Le dimensioni dei denti umani dettate da una semplice regola

24 Febbraio 2016

Calco del cranio di Lucy, Australopithecus afarensis, dall'Etiopia. Credit: David Hocking
Calco del cranio di Lucy, Australopithecus afarensis, dall'Etiopia. Credit: David Hocking

La variazione nella dimensione dei molari negli umani e negli ominidi ha influenzato in maniera rilevante la nostra visione dell'evoluzione. La riduzione della dimensione del terzo molare è stata in particolare notata da oltre un secolo, ed è stata relazionata a cambiamenti nella dieta o all'acquisizione del cucinare.
Una nuova ricerca, pubblicata su Nature, dimostrerebbe ora che l'evoluzione dei denti umani sarebbe molto più semplice di quanto ritenuto, e che è possibile predire i denti mancanti dai fossili umani e di altri ominidi estinti.
Il dott. Alistair Evans, della Monash University, esamina calchi di crani di ominidi. Credit: David Hocking
Il dott. Alistair Evans, della Monash University, esamina calchi di crani di ominidi. Credit: David Hocking

La ricerca confermerebbe che i molari e i denti del giudizio seguono le regole predette dalla cosiddetta cascata inibitoria, per la quale la dimensione di un dente influenza anche quella del dente vicino. Alle volte si ritrovano solo pochi denti in un fossile: è il caso dell'Ardipithecus, per il quale è ora possibile predire la dimensione del secondo molare, mai ritrovato. Questa scoperta implica anche che l'evoluzione umana sarebbe stata molto più semplice e limitata di quanto ritenuto finora.
Nello studio si è poi applicata la scoperta ad appartenenti al genere Homo e ad australopitechi, inclusa Lucy, il più celebre esemplare di Australopithecus afarensis. Entrambi i gruppi seguirebbero la cascata inibitoria, in maniera lievemente differente: probabilmente si tratta di una delle differenze chiave tra i due generi, e che definisce il nostro.

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Cambiamenti nella dieta di ominidi e cercopitechi nel Pliocene

14 Settembre 2015
Lucy-reconstruction
Milioni di anni fa, i nostri antenati si spostarono dagli alberi e dai cespugli alla terra, per la loro ricerca di cibo. Grazie all'analisi di denti fossili ritrovati in Etiopia, un nuovo studio evidenzia come questo cambiamento avvenne 3,8 milioni di anni fa, e cioè 400 mila anni fa prima di quanto previsto. L'allargamento della dieta è successivo alle modifiche della morfologia dentaria che distinguono gli Australopitechi dagli Ardipitechi.
I fossili del Pliocene, tra 2,6 e 5,3 milioni di anni fa, dimostrano per quell'epoca che i nostri antenati spendevano sempre più tempo su due piedi. È importante correlare le due transizioni, per comprendere come l'evoluzione ci abbia portato ad essere bipedi e terrestri.
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