Animali carnivori e ominidi: anche i Neanderthal potevano avere la peggio

15 - 18 Maggio 2015
Neanderthal
Nella storia dell'evoluzione umana, gli incontri anche violenti con gli animali carnivori sono sempre stati presenti con costanza. Un nuovo studio ha applicato i metodi della scienza forense a questi incontri, e in particolare ha determinato che i Neanderthal, notoriamente abili cacciatori, erano spesso anche vittime degli attacchi dei predatori.
[Dall'Abstract: ] L'interazione tra ominidi e carnivori è stata comune e costante durante l'evoluzione umana e ha generato pressioni reciproche e simili a quelle presenti nei moderni conflitti umano-carnivori a livello globale. Questa interazione attuale è alle volte violenta e può riflettersi in patologie scheletriche permanenti e altre modificazioni ossee. Nello studio in questione si sono portati avanti esami su 125 casi forensi di incontri pericolosi tra umani e carnivori. L'obiettivo è quello di dedurre i confronti diretti tra ominidi e carnivori durante il Pleistocene, tema importante per comprendere i cambiamenti comportamentali durante l'evoluzione umana. In aggiunta a ciò, il caso dei Neanderthal è esaminato per offrir prova di attacchi passati, utilizzando le osservazioni forensi. I risultati ottenuti presentano dei Neanderthal potenzialmente coinvolti in incontri pericolosi durante il Pleistocene, convalidando la metodologia utilizzata di affrontare gli attacchi passati da una prospettiva forense.
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Lo "scandalo" delle mummie animali egizie

11 Maggio 2015
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L'Università di Manchester ha analizzato 800 mummie animali egizie con le ultime tecnologie in campo medico, per vedere oltre le bende senza danneggiare i manufatti. Si è giunti alla conclusione che, se un terzo delle mummie conteneva ossa e un altro terzo conteneva resti parziali, all'interno della restante parte delle mummie non vi era affatto materiale animale.
Era già noto che il contenuto non fosse integralmente relativo all'animale, ma gli studiosi son rimasti comunque sorpresi dai risultati: si è notato l'utilizzo di imbottiture come fango, canne, bastoni, gusci e piume. In realtà le mummie animali egizie riservano spesso delle sorprese ed è possibile ritrovarvi di tutto: una a forma di coccodrillo contiene infatti otto piccoli dell'animale. Vi era una tale richiesta di questi oggetti rituali che, oltre ad esserci uno specifico programma di allevamento, si ricorreva ai suddetti "trucchi" per soddisfare la domanda. E probabilmente neppure importava troppo cosa ci fosse all'interno. Si stima che esistano oltre 70 milioni di mummie animali egizie. Leggere di più


Colonizzazione olandese ed animali estinti nelle Mauritius del diciassettesimo secolo

27 Aprile - 8 Maggio 2015
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Le Mauritius furono occupate da insediamenti di coloni olandesi dal 1638 al 1710. Durante questo periodo si estinsero diversi animali: il dodo, la tartaruga gigante locale, ma pure altri animali presenti nei numerosi resoconti dell'epoca.
Questi testi, purtroppo, si limitavano a descrizioni minimali, di solito riguardanti la facilità di cattura o l'essere edibile della preda. Un nuovo studio presenta il resoconto di tal Johannes Pretorius, che visse su quelle isole tra il 1666 e il 1669, e che si dilunga maggiormente sulla descrizione degli animali. Si ricordano perciò pappagalli a becco grosso (Lophopsittacus mauritianus), dal cattivo carattere, che forse non volava bene; il piccione blu di Mauritius (Alectroenas nitidissima) dal volto verrucoso ed estintosi nel 1837; e altre specie molto docili e a "stupide" in quanto facilmente catturabili: tra queste il rallo rosso (Aphanapteryx bonasia) e le oche delle Mauritius.
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Spagna: Neanderthal e animali nella Cova de les Llenes

10 - 21 Aprile 2015
La Cova de les Llenes, ai piedi dei Pirenei sul versante spagnolo in Catalogna, ha rivelato il passaggio frequente di Neanderthal e, al contempo, la presenza di resti di diversi animali. Tra questi, l'estinto orso delle caverne, il Bonahl Tahr (una pecora selvatica estinta), rinoceronti, uri, cervi e megaloceros. Lo studio della grotta permetterà di approfondire i rapporti tra Neanderthal e questi animali. Nella grotta sono stati ritrovati strumenti litici come punte Levallois e raschietti discoidali.
Link: IPHES; Cova de les Llenes; The Daily MailArchaeology News Network


Uccelli: quelli che sopravvivono nelle città, più facilmente sopravviveranno altrove

20 Febbraio - 20 Marzo 2015
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Cosa hanno in comune le città e le invasioni da parte di alcune specie? Più di quanto si possa immaginare, secondo un'analisi di dati riguardanti differenti specie di uccelli, portati dagli esseri umani nelle isole oceaniche.
Il Prof. Piotr Tryjanowski, Direttore all'Istituto di Zoologia dell'Università di Scienze della Vita a Poznań, spiega che chi giunge in Nuova Zelanda (o altrove) si meraviglia dei tanti uccelli europei sul posto. E ha una risposta alla domanda, nello studio pubblicato su Oecologia. Da cosa viene la predisposizione degli uccelli a conquistare nuovi ambienti? Secondo il Prof. Tryjanowski e il Prof. Anders P. Møller dal Laboratorio di Ecologia, Sistematica ed Evoluzione dell'Université Paris-Sud (Francia), la chiave di adattamento a nuovi luoghi è l'abilità degli uccelli a sopravvivere nelle città.
In altre parole, quanto più le specie sono associate alla città, e hanno familiarità con la vicinanza delle persone, tanto più sarà facile per loro adattarsi al nuovo ambiente. Per esempio, in un isola nel mezzo dell'oceano, come la Nuova Zelanda, nella quale i passeri sono stati condotti dagli umani per controllare gli insetti che piagano le coltivazioni di cereali. Similmente il cigno nero apparse, mentre nelle Hawaii furono portati storni, passeri, anatre, aironi, canarini, fagiani, allodole.
L'introduzione massificata avvenne a causa di immigranti dal Vecchio Mondo. La storia di molte di queste espansioni può essere tracciata, in quanto le attività umane sono documentate. E così sappiamo che gli emigranti per il Nord America portarono papere e cigni con loro (per decorare parchi e giardini) così come faraone, pernici, fagiani di monte, galli cedroni, pavoni, piccioni, pappagalli, allodole e capinere. "Spostandosi nel mondo, erano guidati da ragioni estetiche e sentimentali. Volevano essere circondati da elementi che conoscevano dall'infanzia" - spiega il Prof. Tryjanowski.
D'altra parte, sempre secondo questo studio, gli uccelli che tendono ad evitare la vicinanza delle persone non sono sopravvissuti a una simile espansione. Si tratta di specie come la tortora, il fanello eurasiatico, la sterpazzola, che non tollerano la cattività e il trasporto: per loro è più difficile riprodursi in nuovi ambienti. I professori citati spiegano che l'abilità degli uccelli di vivere nelle città ha una base ormonale e comportamentale, ed è associata alla storia vitale dell'individuo. Si abituano al fatto che l'uomo non è più un predatore ma un fornitore di cibo e di luoghi di nidificazione.
L'importanza dello studio riguarda sia la protezione ambientale che il problema delle specie invasive. Gli umani cominciarono a fondare città dieci - undicimila anni fa, e il processo di urbanizzazione prosegue ancora: più della metà della popolazione mondiale vive nelle città e nella prossimità di queste, e per la metà del secolo si salirà ai due terzi. Lo studio contribuisce a spiegare come gli effetti degli insediamenti determinino una rivoluzione del paesaggio e una pressione delle risorse, e alcuni cambiamenti anche nei comportamenti animali.

Lo studio "Urbanized birds have superior establishment success in novel environments", di Anders Pape Møller, Mario Díaz, Einar Flensted-Jensen, Tomas Grim, Juan Diego Ibáñez-Álamo, Jukka Jokimäki, Raivo Mänd, Gábor Markó, Piotr Tryjanowski, è stato pubblicato su Oecologia.

Link: Oecologia; Pap - Science & Scholarship in Poland
Capinera, foto di Vogelartinfo, da WikipediaGFDL 1.2, caricata da MPF.
Fagiano di monte, di Natuur Digitaal (Marc Plomp); Stichting Natuurbeelden, da WikipediaCreative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Netherlands.