Consumo di pesce nella dieta dei primi abitanti dell'Alaska

29 Agosto 2016
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Un nuovo studio, pubblicato su PNAS, ha evidenziato come il consumo di pesci d'acqua dolce fosse importante per i primi abitanti dell'Alaska, nella Beringia dell'Era Glaciale.

Lo studio ha preso in considerazione 17 focolari presso il fiume Tanana, in Alaska. Lo studio ha quindi ritrovato le prime prove di utilizzo di salmone anadromo nelle Americhe, almeno 11.800 anni fa, e che il pesce fosse parte delle diete indigene 11.500 anni fa.

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"Biologicamente impraticabile" il percorso accettato per il popolamento delle Americhe

10 Agosto 2016

Le aperture dei percorsi di migrazione in Nord America, secondo il nuovo studio. Credit: Mikkel Winther Pedersen
Le aperture dei percorsi di migrazione in Nord America, secondo il nuovo studio. Credit: Mikkel Winther Pedersen

Secondo un nuovo studio, pubblicato su Nature, il percorso normalmente accettato per spiegare il popolamento delle Americhe sarebbe stato "biologicamente impraticabile".

Foto odierna del corridoio che 13 mila anni fa sarebbe stato privo di ghiacci. Credit: Mikkel Winther Pedersen
Foto odierna del corridoio. Credit: Mikkel Winther Pedersen

Secondo la teoria attualmente accettata, le prime popolazioni a raggiungere le Americhe lo fecero attraverso un ponte di terra che passava per Siberia e Alaska, ma dovettero aspettare l'arretramento dei ghiacci nell'attuale Canada, creando un corridoio verso sud. Il nuovo studio ha quindi effettuato un tentativo di ricostruire l'ecosistema al tempo dell'arretramento dei ghiacciai. Sono quindi giunti alla conclusione che lo stesso avrebbe potuto essere attraversato a partire da 12.600 anni fa, ma prima non sarebbe stato possibile, a causa della mancanza di risorse cruciali per i cacciatori raccoglitori (piante, legno, animali e quindi cacciagione, ecc.).

Questo significa che - prima di 12.600 anni fa - i cacciatori raccoglitori dovettero arrivare in America per un altro percorso più a sud, probabilmente lungo la costa del Pacifico. Chi fossero questi cacciatori raccoglitori è oggetto di discussione: si ritiene si tratti degli appartenenti alla cultura Clovis, che apparve per la prima volta 13 mila anni fa, e il nuovo studio afferma come il corridoio fosse al tempo completamente impraticabile. Altri ritengono vi siano stati gruppi precedenti.

Secondo gli autori dello studio, che si tratti degli appartenenti alla cultura Clovis o di altri, semplicemente il passaggio tramite il corridoio non era possibile all'epoca indicata. Il corridoio lo si pensa lungo 1500 km, ad est delle Montagne Rocciose nell'odierno Canada occidentale.

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Alaska: due manufatti di metallo eurasiatico precedente il contatto con gli Europei

8 Giugno 2016
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Due manufatti in bronzo piombato, ritrovati nell'Alaska nord occidentale, costituirebbero la prima prova dell'arrivo nel Nord America preistorico di metalli provenienti dall'Asia.

Sulla base della tradizione orale e di altri ritrovamenti, la scoperta non costituirebbe una sorpresa. Si tratterebbe di una lega prodotta da qualche parte in Eurasia, e quindi scambiata in Siberia e poi - attraverso lo stretto di Bering - presso gli Inuit ancestrali, anche noti come cultura Thule, in Alaska.

In particolare, i due reperti di rame in lega con stagno e piombo (bronzi piombati, appunto), fanno parte di un ritrovamento di sei manufatti da scavi presso il sito di Capo Espenberg, nella penisola di Seward in Alaska. Qui vi erano le case dei Thule. I manufatti risalgono al Tardo Periodo Preistorico (che per l'area indica il 1100-1300 d. C.) e predatano dunque il contatto continuato con gli Europei, che risale invece al diciottesimo secolo.

Reperti in metallo non sono qui ritrovati facilmente, poiché venivano utilizzati fino ad essere completamente consumati: non sono dunque facilmente preservati. I due manufatti sono un grano cilindrico e una parte di una cintura. Un frammento di cuoio legato a quest'ultima è stato datato a 500-800 anni fa col radiocarbonio, ma il metallo potrebbe essere anche più antico. Gli altri quattro reperti metallici sono: un amo in rame, un ago in rame, un frammento di foglio in rame e un'esca per la pesca in osso con occhi in ferro. I manufatti sono presentati in un nuovo studio, pubblicato sul Journal of Archaeological Science.

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I cacciatori raccoglitori delle Isole Sanak e l'ecosistema locale

17 Febbraio 2016
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La presenza umana nel Golfo occidentale dell'Alaska cominciò quasi diecimila anni fa, ma non si comprende ancora molto l'integrazione e l'impatto sull'ecosistema dei foraggieri umani.
Un nuovo studio, pubblicato su Nature - Scientific Reports, ha esaminato questo aspetto della presenza umana nelle isole Sanak, un gruppo orientale dell'arcipelago delle Aleutine, appartenente allo stato americano dell'Alaska. Si è giunti alla conclusione che, nonostante il fatto che l'uomo sia un predatore supergeneralista, i comportamenti di quegli abitanti delle Aleutine ebbero un carattere stabilizzatore per l'ecosistema.
Al contrario di altri studi che non hanno considerato il ruolo giocato dagli umani, questo li ha valutati come parte integrante dell'ecosistema. Per qualcosa come settemila anni, gli abitanti delle Aleutine si sono nutriti in maniera varia, toccando un quarto delle specie presenti (più di qualsiasi altro predatore) e passando dalle alghe a carnivori come i leoni di mare. Inoltre, quando una fonte di cibo diventava scarsa, questi foraggieri sceglievano fonti alternative. In queste situazioni, le estinzioni sono rare.
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Popolazioni di animali estinti e scomparsa dei fossili

10 Febbraio 2016

Resti di mammuth ucciso da umani, presso LaPrele Creek nella Contea di Converse, Wyoming, 13.000 anni fa circa. Credit: Danny Walker and Wyoming State Archaeologist's Office Photo
Resti di mammuth ucciso da umani, presso LaPrele Creek nella Contea di Converse, Wyoming, 13.000 anni fa circa. Credit: Danny Walker and Wyoming State Archaeologist's Office Photo

Un'analisi statistica mostra ampie variazioni nei tassi coi quali le ossa degli antichi animali americani vengono perdute.
Molte più testimonianze fossili di animali come mammuth, mastodonti, cammelli, cavalli e bradipi terricoli si sono perdute negli Stati Uniti continentali, rispetto all'Alaska e alle aree nei pressi dello Stretto di Bering.
Chiaramente, nelle regioni artiche la conservazione delle ossa è facilitata dalle temperature più basse e dal permafrost, mentre più a sud molte più ossa vengono perse. La conseguenza è che nello stimare le popolazioni di questi animali estinti bisogna tener conto di questi fattori.
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Ritrovati i relitti dall'incidente che coinvolse la flotta baleniera nel 1871

6 Gennaio 2016
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Nel Settembre del 1871 si verificò presso la costa settentrionale dell'Alaska un incidente che coinvolse ben 33 navi della flotta baleniera americana. Queste rimasero intrappolate nel ghiaccio artico: i 1200 marinai coinvolti furono poi salvati da sette navi.

L'area dei rilevamenti. Credit: NOAA
L'area dei rilevamenti. Credit: NOAA

Sebbene non sia morto nessuno, l'episodio costituì un durissimo colpo per l'industria baleniera. La flotta del New Bedford (Massachussets) fu particolarmente colpita, perdendo gran parte dei vascelli. In conclusione, a questo evento si ricollega probabilmente il declino dell'industria baleniera americana.
Una piccola ancora e altri reperti. Credit: NOAA
Una piccola ancora e altri reperti. Credit: NOAA

Sulla base dei rilevamenti, facilitati dallo scioglimento dei ghiacci a causa del cambiamento climatico, i resti di due relitti e parti di altri vascelli sono stati identificati. Molti i reperti, pure: ancore, zavorre, viti e vasi per ricavare l'olio di balena, ecc. I relitti sono ancora infestati dalla fauna marina: è possibile vedere granchi, ma soprattutto mitili. Nonostante questo e le condizioni del ghiaccio, gli studiosi ritengono che i relitti siano in condizioni tutto sommato buone.
Link: NOAA; The Guardian; Washington Post; National GeographicLive Science; History; USA Today.
Il disastro della flotta baleniera del 1871, The Boston Globe - The Boston Globe, Apr. 11, 1915 issue, p. 33. Da WikipediaPubblico Dominio, caricata da Cbaer.
 


Preistoria: habitat interconnessi ed estinzioni della megafauna

2 Novembre 2015
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Un nuovo studio ha preso ancora in esame le relazioni tra mammuth lanosi e altri animali della megafauna, con l'ambiente e i cambiamenti climatici di millenni addietro. La ricerca ha preso in esame resti fossili per gli ultimi 40 mila anni, nel North Slope dell'Alaska. Lì la presenza umana non sarebbe stata molto rilevante, per cui non li si può considerare la causa delle estinzioni.
Questi animali riuscirono a reggere a lungo cicli di boom e declino demografico, determinati dall'intervallarsi di brevi periodi di clima caldo, fino al momento dell'aumento del livello dei mari.
Per gli autori dello studio, comprendere l'estinzione delle specie nel passato è importante per poterle prevenire oggi: gli animali mantennero la loro resilienza fino a quando i loro habitat rimasero interconnessi. Con il salire del livello dei mari, questo venne meno. Una lezione da tener presente anche oggi.
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Due neonati, stazionamento in Beringia e popolamento delle Americhe

26 Ottobre 2015
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La Beringia, il ponte di terra che univa Siberia e Alaska, diede vita ai primi coloni dell'Emisfero Occidentale, anche se la caratterizzazione genetica di quelle popolazioni è sempre rimasta oscura. Ora si è decifrato il materiale genetico da due neonati di 11.500 anni fa, seppelliti insieme nel campo di Upward Sun River in Alaska. Questi sono successivi la fine della colonizzazione di pochi millenni appena.
I dati rilevati nello studio suggeriscono una maggiore diversità genetica nella prima Beringia rispetto ad oggi, e supporterebbero il modello della fermata in Beringia (Beringian standstill model), per il quale i Nativi Americani discenderebbero da popolazioni asiatiche che si sarebbero fermate in Beringia per un massimo di diecimila anni, per poi spostarsi rapidamente nelle Americhe attorno ai 15 mila anni fa almeno.
In otto siti esaminati si sono ritrovate poi tutte le principali discendenze di Nativi Americani, che indicano la presenza di questi nella prima popolazione in Beringia.
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I Paleoindiani pescavano salmone già 11.500 anni fa in Alaska

21 Settembre 2015
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Nel Nord America gli umani avrebbero cominciato a pescare salmone già nell'Era Glaciale. Queste le conclusioni alle quali è giunto uno studio che ha preso in esame il sito dell'Upward Sun River in Alaska, dove si sono ritrovate ossa di salmone keta (Oncorhynchus keta) datate a 11.500 anni fa. Il salmone è stato ritrovato anche in un focolare all'interno di una struttura abitativa.
Si tratta di una scoperta importante, perché si ritiene che i Paleoindiani praticassero soprattutto caccia grossa. Inoltre lo sfruttamento del salmone, quando questo risale la corrente per riprodursi, sarebbe avvenuto già verso la fine dell'Era Glaciale. Le ossa di pesce si presentano come una sfida per gli studiosi, perché a causa della loro dimensione e fragilità non si conservano bene e sono poco rappresentate negli studi.
La ricerca in questione è importante anche per comprendere le economie paleoindiane dell'epoca. Lo sfruttamento del salmone rimane importante, culturalmente ed economicamente, per i foraggiatori preistorici del Pacific Rim Settentrionale, con implicazioni riguardanti anche l'utilizzo del territorio e le espansioni. Tuttavia le origini di queste attività non sono note. Sulla base dei risultati ottenuti nello studio, si ritiene queste siano cominciate almeno nella fase terminale del Pleistocene.
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Scoperto il campo dei sopravvissuti della Neva, in Alaska

9 Settembre 2015
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La Neva, era un vascello mercantile inaugurato nel 1802 come Thames, e acquistato nel medesimo anno dalla Russia. La nave partecipò alla prima circumnavigazione russa del mondo, e affondò in una spedizione successiva nel 1813, presso l'isola di Kruzof in Alaska.
Dei 75 membri dell'equipaggio ne sopravvissero 73: il salvataggio avvenne un mese dopo l'incidente. Non si è però mai ritrovato il relitto della nave: gli studiosi sono però riusciti a localizzare nuovamente il campo dove si trovavano i sopravvissuti. Molti i manufatti scoperti, diversi dei quali creati in condizioni di emergenza dai sopravvissuti.
Link: National Science Foundation; The History BlogDaily Mail; Live Science 1, 2
Porto di St Paul sull'isola di Cadiack con la Neva sullo sfondo, da WikipediaPubblico Dominio, caricata da Russavia (Drawn by Capt Lisiansky, engraved by I. Clark. Published by John Booth, Duke Street, Portland Place, London, 1 March 1814 - http://jcb.lunaimaging.com/luna/servlet/detail/JCB~1~1~1662~2430002:Harbour-of-St--Paul-in-the-Island-o).