Come nascono gli archeogioielli: intervista a Marilisa "MedeART"

Una ragazza siciliana, un'archeologa, amante della moda, della storia antica e dei gioielli. Un giorno durante i suoi viaggi studio tra musei decide di seguire le sue passioni e di creare bijoux artigianali e accessori moda ispirati al mondo classico. Ecco la storia di Marilisa Lo Pumo, in arte MedeART, che ci racconta come è iniziata la sua passione per i gioielli archeologici e il mondo antico.

Ci racconti la tua bio e la tua esperienza nel mondo dell’archeologia?

Un po’ come tutti i nati negli anni ’80, anche io sono una “vittima” dei documentari di Piero e Alberto Angela che, sin da piccola, guardavo insieme alla mia famiglia, lasciandomi suggestionare da racconti storici e ammaliare da stupende immagini d’arte e archeologia. Del resto, l’arte ha sempre fatto parte della mia vita: in famiglia siamo un po’ tutti artisti e musicisti, quindi, è stato naturale per me avvicinarmi dall’arte all’archeologia. A 19 anni, quindi, ho iniziato gli studi universitari presso il corso di laurea in Beni Culturali Archeologici dell’Università di Palermo, nella sede distaccata di Agrigento; da quel momento, è stato tutto un crescendo: vivere in quella che fu definita “la più bella città dei mortali”, vicino ad un santuario delle divinità ctonie e a pochi passi dalla Valle dei Templi, non poteva che accrescere la mia passione per l’archeologia e, in particolar modo, per quella siciliana. Le dinamiche dei rapporti instauratisi tra i Greci e gli Indigeni d’Italia meridionale e Sicilia nel periodo della colonizzazione greca, hanno stimolato la mia curiosità nel corso dei miei studi universitari, tanto da spingermi ad approfondire l’argomento, per ben due volte, nelle tesi delle lauree triennale e magistrale, conseguite con il Prof. N. Allegro. Nel frattempo, ho partecipato a varie campagne di scavo, a laboratori e a ricognizioni archeologiche, specialmente in territorio siciliano (ad Agrigento, Himera, Rocca Nadore, Case Bastione, ecc.) e ho conseguito l’attestato di guida Geopark di uno dei due geoparchi siciliani, il “Rocca di Cerere Geopark”. Subito dopo la laurea magistrale in Archeologia, sono entrata nel direttivo dell’associazione Hisn al-Giran, dedicandomi, per un anno intero, alla gestione e alla valorizzazione di un’area di interesse archeo-naturalistico, sita nel centro della Sicilia, a Calascibetta (Enna), il Villaggio Bizantino di Vallone Canalotto. Nel frattempo, creavo già archeogioielli.

archeogioielli Medeart Marilisa Lo Pumo

Come nasce la passione per i gioielli e la voglia di crearli?

La passione per i gioielli artigianali, l’interesse per la moda e la voglia di creare, penso si possano considerare mie attitudini naturali, essendo cresciuta da una madre che cuciva abiti sartoriali, realizzava accessori, dipingeva e si dedicava ad artigianato e bricolage. L’idea di creare “archeogioielli”, però, credo mi sia venuta in mente nel 2011, durante un viaggio in Magna Grecia fatto con l’Università, mentre camminavo tra le sale del MArRC o del MARTA, incantata dalla bellezza e dall’importanza dei reperti in essi contenuti e, in particolare, man mano che andavo accumulando souvenirs acquistati nei vari bookshops museali. Desiderosa di portare con me non tanto un ricordo “turistico” dei luoghi visitati, quanto qualcosa da indossare, un monile magari, che rievocasse quanto ammirato e appreso, nel corso di quel viaggio-studio, mi domandavo come mai nessuno vendesse quelli che io poi chiamai “archeogioielli”. E non mi riferisco a costose riproduzioni fedeli di meravigliosi gioielli dell’antichità, di cui avevo già contemplato pregevoli e bellissimi esemplari, realizzati da maestri orafi italiani; io volevo qualcosa che, non solo fosse accessibile alle mie finanze di studentessa universitaria ma che, soprattutto, mi ricordasse la storia e i significati degli “oggetti” racchiusi in quei musei: le loro scene figurate, i motivi decorativi, i miti che raccontavano, i personaggi che rappresentavano e, soprattutto, la potenza simbolica che sprigionavano. Io desideravo qualcosa da portare sempre con me. Qualche anno dopo, esattamente nel 2014, con l’aiuto di mia madre, iniziai a creare i miei primi (sgangherati) monili a tema archeologico e artistico, pensando che potessero, forse, interessare anche ad altre donne amanti dell’archeologia e dell’arte. Mi rimboccai le maniche per apprendere pazienti tecniche artigianali, mai messe in pratica prima di allora, e per creare un prodotto bello, accattivante e di qualità. A poco a poco, però, rendendomi conto della curiosità che i miei archeogioielli destavano anche in coloro che non ne conoscevano assolutamente i contenuti (uomini e bambini compresi), il mio piccolo progetto di “archeofashion” assunse un fine più grande, divulgativo e didascalico. Fu in quel momento che nacque ufficialmente MedeART, un nuovo brand di gioielli artigianali e di accessori-moda di soggetto archeologico e artistico dalla valenza comunicativa e culturale.

A quali temi ti senti maggiormente legata?

Sicuramente ai temi mitico-religiosi di ambito greco-romano. Miti, dei, simboli di periodo classico, anche per formazione, direi che sono da sempre “il mio pane quotidiano”.

archeogioielli Medeart Marilisa Lo Pumo

Preferisci il mondo greco o romano e perché?

Vivo nell’isola in cui per primi arrivarono i Greci e nel territorio, la provincia di Enna, in cui pare abbia avuto origine il mito di Demetra e Kore: la grecità è il mio mondo. Essendo siciliana, per me, l’archeologia greca assume anche un valore fortemente identitario.

Quali sono i gioielli maggiormente richiesti dalle tue clienti e con quali ispirazioni?

I gioielli con i soggetti pompeiani sono, indubbiamente, i più richiesti dalle archeologhe italiane e dalle amanti dell’arte. Per quanto riguarda l’arte moderna, invece, Van Gogh è, certamente, l’artista più amato.

Ci presenti le tue collezioni?

Da sempre cerco di variare, creando archeogioielli dedicati un po’ a tutto il repertorio archeologico da cui posso attingere, dando particolare attenzione all’archeologia del Mediterraneo. Oltre ai singoli pezzi, mi piace creare collezioni tematiche, dedicate ad una civiltà, ad un aspetto di essa, oppure ad una corrente artistica. Per quanto riguarda le collezioni di archeogioielli ho prodotto: “Romanitas”, con soggetti tratti dal repertorio figurativo pompeiano e più, in generale, romano; “Emblemata”, incentrata esclusivamente sui simboli; “Minoika” dedicata all’arte cretese e dell’isola di Thera; “Sicula Tempe”, un omaggio alla città da cui provengo e, la più recente, “Heroines”, ispirata al teatro greco antico. Ho anche realizzato collezioni di gioielli d’arte moderna e contemporanea dedicate a Klimt, all’Art Nouveau, al Neoclassicismo e alla Pop Art. Parallelamente, ho prodotto collezioni esclusive per bookshop museali e bazar turistici, come ad esempio, una linea di archeogioielli per CoopCulture, esposta al Museo Salinas di Palermo e al Chiostro del Duomo di Monreale e una collezione dedicata al Giardino della Kolymbethra per il Fondo Ambiente Italiano.

archeogioielli Medeart Marilisa Lo Pumo

Con quale brand di moda ti piacerebbe collaborare un giorno e che senti particolarmente vicino alle tue creazioni?

Wow, che domandona lusinghiera! Difficile rispondere, dato che penso che per collaborare con un brand di moda, dovrei prima studiare e imparare tante cose che, ovviamente, non so. Vengo da un mondo completamente diverso, fatto di bibliografie e pantaloni sporchi di terra, forse inconciliabile con quello delle passerelle e dei lustrini. Ma tutto è possibile, sognare si può…Quindi, azzardo che sarebbe bello collaborare con quei brand che, come me, soprattutto negli ultimi tempi, si sono lasciati ispirare dal mondo dell’arte e dell’archeologia per creare i loro prodotti. Sono tanti, oggi, gli stilisti di alta moda che hanno dedicato delle collezioni al mondo antico. Penso, ad esempio, a Chanel, a Valentino, a Versace e, ovviamente, ai miei conterranei Dolce & Gabbana, che nella loro ultima collezione credo si siano superati in quanto ad “archeofashion”.

Quale è stata la tua prima creazione?

Non ricordo bene. Credo un paio di orecchini con una scena figurata tratta da un vaso attico a figure rosse di V sec. a.C., con Eracle e Athena.

Nuovi progetti?

Da circa tre settimane, in collaborazione con la disegnatrice Giovanna Scordo, è uscita Heroines, la nostra nuova collezione. Un progetto a quattro mani che ci ha viste impegnate a lungo, per creare una linea di collane dedicate a cinque eroine del teatro antico: Alcesti, Antigone, Medea, Cassandra e Andromaca. Un omaggio a cinque donne del mito, a cinque mortali dalle storie immortali, icone e modello per il genere femminile. La collezione è disponibile sul nostro shop online MedeARTarcheofashion, aperto da pochissimo. Nei prossimi mesi, infatti, saremo impegnate ad arricchirlo con nuovi archeogioielli e gioielli d’arte di nuovissima ideazione.

 


Alessandro Melis nominato curatore Mostra Internazionale di Architettura di Venezia del 2020

Sarà Alessandro Melis il curatore del Padiglione Italia alla 17. Mostra Internazionale di Architettura di Venezia del 2020”. Lo rende noto il Ministro per i beni e le attività culturali, Alberto Bonisoli che fa sapere come il nome di Melis sia stato individuato al termine di una procedura di selezione a cui sono stati invitati a partecipare cinque nomi rappresentativi del panorama nazionale. Il progetto è stato scelto dal Ministro nell'ambito dell’istruttoria effettuata dalla Direzione Generale Arte e Architettura contemporanea e Periferie urbane.

Credits La Biennale.org

Tra le proposte presentate, tutte molto attente ad esplorare le tendenze attuali di crescita e di sviluppo delle aree urbane italiane, tenendo in considerazione i grandi mutamenti ai quali stiamo assistendo, è stato selezionato il progetto di Alessandro Melis che presenta una riflessione sulle urgenze dell’architettura in Italia, e suggerisce prospettive future per le periferie italiane ed opportunità per la ridefinizione del ruolo strategico e multidisciplinare dell’architettura.

'Il progetto Comunità Resilienti di Alessandro Melis - ha detto Bonisoli - affronta temi di grande urgenza come il cambiamento climatico e la resilienza delle comunità. Si tratta di un percorso di mostra molto divulgativo e coinvolgente, il Padiglione Italia sarà un’occasione per riflettere su come rispondere positivamente in futuro alla pressione sociale ed ambientale attualmente in atto.”

Alessandro Melis, Cagliari (1969), architetto di formazione, è oggi Direttore della Cluster for Sustainable Cities, e fondatore del Media Hub, il primo open lab della University of Portsmouth, nato con l’obiettivo di studiare l’innovazione tecnologica nel campo della progettazione climatica ed ambientale.

I suoi temi di ricerca riguardano l’innovazione nel campo della sostenibilità ambientale, della resilienza e della rigenerazione del tessuto urbano, sui quali è stato curatore e key speaker in numerose conferenze e simposi presso istituzioni come il MoMA a New York, e la China Academy of Art.

Tra le innovazioni di carattere accademico per cui è riconosciuto: l’introduzione in architettura dei cosiddetti “Hybrid tecahing methods” (High Education Fellowship 2018) e l’integrazione di BIM, computazione, e fluidodinamica nella progettazione climatica. Attualmente coordina progetti di ricerca internazionali sulla resilienza in architettura, finanziati da fondi di ricerca internazionali sulla pianificazione urbana attraverso il nexus cibo-energia-acqua e sul riciclo della plastica come strumento di ripensamento infrastrutturale della città del futuro.

La selezione dei curatori è stata eseguita tenendo conto delle esperienze maturate in campo nazionale e internazionale, garantendo la presenza di giovani ed affermati curatori.​