L'università di Udine individua il sito di Gaugamela nel Kurdistan Iracheno

Una battaglia che ha cambiato la storia e un sito che per secoli è rimasto sconosciuto.

Nel Kurdistan Iracheno, luogo rimasto inesplorato per decenni a causa della complessa situazione politica, la missione archeologica dell’Università di Udine guidata dal professor Daniele Morandi Bonacossi avrebbe identificato il sito della storica battaglia di  Gaugamela con l’attuale Gomel.

Veduta di siti archeologici scoperti dalla Missione Archeologica dell’Università di Udine nel Kurdistan settentrionale.

“Land  of Niniveh”, la missione italiana che è presente in quest’area dal 2012 ed è composta da vari specialisti (archeologi, topografi, restauratori, archeobotanici, palinologi, esperti GIS), grazie all’utilizzo di nuove tecnologie sapientemente sostenute da un attento studio delle fonti antiche, filologia, GIS, remote sensing e lavoro sul campo, ha messo in evidenza prove scientifiche sufficienti per individuare il luogo in cui Alessandro Magno sconfisse l’esercito persiano.

Obiettivo della spedizione archeologica, composta ogni anno da 25 persone tra varie figure specializzate, è indagare la trasformazione del territorio dal Paleolitico fino al periodo islamico grazie ad una concessione di ricerca che copre  un’area di 3.000 kmq, una delle più ampie mai rilasciate in Iraq e che ha consentito al team di scoprire e mappare ben 1100 siti archeologici. Grazie alla fotogrammetria e alle riprese con drone, allo studio del materiale ceramico e agli scavi stratigrafici, il team friulano ha ricostruito la storia dell’insediamento e della demografia della regione che risulta essere una delle zone della Mesopotamia con più alto tasso di densità di siti archeologici.

Daniele Morandi Bonacossi sul campo presso il sito neo-assiro di Chamarash, sulla sponda orientale del lago artificiale di Eski Mosul

La mappatura dei siti è stata utile oltre che per la ricerca, anche per la tutela del patrimonio archeologico locale. L’inventario aggiornato è stato messo a disposizione delle autorità locali che sono così in grado di monitorare la situazione e proteggere i monumenti da vandalismi e altri danni causati dallo sviluppo urbano o dai lavori dell’agricoltura.

Ma le ricerche del team del Prof. Morandi si sono spinte ben oltre e hanno individuato il sito di una delle battaglie più importanti della storia antica, quella di Gaugamela (1° ottobre 331), dove la vittoria di Alessandro il macedone contro Dario III di Persia spianò la strada alla conquista delle grandi città achemenidi: Babilonia, Susa e poi Persepoli e Pesargade.

Operation 1, lavoro all’interno della tomba a camera rinvenuta durante gli scavi del 2018 nella necropoli di Tell Gomel, sito archeologico al centro della piana di Navkur (Kurdistan iracheno)

«La prova regina è lo studio filologico del toponimo del sito che scaviamo – spiega Morandi Bonacossi - oggi Gomel, derivante per corruzione dal nome di epoca medievale (IX sec. d.C.) Gogemal, che a sua volta è una storpiatura del nome greco di Gaugamela. La dizione greca deriva dal nome del sito di epoca assira Gammagara/Gamgamara, che troviamo in un’iscrizione cuneiforme celebrativa dell’epoca del re assiro Sennacherib (704-681 a.C.). A ulteriore conferma, le nostre ricerche archeologiche hanno dimostrato che il sito di Gomel che stiamo scavando era solo un piccolissimo villaggio rurale poco prima dell’arrivo di Alessandro in Oriente, ma fu rifondato proprio alla fine del IV secolo, contemporaneamente alla battaglia e da quel momento si sviluppò come un sito esteso e importante. Infine, nelle vallate montuose circostanti, troviamo una serie di monumenti rupestri con rilievi che potrebbero essere riconducibili alla presenza di Alessandro Magno. Due di questi potrebbero rappresentare proprio il condottiero a cavallo ed essere considerati monumenti celebrativi della vittoria di Gaugamela.  Un rilievo si trova in una valletta della montagna che domina il sito di Gomel, forse la montagna che, secondo le fonti, dopo la battaglia fu ribattezzata Monte Nikatorion, “il monte della vittoria”, mentre il secondo rilievo è ubicato a 20 chilometri di distanza dalla piana che abbiamo individuato come il campo di battaglia, in un sito dove già i re assiri avevano scolpito i loro volti».

Il progetto è importante oltre che per la valenza scientifica, anche per la cooperazione internazionale che porta avanti. Il Kurdistan, infatti, è una regione dell’Iraq confederato che, negli ultimi 40 anni è stata destabilizzata dalla guerra. Le missioni archeologiche che vi operano sentono come dovere morale contribuire al capacity building della regione, cioè alla formazione del personale locale nel campo della ricerca archeologica, della tutela, del restauro, della conservazione e della valorizzazione. Per questa ragione, grazie all’appoggio del Ministero Affari Esteri e cooperazione internazionale e dell’Agenzia italiana per la Cooperazione allo sviluppo, la missione dell’Università di Udine ha lanciato un programma di formazione del personale della Direzione delle Antichità del Kurdistan nelle tecniche di scavo, restauro, disegno dei materiali, antropologia e geoarcheologia, elaborando anche manuali didattici in curdo e ha donato un laboratorio di restauro archeologico al Museo Nazionale di Duhok , che, attualmente, è l’unico museo del Kurdistan a disporre di un laboratorio con due giovani formate per condurre le operazioni basilari di restauro.

Dettaglio di un blocco dell’acquedotto di Jerwan con iscrizione cuneiforme

Sempre nell’ottica della cooperazione, importante è il lavoro di tutela e valorizzazione che si sta facendo per il sistema d’irrigazione costruito dal re assiro Sennacherib nel 700 a.C. per portare l’acqua a Ninive e dintorni. Una rete di canali lunga 250 chilometri dotata di acquedotti (i primi acquedotti in pietra della storia), dighe, sbarramenti, argini, e una serie di monumentali rilievi rupestri fatti scolpire dal sovrano sulle montagne nel punto in cui veniva deviato il corso naturale dell’acqua. Un patrimonio culturale straordinario, unico, esposto agli agenti atmosferici, al vandalismo e distruzioni di ogni tipo, che la missione sta proteggendo anche attraverso l’elaborazione di un progetto che avrà come finalità la costituzione di un parco archeologico e l’inserimento nella lista dei beni UNESCO.

Secondo recenti studi, il Rilievo del Cavaliere sarebbe un rifacimento di età ellenistica di un precedente monumento assiro del complesso di Khinnis, realizzato per celebrare la grande vittoria ottenuta nel 331 a.C. da Alessandro Magno nella vicina Gaugam

«Ricerca, tutela, valorizzazione, formazione, restauri e cooperazione internazionale al centro di un progetto, dove l’archeologia diventa anche strumento di diplomazia culturale – come ha sottolineato Andrea Zannini, direttore del Dipartimento di Studi Umanistici e del Patrimonio culturale -  e con cui l'Università degli studi di Udine si conferma un Ateneo di assoluto rilievo internazionale per quanto riguarda l'archeologia del Vicino Oriente antico e il Dipartimento di Studi umanistici un dipartimento di eccellenza Ricerca sul campo, valorizzazione e protezione del patrimonio culturale costituiscono obiettivi inscindibili anche per ricostruire il tessuto sociale e civile di questi Paesi martoriati dalle guerre».


Un ritratto di Alessandro il Grande nella Casa del Fauno a Pompei

Il 333 a.C. rappresenta una data importante per la storia greca. Nel mese di novembre, infatti, l’esercito di Alessandro Magno sfidò quello del Gran Re di Persia Dario III nella famosa battaglia di Isso.

La regione è quella dell’Anatolia meridionale, e il luogo dello scontro era al confine tra la Cilicia e la Siria. Già Filippo II aveva inteso la guerra contro la Persia come una grande opportunità per espandere il proprio regno verso Oriente, ma lo scontro inevitabile era stato presentato ai Greci come una sorta di campagna punitiva contro gli scempi che Serse aveva compiuto durante la seconda guerra persiana (480-479 a.C.) e come un’impresa di liberazione delle città greche dell’Asia Minore sotto il dominio barbaro. Il figlio Alessandro ereditò questo compito e si impose come nuovo liberatore a capo della lega ellenica, accentuando con forza gli aspetti ideologici della conquista.

Battaglia di Isso. Mosaico proveniente dalla Casa del Fauno di Pompei. Foto: Alessandra Randazzo

I preparativi furono ultimati nella primavera del 334 a.C. quando l’esercito macedone attraversò l’Ellesponto. Il primo scontro avvenne presso il fiume Granico, in Frigia, nel giugno del 334 a.C. ma fu una vittoria abbastanza semplice con poche perdite macedoni. Si narra che Alessandro inviò dopo la battaglia vinta 300 armature persiane ad Atene perché fossero offerte alla dea in dono.

La dedica diceva: “Alessandro figlio di Filippo e i Greci, eccetto gli Spartani, dai barbari che vivono in Asia”. L’esercito avanzò senza troppi problemi lungo le coste dell’Asia Minore conquistando le città greche e sottomettendo le popolazioni locali. Solo Mileto e soprattutto Alicarnasso gli opposero resistenza, in quanto erano diventate avamposti persiani che il Gran Re aveva affidato al comandante rodio Memnone.

Ma Alessandro, forte di un esercito potente e deciso, proseguì lungo la costa attraverso la Licia e la Panfilia, per poi dirigersi verso l’interno per stabilire a Gordio, antica capitale dei Frigi, gli accampamenti invernali.

In questa città, narrano le fonti, recise un nodo (il famoso nodo di Gordio) che legava un giogo ad un carro, un gesto mistico che gli avrebbe assicurato, secondo una profezia, la conquista sull’Asia.

Con queste premesse divine, il condottiero macedone non ebbe troppi intoppi nella sua conquista dell’Asia. L’improvvisa morte di Memnone agevolò l’azione di conquista, spostando il combattimento nel novembre del 333 a.C. ad Isso. Già gli antichi storici in un’attenta analisi militare ritenevano il campo di battaglia di Isso sfavorevole per un esercito numeroso come quello persiano, favorendo quindi le forze macedoni più ridotte e agili. Il numero di uomini in campo, esagerato secondo la storiografia moderna, si doveva attestare con schieramenti di uomini  tra i 100.000-120.000 per i persiani e circa 30.000 uomini per i macedoni.

Battaglia di Isso/wikipedia commons -ph Marie Lan Nguyen

Di quello che avvenne in battaglia, un’immagine rivive scolpita nel tempo nel celebre e bellissimo mosaico chiamato “Battaglia di Isso” o “Mosaico di Alessandro”. L’originale è esposto oggi presso il Museo Archeologico di Napoli e la copia presso la Casa del Fauno di Pompei in cui Alessandro è raffigurato sul suo cavallo mentre raggiunge il re persiano che cerca invano di colpirlo con la lancia. Il mosaico romano si data attorno al 100 a.C., misura circa 582 × 313 cm e venne trovato nella sua posizione originale nella pavimentazione dell’esedra della casa del Fauno il 24 ottobre del 1831.

La ricchezza del mosaico non è altro che l’eco dello splendore generale dell’intera domus che risulta essere fra le case più sontuose dell’intera città, tanto da occupare un intero isolato ed estendendosi all’incirca su un’area di 3.000mq. L’abitazione nelle forme attualmente visibili è il risultato di due fasi costruttive risalenti al II sec. a.C.

Casa del Fauno, Pompei. Foto: Alessandra Randazzo

Tra gli ambienti più celebri per la ricchezza della decorazione, l’esedra distila aperta sul lato settentrionale della domus, famosa proprio per il ritrovamento del celebre mosaico di Alessandro. Il mosaico consta di circa 1 milione e mezzo di tessere e risulta essere una copia di un celebre dipinto realizzato dal pittore greco Filosseno di Eretria. Probabilmente i proprietari della domus dovevano avere rapporti con un atelier di origine alessandrina che si occupò anche dell’esecuzione dei restanti mosaici della casa, mentre una tesi poco accreditata vuole il mosaico un originale alessandrino saccheggiato dalla Grecia e portato a Roma.

Battaglia di Isso. Mosaico proveniente dalla Casa del Fauno di Pompei. Foto: Alessandra Randazzo

La scena si apre su un campo di battaglia completamente piatto e disseminato di resti del combattimento. Nella parte sinistra un albero morto, unico elemento paesistico, e nella parte centrale la scena principale occupata dai combattenti con al centro il carro da guerra di Dario. Alessandro irrompe a cavallo in un’apparizione quasi mistica da sinistra, i capelli risultano scomposti e divisi sulla fronte nella classica caratterizzazione del sovrano macedone, l’anastolè, e i grandi occhi spiritati  esprimono decisione. Lo sguardo porta uno sconquassamento nell’esercito nemico. Il campo di battaglia sembra lasciare spazio al passaggio del figlio di Zeus e Dario non può che guardarlo atterrito, indicando l’apparizione con la destra protesa. Molti persiani sono caduti e il carro non può che volgere alla fuga.

Battaglia di Isso. Mosaico proveniente dalla Casa del Fauno di Pompei. Foto: Alessandra Randazzo
Battaglia di Isso. Mosaico proveniente dalla Casa del Fauno di Pompei. Foto: Alessandra Randazzo

Sembra uno scenario completamente atemporale, quasi divino. Il cielo vuoto è solcato da lunghe saette che mostrano come la situazione stia per cambiare. La disposizione delle varie figure in armi sembra dare quasi un senso di prospettiva su un fondo neutro e la vivacità viene data dal colore delle tessere che rimbalza di continuo sui volti, sui corpi dei personaggi, dei cavalli e delle armature.

Nella motivazione del committente sicuramente una voglia di imitazione di qualche corte ellenistica, motivata anche dal ritrovamento nella casa di una corniola con testa di Alessandro. È forte il desiderio di imitazione dei grandi saloni ellenistici a cui rimandano altre scene decorative con soggetto nilotico.

Nel settembre del 1843 il mosaico fu trasferito a Napoli.


Conferma del collegamento tra Anfipoli e Alessandro Magno?

5 - 10 Marzo 2016
Se è tornati a discutere di Anfipoli, nella sala cerimoniale della Scuola di Filosofia dell'Università Aristotele a Tessalonica. Katerina Peristeri, a capo degli scavi, ha risposto alle domande dal pubblico.
A suscitare particolare interesse, a 20 mesi di distanza dalla scoperta della tomba, inoltre, il ritrovamento di un fregio in marmo di Taso che - secondo gli esperti - potrebbe ritrarre Alessandro Magno mentre trasporta le armi di un compagno morto (Efestione). L'opera sarebbe comunque indicativa dell'epoca nella quale è stata prodotta, e l'elmo sarebbe tipicamente macedone. Il ritrovamento, effettuato a 120 metri dal peribolo del tumulo, è stato presentato dall'archeologo italiano Antonio Corso.

Link: Archaeology.wiki via ANA MPA; Greek Reporter 1, 2; Protothema.
Il ratto di Persefone ad Anfipoli, foto da WikipediaPublic Domain, caricato da Yann.


Dalle tombe, indizi sulla vita nella Puglia centrale preromana

11 gennaio 2016

Reperti del quarto secolo: vasi greci, oggetti utilizzati nei banchetti, armi in metallo. Credit: Source/Riccardi 2003
Reperti del quarto secolo: ceramica greca, oggetti utilizzati nei banchetti, armi in metallo. Credit: Source/Riccardi 2003

Dalle sepolture è spesso possibile ricavare molte e importanti informazioni, non solo sui costumi funerari, ma pure su quanto avveniva in vita agli appartenenti a una determinata cultura.
Una nuova ricerca, presentata da Bice Peruzzi al meeting annuale del 2016 dell'Archaeological Institute of America/Society for Classical Studies, ha esaminato le pratiche funerarie antiche nella Puglia centrale in epoca preromana, gettando al contempo luce su elementi come la mobilità sociale ed economica, il servizio militare, e le abitudini relative al bere per quelle comunità.
Ad esempio, dall'esame delle tombe tra il 525 e il 200 a. C., sarebbe possibile notare una forte stratificazione e gerarchia sociale. Già nella seconda metà del quarto secolo, però, nuovi gruppi sociali avrebbero avuto accesso alle cerimonie relative alle sepolture, in maniera considerevole.
Acquerello del diciannovesimo secolo che ritrae la Tomba delle Danzatrici. Credit: Source/Sena Chiesa and Arslan 2004
Acquerello del diciannovesimo secolo che ritrae la Tomba delle Danzatrici. Credit: Source/Sena Chiesa and Arslan 2004

Le tombe mostrerebbero anche una sorta di servizio militare, vista la presenza usuale di armi metalliche. A causa della forte influenza greca nella regione, l'autrice ha pure sottolineato la presenza di ceramiche e manufatti con quella origine, per il primo periodo considerato (525-300 a. C.). Nella loro varietà, i manufatti rispecchierebbero il ruolo che l'individuo sepolto aveva in quella società. Dalle raffigurazioni sui suddetti vasi, poi, che vedono spesso le donne protagoniste, sorgerebbero naturalmente domande sul ruolo che queste avevano.
Vi sono pure prove del riutilizzo delle tombe, per le quali c'era evidentemente una grande cura, nonostante rimanessero aperte e visibili solo per un breve periodo. Divenivano non solo luogo di sepoltura, ma di balli ed esibizioni correlate. Nel secondo periodo individuato (350-300 a. C.) i temi del banchetto, della guerra e delle donne continuano ad essere prevalenti, ed emergono nuove realtà sociali. Vasi a figure rosse di produzione appula sono spesso ritrovati nelle tombe, ma l'influenza greca è fortissima (con la raffigurazione di tragedie o delle vittorie di Alessandro Magno).
Insieme di reperti del terzo secolo a. C. Credit: Source/Riccardi 2003
Insieme di reperti del terzo secolo a. C. Credit: Source/Riccardi 2003

Nel terzo periodo considerato dalla ricerca (300-200 a. C.) emergono ampie tombe a camera, contenenti intere famiglie. I reperti mostrano invece ceramiche non decorate e prive di fondo, mentre le armi metalliche sono sostituite da ornamenti e accessori. In conclusione, secondo Bice Peruzzi sarebbe dunque possibile individuare importanti trasformazioni sociali nelle comunità della Puglia centrale preromana, a partire dall'evoluzione nelle pratiche funerarie, dai reperti e dal contesto archeologico inerente.
Testo sintetizzato e adattato da: EurekAlert! via University of Cincinnati (Photos by: Bice Peruzzi/provided).


Emirati Arabi Uniti: 500 tombe di duemila anni fa da Ed-Dur

28 Dicembre 2015
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500 tombe risalenti al 100 d. C. circa sono state scoperte a Ed-Dur, negli Emirati Arabi Uniti. Sono tutte rivolte a nord-est, tranne una a nord-ovest. Tra i reperti: perle, punte di freccia in ferro e bronzo, ceramiche, vetro, due aquile in pietra ritrovate presso un tempio vicino, spade, forni per cuocere il pane, grani per collane e monete dell'epoca di Alessandro Magno.
Ed-Dur, che è nella Lista provvisoria UNESCO dei siti che gli Stati membro vogliono considerare per la nomination a Siti Patrimonio dell'Umanità, è situata nell'emirato di Umm al-Quwain.
Link: The National; UNESCO
Umm al-Quwain, da WikipediaCC BY-SA 3.0, caricata da e di TUBS (TUBS - Own work This vector graphics image was created with Adobe Illustrator. This file was uploaded with Commonist. This vector image includes elements that have been taken or adapted from this:  United Arab Emirates location map.svg (by NordNordWest)).
 


Anfipoli: il tumulo di Kasta è un monumento a Efestione?

30 Settembre - 1 Ottobre 2015


Ad oltre un anno di distanza si torna a parlare di Anfipoli: Katerina Peristeri, a capo dei lavori, ha presentato durante una conferenza stampa la scoperta del monogramma di Efestione, ritrovato nel tumulo di Kasta.
Il monogramma sarebbe presente in tre iscrizioni, contratti per il progetto: la struttura potrebbe essere stata commissionata addirittura dallo stesso Alessandro Magno. Mihalis Lefantzis e Katerina Peristeri hanno poi sottolineato che questa sarebbe stata progettata e supervisionata da Dinocrate, il più grande architetto dell'epoca (o da Stesicrate).
Il monumento funerario in onore di Efestione sarebbe stato costruito sotto Antigono I Monoftalmo, che ne avrebbe dunque ricevuto i materiali. Le tre iscrizioni riportano infatti la parola "parelavon", ad indicare la ricezione. Potrebbe dunque trattarsi di una sepoltura simbolica, un heroon, e non della tomba: come sottolineato da Katerina Peristeri, non ci sarebbero infatti prove in tal senso. Plutarco afferma che, dopo la morte di Efestione, santuari in suo onore sarebbero stati eretti per il Paese da Dinocrate. Il luogo sarebbe poi stato utilizzato fino ad epoca romana. Non è stata offerta una spiegazione per i resti dei cinque scheletri ritrovati nella tomba.
Non mancano però ulteriori polemiche: Panayiotis Faklaris, professore associato all'Università di Salonicco, rigetta queste interpretazioni, ritenendole infondate e credendo la tomba appartenente a cittadini di Anfipoli.

Link: Protothema 1, 2, 3; Greek Reporter 1, 2; Ekathimerini via AFP; Ekathimerini; Daily Mail; The Telegraph; Archaeology.wikiArchaeology News Network via Associated Press; International Business Times.
Il ratto di Persefone ad Anfipoli, foto da WikipediaPublic Domain, caricato da Yann.


Anfipoli, polemiche a un anno dalle scoperte

13 Agosto 2015

Un anno fa il mondo si stupiva dei continui e straordinari ritrovamenti ad Anfipoli, che la resero un caso mediatico in tutto il mondo, e una delle principali scoperte del 2014.
Oggi, anche in conseguenza della crisi che ha colpito la Grecia, il progetto è congelato, e non è affatto chiaro chi fossero gli occupanti della tomba. Si è poi aperta una polemica tra chi ritiene la tomba di epoca romana e Katerina Peristeri, a capo degli scavi, che invece la data all'ultimo quarto del quarto secolo a. C., anche se sarebbe stata usata anche in epoca posteriore.

Link: EkathimeriniProtothemaArchaeology News Network via AFP
Il ratto di Persefone ad Anfipoli, foto da WikipediaPublic Domain, caricato da Yann.


Punto di svolta per l'identificazione di Filippo II di Macedonia?

20 - 21 Luglio 2015
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Siamo forse a un punto di svolta nella discussione riguardante i resti di Filippo II di Macedonia a Vergina? Un nuovo studio è giunto alla conclusione che le ossa ritrovate nella Tomba I (e non nella II, come finora indicato da molte, anche recentissime, ricerche) sarebbero da identificarsi in modo conclusivo come quelle del padre di Alessandro Magno.
A permettere agli autori di sostenere queste argomentazioni è stata l'analisi delle ossa nella Tomba I. L'anchilosi al ginocchio e il foro che lo attraversa si legano perfettamente a quanto sappiamo del sovrano macedone, che tre anni prima della morte, nel 339 a. C., fu colpito da una lancia in quel punto. La grave ferita, che gli fu quasi fatale, lo lasciò zoppo. Nel 336 a. C. fu poi assassinato da una delle sue guardie del corpo, e i motivi rimangono ancora poco chiari: gli successe il figlio, Alessandro il Grande.
La stima dell'età degli altri occupanti della tomba sarebbe inoltre coerente con quanto noto dalle fonti: vi sarebbe una donna, diciottenne, con un neonato. La giovanissima Cleopatra, settima moglie di Filippo, fu costretta da Olimpiade d'Epiro a impiccarsi, dopo che questa le aveva ucciso il figlio, nato pochi giorni prima dell'assassinio di Filippo.
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Ad ogni modo, neppure dopo quest'ultima analisi sembrano arrestarsi le discussioni tra studiosi, ancora divisi sulla collocazione del Sovrano macedone tra la Tomba I, saccheggiata già nell'antichità, e la Tomba II, trovata con tesori, armature, e i resti di un uomo carbonizzato, oltre che quelli di una donna. La Tomba I presenta anche una rappresentazione del Ratto di Persefone: la scena è stata ritrovata anche ad Anfipoli. Ad ogni modo le Tombe, scoperte nel 1977 a Vergina (in Italiano, Verghina, l'antica Aigai o Aegae in antichità) rientrano tra i siti patrimonio dell'umanità per l'UNESCO.
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Israele: nuovi splendidi mosaici da Huqoq

1 - 15 Luglio 2015
Huqoq mosaic with female face and inscription.  Photo by Jim Haberman.
Negli ultimi anni, da una sinagoga nell'antico villaggio israeliano di Huqoq sono venuti degli straordinari mosaici datati al quinto secolo a. C. I mosaici presentano elefanti, galli, o figure come Sansone con le volpi, ma pure immagini di donne circondate da putti, figure mitologiche, maschere teatrali e simboli di Bacco/Dioniso. Queste ultime sono raffigurazioni mai ritrovate in precedenza in altre sinagoghe. La scena di Sansone è stata invece ritrovata solo in un'altra sinagoga antica, mentre gli elefanti, che non sono presenti in alcuna storia biblica e forse non furono mai visti in Israele, non brillerebbero per realismo.
A rendere ulteriormente importante Huqoq è una rappresentazione che vedrebbe Alessandro Magno incontrare un alto rappresentante della classe sacerdotale ebraica. Si tratterebbe della prima rappresentazione di una scena non biblica all'interno di un'antica sinagoga. Non è ancora chiaro se vi sia una relazione tematica tra il mosaico di Sansone e quelli nella navata orientale.
Questa estate si sono scoperte nuove porzioni della scena suddetta e nuovi mosaici, risalenti sempre al tardo periodo romano, colonne leggere con foglie d'edera. Anche questi motivi vegetali rendono la sinagoga di Huqoq unica nel suo genere.
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Ancora dibattito sui resti della Tomba II a Vergina

11 Giugno 2015
Facade_of_Philip_II_tomb_Vergina_Greece
La discussione circa l'identità da attribuire ai resti ritrovati nella Tomba IIVergina (in Italiano, Verghina) non sembra placarsi. Per un'ultima ricerca, questi apparterrebbero proprio a Filippo II di Macedonia, padre di Alessandro Magno, e alla sua settima moglie di origine sciita.
Maria Liston, con delle dichiarazioni rilasciate a Live Science, afferma tuttavia che tale studio non sarebbe risolutivo, non confutando le tesi degli oppositori della posizione. Ad ogni modo, che si tratti di Filippo II o di Filippo III Arrideo, tutti concordano sulla straordinarietà della scoperta e del dibattito.
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