Regione Sicilia. Approvate le ultime proposte dell'Assessore Sebastiano Tusa

La Giunta regionale si è riunita stamane a Palazzo d'Orleans per la prima volta dopo la tragica scomparsa dell'assessore regionale ai Beni culturali Sebastiano Tusa, avvenuta nell'incidente aereo di domenica scorsa in Etiopia. In apertura della seduta - presieduta dal vicepresidente Gaetano Armao, vista l'assenza del presidente Nello Musumeci, ancora convalescente dopo un piccolo intervento chirurgico - l'archeologo è stato ricordato con un commosso minuto di silenzio: al posto che l'assessore normalmente occupava nella sala Giunta un mazzo di fiori. Quindi il Governo regionale ha deciso di approvare proprio le ultime proposte avanzate da Sebastiano Tusa nelle scorse settimane.

Con la prima delibera è stato deciso di finanziare - con cinque milioni di euro del Patto per il Sud - sei interventi di risanamento e valorizzazione di alcuni edifici dell'Isola. In particolare, circa 2,6 milioni di euro verranno utilizzati per il Castello di Maredolce a Palermo (restauro dell'edificio del Complesso, realizzazione di una piazza nell'area antistante e sistemazione del Parco). Gli altri 2,4 milioni di euro sono destinati per il completamento del rifacimento e la manutenzione straordinaria delle coperture, il restauro delle superficie decorate e il trattamento dei soffitti del Duomo di Monreale.

Il governo Musumeci ha dato il via libera anche a due disegni di legge proposti in precedenza da Sebastiano Tusa che modificano la precedente normativa sul 'Consiglio regionale per i Beni culturali e paesaggistici' (Legge 80/1977) e sulla 'Istituzione del sistema dei Parchi archeologici in Sicilia' (Legge 20/2000).


La Roma dei Re. Il racconto dell’Archeologia

Fino al 5 maggio 2019, ai Musei Capitolini, La Roma dei Re. Il racconto dell’Archeologia, una nuova importante mostra ad ingresso gratuito per i possessori della MIC, la nuova card che può essere acquistata da chi risiede o studia nella Capitale a soli 5 euro consentendo l’ingresso illimitato per 12 mesi nei Musei Civici.

Per info www.museiincomuneroma.it

Necropoli dell’Esquilino, tomba 128, askos ad anello, impasto bruno, 630/620 – 580 a.C. (fase laziale IVB)

Gli inizi di Roma sono spesso confinati, nella comune immaginazione, ai miti della fondazione tramandatici dagli storici antichi: dalla Lupa che allatta i Gemelli presso la palude ai piedi del Palatino alla disputa fratricida tra Romolo e Remo. Un immaginario rafforzato dalla circostanza che l’immagine di Roma maggiormente proposta nei secoli è legata ai simboli e agli edifici del suo passato imperiale, e, d’altra parte, dalla difficoltà nel rintracciare opere immediatamente riconducibili alle fasi precedenti della vita della città, a partire dall’età repubblicana e andando ancora più indietro nel tempo.

La mostra La Roma dei Re. Il racconto dell’Archeologia è la prima di una serie di esposizioni temporanee che permetterà ai visitatori di recuperare, attraverso le stratificazioni archeologiche, i valori fondativi della città di Roma che, nonostante il passare dei millenni, incidono ancora nella vita degli odierni cittadini: lo sviluppo della società, la gestione del territorio e l’interazione con le altre comunità.

AC 12079b. Necropoli dell’Esquilino, Gruppo 125, Kotyle protocorinzia con decorazione a rosette a punti e scacchiera, 680-650 a.C. (Protocorinzio Medio)

Ospitata nelle sale espositive di Palazzo Caffarelli e nell’Area del Tempio di Giove dei Musei Capitolini dal 27 luglio 2018 al 5 maggio 2019, l’esposizione è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita Culturale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, curata da Isabella Damiani e Claudio Parisi Presicce, e organizzata da
Zètema Progetto Cultura.

Prendendo il via dall’attenta lettura dei dati archeologici, La Roma dei Re. Il racconto dell’Archeologia accende i riflettori sulla fase più antica della storia di Roma, illustrandone gli aspetti salienti e ricostruendo costumi, ideologie, capacità tecniche, contatti con ambiti culturali diversi, trasformazioni sociali e culturali delle comunità che
vivevano quando Roma, secondo le fonti storiche, era governata da re.

Grazie a lunghe attività di ricomposizione e di restauro a cura della Sovrintendenza Capitolina, con la collaborazione del Parco Archeologico del Colosseo che ha messo a disposizione i risultati delle più recenti ricerche nell’area nord-est del Palatino e sulla Velia, sarà possibile mostrare per la prima volta al pubblico dati e reperti mai esposti prima.
La mostra è realizzata con il sostegno di Sapienza Università di Roma (per i materiali degli scavi del Palatino e della Velia) e dell’Università della Calabria e University of Michigan (per i nuovi materiali di Sant’Omobono).

AC 12283a. Necropoli dell’Esquilino,Tomba 85, Fibula di bronzo con arco decorato con 3 uccellini, 800-730 a.C. (fase laziale III)

Si avvale inoltre, sempre in collaborazione con il Mibac, di preziosi prestiti da parte del Museo Nazionale Romano e del Museo delle Civiltà, e da parte della Soprintendenza per l’Area Metropolitana di Napoli. Il percorso espositivo - che inizia a partire dal limite cronologico più recente, il VI secolo a.C., e arriva fino al X secolo a.C. - si snoda in diverse sezioni: Santuari e palazzi nella Roma regia, con reperti provenienti dall’area sacra di Sant’Omobono nel Foro Boario presso l’antico approdo sul Tevere; I riti sepolcrali a Roma tra il 1000 e il 500 a.C., con corredi tombali dalle aree successivamente occupate dai Fori di Cesare e di Augusto e dal Foro romano; L’abitato più antico: la prima Roma, con il plastico di Roma arcaica per un viaggio a ritroso nel tempo dalla Roma di oggi a quella delle origini; Scambi e commerci tra Età del Bronzo ed Età Orientalizzante, con testimonianze provenienti in massima parte dalla necropoli dell’Esquilino, uno dei complessi più importanti della Roma arcaica; e le sezioni Indicatori di ruolo femminile e maschile, Oggetti di lusso e di prestigio, e Corredi funerari “confusi”, che contengono reperti e oggetti provenienti anch’essi per lo più dalla necropoli dell’Esquilino a testimonianza di quella che poteva essere la ricchezza originaria della necropoli.


ARCHEODONNA: l’archeologia delle donne in Italia dal XX secolo al Futuro

Le donne occupate negli ultimi dieci anni sono salite di mezzo milione (+5,4 per cento rispetto al 2008), mentre gli uomini sono calatidi 388 mila unità (-2,8 per cento): su 23,2 milioni di occupati, le donne coprono il 42,1 per cento, concentrate soprattutto nel Terziario. L’87 per cento degli archeologi è donna.

Didascalie foto Iole Bovio Marconi/Museo Archeologico Nazionale di Palermo
Marsala (TP) 1940 -Scavi Capo Lilibeo

Se ne è parlato - in una due giorni di interventi -  al Museo archeologico Salinas, a Palermo, nel corso di"ArcheoDonna: l'archeologia delle donne in Italia dal XX secolo al Futuro” due-giorni di studio promossa dal Museo archeologico, in collaborazione con CoopCulture, dedicati alla declinazione della professione che dagli inizi del ‘900 ad oggi ha fatto un enorme salto in avanti.  Una riflessione che muove dall’epoca delle “apripista” della prima metà del Novecento, donne in grado di infrangere gli schemi di un sistema accademico che ammetteva, tutt’al più, il lavoro silenzioso di preziose collaboratrici all’ombra di prestigiosi accademici, rigorosamente maschi, giungendo alla realtà contemporanea in cui molte donne sono a capo di istituzioni e musei. “Il Museo Salinas è sempre stato guidato da una donna, tranne la lunga parentesi di Vincenzo Tusa: sin dalla sua prima direttrice, Iole Bovio Marconi che riuscì a salvare i reperti dai bombardamenti della Guerra – spiega il direttore del museo, Francesca Spatafora.

Museo Archeologico Nazionale di Palermo, 1943 -Sala delle Metope di Selinunte, messa in sicurezza)

Si occupa di Cultura a vario titolo, il 5,3 per cento degli italiani (circa un milione e 190 mila unità) con un gap tra il 2011 e il 2015. Di questi, il 56 per cento è “rosa”. L’età media è piuttosto alta (55 anni) mentre la media tra le donne in posizione dirigenziale. Non c’è un ministro dei Beni culturali donna da 18 anni (l’ultima è stata Giovanna Melandri). In archeologia la presenza femminile è altissima(433), soprattutto in Liguria, Friuli, Molise e Veneto, dove si sfiora l’87 per cento di copertura dei posti. Le imprese guidate da donne sono 52.297 su tutto il panorama nazionale e di queste il 65 per cento lavora nella Cultura. Tra queste CoopCultura che su 1772 impiegati, conta 1278 donne, soprattutto in posizione dirigenziale: presidente e vicepresidente, sei su nove membri del CDA, 3 su 5 direttori e 10 su 12 responsabili di settore. “L’industria culturale e creativa è quella che offre più possibilità di lavoro alle donne –spiega il direttore di CoopCulture, Letizia Casuccio – e noi ne siamo un esempio “sul campo”. In Sicilia, due su tre responsabili regionali sono donne. E nei posti di lavoro creati in Sicilia – dove CoopCultura gestisce i servizi di Valle dei Templi ad Agrigento, Zisa, chiostro di Monreale, Parco dello Iato, Museo archeologico Salinas, Orto Botanico - il 70 per cento sono donne, quasi sempre laureate e sotto i 35 anni di età.


Field School of Digital Archaeology: Studenti da tutto il mondo per uno scavo archeologico digitale

Aprirà a maggio la prima edizione della Field School of Digital Archaeology promossa da Una_Quantum Inc., a Bomarzo (VT).

Un cantiere didattico innovativo in cui al tradizionale scavo archeologico verranno applicate le più avanzate tecnologie digitali. Le attività di scavo si svolgeranno nella necropoli etrusca di Trocchi, dirimpetto l’area della riserva naturalistica di Monte Casoli. L’area, indagata in parte nel corso dell’Ottocento dal principe Stanislao Poniatowski e da Camillo Borghese, ha restituito materiali di pregio oggi conservati nei musei di tutto il mondo. L’indagine si concentrerà sul primo livello della necropoli interessato dalla presenza di tombe a camera con
dromos d’accesso e tombe a facciata rupestre.

La Field School of Digital Archaeology è aperta a tutti gli studenti, archeologi, dottorandi e ricercatori in settori affini che siano interessati ad acquisire le competenze basilari in merito all’applicazione degli strumenti digitali all’intero processo archeologico: dallo scavo all’elaborazione e gestione dei dati, senza tralasciare i fondamentali aspetti della valorizzazione e della fruizione dei beni culturali.

Le tecnologie digitali si mostrano, infatti, come una risorsa sempre più rilevante all’interno dello studio e della divulgazione del nostro patrimonio culturale; pertanto la necessità di acquisire tali competenze da parte dei professionisti del settore è ormai indiscutibile. L’ampia offerta didattica che affianca la campagna di scavo e ricognizione archeologica della Field School of Digital Archaeology mira a fornire ai partecipanti le conoscenze per utilizzare in autonomia gli strumenti digitali più rilevanti in ambito culturale.

I corsi prenderanno spunto dai dati emersi durante lo scavo della Necropoli. Tra i corsi in programma: Gis, modellazione e stampa 3D, fotogrammetria, rilevamento con drone. L’obiettivo finale della ricerca è promuovere la fruizione della necropoli, documentando
e riproducendo le tombe scavate e gli oggetti rinvenuti in 3D. Non solo: attraverso sistemi sostenibili e duraturi, Una_Quantum Inc. elaborerà un progetto di musealizzazione digitale del territorio. Inoltre, durante la Field School of Archaeology, sul campo e nei locali adibiti a deposito presso Palazzo Orsini di Bomarzo (VT), si avrà l’opportunità di lavorare direttamente sui reperti provenienti dalla Necropoli di Trocchi. Studio dei materiali, disegno archeologico, schedature e catalogazione dei reperti saranno alcune delle attività previste nel Laboratorio di Analisi dei Materiali, con particolare attenzione alla ceramica.

La campagna di scavo si svolge in regime di concessione rilasciata dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali ed è promossa da Una_Quantum Inc. La rete dell’Associazione Una_Quantum inc. è costituita da archeologi professionisti e programmatori da anni impegnati nello sviluppo e nell'insegnamento di tecnologie open source applicate ai beni culturali. In tale direzione UQ ha sviluppato PyArchInit, un plugin per Q Geographic Information System (QGIS) specifico per l’archeologia.

Gli affiliati ad Una_Quantum inc., in Italia e in Europa, lavorano nella convinzione che gli strumenti digitali open source siano il futuro dell’archeologia e della divulgazione del patrimonio culturale. Per tale motivo, la diffusione delle potenzialità delle tecnologie applicate all’archeologia e ai beni culturali è uno dei principali obiettivi dell’Associazione Una Quantum Inc.; tra gli ultimi impegni che hanno coinvolto il team si rintracciano: Circuiti, il ciclo di workshop gratuiti svolto presso il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma e
Sistemi multimediali per la museologia, pacchetto di corsi riconosciuti dal MiBAC, con sede il Museo delle Civiltà di Roma.

Le attività di scavo e la didattica, in lingua inglese, della Field School of Digital Archaeology, si svolgeranno dal lunedì al venerdì, lasciando libero il weekend; con partecipazione facoltativa, nel fine settimana, saranno organizzate visite ed escursioni nei principali siti di interesse storico-artistico e archeologico, a Bomarzo e dintorni. Nella quota di partecipazione sono incluse le attività di scavo, spese di vitto e alloggio, l’intera offerta formativa di Una_Quantum inc. e materiali didattici.

Per maggiori informazioni sulla Field School of Digital Archaeology è possibile scrivere a: digitalexcavation@unaquantum.com
Pagina facebook Field School of Digital Archaeology: facebook.com/ArcheoloGis


Giornata Internazionale della Guida Turistica 2019

Con 47 visite guidate gratuite, distribuite in tre giorni, giovedì 21, sabato 23 e domenica 24 febbraio, si festeggia in Campania la ventesima edizione della Giornata Internazionale della Guida Turistica.  Istituita il 21 febbraio 1990 dalla World Federation of Tourist Guide Associations, nasce per valorizzare, diffondere il senso e il ruolo della guida turistica che, con professionalità, grazie a conoscenze multidisciplinari approfondite, svolge il compito di far conoscere la bellezza dei territori. La giornata viene promossa in Italia dalla ANGTAssociazione Nazionale delle guide Turistiche, e in Campania da AGTC, Associazione Guide Turistiche Campania.

L’edizione 2019, che ha il patrocinio morale di Regione Campania e del comune di Napoli, del Museo civico Filangieri e del Museo del Tesoro di San Gennaro, si associa ad una buona causa: una raccolta fondi per l’AGOP, Associazione Genitori Oncologia Pediatrica, fondata nel 1985 e attiva presso la UOSD Ematologia e Oncologia Pediatrica dell’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”. Dopo la visita gratuita, offerta dalle guide turistiche campane, i partecipanti potranno sostenere con contributi liberi l’Associazione che sostiene concretamente e quotidianamente i piccoli pazienti e le loro famiglie.

Il lungo elenco di 47 visite guidate proposte in Campania, in 39 itinerari, nasce dalla passione delle singole guide turistiche abilitate in questo territorio, e ha l’intento di avvicinare le persone a luoghi poco noti o poco valorizzati, dell’arte e della cultura della Regione.

Così a Napoli si possono scoprire, volti del suo caleidoscopico mondo attraverso tour che conducono alla riscoperta di quartieri, strade, edifici, musei. Percorsi che vanno da Palazzo Sanfelice e dello Spagnuolo alla Sanità fino a Palazzo Como dell’”illuminato” Gaetano Filangieri, da palazzo Zevaillos in via Toledo, con le sua visitatissima mostra su ‘Rubens, Van Dick e Ribera’, fino a palazzo Reale, raccontato, però attraverso pettegolezzi o ‘inciuci di corte’. Da Pizzofalcone e le rampe Young, dal quartiere di Chiaja, dal Vomero con il suo Liberty, alla colorata Pignasecca dove si scopriranno le meraviglie di capolavori inaspettati presso l’ospedale gestito dall’Arciconfraternita dei Pellegrini. Si percorreranno i luoghi del santo patrono di Napoli nel tour “San Gennaro pensaci tu!” e verranno svelati i “Fatti e misfatti” di Piazza Mercato. Poi altre visite previste riguardano Capodimonte e i suoi depositi portati alla luce, ma anche la chiesa dell’Annunziata e la ruota degli Esposti, la monumentale Certosa di San Martino letta come “Paradiso in terra”, il complesso monumentale Donnaregina, la chiesa di San Giovanni a Carbonara, il ‘cartastorie’ dell’Archivio Storico del Banco di Napoli, mondi contrapposti ma sempre parte di questa città, di cui si potranno apprezzare anche i colori della Street art napoletana. Non manca il racconto della città-set cinematografico con la visita L’oro di Napoli, passeggiando dentro un film. Nel segno dell’integrazione torna anche quest’anno il percorso A spasso per le piazze della Napoli monumentale dedicata alla comunità russa, ucraina e bielorussa.

Sono previste poi una serie di visite a dimensione di bambino. Quella al Maschio Angioino è la più sentita perché è dedicata proprio alle famiglie AGOP: per l’occasione saranno aperti, eccezionalmente e a titolo gratuito, solo per i bambini e ragazzi seguiti nel reparto di Ematologia e Oncologia Pediatrica dell'Università "Luigi Vanvitelli", anche i sotterranei del Castello, normalmente non visibili al pubblico. Tour per i più piccoli sono previsti per il centro storico fino a Cappella San Severo, sulle tracce di Caravaggio nel Pio Monte della Misericordia, e anche una caccia al tesoro al Museo Filangieri. Per neogenitori invece Babywearing Tour - Passiamm pè Tuledo:  a spasso per la città con i neonati.

Altre visite riguardano luoghi della provincia di Napoli. In tre giorni diversi si propone un ‘gran tour’ dei Campi Flegrei da Pozzuoli a Baia a Cuma. Mentre vengono proposti anche luoghi meno noti, ma non meno belli, dell’archeologia campana come la Piscina Mirabilis di Bacoli, la villa di Poppea a Torre Annunziata, la villa San Marco dell’antica Stabiae e il museo di Pithecusae a Ischia.  A Cimitile, invece, saranno due le visite al complesso delle basiliche paleocristiane. Nel Casertano si è voluto dare voce alle meraviglie della Campania Felix con la visita al Museo Provinciale Campano che ospita le famose ‘madri’ in pietra. Mentre è prevista anche una visita nel centro storico di Maddaloni e nel museo di Calatia. A Salerno il tour ruota tra la cattedrale, la cripta di San Matteo e il Museo Diocesano, mentre sono due i percorsi in provincia: a Paestum con la visita “il Santuario Meridionale e le decorazioni policrome” e nel museo archeologico di Pontecagnano, dove per l’occasione sarà aperta la tomba della donna con l’ombrellino, in un viaggio nell’Universo femminile di Pontecagnano tra divinità, principesse e vita quotidiana.

 Le visite guidate sono gratuite ma il biglietto d’ingresso dei luoghi d’arte, se previsto, è a carico dei partecipanti.

Siamo giunti alla ventesima edizione della giornata della guida turistica – racconta Pietro Melziade, presidente dell’Associazione Guide Turistiche Campania che organizza l’evento in Regione - una festa ideata per raccontare il senso, la professionalità e l’importanza del ruolo di chi fa da mediazione tra la bellezza di un territorio, la sua cultura e i visitatori. Creata dalla World Federation of Turist Guide Association viene promossa in Italia dall’ANGT che delega poi le associazioni del territorio, ad essa collegate, a progettare la programmazione. Anche quest’anno le guide abilitate e specializzate nel territorio campano si sono superate per inventiva e passione, sorprendendoci ancora, nonostante siano passate tante edizioni, con itinerari esclusivi in aree e siti quasi completamente inesplorati dal punto di vista turistico”.

Il programma completo degli eventi e tutti i particolari per partecipare si possono trovare sul sito internet http://www.guideturistichecampane.it/giornata-internazionale-della-guida-turistica

E tutti i dettagli sulla pagina Facebook Giornata della Guida Turistica in Campania
https://www.facebook.com/Giornata-della-Guida-Turistica-in-Campania-1443451972538515/?fref=ts 


#ilgustodellascoperta e a Paestum si continua a scavare, con due borse di studio

A Paestum si continua a scavare:

grazie ad Antonio Amato la ricerca prosegue con due borse di studio

Parco Archeologico di Paestum Antonio Amato Al Parco Archeologico di Paestum, il progetto #ilgustodellascoperta giunge al terzo anno. È stato pubblicato il bando di concorso per l’attribuzione di due borse di studio finalizzate alla realizzazione di una nuova campagna di scavo in uno degli isolati abitativi della città greca.

A sostenere la ricerca pestana è il pastificio Di Martino, proprietario del marchio Antonio Amato, che, anche quest’anno, ha sovvenzionato le due borse di studio del valore di € 9.000,00 ognuna, permettendo così il prosieguo della ricerca sugli ambienti domestici a Poseidonia nei secoli VI e V a. C. e l’approfondimento in merito agli aspetti della vita quotidiana, finora ancora troppo poco conosciuti.

“Siamo lieti di contribuire, per il terzo anno consecutivo, alla ricerca e di poter dare la possibilità ad altri due giovani archeologi di approfondire i loro studi direttamente sul campo – afferma Giuseppe Di Martino, amministratore delegato del pastificio Di Martino – Pasta Antonio Amato continua ad avere a cuore lo sviluppo del territorio e si pone l’obiettivo di mostrare al mondo intero i luoghi e i prodotti che un’eccellenza italiana, come la provincia di Salerno, ha da offrire”.

Il bando è rivolto a giovani archeologi italiani o di altro stato dell’Unione Europea, già con esperienza di scavo. La selezione avverrà attraverso la valutazione dei titoli posseduti e mediante colloquio. Incisiva ai fini della scelta dei vincitori sarà anche la presentazione di una lettera motivazionale che evidenzierà i punti di forza di ogni candidato. È possibile presentare la propria candidatura consultando il sito web del Parco al seguente link: http://pae.authorityonline.eu/index.php?option=com_content&view=category&id=57&Itemid=229

“Sono fiero che anche per quest’anno insieme al Pastificio Antonio Amato possiamo dare un’opportunità a due giovani laureati – dichiara il direttore Zuchtriegel - l’esperienza passata ci porta a pensare che Paestum sia una palestra formativa di un certo spessore, considerando che i precedenti borsisti ora ricoprono importanti ruoli professionali tra MIBAC, università e altri enti di ricerca. La ricerca è il cuore di ogni museo, e combinare questa mission con un’opportunità per giovani archeologi mi sembra un bel segnale per il nostro territorio.”

Anche quest’anno si scaverà sotto gli occhi di tutti, on site e on line. Saranno organizzate visite guidate agli scavi e, per chi non potrà essere fisicamente presente a Paestum, l’avanzamento dei lavori potrà essere seguito anche sui canali social del Parco Archeologico di Paestum e di Pasta Antonio Amato, seguendo l’hashtag #ilgustodellascoperta su Facebook, Instagram, Twitter e YouTube.

“Antonio Amato continuerà il racconto digitale di questo bellissimo progetto – spiega Alessia Passatordi, brand manager Antonio Amato – Anche quest’anno organizzeremo le dirette live con le scuole interessate a conoscere il fantastico mondo dell’archeologia, permettendo ai più giovani e non solo di poter interagire direttamente con gli archeologi, incentivando così la cultura della ricerca e della scoperta”.

Testo e immagini da Ufficio Stampa Parco Archeologico di Paestum

www.paestum.museum

Facebook: Parco Archeologico Paestum

Twitter: @Parco Archeologico Paestum

Instagram: parcoarcheologicopaestum


La "globalizzazione alimentare" comincia dalla preistoria

Oggi non ci sorprendiamo di come molte delle attuali coltivazioni siano diffuse sull'intero globo, ma se buona parte di questa globalizzazione alimentare è il risultato delle moderne reti di scambio, le radici della stessa affondano però nel lontano passato preistorico.

Molti conoscono - almeno per il fatto di toccarne quotidianamente con mano gli effetti - lo scambio colombiano, che avvenne dopo il viaggio di Cristoforo Colombo e che determinò un vasto interscambio culturale, di piante e di animali tra il cosiddetto Vecchio Mondo e il Nuovo. Tuttavia, una globalizzazione dagli effetti non meno drammatici avrebbe avuto luogo in epoca preistorica: a sostenerlo e sottolinearlo è il professor Xinyi Liu - tra gli autori di un nuovo studio pubblicato su Quaternary Science Reviews.

globalizzazione alimentare

L'animazione mostra come quattro delle più antiche coltivazioni domesticate si siano diffuse nel Vecchio Mondo, nel periodo compreso tra 7.000 e 3.500 anni fa. Credits: per i dati Xinyi Liu; per l'animazione, Javier Ventura/Washington University in St. Louis.

Gli stessi archeologi hanno cercato le prove della domesticazione delle colture stesse sin dagli albori della disciplina. Si sono prodotti studi che hanno cercato di individuare quali fossero le aree dove è avvenuta la domesticazione di piante, e lo si è fatto - ad esempio - partendo dall'esame dei resti carbonizzati di frumento, orzo, miglio, riso, ritrovati nei focolari e nei fuochi da campo.

A partire proprio dalle prove di carattere archeologico, questo nuovo studio ha cercato di ricostruire le distanze "percorse" dalle coltivazioni cerealicole nel periodo compreso tra il 5.000 e il 1.500 a. C., realizzando una nuova cronologia e biogeografia di questa antica globalizzazione alimentare, che precedette di millenni le prime prove materiali di scambi all'interno dell'Eurasia (ad esempio, la stessa Via della Seta).

Frumento e orzo viaggiarono dall'Asia sud-occidentale verso l'Europa, l'India e la Cina, mentre il miglio e il panìco si mossero nella direzione opposta, dalla Cina verso occidente; il riso viaggio per tutta l'Asia, meridionale, orientale e sud-occidentale; il sorgo e specie di miglio proveniente dall'Africa si mossero lungo l'Africa sub-sahariana e l'Oceano Indiano.

C'è però un aspetto anche di carattere sociale. Come ha spiegato il professor Xinyi Liu, “il fatto stesso che la ‘globalizzazione alimentare’ nella preistoria abbia interessato più di tre millenni indica probabilmente che uno dei principali motori del processo fu il perenne bisogno dei poveri, piuttosto che le più effimere scelte culturali dei potenti nel Neolitico e nell'Età del Bronzo”. L'intero processo non ha implicato solo l'adozione di coltivazioni da parte delle comunità, ma anche il loro rifiuto, determinati questi da considerazioni di carattere economico o da conservatorismo culinario.

Orzo (Hordeum_vulgare), United States National Arboretum, foto di CliffCC BY 2.0

Lo studio From ecological opportunism to multi-cropping: Mapping food globalisation in prehistory, opera di Xinyi Liu, Penelope J. Jones, Giedre Motuzaite Matuzeviciute, Harriet V. Hunt, Diane L. Lister, Ting An, Natalia Przelomskaef, Catherine J. Kneale, Zhijun Zhaog, Martin K. Jones, è stato pubblicato su Quaternary Science Reviews, volume 206, 15 Febbraio 2019, pp. 21-28.

 

 


Ceglie del Campo Via Manzari Bari

Ceglie del Campo: nuovi importanti ritrovamenti archeologici

RITROVAMENTI ARCHEOLOGICI IMPORTANTI NELL’AREA DI CEGLIE DEL CAMPO

GALASSO: “GRAZIE AI LAVORI PUBBLICI IN CORSO STIAMO RISCOPRENDO UN PATRIMONIO DELLA CITTÀ”

Ceglie del Campo BariCome prescritto dalla Soprintendenza, nel corso dei lavori per la realizzazione del giardino in via Manzari, a Ceglie del Campo, negli scorsi mesi sono stati effettuati dei saggi di scavo a trincea al fine di verificare l’eventuale presenza di reperti archeologici nel sottosuolo, data la particolarità del territorio.

Gli scavi, infatti, hanno portato alla luce alcune sepolture, di cui una al momento, completa del corredo funerario, e altri reperti di particolare importanza che sono ora oggetto di analisi, approfondimenti e interventi di restauro da parte della Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la città Metropolitana di Bari che ha, dunque, chiesto al Comune di Bari di effettuare un supplemento di indagine in loco estendendo le aree di scavo.

“Nel corso dei lavori per la realizzazione di un giardino pubblico in via Manzari, a Ceglie del Campo, in un settore nord-est dell’antico abitato di CAELIAE, lambito da Lama Fitta e quasi a ridosso delle mura ellenistiche – spiega il soprintendente Luigi La Rocca -, nelle scorse settimane sono stati effettuati dalla Soprintendenza saggi di scavo archeologico preventivo per la verifica del sottosuolo, per verificare la presenza di stratificazioni significative. È stata quindi intercettata un’area di necropoli con numerose sepolture a fossa nel banco calcareo e databili  tra V e III sec. a.C. Il rinvenimento di questo nucleo di sepolture a Ceglie del Campo non era inaspettato e rafforza in generale la validità della pratica dell’archeologia preventiva e in questo caso l’idea della necessità di un controllo costante dei cantieri in un’area dallo straordinario potenziale archeologico. Ciò naturalmente avviene costantemente nell’ambito dei lavori pubblici, ma è necessario estendere tale pratica anche ai numerosi lavori privati che interessano la zona. Per questo è stato aperto un confronto con l’amministrazione comunale per definire linee comuni di intervento. Purtroppo nel caso specifico dell’area di via Manzari le sepolture erano già prive di corredo, asportato in passato da scavatori clandestini.

 

Ma una di esse a carattere più monumentale, a semicamera, arricchisce in modo straordinario il già ampio dossier sulle conoscenze della comunità peucezia insediata a Ceglie in età ellenistica. Essa ha infatti restituito la sepoltura intatta della fine del IV sec. a.C. di un soggetto femminile in posizione semicontratta, deposta con un corredo di vasi e terrecotte figurate di eccezionale fattura che consentono di decodificare il contesto storico di riferimento del tempo.

Tra essi, oltre ad una serie di vasi propri del rituale funebre, di particolare pregio una lekythos con elementi decorati a rilievo con la raffigurazione di Neottolemo e Cassandra a Troia e le terrecotte di una sfinge e di Afrodite Anadiomene.

I reperti sono stati trasferiti nel Laboratorio di restauro della Soprintendenza, a Palazzo Simi, a Bari, per i primi interventi di restauro. Naturalmente è assolutamente necessario proseguire le indagini in questo importante comparto della necropoli di Ceglie del Campo sia ai fini della ricerca sia soprattutto per garantire la sicurezza e la salvaguardia del contesto archeologico ancora sepolto”.

“A fronte di questi ritrovamenti - ha commentato l’assessore ai Lavori pubblici Giuseppe Galasso - sarà rivisto anche il progetto iniziale, che disegnerà comunque l’area verde ma probabilmente a corredo di un nuovo sito archeologico che non potrà che valorizzare l’intero territorio di Ceglie. La nostra è una città che reca impressi i segni di un passato lontano, in particolare in alcune aree urbane, quali Ceglie, l’antica Caeliae, e la città vecchia, dove non a caso i cantieri per le opere pubbliche spesso portano alla luce sepolture come è accaduto sin dall’avvio del cantiere per la realizzazione della fogna bianca in strada Annunziata. Proprio qui, ancora una volta, le maestranze si sono imbattute in nuovi ritrovamenti lungo il percorso dell’infrastruttura ma verosimilmente i lavori potranno riprendere, seppure a rilento in quanto, in questi casi, siamo tenuti a rispettare le prescrizioni di legge per una corretta valutazione da parte dei tecnici della Soprintendenza. Siamo ottimisti perché, una volta superata la piazzetta a ridosso della Muraglia e imboccata strada Annunziata, non dovrebbero esserci nuove sorprese poiché la strada di recente è già stato oggetto di interventi. Nei giorni scorsi sono state rimosse le ultime sepolture”.

Testo e immagini dall'Ufficio Stampa del Comune di Bari.

 


Sicilia. Via all'istituzione di 15 Parchi Archeologici

Riunitosi a Palermo, il Consiglio regionale dei beni culturali, presieduto dall'assessore Sebastiano Tusa su delega del presidente Musumeci, ha espresso all'unanimità parere favorevole alla proposta dell'assessore stesso di completare la formazione di tutti i Parchi archeologici previsti dalla legge regionale 20 del 2000.

In conformità al parere del Consiglio, nei prossimi giorni l'assessore Tusa firmerà i decreti di istituzione dei 15 Parchi mancanti alla completa attuazione della Legge: Parco di Catania, di Leontinoi, di Lilibeo - Marsala, delle isole Eolie, di Himera, di Solunto, di Monte Jato, di Camarina, di Cava D'Ispica, della Valle dell'Aci, di Morgantina, di Eloro - Villa del Tellaro, di Siracusa, di Gela e di Tindari.

Il Parco di Pantelleria, già reinserito nel sistema parchi regionali nello scorso mese di settembre, si aggiungerà agli altri. Il Consiglio regionale ha inoltre ratificato l'istituzione del Parco archeologico di Segesta e di Piazza Armerina e ha condiviso la proposta di accorpamento dei Parchi di minore dimensione a cui si darà corso con provvedimenti successivi.

Tindari. Foto: Alessandra Randazzo

L'assessore Tusa ha inoltre comunicato di avere presentato un emendamento al collegato della legge finanziaria, per l'istituzione di un fondo di solidarietà con il quale viene destinato il 20 percento delle entrate complessive dei Parchi per finanziare quelli minori con insufficiente dotazione economica.
"La deliberazione unanime del consiglio regionale di oggi è un passaggio fondamentale della storia dei beni culturali nella nostra Regione".

E' quanto dichiara al termine dei lavori l'assessore Sebastiano Tusa. "Ringrazio il presidente Musumeci - aggiunge Tusa - per avermi concesso piena fiducia nella conduzione di questo percorso e un particolare ringraziamento va a tutti i componenti del consiglio regionale e al dirigente generale Alessandro per l'apporto di competenza e passione che hanno assicurato ai lavori. Sarà mia cura guidare un itinerario di pieno coinvolgimento dei governi del territorio, delle popolazioni locali, dell'associazionismo e della comunità scientifica, intorno al sistema parchi della nostra Regione che ambisce a svolgere un ruolo da protagonista nel contesto del patrimonio culturale nazionale".


Sicilia. Dopo dieci anni ripartono importanti scavi archeologici

Buone notizie per l’archeologia siciliana. Dopo dieci anni ripartono nell’isola numerose campagne di scavo e di restauro in alcuni dei siti archeologici cosiddetti minori e non per importanza. La Regione Siciliana ha infatti finanziato ben otto cantieri che saranno attivi nelle province di Palermo, Catania, Agrigento, Messina, Trapani, Enna e Ragusa per un totale di 500 mila euro d’investimenti.

L’inverno, si sa, non è un periodo eccellente per cominciare campagna di scavo, allora, non appena le condizioni metereologiche lo permetteranno, si darà il via a tutti i lavori di scavo, manutenzione, restauro e conservazione che rientrano in questo grande progetto di rilancio per la Sicilia, grazie anche alla creazione di percorsi di visita ben strutturati che porteranno sicuramente enormi vantaggi a tutti coloro che da sempre scelgono la bella isola per approfondirne la storia e la sua millenaria cultura.

Le province scelte non sono casuali, le attività sono appositamente mirate vero zone che fino ad ora hanno ricevuto poche attenzioni e la cui magnificenza archeologica non è da meno rispetto ad altre zone più famose. Queste zone riceveranno finanziamenti per la ricerca e l’inclusione nei grandi circuiti del turismo archeologico.  Tra gli obiettivi dell’Assessorato ai Beni Culturali che vede Sebastiano Tusa alla dirigenza, c’è sicuramente quello di dare lustro al grande passato della regione attraverso programmi di studio già avviati e strutturati che consentiranno alla terra siciliana di riportare in patria molti studiosi e curiosi che sono andati via e garantendo sempre quella tradizione scientifica indispensabile per lo studio del nostro passato.

«Negli ultimi anni - aggiunge l'assessore Sebastiano Tusa - le attività di ricerca e di scavo archeologico in Sicilia sono state condotte principalmente dalle Università italiane e straniere. Le professionalità e le capacità dell'assessorato dei Beni culturali sono state, a causa di una inaccettabile miopia politica, mortificate e relegate a un semplice esercizio di controllo e sorveglianza. Non è pensabile che le Soprintendenze siciliane, strutture dotate di eccellenti archeologi e tecnici, non avessero la possibilità di continuare attività che ci hanno reso famosi nel mondo».

Sicilia Sebastiano Tusa

Conosciamo nel dettaglio le zone interessate da questo grande intervento di rilancio.

A Palermo, all'interno del complesso di età medievale di San Giovanni degli Eremiti, riprendono i lavori per lo studio e la comprensione dell'edificio preesistente e la realizzazione di nuove modalità di fruizione

A Ramacca, in provincia di Catania, partirà la pulitura dei mosaici, il ripristino, restauro e la messa in sicurezza della Villa romana con le terme annesse di contrada Castellitto. Si tratta di un sito archeologico  in aperta campagna e in passato spesso oggetto di saccheggi. La necessità è quella di mettere sotto controllo l’area e tutelare i resti archeologici.  E sempre nel territorio etneo, in contrada Rocchicella-Palikè, riprenderanno  i lavori di ripristino, dopo le alluvioni delle ultime settimane, operazioni di scavo e rilievo delle presenze archeologiche.

A Sant'Angelo Muxaro - in località "Monte Mpisu" - nell'agrigentino, si completerà lo scavo della necropoli e grazie all'utilizzo di droni verrà realizzato un documentario divulgativo.  Il sito, già oggetto di indagini e ricerche durante gli anni ’70, ospitava capanne circolari in uso per tutta l’età neolitica e necropoli con tombe a pozzetto. Ripresa dei lavori anche a "Monte Castello", dove le strutture del castello medievale si sono impiantate su strati preistorici e greci e la cui straordinaria stratificazione archeologica è documentata dal Neolitico fino all'età rinascimentale, con ritrovamenti di preziosi materiali tra cui ori, pietre pregiate, monete, metalli, ceramiche a lustro.

A Pantelleria, in provincia di Trapani, partirà lo scavo, il rilievo e lo studio di Mursia, il villaggio preistorico costituito da capanne e con la necropoli costituita dai Sesi con uno studio specialistico anche sugli inumati e gli eventuali corredi funerari annessi. E una grande risistemazione dell’area archeologica per la fruizione.

In contrada Gerace, nell'ennese, all'interno della Villa romana scoperta venticinque anni fa e costituita da una dozzina di ambienti dotati di pregevoli pavimenti mosaicati, sono previsti, in una prima fase, il restauro conservativo dei mosaici già messi in luce, la copertura provvisoria degli ambienti, la pulizia dell'intera area, nonché la realizzazione di percorsi di visita e supporti didattici. La Villa - costruita nel tardo IV secolo d.C. da Philippianus, al cui nome si riferiscono i bolli rinvenuti su ben 99 laterizi - presenta mosaici policromi con tessere di colore rosso, viola, giallo, stilisticamente molto simili a quelli della Villa del Casale di Piazza Armerina. Presenti anche le terme che smettono di essere utilizzate dopo il disastroso incendio che le colpì nel V secolo.

Nel ragusano, a Giarratana, in una villa romana di notevole estensione e databile al III secolo d. C, verranno effettuati lavori di scavo su aree non ancora messe completamente in luce per evidenziarne i pavimenti musivi. Precedenti attività avevano portato allo scavo del peristilio di cui si conoscono anche sette ambienti. Inoltre, verrà resa fruibile l’area con la sistemazione di passerelle e supporti didattici. In passato gli archeologi avevano ritrovato pregevoli mosaici geometrici policromi con schemi decorativi simili a quelli di Piazza Armerina, di Patti e a quelli del nord Africa.

A Milazzo, in provincia di Messina, infine, partiranno nuovi scavi archeologici nella necropoli greca dell'antica Mylai (VI-IV secolo avanti Cristo). I lavori saranno finalizzati all'esplorazione completa dell'area e al recupero accurato dei corredi per la musealizzazione dei reperti nell'Antiquarium archeologico. Lavori di sbancamento effettuati nel passato nella città mamertina, finalizzati alla realizzazione di un parcheggio, hanno riportato alla luce un lembo dell'ampia necropoli greca (VI-IV secolo avanti Cristo) dell'antica Mylai. Sono state messe in luce centinaia di sepolture databili dal VI al IV secolo a.C. e vari segmenti della viabilità interna. Le sepolture hanno sempre restituito oggetti di corredo di eccezionale interesse, sia di produzione locale che di importazione. Ceramica attica a figure nere, manufatti anche di pregio, ceramica calcidese a bande, ceramica da fuoco e da trasporto sono solo alcuni dei reperti recuperati.