Insediamenti traci, bizantini, e un monastero medievale sull'isola di San Tommaso

Gli archeologi trovano insediamenti traci, bizantini, e un monastero medievale sull'isola di San Tommaso in Bulgaria, nel Mar Nero

Pubblicato su Archaeology in Bulgaria il 23 agosto 2018 da Ivan Dikov; traduzione italiana ad opera di Margherita Guccione

Le rovine di un piccolo monastero medievale (angolo in alto a destra) sono state scoperte tra strutture tracie, bizantine, sulla minuscola isola nel Mar Nero, al largo della costa bulgara. Foto: Museo Nazionale di Storia della Bulgaria

Un antico insediamento tracio, un insediamento del primo periodo bizantino e un piccolo monastero tardo medioevale sono stati scoperti dagli archeologi nella piccola isola di San Tommaso (Snake Island) in Bulgaria, nel Mar Nero.

Le strutture archeologiche sull'isola di San Tommaso sono state scoperte nel giugno 2018, durante la prima fase della prima ricerca archeologica condotta sull’isola, guidata dal Prof. Ivan Hristov del Museo Nazionale di Storia della Bulgaria, a Sofia.

Nella seconda fase della ricerca, nell'agosto 2018, il team di Hristov ha effettuato una spedizione di archeologia subacquea.

È stata scoperta una fortezza, ormai affondata, dell’Antica Tracia nelle acque tra l’isola e la terraferma bulgara, o quello che un tempo era un istmo, mentre l'isola di San Tommaso era una penisola fino al Medioevo.

I resti archeologici che, invece, sono stati scoperti adesso sull'isola di San Tommaso, comprendono i resti di un antico insediamento tracio risalente alla Prima Età del Ferro, antiche fosse rituali traci e un insediamento Proto Bizantino (Tardo-romano) del V-VI secolo d.C. , e un piccolo monastero medioevale, più precisamente del XII-XIV sec., periodo del Secondo Impero Bulgaro (1185 - 1396/1422).

L'isola di San Tommaso è collocata a nord della foce del fiume Ropotamo, nella Baia di Arkutino, ed è attualmente parte della Ropotamo Natural Preserve. Foto: Museo Nazionale di Storia della Bulgaria

L'esplorazione archeologica dell'isola di San Tommaso nel Mar Nero è stata effettuata secondo i severi requisiti del Ministero dell'Ambiente e delle Acque della Bulgaria, poiché l'isola fa parte della Ropotamo Natural Preserve.

L'isola di San Tommaso giace a sole 0,2 miglia nautiche (circa 370 metri) dalla terraferma bulgara, al largo della costa di Primorko, sul Mar Nero. Foto: Municipalità di Sozopol

L'esplorazione stessa dell'isola e la ricerca archeologica subacquea nella Baia di Arkutino sono finanziate dal Ministero della Cultura della Bulgaria.

"Circa un secolo fa, l'isola è stata fotografata da un aero e le foto mostravano i contorni del piccolo monastero", ha detto su Air TV il subacqueo Tencho Tenev, che è stato responsabile della spedizione subacquea.

Il Museo Nazionale di Storia della Bulgaria, a Sofia, ipotizza che probabilmente ci sono più antiche fosse rituali traci sull'isola di San Tommaso, al largo della costa del Mar Nero, in Bulgaria, Primorsko, oltre alle due che sono state scoperte.

Frammenti di antiche anfore rinvenute nelle fosse indicano che furono utilizzate dagli antichi Traci per rituali sacrificali a partire dal V secolo a.C.

"I reperti esposti indicano che un grande santuario marittimo si trovava sull'isola di San Tommaso", dice il Museo, riferendosi a quella che era una piccola penisola del Mar Nero in quel momento.

"Il posto è stato scelto per una precisa ragione, dal momento che si trovava proprio al largo dell’antica strada che collegava Sozopol (Apollonia Pontica, Sozopolis) a Costantinopoli (all’epoca antica colonia greca di Byzantium o Byzantion)", aggiunge il Museo.

Le rovine recentemente dissotterrate del piccolo monastero che esisteva nel dodicesimo-quattordicesimo secolo sull'isola di San Tommaso. Foto: Museo Nazionale di Storia della Bulgaria

La prima e unica precedente spedizione archeologica sull'isola di San Tommaso, in Bulgaria, nel Mar Nero iniziò nel 1955.

Allora gli archeologi portarono alla luce le rovine di una piccola chiesa e alcuni edifici ausiliari. Ora, la spedizione archeologica del 2018 ha ipotizzato, sulla base di quella ricerca, le rovine di quello che era un piccolo monastero medievale.

L'isola di San Tommaso si trova al largo della costa della località bulgara del Mar Nero di Primorsko (che più recentemente ha fatto notizia per la scoperta dell'Antico tesoro tracio d'oro di Primorsko).

L'isola di San Tommaso nel Mar Nero ha un territorio totale di 0,012 chilometri quadrati (12 ettari o 3 acri).

Si trova a soli 0,2 miglia nautiche (circa 370 metri) dalla terraferma e a nord della foce del fiume Ropotamo, nella baia di Arkutino, attualmente parte della Ropotamo Natural Preserve.

È anche conosciuta come Snake Island/Isola dei Serpenti (da non confondere con la Snake Island ucraina - o Serpent Island - nel Mar Nero settentrionale) a causa del gran numero di serpenti d’acqua grigi che la abitano.

La Bulgaria conta solo alcune piccole isole al largo delle sue coste nel Mar Nero (sei, sette o otto a seconda della definizione di un'isola e se le isole ora artificialmente collegate alla terraferma vengono contate.)

Molte di queste erano apparentemente delle penisole, e praticamente tutta la costa del Mar Nero in Bulgaria vanta straordinarie scoperte archeologiche sottomarine, proprio grazie all’inabissamento parziale o totale della costa nella preistoria, nell'antichità e nel medioevo.

Altrimenti, la più notevole delle isole bulgare del Mar Nero, negli ultimi anni, è stata l'isola di Sant'Ivan al largo della costa di Sozopol, che è conosciuta per il suo monastero Paleocristiano/Proto Bizantino dove nel 2010 furono rinvenute le reliquie di San Giovanni Battista, e l'isola di Sant'Anastasia vicino a Burgas con il suo monastero tardo medievale.

Un'altra intrigante storia di archeologia subacquea recentemente collegata al Mar Nero, è stata l'ipotesi che una grande isola affondata esistesse nella zona sud-occidentale, vicino alla costa odierna della Bulgaria e della Turchia.

Un’antica nave romana affondata 2000 anni fa, è stata recentemente scoperta sul fondo del Mar Nero in acque territoriali bulgare dalla spedizione internazionale “M.A.P.”, oltre a diverse dozzine di altri relitti di Età antica, medievale e moderna.

L'antica fortezza tracia affondata, recentemente scoperta presso l'isola di San Tommaso aggiunge un altro grande punto di riferimento archeologico sottomarino per la costa del Mar Nero bulgaro.

Il prof. Ivan Hristov del Museo Nazionale di Storia della Bulgaria, a Sofia, è un ricercatore di lunga data di siti archeologici lungo la costa bulgara del Mar Nero, tra cui un certo numero di insediamenti e fortezze completamente o parzialmente affondati.

Recentemente ha pubblicato un libro basato su 8 anni di ricerche sul campo di fortezze e insediamenti sulla costa meridionale del Mar Nero della Bulgaria odierna, o quella che una volta era Haemimontus, provincia di Bisanzio.

Il libro è intitolato "Mare Ponticum. Fortezze costiere e zone portuali nella Provincia di Haemimontus, V-VII secolo d.C.", e tratta la provincia di Haemimontus del primo Impero bizantino nella Tarda Antichità e nell'Alto Medioevo.


Rocca di Cambio. Dinosauri a Monte Cagno

ROCCA DI CAMBIO (AQ). DINOSAURI A MONTE CAGNO
Riconosciuto il notevole interesse culturale del sito che conserva le impronte del più grande dinosauro teropode rinvenute sul territorio italiano.

Si è concluso pochi giorni fa l'iter con il quale, su proposta della Soprintendenza per L'Aquila e cratere, è stato dichiarato il notevole interesse culturale del sito paleontologico caratterizzato dalle impronte di un grande dinosauro, su una parete calcarea sub verticale del Monte Cagno, nel comune di Rocca di Cambio (AQ).
L’eccezionale scoperta, fatta dai ricercatori Fabio e Giulio Speranza risale al 2006, ma solo nel 2017, grazie alla tecnologia della fotogrammetria digitale con drone, è stato possibile completare lo studio scientifico realizzato da un team di tecnici dell’INGV e da paleontologi esperti in icnologia della Sapienza - Università di Roma.
Le impronte appartengono a uno o più teropodi, dinosauri bipedi carnivori che risalgono al Cretacico inferiore, più precisamente all’Aptiano, circa 125-113 milioni di anni fa.
L’impronta di un dinosauro “accovacciato” in posizione di riposo, di circa 135 cm di lunghezza, ha permesso di valutare la dimensione del teropode: un esemplare enorme, il più grande di quelli oggi noti in Italia.
Sulla superficie dello strato sub verticale si riconoscono numerose altre impronte tra cui quelle lasciate da un esemplare in movimento.
Le orme di Monte Cagno aprono importanti novità sulle specie di dinosauri presenti nel territorio italiano, sulla loro ecologia e le possibili rotte di migrazione. Le impronte dei dinosauri sono la testimonianza infatti di migrazioni dei dinosauri dal grande continente di Gondwana (che riuniva Africa, Sud America, Antartide, India e Australia) verso le piattaforme carbonatiche intraoceaniche (ambienti simili alle attuali Bahamas) presenti nell'oceano Tetide.
"I passi successivi - afferma la Soprintendente Alessandra Vittorini - vedranno il lavoro congiunto della Soprintendenza, della Regione Abruzzo, del Comune di Rocca di Cambio, dell’Ente Parco Naturale Regionale Sirente-Velino e dei ricercatori dell’INGV e della Sapienza-Università di Roma che hanno condotto gli studi specifici. Già nei mesi scorsi si erano attivati i primi contatti istituzionali, in base ai quali la Soprintendenza aveva preso l'impegno di attivare il percorso di riconoscimento di interesse culturale, che si è rapidamente concluso. Ora lavoreremo tutti insieme per un progetto finalizzato alla valorizzazione e alla fruizione del sito, anche in funzione delle potenzialità divulgative e turistiche.".
Il decreto di dichiarazione di notevole interesse culturale è stato emanato dal Segretariato regionale, a seguito delle valutazioni e dell'approvazione della Commissione regionale MIBACT per il patrimonio culturale dell’Abruzzo.
L'istruttoria e la proposta di dichiarazione sono state curate dal funzionario paleontologo Maria Adelaide Rossi e dal funzionario geologo Silvano Agostini (della Soprintendenza ABAP Abruzzo), nell'ambito della collaborazione attivata con la Soprintendenza per L'Aquila e cratere.
Per saperne di più:
P. Citton, M. Romano, R. Carluccio, F. D’Ajello Caracciolo, I. Nicolosi, U. Nicosia, E. Sacchi, G. Speranza and F. Speranza - The first dinosaurtrack site from Abruzzi Monte Cagno, Central Apennines, Italy, in CretaceousResearch
January 2017 DOI: 10.1016/j.cretres.2017.01.002
INGV - Abruzzesi le nuove impronte di Dinosauro https://www.youtube.com/watch?v=oVzIZsviu9o 
Come da MiBACT, redattore Renzo De Simone

Ritrovamenti strutture sotterranee ad Accumoli

Ritrovamenti strutture sotterranee ad Accumoli

"Durante i lavori per la realizzazione della pista di cantiere necessaria alla rimozione delle macerie nel comune di Accumoli (RI) sono state rinvenute strutture sotterranee nella parte alta del centro storico.

L'Unità di Crisi regionale del Lazio e la Soprintendenza archeologia Belle Arti e paesaggio stanno verificando le corrette modalità di intervento per la salvaguardia del ritrovamento, assicurando al contempo la continuità delle operazioni di rimozione macerie".

Come da MiBACT, redattore Giovanni Coviello


Ricordo del prof. Mario Sabattini, sinologo

È scomparso lo scorso 20 dicembre, all’età di 73 anni, Mario Sabattini, figura autorevole di sinologo, protagonista della crescita in Italia degli studi sulla Cina e Professore Emerito dell’Università Ca’ Foscari.

Primo tra gli studiosi della sua generazione, Sabattini seppe intuire fin dagli anni Settanta l’importanza che la società, la cultura e l’economia della Cina avrebbero assunto di lì a pochi anni sulla scena mondiale, riuscendo a cogliere la necessità di predisporre contenuti e percorsi di studio adeguati alla realtà futura.

Dopo aver insegnato a Roma, dove si era formato, Mario Sabattini giunse a Venezia nel 1970: grazie al suo carisma personale, che nasceva in modo spontaneo da un background culturale vastissimo e multidisciplinare, iniziò ad aggregare intorno a sé un gruppo di giovani studiosi entusiasti, dando così vita alla scuola sinologica veneziana.

Egli seppe coniugare alla rigorosa sperimentazione nel campo un rapporto diretto e costruttivo con i suoi sempre più numerosi studenti, che ne riconoscevano con grande rispetto e apprezzamento l’indiscussa autorevolezza. In molti di loro il ricordo delle lezioni di lingua, di letteratura e di storia della Cina da lui impartite resta segno indelebile di una felice iniziazione agli studi cinesi, favorita maieuticamente da un docente di grande spessore umano e intellettuale.

Mario Sabattini si è costantemente speso con entusiasmo e alta professionalità anche per l’avanzamento degli studi orientalistici in generale e per l’affermazione di Ca’ Foscari quale centro di riferimento culturale e accademico in Italia e nel mondo. Direttore del Seminario di Letteratura Cinese dal 1979 al 1991 e, successivamente, del Dipartimento di Studi Indologici ed Estremo-orientali, è stato Presidente del Corso di laurea in Lingue e Letterature Orientali e Preside della Facoltà di Lingue e Letterature Straniere, nonché senatore, membro del Consiglio d’Amministrazione e Prorettore sotto più amministrazioni.

Studioso di fama nazionale e internazionale, ha contribuito in modo significativo non solo alla diffusione della cultura cinese in Italia, ma anche alla promozione della conoscenza della cultura italiana in Cina, ricoprendo dal 1999 al 2003 la carica di Direttore dell’Istituto Italiano di Cultura presso l’Ambasciata d’Italia a Pechino.

In campo scientifico, Mario Sabattini ha sempre mostrato grande passione per lo studio della civiltà cinese nei suoi diversi aspetti, traendone lo stimolo per approfondite ricerche in ambiti quali la storia cinese antica e moderna, la critica letteraria, la traduzione di testi classici e contemporanei in poesia e in prosa, l’evoluzione della narrativa cinese e, soprattutto, lo sviluppo del pensiero estetico in Cina. In quest’ultimo campo, in particolare, ha ottenuto grande risonanza internazionale ed è riconosciuto unanimemente come uno dei maggiori esperti al mondo dell’opera di Zhu Guangqian e dell’introduzione del crocianesimo in Cina.

Non si può poi non ricordare l’opera pionieristica da lui svolta nello studio della lingua e della letteratura thai, e nell’analisi comparativa tra questa e la lingua cinese; la sua grammatica in italiano di lingua thai è una delle pochissime pubblicazioni del genere esistenti al mondo.

Divulgatore attento, oltre che studioso insigne, ha prodotto anche volumi rivolti ai non specialisti, e organizzato a Venezia le due più grandi mostre italiane sulla civilta cinese antica, nel 1983 e nel 1986.

Il rispetto e l’amore per la cultura del passato, in tutte le sue forme e manifestazioni, la capacità di farne tesoro e utilizzarla come base per la lettura del presente e per l’impegno nel futuro in Mario Sabattini non sono limitati al campo sinologico, ma costituiscono il perno di un coinvolgimento intellettuale poliedrico e totale in senso pienamente umanistico. La passione per la musica classica e l’opera lirica in particolare, per il cinema e la cultura dei nostri tempi, l’interesse per le vicende storiche dal lontano passato al presente e per le problematiche sociali e politiche contemporanee, fino all’entusiasmo per le nuove tecnologie informatiche e multimediali, sono tutti aspetti costitutivi di una personalità ricca e complessa, vera e propria incarnazione di un “letterato” cinese, un wenren moderno prestato sì alla sinologia, ma comunque legato a una visione a tutto campo della conoscenza.

I versi del poeta Huang Zhongze 黃仲則 (1749-1783), da lui tradotti, cantando la vera ricchezza sembrano proprio riferirsi alla sua personalità:

Come il lavoro, il cibo in vita ti mantiene, se hai anche il liuto e i libri però povero non sei.

Magda Abbiati e Federico Greselin

Testo da Ufficio Comunicazione Università Ca’ Foscari Venezia

L’Università Ca’ Foscari a Venezia, foto di Stefano Remo, daWikipediaCC BY-SA 3.0.


L'ultimo segnale della sonda Cassini

L’ultimo segnale della sonda Cassini
Il contributo di Sapienza e i risultati scientifici di un viaggio spaziale durato 20 anni: dall’esplorazione di Saturno alla scoperta dei mari di Titano

venerdì 15 settembre 2017
ore 14.00 (ora italiana)
Alle 14 ora italiana del 15 settembre le antenne australiane della NASA riceveranno l’ultimo segnale radio della sonda Cassini, partito un’ora e 23 minuti prima dagli strati più alti dell’atmosfera di Saturno. Pochi secondi dopo la sonda si disintegrerà per effetto delle potenti forze aerodinamiche dovute alla grande velocità (30 km/s – la distanza Roma Milano verrebbe percorsa in 20 secondi).
A dare il “Goodbye kiss” alla sonda, per la Sapienza è volato negli Stati Uniti il professor Luciano Iess, che ha partecipato al progetto fin dalle fasi preliminari al lancio.
Durante le fasi finali della missione, iniziate il 26 aprile di quest’anno, Cassini è passata 22 volte vicinissima a Saturno, permettendo di gettare luce per la prima volta sulla struttura interna del gigante gassoso e di rivelare l’età dei suoi anelli. Giusto ieri i ricercatori di Sapienza hanno presentato al team Cassini gli ultimi e rivoluzionari dati ricevuti.
Cassini ha iniziato il suo viaggio il 15 ottobre 1997, con un lancio spettacolare dal poligono di Cape Canaveral. La missione, guidata dalla NASA con importanti contributi dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) e della European Space Agency (ESA), aveva il compito di esplorare il sistema di Saturno, con le sue molte lune e i suoi anelli. Giunta a Saturno il primo luglio 2004 dopo una lunga fase di crociera, Cassini ha iniziato una complessa sequenza di orbite che hanno permesso di visitare tutti i satelliti e osservare da vicino il pianeta e i suoi anelli.  Le scoperte sono andate ben oltre le attese. A queste Sapienza ha contribuito con un ruolo di primissimo piano, grazie alla realizzazione di due importanti strumenti di bordo (il radar e il traslatore di frequenza, costruiti da Thales Alenia Space Italia) e al raggiungimento di risultati scientifici tra i più importanti della missione.
Un primo traguardo è stato raggiunto già nel 2002, quando la sonda si trovava ancora tra Giove e Saturno, con la misura del ritardo nella propagazione dei segnali radio causata dalla gravità solare. A tutt’oggi questa è la più accurata conferma sperimentale della teoria einsteniana della relatività generale.
Durante il tour del sistema di Saturno, Cassini ha reso possibile la scoperta di mari e laghi di idrocarburi liquidi sulla superficie di Titano, la seconda luna del sistema solare per dimensioni, nonché la determinazione della struttura interna del satellite e la scoperta di un nucleo roccioso di circa 2000 km di raggio composto da silicati idrati. Grazie alla misura delle maree di Titano, è stata rivelata l’esistenza di un oceano di acqua liquida sotto la crosta ghiacciata del satellite. La batimetria dei mari della luna mostra come questi raggiungano la profondità di 170 m.
Nel 2014 è stato poi rilevato una grande quantità di acqua liquida nella regione polare meridionale di Encelado (pari a circa 240 volte il lago di Garda), al di sotto della fredda crosta ghiacciata (-190° C) della piccola luna (252 km di raggio). Il fatto che l’oceano “poggi” su una base di rocce e di silicati costituisce una sede ideale per lo sviluppo di reazioni chimiche complesse, quali quelle necessarie per la vita.
I membri del team scientifico di Cassini e i loro gruppi di gruppi di ricerca operano presso il Dipartimento di Ingegneria meccanica e aerospaziale, sotto la guida del professor Luciano Iess, e il Dipartimento di Ingegneria elettronica e delle telecomunicazioni con il professor Roberto Seu. “In più di dieci anni nell’atmosfera di Saturno, Cassini ha visitato tutte le principali lune del pianeta e prodotto una serie di straordinarie scoperte” sottolinea Luciano Iess “e l’eredità che lascia in dote alla comunità scientifica internazionale è immensa.”
The Grand Finale Toolkit - Nasa
 
La diretta
Testo da Settore Ufficio stampa e comunicazione SAPIENZA Università di Roma; Credit per le foto alla NASA.

Allievi SAF-ISCR di Roma e di Matera al lavoro “sul campo” nelle Marche

RESTAURO: I CANTIERI DIDATTICI DELLA SCUOLA DI ALTA FORMAZIONE
Gli allievi SAF-ISCR di Roma e di Matera al lavoro “sul campo”

Un’opera simbolo del sisma dello scorso anno e la messa in sicurezza di tanti altri beni del territorio delle Marche: accanto a opere in condizioni “estreme” tanti altri cantieri, dall’archeologia all’arte moderna, che coprono un ampio ventaglio di temi e problemi conservativi.  Ripartono il 4 settembre i cantieri didattici della Scuola di Alta Formazione dell’ISCR che vedranno impegnati gli allievi di entrambe le sedi di Roma e Matera.
Roma, Domus delle Terme degli stucchi dipinti presso Tor Vergata, particolare del pavimento in battuto cementizio
Misurarsi con i capolavori del nostro patrimonio e affrontare i problemi nella loro singolarità; sono questi due dei principali criteri che guidano la scelta delle opere su cui gli studenti della SAF-ISCR apprenderanno il mestiere di restauratore di beni culturali. E tra le opere prescelte per i cantieri estivi 2017 l’offerta di temi è particolarmente vasta sia per condizioni e complessità dei danni, che per ambito geografico e cronologico.
Si va dagli elmi di manifattura persiana del Museo Stibbert di Firenze o dal mosaico "battuto" della Domus delle Terme degli stucchi dipinti a Roma fino alla pittura del 20° secolo con le tele di Umberto Coromaldi, passando per il Medioevo della facciata del Duomo di Pisa, gli affreschi della sala capitolare di San Nicolò a Treviso, le preziose tavole di Antonio Vivarini da Venezia, fino agli stucchi barocchi di Santa Pudenziana a Roma.
Madonna col Bambino, terracotta dipinta, dalla chiesa di San Placido presso Ussita, presso i laboratori dell’ISCR, prima del restauro
Un’attenzione particolare è dedicata anche al patrimonio colpito dal terremoto dello scorso anno. Oltre alla continuazione dell’opera di pronto intervento e messa in sicurezza presso la Mole Vanvitelliana di Ancona (che vede presente l’ISCR sin dallo scorso novembre), gli allievi del primo anno avranno in cura il frammentario altorilievo in terracotta da San Placido di Ussita, la cui immagine della Madonna col Bambino è divenuta un malinconico simbolo dei rovinosi effetti del sisma.
10 progetti per 71 allievi da 2 sedi SAF, al lavoro su opere provenienti da tutto il territorio nazionale.
I cantieri in dettaglio
Pisa, paramenti esterni del Duomo; cantiere didattico estivo 2015
La collaborazione della SAF con l’Opera Primaziale del Duomo di Pisa è stata avviata nel 2013 e ha visto in questi ultimi anni gli allievi impegnati negli interventi sulle superfici esterne della facciata e dell’abside. Quest’anno è la volta della facciata laterale sud del Duomo: dopo la mappatura dello stato di fatto si procederà all’intervento che prevede la rimozione di giunti e integrazioni non idonee, la pulitura dei materiali lapidei, consolidamenti e reintegrazioni. Gli allievi e i loro docenti collaboreranno con i restauratori dell'Opera e avranno modo di vedere in anteprima i risultati dell'applicazione sperimentale dei nuovi consolidanti e protettivi formulati per il progetto europeo NanoCathedral 
Treviso, Sala capitolare del Convento di San Nicolò, affreschi di Tommaso da Modena: particolare della parete con la raffigurazione di due papi e un cardinale domenicani
Il Ciclo dei domenicani illustri dipinto nel 1352 da Tomaso da Modena nella sala capitolare del convento di San Nicolò a Treviso raffigura, con un realismo inedito per l’epoca, santi, papi, cardinali, teologi appartenenti all’Ordine domenicano, colti in meditazione o intenti nelle loro occupazioni presso lo scriptorium attivo nel complesso trevigiano. I quindici allievi della SAF lavoreranno al completamento del restauro avviato nel 2013 dalla Soprintendenza.  Il 4 settembre si terrà l’apertura ufficiale del cantiere didattico alla presenza di rappresentanti della Diocesi di Treviso e del MiBACT.
Roma, Cappella di San Pietro in Santa Pudenziana; ristabilimento dell’adesione dello strato di finitura degli stucchi
Le superfici decorate della cappella di San Pietro in Santa Pudenziana (Roma) sono state oggetto di una tesi di laurea SAF-ISCR nel 2015. Il lavoro allora compiuto dalla laureanda con il coordinamento della docente restauratrice ISCR ha inaugurato una sorta di procedura “virtuosa”: la tesi ha sviluppato la fase conoscitiva, il progetto generale ed eseguito il restauro completo del dipinto murale della lunetta di Giovanni Baglione, raffigurante San Pietro che celebra l'eucaristia in casa di Pudente, e un’area campione sugli stucchi della volta.  Il cantiere didattico estivo della SAF prosegue, sulle linee tracciate, il restauro degli stucchi della volta della cappella (attribuiti a Leonardo Reti), affrontando principalmente le gravi problematiche del ristabilimento dei difetti di adesione e coesione dei materiali costitutivi degli stucchi e l'alterazione dei materiali di restauro impiegati in precedenti interventi, mediante l'impiego di biotecnologie e di nuovi prodotti  nanometrici.
Duplice esperienza di lavoro, sia di primo intervento sullo scavo che attività di conservazione e restauro a carattere didattico, sarà quella presso uno degli ambienti del complesso monumentale “Domus delle Terme degli stucchi dipinti”, villa romana del I secolo d.C., rinvenuta fortuitamente nel 2013. Le pratiche conservative avverranno contestualmente allo scavo e saranno seguite dal rinterro temporaneo delle superfici al fine di contenere il danno dovuto a fattori ambientali ed antropici. L’obiettivo è mettere in sicurezza (anche in previsione di scavi o interventi futuri) un pavimento in cementizio con scaglie di pietra policroma e probabile rubricatura rossa, realizzato secondo una tecnica che consentiva effetti decorativi e cromatici senza raggiungere la preziosità del mosaico vero e proprio.
Tondo di scuola di Botticelli dalla Galleria Palatina di Firenze, restauro presso i Laboratori ISCR
Il polittico del Corpo di Cristo, concepito come monumentale tabernacolo per la cappella di San Tarasio presso San Zaccaria, è uno dei più importanti complessi pittorici e scultorei realizzati a Venezia nel XV secolo. Le due tavole dipinte da Antonio Vivarini sono state affidate alle cure all’ISCR all’inizio di quest’anno; la complessità dei loro problemi conservativi le ha rese ideali per l’attività didattica.
Polittico di Antonio Vivarini da San Zaccaria a Venezia, restauro presso i Laboratori ISCR
Durante il cantiere estivo gli allievi si dedicheranno alla reintegrazione pittorica che si presenta, per l’estensione e la tipologia delle lacune, particolarmente impegnativa e laboriosa.
Anche il tondo di scuola Botticelliana, proveniente dalla Galleria Palatina di Firenze, dotato di una preziosa cornice dipinta e dorata con perle ad intaglio, offriva una casistica di problemi conservativi che lo ha reso un “banco di prova” ottimale per gli allievi.  Durante il cantiere estivo gli studenti saranno impegnati sia sul dipinto, ove la reintegrazione pittorica si presenta difficile e complessa, sia sulla cornice dove sarà necessario riproporre la doratura di alcuni elementi del motivo decorativo a rilievo.
Ancona, Mole Vanvitelliana
La Mole Vanvitelliana di Ancona è lo spazio che accoglie i beni artistici feriti dal terremoto dello scorso anno, provenienti dalle aree marchigiane. È un deposito dove le opere vengono temporaneamente custodite, ma anche “soccorse” da funzionari e tecnici dell’ISCR, affiancati da colleghi degli uffici territoriali MiBACT. Alla squadra di restauratori attiva da marzo nelle operazioni di messa in sicurezza e pronto intervento sono stati affiancati a luglio gli allievi della SAF della sede di Roma e a settembre sarà la volta degli allievi della SAF sede di Matera. Le opere provengono nella maggioranza dei casi dalle chiese colpite, ma anche da musei civici e statali.  Gli allievi si occuperanno della messa in sicurezza e della stabilizzazione del degrado delle opere costituite da una vasta classe di materiali: dalle tavole alle tele e alle sculture lignee. È per loro, inoltre, di grande interesse il lavoro di catalogazione e riordino dei numerosi frammenti di dipinti murali che stanno giungendo dalle chiese nelle quali, dopo la messa in sicurezza statica, si sta lavorando al recupero delle decorazioni pittoriche.
Ciclo della pesca di Umberto Coromaldi; allievi al lavoro su La mattanza
Il pittore Umberto Coromaldi realizzò nel 1911, in occasione dell’Esposizione Internazionale di Belle Arti di Roma, il ciclo della Pesca. Dimenticato per circa un secolo in un magazzino, questo insieme di cinque grandi tele è stato di recente “riscoperto” e, per le pessime condizioni in cui versava, affidato nel 2015 agli esperti dell’Istituto. Gli allievi SAF si confrontano per questo cantiere estivo con una delle tele più problematiche del gruppo, La mattanza: accentuate deformazioni del supporto, estese lacune, attacchi biologici particolarmente evidenti. I risultati del lavoro su questa e altre due tele del ciclo (La sciabica e L’uscita a mare) saranno presentati in occasione della mostra in programma per marzo 2018 negli spazi dell’ex Carcere del San Michele.
Firenze, Museo Stibbert, elmo con camaglio di manifattura persiana
Quattro preziosi elmi con camaglio di manifattura persiana datati dal 17° al 18° secolo, in acciaio dorato o argentato e con raffinate decorazioni incise o ageminate; è questo il cantiere estivo che si concentrerà sul restauro delle opere in metallo. Per stato di conservazione, materiali costitutivi e la gran varietà di tecniche esecutive anche questi manufatti costituiscono una “palestra” ideale per gli allievi restauratori. Provengono dal Museo Stibbert di Firenze, istituzione con la quale si è instaurata da oltre un decennio una collaborazione ormai consolidata da tanti progetti condivisi.
Madonna col Bambino, terracotta dipinta, dalla chiesa di San Placido presso Ussita, ricoverata presso la Mole Vanvitelliana di Ancona
La sua immagine, in innumerevoli frammenti blu e rossi che emergono dalle macerie, l’ha resa un simbolo dolente del disastro del terremoto dell’agosto 2016. La Madonna col Bambino dalla Chiesa di San Placido (nei pressi di Ussita) è un altorilievo a grandezza naturale in terracotta dipinta, di datazione incerta. Dopo la schedatura e la messa in sicurezza presso la Mole Vanvitelliana di Ancona, l’opera è stata trasferita nei laboratori romani dell’ISCR. Gli allievi SAF saranno alle prese con la complessa fase del riassemblaggio dei frammenti e la restituzione della forma dell’opera mentre si approfondiranno gli studi storici e scientifici, anche attraverso lo svolgimento di indagini, per la redazione del progetto di completamento del restauro, inclusivo di un supporto strutturale che ne assicuri la massima sicurezza.
Ancona, Mole Vanvitelliana
Anche nel mese di luglio si sono svolti cantieri didattici, su La mattanza di Coromaldi, sulla fontana del Nettuno di Bologna e presso la Mole Vanvitelliana di Ancona che proseguono nel mese di settembre. Si è invece concluso durante il mese di luglio il cantiere presso il Convicinio di Sant’Antonio a Matera.
Presso la Scuola di Alta Formazione (SAF) dell'ISCR sono attivi i seguenti Percorsi Formativi Professionalizzanti (PFP):
PFP 1: Materiali lapidei e derivati, superfici decorate dell’architettura
PFP 2: Manufatti lignei su supporto ligneo e tessile. Manufatti scolpiti in legno. Arredi e strutture lignee. Manufatti in materiali sintetici lavorati, assemblati e/o dipinti
PFP 4  Materiali e manufatti ceramici, vitrei, organici. Materili e manufatti in metalli e leghe
Fonte dati:
Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro - Roma
Tel 06 6723 6427 – 339 899 7459

Come da MiBACT, redattore Renzo De Simone


Torcello abitata, visite con gli archeologi al nuovo scavo

Continua il progetto ‘Voices of Venice’, che riscrive l’origine di Venezia

TORCELLO ABITATA, VISITE CON GLI ARCHEOLOGI AL NUOVO SCAVO

Fino al 12 agosto opportunità unica di riscoprire la storia dell’isola e degli insediamenti in laguna

 
VENEZIA – Lo scavo archeologico di Torcello apre le porte ai cittadini e ai visitatori. Gli archeologi di Ca’ Foscari organizzano infatti dal 4 al 12 agosto delle visite all’area, interessata in questa stagione dalle indagini sulle strutture di un edificio porticato, probabilmente del VII secolo.
Gli archeologi, destinatari di borse di ricerca del Dipartimento di Scienze Ambinetali, Informatica e Statistica, guideranno cittadini e visitatori attraverso la ricostruzione della storia complessa dell’isola di Torcello.  Lo scavo sarà aperto, con visite guidate gratuite, venerdì 4 agosto, alle ore 17.00, e sabato 5 agosto, con due turni alle 16.30 e alle 17.30. Si replica la settimana successiva, con viste giovedì 10 agosto, alle ore 17.00, venerdì 11 agosto, alle ore 17.00, e sabato 12 agosto, con due turni alle 16.30 e alle 17.30.
Per confermare la partecipazione è sufficiente mandare una mail a torcelloabitata@gmail.com, o un sms/WhatsApp al 3404856929. Si può anche recarsi direttamente in isola all’ora convenuta.
Informazioni aggiuntive sono disponibili alla pagina facebook dello scavo, “Torcello Abitata, Archeologia, Ecologia e Patrimonio Culturale”: (https://www.facebook.com/TorcelloAbitata/).
Condurre ricerche archeologiche presso l’isola di Torcello, considerata la sua ricchezza di stratigrafia archeologiche conservate nel sottosuolo, riserva sempre inattese sorprese. Il nuovo scavo archeologico avviato da parte dell’Università Ca’ Foscari Venezia nella nell’isola, presso quello che era il Canal Grande di Torcello, non fa eccezione.

La storia delle origini di Torcello e Venezia potrebbe subire ancora qualche aggiustamento dai dati emersi nelle nuove campagne di scavo archeologico e confrontandoli con quelli emersi nelle precedenti, eseguite dal 2012 presso la chiesa Basilica di Santa Maria Assunta.
Il ritrovamento più suggestivo che aiuta a ricostruire la vita dei primi torcellani è quello di una “città” in legno” databile tra il IX e il XII secolo. Un abitato altomedievale costituito da confortevoli case in legno, probabilmente a due piani, dove a piano terra si sviluppavano le attività artigianali e commerciali e lo stoccaggio di merci e al primo piano si svolgeva la vita della famiglia. Affacciate su canali e costruite sopra una grande piattaforma di argilla che serviva a rialzare e isolarle termicamente, le case si affacciavano sull'acqua, che era l'unica via di comunicazione tra un settore e l'altro della città. Tra un edificio e l'altro vi erano cortili, funzionali alle attività da svolgere all'aperto, che si sviluppano intorno a “pozzi alla veneziana”, che sfruttavano un complesso sistema di filtri per utilizzare l’acqua piovana.
Nel 2017 si stanno indagando più approfonditamente le strutture di un altro edificio porticato, probabilmente di VII secolo. Sembra trattarsi di un antichissimo “magazzino” legato alle strutture portuali altomedievali. Qui si stanno ritrovando molte anfore africane e mediterranee, a conferma della vocazione portuale dell’isola.  Si tratta di un sistema di magazzini, organizzati lungo un ampio molo, dove si poter attraccare, scaricare e conservare le merci.
Lo scavo permette nuove riflessioni sulla storia di Venezia e sul ruolo di Torcello. Le ipotesi suggeriscono di rivedere la storia della nascita di Venezia che è sicuramente più complessa della leggenda che riporta come Torcello fosse fondata dagli abitanti di Altino in fuga dai Barbari. Verosimilmente il fiorire di Torcello è legato ad una realtà più complessa, dove lo spostamento delle funzioni commerciali, la gestione della manodopera (schiavi e lavoratori) e i cambiamenti ambientali hanno determinato un insediamento del tutto peculiare.
Acqua, Fango e Legno: questi sono gli elementi su cui si soffermano gli archeologi per ricostruire le origini dell’abitato e comprendere i delicati equilibri ecologici.
La particolarità di questo scavo è che qui archeologi, archeometri e restauratori lavorano fianco a fianco all’interno di un moderno cantiere archeologico i cui obiettivi sono la ricostruzione puntuale della storia archeologica dell’isola e la verifica di fattibilità di un Parco Archeologico “Live” ad Impatto zero, raccontato mentre si scava.
Il progetto  di ricerca è finanziato con fondi europei,  provenienti dalla progetto “Voices Of Venice”, MSCA-IOF 2017, nr. 632800, e con fondi diretti di Ca’ Foscari per il sostegno delle attività archeologiche.  Le ricerche prevedono la collaborazione del Dipartimento di Antropologia dell’Università di Stanford, California e del Dipartimento di archeologia dell’Università di Reading, Regno Unito.
Lo scavo, realizzato in regime di concessione ministeriale, è reso possibile grazie all’impegno del Comune di Venezia, che ha reso disponibile il terreno a titolo gratuito e si è operato per la promozione delle indagini.  Fondamentale è il ruolo di coordinamento della Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio per il Comune di Venezia e la sua Laguna.
Le attività beneficiano del preziosissimo aiuto delle istituzioni culturali locali di Torcello: il Museo archeologico di Torcello (Citta Metropolitana di Venezia), il complesso monumentale della basilica di Santa Maria Assunta (Patriarcato di Venezia), e del centro Studi Torcellani.
Il sostegno e l’entusiasmo dei cittadini di Torcello  è, però, il riconoscimento più grande del lavoro degli archeologi, che hanno la straordinaria opportunità di operare in uno dei luoghi più fragili e più ricchi della storia dell’intera laguna veneziana.
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Unite4Heritage: proseguono attività addestramento delle forze di polizia dei Paesi a rischio

I Carabinieri della Task Force “Unite4Heritage” (“Caschi Blu della Cultura”), del Comando Tutela Patrimonio Culturale, impiegati nell’ambito dell’Operazione “Inherent Resolve/Prima Parthica”, proseguono nelle attività di addestramento delle forze di polizia dei Paesi a rischio

In particolare a:
- Baghdad si è concluso da pochi giorni il III Corso Tutela Patrimonio Culturale per il personale appartenente al «Tourism and Antiquities Security Directorate» del Ministero degli Interni iracheno nonché per funzionari impiegati presso l’«Iraqi State Board of Antiquities and Heritage» del Ministero della Cultura e delle Antichità;
- Erbil si è concluso oggi il I Corso Tutela Patrimonio Culturale per le forze di polizia e per esperti in beni culturali della regione curda.
Continua con successo l’attività della Task Force Carabinieri “Unite4Heritage” (“Caschi Blu della Cultura”) nell’ambito delle attività di cooperazione multilaterale e bilaterale del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale (TPC). I corsi di addestramento in “Cultural Heritage Protection”, impartiti dal 2016 a Baghdad, vedono ora impegnati i Carabinieri anche con una nuova sessione addestrativa a Erbil.
Dall’1 al 13 luglio u.s., è stato svolto a Baghdad il III Corso “Cultural Heritage Protection” a favore di 23 unità appartenenti al «Tourism and Antiquities Security Directorate» del Ministero degli Interni iracheno, impegnati in attività di intelligence ed investigazioni nello speciale settore, nonché a funzionari impiegati presso l’«Iraqi State Board of Antiquities and Heritage» del Ministero della Cultura e delle Antichità. Questo intervento segue un’ulteriore attività formativa che ha visto la partecipazione dei “Caschi Blu” italiani del TPC: il workshop “Archaeological sites at risk: conservation and management Archaeological topography”, organizzato dall’«Iraq Italian Institute of Archaeological Sciences»,  tenutosi a Baghdad dal 23 al 27 aprile scorso.
Oggi, invece, a Erbil, si è concluso, con la cerimonia di consegna dei diplomi, il I Corso “Cultural Heritage Protection”, organizzato a favore delle forze di polizia curde, di esperti in beni culturali e di accademici locali. Sono state formate 28 unità, sviluppando, attraverso la condivisione della quasi cinquantennale esperienza del TPC nell’affrontare le minacce al patrimonio culturale e nel contrastarne il traffico illecito, peculiari competenze nella difesa dello straordinario patrimonio culturale di quell’antichissima regione.
Durante il corso, l’esperienza diretta dei “Caschi Blu della Cultura”, tuttora impiegati nelle aree del centro Italia colpite dai recenti eventi sismici, ha costituito un esempio concreto per delineare le difficoltà incontrate e le relative soluzioni nella tutela del patrimonio culturale in situazioni emergenziali in cui è stato possibile far rilevare la convergenza tra la protezione e la messa in sicurezza dei beni culturali in caso di emergenze naturali e le precauzioni e procedure da adottare nei periodi del pre e post conflict e nelle situazioni d’emergenza prodotte dall’uomo.
L’attuale impegno del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale in Iraq rientra tra le attività propedeutiche al progetto, in corso di finalizzazione con l’UNESCO e con il Governo iracheno, che prevede l’invio in quel Teatro Operativo, di esperti della Task Force italiana “Unite4Heritage”, al fine di supportare quelle Autorità a prevenire il saccheggio dei siti archeologici e il conseguente traffico di beni culturali, anche grazie alla realizzazione di un database dei reperti trafugati, sul modello della Banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti, gestita dal TPC.
Alla cerimonia di fine corso, presso la locale Accademia di Polizia, è intervenuto quel Comandante, Major General Muhammad Dilshad, il Comandante della Polizia Regionale Curda, Major General Abdullah Kaylani, il Comandante Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, Generale di Brigata Fabrizio Parrulli, il Comandante del Contingente dell’Esercito Italiano ad Erbil, Col. Stefano Scalabroni, il Console italiano a Erbil, Dottoressa Serena Muroni e rappresentanti dell’Ufficio UNESCO in Iraq.
Roma, 27 luglio 2017

Come da MiBACT, redattore Renzo De Simone


Dai denti da latte, l’identikit dei nascituri romani del II secolo d.C.

Dai denti da latte, l’identikit dei nascituri romani del II secolo d.C.

Una ricerca della Sapienza ha analizzato lo smalto dei denti decidui, rinvenuti nella necropoli di Velia, per ricostruire la vita prenatale ai tempi dell’impero romano. Lo studio è pubblicato su Plos ONE

L’analisi della microstruttura istologica dello smalto dei denti decidui, su un campione di bambini dell’epoca romana, fornisce informazioni importanti sui tempi e sulle modalità di sviluppo fetale della popolazione di quel periodo.
Lo smalto prenatale, studiato in relazione con il successivo sviluppo postnatale costituisce il principale oggetto di ricerca del progetto condotto da un team della Sapienza in collaborazione con il Museo delle Civiltà di Roma, l’Université di Toulouse III e l’University College London. La ricerca, realizzata per la Sapienza da Alessia Nava e coordinata da Alfredo Coppa nell’ambito del corso di dottorato in Biologia ambientale ed evoluzionistica, è pubblicata sulla prestigiosa rivista PLoS ONE.
I denti umani sono importanti archivi paleobiologici che raccontano la storia di un individuo; quelli decidui, la cui formazione comincia già dai primi mesi in utero, possono costituire l’unica finestra di conoscenza sullo sviluppo intrauterino, un momento cruciale nella vita, che ha inevitabili ricadute sulla salute anche in età adulta.
A oggi molti studi si sono focalizzati sulle porzioni di smalto dei denti decidui sviluppate dopo la nascita, ma è l’analisi delle porzioni prenatali che è cruciale nella conoscenza dello sviluppo intrauterino: permette infatti di identificare eventuali eventi stressanti e può rivelare informazioni utili circa lo stato di salute della madre durante la gravidanza.
I dati ottenuti da un campione di 18 denti decidui su una popolazione della necropoli di Elea-Velia (I-II secolo d.C., Salerno) dell’Impero Romano sono stati utilizzati per la realizzazione di un solido modello statistico che permette di calcolare in maniera semplificata i tassi medi di crescita dei denti da latte e di stimare la percentuale di bambini nati prematuri in popolazioni archeologiche. “Il modello statistico impiegato in questo studio – spiega Alessia Nava – conferisce una validità metodologica ai risultati ottenuti e apre innumerevoli scenari di ricerca meritevoli di approfondimento”.
In particolare il confronto tra i tassi di crescita media giornaliera in queste popolazioni e quelli osservabili in bambini di epoche moderne, cresciuti in un ambiente a stretto controllo medico, rivela sorprendentemente che lo sviluppo è più variabile e mediamente più alto nei bambini di epoca romana rispetto a quelli di oggi.

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Salgono a 53 i siti UNESCO in Italia

FRANCESCHINI: SALGONO A 53 I SITI UNESCO IN ITALIA
Le antiche faggete e le Opere di difesa veneziane iscritte nella lista del Patrimonio dell'Umanità

Salgono a 53 i siti italiani iscritti nella lista del Patrimonio dell'Umanità dell'Unesco. Dopo il riconoscimento attribuito ieri a un insieme di dieci antiche faggete italiane per una superficie di 2127 ettari nel contesto del sito ambientale transazionale delle Foreste primordiali dei faggi dei Carpazi e di altre regioni d'Europa, la 41° sessione del Comitato del Patrimonio Mondiale, in corso a Cracovia, ha iscritto nella Lista del Patrimonio Mondiale dell'Unesco il 53° sito italiano. Si tratta delle "Opere di difesa veneziane tra il XVI ed il XVII secolo: Stato di Terra - Stato di mare occidentale", un sito seriale transnazionale presentato nel 2016 dall'Italia insieme con Croazia e Montenegro all'Unesco a Parigi. Il sito raccoglie un insieme straordinario dei più rappresentativi sistemi difensivi alla moderna realizzati dalla Repubblica di Venezia, progettati dopo la scoperta della polvere da sparo e dislocati lungo lo Stato di Terra e lo Stato di Mare. Per decisione del Comitato del Patrimonio Mondiale, entrano a far parte del sito Unesco le opere di difesa presenti a Bergamo, Palmanova, Peschiera del Garda per l'Italia, Zara e Sebenico per la Croazia, Cattaro per il Montenegro.
"Questo importante risultato - dichiara il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, Dario Franceschini - conferma il forte e pluriennale impegno dell'Italia nell'attuazione della Convenzione del Patrimonio Mondiale Unesco. Un'opera preziosa che consente al nostro Paese di mantenere il primato del numero di siti iscritti alla Lista e di esercitare un notevole ruolo nella diplomazia culturale nel contesto internazionale".
La candidatura è il risultato di un lungo e complesso lavoro di équipe. Coordinata a livello centrale dal MiBACT, ha visto la partecipazione di studiosi di chiara fama così come delle più alte cariche istituzionali e dei servizi tecnici dei Comuni coinvolti, dei rappresentati delle altre istituzioni territoriali insieme con gli uffici periferici del MiBACT. Una nutrita delegazione italiana era presente a Cracovia al momento della proclamazione. Oltre alla Rappresentanza Permanente d'Italia presso l'Unesco, erano presenti tutti i protagonisti del progetto di candidatura: il MiBACT, i Sindaci dei Comuni coinvolti, esperti e tecnici che hanno partecipato al lungo lavoro intrapreso fin dal 2008.
Roma, 9luglio 2017
Ufficio Stampa MiBACT
Le Opere di difesa veneziane tra il XVI e XVII secolo Stato da Terra -  Stato da Mar occidentale
Breve descrizione
Le Opere di difesa veneziane tra il XVI e XVII secolo Stato da Terra -  Stato da Mar occidentale sono costituite da sei componenti fortificate situate in Italia, Croazia e Montenegro, che formano un sistema esteso per oltre mille chilometri tra la Regione Lombardia in Italia, e la costa orientale adriatica. La serie nel suo complesso rappresenta una significativa rappresentazione tipologica delle fortificazioni costruite dalla Serenissima tra il XVI e il XVII secolo, un periodo molto importante nella lunga storia della Repubblica di Venezia. Inoltre il sistema è rappresentativo delle modalità di intervento, dei progetti, dei nuovi criteri riconducibili all’architettura militare "alla moderna" poi diffusa in tutta Europa.
L'introduzione della polvere da sparo ha comportato importanti trasformazioni delle tecniche e dell'architettura militare, cambiamenti che si riflettono nella progettazione delle fortificazioni  denominate alla moderna. Gli apparati difensivi dello Stato di Terra (a protezione della Repubblica dai potentati europei del nord-ovest) e dello Stato di Mare (a difesa delle rotte marittime e dei porti, dal Mare Adriatico fino a Levante) erano entrambi necessari per proteggere l'assetto territoriale ed il potere della Repubblica di Venezia.
Durante il Rinascimento, il vasto e strategico territorio della Serenissima fu lo spazio ideale per sostenere la nascita dei sistemi bastionati o ‘alla moderna’; già concepite in un’ottica di rete estesa e innovativa, la opere di difesa create dalla Repubblica di Venezia sono di eccezionale importanza storica, architettonica e tecnologica.
Gli elementi di Eccezionale Valore Universale sono molteplici: dalle colossali operazioni di scavo per i percorsi ipogei, alle realizzazione di complessi manufatti che riflettono i nuovi requisiti costruttivi messi a punto tra XVI e XVII dai tecnici della Repubblica. Al valore del sito, contribuisce fortemente il contesto paesaggistico in cui si inseriscono le sei componenti, ciascuna in grado di offrire notevoli suggestioni visive all’interno del proprio contesto; inoltre gli elementi della serie inseriti all’interno di tessuti urbani medievali preesistenti o interessati da interventi riconducibili a più recenti periodi storici (del periodo ottomano e napoleonico) hanno mantenuto chiaramente la loro matrice veneziana e ciascuna opera testimonia ancora oggi la propria funzione tattica nell’ambito del sistema complessivo.
Criteri
Criterio (iii): Le opere di difesa veneziane alla moderna costituiscono un'eccezionale testimonianza dell’architettura militare che si è evoluta tra XVI e XVII secolo e che ha interessato territori vasti e le loro interazioni. Nel loro insieme le componenti testimoniano la presenza di una rete difensiva unica tra Stato da Terra e Stato da Mar occidentale incentrato sul Mare Adriatico storicamente conosciuto come Golfo di Venezia. Tale progetto difensivo ebbe connotazione civile, militare e urbane che si estesero oltre il bacino mediterraneo spingendosi a Oriente.
Criterio (iv): Le difese veneziane presentano tutte le caratteristiche del sistema fortificato alla moderna (sistema bastionato) testimoniando i mutamenti che furono introdotti successivamente all'introduzione della polvere da sparo. Nel loro insieme, i sei elementi dimostrano in modo eccezionale le caratteristiche di un progetto difensivo concepito sulla base di grandi capacità tecniche e logistiche, di moderne strategie di combattimento e dei nuovi requisiti architettonici applicati diffusamente nelle difese dello Stato da Terra e del settore occidentale dello Stato da Mar.

Come da MiBACT, Redattore Renzo De Simone