Fatma Naït Yghil Direttrice del Museo Naziona­le del Bardo di Tunisi

Comincia il ciclo di con­ferenze “Il Mediterraneo al centro degli incroci di civiltà” con Fatma Naït Yghil

IN OCCASIONE DELLA GRANDE MOSTRA “ LE CIVILTÀ E IL MEDITERRANEO”
 UN CICLO INTERNAZIONALE DI CONFERENZE 
 
OSPITI DI RILIEVO DEL PANORAMA ARCHEOLOGICO E CULTURALE ITALIANO ED ESTERO, NELLA SEDE DELLA FONDAZIONE DI SARDEGNA, PER METTERE A FUOCO INCROCI, ANALOGIE E CONTAMINAZIONI TRA CIVILTA’ INTORNO AL MEDITERRANEO.
 
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PRIMO APPUNTAMENTO il 9 APRILE CON 
 
Fatma Naït Yghil
Direttrice del Museo Naziona­le del Bardo di Tunisi 
 
 “La Provincia romana d’Africa e il bacino del Mediterraneo: tempo libero e intrattenimento nel segno dell’omologazione"
Cagliari, 9 aprile 2019 ore 17.30
Fondazione di Sardegna - Via San Salvatore da Horta, 2
Fatma Naït YghilDirettrice del Museo Naziona­le del Bardo di Tunisi
Prende il via martedì 9 aprile a Cagliari presso la sede di Fondazione di Sardegna il ciclo di con­ferenze “Il Mediterraneo al centro degli incroci di civiltà”: una serie di appuntamenti organiz­zati nell’ambito della mostra “Le Civiltà e il Mediterraneo” - in corso fino al 16 giugno nella doppia sede di Palazzo di Città e del Museo Archeologico Nazionale di Cagliari - che vedrà come relatori importanti personalità del panorama archeologico, culturale ed accademico italiano ed inter­nazionale.
Fatma Naït Yghil (Direttrice del Museo Nazionale del Bardo di Tunisi), Giorgio Ieranò (Professore Ordinario di letteratura greca, Università degli Studi di Trento), Paolo Giulierini (Diret­tore del Museo Archeologico Nazionale di Napoli) e Frederik Mario Fales (Professore Ordinario di Storia del Vicino Oriente antico e di Filologia Semitica, Università degli Studi di Udine) saranno in­fatti i protagonisti di interventi che andranno ad arricchire, tra i mesi di aprile e giugno 2019, il pro­gramma de “I Pomeriggi della Fondazione”, momenti di approfondimento culturale proposti dalla Fondazione di Sardegna.
Fatma Naït Yghil Direttrice del Museo Naziona­le del Bardo di Tunisi
L’iniziativa si svolge in stretta collaborazione con gli altri promotori della grande mostra inter­nazionale recentemente inaugurata - la Regione Sardegna, il Mibac-Polo Museale della Sardegna, Musei Civici di Cagliari ed il Museo Statale Ermitage, con il supporto di Ermitage Italia - che propone un corpus espositivo di oltre 550 reperti provenienti da prestigiosi musei internazionali, quali il Museo Statale Ermitage di San Pietroburgo, il Museo Nazionale del Bardo di Tunisi, il Museo Archeologico di Salonicco, il Museum for Pre-and Early History di Berlino e da istituzioni museali italiane come il Museo Archeologico Nazionale di Napoli e i Musei Archeologici Nazionali di Cagliari, Sassari e Nuoro.
Il ciclo di incontri mira a dare ulteriori spunti di riflessione sulle connessioni, i contatti, le analogie e le differenze nello sviluppo delle culture e delle civiltà afferenti al Mare Mediterraneo e sui collegamenti 
con l’Oriente e il Caucaso dal Neolitico all’Età del Bronzo - cuore dell’esposizione - fino all’affermazione romana. Il tutto con un occhio di riguardo alla Sardegna (per la quale si sta definendo un incontro specifico) che ha sviluppato la peculiare cultura nuragica, ma che pure mostra relazioni significative con le altre civiltà e comunque al centro di importanti scambi e contatti.
Ospite d’eccezione del primo appuntamento sarà Fatma Naït Yghil, direttrice del Museo Naziona­le del Bardo di Tunisi, che parlerà de “La Provincia romana d’Africa e il bacino del Mediterraneo: tempo libero e intrattenimento nel segno dell'omologazione”.
Salito alla ribalta delle cronache internazionali a seguito del sanguinoso attentato perpetrato dall’Isis il 18 marzo 2015 - attentato che ha anche provocato 22 vittime e oltre 40 feriti - il Museo Nazionale del Bardo è il più antico museo del nord Africa e ospita una delle più straordinarie raccolte archeologiche al mondo, vantando soprattutto una ineguagliabile collezione di mosaici di epoca romana, di cui alcuni esemplari sono stati eccezionalmente prestati per la mostra in corso.
In particolare, tra le opere giunte da Tunisi ed esposte al Museo Archeologicio Nazionale di Cagliari in dialogo con la collezione permanente - oltre a sculture e importanti manufatti - anche due mosaici del II-III sec. d.C., entrambi raffiguranti due “Lottatori nudi in presa provenienti dalla terme di Ghigti.
Fatma Naït Yghil Direttrice del Museo Naziona­le del Bardo di TunisiFatma Naït Yghil Direttrice del Museo Naziona­le del Bardo di Tunisi
Grazie all’intervento della Direttrice del Bardo – moderato da Manuela Puddu, funzionaria archeologa del Museo Archeologico Nazionale di Cagliari - il pubblico avrà l’occasione di conoscere meglio un aspetto affascinante della cultura romana, quello del tempo libero e dell’intrattenimento: non una semplice occasione di svago, quanto una modalità attraverso cui affermare superiorità e potere da parte dei romani.
Intorno la metà del III secolo d.C. vi erano oltre 100 anfiteatri in tutto l’impero, 32 nella sola provincia d’Africa: è semplice capire quanto i giochi rappresentassero un forte elemento di ro­manizzazione,
un mezzo attraverso il  quale inglobare le società locali ed assoggettarle al potere imperiale. Una presenza tanto significativa di arene nei territori nordafricani può essere spiegata tenendo conto di un fattore importante nell’industria dei giochi, specialmente in quelli venatori: nelle venationes, spettacoli che ricreavano scene di caccia, ottenere animali esotici dagli angoli più remoti dell’impero rappresentava un’ostentazione di ricchezza e potere da parte dell’imperatore, che cosi aveva l’occasione di mostrare al popolo animali che altrimenti non avrebbe mai visto. Le terre della provincia d’Africa abbondavano tanto di rinoceronti, orsi, pantere e leoni tali da rendere l’approvvigionamento di animali per la vendita a circhi ed anfiteatri un’attività alquanto reddi­tizia, al punto che vi furono personaggi che giunsero a farsi una buona reputazione in questo campo: è il caso di Olimpo, cantato dai poeti africani come uomo dal viso amato da coloro che “ap­prezzano l’ebano e l’ombra violetta che orna i prati verdeggianti”…
Fatma Naït Yghil Direttrice del Museo Naziona­le del Bardo di Tunisi
Tutti gli appuntamenti si svolgeranno presso la sede della Fondazione di Sardegna in Via San Salvatore da Horta, 2 a Cagliari.
L’ingresso è libero fino ad esaurimento posti disponibili; per informazioni [email protected]mostracagliarimediterraneo.it
 
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FATMA NAÏT YGHIL
Fatma Naït YghilDirettrice del Museo Naziona­le del Bardo di Tunisi
Direttrice Generale del Museo Nazionale del Bardo e già Responsabile Ricerche Storia e Archeologia Romana presso l’Istituto Nazionale del Patrimonio di Tunisi, Fatma Naït Yghil è Responsabile scientifica della Collezione dei Mosaici e Sculture del Museo Nazionale del Bardo di Tunisi. 
Laureata presso la Facoltà di Lettere e Filosofia di Tunisi con un master in Storia e una tesi sugli spettacoli in Africa in epoca romana, vanta anche un Diplome d’Etudes Approfondisse (DEA) in Storia e archeologia antica con uno studio sulle “Pratiche sportive e spettacoli dei giochi atletici e di pugIlato in Africa nell’epoca romana” e un Dottorato in Storia Antica e Archeologia Antica dedicato alla “Ricerca sugli svaghi e spettacoli nell’Africa in epoca romana”.
È autrice di numerosi articoli sullo sport, sui giochi e sulle attività legate al tempo libero nell’Africa romana e sul Museo Nazionale del Bardo. 
Ha partecipato, con altri autori tunisini e stranieri, alla realizzazione del libro sul Bardo in omaggio alle vittime del 18 marzo 2015 sotto la guida del Sig. Samir Aounallah: “Un monumento, un museo, io sono il Bardo”. 
Docente presso la Facoltà di Scienze Umane e Sociali di Tunisi ha diretto diverse tesi e progetti di laurea per i corsi di diverse facoltà di Tunisi.
Ha ricoperto importanti ruoli istituzionali come Segretario Generale dell’ufficio ICOM Tunisia ed è membro dell’ufficio ICOMOS Tunisia.
Ha più volte curato o coordinato mostre temporanee come: commissario tunisino per la mostra “Il Bardo ad Aquileia”, coordinatrice franco-tunisina per la mostra “Lieux Saints Partages”, in partenariato con il MUCEM, Museo delle Civiltà Europee e il Mediterraneo e l’Istituto Nazionale del Patrimonio, Museo Nazionale del Bardo, commissario della mostra sul sito archeologico di Dougga presso la sede dell’UNESCO a Parigi,  in occasione del 20° anniversario dell’iscrizione del sito nella Lista del Patrimonio Mondiale.
Testo e immagini da Ufficio Stampa Villaggio Globale International

Le Civiltà e il Mediterraneo

Inaugurata lo scorso 14 febbraio, “Le Civiltà e il Mediterraneo” è una mostra che si divide tra il Museo Archeologico Nazionale di Cagliari ed il Palazzo di Città, della rete dei Musei Civici del capoluogo isolano.

L’ambizioso progetto, curato da Yuri Piotrovsky (Museo Statale Ermitage) e Manfred Nawroth (Pre and Early History-National Museum di Berlino) con la collaborazione di Carlo Lugliè (Università di Cagliari), e che vede esposti circa 550 oggetti di straordinaria bellezza provenienti dai diversi musei partner*, intende mostrare al visitatore le connessioni e le compenetrazioni tra le diverse civiltà che si sono incontrate, e scontrate, nel Mediterraneo, tra il Neolitico e l’azione uniformatrice dell’Impero Romano.

L’elemento fondante della struttura narrativa viene individuato nel viaggio, declinato nelle sue diverse sfaccettature: viaggio come spostamento, incontro, scambio, confronto. Nei bei testi di Michela Migaleddu traspare non solo la posizione privilegiata della Sardegna nell’ambito del Mediterraneo, che ne fa un punto d’osservazione ideale per gli scambi e le relative influenze in antico, ma anche la ricchezza culturale e tecnologica cui queste connessioni hanno portato, con l’auspicio che la diversità culturale torni ad essere considerata una ricchezza anche nel presente.

A completare il quadro un allestimento che, nel concept di Angelo Figus, interpreta il Mediterraneo come possibilità e come limite, come via e come argine, fluido e contenimento, in un percorso che si sviluppa in sale emozionali nelle quali segni e colori cambiano continuamente, ad indicare non solo il trascorrere del tempo (i colori richiamano quelli dell’alba, dell’imbrunire e del tramonto), ma anche il mutare del paesaggio, slegando la narrazione dalla rigidità di una sequenza cronologica, e creando così un concetto di tempo astratto, che è contemporaneamente passato, presente e futuro. A fare da cornice a questo viaggio senza tempo, le citazioni di versi di Saba e Kavafis, e la presenza, nelle sale del Palazzo di Città, di testi nei quali il Mediterraneo fa da sfondo a diverse storie.

In questo contesto, la Sardegna rappresenta un punto strategico di osservazione non solo per via di idee, tecnologie e culture di importazione, ma anche in quanto terra interessata in particolar modo dalle emigrazioni; per questo motivo, viene spontaneo chiedersi come sarebbe stata la mostra se ci si fosse interrogati anche sui miti relativi ad antiche e nuove migrazioni, analizzando in parallelo col presente l’attuale situazione per cui il Mediterraneo è stato spesso protagonista, di recente, della politica e della cronaca italiane. Alla domanda su come mai non si sia stato indagato anche questo aspetto, la risposta del curatore Nawroth è stata che le motivazioni che spingono, oggi, le persone ad attraversare il mare siano diverse da quelle che spingevano ad un viaggio del genere in antico e che, inoltre, un argomento così complesso avrebbe meritato un approfondimento che lo spazio di una mostra temporanea non poteva dedicargli, e che questo compito sarebbe spettato agli eventi collaterali alla mostra.

Tuttavia, sarebbe bello se in futuro anche le mostre organizzate dai e per i musei archeologici non indagassero solo il passato, ma si interrogassero sul rapporto tra il passato ed il presente, cercando di avvicinarsi il più possibile al quotidiano (ed al noto) dei pubblici che intendono servire. Perché la rilevanza del patrimonio viene percepita soprattutto quando rappresenta qualcosa che conosciamo, e quando riesce a stimolare in noi un’emozione, un legame con quell’oggetto apparentemente tanto distante, in questo caso, almeno nel tempo. Sarebbe bello vedere mostre di questo tipo decostruire i pregiudizi relativi alle migrazioni ed a tecniche o iconografie che oggi diamo per scontate e identifichiamo come ‘nostre’, ma che in realtà potremmo aver assimilato secoli fa, dopo un lungo viaggio che le ha portate fino a noi sotto chissà quale forma.

*National Museum of Pre- and Early History, Berlin; Museo Archeologico Nazionale di Cagliari; Museo Archeologico Nazionale di Napoli; Museo Archeologico Nazionale di Nuoro; Museum of Thessaloniki; The State Hermitage Museum of Saint Petersburg; Museo Nazionale Archeologico ed Etnografico di Sassari; Musée National du Bardo (Tunisi).


Alessandro Melis nominato curatore Mostra Internazionale di Architettura di Venezia del 2020

Sarà Alessandro Melis il curatore del Padiglione Italia alla 17. Mostra Internazionale di Architettura di Venezia del 2020”. Lo rende noto il Ministro per i beni e le attività culturali, Alberto Bonisoli che fa sapere come il nome di Melis sia stato individuato al termine di una procedura di selezione a cui sono stati invitati a partecipare cinque nomi rappresentativi del panorama nazionale. Il progetto è stato scelto dal Ministro nell'ambito dell’istruttoria effettuata dalla Direzione Generale Arte e Architettura contemporanea e Periferie urbane.

Credits La Biennale.org

Tra le proposte presentate, tutte molto attente ad esplorare le tendenze attuali di crescita e di sviluppo delle aree urbane italiane, tenendo in considerazione i grandi mutamenti ai quali stiamo assistendo, è stato selezionato il progetto di Alessandro Melis che presenta una riflessione sulle urgenze dell’architettura in Italia, e suggerisce prospettive future per le periferie italiane ed opportunità per la ridefinizione del ruolo strategico e multidisciplinare dell’architettura.

'Il progetto Comunità Resilienti di Alessandro Melis - ha detto Bonisoli - affronta temi di grande urgenza come il cambiamento climatico e la resilienza delle comunità. Si tratta di un percorso di mostra molto divulgativo e coinvolgente, il Padiglione Italia sarà un’occasione per riflettere su come rispondere positivamente in futuro alla pressione sociale ed ambientale attualmente in atto.”

Alessandro Melis, Cagliari (1969), architetto di formazione, è oggi Direttore della Cluster for Sustainable Cities, e fondatore del Media Hub, il primo open lab della University of Portsmouth, nato con l’obiettivo di studiare l’innovazione tecnologica nel campo della progettazione climatica ed ambientale.

I suoi temi di ricerca riguardano l’innovazione nel campo della sostenibilità ambientale, della resilienza e della rigenerazione del tessuto urbano, sui quali è stato curatore e key speaker in numerose conferenze e simposi presso istituzioni come il MoMA a New York, e la China Academy of Art.

Tra le innovazioni di carattere accademico per cui è riconosciuto: l’introduzione in architettura dei cosiddetti “Hybrid tecahing methods” (High Education Fellowship 2018) e l’integrazione di BIM, computazione, e fluidodinamica nella progettazione climatica. Attualmente coordina progetti di ricerca internazionali sulla resilienza in architettura, finanziati da fondi di ricerca internazionali sulla pianificazione urbana attraverso il nexus cibo-energia-acqua e sul riciclo della plastica come strumento di ripensamento infrastrutturale della città del futuro.

La selezione dei curatori è stata eseguita tenendo conto delle esperienze maturate in campo nazionale e internazionale, garantendo la presenza di giovani ed affermati curatori.​


Le Civiltà e il Mediterraneo Museo Archeologico Nazionale di Cagliari Sardegna mostre

La mostra “Le Civiltà e il Mediterraneo” rimette al centro la Sardegna

Una spettacolare mostra per guardare dalla Sardegna alle Civiltà del Mediterraneo all’alba della Storia.
Intrecci, confronti, dialoghi dal bacino del 
Mare Nostrumalle montagne del Caucaso.
Oltre 550 opere da importanti Musei internazionali e dalle collezioni sarde, per connettere la cultura nuragica ai grandi processi di civilizzazione della protostoria.

Che cos’è il Mediterraneo?” si chiede lo storico Fernand Braudel, e risponde:
“Mille cose insieme. Non un paesaggio, ma innumerevoli paesaggi.
Non un mare, ma un susseguirsi di mari. Non una cultura ma una serie di culture accatastate le une sulle altre. Viaggiare nel Mediterraneo significa sprofondare nell’abisso dei secoli, perché è un crocevia antichissimo”.

 

DA DOVE SIAMO PARTITI

Due eventi in questo ultimo triennio hanno avvolto la Sardegna di una luce propria,
in un contesto culturale e di interesse turistico di grande rilievo.
Con la mostra del 2015 Eurasia – fino alle soglie della storia”, Cagliari ha avviato un’importante relazione con il Museo Statale Ermitage - i cui capolavori si sono incrociati con quelli sardi e di altre regioni italiane - aprendo il cammino ad un ragionamento sullo sviluppo delle civiltà in epoca preistorica nel contesto Euroasiatico, intravedendo legami e connessioni intraculturali e restituendo alla Sardegna un ruolo assolutamente centrale negli incroci di civiltà.

Quindi, con il convegno del 2017 “Le Civiltà e il Mediterraneo – grandi musei a confronto” promosso dall’Assessorato del Turismo della Regione Autonoma Sardegna, si sono gettate le basi di una riflessione internazionale di più vasta portata sul tema,che ha coinvolto studiosi ed esponenti di prestigiosi musei, strategici nella ricognizione delle civiltà del Mediterraneo in età preistorica e nella ridefinizione del ruolo dell’Isola e delle sue culture in questo contesto.

Una tematica sostanziale dal punto di vista culturale e turistico, che ha reso desiderabile lo sviluppo di nuove prospettive e che ha spinto l’Assessorato del Turismo Artigianato e Commercio a sottoscrivere insieme a Mibac, Polo Museale della Sardegna, al Comune di Cagliari e alla Fondazione di Sardegna, un protocollo di collaborazione culturale pluriennale con il grande Museo di San Pietroburgo, con il coinvolgimento di Ermitage Italia, per ampliare i fronti di ricerca e di studio, dando conto del ruolo e della storia sarda, quale occasione di promozione internazionale e di affermazione identitaria.

Si riconosce in tal modo una centralità della Sardegna come punto di osservazione verso l’esterno, per confermare non solo le sue radici profondamente mediterranee, ma quale avamposto delle connessioni tra le varie civiltà sviluppatesi nel Mediterraneo.

Con questa prospettiva e grazie agli studi qui effettuati, è nato dunque il progetto del grande evento espositivo Le Civiltà e il Mediterraneo” - dal 31 gennaio 2019 nelle sedi del Museo Archeologico Nazionale di Cagliari e di Palazzo di Città - che ha coinvolto importanti musei internazionali, mettendo in luce connessioni e differenze, in modo da restituire un’immagine della Sardegna fondante e attrattiva.

Sorta di continente in miniatura per diversificazione territoriale e climatica, come altre grandi isole, la Sardegna ha sviluppato specifiche forme di civiltà straordinarie e comunicanti, che in questa mostra si confrontano con le altre contestuali civiltà mediterranee e riconnettono i fili di antichi dialoghi.

Questa regione, che è sempre stata ritenuta isolata e lontana dai contatti più fecondi, si rivela invece punto di scambio materiale e culturale e centrale nel sistema delle relazioni geopolitiche, di cui la Sardegna torna protagonista e artefice al tempo stesso.

Le Civiltà e il Mediterraneo Museo Archeologico Nazionale di Cagliari Sardegna mostreDOVE SIAMO ARRIVATI. LA GRANDE MOSTRA DI GENNAIO 2019

Un complesso di oltre 550 reperti è dunque il fulcro del progetto espositivo “Le Civiltà e il Mediterraneo”, curato da Yuri Piotrovsky del Museo Statale Ermitage,Manfred Nawroth del Pre and Early History-National di Berlino, in collaborazione conCarlo Lugliè, docente all’Università di Cagliari e Roberto Concas, direttore del Museo Archeologico Nazionale di Cagliari. Il nucleo centrale dell’esposizione è dedicato all’archeologia preistorica sarda - circa 120 opere rappresentative dell’evoluzione delle culture dal Neolitico alla metà del primo millennio a.C. - mentre gli altri reperti,
sono chiamati a rappresentare diverse culture e aree del Mediterraneo e del Caucaso, nel medesimo arco temporale 
e provengono da grandi musei archeologici afferenti per geografia o collezioni: il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, il Museo del Bardo di Tunisi, il Museo Archeologico di Salonicco, il Museo di Berlino e ovviamente il Museo Statale Ermitage di San Pietroburgo, a documentare come il bacino del Mediterraneo non sia stato un luogo chiuso ma contaminante e in continua evoluzione.

Un corpus espositivo di grande significato e fascino; un evento culturale internazionale unico e fondamentale per la valorizzazione della storia, della cultura e dell’arte della Sardegna, organizzato da Villaggio Globale International con un allestimento contemporaneo, scenografico e visionario firmato da Angelo Figus.

Un viaggio nel tempo, nello spazio, nella storia delle civiltà che si sono intessute in quel Mare Nostrum che appare matrice primigenia, luogo permeabile di culture, arti e saperi.

COSA CI ASPETTA. TEMI E TESTIMONIANZE.

Vasellame in terracotta, elementi in ceramica, armi e utensili, oggetti di culto e antichi idoli, monili e, soprattutto, straordinari oggetti in bronzo di diverse provenienze approderanno a Cagliari per ricordare le antiche rotte e ritrovare porti già conosciuti. Nell’età del bronzo s’intensificano i traffici e gli scambi che univano, in modo diretto o mediato, i centri minerari, in particolare dello stagno e del rame, ai centri di produzione, arrivando a coinvolgere gran parte del continente europeo e le regioni asiatiche e imponendo società via via più complesse e meglio organizzate.
Il rame grezzo era modellato in forme diverse a seconda dei periodi e delle cerchie artigianali.

I lingotti a pelle di bue (oxhide ingots), dalla caratteristica forma quadrangolare con apici sviluppati comodi per il trasporto sulle spalle o per lo stivaggio - cronologicamente inquadrati tra il XIV e il XI secolo a.C. - sono stati rinvenuti a Cipro, in Anatolia, nel mar Nero, a Creta, nell’Egeo, in Grecia, in Sicilia, in Sardegna, in Corsica e Francia meridionale, e in alcune regioni dell’entroterra europeo dislocate lungo il corso dei grandi fiumi che dovevano fungere da vie di penetrazione.

Il centro di irradiazione viene identificato nell’isola di Cipro, che possiede ricchissimi giacimenti di rame purissimo, ed è interessante notare l’altissima concentrazione di lingotti a pelle di bue di provenienza cipriota in una terra ricca di rame come la Sardegna già a partire dal Bronzo recente.

Questa diffusione, a cui si accompagna un massiccio apporto di tecniche metallurgiche di matrice cipriota, avvalora l’immagine di un mar Mediterraneo solcato da un complesso sistema di rotte che ne fanno un prezioso ed efficace apparato connettivo tra Occidente e Oriente, lungo il quale si spostano uomini, merci e idee.

Tra i protagonisti di questi movimenti, che si ascrivano a una prevalente componente medio-orientale (cipriota-levantina e poi fenicia), spiccano i Micenei, che nel lungo arco di tempo corrispondente al periodo della formazione dei regni palatini, dal loro sviluppo fino alla crisi che ne segna la ne nel XII secolo a.C., lasciano nel Mediterraneo i segni del loro passaggio alla ricerca prevalentemente di metallo e beni di lusso.
L’indicatore immediato di questi movimenti è la ceramica micenea, di argilla tornita e depurata, con decorazione dipinta a vernice brillante, che compare già dalle fasi più antiche (XVII-XV secolo a.C.) in Sicilia e in Italia, ma anche in Anatolia occidentale.Nella fase di maggior espansione della potenza micenea si assiste in Occidente alla produzione di una ceramica di imitazione che ha fatto ipotizzare l’esistenza di botteghe artigianali italo-micenee e di nuclei stanziali micenei.

In diversi siti, tra cui Antigori di Sarroch in Sardegna, artigiani micenei potrebbero essersi integrati nelle comunità protostoriche italiane già prima che il collasso dei regni aumentasse la propensione a migrare fuori dalla madrepatria.

Presso il nuraghe Antigori di Sarroch, oltre all’abbondante materiale proveniente dal Peloponneso, Creta e Cipro, è stata individuata anche una classe di ceramica di imitazione e di produzione locale. Alcune tipologie di vasi, come per esempio le anfore a staffa, sembrano indicare un collegamento con il sito di Cannatello in Sicilia(dove oltretutto è presente ceramica nuragica di importazione) e con gli empori dell’Africa settentrionale, quasi a segnare una rotta ideale che arriva in Sardegna toccando le sponde meridionali del Mediterraneo, alternativa rispetto a quella settentrionale che privilegia lo Ionio e l’Adriatico. Questa rotta sarà la stessa che alcuni secoli dopo seguiranno i prospectors fenici alla ricerca di giacimenti metalliferi verso la Spagna, rotta in cui la Sardegna avrà comunque un ruolo centrale.

 

Testo e immagini da Ufficio Stampa Villaggio Globale International


"L'ape musicale" di Lorenzo Da Ponte al Teatro Civico di Castello di Cagliari

L'ape musicale
di Lorenzo Da Ponte

Venerdì 14 luglio 2017, ore 21
Al Teatro Civico di Castello, nell'ambito di "CagliariPaesaggio"
dal 14 al 22 luglio, la prima nazionale dell'opera musicale di Lorenzo Da Ponte:
L'APE MUSICALE
nella ricostruzione effettuata dal musicologo Francesco Zimei.
Repliche anche in tre località in Sardegna del lezioso pastiche scritto dal famoso librettista nel 1830 per il Park Theatre di New York.


Venerdì 14 luglioalle 21, al Teatro Civico di Castello (in via Mario de Candia a Cagliari) va in scena L’ape musicale (IV), azione teatrale in un atto che il librettista Lorenzo Da Ponte, autore, fra l’altro, della trilogia mozartiana (Le nozze di FigaroDon GiovanniCosì fan tutte), scrisse per il Park Theatre di New York nel 1830, combinando musiche del repertorio lirico di quel tempo, a partire dalle opere
più famose di Gioachino Rossini.
Un’occasione rara e preziosissima per ascoltare ottima musica lirica nel teatro che fu in attività ininterrotta dalla seconda metà del secolo XVIII fino al 1943, quando venne distrutto dai bombardamenti aerei alleati; il pubblico potrà fare, quindi, un vero e proprio affascinante “tuffo nel passato”: l’originale ed elegante facciata neoclassica di Gaetano Cima e la ricostruzione dell’interno,
totalmente rivisto attraverso un progetto architettonico “a cielo aperto”che ricorda il Globe Theatre di Londra, faranno da cornice all’opera che viene eseguita, per la prima volta, nella ricostruzione effettuata dal musicologoFrancesco Zimei, su commissione del Teatro Lirico di Cagliari.

La regia è affidata a Davide Garattini Raimondi, vincitore, lo scorso marzo, del prestigioso Premio della Critica “Franco Abbiati”,
sezione speciale “Filippo Sienbaneck”, per un progetto didattico-operistico per le classi primarie del Carcere minorile Beccaria di Milano.
Le scene e le luci sono di Paolo D. M. Vitale, mentre i costumi sono affidati a Giada Masi e la coreografia a Barbara Palumbo.
In questo nuovo allestimento del Teatro Lirico di Cagliari,
viene proposto lo squisito intreccio musicale di Lorenzo Da Ponte in una versione contemporanea, coloratissima ed estiva che ben si adatta con l’attualità del libretto e della musica.

La direzione musicale di L’ape musicale è affidata, per le recite cagliaritane, ad Alessandro Palumbo, e, per le recite in decentramento nell’Isola, a Fabrizio Ruggero che dirigono l’Orchestra e il Coro del Teatro Lirico.
Il maestro del coro è Gaetano Mastroiaco. L’accompagnamento al fortepiano è diGiancarlo Salaris.
L’opera si avvale di un cast di giovani cantanti: Beatrice Mezzanotte (Lucinda),Daniele Terenzi (Mongibello), Salvatore Salvaggio (Don Nibbio), Anibal Mancini (Narciso), Mauro Secci (Don Canario).
“L’Ape musicale era un cavallo di battaglia di Lorenzo Da Ponte fin dal 1789, quando un primo lavoro con questo titolo aveva esordito
al Burgtheater di Vienna in seguito a una sottoscrizione fra gli amanti del genere per il mantenimento in vita della compagnia d’Opera Italiana.
La formula, semplice e d’effetto, era quella del 
pastiche:
su un apposito canovaccio venivano cioè inanellati i cori e le arie più ammirate, coinvolgendo i cantanti stessi che le avevano in repertorio. Affidandosi a testi sempre diversi e a programmi costantemente aggiornati, Da Ponte aveva poi ripreso il lavoro ancora a Vienna nel 1791 e l’anno successivo a Trieste, per motivi principalmente commerciali.” (da: Francesco Zimei, “Aspettando 
L’ape musicale”, saggio per il programma di sala)
La trama della versione newyorkese, che cambia i nomi dei personaggi ma mantiene l’originale impianto, ambienta l’opera in una delle Isole Fortunate, metafora di Manhattan, dove un gruppo di appassionati di opera lirica italiana - fra cui un musicista, un cantante squattrinato, un poeta furbacchione ed un impresario teatrale - sono in fermento per l’arrivo di una cantante dall’Italia che dovrà risollevare le sorti della compagnia.
L’opera, che ha una durata complessiva di 1 ora e 30 minuti circa, sarà preceduta da un prologo composto per l’occasione da Antonio Marcotullio, Bridges (reminiscenze americane), per tenore, coro e orchestra.
L’ape musicale viene replicata, sempre al Teatro Civico di Castello, lunedì 17, martedì 18 e sabato 22 luglio sempre alle 21 e, in tre diverse  località del circuito regionale: lunedì 24 nel Sagrato della Cattedrale di San Pantaleo a Dolianova,
mercoledì 26 nell’Area archeologica di “Su Nuraxi” a Barumini e
venerdì 28 luglio nel Sagrato della Chiesa di San Platano
a Villaspeciosa sempre alle 21.

Le quattro rappresentazioni al Teatro Civico di Castello sono inserite nel progetto “CagliariPaesaggio”, a cura del Comune di Cagliari.
Le sette rappresentazioni dell’opera L’ape musicale rientrano nel Progetto “Rifunzionalizzazione del Parco della Musica e del Teatro Lirico di Cagliari - Internazionalizzazione e innovazione delle produzioni anche per la valorizzazione turistico-culturale degli attrattori territoriali”.
Finanziato dal Piano d’Azione Coesione “Progetti strategici di rilevanza regionale” che valorizzano le priorità del POR FESR nell’ambito della Programmazione Unitaria 2014-2020, realizzato e promosso in collaborazione con l’Unione Europea, il Governo Italiano e la Regione Sardegna.

Biglietteria del Teatro Lirico
via Sant’Alenixedda, 09128 Cagliari
T. 0704082230 - 0704082249
[email protected]teatroliricodicagliari.it
www.teatroliricodicagliari.it.
Biglietteria online: www.vivaticket.it.
Prezzi biglietti
platea (posto unico) € 30 (intero),
€ 20 (over 65),
€ 15 (abbonati e under 30)
La riduzione del 50% è applicata agli abbonati alle Stagioni lirica e di balletto e concertistica 2017 e ai giovani under 30.
Sede
Teatro Civico di Castello
Via Mario de Candia
Cagliari

Testo e immagini da Ufficio Stampa Villaggio Globale International
 


La Basilica di San Saturnino apre le porte ai turisti

La Basilica di San Saturnino apre le porte ai turisti

La Basilica di San Saturnino apre le porte ai turisti.  Da venerdì 7 luglio 2017 e per tutto il periodo estivo, il Polo Museale della Sardegna migliora l’offerta culturale ampliando gli orari di visita della Basilica di Saturnino, in piazza San Cosimo, a Cagliari. Sarà l’occasione per visitare uno dei monumenti più importanti della città. Un luogo ricco di fascino che racconta i numerosi e profondi segni delle fasi storiche che si sono succedute in Sardegna.
Le aperture saranno così ripartite:
- venerdì dalle 15.00 alle 19.00
- sabato dalle     9.00 alle  19.00
- tutte le prime domeniche del mese dalle 9.00 alle 19.00

Come da MiBACT, redattore Maurizio Bistrusso
 


Polo Museale della Sardegna partecipa a Monumenti Aperti a Cagliari

Ingresso gratuito nei musei del Polo Museale della Sardegna per Monumenti Aperti a Cagliari

Cagliari - Cittadella dei Musei
Il Polo Museale della Sardegna partecipa alla manifestazione Monumenti Aperti a Cagliari, nelle giornate di sabato 13 e domenica 14 maggio, con un ricco programma e la visita gratuita del Museo Archeologico Nazionale, della Pinacoteca Nazionale e dello Spazio San Pancrazio e della Basilica di San Saturnino.
Al Museo Archeologico i “ciceroni” saranno i bambini della Chatterbox English School che proporranno visite guidate in italiano e inglese, mentre continua il progetto Musei di Storie con l’evento, diventato già di grande successo, Piccoli Costruttori di Nuraghi, dove bambini e ragazzi potranno “edificare” con le loro mani i monumenti archeologici grazie a materiali leggeri che permettono di sperimentare tecniche e metodi costruttivi del periodo prenuragico e nuragico.
Nella Pinacoteca Nazionale e nello Spazio di San Pancrazio, sempre in Cittadella dei Musei, all’interno del progetto Cultura senza barriere gli studenti del Liceo Classico “G.M. Dettori” effettueranno delle visite guidate per non vedenti e non udenti, mentre gli studenti del Liceo Classico “G. Siotto Pintor” saranno disponibili ad illustrare il percorso espositivo a tutti i visitatori.
La Basilica di San Saturnino resterà aperta al pubblico nelle giornate di sabato 13 e domenica 14, dalle 9.00 alle 19.00 con visite guidate a cura del Liceo Classico e musicale della Scuola superiore Convitto nazionale, del Liceo Artistico Foiso Fois e dell’Associazione ANFASS ONLUS Cagliari.
Inoltre, sabato 13 maggio, per la Giornata Nazionale della Cultura del Vino e dell’Olio, promossa dall’AIS, si terrà nella Pinacoteca Nazionale, dalle 10.00 alle 13.30, una conferenza dal titolo: Vitigni e cultivar tradizionali: un’identità da preservare e un patrimonio da valorizzare.
Infine, sempre sabato 13, dalle 16.00, all’interno del Museo Archeologico verranno allestiti spazi di degustazione guidata a cura dell’Associazione Italiana Sommelier.
Basilica di San Saturnino

 

Come da MiBACT, Redattore Maurizio Bistrusso

Cagliari: mostra "Segni e memorie nelle incisioni di Paladino"

A Cagliari un omaggio alla poetica immaginifica di Mimmo Paladino e al suo rapporto incantato e sempre nuovo con l’arte grafica.
L’incontro magico tra parola e scrittura e il confronto con i grandi della letteratura di tutti i tempi.

Cagliari, Musei Civici-Palazzo di Città
15 dicembre 2016 – 12 marzo 2017

Don Chisciotte 2005
acquatinta
lastre n.4, 500x360 mm.

In più occasioni i Musei Civici di Cagliari hanno prestato attenzione e interesse al mondo dell’arte grafica, così come hanno dimostrato una particolare sensibilità verso l’opera di Mimmo Paladino - tra i massimi artisti figurativi italiani contemporanei, esponente della Transavanguardia – acquistando per le collezioni civiche nel 2012 cinque sculture del ciclo dei Dormienti che ora accolgono i visitatori nella vasche d’ingresso della Galleria Comunale d’Arte.
Il rapporto di Mimmo Paladino (1948, Paduli-BN) con l’opera grafica è davvero intrigante, come da sempre nella storia dell’arte lo è il rapporto tra la parola e l’immagine: una relazione verso la quale Paladino, artista poliedrico e affabulatore, ha mostrato negli anni un’attrazione del tutto particolare grazie anche alla sua formazione, nutrita sia d’arte figurativa che letteraria.
Le sperimentazioni e le invenzioni che egli attua nell’opera grafica, seguendo non tanto le “regole dell’incisione” quanto il suo arbitrio fantastico e visionario, così come le collaborazioni con poeti e scrittori per la realizzazione di tanti preziosi libri d’arte, attraversano più di trent’anni della sua attività, con atteggiamenti ideativi e
realizzativi che sembrano mutare dinanzi a ciascun procedimento tecnico utilizzato: dall’acquaforte all’acquatinta, dalla xilografia alla serigrafia, dalla litografia alla puntasecca.
La mostra che si tiene dal 15 dicembre al 12 marzo 2017 a CagliariPalazzo di Città - Musei Civici, promossa dal Comune di Cagliari e da Casa Falconieri, con il sostegno della 
Regione Sardegna e della Fondazione Banco di Sardegna – ripercorre l’avventura grafica di Mimmo Paladino a partire dalla metà degli anni ’90, attraverso la selezione di circa  ottanta opere (prestate da Editalia - storica casa editrice romana, dal 1991 parte del Gruppo Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato - e da Colophon Arte) con due inediti per l’Italia,
che mettono in luce quanto sia congeniale all’artista campano questo mezzo espressivo per una “completa e approfondita manifestazione del suo particolare e segretomondo immaginativo”,
come ben sottolinea Enzo Di Martino, profondo conoscitore dell’arte di Paladino e autore del catalogo della mostra.
Il progetto dell’esposizione, curato da casa Falconieri, che da oltre 35 anni opera nel campo della ricerca e della sperimentazione nelle arti visive e in particolare nell’arte incisoria, è una delle tante iniziative culturali che questa realtà, attiva in Sardegna, ha messo in atto con lo scopo di valorizzare l’arte grafica e il potenziale sardo.
Parte del progetto “I luoghi del segno” - che nasce con i Musei Civici di Cagliari nel 1997 e che ha visto numerose collaborazioni internazionali - la mostra fa seguito all’esposizione delle opere grafiche di Mimmo Paladino tenutasi a Bilbao nel 2014 nell’ambito del Festival dell’inicisione (FIG Bilbao), realtà ormai affermata a livello internazionale anch’essa affermata a livello internazionale anch’essa ideata da Casa Falconieri.
Paladino trova nell’arte grafica, che considera indipendente e altrettanto rilevante rispetto alla pittura o alla scultura, una libertà espressiva e sperimentale inesauribile. Sente la necessità di lavorare dentro la materia, mischiando tecniche incisorie diverse sulla stessa pagina, materiali e assemblaggi complessi, fino a impadronirsi della matrice.
Vuole farsi trasportare, nel confronto con la poesia e con i più grandi testi letterari di tutti i tempi o nel gioco che egli avvia con la parola, in una dimensione “altra”, in cui evocare i propri sogni.

Adonis - non ha età il segreto che racconta di noi 2009
serigrafia, collage, acetato
misura 395x295 mm.

 
 
Già in Quattro testi sacri per il terzo millennio (1994), incisioni originali associate a testi religiosi scelti da altrettanti poeti, così come nelle dodici tavole dedicate al poeta siriano Adonis e raccolte in ADONIS Non ha età il segreto che racconta di noi (2011) – tutte realizzate in collaborazione con la casa editrice Colophon Arte - Paladino riesce a suggerire nuove prospettive di lettura attraverso immagini dal taglio inedito e sorprendente, esaltando una parola o un passaggio dei testi reinterpretati con grande forza espressiva e profonda efficacia narrativa.
Lo stesso vale per Italia (2009), quattro incisioni all’acquaforte e una puntasecca, che accompagnano frammenti di Jorge Luis Borges dedicati a Dante.
Ma è soprattutto in Ombre (Editalia) - straordinario libro d’artista realizzato a quattro mani con il fotografo Ferdinando Scianna - e nella sorprendente impresa editoriale del Don Chisciotte (Editalia),
realizzata nel 2005 nell’ambito del più ampio progetto sul personaggio di Cervantes, che Mimmo Paladino manifesta l’irrinunciabile complessità del suo immaginario, riuscendo forse a dare forma visiva perfino alla sua concezione del mondo.
Ombre, cui è dedicato un intero piano espositivo a Palazzo di Città, è una lunga sequenza di incisioni (42) e fotografie (30), un “leporello” che si srotola per 24 metri come una pellicola cinematografica, in cui le opere grafiche di Paladino si alternano alle fotografie di Scianna, creando un percorso di riflessione sul tema dell’ombra e della luce. I diversi elementi instaurano un dialogo artistico di indubbia forza espressiva,
indagando i misteriosi rimandi culturali e poetici e sviluppando un discorso intorno al tema del doppio.
L’Ombra seduce e minaccia, sfugge a qualsiasi trappola” scrive Corrado Bologna. “Rimane testardamente incollata al corpo: certifica, saldata al suolo, la caduca, mortale presenza nostra e delle cose.
Non si può, proprio non si può, in questo mondo, ‘non avere un’ombra’. Non può alcun essere umano, giacché guarda impotente, con timore, il proprio sdoppiamento imperfetto che scivola al suolo, dal lato opposto ai raggi del sole”.
In Don Chisciotte – 45 tra incisioni all’acquaforte e acquatinta, acqueforti e collages e quindici impressioni tipografiche - Mimmo Paladino si fa sedurre dal personaggio tratteggiato nel libro di Cervantes.
Le immagini dell’artista dialogano con i versi del poeta Giuseppe Conte, che narra “l’eroe mitico mediterraneo”.
Qui parlare di illustrazione è davvero riduttivo: l’artista non “illustra” il Don Chisciotte, ma dialoga e gioca con il libro, l’autore e i personaggi, facendo insistentemente emergere il suo personale mondo visionario.
«Credo che il sogno di Don Chisciotte, alimentato dalla fantasia dell’immaginario, sia l’unico mondo possibile – scrive Paladino in proposito - è l’utopia vincente. Il folle in realtà non è folle. La pazzia è altrove”.
E
splosione di colori, scarnificazione del segno: Paladino “riscrive” il romanzo spagnolo con gli strumenti dell’arte figurativa, sfruttando la sua profonda conoscenza dei procedimenti tecnici della grafica per accentuare le possibilità espressive ed evocative del segno e del colore. Don Chisciotte smetterà di fare il cavaliere “perché in questo mondo di bombe e di spingarde non c’è più posto per la cavalleria”: Paladino sente l’attualità del messaggio
“ma la mia speranza – conclude - è che la sua follia sia davvero contagiosa».
Insomma se l’amore per la letteratura ha spinto il maestro della transavanguardia a confrontarsi con alcuni capolavori della letteratura mondiale di tutti i tempi - dall’Agamennone di Eschilo alla Divina Commedia, dall’Ulisse di Joyce a La luna e i falò di Pavese - è il Don Chisciotte che lo affascina, inducendolo a nuovi sogni e fantasie.
Ed è infatti il visionario cavaliere della Mancha, trasportato questa volta nella terra d’origine dell’artista - il Sannio - il protagonista della prima opera cinematografica, di Mimmo Paladino, presentata nel 2006 al Festival del Cinema di Venezia e ora inserita nel percorso della mostra a Cagliari.
Quijote, con Peppe Servillo nel ruolo del protagonista e Lucio Dalla nei panni di Sancho Pancha, liberamente ispirato al romanzo El ingenioso hidalgo don Quijote de la Mancha di Cervantes, è innanzitutto un “poema visivo” - come lo definisce Enzo Di Martino - in cui il paesaggio, il territorio agricolo e industriale della provincia di Benevento non lontano da Paduli, viene caricato di elementi simbolici; una trasposizione pittorica – con citazioni continue da Pasolini a Tarkvoskij – che si avvale di un taglio teatrale e di immagini statiche all’interno di scenografie, in cui appaiono le stesse opere di Mimmo Paladino ma anche riferimenti a Caravaggio e Jacques-Louis David.
Un mondo di rimandi, di suggestioni, di immaginazioni funamboliche a creare un universo in cui, forse, lo spirito cavalleresco ha ancora possibilità di esistere.
In mostra anche un grande torchio per una sezione laboratoriale che si preannuncia molto frequentata.
Laboratori di incisione sono previsti il 22 gennaio, il 5 e il 19 febbraio, il 5 e il 12 marzo dalle 10:30 alle 13:00 (gruppi max 8 persone, solo adulti).
È richiesta la prenotazione a Palazzo di Città
(tel. 070 6776482 - [email protected]museicivicicagliari.it).

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Testo e immagini da Ufficio Stampa Villaggio Globale International


Cagliari: gli Spazi dell'Arte

Gli Spazi dell’Arte
La Collezione di Arte Contemporanea di Cagliari

Cagliari, fino al 30 ottobre, Palazzo di Città
spazi dell'arte

In contemporanea con il focus dedicato a Rosanna Rossi dal 22 luglio a Cagliari, a Palazzo di Città, con la mostra “Gli Spazi dell’Arte” prende forma il progetto dei Musei Civici, curato da Anna Maria Montaldo, finalizzato alla totale esposizione della Collezione d’Arte Contemporanea, una delle più rilevanti e complete raccolte pubbliche in Italia che esplora l’arte degli anni Sessanta e Settanta.

È particolarmente importante valorizzare quella straordinaria esperienza che vide Cagliari e l’allora direttore della Galleria Comunale d’Arte, Ugo Ugo, impegnati tra il campo della ricerca e il campo sociale dell’arte, in quella tensione nella quale, per citare Vittorio Fagone, “non vengono cercati nuovi soggetti di ‘rappresentazione politica’. Ma modelli inediti di comunicazione e di fruizione”. Oggi come allora Cagliari rimette al centro l’arte contemporanea con progetti di arte pubblica e nuove acquisizioni che le restituiscono un ruolo attivo nel dibattito nazionale.
La raccolta è il frutto di un’ambiziosa e fortunata impresa che si proponeva di documentare a Cagliari, con opere acquistate direttamente dal Comune, i più significativi indirizzi della ricerca contemporanea in campo nazionale ed europeo. La Città e il suo patrimonio artistico si allineavano, così, alle più avanzate esperienze
della penisola, prima fra tutti quella di Torino che, in quegli anni, con il Museo Sperimentale, era certo uno dei poli più vivi del nostro Paese.
Nonostante il decentramento la Sardegna e Cagliari, particolarmente, agiva nella continuità di quello spirito “curioso” e di quel terreno fertile e innovativo che avevano animato il capoluogo isolano dal 1965 con il Gruppo Transazionale. Ugo Ugo poté avvalersi di una vera e propria squadra di esperti.
Fondamentale fu la collaborazione con Aldo Passoni, allora vicedirettore dei Musei Civici di Torino, Antonello Negri, Zeno Birolli, Vittorio Fagone, Leonardo Capano e Salvatore Naitza al quale spettò la selezione degli artisti sardi. Un ruolo importante ebbe anche l’Università di Cagliari nella quale insegnavano personalità del calibro di Gillo Dorfles, Corrado Maltese e Marisa Volpi che collaborarono con convinzione alla costruzione di un “Centro pubblico d’arte contemporanea”.
Le opere della raccolta sono datate tra il 1963 e il 1974, anni durante i quali molti artisti, pervasi dallo “spirito del ’68”, riflettevano sulla destinazione dell’opera, sul senso del proprio ruolo, sulla propria collocazione nella società. Nel 1968 la Biennale di Venezia venne ampiamente contestata, la Triennale occupata.
Alle istituzioni non si perdonava il fatto che non riuscissero a svolgere un ruolo di promozione dell’arteaperto e vivo.
Il successivo cambiamento culturale degli anni Ottanta, che in Italia è testimoniato dalla Transavanguardia, dal Neoespressionismo in Germania e dal Graffitismo negli Stati Uniti, può essere visto come una delle cause del fallimento di alcune di quelle esperienze artistiche e culturali, certo la fine del concetto di avanguardia.
La completa fruizione della Collezione è oggi possibile nel succedersi delle sezioni: astrazione e pittura analitica, arte pop, arte concettuale e arte povera, arte minimal, arte cinetica e programmata.
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Testo e immagine da Ufficio Stampa Villaggio Globale International


Cagliari: Blow-up, percorsi di approfondimento culturale

BLOW-UP
percorsi di approfondimento culturale dentro e fuori gli anni ’70

Cinema, arte e musica si alternano da luglio a settembre in uno stimolante incrocio racchiuso nel programma estivo dei Musei Civici di Cagliari.
Filo rosso del ricco calendario di appuntamenti che si snoda tra proiezioni, dibattiti e concerti sarà proprio uno dei decenni, gli anni Settanta, che più ha influenzato la sperimentazione e la ricerca nell'Arte Contemporanea.
Mercoledì 13 luglio alle ore 19 sarà presentato il complesso del programma estivo alla presenza di Anna Maria Montaldo, Giona A. Nazzaro, Efisio Carbone, Marzia Marino. A seguire la proiezione di "Teorema" (1968) di Pier Paolo Pasolini una pietra miliare della Storia del Cinema che anticipa gran parte delle innovazioni degli anni successivi.
Una rassegna ai Giardini Pubblici della Galleria Comunale d’Arte che animerà l’estate cagliaritana e che permetterà di rivivere il clima effervescente – tra impegno sociale, sperimentazioni e talvolta aspre contestazioni – degli anni ‘70.

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