Stintino: ritrovato carico di marmi di età romana

A diciotto metri di profondità, in località “Punta del Francese”, al largo delle coste di Stintino, è stato ritrovato un carico di marmi antichi risalenti all’epoca romana. La campagna di rilievi e campionatura è stata condotta dal professor Carlo Beltrame dell’Università “Ca’ Foscari” di Venezia e dalla sua equipe, che si è occupata di rielaborare i dati acquisiti con l’aiuto di tecnologie avanzate per la realizzazione grafica in 3D. Studenti e ricercatori sono stati affiancati da Giovanni Antonio Chessa del servizio per l’archeologia subacquea della Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio di Sassari e Nuoro.

È stata inoltre fondamentale la collaborazione tecnico-logistica con il “Rocca Ruja Diving Center” che ha fornito tutto il necessario per le immersioni, senza le quali sarebbe stato impossibile raccogliere campioni di materiale utile. Si auspica che l’analisi specifica dei campioni possa permettere di datare i reperti alla prima età imperiale e di poter definire con certezza la loro provenienza, per il momento ipotizzata essere dalle cave di marmo di Luni. Carlo Beltrame, docente di archeologia marittima presso la facoltà veneziana dal 2001, da diversi anni dirige gli studi riguardanti i relitti con carichi di marmo di età romana nel sud Italia.

Foto Segretariato regionale del Ministero per i beni e le attività culturali per la Sardegna


Ricostruire la storia dell'uomo seguendo gli steroli fecali. Primo test sui Maori

RICOSTRUIRE LA STORIA DELL’UOMO SEGUENDO GLI STEROLI FECALI. PRIMO TEST SUI MAORI

 Raccontare la presenza umana sul pianeta seguendo l’accumulo in suoli e sedimenti di questi composti chimici nelle feci umane. Scienziati dell’Università Ca’ Foscari Venezia e dell’Istituto per la dinamica dei processi ambientali del Cnr hanno in tal modo provato la presenza degli individui che colonizzarono le isole oceaniche e la trasformazione ambientale conseguente. Lo studio è pubblicato su Scientific Reports

Dave McWethy, tra gli autori del lavoro. Credit Daniel Schmidt

VENEZIA – È possibile raccontare l’evoluzione della presenza umana sul pianeta seguendo l’accumulo in suoli e sedimenti di steroli fecali, importanti composti chimici della fisiologia umana. Scienziati dell’Università Ca’ Foscari Venezia e dell’Istituto per la dinamica dei processi ambientali del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Idpa) hanno identificato e datato tracce di steroli nei sedimenti di due laghi neozelandesi, riuscendo a provare la presenza dei Maori che a partire dal 1280 circa colonizzarono le due isole oceaniche, disboscandole nel giro di pochi decenni per fare spazio a campi e pascoli. Lo studio è stato appena pubblicato sulla rivista Scientific Reports (https://www.nature.com/articles/s41598-018-30606-3).

Il Lago Diamond Foto Dave McWethy

Le analisi sono state condotte nei laboratori di Venezia su carote di sedimento prelevate nei laghi Diamond e Kirkpatrick, situati nell’Isola del Sud della Nuova Zelanda. Analizzando microparticelle di carbone e pollini erano già stati trovati indizi di incendi boschivi eccezionali e del cambiamento repentino del paesaggio neozelandese nel corso del XIV secolo, quando la foresta lasciò spazio a prati e arbusti in modo rapido e senza precedenti.

Il Lago Kirkpatrick. Foto Dave McWethy

Evidenze archeologiche e paleoecologiche attribuiscono con certezza il disboscamento ai Maori, ma questo nuovo studio aggiunge la prova scientifica definitiva del loro arrivo nell’area e dell’impatto enorme che un gruppo di pochi individui ebbe in un tempo molto breve sulla foresta nativa, tanto da comprometterla irreversibilmente. Inoltre, la ricerca dimostra la validità del metodo sperimentato dai ricercatori italiani per ricostruire la storia della presenza umana in una data regione.

“I laghi raccolgono e depositano sui loro fondali tracce delle feci delle popolazioni che hanno vissuto nei dintorni - spiega Elena Argiriadis, postdoc al Dipartimento di scienze ambientali, informatica e statistica di Ca’ Foscari, tra gli autori dello studio - offrendo una registrazione continua nei secoli della presenza umana. La concentrazione di coprostanolo, lo sterolo più abbondante nelle feci umane, ha un andamento che ricalca quello dei biomarcatori relativi agli incendi, con un picco tra il 1345 e il 1365 circa, e coerente con la profonda trasformazione ambientale subìta dalla Nuova Zelanda con l’arrivo dei Maori”.

Credit Daniel Schmidt

“Questa ricerca fa parte di una serie di studi sull’impatto nella storia e nella preistoria dell’uomo sull’ambiente e sul clima, analizzando biomarcatori presenti in archivi di ghiaccio o sedimenti estratti in tutto il pianeta (progetto Early Human Impact, finanziato dallo European Research Council)”, precisa Carlo Barbante, professore di Chimica analitica a Ca’ Foscari e direttore Cnr-Idpa. “Le tracce delle deiezioni umane raccontano anche dell’arrivo sull’isola meridionale della Nuova Zelanda degli europei, a partire dal 1800. La crescita esponenziale nella concentrazione di steroli fecali testimonia fedelmente il rapido aumento di popolazione nell’area dall’inizio del diciannovesimo secolo ai giorni nostri. Il metodo potrà ora essere applicato ai sedimenti lacustri e ai suoli di aree in cui la storia degli insediamenti umani non è così chiara e netta come nel caso neozelandese, contribuendo a mappare gli spostamenti delle popolazioni nel tempo”.

Credit Daniel Schmidt

Lo studio è stato realizzato in collaborazione con scienziati della Montana State University, dello U.S. Geological Survey, Geosciences and Environmental Change Science Center, del centro neozelandese Landcare Research e dell’Università di Auckland.

Testo e immagini da Ufficio Comunicazione Università Ca' Foscari Venezia


Venezia: convegno “La falsificazione epigrafica in Italia”

FAKE NEWS DEL PASSATO

A CA’ FOSCARI IL PIÙ IMPORTANTE CONVEGNO EUROPEO

A Venezia dal 10 al 13 ottobre oltre 50 specialisti nello studio dell’autenticità di iscrizioni e manoscritti antichi. Il caso: Da Arezzo a Baltimora sulle tracce del falsario Sententiosus

 

VENEZIA - La diffusione di informazioni false non inizia con il web: anche iscrizioni antiche, o apparentemente tali, possono ingannare. Una recente scoperta di due studiosi italiani, ad esempio, ha dimostrato che due reperti simili conservati in Italia e a Baltimora e ritenuti iscrizioni paleocristiane in realtà sono stati acquistati sul mercato antiquario romano ai primi del Novecento, opera di un falsario moderno e parte di una stessa serie.

“Questa importante scoperta  - commenta Lorenzo Calvelli, ricercatore di Epigrafia latina all’Università Ca’ Foscari Venezia e tra i principali studiosi del problema delle false iscrizioni nella storia - porterà auspicabilmente al riconoscimento di altri manufatti prodotti dalla stessa mano e disseminati in altre collezioni e musei d'Europa e del mondo”.

Per smascherare le fake news del passato sono infatti al lavoro da anni esperti di storia antica che, analizzando reperti posseduti dai antiquari, musei e collezioni private, riescono a verificare l’autenticità delle fonti.

Il problema della falsificazione storica e lo studio dei manoscritti, con particolare riferimento a quelli che tramandano il testo di iscrizioni antiche, genuine o inventate in tempi più recenti, ma 'spacciate' per autentiche saranno al centro di due convegni a Venezia dal 10 al 13 ottobre, tra cui il più importante convegno europeo di epigrafia romana, organizzato dall’Università Ca’ Foscari Venezia. Oltre 50 specialisti provenienti da Italia e Francia si riuniranno per confrontare le proprie ricerche.

Nel convegno “La falsificazione epigrafica in Italia” (www.unive.it/data/agenda/1/21789) saranno presentati importanti risultati che hanno consentito di smascherare la natura contraffatta di alcuni reperti considerati genuini, nonché di riconoscere che certi manufatti erano stati giudicati troppo severamente, essendo in verità autentici. Il convegno è organizzato nell’ambito del progetto triennale "False testimonianze" coordinato da Lorenzo Calvelli e finanziato da Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca tra i progetti di interesse nazionale (Prin).

Una specifica sessione sarà infine dedicata al tema delle copie, che sono oggetti non creati a scopo di dolo, ma per fini conservativi o didattici. L'importanza delle copie, a volte risalenti anche a secoli fa, si sta rivelando sempre più significativa, dal momento che molti originali sono scomparsi nel corso del tempo o si trovano oggi in zone del mondo non più accessibili.

IL CASO

Da Arezzo a Baltimora: sulle tracce del falsario Sententiosus

Nella Casa Museo Ivan Bruschi di Arezzo (www.fondazioneivanbruschi.it/casa-museo) è conservata una misteriosa iscrizione latina, incisa su una piccola lastrina di marmo e finora completamente sfuggita agli occhi degli esperti. Le uniche informazioni note riguardano la provenienza del reperto: esso era un tempo conservato nella collezione privata della famiglia dei conti Vitali, anticamente esposta nella loro splendida villa a Fermo nelle Marche e oggi dispersa. La lastrina riporta una citazione di un salmo biblico "Erudimini qui iudicatis terram", cioè "Imparate, voi che giudicate la terra".

Lo studio del reperto, condotto da Andrea Raggi (Università di Pisa) e Carlo Slavich (Sapienza Università di Roma), getta nuova luce anche su un altro singolare manufatto iscritto, conservato presso il Johns Hopkins Archaeological Museum di Baltimora.

Fino a oggi quest'ultima iscrizione era stata universalmente accolta come genuina dalla critica e classificata come iscrizione sepolcrale cristiana. Una fortunata coincidenza consente di dimostrare oltre ogni ragionevole dubbio che i due reperti iscritti, entrambi acquistati sul mercato antiquario romano ai primi del Novecento, sono opera di un falsario moderno e parte di una stessa serie. Per il carattere edificante delle iscrizioni, il loro autore è stato definito dai due studiosi Sententiosus, cioè produttore di sentenze.

Testo e immagini dall'Ufficio Comunicazione Università Ca' Foscari Venezia


Nuove ipotesi sull'antico abitato di Torcello

In corso lo scavo dell’Università Ca’ Foscari Venezia

L’ANTICO ABITATO DI TORCELLO RESTITUISCE UNO SCHELETRO – NUOVE IPOTESI SUI PRIMI ABITANTI DELL’ISOLA E LA LORO VITA

L’origine di Venezia si arricchisce di nuovi dati interpretativi

LO SCHELETRO

A Torcello, isola veneziana nella laguna, presso lo scavo dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, iniziano ad emergere i protagonisti della millenaria storia dell’isola. Una sepoltura databile intorno all’VIII secolo d.C. è stata infatti scavata in questi giorni dall’equipe di studiosi sotto la direzione scientifica dell'archeologo Diego Calaon (Marie Curie Fellow). "Si tratta di un giovane adulto, la cui sepoltura – non troppo lontana dall’area che immaginiamo essere stata adibita a cimitero intorno alla Basilica nelle sue fasi altomedievali – di cui si è conservato piuttosto bene quasi tutto lo scheletro, ad eccezione della testa. Non lasciamoci ingannare però: il ritrovamento delle parti residuali di lato destro del cranio e il taglio di una buca di età moderna (probabilmente per un palo strutturale) proveniente dall’alto, ci indicano che la sepoltura era completa e che solo le attività successive svolte nell’area hanno determinato le mancanze di oggi".

Si tratta di un rinvenimento importante: a Torcello negli scavi degli anni ’60 e ’70 del secolo scorso erano state indagate aree cimiteriali, ma generalmente più moderne, ovvero pertinenti al pieno medioevo. Potere analizzare dati biometrici degli antichi Torcellani tra VI e IX secolo è un’occasione unica. Chi erano gli antichi abitanti dell’isola che vivevano nelle ben costruite case di legno presente densamente nell’area? Lavoratori liberi? Schiavi? Si tratta di una comunità già profondamente cristianizzata o meno? La presenza di una tomba isolata, o non connessa direttamente alla chiesa apre a molte ipotesi: le analisi DNA e biometriche ci indicheranno importanti dati interpretativi.

L’AREA

La sepoltura è stata scavata in un area molto interessante da un punto di vista stratigrafico: siamo sull’intestatura di un antico canale lagunare che separava l’isola dell’Antica Chiesa di Santa Maria dall’area dell’abitato medievale: il canale nel tempo è stato bonificato con centinaia di pali lignei, indice di una “fame di spazio” per abitazioni e attività artigianali che richiedeva l’allargamento e la creazione di nuovi spazi abitati.

Lo scavo nella sua estensione, ci sta rivelando come l’VIII i il IX secolo siano centrali per attestare l’esplosione demografica nell’isola: presenza di fitte case in legno, moli, focolari e strutture produttive, testimoniate da centinaia di frammenti di ceramica da cucina (tra cui molti catini coperchio, gli antichi testi per la cottura di pani e focacce nei focolari a terra), anfore da olio e vino, pietra ollare per la cottura di zuppe e minestre.

 LA DIETA

Cosa mangiavano i primi abitanti dell’isola? Anche a questa domanda possiamo già dare qualche risposta: mangiavano molto pesce, visto l’ambiente lagunare, comprese ostriche, cozze e molluschi, ma anche pesce d’altura, alcuni resti in corso di studio sembrano riferirsi addirittura a tartarughe e delfini. Attestati consumi importanti di carni bianche da pollame, di maiale e carne bovina, anche se i consumi di carne dimostrano la presenza di numerosi ovini, presenti sia per la carne che per la probabile produzione di pergamene. Oltre a ciò una grande varietà di verdure e frutta. Il contenuto delle anfore invece attestano consumi di olio, vino e spezie dal sud del Mediterraneo.

IL PORTO

L’abitato copre un’area molto ampia di magazzini, costruiti e attivi nei due secoli precedenti, tra VI e VII secolo dopo cristo: "Torcello diventa un punto nodale della portualità lagunare proprio in questo momento. Altino non è più praticabile come porto, e i magazzini che stiamo scavando nell’isola - continua Diego Calaon- ci dicono come molto prima di “immaginate” o “leggendarie” distruzioni barbariche le élite locali avevano investito pienamente per la creazione di uno scalo efficiente proprio nell’area del litorale dell’epoca. Magazzini costituiti con mattoni romani di riuso, alcuni anche iscritti, fondati con pietre spogliate dall’antica città romana. Il magazzino portuale porticato visibile a Torcello in questi giorni è eccezionalmente ben conservato".

UNA NUOVA INTERPRETAZIONE SULLE ORIGINI DI VENEZIA

 Tradizionalmente, Torcello si è sempre considerata nell’ottica di Venezia, come la prima Venezia, come l’origine della Serenissima, affidando a Torcello il ruolo del luogo dove gli antichi altinati (romani) si sarebbero rifugiati per scappare dai barbari. Se fosse così, come ci racconta il mito, gli spazi geografici dell’antica Torcello (ma anche di Rialto) dovrebbero essere considerati come luoghi “impervi, inaccessibili” dove nessuno avrebbe mai voluto mettere piede. Questa narrativa, fatta di guerre, barbari, lotte ha molto fascino, ma va riconsiderata alla luce dei recenti rinvenimenti.

L’archeologia ci racconta una storia completamente diversa. Una storia di trasformazioni ambientali e lenti adattamenti, su cui si sono fatti importanti investimenti sul piano commerciale e delle infrastrutture portuali. Ci racconta una storia di genti, di case, di relazioni. Una storia da narrare.

L’interpretazione nuova che se ne vuole dare è negli spazi e nelle stratigrafie Torcellane: “Torcello è il Porto Tardo-Antico e Altomedievale di Altino”. La collocazione del nuovo porto è essenzialmente dovuta ai cambiamenti ambientali, sia su larga scala (la progressiva trasformazione dei delta/estuari dei fiumi che sfociano in area costiera, con apporti progressivi verso il mare e la creazione di nuove aree mediamente acquatiche con barene, dossi e dune litoranee) che a scala locale (il progressivo interramento delle aree portuali di Altino e la necessità di spostare gli scali commerciali su aree con canali/lagune con maggiore capacità acquea).

Nella nostra narrativa, inoltre, hanno largo spazio i materiali da costruzione (il legno, il fango), l’approccio antropologico alla vita sulle lagune (il rapporto con l’acqua), e la fondamentale prospettiva dell’uso di forze lavoro per mantenere in vita i nuovi porti (schiavi).

Nel frattempo continuano anche le indagini in un altro settore, dove una costruzione di grandi dimensioni (più di 25 metri di lunghezza), interpretabile come una rimessa per le barche e magazzino, databile al XIV secolo, è in corso di scavo e studio. L’edificio con solide fondazioni in pietra (ancora  ”pezzi” di Altino riutilizzati in laguna,) si affaccia ad una robustissima antica riva in pietra, rinforzata successivamente da un pontile esterno per raggiungere quello che era il corso dell’antico Sile. Tra la riva e il magazzino i segni evidenti e abbondanti di un cantiere medievale per la sistemazione delle barche, probabilmente per la pesca, con le tracce dei pali per l’alaggio, per la sistemazione sul fianco dei natanti e, probabilmente, per la preparazione delle peci.

Insomma, una nuova storia sulle origini di Venezia tutta da raccontare: un lento spostamento di un centro commerciale e fluviale. Una storia densa di elementi, ricca da scoprire giorno per giorno.

L’ARCHEOLOGIA PARTECIPATA – IL PROGETTO TORCELLO ABITATA

Di conseguenza queste le riflessioni: “Come raccontare dunque questo materiale? Come “esporlo”? Come conservarlo?”

Da questo concetto prendono avvio gli APERITIVI ARCHEOLOGICI, le azioni di archeologia partecipata del Progetto Torcello Abitata 2018che ha ideato una forma insolita di incontro, condividendo insieme un aperitivo proprio lì, dove il cantiere di scavo è in corso, ascoltando dalla voce degli archeologi anticipazioni e news esclusive, ma anche proponendo giochi per bambini e visite guidate live, incontri con gli autori (Valerio Massimo Manfredi e Tiziano Scarpa) e momenti di riflessione sul possibile parco archeologico con i Soprintendenti ai beni Archeologici . PROGRAMMA APERITIVI ARCHEOLOGICI

Gli scavi saranno in corso fino al 14 ottobre.

Testo e immagini da Ufficio Comunicazione e Promozione di Ateneo Università Ca' Foscari Venezia


Torna Venetonight e si fa invisibile

Edizione speciale della Notte della Ricerca di Ca’ Foscari: 28 settembre – 4 ottobre

TORNA VENETONIGHT E SI FA INVISIBILE

Una settimana di apertura per accogliere le scuole, tema INVISIBILE, organizzazione con Science Gallery Venice. In programma mostre ed eventi collaterali, visite speciali ai musei e attività per tutti negli Spazi Espositivi di Ca’ Foscari

Lead Angels Scopitone Festival 2014 ©Studio Frederik De Wilde

VENEZIA - Venerdì 28 settembre l’Università Ca’ Foscari aprirà le porte della ricerca al grande pubblico con una edizione della Notte della Ricerca piena di novità.

DURATA: DAL 28 SETTEMBRE AL 4 OTTOBRE

La tradizionale serata di incontro e scambio tra ricercatrici, ricercatori e la popolazione veneziana, alla quale l’ateneo veneziano partecipa assieme alle Università di Padova e Verona e con il contributo di Fondazione di Venezia e Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, viene estesa ad una settimana (sabato 29 ore 10-13, domenica chiuso, da lunedì a giovedì 10-18), aprendo così le porte anche alle scuole primarie e alle secondarie di primo e secondo grado.

 

TEMA: L’INVISIBILE

Ca’ Foscari ha scelto un tema trasversale che porta alla luce aspetti della ricerca che non si palesano ai sensi ma che sono ugualmente significativi e con un forte impatto sulle nostre vite, sulla società e sul pianeta. Il fil rouge scelto è l’INVISIBILE, un tema sfidante per Ca’ Foscari e per il Distretto Veneziano Ricerca e dell’Innovazione (DVRI) che partecipa all’iniziativa mostrando come l'invisibile diventa visibile nella scienza, nell'arte, nella letteratura e nella cultura. Leggere di più


Venezia: nuovo Centro di ricerca per la conservazione e il restauro

Nuovo Centro di ricerca per la conservazione e il restauro: Comune, Ca’ Foscari e Iuav hanno firmato l'accordo di programma

È stato firmato oggi a Ca' Farsetti, dal sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, e dai rettori delle università Ca' Foscari Venezia, Michele Bugliesi, e Iuav di Venezia, Alberto Ferlenga, l'accordo di programma “Per la costituzione di un nuovo centro di ricerca per lo sviluppo di nuove tecnologie per la conservazione e il restauro dei beni culturali veneziani”.

L'accordo, che si inserisce nel “Patto per lo Sviluppo della Città di Venezia, Interventi per lo sviluppo economico, la coesione sociale e territoriale della Città di Venezia”, mette a disposizione 3 milioni di euro per la creazione di un centro che opererà nei seguenti ambiti di ricerca: caratterizzazione dei materiali e dell’ambiente di conservazione, monitoraggio dello stato di conservazione, nuovi materiali e tecnologie, tecnologie ICT per il monitoraggio e la valorizzazione del patrimonio storico, artistico, architettonico e archeologico della città.

“La scommessa – ha esordito il sindaco – è quella di rendere Venezia un polo universitario sul modello di Boston, capace di attrarre giovani studenti non solo dal nostro Paese, ma anche da tutta Europa e da ogni parte del mondo”. Il primo cittadino ha poi ricordato la sottoscrizione, lo scorso anno, del protocollo costitutivo di “Study in Venice”, il Polo formato da Ca' Foscari, Iuav, Conservatorio Benedetto Marcello e Accademia delle Belle Arti, in collaborazione con il Comune di Venezia, con l'obiettivo di valorizzare la propria immagine di città universitaria nel mondo. “Il rafforzamento di un sistema universitario più ampio – ha aggiunto Brugnaro – è di importanza strategica per il rilancio della città”.

“L' articolo 9 della Costituzione – ha sottolineato il rettore Bugliesi – promuove lo sviluppo della cultura e della ricerca e questo nuovo centro vuole da un lato rafforzare i presupposti scientifici per preservare il patrimonio di Venezia e dall'altro promuovere l'innovazione in questa città attraverso la ricerca. Sono già in programma una serie di interventi su cui ci concentreremo, dalla Scuola Grande di San Rocco a Torcello al campanile di San Marco. È un progetto che porterà a Venezia studenti, ricercatori e investimenti nell'alta tecnologia contribuendo allo sviluppo della nostra città. Il centro svilupperà metodologie e interventi di restauro e conservazione  con tecnologies legate all'ambito chimico e ICT, da parte di Ca' Foscari, e di ambito strutturale architettonico da parte di IUAV”.

“Questo progetto – ha concluso Ferlenga - è un'occasione eccezionale per dare  valore a ciò che in parte già esiste, mettendo insieme le iniziative offerte dai punti di eccellenza di questa città, che è essa stessa un'eccellenza. Un passo in avanti ulteriore, dopo esperienze come 'Study in Venice' e il Padiglione Venezia alla Biennale, per mettere in campo valori e conoscenze che hanno già un valore per sé stesse ma che, se messe insieme in un circuito virtuoso, possono dare vita a qualcosa di unico”.

Per dare piena attuazione al progetto verrà costituito un Comitato esecutivo composto dai referenti di ciascuna parte, presieduto da un responsabile del Comune di Venezia, che avrà il compito di sovraintendere alle attività del Centro, garantire l’esecuzione del progetto scientifico e stabilire il programma delle attività di disseminazione. Entro 6 mesi dalla sottoscrizione dell'accordo sarà inoltre costituito un Comitato consultivo composto da un rappresentante della Soprintendenza archeologia, Belle arti e paesaggio per il Comune di Venezia e Laguna, Soprintendenza archivistica e bibliografica del Veneto e del Trentino Alto Adige, Archivio di Stato di Venezia e Musei Civici di Venezia, con funzioni di monitoraggio, consulenza e valutazione delle attività del Centro.

Venezia, 14 giugno 2018

Testo da Ufficio Comunicazione e Promozione di Ateneo Area Comunicazione e Promozione Istituzionale e Culturale Università Ca' Foscari Venezia


Ca’ Foscari ricorda Giovanni Morelli e Margot Galante Garrone

Ca’ Foscari ricorda il musicologo e docente dell’ateneo scomparso nel 2011

“LA DETESTATA SOGLIOLA”. OMAGGIO A GIOVANNI MORELLI E MARGOT GALANTE GARRONE

Lunedì 14 maggio all’ Auditorium S. Margherita

 

Lunedì 14 maggio, alle 17.30all’Auditorium Santa Margherita dell’Università Ca’ Foscari, Teatro Ca’ Foscari e l’Associazione Giovanni Morelli presentano «La detestata sogliola» un omaggio a Giovanni Morelli e Margot Galante Garrone. Con Paolo Puppa - Helga Davis - Malva Rizzato - Elisabetta Pozzi

La data del 14 maggio, giorno della nascita di Giovanni Morelli (Faenza 1942 -Venezia 2011), è stata scelta per rendere omaggio alla sua figura di musicologo e docente di chiara fama dell'Ateneo, dove ha insegnato Storia della musica contemporanea, Filologia musicale, Musicologia sistematica e Storia e critica del testo musicale. Sposato con Margot Galante Garrone (Torino 1941 - Genova 2017) cantante, regista e fondatrice del Gran Teatrino la Fede delle Femmine.

In occasione di questa giornata dedicata a loro, quattro grandi artisti faranno rivivere il ricordo di queste due importanti figure attraverso diverse proposte e spunti culturali:

Paolo Puppa letture da Animali Immaginari di Giovanni Morelli
Helga Davis frammento/studio da Madrigal for 9 rooms di Andrea Liberovici
Malva Rizzato e Le canzoni di Margot
Elisabetta Pozzi letture da La detestata sogliola di Margot Galante Garrone

Ingresso libero

Così Andrea Liberovici, Presidente Associazione Giovanni Morelli, descrive l'iniziativa

«La detestata sogliola» è il titolo dell’unico libro scritto da Margot e che ho trovato sul desktop del suo computer l’anno scorso, un paio di mesi dopo la sua morte.
Sapevo che era li, perché ne avevamo parlato, ma non avevo avuto la forza di leggerlo. Ora posso dirlo: è bellissimo. Se verrete il 14 maggio capirete che l’aggettivo “bellissimo“ non è così distante dalla realtà. Non vi anticipo nulla perché, grazie all’editore Marsilio, il libro lo potrete trovare anche in libreria ma certo è che la sua, seppur parziale, lettura dal vivo interpretata da un’attrice come Elisabetta Pozzi la potrete ascoltare, per ora, soltanto se verrete all’Auditorium di S.Margherita.

In scena quattro grandi artisti. Il poeta Lello Voce che leggerà qualche «animale immaginario“ di Giovanni, la cantante-attrice newyorkese Helga Davis che interpreterà un piccolo frammento da “Madrigal for 9 rooms“, brano audio-visivoche sto preparando per l’anno prossimo dedicato alla nostra casa della Giudecca come palcoscenico, se così si può dire, della nostra famiglia e la giovane cantautrice Malva Rizzato che canterà alcune canzoni di Margot, alternandosi con «La detestata sogliola» letta da Elisabetta Pozzi.
Ho avuto la grande fortuna di crescere con Giovanni e mia mamma da quando avevo due anni (e con decine di gatti annessi) e non posso non condividere totalmente uno degli scopi dell’associazione Giovanni Morelli, che ringrazio, ovvero quello, non soltanto di mantenere viva la memoria, ma di farli conoscere ai più giovani attraverso l’esempio che ci hanno lasciato: l’umanità come centro e nutrimento di ogni loro gesto, creativo ed artistico, che sapevano condividere in forma di dono con tutti… senza distinzioni e copyright.»

Testo e immagine da Ufficio Stampa Università Ca' Foscari Venezia


Venezia: prima assoluta di "Nel Cuore Muto Del Divino", dedicato a Carlo Scarpa

Giovedì 5 aprile 2018, dalle ore 18.00 in aula Baratto di Ca’ Foscari la prima assoluta di Nel Cuore Muto Del Divino

UN DOCU-FILM DEDICATO A CARLO SCARPA

RISCOPRE I SEGRETI DELL’AULA BARATTO

DI CA’ FOSCARI

L’iniziativa si inserisce nel programma di iniziative per i 150 anni di Ca’ Foscari

 

NEL CUORE MUTO del divino - Teaser from CABIRIAFILM on Vimeo.

VENEZIA – Un documentario dedicato a Carlo Scarpa e al suo intervento nell’Aula Baratto di Ca’ Foscari nell’anno del centocinquantenario dell’Ateneo: il 5 aprile, alle ore 18, in Aula Baratto a Ca’ Foscari verrà proiettato in prima assoluta il film documentario Nel Cuore Muto Del Divino, dedicato all’architetto veneziano.

Un tributo celebrativo all’architetto che operò sull'Aula Baratto sia prima che dopo la seconda guerra mondiale, adattando gli spazi, gli arredi e la fruizione dei locali con straordinaria modernità e rispetto della tradizione.

Una proiezione cinematografica in loco, per seguire prima sullo schermo e poi ammirare e vivere di persona, gli ambienti rimaneggiati e progettati da Scarpa. Un confronto fra il passato e il presente attraverso la storia dell’Università Ca’ Foscari Venezia e dei suoi 150 anni.

Il progetto, a cura del professore di Ca’ Foscari Paolo Pellizzari, intende valorizzare l'Aula Baratto, un gioiello inserito nel palazzo di Ca' Foscari.  Il film, realizzato dal regista Riccardo De Cal, getta luce sul restauro di Palazzo Foscari, sede storica dell’Università, da parte di Carlo Scarpa. Il percorso filmico nello spazio e nel tempo mira a raggiungere il cuore pulsante dell’intervento scarpiano: l’Aula Baratto. Un luogo i cui confini divengono labili: il pavimento si fa acqua e l’antica architettura del palazzo dialoga con gli elementi moderni introdotti da Scarpa. Tra i punti focali del film vi è l’analisi del rapporto tra “dentro” e “fuori” e della percezione forte del senso della città.

Il trailer del film è visibile at https://vimeo.com/224039983

 Scarpa operò sull'aula nel 1936 e nel 1956, adattando gli spazi, gli arredi e la fruizione in un contesto di assoluta bellezza architettonica e paesaggistica e consente ancora oggi l’uso di questi spazi spettacolari per eventi, lezioni e conferenze. [per eliminare ripetizione di “straordinaria modernità e …] Per accompagnare l’evento e il ricordo di Carlo Scarpa, nel cortile di Ca’ Foscari è allestita un’esposizione basata su materiali storici d'archivio e sui disegni/progetti conservati nell'Archivio Carlo Scarpa di Treviso, con elaborati e oggetti significativi legati alla progettazione, ai lavori effettuati e al contesto in cui si svolsero. Il video e l’esposizione sono stati realizzati in  collaborazione con il MAXXI di Roma, l ‘Archivio Carlo Scarpa di Treviso e con il supporto della Ca’ Foscari School for International Education.

Riccardo De Cal, regista e fotografo, dopo il liceo classico compie gli studi a Venezia presso la Facoltà di Architettura. Legato a una visione cinematografica essenziale e poetica, dal 2003 realizza documentari d’autore.

Testo da Ufficio Comunicazione Università Ca' Foscari Venezia

L’Università Ca’ Foscari a Venezia, foto di Stefano Remo, daWikipediaCC BY-SA 3.0.


Classici contro: 30 appuntamenti. Tema del 2018, Dike, la Giustizia

Venerdì 6 e sabato 7 aprile a Vicenza per il progetto ideato dai docenti di Ca’ Foscari Alberto Camerotto e Filippomaria Pontani
CLASSICI CONTRO: 30 APPUNTAMENTI

TEMA DEL 2018 DIKE, LA GIUSTIZIA

Teatri e musei, licei e carceri i luoghi in cui i classici si sveleranno per fare luce sul presente

Continua a Vicenza il 6 e 7 aprile, dopo i primi appuntamenti di San Donà di Piave, Cittadella e Vittorio Veneto, il ciclo di incontri per il 2018 di Classici Contro, un progetto dell’Università Ca’ Foscari a cura del grecista Alberto Camerotto e del filologo classico Filippomaria Pontani che cresce nel tempo e dimostra l’interesse verso i classici oltre che la bruciante attualità dei temi che gli antichi ci propongono.

Sono ben trenta gli incontri in calendario in altrettante città d’Italia, che toccheranno licei, teatri, istituzioni, musei e carceri, da Palermo a Torino, da Vicenza a Reggio Calabria, da Lecce a Milano.

Quest'anno il tema intorno al quale si dibatterà attraverso le voci della ricerca e della cultura è «Dike, la Giustizia». Immersi in una società in cui scorgiamo troppe ingiustizie e diseguaglianze, siamo abituati quotidianamente ad accapigliarci sulle leggi, a dibattere il modo di amministrare il diritto, a invocare un riequilibrio ultraterreno agli squilibri umani. Cos’è giusto fare dinanzi a una catena di delitti di cui si è dimenticata l’origine, dinanzi a una legge palesemente inumana, dinanzi a chi propaganda un’idea che mette in dubbio le nostre certezze, dinanzi a una richiesta d’asilo che mette a rischio la comunità?

Qual è il rapporto tra la giustizia umana e quella divina? Come si configura la dialettica tra la sacrosanta giustizia olimpica garantita dal regno di Zeus e l'amministrazione quotidiana della giustizia nei tribunali di Atene e di Roma? In un momento storico in cui i problemi connessi alla legge, al diritto e all'equità sociale e politica continuano a dominare l'attualità, la rassegna 2018 dei Classici Contro prova ad andare alla radice storica e culturale di questi fenomeni, facendo parlare (e a tratti cantare) i testi antichi più importanti sul tema, da Omero a Esiodo, da Eschilo a Virgilio, da Lisia a Cicerone.

Il mondo greco-romano ha prodotto una gran mole di pensiero sulla e per la giustizia: non c’è quasi problema della giustizia del nostro tempo che non possa essere codificato – in senso mitico o come parallelo storico – nei termini antichi, e dunque rivitalizzato e meglio compreso. Questo intende fare Classici Contro 2018

Le prossime tappe del percorso saranno: Vicenza Il 6 e il 7 aprile al Teatro Olimpico di Vicenza e alle Gallerie D'Italia - Palazzo Leoni Montanari

Venerdì 6 aprile a Palazzo Leoni Montanari si affronteranno due prospettive convergenti sul diritto e la giustizia: da un lato lo sviluppo del concetto nell’epica arcaica (ne parlerà Carlo Pelloso, storico del diritto greco dell’Università di Verona), dall’altro lo sviluppo dei diritti fondamentali dall’antichità a oggi in relazione al tema dell’identità personale e collettiva (ne discuterà il giurista Marcello Francanzani, recentemente nominato giudice della Corte di Cassazione). Ma la giustizia ha anche un aspetto molto pratico: la sua applicazione, i premi e le pene. Nella sera di venerdì ne parleranno da angolazioni diverse la direttrice di un grande carcere (Claudia Clementi, del Dozza di Bologna), un classicista attivissimo nella riflessione e la pratica della non-violenza e della giustizia quotidiana (Andrea Cozzo, dell’Univ. di Palermo), un giornalista d’assalto che conosce il Nordest come pochi (Ernesto Milanesi, del manifesto). Queste parole ardue e complesse saranno accompagnate dalle musiche antiche di Nikos Xanthoulis, dedicate ad alcuni testi di Omero, Eschilo, Sofocle relativi alla giustizia; e lo stesso musicista greco nella mattinata di sabato 7 aprile a Palazzo Leoni Montanari terrà insieme ad Angelo Meriani una lezione sulla musica antica, accompagnata da una presentazione della mostra “Seduzione nel mondo antico” a cura della curatrice Federica Giacobello.

La Giustizia è anche immagine, dai bronzetti antichi con la bilancia alla Minerva dei nostri tribunali, ma è anche multiforme, come lealtà e nemesi: ne parlerà sabato pomeriggio, sempre a Palazzo Leoni Montanari, Aglaia McClintock (Univ. del Sannio), mentre Gabrio Forti, insigne giurista e raffinato letterato, analizzerà la ricezione del tema giustizia nella riscrittura goethiana dell’Ifigenia. Al centro della serata di sabato al Teatro Olimpico ci sarà invece la legge: il sottile confine tra giusto e legale (Massimo Manca, latinista di Torino), il fondamento sostanziale del nomos (Gennaro Carillo, filosofo napoletano), e la divaricazione fra la giustizia antica e moderna, di cui parlerà il Primo Presidente emerito della Corte di Cassazione Giovanni Canzio.

LE CITTÀ TOCCATE DA CLASSICI CONTRO

Dopo l'Olimpico i Classici Contro arriveranno in tutta Italia, per parlare di giustizia, al Teatro Don Orione di Palermo, al Circolo dei Lettori e al Liceo Massimo D'Azeglio di Torino, al Teatro Masini di Faenza, alla Biblioteca Civica di Bassano del Grappa, a Villa Emo a Fanzolo di Treviso, al Teatro Civico di Schio, all'Abbazia al Goleto di Sant'Angelo dei Lombardi, alTeatro Comunale di Alessandria, davanti ai Bronzi di Riace al Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, al Tribunale e al Convento dei Teatini di Lecce,  al Teatro Rosso di San Secondo a Caltanissetta, al Teatro Ristori di Verona,  al Carcere di Bollate a Milano, al Collegio Marconi di Portogruaro, all'Università degli Studi di Pavia, al Palazzo Festari diValdagno. E in autunno i Classici Contro continueranno il loro percorso alla Villa Belvedere di Mirano, alla Stazione Marittima di Trieste, al Liceo Bartolomeo Zucchi di Monza, al Liceo Leone XIII di Milano, al Carcere di Rebibbia a Roma, per concludere al Teatro di Santa Margherita a Venezia.

I Classici Contro dell'Università Ca' Foscari, in collaborazione con le Università, i Licei, le istituzioni, portano come sempre la ricerca e la parola dei classici antichi nei teatri di fronte ai cittadini per un contributo di pensiero sui problemi più scottanti del presente. In una prospettiva europea che guarda al futuro, con la consapevolezza culturale di tremila anni di pensieri e di storia che ci viene dai classici. Una risorsa da condividere tra tutti i cittadini.

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Venezia: undicesima edizione del Festival Internazionale di Letteratura "Incroci di civiltà"

L’UNIVERSITÀ CA’ FOSCARI PRESENTA

INCROCI DI CIVILTÀ

FESTIVAL INTERNAZIONALE DI LETTERATURA

A VENEZIA

 

Dal 4 al 7 aprile 2018 venticinque scrittori provenienti da ventuno Paesi incontrano il pubblico per l’undicesima edizione del Festival

Credits: Annalena McAfee

VENEZIA - Sarà Ian McEwan, l’acclamato autore inglese di romanzi, racconti e sceneggiature – come Bambini nel tempo (Einaudi, 1988), Espiazione (Einaudi, 2002)  e i più recenti Chesil Beach (Einaudi, 2007), Solar (Einaudi, 2010), Miele(Einaudi, 2012), La ballata di Adam Henry (Einaudi, 2014), Nel guscio (Einaudi, 2017) – a inaugurare al Teatro Carlo Goldoni mercoledì 4 aprile alle ore 17.00 l’undicesima edizione di Incroci di civiltà, il Festival internazionale di letteratura a Venezia, ideato e organizzato dall’ Università Ca’ Foscari Venezia – che festeggia quest’anno i suoi 150 anni –  in collaborazione con Fondazione di Venezia e Comune di Venezia e inserito all’interno del programma ‘le Città in Festa’, con la partnership di The BAUERs Venezia, Fondazione Musei Civici Venezia e Marsilio.

Questa undicesima edizione di Incroci di civiltà ribadisce lo spirito del festival, capace di accostare firme prestigiose ad autori emergenti e offrire al vasto pubblico di lettori appassionati una prospettiva privilegiata sulla letteratura contemporanea mondiale.

Dal 4 al 7 aprile 2018 si incontreranno a Venezia venticinque scrittori provenienti da ventuno Paesi: Australia, Cile, Francia, Germania, Giappone, Gran Bretagna, Grecia, Israele, Italia, Kenya, Nicaragua, Nigeria, Norvegia, Malesia, Marocco, Romania, Russia, Sri Lanka, Spagna, Svezia, Turchia.

Un focus speciale sarà dedicato agli autori africani, con la presenza di Ngũgĩ wa Thiong’o e Abdilatif Abdalla (Kenya), e del Premio Nobel per la Letteratura nel 1986 Wole Soyinka (Nigeria). Verranno presentati i primi due numeri con testo a fronte della nuova collana della Libreria Editrice Cafoscarina ‘Incroci di civiltà’: poesie scelte di Mohamed Moksidi (Marocco) a cura di Simone Sibilio (Ca’ Foscari) e due racconti di Emine Sevgi Özdamar (Turchia/Germania) a cura di Stefania Sbarra (Ca’ Foscari).

Michele Bugliesi, Rettore dell’Università Ca’ Foscari Venezia: «Incroci di civiltà è uno degli appuntamenti culturali di punta di Ca’ Foscari, una manifestazione nata sotto il segno dell’inclusione e della diversità culturale e linguistica, temi che sono propri del nostro Ateneo, della nostra ricerca scientifica e dei progetti e interessi dei nostri docenti e ricercatori. Quest’anno, all’undicesima edizione, il Festival continua ad appassionare molti lettori e cittadini e ad attirare a Venezia le firme più affermate del panorama letterario internazionale. Le tematiche d’attualità e l’interesse per le diverse culture continuano a costituire il cuore della proposta di Incroci di civiltà, che può contare sulla preziosa collaborazione delle principali istituzioni cittadine che ringrazio per il loro sostegno».

Flavio Gregori, Prorettore alle Attività e Rapporti Culturali di Ca’ Foscari: «Incroci di civiltà è uno dei momenti più alti della programmazione culturale di Ca’ Foscari. Come ha ricordato il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella all’inaugurazione del 150esimo Anno Accademico, Ca’ Foscari ha una vocazione speciale nel panorama italiano per lo studio e l’insegnamento delle lingue e letterature straniere di tutto il mondo. Incroci rappresenta in modo esemplare questa vocazione  facendo dialogare scrittrici e scrittori di oltre venti Paesi con i nostri docenti e con il pubblico dei lettori. Incroci non è solo un festival che dura i quattro giorni della manifestazione ma è il risultato di un lavoro di tutto l’anno da parte degli organizzatori, dei professori, degli studenti, del mondo editoriale e di tutti coloro che vi collaborano. È una realtà riconosciuta e apprezzata a livello nazionale e internazionale, diventata uno degli eventi più importanti, centrali e attesi nella vita culturale di Venezia».

Pia Masierodirettrice del Festival Incroci di civiltà: «E’ un privilegio per me essere anche quest’anno la direttrice di Incroci di civiltà per quello che il festival rappresenta per l’Ateneo e per la città. Non un salone del libro, né una semplice vetrina per le ultime novità editoriali, ma un momento di riflessione profonda su temi che continuano ad essere centrali per il nostro tempo. Incroci di civiltà è uno dei modi – belli e riusciti – con cui Ca’ Foscari dialoga con la città di Venezia».

Giovanni Dell’Olivo, direttore della Fondazione di Venezia: «Lo sguardo privilegiato degli scrittori e delle scrittrici ci offre la grande opportunità di osservare il mondo di oggi e leggere la contemporaneità. L’avvicinarsi, l’incontrarsi, il dialogare e l’incrociarsi di culture vicine e lontane ci consente di affrontare e analizzare le tematiche più urgenti e attuali. Ci sta a cuore la crescita culturale della nostra comunità e questa rassegna internazionale, per la qualità dei suoi contenuti e la statura dei suoi protagonisti, è linfa vitale per il nostro territorio. Con orgoglio, dunque, la Fondazione di Venezia rinnova il suo supporto a Incroci di civiltà nell’ambito di un consolidato rapporto di collaborazione, attiva e progettuale, con l’Università finalizzato allo sviluppo culturale della collettività e dei giovani in particolare».

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