IX edizione

Haruki Murakami vincitore della sezione La Quercia del Premio Lattes Grinzane 2019

Premio Lattes Grinzane IX edizione

Haruki Murakami è il vincitore della sezione La Quercia

Roberto Alajmo, Jean Echenoz (Francia), Yewande Omotoso (Sud Africa), Alessandro Perissinotto e Christoph Ransmayr (Austria)

sono i finalisti della sezione Il Germoglio

Da Aosta a Crotone 400 studenti italiani decreteranno sabato 12 ottobre

il vincitore tra i cinque finalisti della sezione Il Germoglio

www.fondazionebottarilattes.it

Cuneo, 13 aprile 2019. Sono stati annunciati i nomi di finalisti e vincitori del Premio Lattes Grinzane 2019, organizzato dalla Fondazione Bottari Lattes e giunto alla IX edizione.

Haruki Murakami (Giappone), edito in Italia da Einaudi (tradotto da Antonietta Pastore e Giorgio Amitrano), è il vincitore della sezione La Quercia, intitolata a Mario Lattes (editore, pittore, scrittore, scomparso nel 2001) e dedicata a un autore internazionale che abbia saputo raccogliere nel corso del tempo condivisi apprezzamenti di critica e di pubblico.

Murakami sarà in Italia venerdì 11 ottobre, per tenere una lectio magistralis (ore 18, Teatro Sociale di Alba), e sabato 12 ottobre, per ricevere il riconoscimento durante la cerimonia di premiazione (ore 16.30, Castello di Grinzane Cavour). Ingresso libero, fino a esaurimento posti.

Roberto Alajmo con L’estate del ’78 (Sellerio), Jean Echenoz (Francia) con Inviata speciale (Adelphi, traduzione di Federica e Lorenza Di Lella), Yewande Omotoso (Sud Africa) con La signora della porta accanto (66thand2nd, traduzione di Natalia Stabilini), Alessandro Perissinotto con Il silenzio della collina (Mondadori) e Christoph Ransmayr (Austria) con Cox o Il corso del tempo (Feltrinelli, traduzione di Margherita Carbonaro) sono i finalisti del Premio Lattes Grinzane IX edizione per la sezione Il Germoglio, il riconoscimento internazionale che fa concorrere insieme autori italiani e stranieri, dedicato ai migliori libri di narrativa pubblicati nell’ultimo anno.

Sabato 12 ottobre i cinque autori saranno in Italia per incontrare pubblico e studenti (ore 10, Fondazione Bottari Lattes a Monforte d’Alba) e per ricevere il riconoscimento durante la cerimonia di premiazione, nel corso della quale sarà proclamato il vincitore, sulla base dei voti degli studenti delle giurie scolastiche (ore 16.30, Castello di Grinzane Cavour). Ingresso libero, fino a esaurimento posti.

«La proposta di quest’anno premia una varietà di esperienze narrative che toccano generi e stili differenti – dalla Francia al Sud Africa, dall’Austria all’Italia – presentando un contrastato e sfaccettato rapporto tra natura e civiltà», commenta la Giuria Tecnica del Premio. «Dal giallo locale che scava nel passato (Perissinotto), al romanzo storico raffinato (Ransmayr), dalla spy story di humor nero (Echenoz), alla memoria familiare (Alajmo), fino ai ritratti femminili sullo sfondo della questione razziale (Omotoso)», spiega la Giuria Tecnica del Premio.

«Diventato autore di culto a livello mondiale, Murakami è lo scrittore che più ha contribuito ad avvicinare il Giappone ai lettori occidentali», spiegano i Giurati nella motivazione. «Fin dagli esordi, alla fine degli anni Settanta, egli esce dalla cornice della tradizione letteraria giapponese creando un suo mondo narrativo originalissimo, tramite un linguaggio nuovo e comunicativo, molto vicino al parlato. La semplicità stilistica è un tramite per affrontare profondi temi esistenziali – il rimpianto per il “perduto”, la ricerca di sé nell’assurdità di un’esistenza alienata, l’attrazione per l’aspetto magico e misterioso, del mondo – e di toccare alcuni tasti dolenti del Giappone: le colpe storiche, le responsabilità politiche del passato e del presente. Caratteristica rilevante dei grandi romanzi di Murakami è la presenza di personaggi che conducono vite ordinarie (in cui l’ampia platea dei lettori immediatamente si identifica, al di là di ogni barriera culturale), ma nel seguito del racconto capita che la loro storia si venga di solito a trovare sospesa tra reale e irreale, coinvolta in eventi magici e inquietanti. Il brusco passaggio dalla realtà al sogno rappresenta pienamente lo smarrimento dell’essere umano contemporaneo di fronte a fenomeni sempre nuovi e incontrollabili. Lo sconfinamento in un universo parallelo tuttavia non è mai una fuga, ma discesa nel profondo di se stessi, alla ricerca di ciò che si cela nei recessi della nostra coscienza».

Finalisti e vincitore sono stati designati e annunciati sabato 13 aprile 2019 a Cuneo, alla sede della Fondazione CRC (ente che collabora e sostiene il Premio per il triennio 2017-2019) dalla Giuria Tecnica del Premio, in un incontro aperto al pubblico condotto dalla giornalista Chiara Pottini. I componenti della Giuria Tecnica sono: il presidente Gian Luigi Beccaria (linguista, critico letterario e saggista), Valter Boggione (docente di letteratura italiana), Vittorio Coletti (linguista e consigliere dell'Accademia della Crusca), Rosario Esposito La Rossa (libraio a Scampia), Giulio Ferroni (critico letterario e studioso della letteratura italiana), Bruno Luverà (giornalista), Alessandro Mari (scrittore ed editor), Romano Montroni (presidente Cepell-Centro per il libro e la lettura), Laura Pariani (scrittrice), Marco Vallora (critico d’arte) e Bruno Ventavoli (critico letterario).

Per i cinque romanzi finalisti della sezione Il Germoglio, la parola passa ora ai giovani: tra aprile e settembre 2019 i cinque libri saranno letti e discussi dai 400 studenti delle 25 Giurie Scolastiche. Ventiquattro giurie sono scelte in modo da coprire tutto il territorio della Penisola: quattro in Piemonte (regione sede del Premio) e almeno una per ciascuna delle altre regioni. A queste si aggiunge la giuria estera a Madrid, presso la Scuola Italiana Statale.

Le Giurie Scolastiche italiane sono: Istituto di Istruzione Superiore “G. Govone” di Alba (Cuneo); Liceo “A. Avogadro” di Biella; Istituto di Istruzione Superiore “Giordano Bruno” di Budrio (Bologna); Liceo “Galanti” di Campobasso; Istituto Omnicomprensivo “Rosselli-Rasetti” di Castiglione del Lago (Perugia); Liceo Classico “Pitagora” di Crotone; Liceo Scientifico Statale “V. Volterra” di Fabriano; Liceo Classico “V. Lanza” di Foggia; Liceo Scientifico “Pacinotti” di La Spezia; Istituto di Istruzione Superiore “Duni-Levi” di Matera; Liceo Artistico Statale “Caravaggio” di Milano; Liceo Scientifico e Linguistico “E. Fermi” di Nuoro; Liceo Statale “G. Marconi” di Pescara; Liceo Classico Statale “G. F. Porporato” di Pinerolo (Torino); Liceo Scientifico “Amedeo di Savoia Duca d’Aosta” di Pistoia; Liceo Classico “M. T. Varrone” di Rieti; Liceo Scientifico “Michelangelo Grigoletti” di Pordenone; Liceo Scientifico Statale “C. Darwin” di Rivoli (Torino); Liceo “F. Filzi” di Rovereto (Trento); Liceo Statale “Francesco De Sanctis” di Salerno; Istituto di Istruzione Superiore “Fardella-Ximenes” di Trapani; Liceo Ginnasio Statale “A. Canova” di Treviso; Istituzione Scolastica di Istruzione Liceale, Tecnica e Professionale di Verrès (Aosta). A loro si aggiunge il Gruppo di Lettura “La Scugnizzeria” di Scampia a Napoli.

Il vincitore della sezione La Quercia ottiene un premio di 10.000 euro. I finalisti della sezione Il Germoglio ricevono un premio di 2.500 euro ciascuno. Al vincitore va un ulteriore premio di 2.500 euro.

Le precedenti edizioni della sezione La Quercia sono state vinte da António Lobo Antunes (2018; Feltrinelli), Ian McEwan (2017; Einaudi), Amos Oz (2016; Feltrinelli), Javier Marías (2015; Einaudi), Martin Amis (2014; Einaudi), Alberto Arbasino (2013; Adelphi), Patrick Modiano (2012; Einaudi e Guanda), Premio Nobel 2014, Enrique Vila-Matas (2011; Feltrinelli).

Negli anni precedenti i vincitori della sezione Il Germoglio sono stati: Yu Hua (Feltrinelli) nel 2018; Laurent Mauvignier (Feltrinelli) nel 2017; Joachim Meyerhoff (Marsilio) nel 2016; Morten Brask (Iperborea) nel 2015; Andrew Sean Greer (Rizzoli) nel 2014; Melania Mazzucco (Einaudi) nel 2013; Romana Petri (Longanesi) nel 2012; Colum McCann (Rizzoli) nel 2011.

Il Premio Lattes Grinzane è organizzato dalla Fondazione Bottari Lattes sotto gli auspici del Centro per il libro e la lettura e con il sostegno di: Mibac, Regione Piemonte, Fondazione CRC (principale sostenitore per il triennio 2017-2019), Fondazione CRT, Banca D’Alba, Città di Cuneo, Comune di Alba, Comune di Grinzane Cavour, Comune di Monforte d'Alba, Cantina Giacomo Conterno, Cantina Terre del Barolo, Enoteca Regionale Piemontese Cavour, Unione di Comuni Colline di Langa e del Barolo, Banor, Fiera Internazionale del Tartufo Bianco d'Alba, Felicin-Ristorante Albergo Dimora Storica, La Ribezza Boutique Hotel, Sebaste - Antica Torroneria Piemontese.

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Festival dell'Editoria sul mondo antico 2019 prima edizione Università La Sapienza Roma Museo dell'Arte classica La Sapienza Roma

Prima edizione del Festival dell’Editoria sul mondo antico

Festival dell’Editoria sul mondo antico 2019 – Sapienza Università di Roma/ Centrum Latinitatis Europae

Festival dell’Editoria sul mondo antico 2019 prima edizione Università La Sapienza Roma Museo dell'Arte classica La Sapienza RomaGiovedì 11 aprile, dalle 9 alle 18, si svolgerà, nel Museo dell’arte classica dell’università La Sapienza di Roma, il primo Festival dell’Editoria sul mondo antico, organizzato dal Centrum Latinitatis Europae e dalla Sapienza stessa.

Per la prima volta un appuntamento dedicato in modo esclusivo all’attività editoriale sul mondo antico, in particolare sulle civiltà greca e romana: per dare spazio alle diverse e numerose voci di ricerca, didattica e divulgazione che costituiscono un’importante settore dell’editoria italiana.

Nelle suggestive sale del Museo dell’arte classica della Sapienza gli editori presenteranno su appositi stand le loro novità, mentre nella sala Odeion, al centro del Museo, si susseguiranno oltre venti presentazioni di volumi sul mondo antico.

Aprirà la chermesse una sessione dedicata all’editoria per ragazzi, settore sempre più in crescita, strategicamente importante per appassionare i giovanissimi lettori alla cultura classica, attraverso riscritture di miti e biografie dei grandi personaggi del passato, anche attraverso il fumetto.

La seconda parte della mattinata sarà dedicata all’ambito della ricerca e della divulgazione: da Omero al collezionismo di antichità, passando per temi trasversali quali il vino nel mondo antico.

Nel pomeriggio la sezione di didattica: manuali, testi scolastici e universitari, nuove strategie per il liceo classico e l’insegnamento del greco e del latino saranno protagonisti degli incontri, conclusi da un “non classicista” eccellente, il matematico e storico del pensiero scientifico Lucio Russo, autore di un volume che racchiude, in una domanda, il senso generale dell’evento: Perché la cultura classica?

Tra una presentazione e l’altra, i flash mob del gruppo Theatron- Teatro antico alla Sapienza, e le visite guidate degli archeologi del Museo dell’arte classica.

Decine di Autori, performance teatrali, visite guidate, stand di esposizione, novità editoriali ed esperimenti didattici: giovedì 11 aprile, dalle 9 alle 18, presso il Museo dell’arte classica dell’università La Sapienza di Roma.

Editori presenti: Arbor Sapientiae, Bompiani, Delta Tre, Einaudi, Efesto Edizioni, La Nuova Frontiera, L’Asino d’oro, Laterza, L’Erma di Bretschneider, Loescher, Mondadori, Pearson, Salentina Editrice, Serra.

Autori presenti: Calcani, Cavallero, Ciuffarella, De Cristofaro, Guidorizzi, Marandino, Neri, Pepe, Reali, Ruggiero, Russo, Susani.

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Artonauti

Artonauti: l'arte diventa un gioco da ragazzi

Come coinvolgere i bambini nella conoscenza del mondo dell'arte? Sembrerebbe un'impresa non facile, ma con Artonauti diventa "un gioco da ragazzi": si tratta infatti del primo album di figurine - non solo in Italia, ma nel mondo - ad esser dedicato al mondo dell'arte.

Si unisce così il meccanismo giocoso dello scambio di figurine allo scopo educativo. Non solo, Artonauti comprende anche aneddoti, curiosità, giochi e indovinelli che sono destinati ad aggiungere divertimento al divertimento. In ogni bustina vi è inoltre la Twin Card che permetterà di giocare e al contempo testare la propria memoria e la propria conoscenza dell'arte.

ArtonautiTornando al lato educativo, nelle 64 pagine che costituiscono l'album si parte dalla preistoria per arrivare a Gauguin. Il progetto ha puntato tutto sul gioco, come strumento didattico e alla portata di tutti. Alzi la mano chi non ha mai giocato di buon grado con le figurine. Dall'altra parte, il progetto sottolinea come tanti studi abbiano evidenziato l'importanza di avvicinare quanto prima al mondo dell'arte.

Come indica la parola stessa, i bambini tra i 7 e gli 11 anni saranno così astronauti dell'arte, Argonauti alla ricerca di un mondo di arte e storia che potranno imparare ad amare quanto prima.


Artonauti: un album di figurine emozionante ed educativo

Artonauti
ARTONAUTI, le figurine dell'arte

Dal 15 marzo 2019, in edicola, è possibile acquistare un album di figurine davvero emozionante ed educativo: ARTONAUTI! L’album di figurine dell’Arte!

Artonauti
ATTENZIONE! ARTE ALL'INTERNO! (foto Claudia Di Cera)

Accompagnati da Argo il cane (Odisseo ne sarebbe orgoglioso), Ale e Morgana, ragazzi allegri, curiosi, vivaci ed intelligenti compiono un’avventura nella Storia: dalla Preistoria alla prima metà del Novecento, dalle pitture rupestri al pittore Gauguin.

ALE, MORGANA E ARGO in esplorazione di una grotta preistorica con pitture

Il viaggio inizia in una caverna con le pitture preistoriche, continua nel Neolitico, prosegue nell'Antico Egitto, nell'Antica Grecia e nell'Antica Roma, per poi attraccare nel Tardo Antico, ammirando  i mosaici, e quindi approdare all'Arte Medievale con Giotto e il suo cerchio perfetto, mentre Botticelli, Leonardo, Michelangelo, Raffaello e il divertente Arcimboldo ci accompagnano nel Rinascimento. In seguito conosciamo le artiste donna: Artemisia Gentileschi, Giovanna Garzoni, Marietta Robusti, Elisabetta Sirani, mentre per una breve sosta, il Canaletto ci traghetta a Venezia dal Seicento al Settecento, per poi ripartire alla volta di Parigi dove si parla di particolari voli in mongolfiera. Dal 1874 ammiriamo gli Impressionisti e il pittore amante dei colori Monet, ancora il pittore del movimento Degas e il pittore dello stile del “puntilismo” Seurat. L’olandese Van Gogh ci porta nel suo particolare mondo; il viaggio nella storia dell’Arte si conclude con il francese Gauguin, pittore europeo delle bellezze tahitiane e polinesiane.

GAUGUIN

Degno di nota, oltre all'intera trovata, la sezione dedicata all'arte al femminile.

ARTE AL FEMMINILE: ARTEMISIA
GENTILESCHI
GIOVANNA GARZONI
MARIETTA ROBUSTI
ELISABETTA SIRANI
(foto Claudia Di Cera)

Le figurine sono davvero ben realizzate. Alcune sono una perfetta riproduzione di un'opera d'arte sul fronte, mentre,  sul retro, è possibile leggere la didascalia che spiega l’opera o il reperto archeologico.

Artonauti
FIGURINA FRONTE:
OPERA D'ARTE (MARIETTA ROBUSTI)
(foto Claudia Di Cera)

 

FIGURINA RETRO:
DIDASCALIA ESPLICATIVA OPERA D'ARTE (foto Claudia Di Cera)

 

Artonauti
FIGURINA FRONTE:OPERA D'ARTE ( CLAUDE MONET, STAGNO CON NIFEE, ARMONIA IN VERDE) (foto Claudia Di Cera)

 

FIGURINA RETRO: DIDASCALIA ESPLICATIVA OPERA D'ARTE (foto Claudia Di Cera)

All'interno dell’Album troviamo non solo figurine da incollare, ma anche pillole di Archeologia, Storia e Storia dell’Arte, quiz e giochi.

Artonauti
INIZIATIVE SPECIALI
(foto Claudia Di Cera)

Un grande plauso, dunque, a Daniela Re e Marco Tatarella, ideatori di questo album di figurine!

Non ci resta che attendere, speranzosi, l’uscita di un altro album, auspicando di trovare ancor più arte al femminile.


"Destino", un affresco a colori tenui

Negli ultimi anni anche la letteratura italiana si è interessata al romanzo storico, in particolare alle saghe e alle narrazioni che si estendono lungo un periodo di tempo abbastanza lungo. A questo filone appartiene anche "Destino" di Raffaella Romagnolo, docente e scrittrice. Il romanzo era stato candidato al Premio Strega dal linguista Giuseppe Patota, ma che non è rientrato poi nella rosa dei finalisti.

"Destino" di Raffaella Romagnolo è un romanzo storico che, attraverso due protagoniste femminili forti, come già la scrittrice aveva fatto nel suo libro precedente La Masnà, ci racconta non solo la storia di due famiglie, ma quella del nostro Paese e dei suoi abitanti.

La situazione di partenza è classica (tanto da potervi cogliere un'allusione a Italy di Pascoli): Giulia Masca, una giovane operaia tessile emigrata negli Stati Uniti, torna nella sua cittadina natale nel secondo dopoguerra.

Con questo escamotage narrativo, il romanzo immerge il lettore nella vita di Giulia, dell'amica Anita, che invece è rimasta nel luogo dove è nata, e del fidanzato che Giulia ha lasciato all'improvviso, Pietro Ferro. Le loro storie e quelle dei loro familiari si intrecciano alla storia sociale e politica dell'Italia.

Conosciamo Giulia e Anita mentre partecipano agli scioperi indetti dai socialisti nella filanda in cui lavorano. IPresto, però, per motivi sia intimi che sociali, le vite delle due amiche si divideranno per sempre. Giulia parte, Anita resta. Le sfide e il dolore che le vicende personali imporranno loro, però, farà sì che, pur nella lontananza, entrambe imparino, a carissimo prezzo, a resistere e a essere resilienti.

Quando Giulia prende la via dell'oceano Atlantico, aggiungendosi alla numerosa folla degli emigranti che tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento cercarono fortuna negli Stati Uniti, ci immaginiamo per lei una vita dura, di stenti e privazioni, perché la giovane è povera, disoccupata e incinta, ma ben presto il destino si trasformerà in buona sorte.

Al contrario Anita vive le trasformazioni dell'Italia: la Grande guerra, la nascita e l'ascesa del Fascismo, il disastro di Molare, la guerra e la Resistenza. Tutti eventi da cui Anita imparerà a non farsi travolgere, ma ad accettare e dominare anche nel dolore e nel lutto.

Le protagoniste sono due donne molto diverse, entrambe intraprendenti e forti, Giulia più individualista, Anita, anche per tradizione familiare, più politicizzata, ma non sono solo le loro voci a emergere prepotentemente.

Romagnolo, infatti, intreccia un romanzo corale, al quale, come a un balcone che guardi l'impetuoso fiume della storia del primo Novecento, si affacciano una miriade di personaggi diversi. Forse, dal punto di osservazione del lettore, questi personaggi ci appaiono distanti, nitidi, ma piccoli di statura, quasi un quadro del Tintoretto.

Tutti i personaggi, tranne uno.

Su ogni vicenda del romanzo su ogni persona, infatti, aleggia ineffabile il Destino, che, come già ci propone il titolo, è la vera chiave di lettura del romanzo, è forse il protagonista assoluto della narrazione.

Destino che è forza muta, che orchestra coincidenze, premia e abbatte con apparente casualità, ma facendo sempre collimare ogni frammento. Un Destino che permette anche alle storie di prendere anche sentieri già battuti, perché le storie e la Storia possono anche ripetersi.

Sullo sfondo della narrazione, ad accoglierne la maggior parte dei capitoli come una coperta familiare, troviamo una cittadina immobile nel tempo, il cui toponimo non è mai rivelato. Ma la maestra nel dipingere l'ambientazione piemontese e l'attenzione per il dettaglio paesistico e architettonico è tale che il nome non è necessario per rendere la località palese. Ma il realismo non è chiaramente lo scopo di questo luogo. La città e il suo castello, come un albero ben piantato sull'argine di un fiume in piena, sono il simbolo della resilienza e della permanenza dei secoli: sopravvivono alle due guerre mondiali, ai mutamenti politici, economici e sociali, persino al fango e all'alluvione, mentre tutto intorno, dalle ville dei nobili ai campi dei mezzadri crolla e si trasforma.

La scrittura è  piana, culla chi legge con il sapore di un'antica ninna nanna o di un racconto della nonna, dipingendo un affresco al femminile a colori tenui in cui spiccano ogni tanto, come preziosismi, ma senza ostentazione, frammenti di dialetto o di inglese, in un alternare di registri che rompe la voce del narratore.

Consiglio "Destino" a chi cerca una lettura scorrevole, che permette facilmente di immergersi nella storia, ma che dà della Storia una visione rassicurante e lineare.

Destino di Raffaella Romagnolo
Copertina di Destino di Raffaella Romagnolo