Australia: gli umani dietro l'estinzione del Genyornis newtoni

1 Febbraio 2016

Una illustrazione di un grande uccello incapace di volare, noto come Genyornis newtoni, mentre viene sorpreso nel suo nido da una lucertola predatrice da 1 tonnellata (Megalania prisca) in Australia, grosso modo 50.000 anni fa. Credit: Illustrazione di Peter Trusler, Monash University.
Una illustrazione di un grande uccello incapace di volare, noto come Genyornis newtoni, mentre viene sorpreso nel suo nido da una lucertola predatrice da 1 tonnellata (Megalania prisca) in Australia, grosso modo 50.000 anni fa. Credit: Illustrazione di Peter Trusler, Monash University.

Gli umani in Australia avrebbero giocato un ruolo importante nell'estinzione del Genyornis newtoni, un uccello da 2 metri e 225 kg circa e incapace di volare, che abitava nell'Australia di 50 mila anni fa.
Gli umani avrebbero raccolto e cotto le uova dell'uccello, riducendone le possibilità di successo riproduttivo: le prove vengono da segni di bruciatura sui gusci, provenienti da 200 siti nel continente. Questa la si può considerare come la prima prova che gli umani cacciassero qui animali della megafauna ora estinta.
Lo studio ha preso in esame resti non bruciati di gusci da più di duemila località australiane, principalmente da dune di sabbia dove gli uccelli nidificavano. Nessuno era più recente di 45 mila anni fa. I frammenti bruciati, secondo una vasta gamma di temperature, sono stati invece datati tra 54 mila e 44 mila anni fa.  Nessuno era più recente di 47 mila anni fa.
Gli studiosi ritengono che non si possa trattare di bruciature determinate da incendi boschivi, ma da attività umana. Un'altra prova in tal senso è data dal ritrovamento di gusci bruciati degli emu (che ancora oggi vivono in Australia), tra le dune sabbiose, con pattern simili a quelli ritrovati per le uova del Genyornis newtoni. Le uova di emu cominciano a comparire attorno a 50 mila anni fa.
Il tema della scomparsa della megafauna in Australia è dibattuto, tra coloro che considerano cruciale il cambiamento climatico avvenuto tra 60 e 40 mila anni fa, mentre altri ritengono che questo non possa essere la sola causa determinante. L'arrivo degli umani in Australia sarebbe altresì da collocarsi prima di 47 mila anni fa, pur mancando prove definitive sulla finestra temporale nella quale collocarlo.
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Frutteti nella foresta pluviale malese e diversità degli animali

1 Febbraio 2016
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I frutteti piantati alla maniera tradizionale dalle comunità indigene della foresta pluviale malese svolgerebbero un ruolo positivo per la conservazione dell'ecosistema locale e contribuirebbero al mantenimento della diversità degli animali nell'area.
Le foreste pluviali del Sud Est asiatico, difatti, presentano relativamente pochi frutti carnosi che non fruttificano neppure tutti gli anni. Si tratta insomma di una risorsa poco affidabile per gli animali che se ne nutrono, che sono perciò maggiormente vulnerabili. Le attività umane qui, però, possono incrementare la quantità e la varietà di frutta disponibili.
I Chewong sono un gruppo indigeno di 400 persone che vive nella foresta pluviale della penisola centrale della Malesia. Alcuni vivono uno stile di vita tradizionale, che si esplica nella coltivazione, nella caccia e nella pesca, oltre che nella raccolta di frutti ed erbe (anche medicinali). Le loro pratiche agricole comportano il diradamento di angoli della foresta pluviale, mantenendo alberi naturalmente presenti e piantando specie native di alberi da frutto, come il durian, il mango, il rambutan.
Questi frutteti comportano un impatto minimo e attraggono però animali di taglia maggiore, tra quelli più vulnerabili. Lo stile di vita Chewong evita i conflitti con elefanti e tigri, e i frutti abbondanti possono essere condivisi con gli animali dell'area. Pratiche simili, insomma, producono effetti al netto positivi, da valutarsi in un'ottica di politiche di conservazione.

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Il gatto leopardo addomesticato in Cina prima del 3000 a. C.

25 Gennaio 2016
Bengalkatze
Il gatto è l'animale domestico più diffuso al mondo, con oltre 500 milioni di individui al mondo, e tutti derivano dal gatto selvatico. Il legame con l'uomo si sarebbe sviluppato in seguito alla nascita dell'agricoltura, tra il 9000 e il 7000 a. C., nel Vicino Oriente.
Con il ritrovamento, nel 2001, di ossa di gatto dall'insediamento agricolo neolitico di Quanhucun, nella provincia dello Shaanxi, ci si pose un nuovo interrogativo: si trattava della prova di una domesticazione dell'animale in Cina, attorno al 3500 a. C., oppure il gatto domestico fu condotto qui?
Un nuovo studio ha ora riesaminato resti cinesi di animali ritrovati nei siti archeologici, giungendo alla sorprendente conclusione che si tratta di ossa di gatto leopardo, ancora oggi molto diffuso nell'Asia Orientale e nel Sud-Est Asiatico. Questo dunque proverebbe che l'animale fu addomesticato in Cina prima del 3.000 a. C. Si tratta di un lontano parente del gatto selvatico occidentale, pure abituato a frequentare i luoghi caratterizzati dalla presenza umana.
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Ad ogni modo, tutti i gatti domestici cinesi oggi discendono dal gatto selvatico e non dal gatto leopardo, per cui pare evidente che dopo il Neolitico il secondo fu rimpiazzato dal primo negli insediamenti cinesi.
journal.pone.0147295.g001
[Dall'Abstract:] L'antenato di tutti i moderni gatti domestici è il gatto selvatico, Felis silvestris lybica, con le prove archeologiche che indicano la sua domesticazione fin da 10.000 anni fa nell'Asia sud-occidentale. Un recente studio, comunque, sostiene che la domesticazione del gatto avvenne in Cina attorno a 5.000 anni fa, e che coinvolse lo stesso antenato del gatto selvatico (F. silvestris). L'applicazione di analisi di morfometria geometrica alle piccole ossa di felini dalla Cina - datate tra 5.500 e fino a 4.900 anni prima del tempo presente - rivela invece che queste ed altri resti sono quelli del gatto leopardo (Prionailurus bengalensis). Questi dati indicano chiaramente che le origini di una relazione tra umani e gatto ‘domestico’ nella Cina neolitica cominciarono indipendentemente da quelle nell'Asia sud-occidentale e che coinvolsero una specie di felide del tutto diversa. Lo status di animale ‘domestico’ per il gatto leopardo, ad ogni modo, sembra essere stata di breve durata—la sua apparente successiva sostituzione è dimostrata dal fatto che oggi tutti i gatti domestici in Cina sono geneticamente legati al F. silvestris."
journal.pone.0147295.g002
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La domesticazione del cane avrebbe aumentato le variazioni genetiche nocive per l'animale

11 Gennaio 2016
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La domesticazione del cane domestico (Canis lupus familiaris) a partire dal lupo grigio (Canis lupus), potrebbe aver introdotto per il primo degli elementi di debolezza, nella forma di cambiamenti genetici nocivi.
La domesticazione ha implicato infatti endogamia e processi di selezione artificiale, tutti fenomeni poco studiati. Un nuovo studio ha preso in esame 19 lupi, 25 cani selvatici e 46 cani domestici da 34 razze, per giungere alla conclusione che la domesticazione può aver portato una serie di modificazioni genetiche nocive. La ricerca ritiene però responsabile non tanto l'endogamia, quanto i colli di bottiglia relativi a diminuzioni temporanee della popolazione (NdT: bottleneck in Inglese, ad indicare quando una popolazione si riduce di dimensione).
In sostanza, l'utilizzo di popolazioni limitate di cani al fine di ricavare quei tratti desiderati per ciascuna razza, può aver condotto all'accumulazione di variazioni genetiche nocive per l'animale, che possono potenzialmente portare a disordini nello sviluppo e altri rischi per la salute. Si suggerisce quindi il mantenimento di popolazioni di grande dimensione, come fattore critico per evitare l'accumulazione delle varianti deleterie.
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Ritrovati i relitti dall'incidente che coinvolse la flotta baleniera nel 1871

6 Gennaio 2016
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Nel Settembre del 1871 si verificò presso la costa settentrionale dell'Alaska un incidente che coinvolse ben 33 navi della flotta baleniera americana. Queste rimasero intrappolate nel ghiaccio artico: i 1200 marinai coinvolti furono poi salvati da sette navi.

L'area dei rilevamenti. Credit: NOAA
L'area dei rilevamenti. Credit: NOAA

Sebbene non sia morto nessuno, l'episodio costituì un durissimo colpo per l'industria baleniera. La flotta del New Bedford (Massachussets) fu particolarmente colpita, perdendo gran parte dei vascelli. In conclusione, a questo evento si ricollega probabilmente il declino dell'industria baleniera americana.
Una piccola ancora e altri reperti. Credit: NOAA
Una piccola ancora e altri reperti. Credit: NOAA

Sulla base dei rilevamenti, facilitati dallo scioglimento dei ghiacci a causa del cambiamento climatico, i resti di due relitti e parti di altri vascelli sono stati identificati. Molti i reperti, pure: ancore, zavorre, viti e vasi per ricavare l'olio di balena, ecc. I relitti sono ancora infestati dalla fauna marina: è possibile vedere granchi, ma soprattutto mitili. Nonostante questo e le condizioni del ghiaccio, gli studiosi ritengono che i relitti siano in condizioni tutto sommato buone.
Link: NOAA; The Guardian; Washington Post; National GeographicLive Science; History; USA Today.
Il disastro della flotta baleniera del 1871, The Boston Globe - The Boston Globe, Apr. 11, 1915 issue, p. 33. Da WikipediaPubblico Dominio, caricata da Cbaer.
 


Dallo spinarello alla conquista della posizione eretta

7 Gennaio 2016
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Uno studio sullo spinarello, piccolo pesce della famiglia Gasterosteidae, ha condotto all'identificazione di una regione genomica legata a cambiamenti nei pollici umani e ai piedi, e quindi alla posizione eretta.
I cambiamenti della dimensione e nella forma delle ossa definiscono le caratteristiche dei vertebrati. Negli spinarelli, la regione oggetto della ricerca è deputata alle dimensioni dell'armatura ossea. Questo pesce è notevole per essersi evoluto in maniera diversa, adattandosi a diversi ambienti, e a fare la differenza è stata pure la diversa struttura ossea.
La stessa regione nell'uomo svolge una funzione regolatoria che è possibile apprezzare nella differenza nei piedi degli scimpanzé e dell'uomo. Un cambiamento nell'espressione del gene tra umani e primati potrebbe averci dunque dato una spinta in più verso la conquista della posizione eretta.
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Gli antichi panamensi cacciavano delfini?

7 Gennaio 2016
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Sulla spiaggia Don Bernardo dell'isola Pedro González, nell'arcipelago de Las Perlas (Pearl Islands in Inglese) a Panama, si sono ritrovati resti di delfini in un tumulo, datato tra 6200 e 5600 anni calibrati prima del tempo presente. L'animale avrebbe costituito una parte importante della dieta locale.
Il ritrovamento apre interrogativi sugli abitanti dell'isola, nativi che provenivano dalla terraferma: cacciavano l'animale o si limitavano a nutrirsi delle carcasse che arrivavano a terra? Non si sono infatti ritrovati ancora strumenti per cacciare questi animali, ma i locali dovevano essere abili pescatori, poiché si sono ritrovati resti di pesci, tartarughe e conchiglie. Una terza possibilità ipotizza che gli animali fossero guidati a riva quando si avvicinavano alla baia, con l'aiuto delle imbarcazioni appositamente posizionate. Si tratta di ipotesi che trovano conferme a livello etnografico. Il tumulo appartiene a un sito del periodo Preceramico, e il mais era coltivato già 5000 anni prima del tempo presente.
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Il Boa delle sabbie segnalato in Sicilia. Era usato come arma?

31 Dicembre 2015 - 1 Gennaio 2016
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Il boa delle sabbie (Eryx jaculus) è un serpente della famiglia Boidae, presente oggi in molte isole del Mar Egeo, nell'Europa Orientale, nel Caucaso, nel Medio Oriente e in Nord Africa. Cresce fino a 30-60 cm di lunghezza e ha una natura elusiva e abitudini notturne (e probabilmente a causa di questo era finora sfuggito). Non è velenoso e rientra tra le specie protette: è l'unica specie di boa nel continente europeo.
Un nuovo studio, pubblicato sugli Acta Herpetologica, riferisce ora la presenza di una popolazione di questo animale nell'area di Licata (Provincia di Agrigento), nella parte meridionale della Sicilia. I primi avvistamenti risalgono agli anni trenta del secolo scorso e poi nuovamente nel 2006: seguirono studi più approfonditi.
Gli studiosi sospettano che la specie sia stata introdotta in antichità. La nuova ricerca riporta anche le opinioni di coloro che in passato ritennero l'animale introdotto in Sicilia per rituali di guerra o culti religiosi, con particolare riferimento ai Greci che abitarono a lungo l'area. In particolare, i Greci avrebbero utilizzato questi serpenti (come alternativa alle vipere) durante le battaglie navali, lanciandoli come proiettili sulle navi nemiche, al fine di creare paura e scompiglio. A favore dell'introduzione non recente dell'animale giocherebbero anche i nomi che il dialetto gli ha attribuito: Apita, Aspit surdu, Spitu.
David Meadows sul blog Rogueclassicism ha peraltro espresso scetticismo sulla possibilità che questi serpenti siano stati effettivamente utilizzati come armi, sia perché il riferimento bibliografico* parla delle sole vipere, sia perché tratta dell'introduzione (che rimane ipotetica) di queste sull'isola toscana di Montecristo da parte dei Greci di Sicilia. Sarebbero stati poi i Cartaginesi ad avere il costume di utilizzare giare piene di serpenti come proiettili, come riportato nel Capitolo X del De viris illustribus di Cornelio Nepote.
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L'agricoltura determinò l'inizio dell'Antropocene

17 Dicembre 2015
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Un nuovo studio sottolinea come un pattern naturale, durato 300 milioni di anni, sia stato interrotto seimila anni fa con l'inizio di determinate attività umane. Si tratta in particolare delle attività agricole, che modificarono il paesaggio e determinarono una ristrutturazione delle comunità di piante e animali.
Queste le conclusioni degli autori di un nuovo studio pubblicato su Nature, che riconducono dunque all'agricoltura l'inizio dell'Antropocene, che secondo la definizione di Eugene F. Stoermer è l’era geologica segnata dalle attività umane, il cui impatto sugli ecosistemi del pianeta è rilevante.
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Carnivori in cattività già a Teotihuacán

17 Dicembre 2015
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In antichità, gli animali non sono stati semplicemente una risorsa alimentare, ma hanno svolto un ruolo che si manifestava anche a livello sociale e rituale. Si pensi alle mummie animali egizie o ai combattimenti dei gladiatori contro le belve. In Mesoamerica, poi, contribuirono ad esprimere l'ideologia dello stato e il militarismo. Un esempio di questo ci è fornito dai resoconti dei conquistadores nella capitale azteca di Tenochtitlan: tra gli elementi di meraviglia e di splendore, per loro, vi erano pure questi "zoo".
Un nuovo studio si spinge ora più in là, verificando le radici di queste abitudini a Teotihuacán, dove puma, giaguari, lupi e aquile sarebbero stati tenuti in cattività mille anni prima circa. Si tratta di animali dall'evidente valore simbolico e rituale per queste culture. I ricercatori hanno esaminato i resti animali (ritrovati insieme ad altri umani), determinandone la cattività. Questi carnivori sarebbero stati nutriti con mais, o con animali a loro volta nutriti con mais, e forse pure con cani e umani.
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[Dall'Abstract:] Dai combattimenti gladiatori dei Romani alle mummie animali egizie, la cattura e manipolazione di carnivori è stata strumentale nel contribuire a modellare le gerarchie sociali in tutto il mondo antico. Lo studio investiga il punto di flesso, quando gli umani cominciarono a controllare animali non solo come risorse alimentari, ma come simboli rituali e attori sociali nel Nuovo Mondo. A Teotihuacán (1-550 d. C.), una delle più grandi città preispaniche, i resti animali furono componenti integrali di depositi rituali che esprimono l'ideologia dello stato e il militarismo durante la costruzione delle piramidi della Luna e del Sole. I depositi contengono i resti di quasi 200 animali carnivori, vittime umane sacrificali, e altri manufatti simbolici. Lo studio sostiene che la presenza di patologie scheletriche determinate da malattie infettive e ferite manifeste sui resti dei carnivori dimostri la prova diretta della cattività. L'analisi stabile degli isotopi (δ13C e δ15N) delle ossa e dei denti conferma che alcuni di questi carnivori stavano consumando alti livelli di cibi contenenti C4, riflettendo probabilmente una catena alimentare antropocentrica fondata sul mais. Questi risultati spostano indietro l'antichità del mantenimento in cattività di carnivori per scopi rituali, quasi mille anni prima che i conquistadores spagnoli descrivessero lo zoo di Moctezuma nella capitale azteca. Riflettendo questi documenti, i risultati indicano che un gruppo selezionato di carnivori a Teotihuacán possa essere stato nutrito con onnivori che mangiavano mais, come cani e umani. Al contrario delle registrazioni storiche, lo studio in questione fornisce la prima (e diretta) prova archeologica per questa pratica nella Mesoamerica. Rappresenta pure la prima esplorazione isotopica sistematica di una popolazione archeologica di aquile (n = 24) e felidi (n = 29).
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