Documenti di Giuseppe Verdi dichiarati preziosi

La Direzione generale Archivi del Ministero per i beni e le attività culturali ha adottato il decreto di dichiarazione di pubblica utilità, ai fini dell’espropriazione, del compendio archivistico costituito dall’Epistolario Giuseppe Verdi, dall’Album Clarina Maffei e dagli Abbozzi musicali inediti di Giuseppe Verdi.
Giuseppe Verdi
Giuseppe Verdi
«Beni culturali preziosi come questi – ha dichiarato il Ministro per i beni e le attività culturali, Alberto Bonisoli – meritano di essere valutati non sulla base del mero valore merceologico ma come oggetti unici e necessari del nostro patrimonio culturale. Il genio italiano di Giuseppe Verdi e le sue opere non possono avere un valore quantificabile, sono frammenti importanti della storia del nostro Paese e come tali vanno trattati. E noi abbiamo il dovere di tutelare questi oggetti, di garantirne la conservazione e la corretta fruizione»
L’Epistolario è formato da 54 buste di carteggi, alle quali si aggiungono i copialettere di Giuseppe Verdi e di Giuseppina Strepponi, costituiti da 10 volumi rilegati, contenenti minute delle lettere del Maestro e della moglie, oltre a un quaderno contenente una storia dei papi scritta da Verdi, ma rimasta incompiuta. L’Album Clarina Maffei è composto da una raccolta di 179 documenti, in larga parte autografi, di personaggi di spicco della cultura internazionale, iniziata da Clarina Maffei – patriota e animatrice di un celeberrimo salotto nella Milano di metà Ottocento – e da lei donata a Verdi, che la proseguì. Infine, il nucleo di autografi denominato Abbozzi musicali inediti di Giuseppe Verdi include versioni preparatorie, schizzi e partiture-scheletro di 16 celeberrime composizioni verdiane, tra le quali Rigoletto, La traviata e Aida.
La documentazione si trova attualmente presso l’Archivio di Stato di Parma, in regime di custodia coattiva.
L’azione dell’amministrazione archivistica ha preso le mosse negli anni scorsi dalla necessità di garantire la sicurezza, la corretta conservazione e, soprattutto, la fruizione pubblica della preziosa documentazione, espressione tangibile, veicolo e memoria dell’esperienza intellettuale e creativa di Verdi.
Il passaggio della documentazione verdiana alla proprietà dello Stato consentirà la messa a punto di indispensabili interventi finalizzati al restauro, all’ordinamento e all’inventariazione delle carte nonché di un articolato progetto culturale da realizzarsi attraverso una digitalizzazione accessibile in rete, mostre e convegni.

L'appello di Leopardi nel “Discorso”: “la poesia sia protetta dalla modernità”

Il 2018 è un anno ricco di ricorrenze per gli appassionati del letterato di Recanati: non solo lo scorso 29 giugno si è celebrato il 220° anniversario della nascita, ma compie anche 200 anni il suo famoso trattato Discorso di un italiano intorno alla poesia romantica, datato appunto 1818.

Giacomo Leopardi, ritratto ad opera di Ferrazzi, 1820 circa, attualmente presso Casa Leopardi a Recanati

Ovviamente non sarà sfuggita la giovane età del conte al momento dell’uscita dell’articolo di Ludovico il Breme sullo Spettatore, al quale tuttavia gli premette rispondere, resosi conto che tutto ciò su cui si basava la sua formazione e nel quale credeva fermamente era minacciato: la poesia dalla cultura ottocentesca/romantica. Per Leopardi infatti la poesia, con il suo linguaggio, i suoi temi e le sue forme, non andava toccata, in quanto già perfetta.

Questa convinzione però, si badi, non era dovuta a chissà quali dettami di quali eminenti figure (altrimenti perché tenere in così grande considerazione il Tasso tra i propri modelli? Perché scegliere metriche alternative? Ma non è questa la sede) ma alla constatazione che, proprio seguendo certi canoni, essa era sempre giovata a chi si impegnava nello scriverla e a chi si acquietava nel leggerla.

Elio Germano interpreta Giacomo Leopardi ne "Il giovane favoloso"

Leopardi ebbe chiaro davanti a sé che i romantici volevano togliere alla poesia tutto ciò che era proprio di essa, la sua palpabilità, il suo legame con la natura, per calarla nella realtà e usarla come veicolo dei loro ideali e strumento di rinnovamento della società. Ma il giovanissimo poeta non credeva in questa nuova realtà e non aveva fiducia nella storia, ecco perché chiedeva in questo breve trattato, così come in alcune pagine del suo Zibaldone (si veda sotto) e saltuariamente in alcune altre opere di lasciare che la poesia conservasse il suo ruolo di estremo appiglio, di porto in cui rifugiarsi per continuare a immaginare, fantasticare, illudersi; ecco perché invitava a cimentarsi nella poesia alla maniera degli antichi, che egli stesso invidiava nella loro naturale propensione all’emozione artistica, data dall'“ignoranza”, dall'inconsapevolezza e dal rapporto primitivo con la natura.

“La ragione è nemica d'ogni grandezza: la ragione è nemica della natura: la ragione è grande, la natura è piccola. Voglio dire che un uomo tanto meno o tanto più difficilmente sarà grande quanto più sarà dominato dalla ragione: che pochi possono essere grandi (e nelle arti e nella poesia forse nessuno) se non sono dominati dalle illusioni. Questo viene che quelle cose che noi chiamiamo grandi, per esempio un’impresa, d’ordinario sono fuori dell’ordine, e consistono in un certo disordine; ora questo disordine è condannato dalla ragione. […] Lo straordinario ci par grande: se sia poi più grande dell’ordinario astrattamente parlando, non lo so; […] anche la piccolezza quando è straordinaria, si crede e si chiama grandezza.

Tutto questo la ragione non lo comporta; e noi siamo nel secolo della ragione (non per altro se non perché il mondo più vecchio ha piú sperienza e freddezza); e pochi ora possono essere e sono gli uomini grandi, segnatamente nelle arti. Anche chi è veramente grande sa pesare adesso e conoscere la sua grandezza, sa sviscerare a sangue freddo il suo carattere, esaminare il merito delle sue azioni, pronosticare sopra di se, scrivere minutamente colle più argute e profonde riflessioni la sua vita: nemici grandissimi, ostacoli terribili alla grandezza; che anche l’illusioni ora si conoscono chiarissimamente esser tali, e si fomentano con una certa compiacenza di se stesse, sapendo però benissimo quello che sono.

Ora come è possibile che sieno durevoli e forti quanto basta, essendo cosí scoperte? e che muovano a grandi cose? e senza le illusioni qual grandezza ci può essere o sperarsi?” (Zibaldone, I 14-15)

Fonti: “La scrittura e l'interpretazione” di Luperini, Cataldi, Marchiani, Marchese; Palermo, 2011.


Venezia: convegno "When Alice meets Pinocchio"

Studiosi internazionali discutono sui classici della letteratura per l’infanzia. Italia e Inghilterra a confronto

ALICE ANTIFASCISTA E PINOCCHIO TIROLESE

A CA’ FOSCARI IL PRIMO CONVEGNO DEDICATO AI RAPPORTI ANGLO-ITALIANI NELLA LETTERATURA PER RAGAZZI

When Alice meets Pinocchio’ si terrà giovedì 24 novembre, alle ore 9.30, a Ca’ Bernardo Sala B. Tra i temi anche Dahl e Rodari: come e perché alcuni classici per l’infanzia fanno fortuna all’estero e altri no

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VENEZIA - Pinocchio, Alice, Peter Pan, Heidi, Pippi Calzelunghe &co., i piccoli lettori sono spesso più ‘internazionali’ dei grandi. A Ca’ Foscari il primo convegno dedicato ai rapporti anglo-italiani nella letteratura per ragazzi, fatti di parallelismi, entusiasmi e incomprensioni in due mondi culturali e linguistici che continuano a studiarsi pur nella loro diversità. When Alice Meets Pinocchio si terrà giovedì 24 novembre, alle ore 9.30, a Ca’ Bernardo Sala B.

«Prendiamo Alice e Pinocchio, due tra i classici più famosi e amati dai piccoli – spiega la Prof.ssa Laura Tosi, docente di Letteratura Inglese ed esperta di letteratura per l’infanzia – Alice è esponente della Pax Britannica, Pinocchio del Risorgimento italiano. Da una parte c’è la bambina borghese che si annoia a scuola, dall’altra il bambino poverissimo che costringe il padre a vendere la giacchetta per comprare l'abbecedario. In Alice i riti del tè, in Pinocchio la fame atavica. Tutti e due rappresentano antimodelli - Alice cerca di capire le regole di un mondo strampalato e Pinocchio si fida di tutti - che superano le frontiere territoriali diventando per l’infanzia modelli universali, libri unici ma imitatissimi».

Quando si rilascia un ‘passaporto’ italiano ad Alice o Peter Pan e un ‘passaporto’ americano a Pinocchio, ovvero quando testi e personaggi vengono tradotti, riadattati e letti in altri Paesi, cosa succede agli originali?

«Pensiamo al Pinocchio di Disney – risponde la Prof.ssa Tosi. - L'americanizzazione ne ha fatto un piccolo tirolese (mentre Collodi aveva combattuto nelle guerre di Indipendenza contro gli austriaci) che non ha la fame e la povertà estrema del personaggio originale. Ha pagato un prezzo alto per ottenere il suo passaporto ma è probabilmente per via di Disney che in tutto il mondo conoscono Collodi».

Un prezzo che, andando oltre il genere fantasy, non è stato pagato dal libro Cuore di De Amicis.

«Cuore celebra l'utopia di una scuola laica e pubblica – continua la Prof.ssa Tosi - in cui il figlio del carbonaio siede vicino al figlio dell'avvocato ed è necessario che si stimino reciprocamente per costruire la nuova Italia e "fare gli Italiani". Quello italiano è un progetto, o un sogno,  interclassista. Un concetto impensabile nell’ Inghilterra vittoriana, dove le school stories sono ambientate nei collegi d'élite che formeranno i futuri governanti e ufficiali coloniali dell'impero britannico».

La storia dei rapporti anglo-italiani nella ‘children's list’ è anche una storia di incomprensioni. Scrive Nazareno Padellaro nel convegno nazionale per la letteratura infantile e giovanile di Roma:  "Reputo dannoso, dal punto di vista formativo, metter tra le mani dei nostri fanciulli traduzioni e riduzioni di libri stranieri, perchè essi ... disorientano, talvolta irreparabilmente, sovrapponendo fantasmi e sentimenti che si agglutinano in abiti mentali di altre razze. .... . Corre famoso per il mondo il libro intitolato Alice nel paese delle meraviglie di Carroll. L’atmosfera d’incubo che grava sulla vicenda finisce col deformare quel senso plastico delle cose e quindi quel giudizio obiettivo di esse, che è il dono innato di tutti gli Italiani".

L’ultimo paper del convegno tratterà dell'umorismo in Roald Dahl e Gianni Rodari, due autori dalla fama e dalle caratteristiche diverse: il senso dell'umorismo è legato alle peculiarità di ciascuna nazione, al senso della lingua, dei rapporti sociali, della storia. Eppure l'umorismo di Dahl ha avuto tanta presa sui bambini italiani, mentre le poche traduzioni di Rodari sono ormai introvabili nel mondo anglosassone.

Testo da Ufficio Comunicazione Università Ca' Foscari Venezia

L’Università Ca’ Foscari a Venezia, foto di Stefano Remo, daWikipediaCC BY-SA 3.0.


Morto Umberto Eco, semiologo, filosofo, scrittore

20 Febbraio 2016
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È morto a 84 anni il semiologo, filosofo, scrittore italiano Umberto Eco. La famiglia ne ha comunicato il decesso, avvenuto nella tarda serata di venerdì 19 Febbraio. Era nato ad Alessandria il 5 Gennaio 1932.
Fondatore del Dipartimento della Comunicazione dell'Università di San Marino (1988), era professore emerito e presidente della Scuola Superiore di Studi Umanistici dell'Università di Bologna, e Accademico dei Lincei.
Autore di numerosi saggi (nel campo della semiotica, dell'estetica medievale, della filosofia, della linguistica), acquisì grande fama internazionale col suo romanzo del 1980, Il nome della rosa, che ha venduto oltre 14 milioni di copie in tutto il mondo ed è stato oggetto di una trasposizione cinematografica di successo. Il suo secondo romanzo, Il pendolo di Foucault, è del 1988. Tra i suoi lavori più significativi: Diario Minimo (1963), Apocalittici e integrati (1964), Sette anni di desiderio (1984), I limiti dell'interpretazione (1991), Sei passeggiate nei boschi narrativi (1994), Baudolino (2000), Il cimitero di Praga (2010), Numero zero (2015).
Considerato un esperto in materia di mass media e cultura di massa, Eco fu anche assai attivo in campo editoriale, e collaborò pure con diversi periodici.


https://twitter.com/MuseeLouvre/status/700986881111097344
Link: Quirinale; Comune di Milano; L'Espresso 1, 2, 3; Il Sole 24 OreRepubblica; Corriere 1, 2, 3; La Stampa 1, 2, 34, 5; RAI 12Treccani; Huffington Post; Il Post; Il Fatto Quotidiano; ANSAInternazionale; BBC News; The Guardian 1, 2, 3 via AFP, 4; The Telegraph; The New York Times; CNN; Le FigaroLiberation.
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Morta Harper Lee, autrice del romanzo Il buio oltre la siepe

19 Febbraio 2016
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È morta a 89 anni Harper Lee, l'autrice del celebre romanzo Il buio oltre la siepe (titolo originale To Kill a Mockingbird), pubblicato nel 1960. Fu un successo immediato, con oltre 40 milioni di copie vendute nel mondo, che le permise pure di vincere il Premio Pulitzer. Il film omonimo (1962), diretto da Gregory Peck, fu egualmente un successo e vinse tre premi Oscar.
Era nata il 28 Aprile del 1926 a Monroeville, in Alabama: la città costituì il modello per la Maycomb del romanzo. Considerato un classico della letteratura americana, Il buio oltre la siepe ci racconta una storia di giustizia, pregiudizi e razzismo nel Sud degli anni trenta.
Il suo secondo romanzo, Va’, metti una sentinella (titolo originale Go Set a Watchman), è stato pubblicato solo nel luglio dello scorso anno.

Link: BBC NewsThe Guardian; IndependentThe New York TimesCNN; USA Today; ANSA; Il Sole 24 Ore; Treccani; Rai Radio3Corriere della SeraLa Stampa; Repubblica 1, 2Internazionale; Il Post; Panorama; Il Fatto Quotidiano.
Harper Lee, foto di Eric Draper, White House Photographer (http://www.whitehouse.gov/news/releases/2007/11/images/20071105-1_d-0243-3-515h.html), da WikipediaPubblico Dominio.


La Biblioteca ritrovata. Saba e l'affaire dei libri di Michelstaedter

LA BIBLIOTECA RITROVATA. Saba e l'affaire dei libri di Michelstaedter

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Letteratura regionale e multilingue, accanto agli autori classici italiani, da Dante a Foscolo e Leopardi sono presenti nel volume-catalogo “La biblioteca ritrovata. Saba e l'affaire dei libri di Michelstaedter”, edito da Leo S. Olschki di Firenze, che sarà presentato in anteprima nazionale venerdì 19 febbraio alle 17.30 alla Fondazione Cassa di Risparmio di Gorizia. All'incontro saranno presenti gli autori, Sergio Campailla, Marco Menato, Antonio Trampus, Simone Volpato, introdotti da Fabrizio Meroi, Università di Trento e Antonella Gallarotti, responsabile Fondo Michelstaedter della Bsi.
“La pubblicazione prosegue l'opera di valorizzazione sostenuta dal Ministero dell'opera di un intellettuale di non comune versatilità, scrive nella prefazione Rossana Rummo, direttore generale Biblioteche e Istituti culturali del MIBACT,  il cui lascito artistico e spirituale sono indicativi della sua genialità”. I diversi saggi degli autori ripercorrono le vicende attraverso le quali i 271 fra libri, opuscoli e riviste, sono giunti fino ad oggi. Testi scampati alla prima e seconda guerra mondiale e alla persecuzione nazista della famiglia ebraica della quale faceva parte Carlo morto suicida nel 1910.
Libri che furono salvati dalla dispersione dalla sorella di Carlo Paula che li mise in salvo, assieme ad altri documenti, disegni e dipinti, prima di partire per Svizzera dove si era rifugiata, per sfuggire alla persecuzione tedesca. Acquistati dal poeta libraio Umberto Saba nel 1951 furono poco dopo ceduti a Cesare Pagnini (1899-1989) intellettuale e politico triestino. Nella sua biblioteca restarono gelosamente custoditi fino alla scoperta del libraio e antiquario triestino Simone Volpato che, nel 2013, li ha ceduti alla Biblioteca goriziana. Un'acquisizione resa possibile grazie a un finanziamento messo a disposizione dalla Direzione generale delle Biblioteche del Mibact.
Saba apprezzava Carlo Michelstaedeter,  inoltre gli era vicino in quanto vittima esso stesso dell'odio antisemita. In una sua lettera all'avvocato Pagnigni scrive riferendosi al filosofo goriziano: “Lo conobbi a Firenze anni addietro... La biblioteca mi pare molto interessante”.
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“I libri, ricorda Marco Menato, direttore della Bsi, sono catalogati nella banca dati del Servizio Biliotecario nazionale e sono a disposizione di ricercatori e studenti, compatibilmente con le condizioni di conservazione”.
Su molti dei volumi sono presenti dei disegni di Carlo, oltre una ventina, correzioni di refusi, sottolineature a matita e penna e sulla copertina o sul frontespizio un timbro circolare che ne attesta l'autenticità della provenienza dalla biblioteca della famiglia Michelstaedter. In particolare due monografie degli artisti tedeschi  Franz von Stuck e Max Klinger rispettivamente del 1901 e del 1906.
Con i disegni di Stuck Carl costruisce un rapporto stretto, scrive Sergio Campailla, si ispira ai suoi modelli creandone dei nuovi, minimalisti e bizzarri, sulla scia delle sue opere denominate “Processione delle ombre” (vedi allegato). Nel caso del testo dedicato a Max Klinger Carlo apporta dei ritocchi grafici e traccia uno schizzo lavorando a contorno di una donna al mare .
Una carrellata di immagini di frontespizi e di alcune pagine fra le pagina più interessanti sono disponibili nel sito della Biblioteca statale isontina.

Come da MiBACT, Redattore Renzo De Simone


Le memorie del detenuto Austin Reed

28 Dicembre 2015
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Nel 2009, l'Università di Yale acquisì un prezioso manoscritto, che conteneva le memorie di Austin Reed. Questi era un afroamericano nato attorno al 1823 a Rochester, nello Stato di New York. A sei anni perse il padre e la madre aveva difficoltà a far quadrare i conti: il bambino cominciò prestissimo a lavorare come servo.
Pur vivendo in uno stato del Nord prima della Guerra di Secessione, le condizioni di vita per lui ricordavano certo la schiavitù, e pure nelle memorie si fa spesso riferimento a questo. Il bambino marinava la scuola e non era certo tranquillo, poi: la madre cercò perciò di tenerlo lontano dalla città e dalle sue tentazioni.
Lavorò quindi per un contadino ad Avon, come servo vincolato da un contratto scritto, ma quando questi lo legò e lo picchiò, Reed volle vendicarsi dando fuoco alla fattoria. Scoperto, nel Settembre del 1833 fu condannato a dieci anni nel riformatorio The House of Refuge a Manhattan, che divenne poi famigerato per le percosse e il lavoro forzato: qui Reed veniva frequentemente frustato, ma imparò pure a leggere e scrivere.
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Fu rilasciato nel 1839, per poi essere dopo poco condannato a 20 anni, che scontò nella Prigione di Stato di Auburn, ancora oggi utilizzata. Per quanto intesa ai fini della riabilitazione, questa era allora un luogo certo non meno brutale del riformatorio. Anche qui, come nel riformatorio, ricevette gentilezze e al contempo subì molte crudeltà. Reed spesso confronta le terribili punizioni qui ricevute alla schiavitù nel Sud.
Qui Reed cominciò a scrivere le sue memorie (che completò nel 1858), e che costituiscono una testimonianza unica dei problemi razziali e della società americana nel diciannovesimo secolo, oltre che di quella che si definisce "prison literature". Lo scritto è strutturato per capitoli, con l'autore che si rivolge spesso al suo pubblico.
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Dai consigli sulla grammatica allo stile di scrittura

18 Dicembre 2015
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Un nuovo studio ha esaminato l'impatto dei libri del mercato di massa, pubblicati a partire dagli anni cinquanta del secolo scorso, che promuovevano un certo stile di scrittura in lingua inglese.
Ne è risultata un'influenza notevole, particolarmente evidente nelle proposizioni relative (Standard English Relative Clause): confrontando i testi dei primi anni '60 con quelli degli anni '90 è apparso un cambiamento evidente, con gli scrittori che hanno preferito utilizzare sempre più that e non which.
Quegli stessi scrittori che hanno seguito questo consiglio tendevano poi a seguire anche l'altro, di evitare il passivo. Dall'altra parte, invece, tendevano comunque a concludere le frasi con una proposizione, il che era al contrario bandito. Tutti questi mutamenti hanno carattere informale, il che - secondo gli autori dello studio - dimostrerebbe che le norme grammaticali tendono ad avere maggiore successo quando lo presentano.
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Calvino qui e altrove: convegno, mostra e seminario alla Sapienza di Roma

Calvino qui e altrove
Alla Sapienza un convegno internazionale, una mostra e un seminario per ricordare lo scrittore a trent’anni dalla scomparsa. Inaugurazione del Fondo Calvino tradotto.

mercoledì 16 - giovedì 17 dicembre 2015 (ore 9.30-19)
Sapienza - aula Levi della Vida - ex Vetrerie Sciarra, via dei Volsci 122 (quartiere san Lorenzo)
venerdì 18 dicembre 2015 (ore 10.00-12.30)
Casa delle Traduzioni - via degli Avignonesi 32

Italo-Calvino
Per celebrare i trent’anni dalla scomparsa di Italo Calvino, il dipartimento di Scienze documentarie, linguistico-filologiche e geografiche della facoltà di Lettere e Filosofia della Sapienza - in collaborazione con la Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori- BooksinItaly, la Casa delle Traduzioni di Roma, la Società Dante Alighieri, l’Istituto Italiano di Cultura di Parigi-Biblioteca Italo Calvino, la MOD (Società italiana per lo studio della modernità letteraria) - promuove l’iniziativa “Calvino qui e altrove” il convegno internazionale, (che si terrà nei giorni mercoledì 16 e giovedì 17 dicembre, in via dei Volsci 122), la  mostra bibliografica (a cura di Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, allestita durante il convegno nei giorni mercoledì 16, giovedì 17 dicembre in via dei Volsci 122) e il seminario “Tradurre Calvino”, a cura della Casa delle Traduzioni di Roma (venerdì 18 dicembre, ore 10, Via degli  Avignonesi 32).
Dedicata a uno degli scrittori italiani contemporanei più riconosciuti all’estero, tradotto in oltre 45 lingue per editori di più di 60 paesi, l’iniziativa inaugura il “Fondo Calvino tradotto” della Sapienza, donato da Esther Singer Calvino e Giovanna Calvino al dipartimento di Scienze documentarie, linguistico-filologiche e geografiche, sotto la responsabilità scientifica di Laura Di Nicola. Esso accoglie – insieme alle edizioni italiane - l’intera collezione delle opere di Calvino tradotte all’estero: un patrimonio ricco e di straordinario interesse - oltre  1100 volumi pubblicati dal 1955 a oggi in Europa e nel mondo, esemplari con dediche dei traduttori all’autore, con annotazioni autografe -  che consente di ricostruire la fortuna del grande classico italiano del Novecento all’estero.
Il convegno internazionale (che si terrà nei giorni mercoledì 16 e giovedì 17 dicembre, in via dei Volsci 122) riunisce studiosi italiani e stranieri, traduttori, editori, giornalisti, che si interrogheranno sul valore universale dell’opera di Calvino, intrecciando prospettive diverse (letterarie, linguistiche, storico-editoriali); sul suo ruolo di promotore di autori stranieri in Italia; sulla ricezione all’estero e sulle traduzioni delle sue opere; ma anche su quel cosmopolitismo interiore che porta l’autore a definirsi “cubano di Sanremo”, “newyorkese”, “eremita a Parigi”, “forestiero a Torino”.
La mattina inaugurale di mercoledì 16 dicembre introdotta e coordinata da Giovanni Solimine, direttore del dipartimento di Scienze documentarie, linguistico-filologiche e geografiche, Ente promotore dell’iniziativa, ente conservatore del Fondo, si apre con i saluti del Rettore della Sapienza Eugenio Gaudio;
  Stefano Asperti, preside della Facoltà di Lettere e Filosofia; Flavia Piccoli Nardelli, presidente della Commissione Cultura della Camera dei Deputati; Luca Serianni, vice presidente della Società Dante Alighieri; Luca Formenton, presidente della Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori; Marina Valensise, direttrice dell’Istituto italiano di cultura di Parigi-Biblioteca Italo Calvino che conserva l’altro fondo delle traduzioni di Calvino; Cristina Selloni, direttrice delle Biblioteche di Roma - Casa delle Traduzioni di Roma.
Apre i lavori del convegno Alberto Asor Rosa, con una relazione dal titolo “Uno scrittore perfettamente italiano spontaneamente cosmopolita” seguito da Mauro Bersani, della casa editrice Einaudi, che metterà in evidenza il ruolo del Calvino editore, e dai professori della Sapienza Marina Zancan che rifletterà sull’idea calviniana di città, Matteo Motolese con una relazione sulla lingua e lo stile delle “Città invisibili”.
Il pomeriggio prosegue con la sessione intitolata “Cubano di Sanremo”, “Eremita a Parigi”, “Newyorkese”.  Traduzioni e ricezione fra America ed Europa coordinata da Franco D’Intino. In apertura Laura Di Nicola, responsabile scientifico del progetto e del “Fondo Calvino tradotto” che parlerà della diffusione di Calvino all’estero. Seguiranno gli interventi dedicati a Cuba, Mayerín Bello, dell’Università dell’Avana; a Parigi con il giornalista Fabio Gambaro; e agli Stati Uniti e alle traduzioni inglesi con Martin McLaughlin, dell’Università di Oxford, studioso e traduttore di Calvino; Federica Capuano parlerà dei paratesti delle edizioni inglesi e americane; e infine Lara Marrama, racconterà del rapporto di Calvino con l’Istituto italiano di cultura di Parigi.
La mattinata della seconda giornata del convegno, giovedì 17 dicembre 2015, introdotta e coordinata da Matilde Mastrangelo, direttrice del Dipartimento Istituto Italiano di Studi Orientali ISO-Sapienza Università di Roma è dedicata a Calvino e l’Oriente, dall’autore stesso raccontato nelle pagine di Collezione di sabbia. Lucinda Spera, Università per Stranieri di Siena interverrà sullo sguardo urbano di Calvino; mentre Monica Cristina Storini, Sapienza, Sul tradurre; seguita da Maria Rosita D’Amora (Università di Lecce) che parlerà di Calvino in turco; Mario Casari (Sapienza) parlerà di Calvino nel mondo arabo e persiano; Alessandra Brezzi (Sapienza), della diffusione in Cina; e Tadahiko Wada, Tokyo University of Foreign Studies della ricezione di Calvino in Giappone.
Un’indagine, infine, sul viaggio nel mondo di due delle opere più diffuse all’estero sarà presentata da Francesca Rubini, Sapienza, sul Barone rampante,  e da Andrea Palermitano, Sapienza, sulle Città invisibili, mentre Marta Fioramanti, Sapienza, parlerà dei paratesti delle edizioni tedesche.
Il pomeriggio del 17 dicembre, coordinato da Paolo Di Giovine, Sapienza, porterà a una discussione sulla ricezione e sulle traduzioni di Calvino in diversi paesi del mondo e sui differenti esiti traduttori di Se una notte d’inverno un viaggiatore in lingue diverse. A introdurre un testo che mette al centro esso stesso riflessioni complesse sulla traduzione sarà Elisabetta Mondello (Sapienza).  Ne parleranno studiosi della Sapienza Simone Celani, (Portogallo) Sabine E. Koesters Gensini (Germania), Francesca Terrenato (Olanda), Silvia Toscano (Le lingue slave); Julija Nikolaeva (Russia), insieme a italianisti che lavorano all’estero Cecilia Schwartz, Università di Stoccolma (Paesi scandinavi); Daniele Monticelli, Università di Tallin (Estonia, Lettonia, Lituania); Anita Klos, Università di Lublino (Polonia); Dhurata Shehri, Università di Tirana (Albania).
L’iniziativa è accompagnato dalla  Mostra bibliografica (a cura di Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, allestita durante il convegno nei giorni mercoledì 16, giovedì 17 dicembre in via dei Volsci 122) inaugurata da Luisa Finocchi, Direttrice della Fondazione Mondadori, mercoledì 16 alle ore 12.30, che esporrà edizioni estere di Calvino provenienti dal Fondo Calvino tradotto della Sapienza, proponendo un itinerario attraverso le copertine di edizioni originali americane, inglesi, francesi, giapponesi, russe, israeliane, estoni, spagnole, con dediche dei traduttori, accompagnate dalle riflessioni dell’autore che a lungo si è interrogato Sul tradurre.
Il venerdì 18 dicembre mattina Simona Cives, Responsabile della Casa delle Traduzioni, introduce il Seminario Tradurre Calvino (che si svolge nella sede di Via degli Avignonesi n. 32). Un traduttore racconterà il caso di un’esperienza di lavoro e le problematiche che l’italiano di Calvino pone nella versione in un’altra lingua.  A coordinare l’incontro Bruno Berni, Direttore della Biblioteca dell’Istituto italiano di studi germanici. Interviene la traduttrice danese e studiosa Lene Waage Petersen per parlare della traduzione danese delle Città invisibili.
Testo dall’Ufficio Stampa e Comunicazione Università La Sapienza di Roma.
Italo Giovanni Calvino, foto da WikipediaPubblico Dominio, caricata da Daehan (The original uploader was Varie11 at Italian WikipediaTransferred from it.wikipedia.org/wiki/File:Italo-Calvino.jpg; transfer was stated to be made by User:Daehan).


Nobel Quasimodo, avviata procedura per vincolo

NOBEL QUASIMODO, AVVIATA PROCEDURA PER VINCOLO

Salvatore_Quasimodo_1959

Il 30 novembre 2015 la Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio per il Comune e la Provincia di Torino del MIBACT ha avviato, sulla base della perizia effettuata dal direttore della Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, appositamente incaricato dalla Direzione Generale Biblioteche e Istituti Culturali, il procedimento per la dichiarazione di interesse storico-artistico particolarmente importante  del Lotto 401, che andrà all’asta il prossimo 2 dicembre presso le Aste Bolaffi (via Cavour 17, Torino). Il Lotto 401 comprende i documenti riguardanti il Nobel per la letteratura ricevuto da Salvatore Quasimodo nel 1959.
Si tratta della medaglia d’oro, insieme al cofanetto, del Premio Nobel con il busto di Alfred Nobel a sinistra e nel rovescio l’allegoria della musa Tersicore stante a destra nell’atto di suonare la lyra a un giovane uomo parzialmente nudo seduto a sinistra; della laurea: due fogli manoscritti miniati su pergamena, montati su legatura in cuoio con fregi dorati; del ritratto ufficiale del poeta utilizzato dall’Accademia di Svezia, scatto della fotografa Anna Riwkin; della registrazione della cerimonia della consegna del premio Nobel del 1959 su Dvd.
Tale procedura garantisce  la permanenza della medaglia e dei beni annessi all’interno del territorio nazionale, evitandone l’esportazione.
Roma, 1 dicembre 2015
Ufficio Stampa MiBACT

Come da MiBACT, Redattore Renzo De Simone
Salvatore Quasimodo, foto della Nobel Foundation (http://nobelprize.org/nobel_prizes/literature/laureates/1959/quasimodo-bio.html), da WikipediaPubblico Dominio, caricata da Materialscientist.