Il villaggio protostorico di Longola in mostra a Boscoreale

Presso l’Antiquarium di Boscoreale sarà possibile visitare la mostra “Il villaggio protostorico di Longola” allestita al piano superiore del museo e visitabile fino al 18 gennaio 2020.

Il sito di Longola, di cui recentemente è stato inaugurato il Parco Archeologico Naturalistico, fu scoperto casualmente nel 2000, durante i lavori per la realizzazione dell’impianto di depurazione di Poggiomarino – Striano. Lo scavo, condotto dall’ex Soprintendenza di Pompei oggi Parco Archeologico, ha messo in luce un insediamento frequentato dalla media età del Bronzo fino al VI secolo a.C. e unico sito perifluviale per tutta l’Italia meridionale.

Poggiomarino. Foto: Parco archeologico di Pompei

Le abitazioni erano costituite da capanne che sono state ricostruite in scala reale sugli isolotti in cui si trovavano originariamente. In particolare, è stato riprodotto un isolotto adibito per spazi abitativi, delimitato e circondato da palizzate di protezione dall’acqua. Qui erano presenti 5 capanne, due riprodotte e visitabili, mentre le altre sono state delimitate planimetricamente con filari di pietre calcaree così da restituire ai visitatori l’idea dell’estensione e dello spazio. Il tetto era a doppio spiovente e l’ingresso era su un lato, mentre lo spazio interno era diviso in due navate o più vani e un focolare era al centro dell’ambiente principale.

Longola. Foto: Parco archeologico di Pompei

Accanto all’isolotto con destinazione abitativa, altri tre isolotti riproducono l’area a destinazione artigianale, in quanto le attività si svolgevano in buona parte all’aperto soprattutto quelle legate alla lavorazione dell’ambra, della pasta vitrea, del bronzo e dell’osso. L’abitato, al centro della valle del Sarno, godeva di una posizione strategica ben collegata con la costa e i territori limitrofi. Inoltre, la vocazione di Longola quale centro produttivo e di scambi è facilmente intuibile dal suo stretto rapporto con le vie d’acqua, fluviali e costiere, percorse con imbarcazioni monossili di cui in mostra è possibile vederne qualche esemplare. Numerosi reperti lignei recuperati durante lo scavo del sito sono stati oggetto di delicatissimi lavori di restauro, necessari sia per lo studio che per l’attuale musealizzazione all’interno dell’Antiquarium di Boscoreale.

Reperti da Longola. Foto: Parco archeologico di Pompei

La mostra espone oggetti legati all’attività produttiva e non solo del sito di Longola. Vi sono reperti inerenti la lavorazione del legno, dell’osso e del metallo, ornamenti personali, pesi da telaio o oggetti di culto. E inoltre, per la prima volta esposte, due piroghe monossili rinvenute nell’area della darsena del villaggio, alcune mangiatoie per animali e ruote di carri, tutte testimonianze della vita del sito perifluviale e dei suoi abitanti. L’acqua ha permesso la straordinaria conservazione del materiale deperibile delle abitazioni, consentendo così di poter effettuare indagini dendocronologiche, archeobotaniche e archeozoologiche sui reperti e  rendendo Longola un sito assolutamente straordinario e unico.


Villa Arianna Stabia

Villa Arianna viene riconsegnata al pubblico

Villa Arianna StabiaVilla Arianna (Stabia) è stata restituita al pubblico. Un avvenimento "atteso sin da quando l'ondata di maltempo dello scorso ottobre aveva arrecato danni importanti alla struttura" - commenta il Sindaco di Castellammare di Stabia, Gaetano Cimmino.

Villa Arianna StabiaNella mattinata di martedì 16 aprile, Alfonsina Russo, Direttrice ad interim, insieme a Mauro Cipolletta (Direttore Generale del Grande Progetto Pompei), Francesco Muscolino (Direttore degli scavi di Stabia) e Gaetano Cimmino ha illustrato gli interventi attuati durante la forzata chiusura al pubblico in atto dall’ottobre scorso. Quest’ultima ha rappresentato, tuttavia, una “buona” occasione per apportare alcuni interventi di decoro complessivo della Villa, unitamente alla realizzazione e al rifacimento di strumenti per l’accoglienza dei visitatori, oltre alla prioritaria riparazione della copertura dell’atrio.

Le vecchie recinzioni, ormai estremamente danneggiate, se non divelte in alcuni punti, sono state sostituite da una serie di staccionate che localizzano i percorsi di visita, delimitando gli spazi a monte della Villa per una lunghezza totale di circa cinquecento metri.

I lavori hanno interessato anche l’esterno della Villa, mediante il riposizionamento di nuovi cartelli segnaletici, nell’ottica di una fondamentale integrazione con il contesto territoriale e del primo passo verso un imprescindibile incremento della segnaletica stradale per raggiungere facilmente sia Villa Arianna che la vicina Villa San Marco.

Villa Arianna StabiaInfine, non da ultimo, si è provveduto a salvaguardare alcuni fronti non ancora scavati, in modo tale da preservare dai danni futuri il patrimonio di informazioni ancora da indagare.

Villa Arianna Stabia"La riapertura della villa è solo l'inizio di una progressiva riqualificazione" sottolinea la Direttrice ad interim, Alfonsina Russo.
Villa Arianna, così denominata per la presenza di un affresco a soggetto mitologico che raffigura Arianna lasciata sola da Teseo, sembra subire una sorte migliore della principessa cretese: non è stata abbandonata.

Immagini fornite dal Parco Archeologico di Pompei - presso Antiquarium Boscoreale
via Viale Villa Regina - 80041 Boscoreale (Napoli)
tel.: +39 081 8575327 - [email protected]beniculturali.it

web: www.pompeiisites.org
FaceBook: https://www.facebook.com/pompeiisoprintendenza/
Twitter: https://twitter.com/pompeii_sites
https://www.instagram.com/pompeii_parco_archeologico/
YouTube: https://www.youtube.com/c/PompeiiSites79dc

Villa Arianna Stabia


Parco Archeologico di Paestum

Giornata su autismo e musei a Paestum. Il Parco cresce ancora: +15% nel primo trimestre

Giornata su autismo e musei a Paestum

Il Parco cresce ancora: +15% nel primo trimestre

Parco Archeologico di PaestumNumeri, ma non solo: il Parco Archeologico cresce. Aumentano, oltre ai visitatori che nei primi tre mesi del 2019 hanno fatto un balzo del +15% in avanti, anche le forme di fruizione inclusiva nella città magno-greca meglio conservata. Il 2 aprile, Giornata Mondiale sulla Consapevolezza dell'Autismo, un convegno nel Museo Archeologico Nazionale ha fatto il punto sulla fruizione del sito da parte di persone affette da disturbi dello spettro autistico. Come ha evidenziato il direttore del Parco Archeologico di Paestum, Gabriel Zuchtriegel, si è voluto creare un'occasione per "parlare non delle persone interessate, ma con loro. Spesso le persone non soffrono tanto dell'autismo, quanto dell’intolleranza e incomprensione da parte degli altri. Noi come Museo nel nostro piccolo vogliamo contribuire ad abbattere le barriere di questa mancata inclusione, perché crediamo che la diversità possa essere un arricchimento per tutti, premesso che il contesto sia tale da consentirlo."

Tra i relatori del convegno Alfonso Andria, membro del Consiglio di Amministrazione del Parco Archeologico; Vincenzo Inverso, Consigliere del Parco Nazionale del Cilento; Enrico Deuringer dell’Ufficio Stampa Fondazione Donnaregina per le Arti Contemporanee. Sono intervenuti inoltre Paolo Maietta del Centro Europeo per l’autismo di Cicerale; Paolo Sarra dell’Associazione “Autismo fuori dal silenzio” di Eboli; Mariajosè Luongo e Marco Vasile dell’Ufficio Fruizione che hanno raccontato le esperienze vissute da tutto il gruppo di lavoro sui progetti relativi all’accessibilità messi in campo dal Parco Archeologico di Paestum. Hanno concluso i lavori Luisa Varriale dell’Università degli Studi di Napoli “Parthenope” e Giovanni Minucci, rappresentante dell’Associazione Cilento4all che, nell’ambito del progetto “Un Tuffo del Blu” dedicato a bambini e ragazzi speciali, ma in generale a tutti, si occupano anche della formazione del personale del Parco impegnato nelle attività didattiche. Nel corso della giornata sono stati esposti al pubblico alcuni lavori realizzati dagli alunni dell’IIS “Basilio Focaccia” di Salerno durante i laboratori dei linguaggi espressivo-creativo.

Intanto, il Parco Archeologico di Paestum cresce anche in termini di flussi. Tra gli effetti positivi che hanno contribuito ad un ulteriore ampliamento della fruizione, aumentata del 42% negli ultimi tre anni, si annovera l'iniziativa #iovadoalmuseo voluta del Ministro Bonisoli che prevede un aumento delle gratuità. "Anche l'abbattimento di barriere economiche contribuisce all'accessibilità - rammenta il direttore - Siamo felici che Paestum si pone sempre di più come un punto di riferimento non solo storico-archeologico, ma anche socio-culturale in un territorio che ha tutte le caratteristiche per uno sviluppo virtuoso."

INFO SULLE GRATUITÀ AL PARCO ARCHEOLOGICO DI PAESTUM:

Le prime domeniche del mese da ottobre a marzo e tutti i giovedì pomeriggio ingresso gratuito dalle ore 18:00 alle 19:30, ultimo ingresso ore 18:50.

Ogni primo e terzo giovedì del mese, aperitivi al museo con SlowFood Cilento. Costo dell’iniziativa € 5,00, da pagare in biglietteria dopo aver ritirato il biglietto gratuito di ingresso al museo e all’area archeologica. L’ingresso è gratuito per chi non partecipa all’aperitivo.

L’ingrediente di questo giovedì, 4 aprile è il carciofo di Paestum, protagonista delle tavole primaverili, preparato dallo chef stellato Christian Torsiello dell’osteria Arbustico in un intrigante Lollipop al carciofo accompagnato dalla birra artigianale Fruma.

Testo e immagini da Ufficio Stampa Parco Archeologico di Paestum

Facebook: Parco Archeologico Paestum

Twitter: @paestumparco

Instagram: parcoarcheologicopaestum


Torna alla luce un Termopolio nella Regio V di Pompei

Gli scavi di Pompei ci permettono ancora una volta di ricostruire importanti tasselli della vita quotidiana della città prima dell’eruzione del 79 d.C. I recenti ritrovamenti nella Regio V, che da un anno entusiasmano stampa e pubblico, sempre più forniscono dettagli di quest’area del sito solo parzialmente indagata che si estende su una superficie di oltre 1.000 mq tra la Casa delle Nozze d’Argento e la Casa di Marco Lucrezio Frontone.

L’intervento in corso, il più grande scavo estensivo dal dopoguerra ad oggi a Pompei, prevede la messa in sicurezza di oltre 2,5 km di muri antichi e la mitigazione del rischio idrogeologico nell’area non scavata alle spalle dei fronti di scavo nelle Regiones I, III , IV e IX.

Foto del Parco Archeologico di Pompei

I dati emersi da marzo 2018 sono sorprendenti e l’ultima scoperta è davvero eccezionale. Pompei si racconta attraverso il suo quotidiano grazie al Termopolio recentemente affiorato ed emerso nello slargo che fa da incrocio tra il vicolo delle Nozze d’Argento e il vicolo dei Balconi portato interamente alla luce.

Foto del Parco Archeologico di Pompei

L’ attività commerciale, solo parzialmente scavata in quanto collocata sul fronte di scavo, restituisce un bancone riccamente decorato su cui vi sono raffigurati una bella Nereide su cavallo in ambiente marino e l’attività stessa che si svolgeva nella bottega, una sorta di insegna commerciale che faceva da pubblicità.  Quasi da riflesso, una scena singolare ritrovata al di sotto del bancone al momento dello scavo: anfore integre che erano da richiamo alla vendita.

Foto del Parco Archeologico di Pompei

Diversi erano questi esercizi commerciali sparsi per la città, solo a Pompei se ne contano una ottantina e tutti situati sulle vie. Il Termpolio sicuramente più celebre era quello di Asellina che sporgeva sulla celebre via dell’Abbondanza.

Foto del Parco Archeologico di Pompei

“Per quanto strutture come queste, siano ben note nel panorama pompeiano – dichiara la Direttrice ad interim, Alfonsina Russo -  il rinnovarsi della loro scoperta, con anche gli oggetti che accompagnavano l’attività commerciale e dunque la vita di tutti i giorni, continua a trasmettere emozioni intense che ci riportano a quegli istanti tragici dell’eruzione, che pur ci hanno consegnato  testimonianze uniche della civiltà romana”

Foto del Parco Archeologico di Pompei

Il nome originariamente greco, deriva da ϑερμός «caldo» e πωλέω «vendere», stava genericamente ad indicare, sia nel mondo greco che romano, un luogo in cui si bevevano bevande, non solo calde, secondo l’etimologia della parola, ma anche fredde e di altri generi.

Gli alimenti e non solo, venivano conservati in grandi giare, dolia, che erano incassate nel bancone di mescita in muratura e venivano consumati abbastanza velocemente soprattutto da coloro che non rientravano a casa per il prandium, il pasto leggero del mezzogiorno.

 


Un cesaricida a Pompei. La domus di Casca Longus

Che rapporti ci sono tra l'assassinio di Cesare e la città di Pompei? Apparentemente nessuno, ma a Pompei, in una domus, compare il nome di uno degli assassini di Cesare, morto alle idi di marzo del 44 a.C.: su una pietra di sostegno ad un tavolo è iscritto il nome del primo uomo che trafisse con la sua daga il dittatore, Publius Casca Longus.

Nel giardino di una piccola casa è stata infatti scoperta una magnifica base da tavolo di marmo, scolpito a forma di testa di leone, la cui iscrizione indica come fosse proprietà di questo personaggio della storia romana, nemmeno troppo conosciuto in realtà, se non ai più eruditi. La spiegazione è che, molto probabilmente, questo tavolo finì a Pompei quando i beni delle fazioni colpevoli vennero messi all’asta a Roma.

Tavolo con iscrizione. Foto: Alessandra Randazzo

È possibile anche che la casa fosse appartenuta ad uno dei suoi discendenti ma ancora più probabile, soprattutto in considerazione delle ridotte dimensioni dell’abitazione, è che non si trattasse di una proprietà avita ma parte del patrimonio di Longus messo poi all’asta da Ottaviano, il futuro imperatore che prese il nome di Augusto e che era figlio adottivo di Cesare, nonché suo erede alla morte.

Il complesso, noto come Casa di Casca Longus o dei Quadretti teatrali è situato nella Regio I ed è formato dall’unione di due case adiacenti databili al II secolo a.C. Di altissimo livello sono le pitture dell’atrio principale che, durante l’età augustea, sostituirono le precedenti decorazioni ispirate alle commedie di Menandro. Tutto l’ambiente è molto raffinato, la vasca dell’impluvio è ricoperta di marmi colorati e il compluvio per lo scolo dell’acqua piovana è decorato con gocciolatoi figurati in terracotta. Il tavolo sorretto da tre sostegni marmorei a zampa di leone è situato su un lato dell’impluvio ed è attualmente visibile ai fruitori che si recheranno a visitare la domus nel loro soggiorno a Pompei.


Giornata Internazionale della Guida Turistica 2019

Con 47 visite guidate gratuite, distribuite in tre giorni, giovedì 21, sabato 23 e domenica 24 febbraio, si festeggia in Campania la ventesima edizione della Giornata Internazionale della Guida Turistica.  Istituita il 21 febbraio 1990 dalla World Federation of Tourist Guide Associations, nasce per valorizzare, diffondere il senso e il ruolo della guida turistica che, con professionalità, grazie a conoscenze multidisciplinari approfondite, svolge il compito di far conoscere la bellezza dei territori. La giornata viene promossa in Italia dalla ANGTAssociazione Nazionale delle guide Turistiche, e in Campania da AGTC, Associazione Guide Turistiche Campania.

L’edizione 2019, che ha il patrocinio morale di Regione Campania e del comune di Napoli, del Museo civico Filangieri e del Museo del Tesoro di San Gennaro, si associa ad una buona causa: una raccolta fondi per l’AGOP, Associazione Genitori Oncologia Pediatrica, fondata nel 1985 e attiva presso la UOSD Ematologia e Oncologia Pediatrica dell’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”. Dopo la visita gratuita, offerta dalle guide turistiche campane, i partecipanti potranno sostenere con contributi liberi l’Associazione che sostiene concretamente e quotidianamente i piccoli pazienti e le loro famiglie.

Il lungo elenco di 47 visite guidate proposte in Campania, in 39 itinerari, nasce dalla passione delle singole guide turistiche abilitate in questo territorio, e ha l’intento di avvicinare le persone a luoghi poco noti o poco valorizzati, dell’arte e della cultura della Regione.

Così a Napoli si possono scoprire, volti del suo caleidoscopico mondo attraverso tour che conducono alla riscoperta di quartieri, strade, edifici, musei. Percorsi che vanno da Palazzo Sanfelice e dello Spagnuolo alla Sanità fino a Palazzo Como dell’”illuminato” Gaetano Filangieri, da palazzo Zevaillos in via Toledo, con le sua visitatissima mostra su ‘Rubens, Van Dick e Ribera’, fino a palazzo Reale, raccontato, però attraverso pettegolezzi o ‘inciuci di corte’. Da Pizzofalcone e le rampe Young, dal quartiere di Chiaja, dal Vomero con il suo Liberty, alla colorata Pignasecca dove si scopriranno le meraviglie di capolavori inaspettati presso l’ospedale gestito dall’Arciconfraternita dei Pellegrini. Si percorreranno i luoghi del santo patrono di Napoli nel tour “San Gennaro pensaci tu!” e verranno svelati i “Fatti e misfatti” di Piazza Mercato. Poi altre visite previste riguardano Capodimonte e i suoi depositi portati alla luce, ma anche la chiesa dell’Annunziata e la ruota degli Esposti, la monumentale Certosa di San Martino letta come “Paradiso in terra”, il complesso monumentale Donnaregina, la chiesa di San Giovanni a Carbonara, il ‘cartastorie’ dell’Archivio Storico del Banco di Napoli, mondi contrapposti ma sempre parte di questa città, di cui si potranno apprezzare anche i colori della Street art napoletana. Non manca il racconto della città-set cinematografico con la visita L’oro di Napoli, passeggiando dentro un film. Nel segno dell’integrazione torna anche quest’anno il percorso A spasso per le piazze della Napoli monumentale dedicata alla comunità russa, ucraina e bielorussa.

Sono previste poi una serie di visite a dimensione di bambino. Quella al Maschio Angioino è la più sentita perché è dedicata proprio alle famiglie AGOP: per l’occasione saranno aperti, eccezionalmente e a titolo gratuito, solo per i bambini e ragazzi seguiti nel reparto di Ematologia e Oncologia Pediatrica dell'Università "Luigi Vanvitelli", anche i sotterranei del Castello, normalmente non visibili al pubblico. Tour per i più piccoli sono previsti per il centro storico fino a Cappella San Severo, sulle tracce di Caravaggio nel Pio Monte della Misericordia, e anche una caccia al tesoro al Museo Filangieri. Per neogenitori invece Babywearing Tour - Passiamm pè Tuledo:  a spasso per la città con i neonati.

Altre visite riguardano luoghi della provincia di Napoli. In tre giorni diversi si propone un ‘gran tour’ dei Campi Flegrei da Pozzuoli a Baia a Cuma. Mentre vengono proposti anche luoghi meno noti, ma non meno belli, dell’archeologia campana come la Piscina Mirabilis di Bacoli, la villa di Poppea a Torre Annunziata, la villa San Marco dell’antica Stabiae e il museo di Pithecusae a Ischia.  A Cimitile, invece, saranno due le visite al complesso delle basiliche paleocristiane. Nel Casertano si è voluto dare voce alle meraviglie della Campania Felix con la visita al Museo Provinciale Campano che ospita le famose ‘madri’ in pietra. Mentre è prevista anche una visita nel centro storico di Maddaloni e nel museo di Calatia. A Salerno il tour ruota tra la cattedrale, la cripta di San Matteo e il Museo Diocesano, mentre sono due i percorsi in provincia: a Paestum con la visita “il Santuario Meridionale e le decorazioni policrome” e nel museo archeologico di Pontecagnano, dove per l’occasione sarà aperta la tomba della donna con l’ombrellino, in un viaggio nell’Universo femminile di Pontecagnano tra divinità, principesse e vita quotidiana.

 Le visite guidate sono gratuite ma il biglietto d’ingresso dei luoghi d’arte, se previsto, è a carico dei partecipanti.

Siamo giunti alla ventesima edizione della giornata della guida turistica – racconta Pietro Melziade, presidente dell’Associazione Guide Turistiche Campania che organizza l’evento in Regione - una festa ideata per raccontare il senso, la professionalità e l’importanza del ruolo di chi fa da mediazione tra la bellezza di un territorio, la sua cultura e i visitatori. Creata dalla World Federation of Turist Guide Association viene promossa in Italia dall’ANGT che delega poi le associazioni del territorio, ad essa collegate, a progettare la programmazione. Anche quest’anno le guide abilitate e specializzate nel territorio campano si sono superate per inventiva e passione, sorprendendoci ancora, nonostante siano passate tante edizioni, con itinerari esclusivi in aree e siti quasi completamente inesplorati dal punto di vista turistico”.

Il programma completo degli eventi e tutti i particolari per partecipare si possono trovare sul sito internet http://www.guideturistichecampane.it/giornata-internazionale-della-guida-turistica

E tutti i dettagli sulla pagina Facebook Giornata della Guida Turistica in Campania
https://www.facebook.com/Giornata-della-Guida-Turistica-in-Campania-1443451972538515/?fref=ts 


#ilgustodellascoperta e a Paestum si continua a scavare, con due borse di studio

A Paestum si continua a scavare:

grazie ad Antonio Amato la ricerca prosegue con due borse di studio

Parco Archeologico di Paestum Antonio Amato Al Parco Archeologico di Paestum, il progetto #ilgustodellascoperta giunge al terzo anno. È stato pubblicato il bando di concorso per l’attribuzione di due borse di studio finalizzate alla realizzazione di una nuova campagna di scavo in uno degli isolati abitativi della città greca.

A sostenere la ricerca pestana è il pastificio Di Martino, proprietario del marchio Antonio Amato, che, anche quest’anno, ha sovvenzionato le due borse di studio del valore di € 9.000,00 ognuna, permettendo così il prosieguo della ricerca sugli ambienti domestici a Poseidonia nei secoli VI e V a. C. e l’approfondimento in merito agli aspetti della vita quotidiana, finora ancora troppo poco conosciuti.

“Siamo lieti di contribuire, per il terzo anno consecutivo, alla ricerca e di poter dare la possibilità ad altri due giovani archeologi di approfondire i loro studi direttamente sul campo – afferma Giuseppe Di Martino, amministratore delegato del pastificio Di Martino – Pasta Antonio Amato continua ad avere a cuore lo sviluppo del territorio e si pone l’obiettivo di mostrare al mondo intero i luoghi e i prodotti che un’eccellenza italiana, come la provincia di Salerno, ha da offrire”.

Il bando è rivolto a giovani archeologi italiani o di altro stato dell’Unione Europea, già con esperienza di scavo. La selezione avverrà attraverso la valutazione dei titoli posseduti e mediante colloquio. Incisiva ai fini della scelta dei vincitori sarà anche la presentazione di una lettera motivazionale che evidenzierà i punti di forza di ogni candidato. È possibile presentare la propria candidatura consultando il sito web del Parco al seguente link: http://pae.authorityonline.eu/index.php?option=com_content&view=category&id=57&Itemid=229

“Sono fiero che anche per quest’anno insieme al Pastificio Antonio Amato possiamo dare un’opportunità a due giovani laureati – dichiara il direttore Zuchtriegel - l’esperienza passata ci porta a pensare che Paestum sia una palestra formativa di un certo spessore, considerando che i precedenti borsisti ora ricoprono importanti ruoli professionali tra MIBAC, università e altri enti di ricerca. La ricerca è il cuore di ogni museo, e combinare questa mission con un’opportunità per giovani archeologi mi sembra un bel segnale per il nostro territorio.”

Anche quest’anno si scaverà sotto gli occhi di tutti, on site e on line. Saranno organizzate visite guidate agli scavi e, per chi non potrà essere fisicamente presente a Paestum, l’avanzamento dei lavori potrà essere seguito anche sui canali social del Parco Archeologico di Paestum e di Pasta Antonio Amato, seguendo l’hashtag #ilgustodellascoperta su Facebook, Instagram, Twitter e YouTube.

“Antonio Amato continuerà il racconto digitale di questo bellissimo progetto – spiega Alessia Passatordi, brand manager Antonio Amato – Anche quest’anno organizzeremo le dirette live con le scuole interessate a conoscere il fantastico mondo dell’archeologia, permettendo ai più giovani e non solo di poter interagire direttamente con gli archeologi, incentivando così la cultura della ricerca e della scoperta”.

Testo e immagini da Ufficio Stampa Parco Archeologico di Paestum

www.paestum.museum

Facebook: Parco Archeologico Paestum

Twitter: @Parco Archeologico Paestum

Instagram: parcoarcheologicopaestum


Un mito astrologico dalla Casa di Giove a Pompei

Passato un po’ in sordina tra i tanti ritrovamenti della Regio V di Pompei, il mosaico della Casa di Giove con mito astrologico ha finalmente una sua identità. Ad essere raffigurato è infatti Orione che dopo la morte diviene una costellazione. Per catasterismo, nella mitologia greco – romana, si intende la trasformazione in astro o costellazione, per lo più dopo la morte, di animali, uomini o eroi ed Orione è proprio uno dei personaggi del variegato mondo mitico a cui spetta questo particolare privilegio.

Nella mitologia greca, Orione era un abile cacciatore, secondo Esiodo figlio di Poseidone ed Euriale, figlia di Minosse re di Creta. Potendo camminare sulle acque come il padre, una volta giunto a Chio, usò violenza su Merope, figlia di Enopio il quale per vendetta lo accecò e lo esiliò. Rifugiatisi sull’isola di Lemno, Orione si fece condurre dal servo di Efesto, Cedealione, verso oriente dove riacquistò la vista osservando il sole nascente.

Catasterismo di Orione. Foto: Pompeii Parco Archeologico

Secondo Omero, grazie alla sua propensione alla caccia, Orione era solito condividere molte battute con la dea Artemide e Sirio, suo fedele cane. Ma un giorno, minacciando di uccidere ogni belva esistente, fece infuriare Gea, la Terra, che da una fenditura fece uscire uno scorpione che punse il cacciatore a morte. Artemide, chiese a Zeus di collocare Orione tra le stelle, divenendone una costellazione che tramonta quando quella dello Scorpione sorge. Secondo un’altra versione del mito, la dea Artemide, gelosa di Orione che si era invaghito delle Pleiadi, gli mandò uno scorpione nella sua capanna che lo punse a morte con il suo pungiglione.

Ancora un’altra versione del mito racconta che Apollo, volendo ostacolare l’amore tra la sorella vergine e il cacciatore, mise a punto un abile piano per eliminarlo. Mentre Orione stava nuotando nel mare, con la testa appena visibile dal pelo dell’acqua, Apollo, sfidando la sorella con l’arco, le fece puntare la freccia in un punto poco visibile al largo, colpendo, ignara, proprio l’amato Orione. Quando le onde portarono a riva il corpo del cacciatore, di fronte alle lacrime di Artemide, il padre degli dei, Zeus, trasformò Orione e il suo fedele cane in una costellazione.

Catasterismo di Orione. Foto: Pompeii Parco Archeologico

Nei tanti racconti su Orione, l’elemento comune a tutti è la sua collocazione tra gli astri. Stella luminosa, grande e visibile da entrambi gli emisferi, ha la forma di una figura umana, di un cacciatore per esattezza, che brandisce clava e tiene uno scudo nell’altra mano e ai suoi piedi, secondo la leggenda, Zeus collocò i suoi fedeli cani, il Cane maggiore e il Cane minore.  Alcuni antichi lo rappresentavano all’inseguimento del Toro, altri della Lepre, altri ancora delle Pleiadi.

Poche e rare sono le raffigurazioni di Orione che diviene astro e l’esemplare di Pompei assume quindi ancora di più un carattere di pregio assoluto. Nel mosaico, il cacciatore è dotato di ali da farfalla, un particolare abbastanza singolare perché attributo della dea Psiche il cui nome ha il duplice significato di “farfalla e “anima” e qui forse viene rappresentata l’anima di Orione che vola in cielo. Non ha le pupille negli occhi, viene forse ripresa e rappresentata la versione greca in cui viene accecato a Chio, e porta un pugnale appeso alla cintura, elemento che ne ha permesso l’identificazione. Presenti nel mosaico anche lo scorpione che da nemico mortale diventa un tutt'uno con Orione e personaggi che sovrastano il cacciatore non perfettamente identificabili per mancanza di attributi caratterizzanti.

Casa di Giove e mosaico con Catasterismo di Orione. Foto: Pompeii Parco Archeologico

Il mosaico si data al tardo II secolo a.C. quando dai ritrovamenti archeologici e dalle fonti sappiamo che la Campania si apre a scambi sempre più fitti con il Mediterraneo orientale e diviene sede di importanti scali commerciali. E proprio in questo particolare e felice momento che si diffondono miti e iconografie fino ad ora sconosciuti al mondo magno greco e sannita. Pompei ancora una volta è in grado di recepire e assimilare le connessioni mediterranee divenendo centro propulsore di mode e anche di unicum nel panorama artistico. La casa di Giove, del resto, si inserisce all’interno delle grandi case pompeiane, seppur ancora in corso di scavo, e ha sin dall’inizio stupito per qualità ed eccentriche mode che possiamo definire retrò. In alcuni ambienti, infatti, seppur la moda dettasse altri stili, i proprietari avevano voluto mantenere il I stile pompeiano con riquadri in stucco imitanti lastre marmoree policrome e cornici con modanature dentellate. È probabile che il proprietario non abbia cambiato appositamente la tipologia decorativa mantenendo volutamente il primo stile che via via era stato sostituito in altre dimore da pitture più moderne.


Paestum. Proseguono i lavori di restauro nel c.d.Tempio di Nettuno

Continuano  gli interventi di restauro nel grande tempio c.d. di Nettuno a Paestum. Dopo gli interventi nelle parti alte del santuario, ad essere oggetto di lavoro adesso è il pavimento del gigante di pietra costruito quasi 2500 anni fa. L’intervento, che ha un importo di 169.425,94 euro, è stato messo a bando dal Parco Archeologico di Paestum con gli introiti ordinari della bigliettazione e mira alla fruibilità dell’edificio sacro e a eliminare il cosiddetto biodegrado, causato da piante che crescono nelle crepe della struttura. Il pubblico è invitato a visitare il cantiere tutti i giorni da lunedì a venerdì alle ore 12, e riceverà risposte alle eventuali domande dai restauratori impiegati nei lavori di restauro.

"Dopo una serie di interventi di recupero al seguito di un lungo periodo in cui per mancanza di fondi non era stato fatto nulla o quasi, adesso ci prepariamo a fare un salto di qualità - commenta il direttore del sito archeologico, Gabriel Zuchtriegel - prendendo spunto anche dal modello virtuoso di Pompei, metteremo in atto un programma di manutenzione ordinaria, che ci permetterà di intervenire prima ancora che si verifichino delle emergenze. La manutenzione ordinaria è la grande sfida che farà la differenza, sia dal punto di vista della tutela che della fruizione. Usiamo tutte le possibilità che ci dà l'autonomia speciale concessa al Parco Archeologico per gestire al meglio il patrimonio di Paestum, sito UNESCO, nonché luogo chiave della storia dell'architettura antica e moderna."

"Si è creata una squadra forte e motivata - dice il direttore - una ventata di aria nuova per la ricerca, la tutela e la fruizione del sito, di cui sono fiero. Pensate che finalmente non sono più il più giovane impiegato di Paestum, dal momento che la nuova responsabile del laboratorio di restauro è una giovanissima laureata".

Parte del piano di manutenzione che il Parco Archeologico sta attuando in base a un continuo confronto con altri siti ministeriali ed enti di ricerca sarà un sistema di monitoraggio sul tempio di Nettuno, elaborato dal Dipartimento di Ingegneria Civile dell'Università di Salerno.

"Otto sensori di tecnologia avanzata posizionati sul monumento permetteranno un monitoraggio continuo, una specie di TAC, che potrà essere consultato attraverso la rete in tempo reale - spiega il prof. Luigi Petti dell'Ateneo salernitano - Ciò consentirà di rilevare il comportamento del tempio ed elaborare un modello della struttura interna del monumento, onde prevenire eventuali fenomeni di deterioramento statico". Le principali informazioni sul comportamento del tempio di Nettuno saranno messe a disposizione di tutti gli utenti in rete in un'ottica di open data e di trasparenza nella gestione del patrimonio archeologico. Per attuare il progetto, i tecnici del Parco Archeologico e dell'Università hanno stimato costi pari a 110mila euro. Somma per la quale è stata avviata una raccolta fondi sul portale Art Bonus, in maniera tale da dare a tutti la possibilità di contribuire alla salvaguardia il tempio di Nettuno, approfittando tra l'altro degli sgravi fiscali previsti dalla legge Art Bonus (https://artbonus.gov.it/594-tempio-di-nettuno.html).


Un ritratto di Alessandro il Grande nella Casa del Fauno a Pompei

Il 333 a.C. rappresenta una data importante per la storia greca. Nel mese di novembre, infatti, l’esercito di Alessandro Magno sfidò quello del Gran Re di Persia Dario III nella famosa battaglia di Isso.

La regione è quella dell’Anatolia meridionale, e il luogo dello scontro era al confine tra la Cilicia e la Siria. Già Filippo II aveva inteso la guerra contro la Persia come una grande opportunità per espandere il proprio regno verso Oriente, ma lo scontro inevitabile era stato presentato ai Greci come una sorta di campagna punitiva contro gli scempi che Serse aveva compiuto durante la seconda guerra persiana (480-479 a.C.) e come un’impresa di liberazione delle città greche dell’Asia Minore sotto il dominio barbaro. Il figlio Alessandro ereditò questo compito e si impose come nuovo liberatore a capo della lega ellenica, accentuando con forza gli aspetti ideologici della conquista.

Battaglia di Isso. Mosaico proveniente dalla Casa del Fauno di Pompei. Foto: Alessandra Randazzo

I preparativi furono ultimati nella primavera del 334 a.C. quando l’esercito macedone attraversò l’Ellesponto. Il primo scontro avvenne presso il fiume Granico, in Frigia, nel giugno del 334 a.C. ma fu una vittoria abbastanza semplice con poche perdite macedoni. Si narra che Alessandro inviò dopo la battaglia vinta 300 armature persiane ad Atene perché fossero offerte alla dea in dono.

La dedica diceva: “Alessandro figlio di Filippo e i Greci, eccetto gli Spartani, dai barbari che vivono in Asia”. L’esercito avanzò senza troppi problemi lungo le coste dell’Asia Minore conquistando le città greche e sottomettendo le popolazioni locali. Solo Mileto e soprattutto Alicarnasso gli opposero resistenza, in quanto erano diventate avamposti persiani che il Gran Re aveva affidato al comandante rodio Memnone.

Ma Alessandro, forte di un esercito potente e deciso, proseguì lungo la costa attraverso la Licia e la Panfilia, per poi dirigersi verso l’interno per stabilire a Gordio, antica capitale dei Frigi, gli accampamenti invernali.

In questa città, narrano le fonti, recise un nodo (il famoso nodo di Gordio) che legava un giogo ad un carro, un gesto mistico che gli avrebbe assicurato, secondo una profezia, la conquista sull’Asia.

Con queste premesse divine, il condottiero macedone non ebbe troppi intoppi nella sua conquista dell’Asia. L’improvvisa morte di Memnone agevolò l’azione di conquista, spostando il combattimento nel novembre del 333 a.C. ad Isso. Già gli antichi storici in un’attenta analisi militare ritenevano il campo di battaglia di Isso sfavorevole per un esercito numeroso come quello persiano, favorendo quindi le forze macedoni più ridotte e agili. Il numero di uomini in campo, esagerato secondo la storiografia moderna, si doveva attestare con schieramenti di uomini  tra i 100.000-120.000 per i persiani e circa 30.000 uomini per i macedoni.

Battaglia di Isso/wikipedia commons -ph Marie Lan Nguyen

Di quello che avvenne in battaglia, un’immagine rivive scolpita nel tempo nel celebre e bellissimo mosaico chiamato “Battaglia di Isso” o “Mosaico di Alessandro”. L’originale è esposto oggi presso il Museo Archeologico di Napoli e la copia presso la Casa del Fauno di Pompei in cui Alessandro è raffigurato sul suo cavallo mentre raggiunge il re persiano che cerca invano di colpirlo con la lancia. Il mosaico romano si data attorno al 100 a.C., misura circa 582 × 313 cm e venne trovato nella sua posizione originale nella pavimentazione dell’esedra della casa del Fauno il 24 ottobre del 1831.

La ricchezza del mosaico non è altro che l’eco dello splendore generale dell’intera domus che risulta essere fra le case più sontuose dell’intera città, tanto da occupare un intero isolato ed estendendosi all’incirca su un’area di 3.000mq. L’abitazione nelle forme attualmente visibili è il risultato di due fasi costruttive risalenti al II sec. a.C.

Casa del Fauno, Pompei. Foto: Alessandra Randazzo

Tra gli ambienti più celebri per la ricchezza della decorazione, l’esedra distila aperta sul lato settentrionale della domus, famosa proprio per il ritrovamento del celebre mosaico di Alessandro. Il mosaico consta di circa 1 milione e mezzo di tessere e risulta essere una copia di un celebre dipinto realizzato dal pittore greco Filosseno di Eretria. Probabilmente i proprietari della domus dovevano avere rapporti con un atelier di origine alessandrina che si occupò anche dell’esecuzione dei restanti mosaici della casa, mentre una tesi poco accreditata vuole il mosaico un originale alessandrino saccheggiato dalla Grecia e portato a Roma.

Battaglia di Isso. Mosaico proveniente dalla Casa del Fauno di Pompei. Foto: Alessandra Randazzo

La scena si apre su un campo di battaglia completamente piatto e disseminato di resti del combattimento. Nella parte sinistra un albero morto, unico elemento paesistico, e nella parte centrale la scena principale occupata dai combattenti con al centro il carro da guerra di Dario. Alessandro irrompe a cavallo in un’apparizione quasi mistica da sinistra, i capelli risultano scomposti e divisi sulla fronte nella classica caratterizzazione del sovrano macedone, l’anastolè, e i grandi occhi spiritati  esprimono decisione. Lo sguardo porta uno sconquassamento nell’esercito nemico. Il campo di battaglia sembra lasciare spazio al passaggio del figlio di Zeus e Dario non può che guardarlo atterrito, indicando l’apparizione con la destra protesa. Molti persiani sono caduti e il carro non può che volgere alla fuga.

Battaglia di Isso. Mosaico proveniente dalla Casa del Fauno di Pompei. Foto: Alessandra Randazzo
Battaglia di Isso. Mosaico proveniente dalla Casa del Fauno di Pompei. Foto: Alessandra Randazzo

Sembra uno scenario completamente atemporale, quasi divino. Il cielo vuoto è solcato da lunghe saette che mostrano come la situazione stia per cambiare. La disposizione delle varie figure in armi sembra dare quasi un senso di prospettiva su un fondo neutro e la vivacità viene data dal colore delle tessere che rimbalza di continuo sui volti, sui corpi dei personaggi, dei cavalli e delle armature.

Nella motivazione del committente sicuramente una voglia di imitazione di qualche corte ellenistica, motivata anche dal ritrovamento nella casa di una corniola con testa di Alessandro. È forte il desiderio di imitazione dei grandi saloni ellenistici a cui rimandano altre scene decorative con soggetto nilotico.

Nel settembre del 1843 il mosaico fu trasferito a Napoli.