I libri di Michel Vovelle che dovreste leggere

Due libri di Michelle Vovelle, La mentalità rivoluzionarie e I giacobini e il giacobinismo, nell'edizione italiana per i tipi Laterza.

Il 6 ottobre scorso si è spento Michel Vovelle, lo storico francese che ha saputo coniugare una rigorosa impostazione marxista allo studio della mentalità sociale e dell'ideologia. Ammetto che mi è scesa una lacrima, perché gli studi di Vovelle hanno acceso e alimentato la mia passione per la storia.

Vovelle ha scritto tantissimo, ma non tutti i suoi testi hanno avuto uguale fortuna in Italia (molti a lungo non sono stati tradotti). Io ve ne voglio consigliare tre che non potete perdervi e che vi faranno innamorare del suo modo di fare storiografia.

 

La morte e l'Occidente

Questo è forse lo studio più famoso. È un'indagine accuratissima su come la percezione della morte, il rapporto con essa e dunque le ritualità sia cambiato in Europa dal Medioevo a oggi. Il libro combinadati statistici (ove disponibili), fonti storiche di vario genere, metodo antropologici e persino letterario per ricstruire come le persone abbiano affrontato il mistero della morte, quali spiegazioni abbiano dato, quali siano state le visioni oltremondane che hanno attraversato i secoli. Non soltanto, La morte e l'Occidente si occupa anche di riti e ritualità e indaga il rapporto, spesso complesso e contraddittorio tra rito (pubblico e privato) e sentimento di lutto.

Oltre a essere una lettura scorrevole, che di fatto attraverso il tema ripercorre la storia delle nostre radici culturali, il libro è interssantissimo dal punto di vista metodologico perché mostra come un sapiente approccio multidisciplinare potenzi la nostra conoscenza e come il rigore del materialismo storico dia forse i suoi risultati più strabilianti in combinazione con altre metodologie.

 

La mentalità rivoluzionaria

La mentalità rivoluzionaria è il saggio che consiglio sempre a chi si avvicini al periodo della Rivoluzione Francese, anche solo per vie traverse (per esempio a chi sia interessato al nostro Ugo Foscolo). Se si vuole davvero capire cosa sia stata la Rivoluzione Francese oltre la fattualità storica e come abbia cambiato per sempre la mentalità occidentale, bisogna leggere questo studio. La mentalità rivoluzionaria è stato il primo studio a rispondere alla domanda per nulla banale sulle motivazioni psicologico-antropologiche del processo rivoluzionario e sul suo effetto nel modificare le visioni del mondo preesistenti e nel crearne di completamente nuove.

Il saggio si articola in sei parti, che si occupano rispettivamente dei prodromi della Rivoluzione, della distruzione del mondo passato, della costruzione di un nuovo universo di valori e riferimenti e infine delle reazioni di rifiuto del cambiamento. Inutile dire che la parte più interessante è proprio quella centrale (parti terza, quarta e quinta), nelle quali si ricostruisce la complessità della costruzione sociale, teorica e pratica, dei rivoluzionari, attraverso l'analisi delle dottrine politiche, ma anche della quotidianità. Particolarmente affascinante e nodo centrale per immergersi davvero nel modo di pensare dei rivoluzionari francesi sono i capitoli dedicati a quello che Vovelle chiama l'homo novus rivoluzionario. Proprio la definizione di un'umanità ideale, con una nuova socialità e nuovi spazi di vita, il cui fare deve essere il bene comune, è uno dei temi portanti della Rivoluzione, terreno di dialogo e di scontro acceso tra i più importanti politici dell'epoca.

 

I Giacobini e il Giacobinismo

Dei tre libri che ho segnalato, forse I Giacobini e il Giacobinismo è quello più tecnico e anche il più politico. Il libro è lo studio più approfondito sulle differenti correnti dell'ideologia giacobina.

Chi si aspetta un libro sugli anni 1789-1794 si troverà spiazzato dalla prefazione del libro: solo una delle tre parti, infatti, è dedicata a quello che Vovelle chiama "giacobinismo storico", indossolubilmente legato agli eventi della Rivoluzione Francese, mentre le altre due sono dedicate al giacobinismo "trans-storico", cioè a come gli ideali teorizzati da Robespierre e dagli altri teorici giacobini siano sopravvissuti alla fine della rivoluzione e, attraverso trasformazioni e rinnovamenti nel linguaggio, siano diventati parte del dibattito storico-politico novecentesco e contemporaneo (a tal proposito basti ricordare che sull concetto giacobino di vertu si è imperniata la campagna elettorale di Mélanchon). Scritto con il consueto stile accessibile anche ai non specialisti, il libro è anche una riflessione sulle radici della sinistra europea, sul rapporto tra marxismo e giacobinismo e su quanto sia necessario, oggi più che mai, lo studio e la comprensione dei processi rivoluzionari perché, dice Vovelle, "Quan'danche non restasse altro di quest'eredità che la memoria di una volontà collettiva di cambiare il mondo e di unire a questo scopo le volontà individuali in un gigantesco sforzo di generosità, di proselitismo e di azione concertata, il giacobinismo [...]lascia ancora il ricordo di un'esperienza esaltante. E ci sorprendiamo a sperare che, sul banco su cui Jaurès sognava, attraverso il tempo, di andare a sedersi accanto a Robespierre al club dei giacobini, ci sia ancora un posticino per noi."

 

 


Recuperata bolla papale "Singularis Romanorum Pontificum"

Firenze: i Carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Culturale recuperano una bolla papale emessa nel 1822 da Papa Pio VII rubata a Massa (MS) presso l’Archivio Diocesano

I Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Firenze hanno recuperato una bolla papale intitolata «Singularis Romanorum Pontificum» con cui, nel febbraio 1822, veniva eretta la Diocesi di Massa Ducale, rubata dagli archivi Diocesani di Massa in epoca imprecisata. Il valore del bene, trentadue pagine in pergamena e sigillo plumbeo, è stimato in quindicimila euro.
Nel febbraio 2016, il Direttore dell’Archivio Storico Diocesano di Massa denunciava al Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Firenze che, a seguito d’inventario, riscontrava l’ammanco del pregevole documento.
L’Archivio storico Diocesano massese è custode di numerosi atti provenienti da:
- Vescovo e Curia Vescovile (dal 1822);
- Capitolo della Cattedrale (dal 1629);
- archivi storici delle Parrocchie di Massa e Carrara.
A seguito della denuncia, sotto la direzione della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Massa, sono state condotte mirate indagini negli ambienti antiquari e tra gli appassionati del settore, attività che hanno consentito di rintracciare la bolla papale presso un collezionista residente nella provincia di La Spezia che, nel 1996, l’aveva acquistata in buona fede a Genova presso una nota libreria antiquaria.
Sono in corso ulteriori attività investigative per ricostruire i passaggi della Bolla Papale, dal momento del furto sino al suo ritrovamento.
La riconsegna del bene è avvenuta alle ore 11.00 di sabato 18 febbraio 2017 presso la Curia Vescovile di Massa, via Francesco Maria Zoppi n.14, alla presenza del Vescovo, S.E. Mons. Giovanni Santucci, e delle Autorità locali.
Come da MiBACT, Redattore Renzo De Simone

Il 79° Anniversario della Scoperta delle Grotte di Castellana

 

Il 79° Anniversario della Scoperta delle Grotte di Castellana


16 Gennaio 2016, Castellana Grotte - La mattina del 23 gennaio del 1938 il professor Franco Anelli si affacciò sull'orlo della Grave, seguito da Vito Matarrese, per scendere a 70 metri di profondità, nel buio più totale, armato di una flebile luce e di tanto coraggio, trovandosi infine davanti ad uno scenario di incomparabile bellezza.
Il 79° anniversario della scoperta delle Grotte di Castellana, Meraviglia di Puglia, si celebrerà come da tradizione il prossimo 23 gennaio, alle ore 11.30, con una Santa Messa officiata quest'anno dal Vescovo della Diocesi Conversano-Monopoli, S.E. Mons. Giuseppe Favale. Alla suggestiva Celebrazione Eucaristica nella Caverna della Grave parteciperanno il sindaco prof. Francesco Tricase in rappresentanza dell'Amministrazione Comunale, il Consiglio di Amministrazione delle Grotte di Castellana srl guidato dal Presidente Domi Ciliberti, il figlio di Franco Anelli, ed una delegazione di studenti delle Scuole Primarie di Castellana Grotte.
Al termine, uno speleologo del "Gruppo Puglia Grotte" si calerà dalla bocca della Grave per far rivivere l'emozione provata dal prof. Franco Anelli in quella discesa che cambiò la storia di Castellana.
Durante la giornata, il Museo Franco Anelli sarà aperto ai visitatori che vorranno scoprire e approfondire il meraviglioso mondo delle Grotte di Castellana con l'ausilio di materiale scientifico e fotografico.
In serata, alle ore 19.00, presso la Sala delle Cerimonie del Municipio, il Comune di Castellana Grotte e le Grotte di Castellana patrocineranno la presentazione del libro "Storia del personale delle Grotte di Castellana dalla scoperta fino ai nostri giorni. Più di settant'anni di storia delle Grotte di Castellana (1938 -2015)" a cura di Francesco Tinelli. Interverranno oltre all'autore, il sindaco prof. Francesco Tricase, il presidente della Società Grotte Domi Ciliberti e lo storico locale Domenico Bulzacchelli.
Testo e immagine da Ufficio Stampa Grotte di Castellana Srl


Roma: Me ne frego! Film documentario di Vanni Gandolfo - Come il fascismo tentò di cambiare la lingua italiana

Incontro nell’ambito della mostra “Roma anni Trenta. La Galleria d’Arte Moderna e le Quadriennali d’arte 1931 - 1935 – 1939” in corso fino al 30 ottobre 2016 alla Galleria d’Arte Moderna di via F. Crispi (Roma)

Me ne frego! Film documentario di Vanni Gandolfo

Come il fascismo tentò di cambiare la lingua italiana

14 Settembre 2016 ore 20.30

a cura di Vanni Gandolfo e Valeria Della Valle 

Produzione Istituto Luce-Cinecittà

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Il film documentario si presenta come un viaggio attraverso la bonifica della lingua italiana tentata dal regime fascista. La storia poco conosciuta di un esperimento destinato a fallire. Il documentario analizza le parole del duce, l’indottrinamento dell’infanzia, la repressione di tutto ciò che era diverso rispetto all’ideale dell’ "italiano nuovo" che doveva adeguarsi al dogma di “credere, obbedire, combattere”.

L'Italia della Marcia su Roma è un paese povero e ignorante che parla una miriade di dialetti e ME NE FREGO parla di questo, di un esperimento di manipolazione messo in atto per uniformare la lingua degli italiani, dimenticandosi che la lingua delle persone non è una divisa che si indossa. Dal 1931 il Luce abolisce la presa diretta, che viene sostituita da una voce narrante ufficiale, la voce del regime.

Questi rarissimi documenti sono il centro di ME NE Frego!, contraltare di un insieme di voci, propaganda e citazioni da testi d'epoca, che raccontano la follia dell’altra inevitabile disfatta del regime, quella sulla lingua degli italiani.

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Dai denti informazioni sulla Grande Carestia Irlandese

10 Agosto 2016

Direzione dello sviluppo della dentina in un molare umano. Credit: Beaumont et al. (2016)
Direzione dello sviluppo della dentina in un molare umano. Credit: Beaumont et al. (2016)

Un nuovo studio, pubblicato su PLOS One, ha utilizzato l'analisi degli isotopi sui denti degli individui colpiti dalla Grande Carestia Irlandese del diciannovesimo secolo. In questo modo, è possibile investigare i cambiamenti fisiologici e nella dieta, e quindi individuare coloro che morirono di fame all'epoca.

I ricercatori hanno individuato il passaggio dalle patate al mais - importato dall'America per fornire sollievo durante la carestia - e pure i segni dello stress fisiologico negli scheletri di adulti e giovani.

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L'assedio di Gorizia. 1915-1916

L'assedio di Gorizia. 1915-1916

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La Biblioteca statale isontina presenta martedì 9 agosto 2016 alle 17.30 alla Fondazione Cassa di Risparmio di Gorizia di via Carducci 2, nell'ambito delle manifestazioni per celebrare i cento anni dalla presa di Gorizia, il libro "L'assedio di Gorizia. 1915-1916. Una tragedia dimenticata dalla storia" di Antonella Gallarotti e Andrea Romoli, edito da Gaspari di Udine con la prefazione di Quirino Principe.

La pubblicazione, realizzata con la collaborazione scientifica della Bsi e la disponibilità di suoi materiali originali di immagini, propone per la prima volta la storia cronologica della vita dei goriziani nei mesi di azioni belliche che portarono alla conquista della città da parte dell'esercito italiano durante la Grande Guerra; dal 23 maggio 1915 ai giorni successivi l'ingresso delle truppe l'8 e il 9 agosto 1916.

Un volume scritto a 4 mani, inizialmente in modo autonomo e divenuto, solo in un secondo momento, un progetto unico e condiviso di Antonella Gallarotti, bibliotecaria nella Biblioteca statale isontina, istituzione che ha collaborato all'iniziativa editoriale, e di Andrea Romoli giornalista-scrittore.

Un libro-diario ricco di dati e fotografie, un intreccio di testimonianze e di vite di famiglie lealiste austriache e filoitaliane, destinate altrimenti all'oblio. In gran parte inedite sono le oltre 40 fotografie pubblicate provenienti dal fondo goriziano di Giorgio Nardini, scatti realizzati dal padre Bruno poco più che adolescente dalla presa di Gorizia a Caporetto. Complessivamente però sono oltre 70 le immagini, fra queste anche una ricca selezione di cartoline di proprietà della Biblioteca statale isontina.

La narrazione racconta giornate scandite dalla necessità di resistere alla fame, alle bombe e alle sofferenze da parte di giovani e vecchi che, per necessità o scelta, non abbandonarono la città, storie recuperate alle quali rendere giustizia.

Nel 1910 la popolazione registrata nel capoluogo isontino era di 31mila abitanti, scesa a 8mila durante i bombardamenti del dicembre del 1915; nelle ore della presa di Gorizia i soldati italiani trovarono che in città erano rimaste 3.500 persone. Alla fine del conflitto se ne conteranno 10mila.

Lungo e difficile è stato il lavoro di ricerca e consultazione delle fonti, grazie al quale sono stati rintracciati servizi giornalistici degli inviati al fronte e lavori dei pittori di guerra al seguito delle truppe lungo l'Isonzo, oltre alla consultazione di diari privati, che registrano giorno per giorno, in alcuni casi ora per ora, la vita durante il primo grande assedio a una città della storia moderna.

Come da MiBACT, Redattrice Margherita Reguitti

Mappa degli avanzamenti italiani nelle battaglie dell'Isonzo. Da Wikipedia, di CortoFrancese (Opera propria, l'immagine include elementi che sono stati presi o adattati da questa:  Italian Front 1915-1917.jpg), CC BY-SA 4.0.


Un caso di rachitismo dal passato

18 Luglio 2016

Credit: Reused from Journal of Archeological Science, 2016, with permission from Elsevier
Immagini da un adulto del passato con carenza di vitamina D. Credit: Reused from Journal of Archeological Science, 2016, with permission from Elsevier

Un nuovo studio, pubblicato sul Journal of Archaeological Science, ha confrontato i denti di alcuni abitanti del Quebec (Canada) e della Francia dei secoli diciottesimo e diciannovesimo con quelli di moderni adulti.

Tra i primi vi era un maschio del Quebec, morto a 24 anni e colpito dal rachitismo per quattro volte prima del compimento dei 13 anni. I denti dell'individuo hanno mostrato la carenza di vitamina D, mostrando anomalie negli strati di dentina. La maggior parte dei casi di rachitismo erano causati dalla mancata esposizione alla luce solare.

Credit: Reused from Journal of Archeological Science, 2016, with permission from Elsevier
I denti di un moderno adulto sano. Credit: Reused from Journal of Archeological Science, 2016, with permission from Elsevier

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Genetica conferma circostanze della morte di Alberto I del Belgio

22 Luglio 2016
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Alberto I del Belgio morì il 17 Febbraio del 1934 a seguito di un incidente durante la scalata di una vetta a Marche-les-Dames, nella regione delle Ardenne, vicino a Namur. Non essendoci testimoni al momento della morte, emersero numerose teorie del complotto sulle "reali" cause dietro la stessa. Ancora oggi queste teorie circolano, indicando omicidi di carattere politico o passionale. La popolarità del sovrano ovviamente ha contribuito ad alimentarle.

Un nuovo studio, pubblicato su Forensic Science International: Genetics, conferma ora che il sangue ritrovato sul luogo dell'incidente era proprio quello del sovrano.

Alberto I del Belgio fu sovrano dal 1909: era assai popolare, anche per il suo ruolo durante la Prima Guerra Mondiale e per i suoi modi, al punto da guadagnarsi soprannomi come "il re soldato" o "il re cavaliere". Fu padre dell'ultima regina d'Italia, Maria Josè del Belgio.

Credit © KU Leuven - Maarten Larmuseau
Credit © KU Leuven - Maarten Larmuseau

Dopo la sua morte, Marche-les-Dame divenne virtualmente un luogo di pellegrinaggio, con cacciatori di souvenir e i resti insanguinati che venivano recuperati come reliquie. Più di recente, Reinout Goddyn, giornalista per VTM e conduttore del programma televisivo Royalty, si recò in quei luoghi raccogliendo tre foglie insanguinate. Nel 2014, il prof. Dieter Deforce dell'Università di Gent confermò che si trattava di sangue umano. 

Si sono quindi individuati due distanti parenti del sovrano, ancora viventi: Re Simeone II di Sassonia-Coburgo-Gotha e Anna Maria Freifrau von Haxthausen, che hanno fornito campioni di DNA per le analisi. L'analisi è stata complicata dalla necessità di salvaguardare informazioni sensibili, e i profili genetici non sono stati pubblicati per ragioni di privacy, anche se sono stati verificati da esperti indipendenti. Gli studiosi si sono insomma concentrati solo sull'identificazione delle tracce di sangue ritrovate, confermando l'autenticità della versione ufficiale e confutando così le speculazioni.

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Diari diplomatici della guerra fredda presto disponibili online

20 Luglio 2016
 

Fu Bingchang, firmatario della Dichiarazione di Mosca del 1943
Fu Bingchang, firmatario della Dichiarazione di Mosca del 1943 C Yee Wah Foo

Sarà digitalizzata e resa disponibile online, una collezione di diari diplomatici risalenti all'alba della Guerra Fredda e contrabbandati da Mosca a Parigi. Allora (quasi 70 anni fa) il Comunismo si faceva strada ad Est.

Foto di Electric Egg copyright University of Lincoln
Foto di Electric Egg copyright University of Lincoln

Sono i diari di Fu Bingchang (1895-1965), ambasciatore cinese nell'U.R.S.S. tra il 1943 e il 1949. Si tratta di una fonte primaria che offre i dettagli delle tensioni personali, delle rivalità e delle alleanze tra le superpotenze alla fine della Seconda Guerra Mondiale, e quindi all'alba della Guerra Fredda. L'ambasciatore fu tra i firmatari della Dichiarazione di Mosca del 1943 tra le potenze alleate, e tra i rappresentanti della prima assemblea generale delle Nazioni Unite nel 1946.

Foto di Electric Egg copyright University of Lincoln
Foto di Electric Egg copyright University of Lincoln

L'archivio personale di Fu Bingchang contiene ben 33 diari, oltre a numerosi giornali, rapporti relativi a notizie, telegrammi e album fotografici, per un totale di oltre tremila fotografie di figure politiche di alto profilo, che includono il Segretario di Stato degli U.S.A., Cordell Hull e il Ministro degli Esteri Sovietico, Vyacheslav Molotov. Fu Bingchang era anche un fotografo dilettante.

La Professoressa Yee Wah Foo. Foto di Electric Egg copyright University of Lincoln
La Professoressa Yee Wah Foo. Foto di Electric Egg copyright University of Lincoln

L'archivio è stato oggetto dello studio ultradecennale della dott.ssa Yee-Wah Foo dell'Università di Lincoln, oltre che nipote di Fu Bingchang. La sopravvivenza di questo archivio è una storia a sé: quando il governo nazionalista del Generale Chiang Kai-shek fu spazzato via, le carte furono contrabbandate da Mosca a Parigi, dove furono tenute al sicuro per oltre vent'anni. Lo stesso Fu Bingchang non tornò mai in possesso dell'archivio, e morì a Taiwan nel 1965, onorato da un funerale di stato. Si prevede che l'archivio digitale sarà disponibile a partire dagli inizi del 2017.

Link: AlphaGalileo via University of Lincoln


Bari: il Comune definisce l'atto di acquisto di Villa Giustiniani

PIRP SAN MARCELLO

IL COMUNE DEFINISCE L’ATTO DI ACQUISTO DI VILLA GIUSTINIANI

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È stato sottoscritto ieri, davanti all’ufficiale notarile, l’atto di compravendita del complesso immobiliare di Villa Giustiniani, così definitivamente acquisito al patrimonio comunale per una spesa complessiva di circa 680mila euro (compresivi di oneri fiscali) a carico dei soggetti privati attuatori del PIRP - Programma Integrato di Riqualificazione delle Periferie di San Marcello.

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L’acquisizione dell’edificio storico, del sottostante ipogeo medievale e dell’area verde circostante rientra nella più ampia e articolata operazione di riqualificazione, portata avanti in partenariato pubblico/privato, che nei prossimi anni cambierà il volto del quartiere San Marcello. Il programma, per un importo complessivo di circa 22 milioni di euro, si avvale di risorse private e pubbliche, con il cofinanziamento di Comune di Bari e Regione Puglia.16-07-16 villa Giustiniani

“È stato compiuto un nuovo passo in avanti nell’operazione di riqualificazione che cambierà il volto del quartiere San Marcello di Bari - commenta l’amministratore unico della Debar Costruzioni Spa e presidente di Confindustria Bari e Bat Domenico De Bartolomeo -. Villa Giustiniani, la ‘casa rossa’ del 19° secolo, collocata all’incrocio tra via Fanelli e largo Omodeo, è stata acquisita al patrimonio del Comune di Bari. L’acquisizione di questo edificio storico, che racchiude anche un ipogeo, rappresenta un passaggio importante verso la valorizzazione del patrimonio storico-architettonico della città di Bari e si inserisce nell’attuazione del Pirp di San Marcello. Il programma prevede un intervento di rigenerazione urbana ampio e articolato, tra cui un edificio pubblico con nuovo parcheggio interrato, due rotatorie, alloggi di edilizia residenziale pubblica, aree pedonali e ciclabili, sistemazione delle aree a verde per il tempo libero e lo sport. Questo è il risultato di una collaborazione proficua tra pubblico e privato che la città di Bari ha intrapreso da diversi anni, in linea con altre città italiane ed europee. Una collaborazione virtuosa con l’amministrazione comunale, che ha visto il coinvolgimento delle imprese del territorio, fra cui, in una fase iniziale l’impresa Mazzitelli e, successivamente, la  Debar Costruzioni Spa, in una nuova visione di sviluppo sostenibile della città”.16-07-16 villa Giustiniani6

La predisposizione del programma degli interventi del PIRP San Marcello ha coinvolto i cittadini che hanno condiviso con i soggetti privati attuatori e l’amministrazione comunale tutti gli interventi.

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Per quanto riguarda nello specifico villa Giustiniani, acquisita l’area, l’amministrazione sta programmando interventi che interesseranno sia gli spazi verdi esterni sia il consolidamento dell’edificio e la sua successiva ristrutturazione, come pure il recupero dell’area dell’ipogeo. Parallelamente, si sta lavorando per individuare possibili fonti di finanziamento e valutare forme di gestione dell’area.

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L’acquisizione della villa Giustiniani al patrimonio comunale rappresenta un passo importante in avanti verso l’attuazione del PIRP. Allo stesso tempo, apre a nuovi scenari di rigenerazione urbana e territoriale costituendo, dunque, il primo tassello di una strategia di valorizzazione dei complessi ipogei, che rientra tra le priorità della politica di rigenerazione urbana e territoriale dell’amministrazione. L’idea è quella di insediarvi un museo degli ipogei, punto di riferimento per una rete di percorsi di connessione tra questi beni nell’area urbana al margine tra campagna e città, in grado di migliorare la qualità urbana a vantaggio dei baresi e di tutti coloro che, per le ragioni più varie, attraversano e visitano la nostra città.

L’amministrazione già dispone di un rilievo laser scanner del sito dell’ipogeo, realizzato nel 2015 dall’Autorità di Bacino, nell’ambito del progetto “Ipogeo Villa Giustiniani”, finanziato dal PO-FESR 2007-2013 (Linea di Intervento 2.3 – Azione 2.3.6 “Miglioramento del sistema dell’informazione, del monitoraggio e del controllo nel settore della Difesa del suolo”, intervento: “Monitoraggio dei dissesti di carattere geomorfologico del territorio pugliese”) di cui è disponibile filmato.

“Villa Giustiniani è il simbolo importante dei risultati di un percorso di cittadinanza attiva - dichiara l’assessora all’Urbanistica Carla Tedesco -. La mobilitazione dei cittadini, tra cui molti esponenti del mondo culturale locale che si opponevano alla realizzazione di un parcheggio, rese possibile, oltre trent’anni fa, l’operazione di salvaguardia dell’area attraverso l’apposizione di un vincolo da parte della Sovrintendenza. Anche per questa ragione le idee progettuali sul futuro di villa Giustiniani prenderanno corpo attraverso un percorso partecipativo in cui vogliamo coinvolgere, insieme agli abitanti del quartiere, le associazioni e le scuole. In attesa della realizzazione dei progetti, metteremo a punto delle iniziative temporanee nell’area verde esterna, che la rendano effettivamente fruibile in tempi brevi e che contribuiscano a costruire l’idea di ciò che lì sarà realizzato. E in questo modo i cittadini potranno percepire e partecipare al cambiamento in atto”.

“Dopo anni d’attesa - conclude il consigliere del sindaco incaricato per le politiche di valorizzazione degli insediamenti rupestri e degli ambienti ipogei Sergio Chiaffarata - l’ipogeo di Villa Giustiniani, un insediamento rupestre di medie dimensioni della tipologia con dromos di accesso, scavato durante il medioevo per le attività rurali, sarà oggetto di recupero, inserito in un progetto di valorizzazione del nostro patrimonio storico-archeologico-artistico che coinvolgerà l’intera area metropolitana. Gli ipogei presenti nel territorio barese rappresentano una unicità di un più ampio discorso sull’habitat rupestre regionale. Un unicum che deve essere protetto e promosso adeguatamente”.

Testo e immagini dall'Ufficio Stampa Comune di Bari