Babylon Berlin L’Utopia di Weimar

"L’Utopia di Weimar" alla Casa del Cinema di Roma

QUATTRO PASSI A WEIMAR… Per capire l’Europa di oggi

Gli anni della Repubblica raccontati attraverso la serie di successo Babylon Berlin, due lungometraggi e un documentario. Alla Casa del Cinema dall’8 al 31 marzo L’Utopia di Weimar, in collaborazione con Sky, Beta Film e Rai Teche

Babylon Berlin L’Utopia di WeimarRoma, 6 marzo 2019 – Si intitola L’Utopia di Weimar la rassegna che Casa del Cinema (in collaborazione con Sky e Raiteche) propone per quattro fine settimana durante tutto il mese di marzo a partire da venerdì 8. L’evento più atteso del programma è il ritorno di una delle serie tv europee più amate dal pubblico e apprezzate dalla critica degli ultimi anni: Babylon Berlin, ideata dal grande regista (e qui anche produttore) Tom Tykwer a partire dai romanzi del cinquantenne astro del poliziesco Volker Kutscher e ambientata in quel crogiolo di passioni, drammi, scandali e follie che fu la breve stagione della democrazia tedesca dal 1919 al 1933 e conclusa dall’ascesa al potere di Adolf Hitler. Erano gli anni di Rosa Luxemburg e degli Spartachisti, dell’umiliante trattato di Versailles che mise la Germania in ginocchio dopo la disfatta della prima guerra mondiale, ma anche della prima costituzione repubblicana (firmata proprio a Weimar) e di un incredibile fiorire delle arti e della cultura con protagonisti come Bertolt Brecht, Otto Dix, George Grösz, Fritz Lang e tutta la grande stagione dell’espressionismo tedesco al cinema e in teatro.

Questa scena tumultuosa e contraddittoria viene attraversata in Babylon Berlin dal commissario  Gereon Rath, trasferito nel 1929 da Colonia a Berlino per indagare su un caso di ricatto che lo conduce a scoprire il brulicare di malaffare, delitto, scandali e passioni sullo sfondo di una società al collasso.  Le 16 puntate delle prime due stagioni della grande serie tv vengono per la prima volta proiettate sul grande schermo in otto appuntamentitra il sabato e la domenica, all’interno di un più vasto programma cinematografico. Ad aprire la rassegna è infatti uno dei film più emblematici di quel periodo artistico, Kuhle Wampe di Slatan Dodow (1932) da una sceneggiatura di Bertolt Brecht che collaborò anche alla regia e imperniato sul dramma della disoccupazione e delle giovani generazioni alla ricerca di un futuro migliore. Oltre a Kuhle Wampe (in programma come film d’apertura venerdì 8 marzo) si vedranno: Il testamento del dottor Mabuse di Fritz Lang (1933) che nei deliri di onnipotenza del folle criminale Mabuse anticipa l’utopia negativa del nazismo (venerdì 22 marzo) e soprattutto un documento ormai rarissimo come La Repubblica incantata di Carlo di Carlo, realizzato per la Rai nel 1980 a quattro mani con il giornalista e storico Enrico “Nani” Filippini (da non perdere venerdì 15 marzo).

“La rivoluzione sconfitta e l’inflazione del 1919 sono i due momenti – scriveva Carlo di Carlo alla vigilia della messa in onda – che definiscono il carattere di fondo dell’epoca di Weimar: la speranza e la catastrofe, l’utopia e l’abisso, l’innocenza e il compromesso. Ed è durante Weimar che la cultura europea si pone alcuni dei suoi interrogativi essenziali, che inventa alcune delle forme fondamentali in cui il Novecento si esprime… Questo film si serve proprio dell’architettura come filo conduttore. Un lungo viaggio attraverso le due Germanie (ancora divise dal Muro) e che mostra come non esista una cultura di Weimar, ma esistano molte culture di Weimar”.

“Questo breve viaggio nell’Europa di ieri – dice Giorgio Gosetti, direttore della Casa del Cinema – permette, grazie alla bellissima serie per cui ringraziamo Sky, di guardare a una pagina cruciale della storia d’Europa con occhi moderni e passione per la narrazione. Il nostro non è uno sguardo rivolto al passato, piuttosto è teso al confronto tra l’oggi e i germi che un secolo fa aprirono la strada all’orrore della dittatura e della guerra. In quel contesto ci muoviamo col passo leggero del grande cinema, del racconto lungo e del migliore documentario d’autore. Il privilegio di attingere a materiali rari o ben poco visti, come nel caso del lavoro di Carlo di Carlo e Nani Filippini ritrovato dalle Teche Rai, apre una riflessione sull’Europa che continuerà ad aprile, alla vigilia delle elezioni del nuovo Parlamento Europeo, con un ciclo dedicato all’idea di Europa cui il cinema contemporaneo offre il regalo di un immaginario più forte della realtà contingente”.

Tutte le proiezioni sono a ingresso gratuito fino ad esaurimento dei posti disponibili.

PROGRAMMA

VENERDÌ 8 MARZO ore 17.00

KUHLE WAMPE, Slatan Dudow , Germania, 1932, 80’

SABATO  9 MARZO ore 19.00

BABYLON BERLIN, prima  stagione - puntate 1 – 2, Germania, 2017

DOMENICA 10  MARZO ore 19.00

BABYLON BERLIN, prima  stagione  - puntate  3 – 4, Germania, 2017

 

VENERDÌ 15 MARZO ore 17.00

LA REPUBBLICA INCANTATA.  CULTURE  NELLA GERMANIA DI WEIMAR 1919-1933 

di Carlo di Carlo e Enrico Filippini , Italia, 1981, 125’

SABATO  16  MARZO ore 19.00

BABYLON BERLIN, prima  stagione  - puntate 5 – 6, Germania, 2017

DOMENICA 17   MARZO ore 19.00

BABYLON BERLIN, prima  stagione  - puntate  7 – 8, Germania, 2017

 

VENERDÌ 22 MARZO ore 17.00

IL TESTAMENTO DEL DOTTOR MABUSE

(Das Testament des Dr. Mabuse), Fritz Lang - Germania, 1933, 122’

SABATO  23  MARZO ore 19.00

BABYLON BERLIN,  seconda   stagione  - puntate 1 – 2, Germania, 2017

DOMENICA 24    MARZO ore 19.00

BABYLON BERLIN, seconda   stagione - puntate  3 – 4Germania, 2017

 

SABATO  30  MARZO ore 19.00

BABYLON BERLIN,  seconda   stagione  - puntate 5 – 6Germania, 2017

DOMENICA  31    MARZO ore 19.00

BABYLON BERLIN, seconda   stagione - puntate  7 – 8Germania, 2017

 

CASA DEL CINEMA

Spazio culturale di Roma Capitale – Assessorato alla Crescita culturale

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Direzione Giorgio Gosetti

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INFO tel. 060608 www.casadelcinema.it www.060608.it

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Testo e immagine da Ufficio Stampa Zètema Progetto Cultura


Roma mostra Fellini. Uno sguardo personale di Vittoriano Rastelli

Roma: mostra "Fellini. Uno sguardo personale di Vittoriano Rastelli"

FELLINI. UNO SGUARDO PERSONALE DI VITTORIANO RASTELLI

Le immagini raccontano il maestro di   e La dolce vita in una mostra alla Casa del Cinema,

dal 4 al 14 marzo 2019

Roma mostra Fellini. Uno sguardo personale di Vittoriano RastelliRoma, 4 marzo 2019 – Federico Fellini visto attraverso lo sguardo del fotografo Vittoriano Rastelli. Da lunedì 4 marzo alla Casa del Cinema al via la mostra Fellini. Uno sguardo personale di Vittoriano Rastelli curata da Alessandra Zucconi e Andrea Mazzini. Attraverso una selezione di circa trenta fotografie in bianco e nero e a colori, l’esposizione, in programma fino al 14 marzo, racconta il maestro riminese con uno sguardo più personale, ritratto in vari momenti della sua carriera. Le fotografie di Rastelli parlano non solo del Fellini regista ma anche dell’uomo, della sua ironia e della sua versatilità.

Vittoriano Rastelli, giornalista professionista, specializzato in foto-reportage, ha pubblicato la sua prima immagine nel 1951 a meno di 15 anni come documentazione dell’arrivo della corsa ciclistica Milano - SanRemo. Ha iniziato il lavoro di fotografo pubblicando su “il Lavoro” quotidiano di Genova diretto da Sandro Pertini futuro Presidente della Repubblica; a Milano per “Sport Illustrato” e dal 1959 a Roma per i settimanali della Rizzoli.

A Roma negli anni sessanta si occupa di  cinema italiano, in quegli anni ai suoi massimi splendori. Nel 1964 pubblica il suo primo servizio su “LIFE”, il viaggio del Papa in Terra Santa, seguiranno l’Alluvione di Firenze (1966), la Guerra dei 6 Giorni Arabo – Israeliana (1967), l’invasione Sovietica della Cecoslovacchia (1968), fino al penultimo numero della rivista  (dicembre 1972) con Federico Fellini.

Collabora con “EPOCA” dal 1974 al 1992, impegnandosi in Libano, in Iran per la rivoluzione di Komeini, la morte di Franco e la fine della dittatura in Spagna.

Segue la moda in Italia per il “NEW YORK TIMES”, dalla fondazione collabora con “AD” e “il Venerdì di Repubblica”.

Ha fotografato tutti i viaggi internazionali di Papa Paolo VI e gli oltre trenta viaggi nel mondo di Papa Giovanni Paolo II. Uno dei suoi ultimi lavori, in Afghanistan per una serie di servizi sulle vittime delle mine.

Nel corso della propria carriera Rastelli ha ottenuto prestigiosi premi giornalistici, tra cui: Premio Campione 1976 per il lavoro “Guerra Civile in Libano” – EPOCA, Page One Award 1983 per Designer at Ease”, Premio Giornalistico Saint Vincent 1999 per “Soldati di Pace” – Il Venerdì.

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Casa del Cinema Roma Gualtiero Jacopetti Africa addio Mondo candido

Il mondo (poco) candido di Gualtiero Jacopetti alla Casa del Cinema

Il mondo (poco) candido di Gualtiero Jacopetti alla Casa del Cinema

Lunedì 4 marzo l’omaggio di CSC – Cineteca nazionale per i cento anni dalla nascita dell’autore con le proiezioni di Africa addio e Mondo candido

Casa del Cinema Roma Gualtiero Jacopetti Africa addio Mondo candidoRoma, 1 marzo 2019 – Giornalista. Documentarista. Sceneggiatore. A cento anni dalla nascita di una delle figure più odiate e più imitate nel “mondo”, lunedì 4 marzo dalle 15 alla Casa del Cinema la Cineteca Nazionale omaggia Gualtiero Jacopetti (Barga, 4 settembre 1919 – Roma, 17 agosto 2011), creatore dei famigerati mondo movies, innovatore dei cinegiornali, ispiratore delle varie europe e mondi di nottema anche delle dolci vite felliniane. Come ha scritto giustamente Stefano Loparco, autore di una bellissima biografia Gualtiero Jacopetti. Graffi sul mondo: «Se la biografia ufficiale di quest’avventuroso toscano nato a Barga, nella Garfagnana, il 4 settembre 1919, evoca i suoi trascorsi professionali a stretto contatto con Indro Montanelli, l’amicizia con Angelo Rizzoli, la direzione del settimanale “Cronache” (1954-1955), la realizzazione dei cinegiornali – da La Settimana Incom (1950-1955) al satirico Europeo Ciac (1956-1958) e Ieri, oggi e domani (1959-1966) – la collaborazione con Alessandro Blasetti e la carriera giornalistica in prestigiose testate della borghesia meneghina quali il “Corriere dell’informazione” e “Il Giornale”, gran parte della critica ufficiale, da Africa Addio (1966) in poi, archivia il fenomeno Jacopetti alla voce cinema reazionario, tout court. Strano destino per chi, nel 1945 a piazzale Loreto – come ha raccontato il giornalista – vide penzolare il corpo di Benito Mussolini a bordo di una camionetta americana e qualche anno dopo – dalle colonne di “Cronache” – darà al duce del “più povero e sprovveduto dei dittatori”. […]

L’assenza di pietas umana e lo sguardo tangente del suo teleobbiettivo, anche quando puntato sugli orrori e le devastazioni della guerra – è il caso del controverso reportage Africa Addio –, fanno di Jacopetti, a onta dei suoi detrattori, un moderno kapò mediatico assoldato al male; il negus, ultimo pilucco della storia, è solo l’anello debole di una lunga filiera governata dai signori della morte vicino ai quali siederebbe, beffardo, Jacopetti. Uomo eccentrico ma riservato e dalla vita tutt’altro che ordinaria, Gualtiero Jacopetti è stato uno dei personaggi più suggestivi e discussi della dolce vita romana. Gli sono stati attribuiti mille amori, molti figli e anche i morti. Ammirato da Federico Fellini che lo avrebbe voluto nei suoi film, accompagnato sempre da donne bellissime e – almeno da Mondo cane in poi – ricco, con la metà degli anni Cinquanta – scrive Barbara Palombelli – “via Veneto è ai suoi piedi”. Certo, la bellezza in questo genere di cose aiuta e Gualtiero Jacopetti è stato un uomo davvero affascinante con quella faccia da attore americano alla John Wayne, mascella squadrata, sguardo intenso, occhi azzurrissimi. A ciò aggiunge un portamento deciso, un’eloquenza sciolta e modi raffinati. […] Inutile tergiversare: Gualtiero Jacopetti è stato un uomo odiato. In vita come da morto. Di quello stesso odio pervicace e duraturo che si riserva ai ‘cattivi maestri’, categoria in cui è stato relegato dagli osservatori del suo tempo. È stato, però, anche oggetto di ammirazione cieca, altrettanto sincera quanto il disprezzo di chi lo ha messo all’indice».

 

ore 15.00 Africa addio di Gualtiero Jacopetti e Franco Prosperi (1966, 138’)

«Ma è con Africa addio (1966) che il cinema di Jacopetti tracima dalla dimensione artistica per imporsi all’attenzione della stampa internazionale. […] Nell’intento di raccontare le travagliate ore dell’Africa postcoloniale all’indomani del processo di decolonizzazione compiutosi alla metà degli anni Sessanta, la pellicola ritrae un mondo tribale soggiogato dalla violenza. […] La tesi dichiarata dagli autori è che l’Africa non sia ancora pronta a godere dell’indipendenza; lasciato a sé stesso nei giorni del trapasso di potere dalle autorità colonialiste a quelle locali, il continente nero, come dimostra il reportage, sprofonderebbe in una spirale di odio e violenza senza fine» (Loparco).

 

ore 17.30 Mondo candido di Gualtiero Jacopetti e Franco Prosperi (1975, 119’)

«Opera visionaria senza una precisa struttura narrativa – l’apparentamento a certa produzione surrealista di Alejandro Jodorowski è pertinente –, il film è difficilmente catalogabile in un genere definito, né aspira a esserlo. Torna lo zibaldone di sempre e la provocazione è assicurata. Il libello volteriano non dà che il “la” a una pellicola che poi è risolta nell’autoreferenza jacopettiana. […] Mondo candido è un puzzle che Jacopetti si diverte a ricomporre a suo piacimento, secondo le regole del grottesco […]. Rimane all’orizzonte il disegno di fondo: la figura del suo efebico protagonista, Candido, un inguaribile e ingenuo ottimista, accecato dall’amore per la bella Cunegonda, alle prese con un mondo osceno e senza pietà» (Loparco).

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Lunedì 25 febbraio omaggio a Peter Sellers alla Casa del Cinema

CSC – Cineteca Nazionale presenta il libro In arte Peter Sellers di Andrea Ciaffaroni. Lunedì 25 febbraio alla Casa del Cinema

Dalle ore 16.30 proiezione del film Il piacere della disonestà e, a seguire, incontro con l’autore del volume moderato da Alberto Crespi

Roma, 22 febbraio 2019 – Lunedì 25 febbraio alle ore 16.30 alla Casa del Cinema il Centro Sperimentale di Cinematografia – Cineteca Nazionale renderà omaggio all’attore inglese Peter Sellers con la proiezione del film Il piacere della disonestà e la presentazione del volume In arte Peter Sellers di Andrea Ciaffaroni. Dopo il film, l’autore del libro incontrerà il pubblico in un incontro moderato da Alberto Crespi.

“Sellers è un comico liscio come uno specchio. Non c’è alcuna profondità nelle sue maschere: c’è invece una straordinaria ricchezza di comportamenti, di tic fisici e linguistici, una labirintica costruzione del personaggio che non presuppone minimamente una persona. Chi è il dottor Stranamore, da dove sbuca all’improvviso, che infanzia ha avuto? Domande superflue: entra in scena, apre bocca e decide i destini del mondo. Chi è Chance il giardiniere, perché si è ridotto così? Chi è l’ispettore Clouseau, come ha fatto a far carriera, perché ha un domestico giapponese? Chi è Clare Quilty, come ha conosciuto Lolita, cosa lo spinge a travestirsi in modo compulsivo? Di nuovo: domande superflue. Sono personaggi che esistono negli atti che compiono, e quando entrano in scena modificano il mondo attorno a loro”

L’amico David Lodge, conosciuto sotto le armi, racconta: “Le sue insicurezze derivavano dal fatto che non fosse felice con se stesso: l’unico momento in cui era felice era quando poteva essere qualche altro personaggio”. Sellers, parola di tutti, era un “camaleonte pazzo”. La sua prima moglie Anne Hayes rincara la dose, pur confermando la vecchia verità secondo cui un uomo che fa ridere una donna è ben più che a metà dell’opera […]: “Penso di aver riso più con lui che in tutta la mia vita. Era amorale, pericoloso, vendicativo, un totale egoista, e allo stesso tempo aveva il fascino del diavolo”. E a proposito del suo talento di trasformista, aggiungeva: “È stato come aver sposato le Nazioni Unite”. Ecco, dal punto di vista artistico Peter Sellers era l’ONU. Per questo – anche se non è il protagonista di Lolita – Clare Quilty è “il” personaggio. A cominciare dal nome sessualmente ambiguo, è una congregazione di anime, un mostro polimorfo. Non ha psicologia: è un “Es” esploso in mille rivoli, opposto all’Ego ipertrofico di Humbert Humbert (che invece di un nome e un cognome ha due nomi, o forse due cognomi). Qualsiasi tentativo di psicoanalizzarlo si fermerebbe di fronte a un baratro, come Sellers sapeva benissimo, perché una folgorante battuta di Clouseau in Uno sparo nel buio – “chi ha costruito quell’ordigno andrebbe psicoanalisato” – è troppo teorica per essere casuale. Sellers funzionava così, in un proliferare di identità che nascondevano l’unica identità invisibile, la sua. […] È il comico puro, l’Omega della comicità: all’altro capo, al punto Alfa, c’è il volto di pietra di Buster Keaton che senza mutare mai ti fa vedere la molteplicità dell’esistenza. Credo veramente che Sellers e Keaton siano stati i due più grandi comici della storia dell’umanità. E se Peter in realtà si chiamava Richard, Buster si chiamava Joseph Frank. A proposito: l’ordigno di cui sopra, quello da “psicoanalisare”, era un supporto per stecche di biliardo; c’è una strepitosa partita a biliardo anche in Hollwyood Party e ce n’è un’altra, la madre di tutte le partite, in Sherlock Jr. di Keaton. Non può essere un caso» (dalla Prefazione di Alberto Crespi al libro di Andrea Ciaffaroni, In arte Peter Sellers).

ore 16.30 Il piacere della disonestà di Peter Sellers (1961, 97’)

La Cineteca Nazionale ha messo a disposizione la copia depositata in occasione dell’uscita italiana del film: Il piacere della disonestà è sostanzialmente invisibile da allora, tanto che anche molti esperti di Sellers non lo conoscono e non l’hanno mai visto. È un delizioso film di impianto teatrale, ispirato a una pièce di Marcel Pagnol e interpretato, oltre che dallo stesso Sellers, da Nadia Gray, Michael Gough e Herbert Lom, che pochi anni dopo avrebbe fatto coppia con Sellers nella saga della Panterarosa interpretando il mitico ispettore Dreyfus. La copia depositata in Cineteca è in pellicola ed è doppiata in italiano, il che renderà la visione del film doppiamente “vintage”: per il supporto, e per le voci italiane che rendono Il piacere della disonestà un esempio della cosiddetta “epoca d’oro” del nostro doppiaggio. Il titolo originale del film è Mr. Topaze.

A seguire incontro moderato da Alberto Crespi con Andrea Ciaffaroni. Nel corso dell’incontro verrà presentato il libro di Andrea Ciaffaroni, In arte Peter Sellers, Sagoma, 2018).

 

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Casa del Cinema Pasquale Squitieri

Roma: ricordo di Pasquale Squitieri alla Casa del Cinema

IN RICORDO DI PASQUALE SQUITIERI

A due anni dalla scomparsa, lunedì 18 febbraio l’omaggio di CSC – Cineteca Nazionale con proiezione e incontro alla Casa del Cinema

 

Roma, 15 febbraio 2019 – Il 18 febbraio 2017 si spegneva Pasquale Squitieri, regista di denuncia sempre attento alle sorti di questo nostro amato e odiato Belpaese. Lunedì 18 febbraio 2019, a distanza di due anni, il Centro Sperimentale di Cinematografia – Cineteca Nazionale lo ricorderà con una giornata evento in partenza alle ore 16.20 con la proiezione del film L’altro Adamo, seguita da un incontro moderato da Claudio Siniscalchi al quale parteciperanno Lino CapolicchioOttavia Fusco SquitieriMarianna JensenFranco Mariotti.

Squitieri non si è mai permesso di girare un film comico. Ha preferito invece, con coerenza invidiabile, raccontare e descrivere le contraddizioni della razza umana con affreschi storici di grandissimo successo popolare (I guappiIl prefetto di ferro) e forieri di violente polemiche (ClarettaLi chiamarono… briganti!) senza mai dimenticare i mali che assillano questa nostra società come il dramma della droga (Viaggia, ragazza, viaggia, hai le musiche nelle veneAtto di dolore), della camorra e della mafia (CamorraL’ambiziosoCorleoneIl pentito) del terrorismo (Gli invisibili) e dell’immigrazione (Razza selvaggiaIl colore dell’odio), del terrorismo (Gli invisibili), della morte sul lavoro (L’avvocato De Gregorio e lo spot televisivo Morire sul lavoro). In lui ha sempre abitato un’etica rigorosa dello sguardo che gli ha permesso di attraversare forme artistiche diverse come il teatro (La battagliaNapoli/SadeCome tu mi vuoiLettera al padrePiazzale Loreto), la televisione (La segnorinaNaso di caneMissione Reporter: Geografia della fame). Nelle produzioni più recenti Squitieri ha realizzato progetti inediti ideati tra la fine degli anni Sessanta e gli inizi degli anni Settanta e che mostrano un’attualità impensabile. Un esempio eloquente è proprio il suo ultimo film L’altro Adamo che deriva da un suo antico soggetto scritto nel lontano 1969… un Kafka cyberpunk!

 ore 16.20 L’altro Adamo di Pasquale Squitieri (2014, 93’). Con Lino Capolicchio, Ottavia Fusco Squitieri, Marianna Jensen. Soggetto e sceneggiatura di Pasquale Squitieri. Musica di Manuel De Sica.

Adamo, chiede all’evoluta intelligenza artificiale del suo computer di realizzare un suo doppio che viva un breve spazio di vita reale, fatto di ideali, valori autentici e grandi passioni. Il computer lo accontenta e Adamo inizierà a vivere una vera storia d’amore, tuttavia…

a seguire incontro moderato da Claudio Siniscalchi con Lino CapolicchioOttavia Fusco SquitieriMarianna JensenFranco MariottiLeggere di più


Il primo re: storia della nascita di Roma tra mito e spettacolo

Dal 31 gennaio 2019 è in tutte le sale cinematografiche italiane “Il primo re”, film di Matteo Rovere girato interamente nella regione laziale. Leggere di più


"Degas - passione e perfezione" al cinema

DEGAS PASSIONE E PERFEZIONE AL CINEMA

Riprende la stagione cinematografica dedicata alla Storia dell’Arte con Degas: Passione e Perfezione, il docufilm diretto da David Bickerstaff, ideato per la Grande Arte al Cinema dalla Nexo Digital.

Dal 28 al 30 gennaio, l’artista parigino viene raccontato attraverso le opere esposte nel museo Fitzwilliam a Cambridge, Regno Unito.

Edgar Degas (Parigi, 1834 - Parigi, 1917), padre francese madre creola, pittore, scultore, ritrattista, sonettista, personalità complessa, concepisce la sua arte amando stare nel suo studio e uscendo raramente, ma allo stesso tempo, come ci racconta chi con lui ha trascorso del tempo, quando si trova nei salotti letterari è catalizzatore di attenzioni, pieno di spirito d’invettiva, molto arguto, e a volte anche tagliente nel parlare.

Nel creare le sue opere è molto preciso, ma come lui stesso ci dice, ha piacere nel distruggerle e ricrearle, anche se le stesse, prima della distruzione erano perfette.Si forma, in un primo tempo in una delle principali scuole d’arte di Parigi, poi, si reca dal nonno, a Napoli, il quale, si trovava stabilmente dopo essere scappato dalla Rivoluzione francese. In Italia, accresce la sua formazione artistica, compie quel Grand Tour formativo, ed è attratto soprattutto dai grandi artisti Rinascimentali.

Soggiorna in America e si reca a trovare il fratello a New Orleans (terra natia della madre); del periodo Americano ci ha lasciato anche un bel dipinto con tema il commercio del cotone.

Edgar Degas, Il mercato del cotone a New Orleans, 1873, dettaglio dal video
Edgar Degas passione e perfezione
Edgar Degas, Il mercato del cotone a New Orleans, 1873, olio su tela, Musée des Beaux-Arts, Pau

Gravi disturbi alla vista lo affliggono, fino quasi a rischiare la cecità, ma non demorde, trova un modo per eludere questo problema di salute: si dedica al modellare statue in cera, creta, bronzo, plasmando mirabili figure di ballerine.

Edgar Degas, Piccola danzatrice di quattordici anni, dettaglio dal video
Edgar Degas, Piccola danzatrice di quattordici anni, dettaglio dal video
Edgar Degas, Piccola danzatrice di quattordici anni, 1878-1881, bronzo/cera, National Gallery of Art, NGA 110292, CC0

Degas predilige il disegno per dare forma alla sua arte, e sarà una caratteristica certa di tutta la sua vita artistica. Ritratti, composizioni storiche, ma anche soggetti ispirati alla vita quotidiana (e contemporanea dell’artista), rappresenta la quotidianità in movimento: ballerine, balletti all'Opera, cantanti di caffè, cantanti sul palcoscenico, fantini, cavalli in corsa, stiratrici, serie di donne nell'atto di compiere la propria toilette. Tutte figure mai in posa, ma raffigurate in gesti e atteggiamenti naturali. Crea il movimento attraverso l’esaltazione del colore, un cromatismo tessuto riccamente e in maniera trasparente.

Edgar Degas, Ballerina che guarda la suola del piede destro, dettaglio dal video


Casa del Cinema Roma

Roma: incontro con Margarethe Von Trotta e proiezione del film "Rosa Luxemburg"

Rosa Luxemburg.

Proiezione e incontro con Margarethe Von Trotta

L’evento è a cura di AAMOD e del Centro Sperimentale di Cinematografia – Cineteca Nazionale in collaborazione con la Casa del Cinema, Istituto Goethe, Regesta Exe, Scuola d’Arte Cinematografica Gian Maria Volontè

 Casa del Cinema Roma

Roma, 17 gennaio 2019 – La Fondazione Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico, in occasione dei 100 anni dall’assassinio di Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht (15 gennaio 1919), promuove un’iniziativa che si svolgerà lunedì 21 gennaio 2019 presso la Sala Deluxe della Casa del Cinema e che al suo centro prevede la proiezione alle ore 16 del film Rosa Luxemburg di Margarethe von Trotta e, a seguire, un incontro con la regista, introdotto dal Prof. Pietro Montani. L’iniziativa, realizzata con la collaborazione e il sostegno del Centro Sperimentale di Cinematografia – Cineteca Nazionale, l’Istituto Goethe, la Casa del CinemaRegesta Exe, la Scuola d’Arte Cinematografica Gian Maria Volontè, prevede anche la realizzazione di un compendio didattico relativo alla Repubblica di Weimar che sarà messo a disposizione per la diffusione in scuole medie superiori e università.

16.00 Rosa Luxemburg di Margarethe von Trotta (1985, 123’)

«La vicenda umana e politica di Rosa Luxemburg (Barbara Sukowa), dagli esordi come dirigente politico socialista al suo assassinio, nel 1919, per mano della polizia del governo socialdemocratico tedesco. La lotta politica, l’impegno contro la guerra, il carcere, i drammi personali della rivoluzionaria di origine polacca vengono descritti dalla regista con sincera partecipazione […]. Palma d’oro a Cannes per la Sukowa» (Mereghetti).

a seguire incontro con Margarethe Von Trotta

moderato da Pietro Montani con Alberto CrespiFelice LaudadioVincenzo VitaMargarethe von Trotta

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casa del cinema

Omaggio a Paolo e Vittorio Taviani alla Casa del Cinema di Roma

Omaggio a Paolo e Vittorio Taviani con le proiezioni di due recenti restauri: La notte di San Lorenzo e Good Morning Babilonia

L’evento a cura di Istituto Luce-Cinecittà e del Centro Sperimentale di Cinematografia – Cineteca Nazionale in collaborazione con la Casa del Cinema sarà completato da un incontro con ospiti e colleghi

 casa del cinema

Roma, 10 gennaio 2019 – Il 15 aprile del 2018 ci ha lasciato Vittorio Taviani. Ma nel corso dello stesso anno i film dei fratelli Taviani hanno ritrovato il pubblico italiano ed internazionale, grazie a tre splendidi restauri realizzati dal Centro Sperimentale di Cinematografia-Cineteca Nazionale e dall’Istituto Luce-Cinecittà.

La presentazione di La notte di San Lorenzo all’ultima edizione della Mostra del Cinema di Venezia del 2018 è stata trionfale, con un pubblico emozionato e commosso e con la vittoria del Leone di Venezia Classici quale miglior film restaurato. Il restauro, approvato da Paolo Taviani, è stato realizzato dal direttore della fotografia Giuseppe Lanci per quanto riguarda il colore, e da Federico Savina per la colonna sonora. Stessa squadra, identiche istituzioni e stesso anno per il restauro di Good Morning Babilonia, toccante omaggio al cinema classico presentato con successo al Festival di Locarno. E sempre nel 2018 un altro importante restauro, sempre realizzato dalla Cineteca Nazionale e da Luce-Cinecittà, è stato presentato alla Festa del Cinema di Roma: San Michele aveva un gallo, fortemente voluto da un altro maestro del cinema, Martin Scorsese, che nell’occasione l’ha presentato al pubblico alla presenza di un emozionatissimo Paolo Taviani. Il restauro è stato supervisionato dal direttore della fotografia Mario Masini. Tutti i restauri sono stati seguiti, per Cinecittà-Luce, da Pasquale Cuzzupoli.

Lunedì 14 gennaio alla Casa del Cinema l’omaggio al cinema dei Fratelli Taviani con un incontro a loro dedicato e la proiezione dei due restauri non ancora proiettati a Roma. Si comincerà alle ore 16 con Good Morning Babilonia, seguito alle ore 18dall’incontro moderato da Alberto Crespi nel quale interverranno Felice Laudadio, Roberto CicuttoDaniela CurròPasquale CuzzupoliEnrica Maria ModugnoDavide RiondinoClaudio BigagliMassimo BonettiGiovanna Taviani e lo stesso Paolo Taviani. L’omaggio proseguirà, poi, con la proiezione alle ore 19.30 del film La notte di San Lorenzo.

PROGRAMMA

 

14 gennaio 2019, ore 16.00: Good Morning Babilonia di Paolo e Vittorio Taviani (1987, 119’)

«La storia è quella di due fratelli scalpellini (Vincent Spano e Joaquim de Almeida) costretti a cercare lavoro e fortuna in America. Dopo traversie anche umilianti, arriveranno a lavorare sul set di Intolerance, alla corte del titano D.W. Griffith (Charles Dance). Troveranno anche l’amore (Greta Scacchi e Desirée Nosbusch) e separeranno con rabbia i rispettivi destini, ma la loro storia epica finirà tragicamente, quando si ritroveranno proprio simbolicamente davanti a una cinepresa, durante la Grande Guerra. […] Ma è tempo di congedarci e lo facciamo citando la critica di Tullio Kezich, precisa nel centrare il senso di un tentativo alto dagli esiti controversi (o forse vale il viceversa: controverso con esiti alti): “Autobiografia? Saggio filmato sull”’amour du cinéma’? Sociologia della creatività artigianale? Elegia dell’emigrazione? Telenovela? Ode patriottica sul privilegio di essere italiani? Benché l’azione sia condensata in cinque anni o poco più, assumendo come punto d’arrivo la guerra sul Carso, Good MorningBabilonia accumula senza sforzo l’intero repertorio tematico e stilistico dei fratelli Taviani”» (Lastrucci). Per questo è giusto rivederlo sempre e comunque sul grande schermo.

Restauro realizzato a partire dal negativo originale 35mm e dal sonoro magnetico originale conservati presso l’Istituto Luce-Cinecittà.

 

ore 18.00: Incontro moderato da Alberto Crespi con Felice Laudadio, Roberto CicuttoDaniela CurròPasquale CuzzupoliEnrica Maria ModugnoDavide RiondinoClaudio BigagliMassimo BonettiGiovanna TavianiPaolo Taviani

 

ore 19.30: La notte di San Lorenzo di Paolo e Vittorio Taviani (1982, 109’)

Il film rievoca un episodio della seconda guerra mondiale: il 10 agosto 1944 la popolazione di San Martino (paese toscano di fantasia che allude a San Miniato, dove i registi sono nati) cerca di raggiungere le postazioni americane e di sottrarsi alle rappresaglie naziste. «È il miglior film italiano dell’annata e, in assoluto, uno dei più importanti del 1982. È un'opera poetica, tenera e crudele a un tempo, di grande semplicità e verità umana, due caratteri che, appunto, distinguono l’autentica poesia, nelle parole e nelle immagini. Con questo film i fratelli Taviani […] tornano alle vette artistiche di Padre padrone, al quale però La nottedi San Lorenzo sembra superiore per il fascino del racconto e per la suggestiva potenza di una irripetibile atmosfera, tessuta qua e là di elementi favolistici. […] Il film racconta come avvenne il passaggio del fronte in un microcosmo d’Italia, rappresentativo di tanti altri luoghi che conobbero le stesse pene, le stesse speranze, gli stessi tragici eventi. Quello che i due registi ci restituiscono con stupefacente abilità è il senso di smarrimento della popolazione, esseri umani in balìa del caso, del destino» (Solmi). La nottedi San Lorenzo ha vinto il Gran Premio Speciale della Giuria al Festival di Cannes, il Premio dei Critici Cinematografici Americani per il miglior film del 1983 e per la miglior regia, il Premio della Critica Cinematografica Francese, il David di Donatello, il Nastro d'argento e la Grolla d'oro 1983.

Restauro realizzato a partire dal negativo originale 35mm e dal negativo sonoro ottico conservati presso l’Istituto Luce-Cinecittà. Alcune sezioni troppo rovinate nel negativo sono state integrate con immagini tratte da internegativo per complessivi 285 metri.

 

CASA DEL CINEMA

Spazio culturale di Roma Capitale – Assessorato alla Crescita culturale

Gestione Zètema Progetto Cultura

Direzione Giorgio Gosetti

in collaborazione con Rai; Rai Cinema 01 distribution

 

INDIRIZZO Largo Marcello Mastroianni, 1

INFO tel. 060608 www.casadelcinema.it www.060608.it

INGRESSO GRATUITO

 

Testo e immagine da Ufficio Stampa Zètema Progetto Cultura


Effetto Cinema! I quattro Cavalieri della fantasia

Effetto Cinema! I quattro Cavalieri della fantasia: alla Casa del Cinema l’omaggio ai maestri degli effetti visivi in attesa del primo festival dedicato agli effetti speciali

Prima del 12 gennaio, giorno della kermesse, quattro appuntamenti dall’8 all’11 gennaio dedicati ad altrettanti maestri degli effetti visivi

 

Roma, 4 gennaio 2019 – Il 12 gennaio la Casa del Cinema di Roma ospiterà il primo festival degli effetti speciali, un’occasione irripetibile per scoprire come prendono vita le forme dell’immaginario che sempre più spesso sostituiscono e integrano sul grande schermo la realtà catturata dall’occhio della cinepresa. Non più la realtà, ma una realtà “aumentata”, “virtuale”, immaginata. Questa storia comincia all’inizio del ‘900 con il Viaggio nella luna di Georges Meliès e con lo stupore e la fantasia ricercata dai Fratelli Lumière nei loro esperimenti in 3D.  Sulla strada del meraviglioso, il cinema ha saputo inventare sempre un percorso parallelo che mette in simbiosi ciò che si sogna con ciò che si vede e in questo percorso ha dato luce ad alcuni straordinari creatori del verosimile, del possibile e dell’impossibile.

In attesa del grande evento, nei giorni precedenti (dall’8 all’11), la Casa del Cinema – in continuità con una programmazione natalizia dedicata alla massima icona del sogno: la Luna – renderà omaggio a quattro maestri che hanno fatto la storia degli effetti visivi e degli effetti speciali con la proiezione di quattro loro film. Si comincerà martedì 8 gennaio alle 18 con l’omaggio a Ray Harryhausen e la proiezione del film A 30 milioni di km dalla terra di Nathan Juran. Mercoledì 9 alle 18, invece, si potrà ammirare l’immenso lavoro realizzato da Douglas Trumbull per Blade Runner di Ridley Scott mentre nei giorni successivi,giovedì 10 e venerdì 11 sempre alle ore 18 si renderà omaggio al genio dei due italiani Carlo Rambaldi e Sergio Stivaletti con le proiezioni, nell’ordine, di due dei loro lavori più significativi: E.T. l’extra-terrestre di Steven Spielberg e I tre volti del terrore dello stesso Stivaletti.

PROGRAMMA

 

Martedì 8 Gennaio – Sala Kodak Ore 18.00

Ray Harryhausen

A 30 milioni di km dalla terra di Nathan Juran (1957, 82’)

A 30 milioni di km. dalla Terra è un film di fantascienza del 1957 diretto da Nathan Juran e interpretato da William Hopper e da Joan Taylor. Di ritorno da un viaggio spaziale sul pianeta Venere, una navicella statunitense è costretta ad ammarare in Sicilia. Il genio di Harryhausen arriva fino al punto di ricostruire una battaglia ai piedi del Colosseo tra la polizia e l’esercito contro il “lucertolone” che, ignaro, minaccia la Terra. Harryhausen, oggi è considerato il maestro dell’animazione a passo uno con cui inseriva creature fantastiche all’interno di film con attori in carne e ossa . Non ha mai voluto paragonare il suo lavoro nei film in live action con i film di animazione di Tim Burton e Nick Park, che lui vede semplicemente come “film di pupazzi”.

Mercoledì  9 Gennaio – Sala Kodak Ore 18.00

Douglas Trumbull

Blade Runner di Ridley Scott (1982, 117’ Final Cut)

Ambientato nel 2019 in una Los Angeles distopica, dove replicanti dalle stesse sembianze dell'uomo vengono abitualmente fabbricati e utilizzati come forza lavoro nelle colonie extra-terrestri. I replicanti che si ribellano vengono "ritirati dal servizio", cioè eliminati fisicamente, da agenti speciali chiamati blade runner. Rick Deckard, poliziotto ormai fuori servizio, accetta un'ultima missione per dare la caccia a un gruppo di androidi sfuggito al controllo. Dal romanzo di P.K. Dick, è la più spettacolare creazione di Trumbull dopo 2001 Odissea nello spazio. Dopo la collaborazione con Ridley Scott si è sempre più allontanato da Hollywood per tornare al cinema solo negli ultimi anni collaborando con Terrence Malick tra il 2011 e il 2016.

 

Giovedì 10  Gennaio – Sala Kodak Ore 18.00

Carlo Rambaldi

E.T. l’extra-terrestre di Steven Spielberg (1982, 115’)

Una notte, una misteriosa astronave atterra nel bel mezzo di una foresta della California, e da essa scende un gruppo di botanici alieni, che cominciano a prelevare campioni di vegetazione. Ognuno è caratterizzato da una grande testa, un collo periscopico e un cuore bioluminescente. Essi comunicano con la telepatia e quando il loro cuore si illumina di rosso significa che si sono scambiati determinate informazioni. E’ il premio Oscar Carlo Rambaldi (vincitore della statuetta già con King Kong e Alien) a creare il bruto e dolcissimo extraterrestre, una “tartaruga senza guscio” che del film è il cuore pulsante. Rambaldi considerava la creatura era stato il suo capolavoro assoluto e l’Academy lo premiò ancora una volta con la celebre statuetta.

 

Venerdì 11  Gennaio – Sala Kodak Ore 18.00

Sergio Stivaletti

I tre volti del terrore di Sergio Stivaletti (2004, 87’)

 

Nello scompartimento di un treno due uomini e una donna dormono. All'improvviso vengono svegliati dall'irruzione di un misterioso individuo, il professor Peter Price, che dice di essere in grado di leggere nel profondo dei suoi interlocutori grazie a una sfera di metallo da lui inventata per l'ipnosi. Questo incontro trasforma i giovani viaggiatori nei protagonisti inconsapevoli di tre storie da incubo: “L'anello della luna”, “Dr Lifting”, “Il guardiano del lago”. Stivaletti, qui impegnato anche come autore e produttore, è un maestro del trucco, degli effetti speciali e  visivi oltre che regista e sceneggiatore. Per oltre 30 anni ha ideato e creato personaggi, creature e mostri per il cinema, la televisione e il teatro, è stato il complice più fedele di maestri come Mario Bava, Lucio Fulci, Dario Argento collaborando inoltre con tanti registi italiani come Michele Soavi, Lamberto Bava, Roberto Benigni e Gabriele Salvatores. Premiato al Noir in Festival 2018.

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