Il cane fu addomesticato due volte

2 Giugno 2016
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Le origini del cane domestico (Canis lupus familiaris) sono da lungo tempo oggetto di discussioni a livello accademico: c’è chi li ritiene originari dell’Europa, chi dell'Asia Centrale o dell’Asia Orientale (Cina in particolare).

Un nuovo studio, in pubblicazione su Science, dimostrerebbe che tutte queste affermazioni potrebbero essere vere: i dati genetici, confrontati con le prove archeologiche dimostrerebbero la possibilità che il cane sia emerso da due popolazioni di lupi (ora estinte) da lati opposti del continente eurasiatico.

In particolare, nello studio si presenta il sequenziamento del genoma di un cane di 4.800 anni fa da Newgrange, in Irlanda. Il team ha pure ottenuto il DNA mitocondriale di 59 antichi cani vissuti tra 14 mila e 3 mila anni fa, confrontati con 2.500 cani moderni. Ne risulterebbe una separazione genetica tra le moderne popolazioni di cani che vivono in Europa e Asia Orientale. Curiosamente, la divisione si sarebbe verificata dopo le prime prove archeologiche di cani in Europa.

Le nuove prove genetiche dimostrerebbero un cambiamento della popolazione in Europa che avrebbe soppiantato i più antichi cani dell'area, supportando così la tesi di un arrivo successivo dell'animale con altra provenienza. I primi cani sarebbero apparsi più di 12 mila anni fa in Oriente ed Occidente, ma in Asia Centrale non prima di 8 mila anni fa.

In conclusione, i cani sarebbero stati addomesticati da popolazioni distinte di lupi sui lati opposti dell'Eurasia. A un certo punto, però, i cani orientali si sarebbero diffusi con le migrazioni umane in Europa, soppiantando i primi cani europei. La maggior parte dei cani moderni sono il risultato di un mescolamento di cani orientali e occidentali, il che spiegherebbe le difficoltà finora incontrate negli studi genetici.


Lo studio "Genomic and archaeological evidence suggest a dual origin of domestic dogs", sarà pubblicato su Science.
Link: ScienceEurekAlert! via University of Oxford
Un lupo grigio (Canis lupus) da Ardahan in Turchia. Foto da WikipediaCC BY 3.0, caricata da Mariomassone.


La Piccola Era Glaciale tardo antica

8 Febbraio 2016
 
 

Temperature estive ricostruite a partire dagli anelli degli alberi dell'Altai in Russia (rosso) e delle Alpi Europee (blu). Le barre orizzontali, le ombre e le stelle si riferiscono ad epidemie di peste, rivolte e cadute di imperi, migrazioni umane su larga scala e disordini politici. Credit: Past Global Changes International Project Office
Temperature estive ricostruite a partire dagli anelli degli alberi dell'Altai in Russia (rosso) e delle Alpi Europee (blu). Le barre orizzontali, le ombre e le stelle si riferiscono ad epidemie di peste, rivolte e cadute di imperi, migrazioni umane su larga scala e disordini politici. Credit: Past Global Changes International Project Office

Attorno a 1500 anni fa ci sarebbe stato un periodo di raffreddamento dell'emisfero settentrionale senza precedenti, ribattezzato Piccola Era Glaciale Tardo Antica (In Inglese LALIA: Late Antique Little Ice Age). L'abbassamento delle temperature seguì tre grandi eruzioni, verificatesi nel 536, nel 540 e nel 547*. Le eruzioni vulcaniche possono determinare un abbassamento delle temperature, con la considerevole emissione di particelle nell'atmosfera che impediscono il filtrare della luce solare.
Questi alcuni dei risultati pubblicati con un nuovo studio, che ha considerato contestualmente le analisi derivanti dalla misurazione degli anelli degli alberi sui Monti dell'Altai e sulle Alpi europee. È risultata una significativa corrispondenza tra le due distinte misurazioni. Gli studiosi sono rimasti colpiti in particolare dalle temperature del periodo tra il 536 e il 660, che si sono rivelate persino inferiori di quelle della Piccola Era Glaciale (periodo compreso tra il sedicesimo e il diciannovesimo secolo, o secondo altri tra il 1300 e il 1850 circa).
Lo studioso Ulf Büntgen, pur invitando alla cautela nel correlare cause ambientali ed effetti, sottolinea come quel periodo sia stato anche un periodo di grandi sconvolgimenti in tutta la regione. La ricerca, che ha carattere multidisciplinare (coinvolgendo naturalisti, storici, linguisti e climatologi), ha quindi evidenziato il carattere turbolento del periodo. Già in passato altri studi avevano suggerito un ruolo del clima nella riorganizzazione delle società in Europa e Asia: sorgere e cadere di imperi, pandemie, migrazioni e instabilità politica.
Le eruzioni possono aver influenzato la disponibilità di cibo, e alle carestie seguì la pandemia (la Peste di Giustiniano). Nella Penisola Arabica, al contrario, l'aumento delle precipitazioni facilitò la vegetazione, e i ricercatori suggeriscono questo possa correlarsi all'espansione araba. Diverse tribù poi migrarono verso est, verso la Cina, a causa della mancanza di pascoli nell'Asia Centrale: avrebbero quindi contribuito alla caduta dell'Impero Sassanide. Di questo periodo è pure la dispersione dei popoli protoslavi.
*Per quanto riguarda le tre eruzioni, il comunicato dello Swiss Federal Institute for Forest, Snow and Landscape Research WSL rimanda al recente post "Volcanic eruptions that shook the world", con studio relativo. In esso si spiega che si tratta di tre eruzioni presunte, e fino a quel momento non ancora quantificate, che sono state oggetto di analisi.
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Dallo stomaco di Ötzi indizi sulla complessa storia demografica europea

7 Gennaio 2016

Ricostruzione di Kennis © Museo Archeologico dell'Alto Adige, Foto Ochsenreiter
Ricostruzione di Kennis © Museo Archeologico dell'Alto Adige, Foto Ochsenreiter

L'Helicobacter pylori, che solitamente risiede nello stomaco della maggior parte delle persone, è un batterio diffuso a livello globale, grazie al suo ospite umano (è responsabile di gastriti e ulcere peptiche). È perciò possibile utilizzarlo per ricostruire le migrazioni umane tanto recenti quanto antiche: la sua popolazione europea attuale è un ibrido tra il batterio presente in Asia e Africa, ma vi sono diverse ipotesi riguardo luogo e tempo dell'ibridazione. Questo riflette la complessa storia demografica degli Europei.
Un nuovo studio ha ora preso in esame il genoma di un Helicobacter pylori di 5300 anni fa, contenuto nello stomaco di Ötzi, la celebre mummia del Calcolitico. Il batterio è un rappresentante quasi puro della popolazione asiatica dello stesso (e in particolare osservato oggi principalmente nell'Asia Centrale e Meridionale), per cui gli studiosi suggeriscono che la popolazione africana sia giunta in Europa nelle ultime migliaia di anni. Finora si riteneva che gli Europei del Neolitico già portassero questo ceppo del batterio al tempo in cui abbandonarono il loro stile di vita da cacciatori raccoglitori, per diventare agricoltori: evidentemente non è così.
Gli scienziati sono anche riusciti a decodificare quasi interamente il genoma del batterio. Potrebbe pure essere vera la teoria per la quale gli umani erano infettati dal batterio all'inizio della loro storia. Il compito dei ricercatori non è stato peraltro facile, visto che la mucosa di Ötzi è completamente scomparsa: si è riusciti a superare il problema recuperando i contenuti dello stomaco della mummia. Per quanto non sia possibile dire se l'Uomo di Similaun soffrisse di problemi allo stomaco, le precondizioni per questi sussistevano.
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Uzbekistan: completata la prima stagione di ricerca a Burgut Kurgan

2 Novembre 2015
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Completata la prima stagione presso Burgut Kurgan, un sito nella parte meridionale dell'Uzbekistan e relativo alla Cultura Yaz I, considerata un ponte tra la Tarda Età del Bronzo e la prima Età del Ferro.
Ritrovato un ampio numero di ceramiche dipinte a mano, in forme completamente nuove e finora sconosciute. Scoperta anche una stanza che si ritiene possa essere uno spazio rituale. Nelle vicinanze,  si sono viste incisioni su roccia, ritraenti animali (soprattutto ibex) e umani.
 
 

ještě pár pracovních fotek:
Posted by Česká archeologická expedice v Uzbekistánu on Venerdì 30 ottobre 2015

Link: Charles University in Prague; Spedizione archeologica Ceca in Uzbekistan - Facebook.
Cartina dell'Uzbekistan, da WikipediaPubblico Dominio, caricata da e di Leonid 2.
 


Una nuova spiegazione per la Peste Nera in Europa

28 Gennaio - 23 Febbraio 2015

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Dati digitalizzati di 7.711 epidemie di peste avvenute in Europa tra il 1347 e il 1900 d. C. I dati si basano su un inventario pubblicato inizialmente nel 1976. Opera di Christian Ginzler (WSL)

Fino ad oggi si riteneva che a determinare la seconda pandemia, la Peste Nera provocata dal batterio Yersinia pestis, fosse la sua unica introduzione in Europa avvenuta nel 1347 d. C., a partire dalla quale la malattia perdurò nel continente fino ai primi anni del diciannovesimo secolo. Uno studio, opera di ricercatori dell'Università di Oslo e dell'Istituto di Ricerca svizzero WSL, dimostra invece che non esistevano bacini permanenti della malattia in Europa, e che le epidemie di peste furono ripetutamente trasmesse dall'Asia nei porti dell'Europa sud orientale, per diversi secoli e spinte dal clima.
A giocare un ruolo importante per l'intera durata della seconda pandemia, sarebbero state dunque le dinamiche delle popolazioni di roditori nell'Asia Centrale, a loro volta legate alle fluttuazioni climatiche. Sulla base dei dati assoluti e provenienti dagli anelli degli alberi, risulterebbe infatti evidente che le ondate di epidemia asiatica avrebbero ripetutamente raggiunto l'Europa. In conclusione, non ci sarebbe stato un unico inizio devastante della pandemia, ma i bacini selvatici della peste in Asia avrebbero costituito una fonte della malattia in Europa, continua e legata al clima. A giocare un ruolo fondamentale in questo sarebbe stata la Via della Seta, che trasmetteva la malattia in Europa attraverso i porti, con un ritardo di 10-15 anni circa. Una conferma definitiva della teoria potrà venire dal materiale genetico delle vittime della peste in Europa.
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Questo tronco apparteneva a un albero di ginepro di oltre mille anni, nelle montagne del Tien Shan in Kyrgyzstan. Foto di Jan Esper (Università di Mainz, Germania)

[Dall'Abstract:] La peste nera, originatasi in Asia, arrivò nei porti mediterranei nel 1347 d. C., attraverso le vie terrestri e marittime dell'antica Via della Seta. Questa epidemia segnò la seconda pandemia di peste, che durò in Europa fino al primo diciannovesimo secolo. Generalmente la si ritiene dovuta a una singola introduzione di Yersinia Pestis, dopo la quale la malattia si stabilì tra i roditori europei per oltre quattro secoli. Per localizzare questi presunti bacini della malattia, si sono studiate le fluttuazioni climatiche che precedevano le epidemie di peste, sulla base di dati relativi a 7.711 epidemie di peste georiferite storicamente, e 15 registrazioni degli anelli degli alberi in Europa ed Asia. In questo modo si sono fornite prove per la ripetuta reintroduzione, legata al clima, del batterio nei porti europei a partire dai bacini in Asia, con un ritardo che di 15 ± 1 anni. L'analisi non trova prove dell'esistenza di riserve permanenti della peste nell'Europa medievale.
 
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Fianco di una collina nel Karakorum del Pakistan, coperta di alberi di Ginepro (Treydte et al. 2006 Nature). Foto di Kerstin Treydte (WSL)

 
Lo studio "Climate-driven introduction of the Black Death and successive plague reintroductions into Europe", di Boris V. SchmidUlf BüntgenW. Ryan EasterdayChristian GinzlerLars WalløeBarbara Bramanti, e Nils Chr. Stenseth, è stato pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America.
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Albero di ginepro avente diverse centinaia di anni nelle montagne del Tien Shan in Kyrgyzstan. Foto di Andrea Seim (Università di Goteborg, Svezia)

Link: Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America; Swiss Federal Institute for Forest, Snow and Landscape Research WSL 1, 2