Laurea honoris causa di Ca' Foscari al prof. Stephen Orgel

La cerimonia mercoledì 21 giugno alle 11 a Ca’ Dolfin

AL PROF. STEPHEN ORGEL LA LAUREA HONORIS CAUSA DI CA’ FOSCARI

Studioso della cultura e delle arti rinascimentali inglesi

 
Mercoledì 21 giugno l'Università Ca' Foscari Venezia ha conferito la Laurea Magistrale Honoris Causa in Lingue e letterature europee, americane e postcoloniali al professor Stephen Orgel per il suo importante contribuito al dibattito scientifico e culturale.
Dopo il saluto istituzionale del Prorettore alle Attività e rapporti culturali di Ateneo, Flavio Gregori, Anna Cardinaletti, Direttrice del Dipartimento di Studi Linguistici e Culturali Comparati, ha accolto il collega che ha tanto contribuìto alla ricerca scientifica.
Nella sua Laudatio, Loretta Innocenti, professore di Letteratura Inglese presso il Dipartimento di Studi Linguistici e Culturali Comparati, ha ripercorso la prestigiosa carriera accademica di Stephen Orgel, attualmente Reynolds Professor in Scienze Umanistiche all’Università di Stanford, e sottolineato come ha accompagnato l'evoluzione del pensiero accademico con le sue riflessioni su letteratura, teatro e storia del libro, che ha proposto in diversi seminari internazionali a Ca' Foscari.
Stephen Orgel ha quindi presentato una Lectio Magistralis sul tema dell'Archeologia del libro in cui ha raccontato la sua passione per i libri che lui stesso colleziona da anni e per la loro storia. Dopo aver accennato ai suoi primi soggiorni veneziani alla scoperta della città e dei suoi illustri ospiti internazionali nei salotti di Peggy Guggenheim, Orgel ha confrontato edizioni successive degli stessi libri nei secoli.
"I libri sono dei processi storici, degli elementi di storicità non solo mero oggetto", spiega Orgel. "Lo stesso testo può avere un senso molto diverso a seconda di chi lo legge. Il giusto approccio scientifico dipende da ciò che si aspetta dalla letteratura stessa".
Le motivazioni della laurea fanno riferimento al prestigioso curriculum vitae del prof. Orgel, dal quale emerge la figura d’un importante studioso con una lunga e prestigiosa carriera interdisciplinare, centrata sul contesto storico e politico della cultura delle arti rinascimentali: letteratura, teatro, arti visive, storia del libro. Le sue idee hanno in particolare contribuito al dibattito scientifico e culturale sul periodo Early Modern, area su cui molti studiosi del Dipartimento lavorano attivamente.
 
Testo e immagine da Ufficio Comunicazione Università Ca' Foscari Venezia


Carabinieri TPC recuperano lettera Cristoforo Colombo su scoperta Nuovo Mondo

I CARABINIERI DEL TPC RECUPERANO LA LETTERA DI CRISTOFORO COLOMBO RELATIVA ALL’ANNUNCIO DELLA SCOPERTA DEL NUOVO MONDO, TRAFUGATA DALLA BIBLIOTECA RICCARDIANA DI FIRENZE

1463570394098_PAP_4183

Nel 2012, in seguito alla denuncia pervenuta dall’allora Direttore della Biblioteca Nazionale di Roma per il furto di alcuni volumi antichi di notevole pregio ed interesse storico-archivistico, il Comando CC TPC iniziò le indagini, coordinate dalla D.ssa Tiziana CUGINI della Procura della Repubblica di Roma.
Nel corso delle attività, il Reparto Operativo sequestrava, presso la predetta Biblioteca, l’esemplare della lettera di Colombo datata 1493, ritenuta falsa, relativa all’annuncio della scoperta del Nuovo Mondo ai grandi della Terra.
L’attività investigativa, caratterizzata dal profilo di internazionalità, è stata frutto della straordinaria conoscenza dei meccanismi illeciti nel traffico di beni librari acquisita negli anni dal TPC, nonché  della rielaborazione ed analisi di molteplici dati investigativi emersi in numerose indagini (ultima delle quali quella tesa ad individuare i traffici illeciti esteri di DE CARO Massimo). Ed infatti, in seguito a specifiche richieste avanzate dal TPC,  l’Homeland Security Investigation (HSI) di Wilmington (USA) inviava una nota relativa alla presunta presenza, in territorio statunitense, di edizioni della lettera di Colombo, datata 1493, ritenute false.
Nel dettaglio, l’H.S.I. ipotizzava che la lettera (denominata edizione Plannck 2 ) di Cristoforo Colombo, conservata proprio presso la Biblioteca Nazionale di Roma, fosse stata sostituita con un falso.
Dal medesimo filone investigativo, inoltre, emergeva che un’ulteriore versione della Lettera di Colombo, datata 1493 e custodita presso la Biblioteca Riccardiana di Firenze, era un falso realizzato attraverso  riproduzioni fotografiche moderne, stampate su carta antica, ma non corretta per quelle edizioni.
In seguito alle ulteriori indagini svolte in relazione all’accertamento dell’autenticità della Lettera di Colombo custodita presso la Biblioteca fiorentina, anche quest’ultimo documento veniva sottoposto a sequestro.
Gli accertamenti tecnici, condotti dal RACIS (Raggruppamento Carabinieri Investigazioni Scientifiche), accertavano la falsità delle due lettere sequestrati.
Ulteriori elementi venivano forniti dagli studi dell’autorevole esperto, Prof. NEEDHAM Paul, curatore della Sezione libri antichi e manoscritti della Biblioteca dell’Università di Princeton (USA),
Le attività investigative, arricchite da numerosi accertamenti tecnici e dalla mole di documentazione acquisita, nonché grazie alla straordinaria cooperazione internazionale con il predetto H.S.I., consentivano di individuare l’esemplare autentico della Lettera di Colombo (valore € 1 milione), trafugato dalla Biblioteca Riccardiana di Firenze, in quello acquistato dalla Biblioteca del Congresso di Washington da una casa d’aste di settore, che l’aveva posto in vendita per la somma -sottostimata- di 400.000 dollari.
Gli Stati Uniti d’America, sulla base dei numerosi elementi investigativi forniti dal TPC, nel 2016 restituivano all’Italia lo straordinario documento “Epistola…. de Insulis Indie…. nuper inventis…” relativa all’annuncio della scoperta del Nuovo Mondo ai Reali di Spagna, stampata a Roma da Stephan Plannck nel 1493.

Leggere di più


Ecco Sparsar, il software che declama i sonetti di Shakespeare

ECCO SPARSAR, IL SOFTWARE CHE DECLAMA

I SONETTI DI SHAKESPEARE

800px-Shakespeare

Innovazione per l’analisi letteraria, risultati pubblicati su Linguistics and Literary Studies e evento pubblico alla Biblioteca Marciana il 12 maggio

VENEZIA – Tra le tante performance che celebreranno i 400 anni dalla morte di William Shakespeare in tutto il mondo, Venezia ricorderà anche quella di un software. Si chiama Sparsar ed è stato programmato nel Computational Linguistics Laboratory dell’Università Ca’ Foscari Venezia. Si esibirà presto di fronte ad alcuni tra i più importanti linguisti e studiosi italiani di letteratura inglese, ai quali declamerà, con espressione e pronuncia vicini all’originale d’epoca, i sonetti shakespeariani 20 e 66.

La recitazione, però, non è la sua principale ambizione. Quello che conta e che appassiona i linguisti, infatti, è l’analisi ricca e minuziosa che la tecnologia permette di fare. “I sonetti sono stati studiati ormai per secoli dai critici letterari – spiega Rodolfo Delmonte, creatore di Sparsar e direttore del laboratorio al Dipartimento di Studi linguistici e culturali comparati – ma solo recentemente e grazie ai computer hanno iniziato a comparire analisi quantitative su fonetica e fonologia, ritmo e metrica, semantica e relazioni pragmatiche nel componimento. Il computer ci permette di fare un’analisi linguistica approfondita e di avanzare nuove ipotesi interpretative basate sui dati”.
Il System for Poetry Analysis and Reading, in breve Sparsar, ha esordito esercitandosi sulle poesie di Sylvia Plath. La sfida sulle poesie di Shakespeare è recente: Delmonte ne ha appena pubblicato i risultati sulla rivista internazionale Linguistics and Literary Studies, dimostrando come le sensazioni comunicate dalla lirica siano strettamente correlate ai suoni utilizzati dall’autore, oltre che dal loro significato. L’analisi è stata condotta da Sparsar su tutti i 154 sonetti.
Ora in gioco c’è la pronuncia originale, vicina all’early modern English secentesco, che aggiunge variabilità e complessità al lavoro di programmazione di Sparsar. Basti pensare che nei sonetti ci sono 821 contrazioni imprevedibili, da rendere pronunciabili dal programma tenendo anche conto del ritmo del verso. La recitazione in inglese elisabettiano è un nuovo traguardo di Sparsar che Delmonte presenterà al prossimo congresso della Società di linguistica italiana.
Online è possibile ascoltare i sonetti 20 e 66 letti dalle voci di Sparsar (Alex per l'inglese moderno e Daniel e Fiona per quello antico) e confrontarle con la recitazione del software text-to-speach in dotazione sui dispositivi Apple (indicato come voce raw).
Nel frattempo, il debutto pubblico veneziano: il 12 maggio alle 16 alla Biblioteca Marciana Sparsar sarà protagonista nell’evento “Omaggio a Shakespeare. Poesia, musica e computer”, ideato dal compositore veneziano Claudio Ambrosini. “La chiave sarà la mescolanza tra antico e ultramoderno – anticipa Delmonte – quindi madrigali elisabettiani saranno alternati alla musica di Ambrosini. Il computer leggerà i sonetti 20 e 66 utilizzando due voci: una britannica con la pronuncia il più possibile vicina a quella antica e l’altra americana moderna”.
Leggere di più


Sparsar, il software che declama i sonetti di Shakespeare

Ecco Sparsar, il software che declama i sonetti di Shakespeare

Tra le tante performance che celebreranno i 400 anni dalla morte di William Shakespeare in tutto il mondo, Venezia ricorderà anche quella di un software.

Si chiama Sparsar ed è stato programmato nel Computational Linguistics Laboratory di Ca’ Foscari. Si esibirà presto di fronte ad alcuni tra i più importanti linguisti e studiosi italiani di letteratura inglese, ai quali declamerà, con espressione e pronuncia vicini all’originale d’epoca, i sonetti shakespeariani 20 e 66.
La recitazione, però, non è la sua principale ambizione. Quello che conta e che appassiona i linguisti, infatti, è l’analisi ricca e minuziosa che la tecnologia permette di fare. “I sonetti sono stati studiati ormai per secoli dai critici letterari – spiega Rodolfo Delmonte, creatore di Sparsar e direttore del laboratorio al Dipartimento di Studi linguistici e culturali comparati – ma solo recentemente e grazie ai computer hanno iniziato a comparire analisi quantitative su fonetica e fonologia, ritmo e metrica, semantica e relazioni pragmatiche nel componimento. Il computer ci permette di fare un’analisi linguistica approfondita e di avanzare nuove ipotesi interpretative basate sui dati”.
Il System for Poetry Analysis and Reading, in breve Sparsar, ha esordito esercitandosi sulle poesie di Sylvia Plath. La sfida sulle poesie di Shakespeare è recente: Delmonte ne ha appena pubblicato i risultati sulla rivista internazionale Linguistics and Literary Studies, dimostrando come le sensazioni comunicate dalla lirica siano strettamente correlate ai suoni utilizzati dall’autore, oltre che dal loro significato. L’analisi è stata condotta da Sparsar su tutti i 154 sonetti.
Ora in gioco c’è la pronuncia originale, vicina all’early modern English secentesco, che aggiunge variabilità e complessità al lavoro di programmazione di Sparsar. Basti pensare che nei sonetti ci sono 821 contrazioni imprevedibili, da rendere pronunciabili dal programma tenendo anche conto del ritmo del verso. La recitazione in inglese elisabettiano è un nuovo traguardo di Sparsar che Delmonte presenterà al prossimo congresso della Società di linguistica italiana.
Nel frattempo, il debutto pubblico veneziano: il 12 maggio alle 16 alla Biblioteca Marciana Sparsar sarà protagonista nell’evento “Omaggio a Shakespeare. Poesia, musica e computer”, ideato dal compositore veneziano Claudio Ambrosini. “La chiave sarà la mescolanza tra antico e ultramoderno – anticipa Delmonte – quindi madrigali elisabettiani saranno alternati alla musica di Ambrosini. Il computer leggerà i sonetti 20 e 66 utilizzando due voci: una britannica con la pronuncia il più possibile vicina a quella antica e l’altra americana moderna”.
Enrico Costa
Testo dall'Università Ca' Foscari - Venezia
Il Ritratto di Chandos, attualmente alla National Portrait Gallery di Londra, artista e autenticità non confermati (potrebbe trattarsi del pittore chiamato John Taylor, membro importante della Painter-Stainers’ Company.[1]Official gallery link), da WikipediaPubblico Dominio, caricata da GianniG46.
 


Il manoscritto della seconda edizione del Sirenide di Paolo Regio a cura di Anna Cerbo

Il manoscritto della seconda edizione del Sirenide di Paolo Regio a cura di Anna Cerbo

6aa076dc5bca99b2c7d1c5739dfee22638467bc

Giovedì 7 aprile, alle 16.30,  a Napoli  alla  Biblioteca Nazionale, Rita Librandi, Rino Caputo, Amedeo Quondam, presentano “Sirenide” di Paolo Regio, a cura di Anna Cerbo (Photocity Edizioni-University Press) introduce Maria Rascaglia, Coordina  Augusto Guarino.
Paolo Regio, nato a Napoli nel 1541, umanista, teologo, poeta e vescovo di Vico Equense dal 1583 al 1607, nel 1603 diede alle stampe il poema sacro "Sirenide", ad imitazione della “Divina Commedia”, raccontando il viaggio di Sireno nell’aldilà, dall’Inferno al Paradiso;  negli anni successivi continuò a rivedere il testo per una seconda edizione mai pubblicata.
La Cerbo propone in edizione critica, dopo un difficile, preziosissimo lavoro di ricostruzione filologica, questa seconda stesura corretta (datata 1606)  del "Sirenide", mai pubblicata e rinvenuta dalla stessa Cerbo  tra i documenti custoditi nella straordinaria sezione "Manoscritti e rari" della Biblioteca Nazionale di Napoli.
Il  lavoro di  Anna Cerbo, professoressa di Letteratura italiana presso l’università di Napoli  "l'Orientale",  mette  in risalto sia gli aspetti peculiari dell’autore Paolo Regio, la sua formazione e il contesto storico, sia i rapporti che si possono tracciare con Dante, Petrarca, Tasso, il domenicano Federico Frezzi, ed altri.
L’importanza del  testo revisionato del Sirenide è data, infatti, dall’aggiunta di un "autocommento" dello stesso Paolo Regio, che rivela i riferimenti culturali nel cui ambito si è mosso, che non sono solo opere come quelle di Dante, ma anche Virgilio, Sannazaro, Tasso, e i testi dell'esegesi sacra, quelli medievali dell'ascesi e della contemplazione. Inoltre appare chiara l’influenza esercitata dalla cultura filosofica e cosmologica di stampo  meridionale, di Antonio e Bernardino Telesio, di Campanella, di Giordano Bruno.
In occasione della  presentazione vengono eccezionalmente esposti in mostra (dalle ore 16,00)  insieme altri manoscritti e rari, la prima edizione del Sirenide ed il manoscritto della seconda stesura.
Come da MiBACT, Redattrice Lidia Tarsitano

Nella tomba di Shakespeare manca il suo teschio

23 - 27 Marzo 2016
800px-Shakespeare_grave_-Stratford-upon-Avon_-3June2007
Il teschio di William Shakespeare non sarebbe nella sua tomba, presso la Holy Trinity Church di Stratford-upon-Avon.
Queste le conclusioni di scansioni effettuate sulla tomba stessa, che darebbero così credito a una notizia del 1879 nel magazine The Argosy. Lì si documenterebbe che cacciatori di trofei avrebbero rimosso il cranio dalla tomba (che effettivamente non risulta indisturbata) nel 1794.
Link: BBC News 1, 2The GuardianNational GeographicThe Vulture; The Telegraph; USA Today; Quartz; Vox.
La tomba di Shakespeare a Stratford-upon-Haven, foto di David Jones (originally posted to Flickr as And curst be he yt moves my bones), da WikipediaCC BY 2.0.


Bibbia in latino del 1535 con annotazioni racconta la Riforma come processo graduale

15 Marzo 2016

Annotazioni nascoste, mescolate al testo in una Bibbia in latino del 1535 Credit: © Lambeth Palace Library
Annotazioni nascoste, mescolate al testo in una Bibbia in latino del 1535 Credit: © Lambeth Palace Library

Lo storico dott. Eyal Poleg dell'Università di Londra Queen Mary è riuscito a recuperare le preziose annotazioni presenti su una copia di una Bibbia in latino del 1535, conservata presso la Biblioteca di Palazzo Lambeth a Londra.
Si tratta di una Bibbia unica per importanza, in quanto prodotta dallo stampatore di Enrico VIII, e con la prefazione del sovrano: di essa però si sa poco o niente. Le annotazioni  sarebbero copiate dalla Grande Bibbia di Thomas Cromwell, che è considerata l'epitome della Riforma Protestante. Furono scritte tra il 1539 e il 1549 - anni davvero tumultuosi del regno del sovrano - e coperte poi con carta spessa. Sono coeve all'allontanamento dalla Chiesa di Roma, all'Atto di Supremazia, alla soppressione dei monasteri e all'esecuzione di Anna Bolena, Tommaso Moro e John Fisher. La Bibbia è pure coeva al Pellegrinaggio di Grazia, che spinse Enrico VIII a un approccio più cauto. Le annotazioni erano rimaste nascoste fino alla scoperta, avvenuta quest'anno. Per il dott. Poleg, testimonierebbero che la Riforma fu un processo graduale.
Il dott. Poleg spiega che fino a poco tempo fa si riteneva infatti la Riforma Protestante come un evento unico di rapida trasformazione, che determinò una rottura completa. Si pensava che la gente avrebbe semplicemente smesso di essere cattolica, accettando il Protestantesimo e sostituendo il Latino con l'Inglese. La nuova Bibbia testimonia invece che il passaggio fu molto più graduale, lento e complesso: il Latino e l'Inglese sono qui utilizzati insieme, testimoniando l'aspetto conservatore e quello riformista.
Il metodo utilizzato per recuperare le annotazioni è stato ingegnoso. Con l'aiuto del dott. Graham Davis, specialista per l'imaging 3D a raggi X della Scuola di Odontoiatria della stessa Università, si sono prodotte due immagini differenti delle pagine della suddetta Bibbia. Utilizzando la lastra luminosa nell'esposizione lunga si ottenevano le annotazioni insieme al testo. Togliendola si otteneva il solo testo. Un software prodotto dallo stesso dott. Davis ha poi sottratto la seconda immagine dalla prima, ricavando chiaramente le sole annotazioni.
Il dott. Poleg ha poi ritrovato sulla Bibbia anche tracce successive a quell'epoca, come una transazione tra William Cheffyn di Calais, e James Elys Cutpurse di Londra. Il secondo avrebbe pagato 20 scellini al primo o sarebbe finito in galera a Marshalsea. Cutpurse, cioè tagliaborse, è il termine usato all'epoca per indicare i borseggiatori: James Elys fu poi impiccato a Tybourn nel Luglio del 1552.
Anche questa traccia è significativa. Tre anni dopo gli anni tumultuosi dal 1539 al 1549, la situazione era più certa: i monasteri erano dissolti, la liturgia latina divenne insignificante. La stessa Bibbia finì in mani laiche.
Link: AlphaGalileoEurekAlert! via Queen Mary, University of London


Il potere dei sermoni nell'Inghilterra protestante di quattrocento anni fa

4 - 8 Marzo 2016
All_Saints'_pulpit_-_geograph.org.uk_-_1138700
Qual era il potere dei sermoni declamati dai pulpiti inglesi di 400 anni fa? La reazione ai sermoni, per i credenti, poteva fare la differenza tra un'eternità di beatitudine o di tormenti infernali.
La dott.ssa Margaret Bullett spiega che se il sermone era caratteristica della religione prima del Protestantesimo, con la Riforma esso diviene mezzo per la salvezza. Negli anni ottanta del Cinquecento, l'Inghilterra era divenuto un paese protestante, e fondi venivano spesi per restaurare chiese e per reclutare i predicatori più potenti.
Il paradiso non si conquistava più con opere buone e penitenza, ma con la Riforma la dottrina della predestinazione giocò un ruolo molto importante in questo. Si poteva essere salvati o dannati, e la reazione alla predicazione della parola poteva mostrare se si era tra gli eletti o meno.
Queste alcune delle conclusioni nella tesi della dott.ssa Margaret Bullett, che si è occupata dell'importanza della predicazione nelle chiese e nelle cappelle dei Pennini tra il 1580 e il 1600. Alla fine si dimostrerebbe che la predicazione avrebbe interessato un'ampia fetta della popolazione. Per la sua ricerca, la dott.ssa ha impiegato varie fonti: registri parrocchiali, materiale dei tribunali, ballate, più di 50 sermoni.
Link: EurekAlert! via University of Huddersfield.
Pulpito della Chiesa di Tutti i Santi a Rotherham, foto di Richard Croft, da WikipediaCC BY-SA 2.0.


La cucina di Shakespeare a New Place

26 - 27 Novembre 2015
800px-Shakespeare
Stratford-upon-Avon è una città di mercato del Warwickshire, oggi meta di turismo soprattutto per il fatto di essere la città natale di William Shakespeare. Ci si riferisce a lui anche con l'epiteto di Bardo di Avon, infatti.
800px-Great_Garden,_New_Place,_Stratford-upon-Avon
Scavi archeologici hanno ora portato alla luce quella che era la cucina della casa di Shakespeare, con un focolare e forno, un pozzo e una fossa per conservare gli alimenti (una sorta di frigo, insomma). Ritrovati anche frammenti di piatti, coppe, e altri manufatti da cucina. L'abitazione, situata all'angolo tra Chapel Street e Chapel Lane, è nota come "New Place", ed era la più grande della cittadina all'epoca: consta di venti stanze e dieci focolari.
La scoperta delle aree relative alle attività di cucina, di birrificazione, della dispensa e dell'area di conservazione a freddo, insieme alla bilancia, permettono ora di apprezzare New Place come luogo di lavoro oltre che di abitazione di alto livello.

New Place fu acquistata da Shakespeare nel 1597 (allora era già un drammaturgo affermato) per la considerevole cifra di 120 sterline. Qui egli visse fino alla morte, avvenuta nel 1616: durante questo periodo scrisse 26 opere, tra cui "La Tempesta". Si programma l'apertura al pubblico per Luglio del 2016: l'anno prossimo ricorrono i quattrocento anni dalla morte del drammaturgo. Lo scavo ha anche rivelato elementi di epoche precedenti, medievali e dell'Età del Ferro.
https://twitter.com/HistoricEngland/status/670184243478196224
Link: Shakespeare Birthday Trust, 1, 2BBC News; The Telegraph; The History BlogWestern Daily Press; Culture 24; Stratford Observer; Coventry TelegraphThe Stage.
Il Ritratto di Chandos, attualmente alla National Portrait Gallery di Londra, artista e autenticità non confermati (potrebbe trattarsi del pittore chiamato John Taylor, membro importante della Painter-Stainers' Company.[1] - Official gallery link), da WikipediaPubblico Dominio, caricata da GianniG46.
 
Great Garden a New Place, foto di Michelle Walz Eriksson (originally posted to Flickr as Great Garden New Place), da WikipediaCC BY 2.0, caricata da Flickr upload bot.
 


La più antica stesura della Bibbia di Re Giacomo

14 - 15  Ottobre 2015
KJV-King-James-Version-Bible-first-edition-title-page-1611.xcf
La più antica stesura nota della Bibbia di Re Giacomo è stata ritrovata nel Sidney Sussex College dell'Università di Cambridge. Si tratta del libro in lingua Inglese più letto al mondo.
Il manoscritto era nascosto in un taccuino tra le carte di Samuel Ward, ministro puritano e uno dei 47 studiosi che si occuparono di correggere l'opera prima della pubblicazione. Il testo, che si compone di 70 pagine scritte a mano, sarebbe datato tra il 1604 e il 1608.
La Bibbia di Re Giacomo (King James Version, o King James Bible, o Authorized Version, anche abbreviato come KJV, KJB o AV) è la traduzione inglese della Bibbia autorizzata dalla Chiesa Anglicana. Fu commissionata da Re Giacomo I d'Inghilterra: i lavori cominciarono nel 1604 e fu quindi pubblicata nel 1611, opera di sei squadre di traduttori da Londra, Oxford e Cambridge.
Anche se altri studiosi non hanno ancora esaminato la scoperta, la si definisce già di grandissima importanza per gli ultimi decenni.
Link: The Times Literary SupplementThe New York Times; The Guardian; The Daily Mail; The TelegraphThe History Blog; Live Science; Discovery News
Frontespizio della prima edizione del 1611 della Bibbia di Re Giacomo, opera della Church of England (http://dewey.library.upenn.edu/sceti/printedbooksNew/index.cfm?TextID=kjbible&PagePosition=1 Color level (pick white point), cropped, and perspective fixed,with the GIMP 2.8), da WikipediaPubblico dominio, caricata da Jfhutson.