Antonella Cucciniello, nuova direttrice del Polo Museale della Calabria

Antonella Cucciniello

Nuovo Direttore Polo Museale della Calabria

Antonella Cucciniello Polo Museale della Calabria
 

Dal 9 gennaio 2019 le funzioni attribuite dalla norma regolamentare al Polo museale della Calabria sono avocate al Direttore generale Musei dottor Antonio Lampis e delegate alla dottoressa Antonella Cucciniello.

Dirigente storico dell’arte di recentissima nomina, Antonella Cucciniello ha diretto negli ultimi tre anni, con ottimi risultati, il Palazzo Reale di Napoli nell’ambito del Polo museale della Campania. Darà, certamente, impulso alle sedi ricadenti nella sua competenza, di seguito elencate:

POLO MUSEALE DELLA CALABRIA

Musei, monumenti e aree archeologiche

Galleria Nazionale di Cosenza (Cosenza)

----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

Chiesa di San Francesco d’Assisi – Gerace (Reggio Calabria)

---------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

La Cattolica – Stilo (Reggio Calabria)

---------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

Le Castella – Isola Capo Rizzuto (Crotone)

---------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

Museo Archeologico Nazionale “Vito Capialbi”di Vibo Valentia – (Vibo Valentia)

------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

Museo Archeologico Nazionale di Crotone (Crotone)

----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

Museo e Parco Archeologico Nazionale della Sibaritide – Cassano all’Ionio (Cosenza)

---------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

Museo Archeologico e Parco Archeologico dell’antica Kaulon – Monasterace (Reggio Calabria)

------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

Museo e Parco Archeologico Nazionale di Capo Colonna (Crotone)

--------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

Museo e Parco Archeologico Nazionale di Locri - Locri (Reggio Calabria)

--------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

Museo e Parco Archeologico Nazionale di Scolacium – Roccelletta di Borgia (Catanzaro)

------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

Museo Statale di Mileto – Mileto (Vibo Valentia)

-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------

Museo Archeologico Nazionale di Amendolara – Amendolara (Cosenza)

-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------

Museo Archeologico Lametino – Lamezia Terme (Catanzaro)

------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

Museo Archeologico di Metauros – Gioia Tauro (Reggio Calabria)

-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------

Museo e Parco Archeologico “Archeoderi” – Bova Marina (Reggio Calabria)

--------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

 

Testo e immagine da Ufficio Stampa Polo Museale della Calabria


Bando Musei italiani: 2017 candidati per direzione dei siti

Lo scorso 22 dicembre sono scaduti i termini per la presentazione delle domande relative al bando internazionale 2018 per Direttori dei Musei italiani. A essere interessati sono tre istituti di livello dirigenziale di prima fascia e tre di seconda fascia. Alla prima fascia appartengono le Gallerie dell’Accademia di Venezia, la Reggia di Caserta e il Parco archeologico di Pompei.

Alla seconda il Parco archeologico dell’Appia Antica, il Parco archeologico dei Campi Flegrei e il Palazzo Reale di Genova. Il numero totale di coloro che hanno presentato la propria candidatura per una delle procedure o per entrambe è di 207, di cui il 95,7% italiani e il restante 4,3% stranieri.

Per quanto riguarda gli Istituti di livello dirigenziale di prima fascia per la direzione dell’Accademia di Venezia sono arrivate 69 domande, per la Reggia di Caserta 77 e per il Parco archeologico di Pompei 48. Per quanto riguarda gli Istituti di livello dirigenziale di seconda fascia sono arrivate 99 domande per il Parco archeologico dell’Appia Antica, 73 per il Parco archeologico dei Campi Flegrei e 72 per il Palazzo Reale di Genova. Le candidature saranno ora valutate dalle rispettive commissioni formate da cinque esperti ognuna che opereranno una prima selezione di massimo 10 candidati per ciascun istituto.

Da tali selezioni verrà individuata una terna di candidati per ogni istituto. Per gli istituti di livello dirigenziale generale, le terne verranno sottoposte al Ministro il quale individuerà il candidato cui conferire l’incarico. Per gli istituti di livello dirigenziale non generale (quelli di seconda fascia) le terne verranno sottoposte al direttore generale musei.​


Al Lapis Museum due mostre raccontano Napoli antica

Il Complesso di Santa Maria della Pietrasanta è posto alle porte del decumano maggiore, oggi meglio conosciuto come via Tribunali, della città greco – romana di Neapolis. Comprende una serie di monumenti di eccezionale rilievo, come la Cappella Pontano, capolavoro rinascimentale con il bellissimo pavimento maiolicato del Quattrocento, la Cappella del Santissimo Salvatore, il campanile romanico, che è in assoluto il più antico di Napoli, e per finire la Basilica progettata da Cosimo Fanzago.

Già esternamente si riconoscono chiaramente i muri perimetrali di quella che una volta era una insula ma se si scende nella cripta si ha la possibilità di ritrovare i resti di un’antica e ricca domus romana decorata da preziosi mosaici. Nel percorso sotterraneo si raggiungono anche le cave della Pietrasanta che furono scavate proprio per costruire la Basilica.

La Basilica di Santa Maria Maggiore, recuperata e restaurata, ha saputo conquistare il pubblico non solo napoletano, diventando sede d’eccellenza per ospitare grandi mostre temporanee quali ad esempio sono state “Tesori nascosti” e “Il Museo della Follia”.

L’Associazione Pietrasanta Polo Culturale onlus si è fatta promotrice anche del recupero e della valorizzazione del sottosuolo della Basilica che trova la sua iniziale espressione nel progetto “Museo Lapis” che ha come protagonista la Cripta della Basilica e l’ipogeo che da essa diparte con il suo patrimonio storico, architettonico e le tecnologie più moderne a servizio dei beni culturali compreso il recupero e l’esposizione di numerosi reperti archeologici.

Il 22 dicembre scorso sono state inaugurate due mostre davvero interessanti:

“Napoli. Storia, arte, vulcani”, in collaborazione con l’Osservatorio Vesuviano.

“Sacra Neapolis. Culti, miti e leggende”, in collaborazione con il Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

Sacra Neapolis, nasce grazie alla collaborazione tra il MANN e l’Associazione Pietrasanta Polo Museale Onlus per rafforzare e consolidare il ruolo del Museo archeologico come punto di riferimento e simbolo dell’identità cittadina, il legame con il territorio e raccontare al contempo proprio nel cuore del centro antico, la storia e i culti della Neapolis greco – romana.

Il percorso espositivo racconta miti, riti, divinità e il legame che la città moderna ha ancora forte con il passato. La maggior parte dei reperti esposti giunge dai depositi dell’Archeologico di Napoli: monete in argento e bronzo con volti femminili, iscrizioni, sculture in marmo quali busti, erme, teste di donna che risalgono tra il III e il IV secolo,  piccole riproduzioni in terracotta componenti la stipe votiva di Caponapoli, per terminare con le belle statue di Iside e Nike.

I reperti della collezione del MANN dedicata a Napoli antica sono esposti per la prima volta al pubblico. Raffaele Iovine, presidente dell’Associazione Pietrasanta Polo Culturale ci spiega la collaborazione con l’Archeologico e l’Osservatorio Vesuviano:

“ In questo modo l’Associazione vuole rilanciare il proprio impegno per la città grazie al modello di collaborazione pubblico – privato, diventando da fabbrica ecclesiae, fabbrica della cultura grazie al coinvolgimento di importanti enti come il Museo archeologico Nazionale di Napoli e l’Osservatorio Vesuviano”.

Sarà possibile visitare “Sacra Neapolis” fino al 15 settembre nel Lapis Museum presso la Basilica di Santa Maria della Pietrasanta in piazzetta Pietrasanta 17, Napoli.

L’altra mostra “Napoli – storia , arte, vulcani”, in collaborazione con l’INGV – Osservatorio Vesuviano,  sarà visitabile fino al 30 marzo.

Racconta il sottosuolo della città, le eruzioni, la stratigrafia. Quattro videowall con touch interattivo consentono di visualizzare gli epicentri dei terremoti replicando la sala di sorveglianza dell’Osservatorio Vesuviano. Al percorso si aggiungono un vulcanologo di nome Pietro come guida virtuale con la sua singolare amica Strella che non è altro che un pipistrello ( in collaborazione con la Scuola Internazionale Comics Napoli), 15 gouaches del Settecento e dell’Ottocento che rappresentano eruzioni del Vesuvio e opere dell’artista Gennaro Regina presentate alla decima edizione di Cities on Volcanoes. Il ricavato degli ingressi a questa mostra servirà a finanziare un progetto di ricerca a un giovane studioso/a che avrà come tema il titolo della mostra con la supervisione dell’INGV.

Info: http://www.lapismuseum.com

 


Paolo Giulierini è il miglior direttore di museo del 2018 per Artribune

Anche quest’anno Artribune stila la sua lista di “Best of”, e mentre il 2017 vedeva il Museo Archeologico Nazionale di Napoli come miglior museo, il 2018 vede il suo direttore, Paolo Giulierini, come miglior direttore dell’anno appena concluso.

Facciamo un passo indietro: cos’è Artribune? Artribune è una piattaforma - nata nel 2011 - di contenuti e servizi dedicata all’arte e alla cultura contemporanea. Conta 250 collaboratori in tutto il mondo, è un web magazine ma anche free press, grazie a una rivista cartacea gratuita stampata in 55 mila copie che vengono distribuite in tutta Italia; è anche presente sui social network, come app per smartphone ed è anche web-tv. Diretta da Massimiliano Tonelli e presieduta da Paolo Cuccia (anche presidente del Gambero Rosso), ad oggi è la più ampia redazione culturale del Paese.

La nomina, quindi, assegnata da Artribune non è certo paragonabile ad un Oscar ma ha sicuramente un valore non da poco per chi riceve il titolo di “Best of the year” nella sua categoria.

Leggiamo la motivazione di questa nomina per Paolo Giulierini, cortonese di nascita, residente a Firenze e adottato da napoletani (e non) da ormai tre anni, da quando cioè dirige uno dei musei più importanti al mondo, unico nel suo genere se si pensa che è legato indissolubilmente alle scoperte di Pompei e di Ercolano. Il riconoscimento di miglior direttore di Museo va a Paolo Giulierini “Perché riattivare in chiave contemporanea l’antico è una sfida difficile ed importante, e il direttore sta portando avanti con grande audacia un programma di modernizzazione, esemplare per istituzioni analoghe. Inoltre Giulierini sta rendendo sempre più innovativa e fruibile la magnifica collezione del museo che dirige.” La motivazione poi rimanda ad un altro “best of” della classifica, quello di miglior progetto digitale per i beni culturali, riconosciuto al videogame “Past for Future”, rilasciato da pochi giorni dal team di Fabio Viola per il Museo nazionale di Taranto. Si premia fondamentalmente il lavoro di “Tuomuseo”, che aveva lanciato come primo videogame per musei “Father and Son”, realizzato per il MANN.

Emozionato, Paolo Giulierini commenta: “Sono orgoglioso del lavoro svolto, portato innanzi con entusiasmo e dedizione: è un lavoro che premia tutto lo staff del Museo, indispensabile punto di riferimento per questa straordinaria esperienza di gestione del mio, del nostro amatissimo MANN”.Paolo Giulierini miglior direttore di museo 2018 Artribune


Angela Acordon: più di due anni alla guida del Polo Museale della Calabria

Angela Acordon

Direttore Polo Museale della Calabria

La dottoressa Angela Acordon, dopo poco più di due anni lascia la direzione del Polo Museale della Calabria.

Tantissime iniziative, eventi, mostre, partecipazioni a grandi appuntamenti nazionali che hanno coinvolto i direttori (Rossella Agostino, Adele Bonofiglio, Rossana Baccari, Gregorio Aversa, Domenico Belcastro e Faustino Nigrelli) delle Sedi ricadenti nella sua giurisdizione e il personale tutto in un clima di grande collaborazione e fattività.

Questi, di seguito indicati, alcuni dettagli:

- Incontri culturali d’autunno – Museo Nazionale Archeologico della Sibaritide - 25 novembre 2016

L’iniziativa ha la finalità di favorire la conoscenza del patrimonio culturale e di contribuire alla formazione di cittadini consapevoli di questo inestimabile bene che contraddistingue la nostra Regione.

- Giornata internazionale delle persone con disabilità – Museo Nazionale Archeologico della Sibaritide – 3 dicembre 2016

Celebrazione della Giornata internazionale delle persone con disabilità con attività didattiche mirate alla conoscenza della cultura, della storia e di alcuni aspetti della vita quotidiana del mondo antico.

- Mostra fotografica – Lievito madre. Il fermento del pane – Museo Archeologico Nazionale di Crotone – Fino al 31 gennaio 2017

Di particolar pregio nelle immagini che compongono questa particolarissima mostra la manualità e gli attrezzi utilizzati per la realizzazione di questo bene prezioso.

- Boccioni + 100 – Cosenza – Palazzo Arnone – 3 febbraio 2017

Una chiara sintesi espressiva del culto futurista per il progresso tecnologico ed artistico, dove l’arte è intesa come strumento di ricerca verso la realtà circostante e il proprio tempo.

- TourismA – Parliamo della Calabria – Firenze – 18 febbraio 2017

La partecipazione alla prestigiosa assise fiorentina ha dato la possibilità di evidenziare i tanti Beni che caratterizzano la nostra Regione.

- Giornata Nazionale del Paesaggio – Polo Museale della Calabria – Varie Sedi – 14 marzo 2017

Il Polo Museale della Calabria ha risposto con entusiasmo alla prima Giornata Nazionale del Paesaggio, promossa dal Ministero per i Beni e le attività Culturali, nella consapevolezza che la sua salvaguardia non spetti soltanto all’azione di tutela, ma soprattutto all’affermarsi e al diffondersi di una nuova sensibilità comune.

- Giornata mondiale dell’acqua – Museo e Parco Archeologico Nazionale di Locri – 22 marzo 2017

Il Museo e Parco Archeologico Nazionale di Locri - Polo Museale della Calabria – ha aderito alla

Giornata mondiale dell’acqua, istituita dalle Nazioni Unite nel 1992, con un’interessante iniziativa.

- PoloPositivo - Concorso per giovani artisti – Iscrizione fino al 26 agosto 2017

Progetto Polopositivo concorso rivolto a giovani artisti, di età compresa tra i 21 e i 40 anni, italiani e stranieri operanti in Italia, invitati a realizzare scatti fotografici o contributi video che traggano ispirazione dalla frequentazione, osservazione, fascinazione, lettura critica e interpretazione dei luoghi del Polo Museale della Calabria.
- Museo Navigante – Adesione musei del Polo Museale della Calabria

Anche il Polo Museale della Calabria ha aderito al Museo Navigante che ha la finalità di valorizzare il patrimonio culturale marittimo italiano.

- Protocollo d’intesa – Palazzo Nieddu – Locri (Reggio Calabria)

E’ stato firmato un protocollo d’intesa tra il Comune di Locri (Reggio Calabria) e il Polo Museale della Calabria che ha permesso l’apertura delle Sale espositive di Palazzo Nieddu.

- Per ricordare … e non dimenticare. Museo e Parco Archeologico “Archeoderi” – Bova Marina – 4 febbraio 2018

Il Parco Archeologico “Archeoderi” di Bova Marina (Reggio Calabria), ha celebrato la Giornata della Memoria con una rappresentazione cinematografica e un dibattito al fine di “Ricordare … e non dimenticare”.

- Contest fotografico – La Cattolica, Le Castelle, San Francesco d’Assisi – Fino al 14 marzo 2018 –

Il concorso ha avuto l’obiettivo di generare nuovi stimoli ed interessi verso il patrimonio storico-culturale di cui Stilo, Gerace e Le Castella sono ricchi.

- Mostra “Bambini nel tempo” – Museo Archeologico Nazionale di Crotone – Fino al 24 giugno 2018

L’esposizione ha avuto il pregio di far scoprire giochi, passatempi e giocattoli dell’antichità attraverso testimonianze archeologiche dalle collezioni del Museo che rivelano incredibili analogie con i divertimenti dei bambini di oggi.

- Mosaico pavimentale de La Sala dei draghi e dei delfini - Museo Archeologico dell’antica Kaulon – Monasterace (Reggio Calabria) - 1/2 agosto 2018

Apertura eccezionale al pubblico del mosaico pavimentale de La Sala dei draghi e dei delfini nei giorni 1 e 2 agosto 2018. Il mosaico della cosiddetta Sala dei Draghi e dei Delfini, realizzato con tessere policrome, di particolare interesse scientifico per la sua fattura, per la ricercatezza del tema figurativo e per le dimensioni, è da considerarsi tra le testimonianze più significative riconducibili al centro magno-greco di Kaulonía, identificato dall’archeologo Paolo Orsi agli inizi del Novecento e localizzato nell’odierna cittadina di Monasterace Marina.

- Mostra di pittura – Festa di colori fra popoli – Museo Statale di Mileto – Mileto (Vibo Valentia) – 13 agosto/16 settembre 2018

Una bella esposizione di grande valenza educativa.

- MuSST – Musei e sviluppo dei sistemi territoriali – Museo Nazionale Archeologico della Sibaritide – Cassano allo Ionio (Cosenza)

Il Museo Nazionale Archeologico della Sibaritide ha aderito al programma MuSST – Musei e sviluppo dei sistemi territoriali promosso dalla Direzione Generale Musei del MiBAC, con lo scopo di avviare forme di partenariato con Istituzioni e Imprese, pubbliche e private, delle comunità Arbereshe della provincia di Cosenza, per la costituzione di reti e/o modelli gestionali innovativi e sostenibili finalizzati allo sviluppo locale. Tenendo così fede alla mission del programma MuSST: incoraggiare le reti territoriali e lo sviluppo locale.

- Mostra “Giocattoli d’epoca in mostra al Museo” – Museo Nazionale Archeologico della Sibaritide – Cassano allo Ionio (Cosenza) – Fino al 31 gennaio 2019

L’esposizione permette di ammirare fino al 31 gennaio del 2019 straordinari giocattoli databili da fine Ottocento a metà anni ’50 del secolo scorso.

Leggere di più


Reperti di Campo della Fiera esposti al Museo di Orvieto

Allestita al Museo archeologico nazionale di Orvieto una sala con numerosi pezzi , in terracotta e bronzi, provenienti dagli scavi di Campo della Fiera. Ne hanno parlato nel corso di una conferenza stampa svoltasi al Museo archeologico nazionale di Orvieto la direttrice del museo Luana Cenciaioli, la direttrice degli scavi Simonetta Stopponi e l’archeologo Marco Cruciani. Si tratta di una selezione tra un migliaio di reperti che abbraccia il periodo etrusco, il romano e quello medioevale.

Come si sa, il sito archeologico di Campo della Fiera è stato identificato con l’antico “Fanum Voltumnae”, il santuario federale dedicato al dio Veltune (Voltumna o Vertumnus per i Romani) dove, come riportato dallo storico romano Tito Livio, si riunivano i rappresentanti delle dodici maggiori città etrusche. L’indagine archeologica avviata nel 2000 ha riguardato un vasto periodo che va dal VI sec. a.C. al XIV, cioè dal santuario etrusco alla chiesa di San Pietro “in vetere”. Trasformatosi successivamente in luogo di culto cristiano, il “Fanum Voltumnae” fu in epoca medievale adibito allo svolgimento di mercati stagionali.

Dopo lo straordinario successo in Lussemburgo della mostra “Il luogo celeste. Gli Etruschi e i loro dei. Il santuario federale di Orvieto”, dove sono stati presentati per la prima volta al mondo in modo organico circa 1300 pezzi provenienti dagli scavi orvietani, è stata annunciata per la primavera 2019 ad Orvieto una mostra di risonanza internazionale organizzata da Polo museale dell’Umbria, Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio dell’Umbria e Comune di Orvieto.

 


Nasce il museo della battaglia di Himera

Con un accordo tra Regione Siciliana e Rete Ferroviaria italiana si avvierà la realizzazione del Museo della battaglia di Himera. Un grande museo nell’ex stazione ferroviaria  di Buonformello nel palermitano esporrà i reperti provenienti dagli scavi effettuati nell’area della città bassa. Il contributo di un privato si sta rivelando fondamentale per il proseguo degli scavi che stanno portando alla luce i resti della famosa battaglia combattuta tra Greci e Cartaginesi nel 480 a.C. nel territorio che oggi ricade vicino a Termini Imerese.

Ricostruzione Himera

Himera sorgeva infatti sulla costa tirrenica della Sicilia tra il fiume Torto e l’Himera settentrionale. La colonia aveva una “città bassa” situata sulla pianura verso la costa e una “città alta” situata sulla collina retrostante. Gli scavi del 2007 hanno evidenziato il posizionamento dell’accampamento cartaginese vicino alla zona costiera, lungo la riva orientale del fiume Torto e fino alla colline di fronte alle mura della città. Gli archeologi hanno messo in evidenza il campo di battaglia e i resti scheletrici di uomini e cavalli di entrambi gli schieramenti e in più hanno messo in evidenza i resti della città bassa e delle fortificazioni .

Resti scheletrici battaglia di Himera

La scoperta dei resti della battaglia di Himera avvalora il racconto di Diodoro Siculo che scriveva: “(Amilcare dopo lo sbarco a Palermo) si spinse con l’esercito contro Himera e la flotta lo fiancheggiava navigando. Quando giunse nei pressi della città, che abbiamo prima citato, vi pose due accampamenti, uno per l’esercito di terra ed uno per la forza navale. Tirò a secco tutte le navi da guerra e le circondò con un profondo fossato e con una palizzata di legno, fortificò l’accampamento dell’esercito di terra che aveva sistemato proprio di fronte alla città, e aveva prolungato dalla trincea navale fino alle colline sovrastanti”.

L’idea – spiega l’assessore ai Beni culturali Sebastiano Tusa – è quella di realizzare una grande struttura secondo i criteri più aggiornati della museografia contemporanea. Creare un museo in prossimità del luogo della battaglia è una scelta precisa che, oltre a dare un senso ai luoghi teatro dello scontro, potrà essere volano di sviluppo per il territorio. I musei tematici, così come questo che abbiamo intenzione di realizzare – conclude l’assessore Tusa – costituiscono per i visitatori un valore aggiunto per la conoscenza del territorio e della storia che lo ha attraversato. Una musealizzazione moderna rappresenterà una nuova modalità di comunicare una storia antica che ha profondamente cambiato la nostra storia moderna”.

Il museo su Himera sarà il terzo realizzato in Sicilia che riguarderà una battaglia dopo quello di Favignana sullo scontro delle Egadi e quello di Catania sullo sbarco del ’43.

Aggiungiamo – sottolinea il presidente della Regione Nello Musumeci – un’altra perla all’enorme patrimonio storico-archeologico per il quale la Sicilia è diventata famosa nel mondo e meta di continui flussi turisti. La nostra storia, il nostro passato va continuamente valorizzato e reso sempre più fruibile. Salvaguardarne la memoria è un dovere anche perchè rappresenta sempre una occasione di sviluppo economico per la nostra Isola”.

Foto: Assessorato dei Beni culturali e dell'Identità siciliana


Dal 1° gennaio ticket gratuito al MANN per i soci ordinari ANA

Dal 1° gennaio 2019, gli archeologi soci ordinari dell’ANA (Associazione Nazionale Archeologi) avranno ingresso gratuito al MANN, esibendo la tessera d’iscrizione: è questo il presupposto della convenzione firmata dal Direttore del Museo Paolo Giulierini e dal Presidente ANA Salvo Barrano.
In un incontro, avvenuto stamattina al MANN ed organizzato con i vertici nazionali e regionali di ANA, Paolo Giulierini ha ribadito:
“E’ necessario dare un segnale forte: il più grande Museo Archeologico d’Italia riconosce agli specialisti una corsia adeguata nella fruizione, per studio o per diletto, del patrimonio archeologico del MANN”.
Alla base della convenzione, l’esigenza di favorire, anche in modo simbolico, la creazione di una koiné di esperti, prescindendo dall’inquadramento professionale ricoperto (archeologi ministeriali, in organico presso enti territoriali, liberi professionisti o attivi nel terzo settore): al momento, infatti, l’accesso gratuito ai Musei ed ai luoghi della cultura gestiti dal Mibac è garantito soltanto agli archeologi in ruolo al Ministero o agli studenti universitari, mentre gli archeologi liberi professionisti (componente maggioritaria della categoria) pagano il biglietto a prezzo intero.
“Per un archeologo professionista è fondamentale presidiare quotidianamente gli spazi del Museo, visitarne le collezioni, partecipare agli eventi, alle mostre e ai dibattiti.  Sono grato al Direttore Giulierini per aver accolto la nostra proposta e mostrato grande attenzione alla comunità professionale degli archeologi”, conclude il Presidente ANA Salvo Barrano.

Galleria dell’Accademia di Firenze: due opere restituite allo sguardo del pubblico

Due opere restituite allo sguardo del pubblico

Nuove acquisizioni per la Galleria dell’Accademia di Firenze, si tratta di due dipinti su tavola dal passato “movimentato”: appartenenti a una collezione privata fiorentina, le due opere sono state rubate e portate in Svizzera, dove, nel 2006, le hanno recuperate i Carabinieri del reparto TPC (Tutela del Patrimonio Culturale).

I beni culturali sono, per definizione, “testimonianze aventi valore di civiltà”: ciò significa che sono oggetti capaci di dare a noi, oggi, una testimonianza, un’informazione sulla civiltà che li ha prodotti, quindi su una parte della nostra storia. Per dare la loro testimonianza, però, le opere devono poter esse guardate e studiate, messe cioè a disposizione del pubblico e degli studiosi. Questo non accade, ovviamente, per i beni rubati, che vengono nascosti o alterati (i dipinti, vengono tagliati, separati, sparpagliati per il mondo) per non essere riconosciuti. È chiaro che un’immagine non può parlarti di niente se è chiusa in una cassaforte o ridotta a un particolare decorativo, e se questo accade si crea una perdita per il patrimonio culturale. Le due tavole di Firenze, fortunatamente, sono scampate a questo destino e dal 2017 sono entrate anche a far parte del patrimonio dello Stato; quest’anno (2018), poi, sono state affidate alla Galleria dell’Accademia, che le esporrà a partire dal 14 Gennaio 2019.

La prossima esposizione delle due opere è quindi un’ottima notizia, e merita decisamente più attenzione rispetto ai tanti dibattiti sulle spoliazioni napoleoniche, o sulla legittima destinazione della “Gioconda”, perché se le opere del Louvre raccontano da lì la loro storia, assolvendo perfettamente al loro “ruolo” di beni culturali, i due dipinti toscani possono finalmente fare altrettanto dalla Galleria dell’Accademia e recuperare il tempo perduto mostrando ai visitatori quello che hanno da dire.

Un buon contesto

E lo fanno in una sede proprio adatta, perché la Galleria dell’Accademia è stata fondata in un momento storico importante per la storia dei musei: la fine del Settecento, quando i sovrani illuminati cominciavano a ragionare sui benefici che l’accesso alle opere d’arte può avere sulla vita della gente. Proprio in quel periodo si aprivano al pubblico le prime collezioni reali e la Galleria dell’Accademia, come suggerisce il nome, faceva parte di un progetto del granduca Leopoldo II. Leopoldo, che era il fratello di Maria Antonietta, intendeva mettere a disposizione degli artisti più modelli possibili, per migliorare il loro talento e promuovere le arti nei suoi domìni. In seguito, il museo accoglierà molte opere provenienti dalle chiese degli ordini religiosi soppressi da Napoleone. Molte delle opere conservate oggi nella Galleria sono quindi di origine religiosa, molte risalgono al XIV-XV secolo, e una gran parte di esse è caratterizzata dal fondo oro, proprio come le due nuove acquisizioni, che qui trovano contesto adatto a interessanti confronti.

Il fondo oro è stato usato dagli artisti fino alla piena affermazione delle istanze rinascimentali e serviva per sottolineare la sacralità delle scene rappresentate: la luce riflessa dalle superfici trattate con foglia d’oro trasportava il fedele in una dimensione “altra”, piena di sacralità, preziosa e distante dai paesaggi e dalla realtà che si vedeva nella vita “terrena”, di tutti i giorni.

Entrambe le opere recuperate in Svizzera sono databili negli anni a cavallo tra Trecento e Quattrocento, sono dipinti su tavola (la tela non si usava ancora) e hanno modeste dimensioni: una fortuna, perché possono trovare facilmente una collocazione adatta nelle sale della Galleria, come precisa la direttrice Cecilie Hollberg.

La Madonna con santi

Maestro della Cappella Bracciolini Galleria dell'Accademia di Firenze mostre Madonna con santiIl primo dipinto rappresenta una Madonna con santi. Non si conosce il nome dell’autore, che viene nominato come “Maestro della Cappella Bracciolini” dal nome della cappella pistoiese che ha affrescato qualche decennio dopo questa tavola. Nel dipinto Maria è rappresentata come “Madonna dell’umiltà”, cioè è seduta su un cuscino, intenta a scambiare atteggiamenti affettuosi col figlio. Questa iconografia è un aggiustamento che gli artisti italiani del XIV secolo fanno sul modello bizantino della madonna Glykophilousa, una Madonna tenera, affettuosa e dolce col figlio. Nella versione “occidentale” Maria abbandona il trono, che pure le spetta in qualità di Madre di Dio, e sottolinea il valore dell’umiltà sedendo su un semplice cuscino, spesso posto a terra. La scelta di questa iconografia ci dice qualcosa sulla committenza: Maria infatti è spesso usata come simbolo dell’intera Chiesa e, in tempi turbolenti per la storia ecclesiastica, il committente può aver scelto questo tipo di iconografia per sottolineare il valore dell’umiltà come dote del bravo cristiano.

Maria tiene in braccio il Bambino, che la guarda e cerca di ripararsi col suo mantello; come i fedeli sanno bene, però, la madre non potrà proteggere Gesù dal suo destino e ciò ci viene ricordato dai loro volti molto tristi. La posa dei due personaggi ricorda quela del Vesperbilt tedesco, la nostra “Pietà”, e fa riflettere il fedele sul valore del sacrificio di Cristo. Meditare sulla vita di Gesù e sul significato che essa ha avuto per la stora dell’uomo era probabilmente la funzione della tavola, dipinta in un momento storico in cui si davagrande importanza alla riflessione sulla sofferenza “umana” di Cristo.

L’opera è probabilmente destinata a devozione privata, si può intuire dalle dimensioni: la devozione privata non ha bisogno delle grosse misure che servono all’interno di una chiesa, dove il dipinto deve essere visto da tanti fedeli insieme, anche da lontano; la grandezza dell’opera risponde invece alle esigenze di uno spazio privato ristretto, dove una persona o un piccolo gruppo possono guardarla e concentrarsi nella preghiera.

In basso, in adorazione, si trovano alcuni santi di proporzioni inferiori rispetto a quelli di Maria e Gesù, secondo una convenzione rappresentativa medievale: per “ottimizzare” l’uso dello spazio, si dipingono più grandi i personaggi principali della scena, così chi guarda capisce subito di cosa si sta parlando. Ai piedi di Maria troviamo quindi una santa che regge in mano un ramo di palma, oggetto che ci parla della sua morte come martire; la santa non ha altri attributi ed è quindi difficile identificarla. È dubbia anche l’identificazione degli altri personaggi, due inginocchiati e un terzo in piedi, con abiti vescovili. Nei due personaggi inginocchiati potrebbero essere riconosciuti San Pietro e San Giovanni, il più giovane degli apostoli, rappresentato come un adolescente e per questo spesso confuso con una donna dagli osservatori moderni.

Due santi

Niccolò Gerini, Niccolò di Pietro Gerini, SS. Girolamo e Giuliano Galleria dell'Accademia di Firenze mostreIl secondo dipinto è stato attribuito con certezza a Niccolò di Pietro Gerini e datato intorno al 1385. Si tratta probabilmente dello scomparto di un polittico, si può dedurre dal fatto che i due santi rappresentati guardano alla loro destra: in quella direzione si trovava l’immagine centrale del polittico (Maria, Cristo, oppure il santo cui era dedicata l’opera). La cornice, forse non originale, segue comunque la direzione indicata dalle decorazioni eseguite sul fondo oro. Si tratta di tecniche mutuate dall’oreficeria e ampiamente utilizzate dai pittori che gli storici dell’arte collocano nel “tardo gotico”. Ad esempio la punzonatura utilizzata anche per decorare le aureole, e la granulazione (cioè l’applicazione di piccole sfere d’oro sulla superficie) che segue il contorno della tavola e ci indica probabilmente la forma della cornice originaria.

Niccolò di Pietro Gerini, Sant'Eligio e san Giovanni Battista; scomparto di polittico (1396-99), tavola, cm 90 × 46. Bologna, Fototeca Zeri, inv. 27244

La stessa decorazione e la stessa ambientazione si ritrovano in un’altra opera, ormai smarrita nel mercato antiquario ma della quale esistono alcune immagini: si tratta di un dipinto molto simile a quello appena descritto, ma con i due santi (Marino e Giovanni Battista) che guardano alla propria sinistra, quindi dalla parte opposta rispetto ai santi della “nostra” tavola. Probabilmente si tratta di uno scomparto proveniente dallo stesso polittico ma appartenente al lato destro.

I santi rappresentati nel dipinto della Galleria dell’Accademia sono San Girolamo e un santo cavaliere, identificato come San Giuliano l’Ospedaliere. San Girolamo viene spesso rappresentato come un uomo che prega e fa penitenza: un’immagine che ricorda il suo grande rigore morale e il periodo di solitudine e meditazione che ha vissuto durante la sua vita. In questo caso il committente ha preferito raffigurare il santo nella veste di traduttore e Dottore della Chiesa. Il libro che Girolamo tiene in mano rappresenta la Bibbia, che egli ha tradotto dal greco al latino, mentre il pennino ricorda la sua attività di scrittore e intellettuale. L’abito che Girolamo indossa è quello di un cardinale, carica che probabilmente il santo non ha mai ricoperto, ma che sta ad indicare la sua importanza in seno alla Chiesa. I santi presenti in questo polittico sono tutti caratterizzati dalla ricchezza dei loro abiti; perfino il San Giovanni Battista (quello nel perduto scomparto di destra) indossa un ricco mantello col bordo decorato in oro sopra alla tradizionale tunica di pelle di cammello. Possiamo ipotizzare, quindi, che nelle intenzioni del committente ci fosse la volontà di esaltare la grandezza dei protagonisti della storia cristiana, più che la loro povertà e umiltà; purtroppo, però, a queste ipotesi non si può dare conferma, perché così accade quando una parte del patrimonio viene a mancare. Siamo certi, però, che gli abiti dei santi della nostra tavola siano vesti di lusso: se guardato attentamente, infatti, si vedrà che il manto di San Girolamo è rivestito di pelliccia, forse di vaio o ermellino, animali dal pelo pregiato con cui nel medioevo si rivestivano mantelli e si facevano pellicce per gente ricca, come reali, magistrati, cavalieri.

Anche San Giuliano l'Ospedaliere indossa abito e mantello rivestiti di pelliccia. San Giuliano è un nobile, si spiegano quindi i suoi ricchi indumenti, e ha una storia terribile che spiega il suo attributo: la spada. Durante una battuta di caccia, Giuliano riceve una tremenda profezia: ucciderà i suoi genitori. Per sottrarsi a questo destino, egli scappa lontano da casa e si rifà una vita sposando una donna spagnola. I suoi genitori lo cercano ovunque e giungono alla fine a casa sua, ma lui non c’è e la moglie li accoglie col massimo della gentilezza, prestando loro il letto nuziale. Al suo ritorno, Giuliano vede nel suo letto due persone e crede che la moglie lo abbia tradito; preso dall’ira afferra la spada e uccide le due persone che dormono, scoprendo immediatamente che si trattava dei suoi genitori. Per fare penitenza ed avere il perdono per l’orrore compiuto, Giuliano si ritira sul fiume Potenza, nelle Marche, e si dedica al trasporto e alla cura dei malati.

Una mostra

Per sapere di più su questi dipinti si potrà approfittare di una mostra; le due opere non sono infatti le uniche novità della Galleria dell’Accademia ma fanno invece parte di un gruppo di nuove acquisizioni che verrà esposto al pubblico dal 14 gennaio 2019 in una mostra temporanea: una mostra che non mette a rischio le opere facendole viaggiare da una città all’altra e non impoverisce un territorio dei propri beni, ma, anzi, espone al pubblico i risultati di nuove operazioni di tutela e valorizzazione, attività fondamentali anche per un museo.


Museo Archeologico di Milano Fondazione Luigi Rovati chimera

La mostra “Il viaggio della chimera” racconta gli etruschi a Milano

Museo Archeologico

“Il viaggio della chimera” racconta gli etruschi a Milano, tra archeologia e collezionismo

Del Corno: “La mostra è ponte ideale verso la prossima apertura a Milano di un nuovo museo dedicato alla cultura etrusca, realizzato grazie alla Fondazione Rovati”

Museo Archeologico di Milano Fondazione Luigi Rovati chimera EtruschiMilano, 11 dicembre 2018 – Apre domani al pubblico, nelle sale del Museo Archeologico, la mostra “Il viaggio della chimera” dedicata al rapporto tra Milano e gli Etruschi. Concepita e realizzata dal civico Museo Archeologico di Milano e dalla Fondazione Luigi Rovati, in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia, Belle arti e paesaggio per la Città metropolitana di Milano, l’esposizione è in programma nelle sale del museo fino al 12 maggio 2019. Il progetto espositivo mette in luce il legame fra Milano e la civiltà degli Etruschi nato dalla metà dell’Ottocento con la costituzione del nucleo più antico delle Raccolte Archeologiche milanesi e rinsaldato nel dopoguerra, quando Palazzo Reale ospitò la grande mostra nel 1955. Questa data segna l’avvio di una feconda stagione per l’etruscologia a Milano: dalla Fondazione Lerici del Politecnico di Milano alle campagne condotte dall’Università degli Studi di Milano a Tarquinia e nell’Etruria padana al Forcello di Bagnolo S. Vito. Un legame solido e virtuoso che è continuato con i recenti scavi condotti a Populonia e che proseguirà con l’imminente apertura al pubblico del Museo Etrusco della Fondazione Luigi Rovati in Corso Venezia 52.

L’assessore alla Cultura Filippo Del Corno ha sottolineato come “Questa mostra rappresenti un ponte ideale verso la prossima apertura a Milano di un nuovo, importante museo dedicato alla cultura etrusca, realizzato grazie alla Fondazione Rovati”.

Lucio Rovati, Presidente della Fondazione Luigi Rovati, ha affermato essere “Motivo di soddisfazione avere instaurato con il civico Museo Archeologico e la Soprintendenza per la Città metropolitana di Milano una proficua collaborazione che ha portato alla realizzazione di questa esposizione, prima importante tappa del percorso che porterà all’apertura del nuovo Museo Etrusco di Milano”. La mostra si sviluppa in cinque sezioni, con l’esposizione di più di duecento reperti provenienti dai maggiori musei archeologici italiani, dalle collezioni del civico Museo Archeologico di Milano e dalle collezioni della Fondazione Luigi Rovati.

Sezione 1 - Le origini del collezionismo etrusco a Milano: un contributo all'etruscologia e alle Civiche raccolte

I reperti riuniti in questa prima sezione sono legati dal tema della raffigurazione umana nell’arte etrusca e introducono il visitatore all’immagine e all’identità dei defunti. Il percorso prende inizio dal Cratere Trivulzio, in prestito dai Musei Vaticani, acquistato sul mercato antiquario di Milano nel 1933 a seguito di una sottoscrizione cittadina per essere donato a papa Pio XI che lo destinò al Museo Gregoriano Etrusco. Accanto alle raccolte private confluite nelle collezioni del Civico Museo Archeologico, è esposta parte della collezione di Pelagio Palagi (1775-1860), a lungo attivo a Milano prima di trasferirsi a Bologna dove la raccolta è ora conservata. È inoltre esposta una selezione di oggetti etruschi appartenuti al mercante d’arte Giulio Sambon (1836-1921) confluiti per sottoscrizione cittadina nel 1911 al Museo Teatrale della Scala e dal 2004 alla Soprintendenza.

Sezione 2 - Milano e il dopoguerra. La Grande mostra del 1955

La riscoperta degli Etruschi nel dopoguerra passa da Milano: nel 1955 Massimo Pallottino apre a Palazzo Reale la “Mostra dell’Arte e della Civiltà Etrusca”, punto di partenza di un rinnovato interesse per lo studio di questa cultura che confluirà in una serie di campagne di scavo scientifiche. La centralità della mostra del 1955 è qui sottolineata dalla presenza di preziosi reperti che furono esposti a Palazzo Reale come “La Pietrera”, il busto femminile del VII secolo a.C. proveniente dal Museo Archeologico Nazionale di Firenze e considerato la più antica statua etrusca. La sezione è arricchita da documenti dell’epoca come la rassegna stampa originale proveniente dal Museo Antichità Etrusche e Italiche dell’Università Sapienza di Roma.

Sezione 3 – Le università di Milano e le ricerche archeologiche: le prospezioni Lerici, gli scavi a Tarquinia, Capua e Populonia

La sezione è collegata alla precedente attraverso il tema del mondo animale, con le sue creature reali e fantastiche che popolavano l’immaginario del defunto nel suo viaggio ultraterreno. Il vaso con raffigurazione della Chimera – che dà il titolo alla mostra – proviene dalle raccolte civiche milanesi ed è affiancato ai materiali pertinenti ai corredi delle tombe scavate dalla Fondazione Lerici, ora in deposito presso lo stesso Museo. Sono rappresentate in questa sezione alcune importanti campagne di scavo condotte dalle università milanesi a Cerveteri, Capua, Populonia e Tarquinia.

Sezione 4 – Una chimera: Etruschi a Milano e in Lombardia

Questa sezione vede protagonisti gli scavi che hanno evidenziato la presenza etrusca in Lombardia. In mostra un piccolo nucleo di materiali proveniente dalle ricerche svolte dall’Università degli Studi di Milano a Forcello di Bagnolo San Vito (Mantova), il principale abitato etrusco-padano a nord del Po, risalente al VI-V secolo a.C.. I contatti tra Etruschi e comunità indigene non furono solo commerciali ma anche culturali, come testimonia l’adozione dell’alfabeto etrusco da parte dei gruppi locali, pur modificato nelle varianti regionali. Diverse sono le testimonianze epigrafiche presenti in mostra, tra cui l’indicazione del toponimo Mesiolano in alfabeto celtico cisalpino.

Sezione 5 – Il collezionismo contemporaneo: il futuro Museo Etrusco di Milano

Il percorso espositivo presenta in anteprima una piccola selezione di reperti della Fondazione Luigi Rovati, che confluiranno nel Museo Etrusco presso lo storico Palazzo Rizzoli-Bocconi-Carraro, di prossima apertura. Saranno qui presentate testimonianze di scrittura etrusca come la paletta di bronzo con una dedica a Selvans, divinità dei boschi, dei terreni e anche dei confini, ma anche splendide oreficerie e oggetti di alto artigianato.

Come da Comune di Milano.