Le origini del cane nell'Asia Orientale meridionale di 33 mila anni fa

15 - 16 Dicembre 2015
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Le origini del cane domestico (Canis lupus familiaris) sono da lungo tempo oggetto di discussioni a livello accademico: c'è chi li ritiene originari del Medio Oriente, chi dell'Europa e chi dell'Asia Orientale.
Una nuova ricerca rientra proprio in quest'ultima categoria, e ritiene - attraverso lo studio del DNA - che si sia giunti a una conclusione definitiva: il cane domestico deriva dal lupo grigio (Canis lupus), addomesticato probabilmente in Cina attorno ai 33 mila anni fa.
I cani dell'Asia Orientale meridionale hanno la più elevata diversità genetica e sono geneticamente più vicini al lupo. Le popolazioni di cani e lupi avrebbero cominciato a divergere quindi attorno ai 33 mila anni fa, con la diffusione globale dell'animale che avvenne attorno ai 18 mila anni fa. Non è chiaro invece l'esatto percorso che portò i cani pienamente addomesticati a diffondersi 15 mila anni fa.
Non è il primo lavoro in questo campo di Peter Savolainen (tra gli autori della ricerca), dell'Istituto Reale di Tecnologia svedese KTH: i suoi precedenti lavori si basavano sul DNA mitocondriale, ma furono negati da altri che però non includevano il DNA dei cani provenienti dall'Asia Orientale meridionale. Se il cane si fosse originato lì, perciò, non sarebbero stati in grado di rilevarlo.
[Dall'Abstract:] L'origine e l'evoluzione del cane domestico rimangono una questione controversa per la comunità scientifica, con aspetti di base come il luogo e la data dell'origine, e il numero di volte in cui i cani furono domesticati, che restano aperti nella disputa. Utilizzando intere sequenze genomiche da un totale di 58 canidi (12 lupi grigi, 27 cani primitivi da Asia e Africa, e una collezione di 19 diversi incroci da tutto il mondo), si è scoperto che i cani dell'Asia Orientale meridionale possiedono una diversità genetica significativamente maggiore, se confrontata ad altre popolazioni, e sono il gruppo maggiormente di base in relazione ai lupi grigi, indicando un'antica origine dei cani domestici nell'Asia Orientale meridionale 33 mila anni fa. Attorno a 15 mila anni fa, un sottoinsieme di cani ancestrali cominciò a migrare verso il Medio Oriente, l'Africa e l'Europa, arrivando in Europa attorno a 10 mila anni fa. Una delle stirpi asiatiche migrò pure indietro verso l'est, creando una serie di popolazioni mescolate con stirpi asiatiche endemiche nella Cina settentrionale, prima di migrare nel Nuovo Mondo. Per la prima volta, uno studio svela lo straordinario viaggio che il cane domestico ha svolto sulla terra.
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Cina: cavallo color oro in una tomba della Dinastia Han Occidentale

12 Dicembre 2015
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I resti di un cavallo color oro (o palomino, una variazione genetica rara), sono stati ritrovati vicino a quelli del suo padrone, presso un complesso tombale del 400-120 a. C. nella Regione autonoma uigura dello Xinjiang. Altri tre cavalli erano nella tomba, risalente al periodo della dinastia Han Occidentale (202 a.C. - 8 d. C.)
Link: Xinhuanet; Archaeology News Network; International Business Times.
La Regione autonoma uigura dello Xinjiang, da WikipediaCC BY-SA 3.0, caricata e di TUBS (Own work This vector graphics image was created with Adobe Illustrator. This file was uploaded with Commonist. This vector image includes elements that have been taken or adapted from this: China edcp location map.svg (by Uwe Dedering).)


Gli animali selvatici dell'Africa di mille anni fa

27 Novembre 2015
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Un nuovo studio ha spostato le lancette dell'orologio di mille anni per ricostruire le popolazioni di animali selvatici africani di allora.
Ci si sta rendendo conto, tra l'altro, che non è possibile studiare gli ecosistemi senza includere anche gli animali, ma in molti casi questo diviene difficile, per l'estinzione della fauna selvatica.
Proprio in Africa il problema è assai meno rilevante: il continente si presta perciò ad analisi di questo tipo. Lo studio ha preso in considerazione soprattutto i grandi mammiferi erbivori, partendo dai censimenti ed esaminando come la pioggia, la fertilità del terreno e la vegetazione influiscono sull'abbondanza delle diverse specie. È stato così possibile prevedere il numero degli animali nei luoghi, sulla base delle mutazioni intervenute. Ovviamente ci sono molte altre possibilità percorribili con le nuove informazioni.

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I bonobo e l'utilizzo di strumenti preagricoli

30 Novembre 2015
Bonobo
Un nuovo studio ha documentato l'utilizzo di strumenti preagricoli sofisticati da parte dei bonobo (Pan paniscus), caratteristica finora considerata una prerogativa di ominidi e appartenenti al genere Homo.
Un nuovo studio ha esaminato diverse caratteristiche culturali pre-umane e del genere Homo, in relazione a bonobo e scimpanzé. I bonobo sono stati spesso considerati meno sofisticati proprio rispetto agli scimpanzé: questi ultimi sono stati visti utilizzare martelli e incudini per rompere noci, o utilizzare rami al fine di farne lance. Il nuovo studio ha invece documentato attività di utilizzo di strumenti preagricoli, rottura di ossa e utilizzo di lance come arma per i bonobo. Oltre a questo, alcuni esperimenti prevedevano una pianificazione, da parte di questi primati, per raggiungere il cibo.

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L'adattamento dei cavalli della Jacuzia ai -70 gradi della Siberia

23 Novembre 2015
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In meno di ottocento anni, i cavalli della Jacuzia - una regione della Siberia orientale - si sono adattati al clima estremo che conduce fino a 70 gradi sotto zero. L'attuale popolazione dei cavalli ha seguito la migrazione degli Jacuti, arrivati qui tra il tredicesimo e il quindicesimo secolo.
L'adattamento ha riguardato geni che si possono ritrovare negli umani così come nei mammuth lanosi. La dimensione del loro corpo e la spessa pelliccia permettono di minimizzare le perdite di calore. Si tratta di un caso di adattamento in assoluto tra i più veloci presso i mammiferi.
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Grecia: alla scoperta di Marathousa 1, nuovo sito del Paleolitico Inferiore

25 Novembre 2015
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Scoperto nel 2013, Marathousa 1 è uno dei più antichi siti archeologici in Grecia, risalendo al Paleolitico Inferiore. È situato presso l’antica Megalopolis, nella regione dell’Arcadia in Peloponneso. È anche il solo sito nei Balcani dove vi sono prove di macellazione di elefanti per l'epoca.
L'associazione di strumenti litici a resti dell'animale, che ne presentano pure i segni, fa ritenere che si tratti di un sito per la macellazione di elefanti. Per la precisione, si tratta dell'elefante dalle zanne dritte, Elephas antiquus, del quale si è ritrovato uno scheletro quasi completo. I resti conservatisi di molti altri animali (roditori, uccelli, rettili, anfibi, molluschi) e della vegetazione sono pure eccezionalmente preservati.
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Marathousa 1 è collocata presso una miniera a cielo aperto di carbone, ma un tempo nell’area vi era una foresta decidua presso un lago. Il sito è datato in via preliminare tra i 300 e i 600 mila anni, al Pleistocene Medio.
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Di cosa era fatto il vellum del tredicesimo secolo?

23 - 24 Novembre 2015
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Di cosa erano fatte le Bibbie tascabili del tredicesimo secolo, con le loro pagine sottilissime? La questione è alla base di discussioni di lunga data sulla materia. Tradizionalmente si spiega che erano di vellum, o pergamena uterina: si tratterebbe di quella di prima qualità, ottenuta da vitelli nati morti o da feti. O perlomeno, l'utilizzo del termine latino abortivum avrebbe spinto alcuni studiosi a pensarla così. D'altra parte, si è obiettato che l'utilizzo esclusivo di animali non nati sarebbe stato assolutamente insostenibile dal punto di vista dell'allevamento e delle economie rurali, anche considerando la produzione su vasta scala di Bibbie all'epoca.
Una nuova ricerca, che ha estratto le proteine da 513 pergamene dell'epoca, è giunta a una conclusione diversa: le caratteristiche del vellum sarebbero state determinate soprattutto dalla tecnologia utilizzata. Non si tratterebbe perciò necessariamente di feti, e non vi sarebbero neppure prove relative ad altre specie come conigli o scoiattoli. Sono state invece ritrovate tracce che indicherebbero l'impiego di diverse specie di mammiferi: secondo le disponibilità locali, insomma. Ovviamente le pelli degli individui più giovani erano quelle ottimali, ma sarebbe stata soprattutto la tecnologia a conferire quindi la sottigliezza.
Lo studio è di interesse anche per i metodi di campionamento non invasivi che sono stati utilizzati. Si è utilizzata la carica elettrostatica prodotta strofinando gentilmente gomma per cancellare in PVC sulla membrana della pergamena, al fine di ricavare le proteine per l'esame. I 513 campioni provengono da 72 Bibbie tascabili dell'epoca e da altre 293 pergamene ulteriori, con uno spessore variabile da 0,03 a 0,28 mm.

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Animali, commercio e classi sociali per i Maya del Tardo periodo Classico

30 Ottobre 2015
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Fino ad oggi, la maggior parte dei lavori a nostra disposizione sui Maya riguardava le classi più elevate. Per la prima volta, uno studio ha preso in esame un gran numero (22 mila) di resti animali al fine di gettare luce sulla vita dei ceti bassi.
Ne è risultato un quadro eterogeneo, per cui nelle diverse città erano in essere diversi e complicati sistemi di relazioni commerciali e per la distribuzione del cibo, a seconda delle classi sociali.
La ricerca ha preso in esame l'antica città guatemalteca di Aguateca, e i movimenti di animali e risorse verso Piedras Negras e Yaxchilan, rispettivamente in Guatemala e Messico. Gli animali erano centralissimi per la tarda civiltà Maya Classica (500-900 d. C.) ed erano utilizzati come risorse per produrre svariati oggetti. Erano anche visti come elementi di prestigio o relativi alle divinità, e perciò guardati dalle classi dominanti. Sorprendentemente, a disporre del più grande quantitativo di questo tipo di risorse erano invece gli appartenenti alle élite della classe media. Un ruolo sicuramente fondamentale in queste distribuzioni fu poi sicuramente giocato dai trasporti, che nell'America precolombiana non vedevano l'utilizzo di cavalli o animali da soma.
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L'uro e la complessa discendenza dei bovini

25 Ottobre 2015
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L'Uro (Bos taurus primigenius) è un antico e grande bovino, che abitava l'Eurasia e il Nord Africa (attorno agli 11 mila anni fa). La sua popolazione già declinava in antichità: l'animale si estinse poi nel diciassettesimo secolo. È l'antenato dei moderni bovini: dalla domesticazione degli uri sorsero due gruppi, il Bos taurus e il Bos indicus.
Il sequenziamento del genoma negli antichi uri selvatici ha ora dimostrato un'origine più complessa dei moderni bovini. Era già noto che i moderni Bos taurus europei derivassero dalle popolazioni di uri dell'Asia occidentale. Ora si sono scoperte prove dell'accoppiamento dei primi bovini addomesticati con gli uri selvatici in Britannia e Irlanda, in misura maggiore rispetto agli altri esemplari europei. Potrebbe perciò essere avvenuto che gli allevatori dell'area abbiano incrementato le loro mandrie grazie agli uri.
La ricerca ha preso in esame i genomi di 81 Bos taurus e Bos indicus addomesticati, oltre alle informazioni derivanti da oltre 1200 moderne vacche.
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Estinzioni nella megafauna con l'arrivo degli umani in America

26 Ottobre 2015
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L'arrivo della colonizzazione umana nell'Emisfero Occidentale coincise con l'estinzione di dozzine di generi di specie della megafauna del Pleistocene.
Una nuova ricerca ha seguito l'ipotesi in uno studio di Paul Martin del 1973 (overkill hypothesis), e cioè che l'arrivo e la diffusione dei coloni umani nel Nuovo Mondo potesse essere datato considerando l'impatto ecologico sulle specie della megafauna che si estinguevano. Si sono prese perciò in considerazione le registrazioni relative alle datazioni al radiocarbonio delle specie estinte, per la Beringia Orientale, gli Stati Uniti e l'America Meridionale.
Sulla base dei distanziamenti e dei tempi, le estinzioni cominciarono approssimativamente in Beringia tra 13.300 e 15.000 anni prima del tempo presente, negli Stati Uniti tra 12.900 e 13.200 anni prima del tempo presente, e nell'America Meridionale tra 12.600 e 13.900 anni prima del tempo presente. Queste conclusioni sono difficilmente conciliabili con altre spiegazioni per le estinzioni.
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