Antichi manufatti sferici in pietra utilizzati come proiettili

18 Agosto 2016

Uno dei 55 manufatti in pietra analizzati. Credit: Judy Maguire
Uno dei 55 manufatti in pietra analizzati. Credit: Judy Maguire

Un gruppo di studio formato da archeologi, psicologi e chinesiologi dell'Università dell'Indiana sta gettando nuova luce sul ritrovamento di un gran numero di manufatti sferici presso un importante sito archeologico in Sud Africa.

La ricerca, pubblicata su Nature: Scientific Reports, combina la percezione circa la possibilità di scagliare un oggetto con la valutazione degli oggetti stessi come proiettili. Lo studio suggerisce che il lanciare pietre giocò un ruolo nell'evoluzione della caccia, ma si ritiene che i manufatti possano essere stati utilizzati per altri scopi, ad esempio come strumenti percussivi o per frantumare altri materiali.

La Grotta dei Focolari (Cave of Hearths) in Sud Africa. Credit: Judy Maguire
La Grotta dei Focolari (Cave of Hearths) in Sud Africa. Credit: Judy Maguire

I manufatti sferici provengono da siti in Sud Africa (tra i quali la Grotta dei Focolari, Cave of Hearths in Inglese) e datano tra 1 milione e 800 mila anni e 70 mila anni fa. Si tratta di una delle tecnologie più a lungo utilizzate nella storia umana. Sin dalla scoperta, avvenuta 30 anni fa, hanno lasciato perplessi gli studiosi sul loro utilizzo.

Geoffrey Bingham. Credit: Indiana University
Geoffrey Bingham. Credit: Indiana University

I reperti predatano l'utilizzo di lance, e gli umani - che allora si relazionavano con la megafauna - sono gli unici animali ad avere questo talento di scagliare oggetti a distanza in particolare di 20 - 30 metri. Lo studio ha dimostrato come gli sferoidi fossero eminentemente adatti per essere scagliati, causando ferite ad animali di dimensioni medie.

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Utilizzo del veleno nelle punte di freccia della Grotta di Kuumvi?

17 Giugno 2016
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Ricercatori hanno studiato i manufatti nella Grotta di Kuumvi, a Zanzibar, giungendo alla conclusione che strumenti ossei erano usati per la caccia, includendo punte di freccia avvelenate.

Queste le conclusioni dello studio pubblicato su Azania: Archaeological Research in Africa, che suggerisce che la tecnologia riguardante l'utilizzo dell'osso fosse un elemento centrale per gli abitanti della Grotta di Kuumvi, 13 mila anni fa. Altri studi hanno dimostrato che questa tecnologia è in uso da 60 mila anni fa: la maggior parte delle prove in merito provengono però dall'Africa meridionale, ma i ritrovamenti presso la Grotta di Kuumvi dimostrano che fu adottata anche in Africa Orientale.

I ricercatori hanno preso in esame sette manufatti ossei, cinque punte di proiettile in osso, un punteruolo osseo e un tubo osseo dentellato. Gli studiosi sono giunti alla conclusione che si trattasse di punte di freccia avvelenate per la loro forma sottile e corta, e per il ritrovamento di carbonella dalla pianta Mkunazi, il cui frutto contiene veleno.

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Migrazioni del cervo rosso tra Pleistocene e Olocene

8 Giugno 2016

Vista dalla Grotta di Nugljanska. Credit: Suzanne Pilaar Birch
Vista dalla Grotta di Nugljanska. Credit: Suzanne Pilaar Birch

L'analisi degli isotopi dell'ossigeno di denti fossili di cervo rosso (anche noto come cervo nobile o reale, cervus elaphus), ritrovati vicino al Mare Adriatico, suggerisce che questi migravano stagionalmente. I cacciatori del Paleolitico che se ne nutrivano, perciò, potrebbero averli seguiti nei loro spostamenti.
I movimenti dei grandi erbivori come il cervo rosso sono stati utilizzati in passato per stimare i movimenti dei cacciatori raccoglitori del Paleolitico. Tuttavia, queste stime si basavano sui dati delle popolazioni moderne, che possono chiaramente differire. Di qui l'importanza della ricerca, pubblicata su PLOS One, che ha preso in esame i denti fossili di 10 cervi rossi e 14 capridi (stambecco delle Alpi o capra ibex e camoscio alpino o rupicapra rupicapra), provenienti da tre grotte nelle vicinanze del Mare Adriatico, che erano utilizzate come avamposti di caccia nella transizione tra Pleistocene e Olocene, tra i 12 mila e gli 8 mila anni fa.
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Egitto: arte rupestre scoperta in Assuan

16 Marzo 2016

Arte rupestre scoperta in Assuan————————————————————————————————————

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Un gruppo artistico di epoca predinastica presso l'Area delle Tombe dei Nobili – Aswan è stato recentemente scoperto durante i lavori di scavo effettuati dalla Missione dell'Università di Bonn – Germania. Così ha dichiarato il dott. Eldamaty, Ministro delle Antichità.
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La scoperta è molto importante, ha commentato Eldamaty, perché prova l'occupazione del sito in epoca preistorica, aggiungendo che le iscrizioni ritrovate sono considerate le più antiche finora per il sito stesso.
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Da parte sua, il Direttore del Settore Antico Egiziano del Ministero delle Antichità ha affermato che la missione è riuscita a scoprire più di 15 rappresentazioni di arte rupestre predinastica, relative ad animali selvaggi (Ibex, vacche e cervi) e scene di rituali religiosi riguardanti struzzi e giraffe.
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Amr Alhawary, Direttore della Missione Tedesca al lavoro presso il sito, ha affermato che l'arte rupestre scoperta rappresenta rituali di caccia ed è prova del controllo dell'uomo sulla natura selvaggia. Si credeva che queste iscrizioni potessero aiutare i cacciatori nella loro missione.
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Link: Ministry of Antiquities – Egypt
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Traduzione dal Ministero delle Antichità Egizie. © Ministry of Antiquities, Ufficio Stampa: scritto da Asmaa Mostafa, tradotto da Eman Hossni. Il Ministero delle Antichità Egizie non è responsabile dell’accuratezza della traduzione in Italiano. Foto dal Ministero delle Antichità Egizie.
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Dal collagene delle ossa, la dieta dei Neanderthal a Goyet

14 Marzo 2016

Il collagene dalle ossa dei Neanderthal offre indizi sulla loro dieta. © Bocherens
Il collagene dalle ossa dei Neanderthal offre indizi sulla loro dieta. © Bocherens

Gli autori di un nuovo studio, pubblicato su Quaternary International, hanno preso in esame la dieta dei Neanderthal partendo dalla composizione degli isotopi del collagene dalle ossa degli stessi.
Ne è risultato che la dieta di quei nostri parenti estinti era in buona parte costituita da carne proveniente da animali erbivori (mammuth e rinoceronti lanosi, specie ora estinte). Una percentuale importante della loro dieta - attorno al 20% - si spiega però con cibo da materia vegetale.
Lo studio ha preso in esame ossa (datate tra i 40 e i 45 mila anni fa) e relative a mammuth, rinoceronti lanosi, cavalli selvaggi, renne, bisonti europei, iene delle caverne, leoni, lupi, in prossimità delle quali erano anche ossa di Neanderthal. Provenivano dal sito belga noto come "Troisième caverne" a Goyet, e risalente al Tardo Pleistocene.
Vari cacciatori e loro prede. © Bocherens
Vari cacciatori e loro prede. © Bocherens

Il prof. Hervé Bocherens ha spiegato che se in precedenza si riteneva che i Neanderthal utilizzassero le stesse fonti di cibo dei loro "vicini" animali, lo studio ha rivelato che i predatori occupano delle nicchie molto specifiche, preferendo prede più piccole come renne, bisonti della steppa, cavalli selvaggi. I Neanderthal invece si specializzarono nella caccia a grandi erbivori come mammuth lanosi e rinoceronti lanosi.
Si spera che questi studi possano pure contribuire a comprendere meglio le cause dell'estinzione dei Neanderthal.
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L'estinzione di un minuscolo cervo sull'isola Pedro González

3 Marzo 2016

Ossa di cervo nano con segni di macellazione. Gli Archeologi sull'isola Pedro González nella Baia di Panama erano sorpresi di trovare ossa di cervo nano in un cumulo di rifiuti di 6.000 anni fa, prodotto dai residenti che apparentemente causarono l'estinzione dell'animale. Credit: Smithsonian Tropical Research Institute (STRI)
Ossa di cervo nano con segni di macellazione. Gli Archeologi sull'isola Pedro González nella Baia di Panama erano sorpresi di trovare ossa di cervo nano in un cumulo di rifiuti di 6.000 anni fa, prodotto dai residenti che apparentemente causarono l'estinzione dell'animale. Credit: Smithsonian Tropical Research Institute (STRI)

Lo scioglimento dei ghiacciai alla fine dell'Ultima Era Glaciale, 8.500 anni fa, determinò un aumento del livello dei mari che separò l’arcipelago de Las Perlas (Pearl Islands in Inglese) a Panama dal resto del continente.
Attorno a 6.200 anni fa, coloni arrivarono quindi sull’isola Pedro González, rimanendovi per circa 8 secoli. In questa piccola isola, che ha un'estensione di 14 ettari, si nutrivano di mais, radici, pesce e crostacei e molluschi, raccoglievano i frutti della palma. Cacciavano pure opossum, aguti, iguana, grandi serpenti e cervi.
Il ritrovamento di piccole ossa di cervo, nel 2008, fece pensare gli studiosi che si era di fronte a una popolazione che aveva subito un processo di nanismo, a causa dell'isolamento. L'animale doveva pesare circa 10 kg (più o meno quanto un beagle). Apparterrebbe al gruppo di cervi del quale fanno parte il cervo dalla coda bianca (Odocoileus virginianus) e il mazama grigio (Mazama gouazoubira), e non a quello del mazama rosso del Centroamerica (Mazama temama) che si trova a Panama. Solo studi sul DNA potranno però confermare il clade dell'animale.
Oltre 2.200 frammenti ossei (relativi a 22 animali) furono ritrovati in un cumulo di rifiuti presso la costa. Le ossa del cervo mostravano i segni della macellazione, o quelli dei denti umani. Altri erano bruciati, o rotti per arrivare al midollo. Le corna e le ossa più lunghe erano spesso utilizzate per farne strumenti e ornamenti. La caccia doveva essere indiscriminata, colpendo sia gli adulti che gli animali immaturi. Negli strati più recenti del cumulo non si trovano adulti più vecchi: l'aspettativa di vita doveva essersi considerevolmente abbassata.
Non si sono ritrovate ossa di questo cervo negli strati archeologici successivi, relativi alle popolazioni che vissero qui 2.300 anni dopo. Evidentemente l'animale doveva essere allora già estinto. La storia di questo minuscolo cervo illustra quanto possano essere vulnerabili le specie isolane.
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Microbioma intestinale umano: dai cacciatori raccoglitori alla società industriale

25 Febbraio 2016

Mercato Bantu. Credit: Andres Gomez
Mercato Bantu. Credit: Andres Gomez

Il microbioma intestinale degli occidentali differisce da quello dei cacciatori raccoglitori: è meno diversificato. Perché e come questa divergenza sia venuta in essere non è però noto.
Una nuova ricerca, pubblicata su Cell Reports, ha preso in esame il microbioma intestinale di una comunità Bantu della Repubblica Centrafricana, una popolazione di agricoltori tradizionali che incorpora alcune pratiche tipiche dello stile di vita occidentale, come l'economia di mercato. Questa comunità coltiva tuberi, frutti e altre piante, utilizza farine e alleva capre per la loro carne, ma fa pure uso di antibiotici e farmaci. Questo gruppo rappresenterebbe dunque uno stadio intermedio tra quello dei cacciatori raccoglitori e quello degli appartenenti alle società occidentali industrializzate.
I cacciatori raccoglitori presi in considerazione dalla ricerca sono i BaAka, pigmei che si nutrono di selvaggina, pesce, frutta e vegetali. Dal confronto è risultato che il microbioma intestinale dei Bantu è a metà strada tra quello delle società occidentali industrializzate e quello dei BaAka, che a sua volta è più simile a quello dei primati selvatici che non a quello degli occidentali.
Lo studio conclude suggerendo - ma invitando egualmente alla cautela, poiché ulteriori analisi sono necessarie - che il microbioma intestinale possa essere legato alla dieta e al consumo di farmaci.
Donne e bambini BaAka preparano un cefalofo azzurro (Philantomba monticola). Credit: Carolyn A. Jost-Robinson
Donne e bambini BaAka preparano un cefalofo azzurro (Philantomba monticola). Credit: Carolyn A. Jost-Robinson

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Stati Uniti: resti di mammuth da Abiquiu

15 Febbraio 2016
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Resti ossei di un animale simile a un elefante (probabilmente un mammuth) sono stati ritrovati presso Abiquiu, nel New Mexico. Le ossa sono in un mucchio disordinato, e furono oggetto di macellazione prima che una piccola inondazione le portasse nel canale.
Gli archeologi ritengono si tratti di una testimonianza delle popolazioni Clovis che vissero qui attorno a 13 mila anni fa. Molto di quanto noto riguardo la cultura Clovis qui proviene dal sito di macellazione di mammuth di Blackwater Draw, nella parte orientale dello stato. Questa sarebbe la seconda volta che manufatti Clovis vengono ritrovati congiuntamente a ossa di mammuth.
Link: University of New Mexico
Il New Mexico, da WikipediaCC BY-SA 3.0 (TUBS - Own work This vector graphics image was created with Adobe Illustrator. This file was uploaded with Commonist. This vector image includes elements that have been taken or adapted from this:  Usa edcp location map.svg (by Uwe Dedering). This vector image includes elements that have been taken or adapted from this:  USA Hawaii location map.svg (by NordNordWest). This vector image includes elements that have been taken or adapted from this:  Canada location map.svg (by Yug)).


Australia: gli umani dietro l'estinzione del Genyornis newtoni

1 Febbraio 2016

Una illustrazione di un grande uccello incapace di volare, noto come Genyornis newtoni, mentre viene sorpreso nel suo nido da una lucertola predatrice da 1 tonnellata (Megalania prisca) in Australia, grosso modo 50.000 anni fa. Credit: Illustrazione di Peter Trusler, Monash University.
Una illustrazione di un grande uccello incapace di volare, noto come Genyornis newtoni, mentre viene sorpreso nel suo nido da una lucertola predatrice da 1 tonnellata (Megalania prisca) in Australia, grosso modo 50.000 anni fa. Credit: Illustrazione di Peter Trusler, Monash University.

Gli umani in Australia avrebbero giocato un ruolo importante nell'estinzione del Genyornis newtoni, un uccello da 2 metri e 225 kg circa e incapace di volare, che abitava nell'Australia di 50 mila anni fa.
Gli umani avrebbero raccolto e cotto le uova dell'uccello, riducendone le possibilità di successo riproduttivo: le prove vengono da segni di bruciatura sui gusci, provenienti da 200 siti nel continente. Questa la si può considerare come la prima prova che gli umani cacciassero qui animali della megafauna ora estinta.
Lo studio ha preso in esame resti non bruciati di gusci da più di duemila località australiane, principalmente da dune di sabbia dove gli uccelli nidificavano. Nessuno era più recente di 45 mila anni fa. I frammenti bruciati, secondo una vasta gamma di temperature, sono stati invece datati tra 54 mila e 44 mila anni fa.  Nessuno era più recente di 47 mila anni fa.
Gli studiosi ritengono che non si possa trattare di bruciature determinate da incendi boschivi, ma da attività umana. Un'altra prova in tal senso è data dal ritrovamento di gusci bruciati degli emu (che ancora oggi vivono in Australia), tra le dune sabbiose, con pattern simili a quelli ritrovati per le uova del Genyornis newtoni. Le uova di emu cominciano a comparire attorno a 50 mila anni fa.
Il tema della scomparsa della megafauna in Australia è dibattuto, tra coloro che considerano cruciale il cambiamento climatico avvenuto tra 60 e 40 mila anni fa, mentre altri ritengono che questo non possa essere la sola causa determinante. L'arrivo degli umani in Australia sarebbe altresì da collocarsi prima di 47 mila anni fa, pur mancando prove definitive sulla finestra temporale nella quale collocarlo.
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Un mammuth segnala la presenza umana nell'Artico 45 mila anni fa

15 Gennaio 2016

Fino ad oggi, le prime prove della presenza umana nell'Artico dell'Eurasia risalivano a 30 - 35 mila anni fa. Una carcassa di mammuth congelato, con segni di ferite dovute a strumenti litici impiegati nella caccia, testimonierebbe la presenza umana nell'Artico siberiano ben dieci millenni prima di quanto ritenuto finora, e cioè 45 mila anni fa.

La carcassa presenta segni sulla mandibola, e dovuti ad armi acuminate (probabilmente lance) tra le costole, oltre a un buco nel cranio. Segni ci sono pure sulla zampa e sulle ossa della spalla. Tagli presso la zanna destra indicano che si tentò di rimuoverla, probabilmente per ricavarne strumenti in avorio. Il mammuth aveva circa 15 anni al momento dell'uccisione.
Il sito si trova nei pressi della Baia di Yenisei del Mare di Kara, e recentemente un osso di lupo coevo segnalò pure l'attività di caccia umana ad est. Probabilmente si trattava inoltre di appartenenti alla nostra specie, più che di Neanderthal.
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