Collezioni che dialogano tra loro attraverso esposizioni di reperti e momenti di confronto. Prende il via il nuovo progetto che vedrà i Musei Vaticani collaborare con alcune tra le più importanti istituzioni nazionali ed internazionali. L’iniziativa Collezioni in dialogo vede come protagonista il Museo Egizio di Torino che fa volare a Roma un importante simbolo del suo museo. Dal 4 dicembre e fino al 30 giugno 2019, la statua di Amenhotep II che fino ad ora non è mai uscita dalla collezione egizia del museo torinese, troverà una sua temporanea collocazione all’interno del Museo Gregoriano Egizio del Vaticano.

Il progetto si inserisce all’interno di una più ampia collaborazione tra le due istituzioni che da anni hanno intrapreso un ampio dialogo culturale, avviando una collaborazione scientifica che ha messo al primo posto la conservazione e la ricerca. Il Vatican Coffin Project e il Progetto Sekhmet sono due importanti progetti internazionali che hanno già all’attivo numerose pubblicazioni, convegni internazionali e mostre.

La statua di Amenhotep II, sovrano della XVIII dinastia, fine XV secolo a.C., è un capolavoro della statuaria monumentale faraonica entrò a far parte della collezione di Bernardino Drovretti, Console generale di Francia, e venne acquistata dai Savoia nel 1824.

“Per il Museo Egizio, porre la ricerca e lo studio alla base della sua attività istituzionale, significa anche mettere al centro il dialogo tra le istituzioni museali. – dichiara il Direttore Christian Greco – Il dialogo e la collaborazione con i Musei Vaticani è stato avviato più di quattro anni fa, con il Vatican Coffin Project, nell’ambito della ricerca che il Museo conduce sui sarcofagi del III Periodo Intermedio, e testimoniato poi con l’esposizione del sarcofago restaurato di Butehamon, in occasione dell’inaugurazione del nuovo allestimento nell’aprile del 2015. Il prestito della statua di Amenhotep II, uno degli esempi più importanti della statuaria regale del Nuovo Regno, è un’altra tappa del dialogo tra le nostre collezioni”. 

La scultura è stata posizionata nella prima sala del Museo Gregoriano Egizio e per l’occasione è stata allestito anche un progetto espositivo che richiama l’ingresso monumentale di un tempio egizio simboleggiante l’orizzonte del cielo. Il faraone, come dio Sole, appare all’orizzonte e illumina il mondo creato, portando ogni giorno la vita che si rinnova.

“Un capolavoro – dichiara il Curatore Alessia Amenta – raccontato nel suo valore simbolico più profondo al grande pubblico dei Musei Vaticani attraverso un originale allestimento: il faraone inginocchiato nell’atto di offrire agli dei celebra il principio fondante della cultura egizia, vale a dire la rivalsa della caducità dell’uomo attraverso la regalità legittimata”.

“Ogni collezione museale è uno spazio di dialogo. – afferma il Direttore Barbara Jatta – Per questo abbiamo deciso di consacrare dei luoghi privilegiati per evidenziare la ricerca attraverso il “dialogo” in tutte le sue accezioni. In questo primo appuntamento è il Museo Gregoriano Egizio e la statua di Amenhotep II è il simbolo di una rinnovata ma consolidata politica di apertura culturale”.