Viaggi nell'antica Roma Foro di Augusto Paco Lanciano

Viaggi nell’antica Roma, torna il progetto multimediale per rivivere la storia del Foro di Cesare e del Foro di Augusto

Viaggi nell’antica Roma, torna il progetto multimediale per rivivere

la storia del Foro di Cesare e del Foro di Augusto

Dal 17 aprile al 3 novembre, ogni sera due straordinari ed innovativi spettacoli multimediali

a cura di Piero Angela e Paco Lanciano disponibili in 8 lingue

Roma, 04 aprile 2019 – Dopo i successi degli scorsi anni torna, dal 17 aprile al 3 novembre 2019, lo straordinario progetto Viaggi nell’antica Roma che, attraverso due appassionanti ed innovativi spettacoli multimediali, racconta e fa rivivere la storia del Foro di Cesare e del Foro di Augusto.

I due spettacoli, che utilizzano tecnologie all’avanguardia, vedono l’ideazione e la cura di Piero Angela e Paco Lanciano con la storica collaborazione di Gaetano Capasso e con la Direzione Scientifica della Sovrintendenza Capitolina. Sono promossi da Roma CapitaleAssessorato alla Crescita culturale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e prodotti da Zètema Progetto Cultura.

Grazie ad appositi sistemi audio con cuffie e accompagnati dalla voce di Piero Angela e dalla visione di magnifici filmati e proiezioni che ricostruiscono i due luoghi così come si presentavano nell’antica Roma, gli spettatori potranno godere di una rappresentazione emozionante e allo stesso tempo ricca di informazioni dal grande rigore storico e scientifico.

I due spettacoli possono essere ascoltati in 8 lingue (italiano, inglese, francese, russo, spagnolo, tedesco, cinese e giapponese).

Le modalità di fruizione dei due spettacoli sono differenti. Per il “Foro di Augusto” sono previste tre repliche ogni sera (durata 40 minuti) mentre per il “Foro di Cesare” è possibile accedervi ogni 20 minuti secondo il calendario pubblicato (percorso itinerante in quattro tappe, per la durata complessiva di circa 50 minuti, inclusi i tempi di spostamento).

FORO DI CESARE

Viaggi nell'antica Roma Piero Angela Foro di Cesare
Foro di Cesare. C. Papi

Lo spettacolo all’interno del Foro di Cesare è itinerante. Si accede dalla scala situata accanto alla Colonna Traiana e si attraversa poi il Foro di Traiano su una passerella realizzata appositamente. Attraverso la galleria sotterranea dei Fori Imperiali si raggiunge poi il Foro di Cesare e si prosegue così fino alla Curia Romana.

Il racconto di Piero Angela, accompagnato da ricostruzioni e filmati, parte dalla storia degli scavi realizzati tra il 1924 e il 1932 per la costruzione dell’allora Via dell’Impero (oggi Via dei Fori Imperiali), quando un esercito di 1500 muratori, manovali e operai fu mobilitato per un’operazione senza precedenti: radere al suolo un intero quartiere e scavare in profondità tutta l’area per raggiungere il livello dell’antica Roma. Quindi si entra nel vivo della storia partendo dai resti del maestoso Tempio di Venere, voluto da Giulio Cesare dopo la sua vittoria su Pompeo e si può rivivere l’emozione della vita del tempo a Roma, quando funzionari, plebei, militari, matrone, consoli e senatori passeggiavano sotto i portici del Foro. Tra i colonnati rimasti riappaiono le taberne del tempo, cioè gli uffici e i negozi del Foro e, tra questi, il negozio di un nummulario, una sorta di ufficio cambio del tempo. All’epoca c’era anche una grande toilette pubblica di cui sono rimasti curiosi resti. Per realizzare il suo Foro, Giulio Cesare fece espropriare e demolire un intero quartiere per una spesa complessiva di 100 milioni di aurei, l’equivalente di almeno 300 milioni di euro. Accanto al Foro fece costruire la Curia, la nuova sede del Senato romano, un edificio tuttora esistente e che attraverso una ricostruzione virtuale è possibile rivedere come appariva all’epoca.

In quegli anni, mentre la potenza di Roma cresceva a dismisura, il Senato si era molto indebolito e fu proprio in questa situazione di crisi interna che Cesare riuscì a ottenere poteri eccezionali e perpetui. Grazie al racconto di Piero Angela si potrà conoscere più da vicino quest’uomo intelligente e ambizioso, idolatrato da alcuni, odiato e temuto da altri.

FORO DI AUGUSTO

Viaggi nell'antica Roma Foro di Augusto Paco Lanciano
Foro di Augusto. Foto di Andrea Franceschini

Il racconto del Foro di Augusto, al quale gli spettatori assistono seduti su tribune allestite su Via Alessandrina, parte dai marmi ancora visibili nel Foro. Attraverso una multiproiezione di luci, immagini, filmati e animazioni, il racconto di Piero Angela si sofferma sulla figura di Augusto, la cui gigantesca statua, alta ben 12 metri, era custodita accanto al tempio dedicato a Marte Ultore. Con Augusto, Roma ha inaugurato un nuovo periodo della sua storia: l’età imperiale è stata, infatti, quella della grande ascesa che, nel giro di un secolo, ha portato Roma a regnare su un impero esteso dall’attuale Inghilterra ai confini con l’odierno Iraq, comprendendo gran parte dell’Europa, del Medio Oriente e tutto il Nord Africa. Queste conquiste portarono all’espansione non solo di un impero, ma anche di una grande civiltà fatta di cultura, tecnologia, regole giuridiche, arte. In tutte le zone dell’Impero ancora oggi sono rimaste le tracce di quel passato, con anfiteatri, terme, biblioteche, templi, strade.

Dopo Augusto, del resto, altri imperatori come Nerva e Traiano lasciarono la loro traccia nei Fori Imperiali costruendo il proprio Foro. Roma a quel tempo contava più di un milione di abitanti: nessuna città al mondo aveva mai avuto una popolazione di quelle proporzioni. Era la grande metropoli dell’antichità: la capitale dell’economia, del diritto, del potere e del divertimento.

Leggere di più


Un cesaricida a Pompei. La domus di Casca Longus

Che rapporti ci sono tra l'assassinio di Cesare e la città di Pompei? Apparentemente nessuno, ma a Pompei, in una domus, compare il nome di uno degli assassini di Cesare, morto alle idi di marzo del 44 a.C.: su una pietra di sostegno ad un tavolo è iscritto il nome del primo uomo che trafisse con la sua daga il dittatore, Publius Casca Longus.

Nel giardino di una piccola casa è stata infatti scoperta una magnifica base da tavolo di marmo, scolpito a forma di testa di leone, la cui iscrizione indica come fosse proprietà di questo personaggio della storia romana, nemmeno troppo conosciuto in realtà, se non ai più eruditi. La spiegazione è che, molto probabilmente, questo tavolo finì a Pompei quando i beni delle fazioni colpevoli vennero messi all’asta a Roma.

Tavolo con iscrizione. Foto: Alessandra Randazzo

È possibile anche che la casa fosse appartenuta ad uno dei suoi discendenti ma ancora più probabile, soprattutto in considerazione delle ridotte dimensioni dell’abitazione, è che non si trattasse di una proprietà avita ma parte del patrimonio di Longus messo poi all’asta da Ottaviano, il futuro imperatore che prese il nome di Augusto e che era figlio adottivo di Cesare, nonché suo erede alla morte.

Il complesso, noto come Casa di Casca Longus o dei Quadretti teatrali è situato nella Regio I ed è formato dall’unione di due case adiacenti databili al II secolo a.C. Di altissimo livello sono le pitture dell’atrio principale che, durante l’età augustea, sostituirono le precedenti decorazioni ispirate alle commedie di Menandro. Tutto l’ambiente è molto raffinato, la vasca dell’impluvio è ricoperta di marmi colorati e il compluvio per lo scolo dell’acqua piovana è decorato con gocciolatoi figurati in terracotta. Il tavolo sorretto da tre sostegni marmorei a zampa di leone è situato su un lato dell’impluvio ed è attualmente visibile ai fruitori che si recheranno a visitare la domus nel loro soggiorno a Pompei.


Idi di marzo 44 a.C. Cesare veniva ucciso nella Curia di Pompeo

Era il 15 marzo del 44 a.C. quando Cesare pronunciò, prima di cadere, le sue ultime parole famose: «καὶ σύ, τέκνον;» “Anche tu figlio?”Alle idi di marzo, in largo Argentina, dove duemila anni fa si trovava la Curia di Pompeo, sede provvisoria del Senato distrutto dopo un incendio, accadde uno degli omicidi più efferati della storia.  Nell’opera “De vita Caesarum”, Svetonio racconta l’episodio dell’assassinio di Giulio Cesare, un evento tragico preceduto da numerosi prodigi che, se capiti, forse avrebbero evitato l’efferato delitto.

Musei Vaticani (Stato Città del Vaticano) [Public domain]
Svetonio, Le vite dei dodici Cesari. Vita di Giulio Cesare, capp. 81-82.

“Pochi mesi prima, i coloni condotti a Capua in virtù della legge Giulia stavano demolendo antiche tombe per costruirvi le loro case. Lavoravano con tanto ardore che, esplorando le tombe, trovarono molti vasi di antica fattura. Nel sepolcro in cui si diceva fosse sepolto Capi, il fondatore di Capua, rinvennero una tavoletta di bronzo che recava una scritta in lingua e caratteri greci; il senso era questo: “Quando saranno scoperte le ossa di Capi, un discendente di Iulo morirà per mano di consanguinei e ben presto sarà vendicato da terribili disastri dell’Italia.” Questo episodio, perché qualcuno non lo consideri fantasioso o inventato, è stato riferito da Cornelio Balbo, intimo amico di Cesare. Negli ultimi giorni Cesare venne a sapere che le mandrie di cavalli che aveva consacrato quando attraversò il Rubicone, e che lasciava libere di correre, senza guardiano, si rifiutavano di nutrirsi e piangevano continuamente. Per di più, mentre faceva un sacrificio, l’aruspice Spurinna lo ammonì di “fare attenzione al pericolo che si sarebbe presentato non oltre le idi di marzo”.

Il giorno prima delle idi un piccolo uccello, con un ramoscello di lauro nel becco, entrò volando nella curia di Pompeo; subito volatili di genere diverso, levatisi dal bosco vicino, lo raggiunsero e lo fecero a pezzi sul luogo stesso.

Nella notte che precedette il giorno della morte, Cesare stesso sognò di volare al di sopra delle nubi e di stringere la mano di Giove. La moglie Calpurnia sognò invece che crollava la sommità della casa e che suo marito veniva ucciso tra le sue braccia; poi, d’un tratto, le porte della camera da letto si aprirono da sole.

In seguito a questi presagi, ma anche per il cattivo stato della sua salute, rimase a lungo indeciso se restare in casa e differire gli affari che si era proposto di trattare davanti al Senato; alla fine, poiché Decimo Bruto lo esortava a non privare della sua presenza i molti senatori che lo stavano aspettando da un po’, verso la quinta ora uscì. Camminando, prese dalle mani di uno che gli era venuto incontro un biglietto che denunciava il complotto, ma lo mise insieme con gli altri, come se volesse leggerlo più tardi.

Dopo aver fatto quindi molti sacrifici, senza ottenere presagi favorevoli, entrò in curia, passando sopra ogni scrupolo religioso, e si prese gioco di Spurinna, accusandolo di dire il falso, perché le idi erano arrivate senza danno per lui. Spurinna, però, gli rispose che erano arrivate, ma non erano ancora passate.

Mentre prendeva posto a sedere, i congiurati lo circondarono con il pretesto di rendergli onore e subito Cimbro Tillio, che si era assunto l’incarico di dare il segnale, gli si fece più vicino, come per chiedergli un favore. Cesare però si rifiutò di ascoltarlo e con un gesto gli fece capire di rimandare la cosa a un altro momento; allora Tillio gli afferrò la toga alle spalle e mentre Cesare gridava: “Ma questa è violenza bell’e buona!” uno dei due Casca lo ferì, colpendolo poco sotto la gola.

Cesare, afferrato il braccio di Casca, lo colpì con lo stilo, poi tentò di buttarsi in avanti, ma fu fermato da un’altra ferita.

Quando si accorse che lo aggredivano da tutte le parti con i pugnali nelle mani, si avvolse la toga attorno al capo e con la sinistra ne fece scivolare l’orlo fino alle ginocchia, per morire più decorosamente, con anche la parte inferiore del corpo coperta. Così fu trafitto da ventitré pugnalate, con un solo gemito, emesso sussurrando dopo il primo colpo; secondo alcuni avrebbe gridato a Marco Bruto, che si precipitava contro di lui: “Anche tu, figlio?”, tu quoque, Brute, fili mi?

Rimase lì per un po’ di tempo, privo di vita, mentre tutti fuggivano, finché, caricato su una lettiga, con il braccio che pendeva fuori, fu portato a casa da tre schiavi.

Secondo quanto riferì il medico Antistio, di tante ferite nessuna fu mortale ad eccezione di quella che aveva ricevuto per seconda in pieno petto. I congiurati avrebbero voluto gettare il corpo dell’ucciso nel Tevere, confiscare i suoi beni e annullare tutti i suoi atti, ma rinunciarono al proposito per paura del console Marco Antonio e del comandante della cavalleria Lepido”.

https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/e/eb/Vincenzo_Camuccini_-_La_morte_di_Cesare.jpg

Ma quali furono gli antefatti che portarono a tale efferatezza? Cesare, dopo aver annientato le truppe di Pompeo a Farsalo nel 48 a.C. e aver celebrato a Munda nel 45 a.C. l’ultimo di cinque trionfi ottenuti contro popoli e re stranieri, era di fatto il nuovo padrone di Roma. Era fermamente convinto, inoltre, che la res publica ormai aveva definitivamente esaurito la sua funzione, (“la repubblica è un fantasma senza corpo”) e che fosse necessario dare a Roma un tipo di ordinamento monarchico, esautorando definitivamente il Senato dai suoi privilegi che da troppo tempo avevano privato l’Urbe di un adeguato governo. Dal 49 al 44 a.C. si fece eleggere console quattro volte e contemporaneamente si fece nominare dittatore, fino a quando, nel 44, divenne dictatora vita. In quanto patrizio, Cesare non poteva ricoprire il tribunato della plebe, ma si fece assegnare ugualmente alcune delle prerogative tipiche della carica, come l’inviolabilità e il diritto di veto nei confronti del senato e di altri magistrati della res publica;  era inoltre pontifex maximus, pontefice massimo, ovvero ricopriva la massima carica religiosa a Roma. Di fatto, Cesare aveva, a pieno titolo, i poteri di un monarca.

Tra le importanti riforme che attuò, portò il numero dei senatori da 600 a 900, immettendo un gran numero di suoi seguaci provenienti da molte regioni dell’Impero e allargò di conseguenza la base del ceto dirigente. Questo comportò l’abbassamento delle qualifiche censitarie necessarie per l’ingresso nell’ordine equestre e uno svuotamento dell’importanza delle magistrature; molti magistrati infatti erano nominati da Cesare stesso e per periodi brevissimi. Da sempre si era schierato nella fazione dei populares e coerente su questa scia fece approvare provvedimenti in favore dei debitori, stabilendo il condono di un anno di affitto per gli inquilini morosi. Le chiari proteste degli optimates furono espresse qualche tempo dopo da Cicerone:

Devono forse gli uomini vivere gratis nelle proprietà d’altri? […] io ho comprato o costruito una casa, la mantengo a mie spese, e tu dovresti godertela senza il mio consenso? […] Che cos’altro sarebbe questa cancellazione dei debiti se non che tu acquisti un terreno col mio denaro e che tu ti tieni il terreno, mentre io il denaro non ce l’ho più?”

Cesare procedeva dunque verso una riforma radicale dello Stato; gli fu concessa la possibilità di portare in testa una corona d’alloro e di assumere in permanenza il titolo di imperator (concesso solo ai generali nel giorno del trionfo); una delibera del Senato stabilì inoltre la sua divinizzazione dopo la morte e in suo onore il nome del mese Quintilis fu cambiato in Iulius, “luglio”.

La somma dei poteri straordinari che Cesare aveva acquisito non allarmarono soltanto i senatori tradizionalisti, ma anche alcuni suoi seguaci che pensarono fosse sconveniente che Roma avesse un re. Alle idi di marzo del 44 a.C., 15 marzo, una congiura guidata da Marco Giunio Bruto e Gaio Crasso colpì Cesare che cadde trafitto dai pugnali dei congiurati mentre stava per entrare in Senato.

«καὶ σύ, τέκνον;» “Anche tu figlio?”

Dopo l’uccisione di Cesare, Augusto fece murare la Curia e quel luogo divenne un locus sceleratus.