Tra arte e storia, camminando nel Cimitero Monumentale del Verano a Roma

Pensare di svolgere un itinerario all’interno di un cimitero monumentale è qualcosa che molti reputano bizzarro. In realtà è nei luoghi più impensabili che si nascondono le storie più inaspettate. L’Associazione RomaVerso, insieme a Roma Slow Tour, ha progettato due itinerari tematici all’interno del Verano, uno incentrato sulla storia del cinema e l’altro sull’arte e l’architettura.

Cosa c’entra il cinema? Il Verano è il cimitero per eccellenza dei romani e qui riposano alcuni dei più grandi protagonisti del cinema italiano nonché le più famose icone della romanità. Questo ci ha permesso di delineare un percorso a tappe che parte dai primordi con le prime sperimentazioni a inizio '900, attraversa il cinema del Ventennio e poi il Neorealismo arrivando fino agli anni della mitica commedia all'italiana con Sordi, Manfredi, Mastroianni e Gasmann. Un percorso tra la storia, le epoche e gli stili, per riscoprire attraverso le loro opere e gli aneddoti i grandi che hanno saputo raccontare come eravamo.

Il prossimo itinerario cinematografico è previsto per giugno.

Cimitero Monumentale del Verano Roma

Il Verano è stato il primo cimitero di Roma; maltrattato, oggi in parte trascurato, custodisce le storie di migliaia di persone. È un tappeto di sepolture, cappelle, scale e viali che si intrecciano su più livelli. Come la città delle cui memorie è eterno custode, si è ampliato, è cresciuto più del previsto arrivando ad occupare un’estensione di circa 83 ettari.

Cimitero Monumentale del Verano Roma

La vita privata e le storie di famiglie più o meno note si intrecciano in modo indissolubile sotto i suoi portici, lungo il silenzio dei suoi viali alberati. Storia, letteratura, cinema, arte, uomini e donne illustri hanno trovato in questo luogo un giaciglio eterno dal quale continuano però a vivere nella Storia tramandata fino ai nostri giorni.

Nella sua area monumentale il Verano è denso di opere ottocentesche significative tanto da poterlo considerare un vero e proprio museo a cielo aperto. E come tale non è un semplice contenitore di oggetti narranti; lui stesso ha qualcosa da raccontare nel suo secolo e mezzo di vita.

Cimitero Monumentale del Verano RomaNato in seguito alle disposizioni napoleoniche (Editto di Saint Cloud del 1804), lo spostamento delle sepolture nel cimitero al di fuori delle mura cittadine ha incontrato iniziali resistenze da parte della popolazione e delle parrocchie nella difficile accettazione dell’allontanamento delle tombe dei propri cari (e, dunque, degli introiti derivanti dalle sepolture). Le esigenze sanitarie di una città in continua espansione costrinsero papa Pio IX alla svolta decisiva, soprattutto in seguito all’aggravarsi della situazione a causa di un’epidemia.

Il pontefice, attivo in un mirato e ben più ampio programma di rinnovamento urbanistico del volto di Roma, non scelse uno tra gli ultimi alla guida di questo cantiere che si rivelò sin da subito estremamente importante.

Cimitero Monumentale del Verano RomaSi deve a Virginio Vespignani (Roma 1808 – 1882) la progettazione dell’area più antica e monumentale, il Quadriportico e il Pincetto Vecchio che si affaccia sull’adiacente Basilica di S. Lorenzo fuori le Mura. Piccoli gioielli artistici si nascondono tra polvere e fiori secchi.

Un ingresso fortificato sul quale trovano posto le quattro grandi statue del Silenzio, della Carità, della Speranza e della Meditazione, segna il varco di accesso alla città dei morti.

Camminando al suo interno è impossibile non restare incuriositi da tantissimi tondi che costellano le sepolture; se ne contano circa 250: una vera e propria galleria di ritratti. Sembrano fotografie vista la perizia meticolosa nella resa dei dettagli, in realtà sono dipinti firmati Filippo Severati (Roma 1819-1892). Cos’hanno di speciale?

Sono esposti alle intemperie da 150 anni e, con poche eccezioni, restano intatti nella loro superficie. Severati è stata una scoperta interessante nelle ricerche per sviluppare questo itinerario. Sperimentatore tecnico, brevettò quella che lui stesso ha definito “pittura in smalto su lava”: i suoi ritratti sono così durevoli perché ha scelto di utilizzare un supporto lavico e pigmenti a base di ossidi stesi per velature e cotti a più riprese. Questo ha cristallizzato i materiali avvicinando questa innovativa tecnica più alla porcellana che alla tradizionale pittura.

Cimitero Monumentale del Verano RomaCon i suoi 194 monumenti funebri, il Quadriportico venne concepito sin da subito come un museo a cielo aperto. Qui le famiglie più prestigiose sceglievano di acquistare lo spazio di un’arcata per installare il proprio sepolcro con l’intento di perpetuare anche dopo la morte il ricordo del proprio status sociale.
Il cantiere del Verano diretto da Vespignani è riflesso della situazione culturale ed artistica romana nella seconda metà dell’Ottocento. Vi lavorarono scultori e pittori rientranti nella sua cerchia: predominano, dunque, il linguaggio accademico e neoclassico.

Tommaso Minardi

Quale specchio della situazione artistica del momento non rimane estraneo al Verano l’impiego di linguaggi in quel periodo solo agli esordi. Così, accanto alle sepolture a parete in pieno stile cinquecentesco si ritrovano, ad esempio, elementi classici fusi con quelli gotici in linea con il gusto eclettico che di lì a qualche anno esploderà.

Il mutare del linguaggio artistico non è solo sintomo di mode, gusti mutevoli e artisti sempre più cosmopoliti; riflette cambiamenti più profondi a cui l’arte, da sempre, ha dato voce.

Nel contesto cimiteriale l’iconografia degli angeli è piuttosto comune; sono lì, con la loro lunga tunica a suonare la tromba nel giorno del giudizio. Sono figure a cui, cristianamente parlando, i familiari affidano il proprio defunto; quei traghettatori che accompagnano nel viaggio verso l’aldilà, in vista della resurrezione. Incarnano fiducia, serenità e ottimismo.

Percorrendo il Quadriportico nel braccio lungo a destra incontriamo una figura che “stona” dal candore dominante di quest’area. Alata ma seduta su un sarcofago, con un libro aperto sulle gambe e il viso poggiato sulla mano: è tra le immagini più famose associate al Verano, l’Angelo della Notte di Giulio Monteverde.

Volge lo sguardo verso un luogo indefinito; sembra trovarsi in uno stato di sospeso abbandono, il suo volto trasmette dubbio e incertezza quasi preoccupazione. Chi è? L’epitaffio ci parla della personificazione della Poesia, arte amata dal proprietario del sepolcro, Primo Zonca che aveva scelto, ancora in vita, di affidare al celebre scultore la realizzazione del suo sepolcro. Cosa ne è degli angeli serafici e candidi?

Quest’opera riflette un importante cambiamento: la morte viene ora vista in un’ottica tipicamente decadente, come possibile effettiva fine di tutto, come perpetuo dubbio. Cambiano anche i connotati degli angeli: assumono caratteri femminili, vestono abiti succinti che sottolineano i corpi sinuosi.

Salendo al Pincetto giungiamo al Piazzale Circolare: in quest’area, risultato di un ampliamento successivo in cui il cantiere del Verano sarà guidato da Gioacchino Ersoch, si concentrano cappelle in forma di piccole architetture. Molti di questi edifici sono impreziositi dalla presenza di opere d’arte applicata, ovvero mosaici e vetrate artistiche. Duilio Cambellotti e Cesare Picchiarini sono nomi noti nel mondo romano delle arti applicate e sono il pretesto a questo punto del percorso per conoscere come avvenne la ripresa di queste antiche tecniche tra XIX e XX secolo e far notare come esse verranno utilizzate nel tentativo di dare impulso al mondo artistico della capitale che viveva un periodo di stallo e incertezza.

La parte finale del nostro percorso incontra alcuni protagonisti del dibattito post-unitario; Roma, divenuta capitale d’Italia, avverte l’esigenza di mostrare un nuovo volto che sia degno del ruolo politico e civile che ora riveste.
La volontà di mostrare il cambiamento e rompere con il passato dominio ecclesiastico incontra la ricerca di uno stile nazionale post-unitario che finalmente riesca a superare i regionalismi che da sempre contraddistinguono la penisola.

Tra le molte personalità coinvolte in questo dibattito architettonico troviamo Koch, Piacentini, mentre ne resterà estraneo Giuseppe Sacconi, impegnato nella monumentale realizzazione del suo Altare della Patria.

Il prossimo itinerario artistico è previsto per sabato 25 maggio ore 10.30. Per informazioni potete scrivere a [email protected] oppure [email protected]
In alternativa al link
http://www.romaslowtour.com/cimitero-verano/

Testo e foto a cura di Giulia Chellini, Ass.ne RomaVerso


Nuovo Cinema Europa Casa del Cinema Roma

"Nuovo Cinema Europa" alla Casa del Cinema di Roma

NUOVO CINEMA EUROPA

Aspettando le elezioni del 26 maggio, l’Europa che vorremmo in una rassegna di tredici film alla Casa del Cinema

Dal 19 aprile al 1 maggio una lunga programmazione per raccontare la storia e l’idea di Europa attraverso alcune delle pellicole più significative

Nuovo Cinema Europa Casa del Cinema RomaRoma, 16 aprile 2019 – In occasione delle prossime elezioni europee del 26 maggio su tutto il territorio continentale, la Casa del Cinema, particolarmente attenta all’attualità e agli anniversari delle realtà culturali, politiche e sociali, presenta da venerdì 19 aprile a mercoledì 1 maggio, un ciclo di film che vedono al centro la storia, l’idea e la realizzazione dell’unità europea. Il ciclo propone posizioni ideologiche (Europa di Lars von Trier, che inaugura la rassegna), sarcastiche ed autoironiche (Quo Vado di Checco Zalone), metaforiche (L’appartamento spagnolo, di Cédric Klapisch), politiche come L’altro volto della speranza di Aki Kaurismaki o Io, Daniel Blake di Ken Loach che prende di mira proprio quella burocrazia dei palazzi europei così aspramente contestata anche nel nostro paese.

“La nostra funzione culturale – spiega Giorgio Gosetti, direttore della Casa del Cinema – viene in queste occasioni, particolarmente messa in risalto perché la cinematografia accompagna da sempre gli avvenimenti politici e storici sia attraverso film di genere drammatico sia con le commedie, i docudrama, le fiction. Un cinema di qualità, di intrattenimento e perfino comico a sostegno di quell’impegno europeo nel quale il nostro Paese ha rappresentato fin dalla nascita dell’Europa sovrannazionale, un punto di riferimento costante. Insomma, tredici film per raccontare un’altra idea dell’Europa diversa da quella della propaganda elettorale”.

Il giorno europeo o Festa dell'Europa si celebra il 9 maggio di ogni anno. Questa data ricorda il giorno del 1950 in cui vi fu la presentazione da parte di Robert Schuman del piano di cooperazione economica, ideato da Jean Monnet ed esposto nella Dichiarazione Schuman, che segna l'inizio del processo d'integrazione europea con l'obiettivo di una futura unione federale. La data coincide anche con il giorno che segna, de facto, la fine della Seconda guerra mondiale: il 9 maggio è infatti il giorno successivo alla firma della capitolazione nazista, quando furono catturati Hermann Göring e Vidkun Quisling. La Comunità Economica Europea adottò invece come "Giorno dell'Europa" il 9 maggio in occasione del vertice tenutosi a Milano nel 1985, in ricordo della proposta che Robert Schuman presentò il 9 maggio 1950 per la creazione di un nucleo economico europeo, a partire dalla messa in comune delle riserve di carbone e acciaio, come primo passo verso una futura Europa federale, ritenuta indispensabile al mantenimento della pace.

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Casa del Cinema Roma VIsioni sarde del mondo

"Visioni sarde nel mondo" alla Casa del Cinema di Roma

Visioni sarde nel mondo: alla Casa del Cinema la rassegna di cortometraggi per promuovere i giovani talenti sardi

Lunedì 15 aprile dalle ore 16 le proiezioni dei corti selezionati e, al termine, incontro pubblico con la premiazione del pubblico al miglior lavoro

Casa del Cinema Roma VIsioni sarde del mondoRoma, 12 aprile 2019 – Visioni sarde si propone di promuovere e valorizzare nel mondo il cinema sardo. Nata nel 2014, la rassegna è diventata sempre più importante mantenendo la sua duplice vocazione: vetrina per il cinema di qualità prodotto in Sardegna, scoperta e valorizzazione dei giovani talenti sardi, a cui offre l’occasione di raggiungere il più vasto pubblico nazionale e anche internazionale.

Il progetto Visioni sarde nel mondo si propone infatti di diffonderne le opere in più continenti attraverso la rete dei Circoli sardi, degli Istituti Italiani di Cultura, dei Comites e della Società Dante Alighieri grazie ai contribuiti della Regione Autonoma della Sardegna - Assessorato del Lavoro. Quest’anno i compiti organizzativi sono stati affidati al Circolo Su Nuraghe di Alessandria che porterà nel corso della giornata di programmazione di lunedì 15 alla Casa del Cinema i seguenti titoli selezionati per l’estero: Dans l’attente di Chiara Porcheddu, Eccomi (Flamingos) di Sergio Falchi, Il nostro concerto di Francesco Piras, La notte di Cesare di Sergio Scavio, Sonus di Andrea Mura, Spiritosanto - Holy Spirit di Michele Marchi, The Wash - La lavatrice di Tomaso Mannoni, Warlords di Francesco Pirisi. Tutti i film sono sottotitolati in inglese.

PROGRAMMA

 

ore 16.00 Dans l’attente di Chiara Porcheddu (2018, 3’)

Da diversi anni l’Italia è terra di sbarco per migliaia di persone in fuga dall’Africa a causa di guerre, povertà, fame. Il corto, di forma documentaristica, racconta l’attesa di alcuni giovani migranti che hanno appena attraversato il Mediterraneo e aspettano il loro domani.

Eccomi (Flamingos) di Sergio Falchi (2017, 10’)

Un pescatore vecchio e burbero scova una ragazzina migrante nascosta nel suo capanno da pesca. Dopo un momento di paura, i pregiudizi e l’indifferenza saranno superati, il vecchio soccorrerà la ragazzina e pian piano entrambi riusciranno a comunicare.

Il nostro concerto di Francesco Piras (2018, 15’)

Antonio è un anziano ed eccentrico pensionato che vive solo in un appartamento nel centro storico di Cagliari. Trascorre il suo tempo connesso alle chat-room musicali di Superstar, dove si esibisce cantando i classici della canzone italiana. In una di queste chat-room incontra Karen, una bravissima pianista tedesca, e tra i due nasce una singolare amicizia fatta di musica e piccoli momenti di quotidianità.

La notte di Cesare di Sergio Scavio (2018, 19’)

Cesare è un uomo anziano e solitario. Una sera la sua vicina di casa gli chiede di badare a suo figlio Kadim per la notte. Cesare accetta. Fra il vecchio e il bambino si crea un rapporto che travalica l’età e le differenze culturali.

Sonus di Andrea Mura (2019, 3’)

Raccogliendo i suoni primordiali della natura e quelli creati dall’uomo, un fonico-musicista compie un viaggio onirico di ricerca in una Sardegna sospesa nel tempo.

Spiritosanto - Holy Spirit di Michele Marchi (2018, 19’)

Giovanni è un adolescente borderline che vive affidato ai servizi sociali in un paesino del nord Italia. Quando manifesta il desiderio di fare la cresima i suoi tutori sono contenti, ma ben presto scoprono che il ragazzo sta usando il sacramento soltanto per tentare di risolvere i suoi problemi giudiziari.

The Wash - La lavatrice di Tommaso Mannoni (2018, 21’)

Capo Teulada. Una donna raccoglie i panni lavati, stende su una terrazza. Alcuni militari ritirano le divise lavate e stirate. A Capo Teulada c’è un poligono militare. Esercitazioni che fanno tremare la città e inquinano. Militari silenziosi vivono questa terra come un campo di battaglia. Un avvocato aiuta M. a intraprendere un percorso legale che si inserirà in un più ampio lavoro di ricerca della verità sulla causa dei decessi per tumore riconducibili alle esercitazioni militari.

Warlords di Francesco Pirisi (2018, 5’)

Malik e Sultan sono due bambini, il primo dall’Africa sub-sahariana, il secondo dalla Siria. Entrambi affrontano la guerra che distrugge senza pietà i rispettivi paesi. Per cercare di sopravvivere il primo deve combattere in una milizia para-militare, il secondo deve fuggire dalle bombe.

A seguire incontro moderato da Antonio Maria Masia con Sergio FalchiTommaso MannoniMichele MarchiAndrea MuraFrancesco PirasFrancesco PirisiChiara Porcheddu

Nel corso dell’incontro avrà luogo la premiazione da parte del pubblico per il miglior cortometraggio.

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Albania si gira! Festival del cinema albanese

Albania, si gira! L'Italia e gli italiani nella cinematografia albanese

Albania, si gira! L'Italia e gli italiani nella cinematografia albanese durante e dopo il comunismo

Dal 4 al 7 aprile uno sguardo sull'Italia e gli italiani, attraverso la ricca produzione cinematografica albanese dei tempi della propaganda e della successiva epoca del post-comunismo

Albania si gira! Festival del cinema albaneseRoma, 1 aprile 2019 – Al via giovedì 4 aprile, per quattro giorni, alla Casa del Cinema, la prima edizione di Albania, si gira! - rassegna di cinema albanese prodotto dal secondo dopoguerra ai giorni nostri. In programma alcuni dei film che ne hanno fatto la storia, pellicole (35 mm) dell'Archivio Centrale di Stato del Cinema d’Albania per la prima volta proiettate fuori dai confini nazionali e tradotte per l'occasione in italiano.

Il festival, ad ingresso gratuito, ospiterà quotidianamente esponenti del mondo cinefilo albanese e italiano - registi, musicisti, sceneggiatori - oltre ai contributi di storici dell'AISSECO (Associazione Italiana Studi di Storia dell'Europa Centrale e Orientale) che ci guideranno in una doppia esplorazione: da un lato come la cinematografia albanese abbia riflesso e in parte forgiato l'identità storica e sociale del paese, dall'altro il modo in cui si sono articolate le relazioni tra albanesi ed italiani.

L'Italia ha infatti avuto un ruolo importante nelle vicende storiche degli albanesi, i quali di riflesso hanno sempre mostrato una particolare attenzione al “bel paese”, esprimendola coralmente e artisticamente attraverso il cinema. A cominciare dal film d'esordio della rassegna, “Generale Grammofono/Gjeneral Gramafoni” (1978), regia di Viktor Gjika, pluripremiato nei Balcani, in cui il protagonista Halit Berati - virtuoso clarinettista - viene invitato da un impresario italiano a incidere i suoi brani per grammofono. L'obbiettivo del festival è di confrontarsi con le caratteristiche ambivalenti e contraddittorie che l'“italiano” di volta in volta ha assunto nella narrazione filmica albanese, durante e dopo la coercizione dei regimi.

Il pensiero dominante ritiene che nel periodo comunista gli italiani fossero dipinti dagli albanesi come nemici e fautori di una politica imperialista, ma che interiormente la maggior parte del popolo albanese considerasse l'Italia come un luogo dove ricercare la possibilità di una vita migliore, e più in generale il luogo di contatto più prossimo all'Occidente. Nel film “Lindje Perendim Lindje/ Est Ovest Est” (2009), regia di Gjergj Xhuvani, nominato come Miglior Film in Lingua Straniera al 83rd Academy Awards, il viaggio verso l’Ovest costituisce un fatto eccezionale e i cinque ciclisti designati a rappresentare l'Albania al tour de France, si preparano con grande trepidazione a godere del privilegio. Tuttavia a Trieste apprendono la notizia che in Albania il regime è caduto e il paese è in rivolta. Soli e sfiduciati, abbandonati al loro destino dai funzionari dell’ambasciata, decidono di affrontare in bicicletta il difficile ritorno in patria.

Il recondito "Italian Dream" avrebbe eventualmente trovato sfogo subito dopo il crollo della dittatura quando molti albanesi intrapresero dei viaggi pericolosi e spesso spettacolari verso le coste italiane. In “Lettere al vento” (2003) del celebre regista Edmund Budina, un padre – Niko – ex Segretario del partito Comunista, parte dall' Albania per scoprire il destino di suo figlio Mikel emigrato in Italia.

Gli autori albanesi spesso hanno dato vita a personaggi che suscitano nello spettatore diverse tonalità emotive: il disprezzo e la derisione, ma anche la compassione e l'empatia. Indipendentemente dai singoli eventi storici che possono aver condizionato le loro relazioni, vi è una costante che ritorna nei film albanesi, ovvero il reciproco rapporto di prossimità, geografico, culturale, emotivo. “Caro Nemico/I dashur armik”, premiato come Miglior Sceneggiatura Europea al Sundance Film Festivaldel 2004, ancora a firma di Gjergj Xhuvani, è ambientato nel settembre 1943, quando l’Italia fascista si arrende. In seguito alla disordinata smobilitazione, un partigiano, un collaborazionista albanese, un soldato italiano ferito, un ebreo, un ufficiale tedesco e una nonna con i suoi nipoti trovano rifugio presso Harun, un piccolo commerciante. La casa si trasforma in una vera a propria torre di Babele.

I film per la cultura albanese rappresentano anche un vero e proprio tesoro antropologico, poiché attraverso le riprese sono state immortalati suoni e musiche, modi di parlare ed espressioni, atteggiamenti, costumi, arredi, paesaggi urbani e rurali, storie popolari, attività e mestieri, che si sono trasformati o che sono addirittura svaniti. Si rivolge lo sguardo alle tradizioni del passato, attraverso i film, anche per cercare le discontinuità - o imprevedibili affinità - col tempo presente.

La rassegna è ideata e curata dall’Associazione CulturalPro, in collaborazione con il Ministero della Cultura Albanese, l’Ambasciata della Repubblica d’Albania in Italia, l’Archivio Centrale di Stato del Cinema d’Albania, e con il patrocinio dell'Associazione Italiana Studi di Storia dell'Europa Centrale e Orientale.

Ufficio stampa: Marco Bonetti; [email protected] 3332476846

PROGRAMMA

"ALBANIA, SI GIRA!"
FESTIVAL DEL CINEMA ALBANESE
4 - 7 APRILE 2019

GIOVEDÌ 4 APRILE | Ingresso solo ad invitati
17:00/18:00 – Intro Festival e Saluti Istituzionali
18:00 – Proiezione Generale Grammofono/Gjeneral Gramafoni di Viktor Gjika (35mm, lingua originale con sottotitoli in italiano)

20:00/21:00 – Dibattiti

VENERDÌ 5 APRILE | Ingresso Libero
18:00 – Proiezione Concerto nell'anno 1936 di Saimir Kumbaro (35mm, lingua originale con sottotitoli in italiano)

19:30/20:30 – Dibattiti 
21:30 – Proiezione Est Ovest Est di Gjergj Xhuvani (lingua italiana)

SABATO 6 APRILE | Ingresso Libero
16:00 – Proiezione Lettere al Vento/Letra Ere di Edmond Budina (lingua italiana)
18:00 – Proiezione L'uomo con il cannone/Njeriu me top di Viktor Gjika (35mm, lingua originale con sottotitoli in italiano)
19:30/20:30 – LETTURA SCENICA | Il mio zio italiano di Eliza Çoba con Anita Pagano (attrice) e Ana Lushi (soprano); regia di Ottavio Costa (lingua italiana)
21:30 – Proiezione Caro Nemico/I dashur armik di Gjergj Xhuvani (35mm, lingua originale con sottotitoli in italiano)

DOMENICA 7 APRILE | Ingresso Libero
16:00 – Dibattiti
17:00 – Proiezione L'ultimo desiderio/Amaneti di Namik Ajazi (lingua italiana)
19:00 – Proiezione Bota Cafè/Bota Cafè di Iris Elezi e Thomas Logoreci (lingua originale con sottotitoli in italiano)
21:30 – Proiezione Papaveri rossi sui muri/Lulekuqet mbi mure di Dhimiter Anagnosti (35mm, lingua originale con sottotitoli in italiano)

Albania si gira!

Testo e immagini da Ufficio Stampa Zètema Progetto Cultura


La Cineteca Nazionale rende omaggio ai fratelli Bolognini

Fratelli nella vita e nel cinema: a Casa del Cinema il ricordo di Mauro & Manolo Bolognini nell’omaggio di Cineteca Nazionale

Lunedì 1 aprile alle 16.30 proiezione del film La corruzione e, a seguire, incontro moderato da Graziano Marraffa con Carlotta Bolognini, Barbara Bouchet, Massimo Cristaldi, Antonella Lualdi e Claudio Risi

Roma, 29 marzo 2019 – A poco più di un anno dalla scomparsa del grande produttore cinematografico Manolo Bolognini (Pistoia, 26 ottobre 1925 - Roma, 23 dicembre 2017), la Cineteca Nazionale rende omaggio lunedì 1 aprile dalle ore 16.30 alla Casa del Cinema non solo a questo originale “capitano coraggioso”, ma anche al fratello Mauro (Pistoia, 28 giugno 1922 - Roma, 14 maggio 2001), definito giustamente dallo storico del cinema Gian Piero Brunetta come «l’uomo dei fili del cinema italiano, l’autore che in maniera più sistematica ha tentato di raccordare i vari sistemi espressivi all’interno di una trama e un ordito che hanno prodotto un disegno pressoché unico per ampiezza e coerenza, una sorta di panorama o di gigantesca veduta che rappresenta nella sua continuità lo sviluppo coeso e continuo della storia e geografia dell’Italia dall’Unità agli anni del boom».

E in tal senso i due fratelli sono stati, come un ipotetico vinile, il fronte e il retro del cinema italiano. Il fronte: Mauro che ha riportato fin dai suoi esordi un gusto figurativo e letterario insieme, muovendosi in un realismo anche di derivazione francese, con un gusto sempre più maturo e consapevole verso una contaminazione lirica fra realtà e pittura. Il retro: Manolo, ovvero colui che è riuscito a tradurre i sogni in realtà e spesso in grandissimi successi non solo del fratello Mauro, ma anche di Pier Paolo Pasolini, Federico Fellini, Sergio Corbucci, Andrej Tarkovskij. Senza di loro, il cinema (non solo) italiano sarebbe stato un’altra cosa.

ore 16.30 La corruzione di Mauro Bolognini (1963, 83’)

Il giovane Stefano (Jacques Perrin), figlio di un ricco industriale, terminati gli studi, vorrebbe farsi frate. Tornato a casa del padre (Alain Cuny) lo informa del suo desiderio, ma questi si oppone e lo fa buttando il giovane tra le braccia della sua amante Adriana (Rosanna Schiaffino). Dopo una vacanza in yacht, Stefano assiste impotente al suicidio di un dipendente della fabbrica di famiglia, accusato ingiustamente dal padre. «Il film affronta una questione in apparenza semplice: l'impossibilità per la gioventù di seguire la propria vocazione, attorniata da obblighi famigliari, pressioni esterne e richiami prosaici irresistibili (su tutti, il denaro)» (Bocchi-Pezzotta). Organizzatore generale: Manolo Bolognini.

a seguire incontro moderato da Graziano Marraffa con Carlotta BologniniBarbara BouchetMassimo CristaldiAntonella LualdiClaudio Risi.

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Stan Laurel Oliver Hardy risata lunga una vita

Roma: presentazione libro "Una risata lunga 90 anni. Laurel e Hardy amici per la vita"

Cineteca Nazionale e Casa del Cinema presentano il libro

 

Una risata lunga 90 anni. Laurel e Hardy amici per la vita

 

Martedì 26 marzo incontro con l’autore Enzo Pio Pignatiello

preceduto dalla proiezione di quattro corti della coppia inglese e un documentario dello stesso PignatielloStan Laurel Oliver Hardy risata lunga 90 anni

Il libro Una risata lunga 90 anniLaurel e Hardy amici per la vita è un omaggio alla più geniale coppia comica della storia del cinema. Ne è l’autore Enzo Pio Pignatiello, archivista ed esperto di cinema comico retrò che martedì 26 marzo presenterà il proprio lavoro durante un incontro alla Casa del Cinema a cura del Centro Sperimentale di Cinematografia – Cineteca NazionaleSi comincerà alle ore 16 con la proiezione di alcune “chicche cinetecarie” del duo comico britannico, seguita dal documentario di Enzo Pio Pignatiello a loro dedicato e dall’incontro moderato da Ignazio Gori con lo stesso autore, Sergio BrunoGiancarlo Governi e Maurizio Nichetti.

Sono passati più di novant’anni da quel 1927, quando Laurel e Hardy hanno iniziato a farci ridere e sognare. Enzo Pio Pignatiello ha composto un saggio completo sulla cronistoria umana e artistica di Stanlio e Ollio, le loro perle comiche, la loro amicizia fuori dal set, approfondendo anche i messaggi nascosti della loro comicità, il loro rapporto con le donne, il loro ultimo malinconico manifesto anarco-pacifista Atollo K e molto altro. Non può mancare un ritratto di Alberto Sordi, voce italiana di Ollio e autentico ammiratore, nonché divulgatore, della loro comicità. Con una introduzione di Ignazio Gori e un nutrito apparato fotografico, Una risata lunga 90 anni è un viaggio leggero, gustoso e divertente alla scoperta di Stanlio e Ollio e una guida per chi ancora non li conoscesse.

ore 16.00 Allegri poeti Il vascello stregato (1951, 60’)

Due film di montaggio del 1951 contenenti 4 cortometraggi sonori degli anni Trenta (The Live Ghost, 1934, Tit for Tat,1934, A Perfect Day, 1929 e The Fixer-Uppers, 1935), magistralmente doppiati da Alberto Sordi (Ollio) e Mauro Zambuto (Stanlio), scomparsi dalla circolazione per più di sessant’anni: l’unica copia esistente del film (che li univa in un’edizione uscita al cinema nel 1959) è stata recuperata, nella sua integrità, da un positivo in pellicola 16mm. Entrambi i film saranno nuovamente proiettati al pubblico, in una edizione restaurata in HD, con l’audio dei singoli corti ricavato da elementi sopravvissuti in 35mm e titoli d’epoca disegnati dal cartellonista De Seta. Seguirà proiezione del trailer cinematografico italiano originale della durata di due minuti.

ore 17.00 Laurel e Hardy: una risata per due! di E.P. Pignatiello (2018, 60’)

Documentario dedicato alla comicità di Stanlio e Ollio, alla loro mimica, ai loro lazzi e manierismi, al loro straordinario humour, tutto basato su sequenze tratte dai loro migliori film muti. Musiche di Marvin T. Hatley e Paolo Venier, con improvvisazioni eseguite all’organo Wurlitzer, voce di Andrea Benfante, coordinamento e sceneggiatura di Enzo Pio Pignatiello.

a seguire incontro moderato da Ignazio Gori con Sergio BrunoGiancarlo GoverniMaurizio NichettiEnzo Pio Pignatiello

Nel corso dell’incontro sarà presentato il libro di Enzo Pio Pignatiello Una risata lunga 90 anni. Laurel e Hardy amici per la vita (Ponte Sisto, 2018).

CASA DEL CINEMA

Spazio culturale di Roma Capitale – Assessorato alla Crescita culturale

Gestione Zètema Progetto Cultura

Direzione Giorgio Gosetti

in collaborazione con Rai; Rai Cinema 01 distribution

 

INDIRIZZO Largo Marcello Mastroianni, 1

INFO tel. 060608 www.casadelcinema.it www.060608.it

INGRESSO GRATUITO

 

Testo e immagine da Ufficio Stampa Zètema Progetto Cultura


Marinella Pirelli cinema sperimentale Nuovo Paradiso Museo del Novecento mostre

Originalità, ricerca e sperimentazione visiva: i tratti caratteristici del cinema di Marinella Pirelli

Il linguaggio visivo in Italia ha assunto uno spiccato carattere sperimentale attraverso figure che hanno osato rileggere i canoni confrontandosi anche con l’ambito estero ed internazionale: è questo il caso di Marinella Pirelli, artista semisconosciuta alle masse ma che ha lasciato un segno nell’arte intermediale novecentesca.

Fautrice del cinema sperimentale, Marinella Pirelli si colloca nel secondo dopoguerra come pittrice sebbene i maggiori e più brillanti risultati li avrà proprio in ambito cinematografico. Nata nel 1925 a Verona, si forma sotto la guida dell’artista Romano Conversano, il cui studio vanta interessanti frequentazioni come Tancredi, Sonego e Vedova. Giunta a Milano, svolge il ruolo di figurista e vetrinista per poi esser attratta dal cinema romano: inizia infatti a frequentare lo studio di Giulio Turcato, nonché sceneggiatori del calibro di Pirro, Solina e Sonego. Diventa poi la disegnatrice della Filmeco, casa cinematografica con progetti di pubblicità d’animazione, in un periodo molto stimolante circondata da celebri artisti e cineasti.

Marinella e Giovanni Pirelli nella casa di Varese,Fotografia Ugo Mulas © Eredi Ugo Mulas

A Roma conosce anche colui che diventerà suo marito, Giovanni Pirelli, con il quale si trasferirà nel nord Italia, pur restando in contatto con la capitale ove possiede uno studio frequentato da Castellani, Ceroli, Merz, Kounellis e Dorazio. Proprio in questa fase si concentra sul cinema e sulla rappresentazione della luce, realizzando opere sperimentali in 16 mm che sono espressione di innovative tecniche connesse alla luce e al movimento, di cui diviene ben conscia giungendo ad installazioni di successo come Film Ambiente e Meteore. Negli anni Sessanta ottiene i principali riconoscimenti: compie la sua prima personale a Milano, vince la Coppa Fedic grazie al film Pinca Palonca e partecipa alla fortunata mostra “Al di là della pittura” che segnerà notevolmente il suo percorso artistico, rivelatosi fruttuoso sino alla sua scomparsa nel 2009.

Il suo punto di forza risiede proprio nelle immagini in movimento, elemento rivoluzionario fondato sulla ripresa in pellicola e montaggio, mansioni apprese durante l’attività di disegnatrice di film d’animazione e poi ulteriormente studiate autonomamente. La consapevolezza dell’uso della pellicola quale medium artistico emerge nel corso degli anni Sessanta, quando l’artista paragona il suo rapporto sinergico con la cinepresa a quello che lega il pittore agli strumenti da disegno. L’originalità che la caratterizza è un elemento distintivo che spiega ovviamente la scelta personale di non aderire ad uno specifico movimento cui identificarsi.

Allestimento. Foto di Lorenzo Palmieri

Il suo lavoro di progettazione di spazi di luce la vedrà coinvolta per oltre un decennio (1961-1974) ed è a questa peculiare fase della sua carriera che si è deciso di dedicare una specifica mostra: il Museo del Novecento ne vuole rievocare la figura, attraverso un’iniziativa promossa dal Comune di Milano ed Electa. Si ha così inizio con la sua originaria pellicola di animazione sino alla sua ultima opera, “Doppio autoritratto”, che precederà un lungo periodo di silenzio dalla durata quasi trentennale. Una collezione di pellicole ben equilibrate tra colori e forme astratte, esito di riflessioni riguardanti la rifrazione della luce ed i fenomeni luminosi in generale, congiunte ad un diverso genere di riflessioni relative alla femminilità e all’artisticità. A cura di Lucia Aspesi e Iolanda Ratti, la mostra rievoca l’esposizione del 2004 riguardante opere luminose a Villa Panza.

Marinella Pirelli durante le riprese di Nuovo Paradiso, foto Gianni Berengo Gardin Contrasto

Dieci differenti sale per un’analisi argomentativa e temporale che tenga perfettamente conto del contesto storico-artistico in cui la donna era inserita. A partire dalla pellicola “Appropriazione, a propria azione, azione propria” che accoglie lo spettatore come se fosse a teatro: sei minuti di proiezione di un paesaggio naturale, visto in bianco e nero da una prospettiva personale disturbata volontariamente dalla mano della cineasta, che dinnanzi all’obiettivo impedisce parzialmente la visione e talvolta sembra voler trattenere con le proprie mani la luce solare. Si forniscono così degli elementi contrapposti: la luminosità pacata e la devastante intensità, il lirismo della vegetazione e lo strappo. Nelle sale successive sono ammirabili i film d’animazione “Gioco di Dama” e “Pinca e Palonca”, mostrandone anche il processo di realizzazione.

Si prosegue con il suo studio degli oggetti dal punto di vista luminoso, effettuando una comparazione di “Luce Movimento” (che riprende opere cinetiche della Galleria L’Ariete) con il film “I colori della luce”, opera di Munari e Piccardo. Si mostrano le sue sperimentazioni su elementi quali la luce, la natura ed il colore, mostrando come la pellicola “Bruciare” e le serie cartacee “Caos e Calore” si fondino sul concetto di segno quale origine gestuale dell’opera artistica. Interessante la sezione dedicata al corpo femminile, argomento su cui ha indubbiamente influito la critica d’arte Carla Lonzi: il documento film “Indumenti” (1967) ritrae infatti il calco dei seni della donna per opera improvvisa di Luciano Fabro, mentre il film “Narciso” si concentra invece su alcune parti del corpo della Pirelli che svolge così una riflessione sulla propria sfaccettata identità femminile.

Allestimento. Foto di Lorenzo Palmieri

L’esposizione si conclude con “Doppio autoritratto”, film della durata di dodici minuti realizzato tra il 1973 ed il 1974, ove l’artista svolge il ruolo di attrice ed operatrice al tempo stesso riprendendo il suo viso senza proferire parola. Ma il fulcro dell’esposizione è “Film Ambiente”, peculiare struttura cinematografica che si può percorrere, ideata nel 1969 e riprodotta nel 2004: costituita da acciaio, ferro, perspex e naturalmente immagini mobili e suoni, l’opera fornisce un suo notevole contributo al Cinema Espanso, movimento degli anni Settanta che esula dalla tradizionale visione filmica imperante fondata sulla relazione univoca tra schermo e pubblico. Vi è inoltre una sezione dedicata ai Pulsar (particolari ambienti prodotti da mobili fonti luminose, ideati agli albori degli anni Settanta), nonché alle cosiddette Meteore, affascinanti sculture di luce fondate su lampadine, metacrilato e acciaio. Il tutto è arricchito da fotografie, progetti e documenti vari.

Allestimento. Foto di Lorenzo Palmieri

Il catalogo della mostra, di Electa editore, include alcuni saggi di critici d’arte e la sua intera filmografia elaborata dal cineasta Érik Bullot, restituendoci una ricca monografia dell’operato di questa così innovatrice artista.

Marinella Pirelli cinema sperimentale Nuovo Paradiso Museo del Novecento mostre
Marinella Pirelli durante le riprese di Nuovo Paradiso, foto Gianni Berengo Gardin Contrasto

Mostra “Luce Movimento.  Il cinema sperimentale di Marinella Pirelli”: dal 22 marzo al 25 agosto 2019 al Museo del Novecento, Milano.


Babylon Berlin L’Utopia di Weimar

"L’Utopia di Weimar" alla Casa del Cinema di Roma

QUATTRO PASSI A WEIMAR… Per capire l’Europa di oggi

Gli anni della Repubblica raccontati attraverso la serie di successo Babylon Berlin, due lungometraggi e un documentario. Alla Casa del Cinema dall’8 al 31 marzo L’Utopia di Weimar, in collaborazione con Sky, Beta Film e Rai Teche

Babylon Berlin L’Utopia di WeimarRoma, 6 marzo 2019 – Si intitola L’Utopia di Weimar la rassegna che Casa del Cinema (in collaborazione con Sky e Raiteche) propone per quattro fine settimana durante tutto il mese di marzo a partire da venerdì 8. L’evento più atteso del programma è il ritorno di una delle serie tv europee più amate dal pubblico e apprezzate dalla critica degli ultimi anni: Babylon Berlin, ideata dal grande regista (e qui anche produttore) Tom Tykwer a partire dai romanzi del cinquantenne astro del poliziesco Volker Kutscher e ambientata in quel crogiolo di passioni, drammi, scandali e follie che fu la breve stagione della democrazia tedesca dal 1919 al 1933 e conclusa dall’ascesa al potere di Adolf Hitler. Erano gli anni di Rosa Luxemburg e degli Spartachisti, dell’umiliante trattato di Versailles che mise la Germania in ginocchio dopo la disfatta della prima guerra mondiale, ma anche della prima costituzione repubblicana (firmata proprio a Weimar) e di un incredibile fiorire delle arti e della cultura con protagonisti come Bertolt Brecht, Otto Dix, George Grösz, Fritz Lang e tutta la grande stagione dell’espressionismo tedesco al cinema e in teatro.

Questa scena tumultuosa e contraddittoria viene attraversata in Babylon Berlin dal commissario  Gereon Rath, trasferito nel 1929 da Colonia a Berlino per indagare su un caso di ricatto che lo conduce a scoprire il brulicare di malaffare, delitto, scandali e passioni sullo sfondo di una società al collasso.  Le 16 puntate delle prime due stagioni della grande serie tv vengono per la prima volta proiettate sul grande schermo in otto appuntamentitra il sabato e la domenica, all’interno di un più vasto programma cinematografico. Ad aprire la rassegna è infatti uno dei film più emblematici di quel periodo artistico, Kuhle Wampe di Slatan Dodow (1932) da una sceneggiatura di Bertolt Brecht che collaborò anche alla regia e imperniato sul dramma della disoccupazione e delle giovani generazioni alla ricerca di un futuro migliore. Oltre a Kuhle Wampe (in programma come film d’apertura venerdì 8 marzo) si vedranno: Il testamento del dottor Mabuse di Fritz Lang (1933) che nei deliri di onnipotenza del folle criminale Mabuse anticipa l’utopia negativa del nazismo (venerdì 22 marzo) e soprattutto un documento ormai rarissimo come La Repubblica incantata di Carlo di Carlo, realizzato per la Rai nel 1980 a quattro mani con il giornalista e storico Enrico “Nani” Filippini (da non perdere venerdì 15 marzo).

“La rivoluzione sconfitta e l’inflazione del 1919 sono i due momenti – scriveva Carlo di Carlo alla vigilia della messa in onda – che definiscono il carattere di fondo dell’epoca di Weimar: la speranza e la catastrofe, l’utopia e l’abisso, l’innocenza e il compromesso. Ed è durante Weimar che la cultura europea si pone alcuni dei suoi interrogativi essenziali, che inventa alcune delle forme fondamentali in cui il Novecento si esprime… Questo film si serve proprio dell’architettura come filo conduttore. Un lungo viaggio attraverso le due Germanie (ancora divise dal Muro) e che mostra come non esista una cultura di Weimar, ma esistano molte culture di Weimar”.

“Questo breve viaggio nell’Europa di ieri – dice Giorgio Gosetti, direttore della Casa del Cinema – permette, grazie alla bellissima serie per cui ringraziamo Sky, di guardare a una pagina cruciale della storia d’Europa con occhi moderni e passione per la narrazione. Il nostro non è uno sguardo rivolto al passato, piuttosto è teso al confronto tra l’oggi e i germi che un secolo fa aprirono la strada all’orrore della dittatura e della guerra. In quel contesto ci muoviamo col passo leggero del grande cinema, del racconto lungo e del migliore documentario d’autore. Il privilegio di attingere a materiali rari o ben poco visti, come nel caso del lavoro di Carlo di Carlo e Nani Filippini ritrovato dalle Teche Rai, apre una riflessione sull’Europa che continuerà ad aprile, alla vigilia delle elezioni del nuovo Parlamento Europeo, con un ciclo dedicato all’idea di Europa cui il cinema contemporaneo offre il regalo di un immaginario più forte della realtà contingente”.

Tutte le proiezioni sono a ingresso gratuito fino ad esaurimento dei posti disponibili.

PROGRAMMA

VENERDÌ 8 MARZO ore 17.00

KUHLE WAMPE, Slatan Dudow , Germania, 1932, 80’

SABATO  9 MARZO ore 19.00

BABYLON BERLIN, prima  stagione - puntate 1 – 2, Germania, 2017

DOMENICA 10  MARZO ore 19.00

BABYLON BERLIN, prima  stagione  - puntate  3 – 4, Germania, 2017

 

VENERDÌ 15 MARZO ore 17.00

LA REPUBBLICA INCANTATA.  CULTURE  NELLA GERMANIA DI WEIMAR 1919-1933 

di Carlo di Carlo e Enrico Filippini , Italia, 1981, 125’

SABATO  16  MARZO ore 19.00

BABYLON BERLIN, prima  stagione  - puntate 5 – 6, Germania, 2017

DOMENICA 17   MARZO ore 19.00

BABYLON BERLIN, prima  stagione  - puntate  7 – 8, Germania, 2017

 

VENERDÌ 22 MARZO ore 17.00

IL TESTAMENTO DEL DOTTOR MABUSE

(Das Testament des Dr. Mabuse), Fritz Lang - Germania, 1933, 122’

SABATO  23  MARZO ore 19.00

BABYLON BERLIN,  seconda   stagione  - puntate 1 – 2, Germania, 2017

DOMENICA 24    MARZO ore 19.00

BABYLON BERLIN, seconda   stagione - puntate  3 – 4Germania, 2017

 

SABATO  30  MARZO ore 19.00

BABYLON BERLIN,  seconda   stagione  - puntate 5 – 6Germania, 2017

DOMENICA  31    MARZO ore 19.00

BABYLON BERLIN, seconda   stagione - puntate  7 – 8Germania, 2017

 

CASA DEL CINEMA

Spazio culturale di Roma Capitale – Assessorato alla Crescita culturale

Gestione Zètema Progetto Cultura

Direzione Giorgio Gosetti

in collaborazione con Rai; Rai Cinema 01 distribution

 

INDIRIZZO Largo Marcello Mastroianni, 1

INFO tel. 060608 www.casadelcinema.it www.060608.it

INGRESSO GRATUITO

 

Testo e immagine da Ufficio Stampa Zètema Progetto Cultura


Roma mostra Fellini. Uno sguardo personale di Vittoriano Rastelli

Roma: mostra "Fellini. Uno sguardo personale di Vittoriano Rastelli"

FELLINI. UNO SGUARDO PERSONALE DI VITTORIANO RASTELLI

Le immagini raccontano il maestro di   e La dolce vita in una mostra alla Casa del Cinema,

dal 4 al 14 marzo 2019

Roma mostra Fellini. Uno sguardo personale di Vittoriano RastelliRoma, 4 marzo 2019 – Federico Fellini visto attraverso lo sguardo del fotografo Vittoriano Rastelli. Da lunedì 4 marzo alla Casa del Cinema al via la mostra Fellini. Uno sguardo personale di Vittoriano Rastelli curata da Alessandra Zucconi e Andrea Mazzini. Attraverso una selezione di circa trenta fotografie in bianco e nero e a colori, l’esposizione, in programma fino al 14 marzo, racconta il maestro riminese con uno sguardo più personale, ritratto in vari momenti della sua carriera. Le fotografie di Rastelli parlano non solo del Fellini regista ma anche dell’uomo, della sua ironia e della sua versatilità.

Vittoriano Rastelli, giornalista professionista, specializzato in foto-reportage, ha pubblicato la sua prima immagine nel 1951 a meno di 15 anni come documentazione dell’arrivo della corsa ciclistica Milano - SanRemo. Ha iniziato il lavoro di fotografo pubblicando su “il Lavoro” quotidiano di Genova diretto da Sandro Pertini futuro Presidente della Repubblica; a Milano per “Sport Illustrato” e dal 1959 a Roma per i settimanali della Rizzoli.

A Roma negli anni sessanta si occupa di  cinema italiano, in quegli anni ai suoi massimi splendori. Nel 1964 pubblica il suo primo servizio su “LIFE”, il viaggio del Papa in Terra Santa, seguiranno l’Alluvione di Firenze (1966), la Guerra dei 6 Giorni Arabo – Israeliana (1967), l’invasione Sovietica della Cecoslovacchia (1968), fino al penultimo numero della rivista  (dicembre 1972) con Federico Fellini.

Collabora con “EPOCA” dal 1974 al 1992, impegnandosi in Libano, in Iran per la rivoluzione di Komeini, la morte di Franco e la fine della dittatura in Spagna.

Segue la moda in Italia per il “NEW YORK TIMES”, dalla fondazione collabora con “AD” e “il Venerdì di Repubblica”.

Ha fotografato tutti i viaggi internazionali di Papa Paolo VI e gli oltre trenta viaggi nel mondo di Papa Giovanni Paolo II. Uno dei suoi ultimi lavori, in Afghanistan per una serie di servizi sulle vittime delle mine.

Nel corso della propria carriera Rastelli ha ottenuto prestigiosi premi giornalistici, tra cui: Premio Campione 1976 per il lavoro “Guerra Civile in Libano” – EPOCA, Page One Award 1983 per Designer at Ease”, Premio Giornalistico Saint Vincent 1999 per “Soldati di Pace” – Il Venerdì.

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Casa del Cinema Roma Gualtiero Jacopetti Africa addio Mondo candido

Il mondo (poco) candido di Gualtiero Jacopetti alla Casa del Cinema

Il mondo (poco) candido di Gualtiero Jacopetti alla Casa del Cinema

Lunedì 4 marzo l’omaggio di CSC – Cineteca nazionale per i cento anni dalla nascita dell’autore con le proiezioni di Africa addio e Mondo candido

Casa del Cinema Roma Gualtiero Jacopetti Africa addio Mondo candidoRoma, 1 marzo 2019 – Giornalista. Documentarista. Sceneggiatore. A cento anni dalla nascita di una delle figure più odiate e più imitate nel “mondo”, lunedì 4 marzo dalle 15 alla Casa del Cinema la Cineteca Nazionale omaggia Gualtiero Jacopetti (Barga, 4 settembre 1919 – Roma, 17 agosto 2011), creatore dei famigerati mondo movies, innovatore dei cinegiornali, ispiratore delle varie europe e mondi di nottema anche delle dolci vite felliniane. Come ha scritto giustamente Stefano Loparco, autore di una bellissima biografia Gualtiero Jacopetti. Graffi sul mondo: «Se la biografia ufficiale di quest’avventuroso toscano nato a Barga, nella Garfagnana, il 4 settembre 1919, evoca i suoi trascorsi professionali a stretto contatto con Indro Montanelli, l’amicizia con Angelo Rizzoli, la direzione del settimanale “Cronache” (1954-1955), la realizzazione dei cinegiornali – da La Settimana Incom (1950-1955) al satirico Europeo Ciac (1956-1958) e Ieri, oggi e domani (1959-1966) – la collaborazione con Alessandro Blasetti e la carriera giornalistica in prestigiose testate della borghesia meneghina quali il “Corriere dell’informazione” e “Il Giornale”, gran parte della critica ufficiale, da Africa Addio (1966) in poi, archivia il fenomeno Jacopetti alla voce cinema reazionario, tout court. Strano destino per chi, nel 1945 a piazzale Loreto – come ha raccontato il giornalista – vide penzolare il corpo di Benito Mussolini a bordo di una camionetta americana e qualche anno dopo – dalle colonne di “Cronache” – darà al duce del “più povero e sprovveduto dei dittatori”. […]

L’assenza di pietas umana e lo sguardo tangente del suo teleobbiettivo, anche quando puntato sugli orrori e le devastazioni della guerra – è il caso del controverso reportage Africa Addio –, fanno di Jacopetti, a onta dei suoi detrattori, un moderno kapò mediatico assoldato al male; il negus, ultimo pilucco della storia, è solo l’anello debole di una lunga filiera governata dai signori della morte vicino ai quali siederebbe, beffardo, Jacopetti. Uomo eccentrico ma riservato e dalla vita tutt’altro che ordinaria, Gualtiero Jacopetti è stato uno dei personaggi più suggestivi e discussi della dolce vita romana. Gli sono stati attribuiti mille amori, molti figli e anche i morti. Ammirato da Federico Fellini che lo avrebbe voluto nei suoi film, accompagnato sempre da donne bellissime e – almeno da Mondo cane in poi – ricco, con la metà degli anni Cinquanta – scrive Barbara Palombelli – “via Veneto è ai suoi piedi”. Certo, la bellezza in questo genere di cose aiuta e Gualtiero Jacopetti è stato un uomo davvero affascinante con quella faccia da attore americano alla John Wayne, mascella squadrata, sguardo intenso, occhi azzurrissimi. A ciò aggiunge un portamento deciso, un’eloquenza sciolta e modi raffinati. […] Inutile tergiversare: Gualtiero Jacopetti è stato un uomo odiato. In vita come da morto. Di quello stesso odio pervicace e duraturo che si riserva ai ‘cattivi maestri’, categoria in cui è stato relegato dagli osservatori del suo tempo. È stato, però, anche oggetto di ammirazione cieca, altrettanto sincera quanto il disprezzo di chi lo ha messo all’indice».

 

ore 15.00 Africa addio di Gualtiero Jacopetti e Franco Prosperi (1966, 138’)

«Ma è con Africa addio (1966) che il cinema di Jacopetti tracima dalla dimensione artistica per imporsi all’attenzione della stampa internazionale. […] Nell’intento di raccontare le travagliate ore dell’Africa postcoloniale all’indomani del processo di decolonizzazione compiutosi alla metà degli anni Sessanta, la pellicola ritrae un mondo tribale soggiogato dalla violenza. […] La tesi dichiarata dagli autori è che l’Africa non sia ancora pronta a godere dell’indipendenza; lasciato a sé stesso nei giorni del trapasso di potere dalle autorità colonialiste a quelle locali, il continente nero, come dimostra il reportage, sprofonderebbe in una spirale di odio e violenza senza fine» (Loparco).

 

ore 17.30 Mondo candido di Gualtiero Jacopetti e Franco Prosperi (1975, 119’)

«Opera visionaria senza una precisa struttura narrativa – l’apparentamento a certa produzione surrealista di Alejandro Jodorowski è pertinente –, il film è difficilmente catalogabile in un genere definito, né aspira a esserlo. Torna lo zibaldone di sempre e la provocazione è assicurata. Il libello volteriano non dà che il “la” a una pellicola che poi è risolta nell’autoreferenza jacopettiana. […] Mondo candido è un puzzle che Jacopetti si diverte a ricomporre a suo piacimento, secondo le regole del grottesco […]. Rimane all’orizzonte il disegno di fondo: la figura del suo efebico protagonista, Candido, un inguaribile e ingenuo ottimista, accecato dall’amore per la bella Cunegonda, alle prese con un mondo osceno e senza pietà» (Loparco).

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