Nuove interpretazioni per il Mound 72 a Cahokia

5 Agosto 2016

Credit, Graphic: Julie Mahon
Credit, Graphic: Julie Mahon

Un nuovo studio, pubblicato su American Antiquity, ha preso in esame il Mound 72 (Tumulo 72) a Cahokia, confutando alcune precedenti interpretazioni. In particolare, la zona centrale con la sepoltura che si riteneva un monumento al potere maschile (nota come "beaded burial", sepoltura imperlata) presenterebbe invece tanto uomini quanto donne di alto rango.

Il tumulo fu scoperto nel 1967 da Melvin Fowler: contiene 5 fosse comuni (ognuna contenente da 20 a 50 corpi), con dozzine di altri corpi pure seppelliti individualmente o in gruppi, anche direttamente sopra le fosse comuni, per un totale di 270 corpi. Tutte le sepolture sarebbero da datarsi tra il 1000 e il 1200, all'apice della potenza di Cahokia: alcune sarebbero da riferirsi ad individui di alto rango.

Credit, Graphic: Julie Mahon
Credit, Graphic: Julie Mahon

Le interpretazioni di Fowler - relativamente a questi tumuli -divennero allora il modello sul quale tutti gli altri studiosi dell'area si basarono per comprendere lo status, i simbolismi e il ruolo dei sessi. La nuova ricerca rileva come alcune di queste interpretazioni si basassero su informazioni incomplete o erronee, in particolare per la sepoltura centrale di cui sopra. Le due figure centrali non sarebbero due maschi di alto rango circondati dai loro servi, ma un uomo e una donna; inoltre gli individui in totale sarebbero 12 e non 6. La disposizione dei reperti - a formare un uccello - fu riferita alla cultura guerriera maschile; quella che si trova a Cahokia, però, non sarebbe solo una nobiltà esclusivamente maschile, ma che vede la presenza di esponenti dei due sessi, con importanti ruoli per entrambi.

Il simbolismo al Mound 72 sarebbe perciò da riferirsi alla rigenerazione, alla fertilità e all'agricoltura, coerentemente con quanto già noto circa simbolismo e religione a Cahokia. All'arrivo di Spagnoli e Francesi qui, questi ritrovarono una società nella quale tanto gli uomini quanto le donne potevano avere uno status importante.


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Boom di popolazioni prima della domesticazione delle piante in Nord America

2 Agosto 2016

L'area coperta dallo studio. Credit: Elic Weitzel, University of Utah.
L'area coperta dallo studio. Credit: Elic Weitzel, University of Utah.

Un nuovo studio, pubblicato su Royal Society Open Science, è giunto alla conclusione che - cinquemila anni fa nella parte orientale del Nord America - la domesticazione delle piante, per ricavarne cibo, fu in ultima analisi determinata da un boom demografico con conseguente scarsità di fonti selvatiche di cibo.

Uno degli autori dello studio, l'antropologo Elic Weitzel, ha sottolineato come per la maggior parte della storia umana, le persone siano vissute grazie a fonti di cibo selvatiche: è solo di recente che si è avuto questo cambiamento.

La ricerca ha preso in esame le datazioni al radiocarbonio di manufatti provenienti da siti archeologici dell'area, esaminando non le economie agricole pienamente sviluppate, ma il precedente passo riguardante la domesticazione. Le prime piante ad essere domesticate qui furono zucche, girasoli, Iva annua, chenopodium berlandieri. Solo le prime due rimangono importanti oggi, anche se lo è pure la quinoa, alla quale l'ultima è relazionabile. Anche dopo le domesticazioni, queste popolazioni continuarono le loro attività di caccia e foraggiamento.

Almeno 11 eventi di domesticazione sono stati identificati nella storia dell'uomo, partendo da quella del frumento nella Mezzaluna Fertile, 11.500 anni fa. Quello relativo al Nord America orientale sarebbe il nono, e si verificò 5.000 anni fa in conseguenza del boom di popolazione verificatosi tra 6.900 e 5.200 anni fa. In questo modo, permisero l'emergere delle civilizzazioni nell'area. L'inizio della sedentarietà determina un'espansione delle comunità e di una serie di cambiamenti sociali.

A lungo, sono state due le teorie sugli esordi dell'agricoltura. Per la prima, la crescita delle popolazioni e scarsità di cibo determinarono la necessità di far crescere le colture per le quali già si svolgevano attività di foraggiamento. Per la seconda, le attività di sperimentazione cominciarono in tempi di abbondanza, quando queste non erano ancora immediatamente necessarie.

Gli antropologi dell'Università dello Utah, Brian Codding ed Elic Weitzel. Credit: University of Utah
Gli antropologi dell'Università dello Utah, Brian Codding ed Elic Weitzel. Credit: University of Utah

Lo studio "Population growth as a driver of initial domestication in Eastern North America", di Elic M. Weitzel, Brian F. Codding, è stato pubblicato su Royal Society Open Science.
Link: Royal Society Open ScienceEurekAlert! via University of Utah


Alaska: due manufatti di metallo eurasiatico precedente il contatto con gli Europei

8 Giugno 2016
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Due manufatti in bronzo piombato, ritrovati nell'Alaska nord occidentale, costituirebbero la prima prova dell'arrivo nel Nord America preistorico di metalli provenienti dall'Asia.

Sulla base della tradizione orale e di altri ritrovamenti, la scoperta non costituirebbe una sorpresa. Si tratterebbe di una lega prodotta da qualche parte in Eurasia, e quindi scambiata in Siberia e poi - attraverso lo stretto di Bering - presso gli Inuit ancestrali, anche noti come cultura Thule, in Alaska.

In particolare, i due reperti di rame in lega con stagno e piombo (bronzi piombati, appunto), fanno parte di un ritrovamento di sei manufatti da scavi presso il sito di Capo Espenberg, nella penisola di Seward in Alaska. Qui vi erano le case dei Thule. I manufatti risalgono al Tardo Periodo Preistorico (che per l'area indica il 1100-1300 d. C.) e predatano dunque il contatto continuato con gli Europei, che risale invece al diciottesimo secolo.

Reperti in metallo non sono qui ritrovati facilmente, poiché venivano utilizzati fino ad essere completamente consumati: non sono dunque facilmente preservati. I due manufatti sono un grano cilindrico e una parte di una cintura. Un frammento di cuoio legato a quest'ultima è stato datato a 500-800 anni fa col radiocarbonio, ma il metallo potrebbe essere anche più antico. Gli altri quattro reperti metallici sono: un amo in rame, un ago in rame, un frammento di foglio in rame e un'esca per la pesca in osso con occhi in ferro. I manufatti sono presentati in un nuovo studio, pubblicato sul Journal of Archaeological Science.

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Sostenibilità della raccolta delle ostriche nella Baia di Chesapeake

23 Maggio 2016

Deposito di ostriche dei Nativi Americani. Credit: Torben Rick
Deposito di ostriche dei Nativi Americani. Credit: Torben Rick

Le ostriche giocano un ruolo importante, influenzando la qualità delle acque, l'habitat di costruzione negli estuari, e fornendo cibo a umani e fauna. A causa della pesca intensiva, dell'inquinamento, delle malattie e del peggioramento dell'habitat, però, nella Baia di Chesapeake la loro presenza è diminuita in maniera drammatica.
Un nuovo studio, pubblicato su PNAS, ha preso in considerazione la raccolta delle ostriche nell'area su una scala millenaria, al fine di rivelare un modello sostenibile per il futuro. Si sono presi in considerazione diversi intervalli temporali: il Pleistocene (780-13 mila anni fa), l'occupazione preistorica da parte dei Nativi (3.200-400 anni fa), il periodo storico (400-50 anni fa) e i tempi moderni (dal 2000 al 2014). Ne è risultato che lo sfruttamento da parte dei Nativi Americani sarebbe stato in gran parte sostenibile, con una variabilità limitata per quanto riguarda abbondanza e dimensione delle ostriche. Allora però vi sarebbe stata una densità inferiore della presenza umana, e la raccolta sarebbe stata più intensa durante alcuni periodi e meno in altri.
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Fasi di espansione e crisi nel Sud Ovest nordamericano

1 Aprile 2016

Pueblo Bonito, Chaco Canyon, New Mexico. Credit: Nate Crabtree
Pueblo Bonito, Chaco Canyon, New Mexico. Credit: Nate Crabtree

La scomparsa dei Pueblo dal Colorado sud occidentale costituisce una delle questioni più aperte nell'archeologia del Sud Ovest nordamericano.
Non sarebbe però stata l'unica a verificarsi: nei cinque secoli si sarebbero verificate tre transizioni culturali. I ricercatori hanno pure documentato narrazioni nelle quali i Pueblo si accordavano su canoni, rituali, comportamenti e credenze, per poi verificare un dissolvimento in conseguenza dei cambiamenti climatici (con danni alle coltivazioni) e quindi con l'instabilità sociale derivante.
Siccità di cinque o dieci anni erano in grado di determinare grandi cambiamenti, che avevano conseguenze nel rituale e nel rapporto col sovrannaturale.
Queste le conclusioni di un nuovo studio, pubblicato su Science Advances, che ha preso in esame 29.311 anelli di alberi da oltre mille siti archeologici e per un periodo compreso dal 500 al 1.400 d. C., al fine di ricostruire la coltivazione del mais nel periodo.
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Popolazioni eterogenee e dissenso causarono la fine di Cahokia?

23 Febbraio 2016

Resa artistica delle popolazioni di Cahokia. Credit: Cahokia Mounds State Historic Site
Resa artistica delle popolazioni di Cahokia. Credit: Cahokia Mounds State Historic Site

La fine di Cahokia, la cui storia si colloca nello stato americano dell’Illinois tra il 600 e il 1400 a. C. circa, viene fatta spesso risalire a problemi di carattere ambientale. Secondo i dottori Thomas E. Emerson e Kristin M. Hedman, guardando ai fattori ambientali non si troverebbe alcuna "pistola fumante".
Gli autori sospettano invece come responsabili i conflitti interni, causato da fazioni sociali, politiche, etniche e religiose. Nuove prove di carattere bioarcheologico, infatti, evidenzierebbero che fino a un terzo degli abitanti di Cahokia era rappresentato da immigranti con origini culturali, etniche e forse linguistiche differenti da quelle delle popolazioni locali. Una popolazione eterogenea, un fallimento nell'unificazione e il dissenso sarebbero dunque da vedersi come possibili cause della fine di Cahokia.
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I cacciatori raccoglitori delle Isole Sanak e l'ecosistema locale

17 Febbraio 2016
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La presenza umana nel Golfo occidentale dell'Alaska cominciò quasi diecimila anni fa, ma non si comprende ancora molto l'integrazione e l'impatto sull'ecosistema dei foraggieri umani.
Un nuovo studio, pubblicato su Nature - Scientific Reports, ha esaminato questo aspetto della presenza umana nelle isole Sanak, un gruppo orientale dell'arcipelago delle Aleutine, appartenente allo stato americano dell'Alaska. Si è giunti alla conclusione che, nonostante il fatto che l'uomo sia un predatore supergeneralista, i comportamenti di quegli abitanti delle Aleutine ebbero un carattere stabilizzatore per l'ecosistema.
Al contrario di altri studi che non hanno considerato il ruolo giocato dagli umani, questo li ha valutati come parte integrante dell'ecosistema. Per qualcosa come settemila anni, gli abitanti delle Aleutine si sono nutriti in maniera varia, toccando un quarto delle specie presenti (più di qualsiasi altro predatore) e passando dalle alghe a carnivori come i leoni di mare. Inoltre, quando una fonte di cibo diventava scarsa, questi foraggieri sceglievano fonti alternative. In queste situazioni, le estinzioni sono rare.
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Il ruolo dell'occupazione umana preistorica nelle Everglades

8 Febbraio 2016
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Il Parco Nazionale delle Everglades, in Florida, è costellato da "isole di alberi" (In Inglese anche note come hammock). Queste piccole isole di alberi tropicali a legno duro contrastano con l'ambiente circostante, circondate come sono da paludi che chiaramente non potrebbero supportare la vita di quegli alberi. Si tratta di habitat molto ricchi per piante, uccelli e altri animali.
Un nuovo studio, sulla base dei risultati di scavi archeologici svolti a partire dal 2010, sottolinea ora come la presenza umana preistorica giocò un ruolo  fondamentale nella formazione di queste isole di alberi. Si tratta di una questione importante, perché bisogna tener conto di questo impatto preistorico nelle operazioni di conservazione e ripristino delle Everglades.
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Al fine di comprendere queste isole di alberi, lo studio ha preso in considerazione il sito archeologico di Booth, ma ve ne sono a centinaia nelle Everglades, e quasi ogni isola presenta infatti i segni dell'occupazione umana.
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Studiare uno stile letterario allo stesso modo delle impronte digitali

13 Gennaio 2016

Studiare uno stile letterario allo stesso modo delle impronte digitali

"Rete di relazioni stilometriche nelle scritture del famoso predicatore puritano Jonathan Ewards dai tempi dell'America coloniale". Fonte: materiali di ricerca di M.Choiński e J.Rybicki
"Rete di relazioni stilometriche nelle scritture del famoso predicatore puritano Jonathan Ewards dai tempi dell'America coloniale". Fonte: materiali di ricerca di M.Choiński e J.Rybicki
Utilizzando una speciale applicazione per il computer, si può analizzare lo stile letterario, e persino la paternità delle opere. Il metodo della stilometria è utilizzato, tra gli altri, dai ricercatori della Univesità Jagellonica che, insieme a quelli dell'Università di Yale, studiano i sermoni americani del diciottesimo secolo per confrontarli con quelli dei predicatori odierni.
Ricercatori da Cracovia, il dott. Michał Choiński e il dott. Jan Rybicki, entrambi dall'Istituto di Inglesistica presso l'Università Jagellonica, si specializzano nella stilometria, che è un'analisi stilistica innovativa dei testi letterari, attraverso l'utilizzo di metodi che fanno uso del computer. Utilizzano uno strumento creato da un altro eminente esperto di stilometria da Cracovia, il dott. Maciej Eder dall'Istituto di Lingua Polacca PAS.
"Sinners" (Peccatori) - scansione della prima pagina del più famoso sermone di Edwards, pubblicato nel 1471 nelle colonie americane. Fonte: materiali di ricerca di M.Choiński e J.Rybicki
"Sinners" (Peccatori) - scansione della prima pagina del più famoso sermone di Edwards, pubblicato nel 1471 nelle colonie americane. Fonte: materiali di ricerca di M.Choiński e J.Rybicki

"La Stilometria è simile al cercare e verificare le impronte digitali. La premessa di base del nostro studio è che ciascuno di noi scrive in uno stile assolutamente individuale. Questa individualità si basa sulle parole che l'autore utilizza più frequentemente. Se possiamo calcolare matematicamente quanto spesso certe parole appaiano in certe combinazioni, possiamo determinare chi ha scritto il testo oggetto di studio" - Così ha spiegato il dott. Choiński in un'intervista a PAP.
Il programma al computer "Stylo" utilizzato dai due ricercatori permette, per esempio, di contare le parole che capitano più di frequente, le relazioni verbali e i pattern. I metodi di stilometria sono ampiamente usati nei test della polizia – permettendo, ad esempio, di determinare sulla base dello stile, se due lettere sono scritte dalla stessa o da persone differenti. Anche i filologi usano sempre più la stilometria per confermare o confutare la paternità di testi letterari.
Nel loro precedente progetto di ricerca, Eder e Rybicki utilizzarono la stilometria per esaminare "Il buio oltre la siepe" (NdT: titolo originale "To Kill a Mockingbird") di Harper Lee. Questa autrice americana, dopo più di mezzo secolo di silenzio letterario, ha recentemente pubblicato il suo secondo romanzo, "Va', metti una sentinella" (NdT: titolo originale "Go Set a Watchman"). Infatti, questo "secondo" romanzo è risultato essere una bozza molto precoce del suo successivo bestseller.
Il libro fu ricevuto freddamente dai critici americani: alcuni dei critici delusi hanno persino dubitato la paternità del libro da parte di Harper Lee. I ricercatori di Cracovia hanno preparato un parere esperto che ha confermato in maniera conclusiva la paternità da parte di Harper Lee per entrambi i romanzi. Il mistero, ad ogni modo, rimane l'estensione del contributo dell'editor Tay Hohoff al successo de "Il buio oltre la siepe". Hohoff si occupò della preparazione della preparazione in seguito del bestseller per la stampa.
Quel team di filologi dall'Università Jagellonica sta attualmente conducendo studi di stilometria su un altro argomento: "Il linguaggio dei sermoni americani coloniali del diciottesimo secolo". Come parte del progetto si vuole creare un corpus (database di testi) di predicatori americani del diciottesimo secolo ed esaminare il loro stile, le tecniche di persuasione e i segnali di paternità. Lo studio triennale è portato avanti con l'assegno di ricerca "Opus", del Centro Nazionale della Scienza.
Secondo Choiński, i ricercatori raggiungeranno presto il punto intermedio del progetto, durante il quale coopereranno con il Centro Jonathan Edwards dell'Università di Yale.
Il risultato principale dello studio è quello di creare un corpus di centinaia di sermoni dal diciottesimo secolo in lingua Inglese. Dopo il completamento del progetto, il corpus sarà reso disponibile ai ricercatori dell'Università di Yale, così come alle persone interessate.
I ricercatori da Cracovia spiegano che in tempi coloniali in Nord America i predicatori predicavano a folle persino di 12-14 mila persone. Era un fenomeno sociologico e linguistico interessante, un importante mezzo per trasferire informazioni. È noto che il pubblico avrebbe reagito istericamente a volte, quando il predicatore disegnava immagini infernali o dell'Apocalisse davanti ai loro occhi.
"L'utilizzo della stilometria ci fornisce una visione migliore sul funzionamento della religione nella cultura americana e sullo sviluppo di una cultura della parola parlata. Con questo metodo statistico, possiamo esaminare fino a che punto i predicatori - oggi e un tempo - utilizzano testi biblici, e confrontano i loro discorsi con il testo del Vecchio e del Nuovo Testamento. Possiamo anche imparare come i pattern del linguaggio del diciottesimo secolo sono sopravvissuti nel linguaggio degli odierni +teleevangelisti+ come Billy Graham, estremamente popolare negli Stati Uniti" - nota Choiński.
Crede che relazionarsi alla stilometria nella letteratura non sia mai noioso. "È come giocare a fare il detective, è affascinante e intrigante" - ha riferito il filologo di Inglese dell'Università Jagellonica.
Gli studi di stilometria degli scienziati di Cracovia su "Il buio oltre la siepe" e sulla prosa americana contemporanea hanno catturato l'attenzione della stampa americana. Un articolo è stato pubblicato, tra gli altri, dal "Wall Street Journal".
Traduzione da PAP – Science & Scholarship in Poland. PAP non è responsabile dell’accuratezza della traduzione.
 

Stati Uniti: reperti emergono con lo scioglimento delle nevi nella Foresta Nazionale Shoshone

5 Gennaio 2016
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Lo scioglimento delle nevi nella Foresta Nazionale Shoshone in Wyoming sta facendo emergere reperti che erano rimasti conservati per secoli: in particolare, si segnalano un arco di 625 anni fa e una mascella di bisonte di 660 anni fa. Il lavoro principale degli archeologi in questo momento è però quello di registrare il contesto per i reperti.
Link: Powell Tribune
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