Marinella Pirelli cinema sperimentale Nuovo Paradiso Museo del Novecento mostre

Originalità, ricerca e sperimentazione visiva: i tratti caratteristici del cinema di Marinella Pirelli

Il linguaggio visivo in Italia ha assunto uno spiccato carattere sperimentale attraverso figure che hanno osato rileggere i canoni confrontandosi anche con l’ambito estero ed internazionale: è questo il caso di Marinella Pirelli, artista semisconosciuta alle masse ma che ha lasciato un segno nell’arte intermediale novecentesca.

Fautrice del cinema sperimentale, Marinella Pirelli si colloca nel secondo dopoguerra come pittrice sebbene i maggiori e più brillanti risultati li avrà proprio in ambito cinematografico. Nata nel 1925 a Verona, si forma sotto la guida dell’artista Romano Conversano, il cui studio vanta interessanti frequentazioni come Tancredi, Sonego e Vedova. Giunta a Milano, svolge il ruolo di figurista e vetrinista per poi esser attratta dal cinema romano: inizia infatti a frequentare lo studio di Giulio Turcato, nonché sceneggiatori del calibro di Pirro, Solina e Sonego. Diventa poi la disegnatrice della Filmeco, casa cinematografica con progetti di pubblicità d’animazione, in un periodo molto stimolante circondata da celebri artisti e cineasti.

Marinella e Giovanni Pirelli nella casa di Varese,Fotografia Ugo Mulas © Eredi Ugo Mulas

A Roma conosce anche colui che diventerà suo marito, Giovanni Pirelli, con il quale si trasferirà nel nord Italia, pur restando in contatto con la capitale ove possiede uno studio frequentato da Castellani, Ceroli, Merz, Kounellis e Dorazio. Proprio in questa fase si concentra sul cinema e sulla rappresentazione della luce, realizzando opere sperimentali in 16 mm che sono espressione di innovative tecniche connesse alla luce e al movimento, di cui diviene ben conscia giungendo ad installazioni di successo come Film Ambiente e Meteore. Negli anni Sessanta ottiene i principali riconoscimenti: compie la sua prima personale a Milano, vince la Coppa Fedic grazie al film Pinca Palonca e partecipa alla fortunata mostra “Al di là della pittura” che segnerà notevolmente il suo percorso artistico, rivelatosi fruttuoso sino alla sua scomparsa nel 2009.

Il suo punto di forza risiede proprio nelle immagini in movimento, elemento rivoluzionario fondato sulla ripresa in pellicola e montaggio, mansioni apprese durante l’attività di disegnatrice di film d’animazione e poi ulteriormente studiate autonomamente. La consapevolezza dell’uso della pellicola quale medium artistico emerge nel corso degli anni Sessanta, quando l’artista paragona il suo rapporto sinergico con la cinepresa a quello che lega il pittore agli strumenti da disegno. L’originalità che la caratterizza è un elemento distintivo che spiega ovviamente la scelta personale di non aderire ad uno specifico movimento cui identificarsi.

Allestimento. Foto di Lorenzo Palmieri

Il suo lavoro di progettazione di spazi di luce la vedrà coinvolta per oltre un decennio (1961-1974) ed è a questa peculiare fase della sua carriera che si è deciso di dedicare una specifica mostra: il Museo del Novecento ne vuole rievocare la figura, attraverso un’iniziativa promossa dal Comune di Milano ed Electa. Si ha così inizio con la sua originaria pellicola di animazione sino alla sua ultima opera, “Doppio autoritratto”, che precederà un lungo periodo di silenzio dalla durata quasi trentennale. Una collezione di pellicole ben equilibrate tra colori e forme astratte, esito di riflessioni riguardanti la rifrazione della luce ed i fenomeni luminosi in generale, congiunte ad un diverso genere di riflessioni relative alla femminilità e all’artisticità. A cura di Lucia Aspesi e Iolanda Ratti, la mostra rievoca l’esposizione del 2004 riguardante opere luminose a Villa Panza.

Marinella Pirelli durante le riprese di Nuovo Paradiso, foto Gianni Berengo Gardin Contrasto

Dieci differenti sale per un’analisi argomentativa e temporale che tenga perfettamente conto del contesto storico-artistico in cui la donna era inserita. A partire dalla pellicola “Appropriazione, a propria azione, azione propria” che accoglie lo spettatore come se fosse a teatro: sei minuti di proiezione di un paesaggio naturale, visto in bianco e nero da una prospettiva personale disturbata volontariamente dalla mano della cineasta, che dinnanzi all’obiettivo impedisce parzialmente la visione e talvolta sembra voler trattenere con le proprie mani la luce solare. Si forniscono così degli elementi contrapposti: la luminosità pacata e la devastante intensità, il lirismo della vegetazione e lo strappo. Nelle sale successive sono ammirabili i film d’animazione “Gioco di Dama” e “Pinca e Palonca”, mostrandone anche il processo di realizzazione.

Si prosegue con il suo studio degli oggetti dal punto di vista luminoso, effettuando una comparazione di “Luce Movimento” (che riprende opere cinetiche della Galleria L’Ariete) con il film “I colori della luce”, opera di Munari e Piccardo. Si mostrano le sue sperimentazioni su elementi quali la luce, la natura ed il colore, mostrando come la pellicola “Bruciare” e le serie cartacee “Caos e Calore” si fondino sul concetto di segno quale origine gestuale dell’opera artistica. Interessante la sezione dedicata al corpo femminile, argomento su cui ha indubbiamente influito la critica d’arte Carla Lonzi: il documento film “Indumenti” (1967) ritrae infatti il calco dei seni della donna per opera improvvisa di Luciano Fabro, mentre il film “Narciso” si concentra invece su alcune parti del corpo della Pirelli che svolge così una riflessione sulla propria sfaccettata identità femminile.

Allestimento. Foto di Lorenzo Palmieri

L’esposizione si conclude con “Doppio autoritratto”, film della durata di dodici minuti realizzato tra il 1973 ed il 1974, ove l’artista svolge il ruolo di attrice ed operatrice al tempo stesso riprendendo il suo viso senza proferire parola. Ma il fulcro dell’esposizione è “Film Ambiente”, peculiare struttura cinematografica che si può percorrere, ideata nel 1969 e riprodotta nel 2004: costituita da acciaio, ferro, perspex e naturalmente immagini mobili e suoni, l’opera fornisce un suo notevole contributo al Cinema Espanso, movimento degli anni Settanta che esula dalla tradizionale visione filmica imperante fondata sulla relazione univoca tra schermo e pubblico. Vi è inoltre una sezione dedicata ai Pulsar (particolari ambienti prodotti da mobili fonti luminose, ideati agli albori degli anni Settanta), nonché alle cosiddette Meteore, affascinanti sculture di luce fondate su lampadine, metacrilato e acciaio. Il tutto è arricchito da fotografie, progetti e documenti vari.

Allestimento. Foto di Lorenzo Palmieri

Il catalogo della mostra, di Electa editore, include alcuni saggi di critici d’arte e la sua intera filmografia elaborata dal cineasta Érik Bullot, restituendoci una ricca monografia dell’operato di questa così innovatrice artista.

Marinella Pirelli cinema sperimentale Nuovo Paradiso Museo del Novecento mostre
Marinella Pirelli durante le riprese di Nuovo Paradiso, foto Gianni Berengo Gardin Contrasto

Mostra “Luce Movimento.  Il cinema sperimentale di Marinella Pirelli”: dal 22 marzo al 25 agosto 2019 al Museo del Novecento, Milano.


Milano: nuovi percorsi del Museo del Novecento, fino agli anni ottanta

Cultura

Presentato oggi il nuovo percorso del Museo del Novecento, che si estende ora fino agli anni ottanta con 80 nuove opere e 56 nuovi artisti

Presentate anche le nuove sale dedicate a Marino Marini e il nuovo laboratorio didattico. Oggi ingresso gratuito dalle 17:30 alle 21:30

nuovi percorsi Museo del Novecento Milano
Giulio Paolini, Mimesi (1975)

Milano, 23 febbraio 2019 – Sono state inaugurate oggi al Museo del Novecento le rinnovate sale dedicate a Marino Marini, le sale conclusive del percorso espositivo relative all’arte dagli anni Sessanta agli anni Ottanta - con 80 nuove opere e 56 nuovi artisti - e il nuovo laboratorio didattico, che si sposta verso l’ingresso del Museo, alla base della rampa a spirale, con nuovi temi e nuove proposte.

“Novecento: Nuovi Percorsi” è il titolo del nuovo allestimento che, attraverso due inediti itinerari, propone una significativa rilettura del patrimonio museale. Il progetto è parte integrante di un programma di rivisitazione che investe la sfera museografica, museologica e storico-artistica, e che giungerà a compimento nel 2020 in occasione del decimo anniversario dall’inaugurazione del Museo.

Elaborato dalla Direzione e dal Comitato Scientifico del Museo, “Novecento: Nuovi Percorsi” presenta innanzitutto l’innovativo progetto museografico per le sculture di Marino Marini pensato dall’architetto Italo Rota, che ha anche collaborato all’allestimento delle opere della seconda metà del XX secolo: quasi mille metri quadrati di nuovi itinerari, che comprendono l’allestimento di centoventidue opere d’arte e l’integrazione di trenta nuovi artisti all’interno del percorso espositivo.
Le sale dedicate a Marino Marini trovano una nuova collocazione, inserendosi nel percorso espositivo permanente in maniera cronologicamente coerente. L’operazione mira a valorizzare una raccolta molto significativa per le vicende collezionistiche della città. Le opere d’arte coinvolte sono infatti state donate dall’artista e dalla moglie, Mercedes Pedrazzini, alle Civiche Raccolte d’Arte tra il 1972 e il 1986: sono state quindi esposte presso la Civica Galleria d’Arte Moderna fino al 2010, anno in cui sono state trasferite al Museo del Novecento.

Nove anni dopo la sua apertura, il Museo propone una nuova riflessione sulla produzione artistica di Marino Marini: selezione, allestimento e posizione - con affaccio su Piazzetta Reale - concorrono a enfatizzare il rapporto privilegiato che l’artista ha sempre avuto con Milano, proponendo al contempo uno scorcio della sua ricca e varia attività. Dalla ritrattistica scultorea del Ritratto di Filippo de Pisis (1941) e il Ritratto di Igor Stravinskij (1951), alle sperimentazioni pittoriche di Le tre figlie del carrozziere (1947) e Scenario (1960), fino alla tensione che traspare nei movimenti delle Pomone, dei Cavalieri e dei Giocolieri.

Lo spostamento della collezione Marino Marini, fino ad ora accolta nelle sale al quarto piano del Museo, è stata l’occasione per ripensare integralmente l’allestimento relativo al periodo compreso tra gli inizi degli anni Sessanta e gli anni Ottanta. L’itinerario parte dal patrimonio museale e si avvale, tramite prestiti e comodati, dell’importante collaborazione di fondazioni, archivi e collezionisti. Da un lato si propongono narrazioni parallele di possibili storie dell’arte, con un’attenzione particolare al secolo breve come terreno fertile per le sperimentazioni linguistiche e mediali; dall’altra per la prima volta si crea un’interazione con la scena artistica internazionale, grazie all’esposizione di parte della Collezione Bianca e Mario Bertolini, donata al Comune di Milano nel 2015.

Dopo le prime sale dedicate alle esperienze ottico-cinetiche e agli ambienti site specific del Gruppo T, il percorso affronta le varie declinazioni della pittura: le esperienze Pop, il Realismo Esistenziale, i dipinti analitici e concettuali. I lavori di Mario Ceroli, Renato Mambor, Mario Schifano e Bepi Romagnoni, solo per citarne alcuni, sono presentati accanto a Andy Warhol, Robert Rauschenberg e Richard Hamilton, mentre un significativo dialogo si instaura tra le superfici monocrome di Giulio Paolini e le carte di Sol Lewitt, e ancora tra Giorgio Griffa e Daniel Buren. Una saletta monografica è dedicata all’artista torinese Carol Rama, con l’esposizione - per la prima volta a Milano - di Presagi di Birnam (1970), acquistata dal Museo nel 2012.

L’importanza dell’arte concettuale è inoltre sottolineata dallo spazio dedicato agli artisti italiani e internazionali che tra gli anni Sessanta e gli anni Settanta hanno attuato una significativa riflessione sul medium fotografico, tra cui John Baldessari, Marcel Broodthaers, Jan Dibbets, Joseph Kosuth, Vincenzo Agnetti, Bruno Di Bello, Giuseppe Penone, Ugo La Pietra e Michele Zaza. Le sale successive sono dedicate all’arte italiana, con un approfondimento sull’espansione del concetto di scultura da oggetto tridimensionale che abita lo spazio fino alla nascita dell’installazione, arrivando a toccare pratiche immateriali quali la performance. Oltre alla Sala dedicata a Luciano Fabro, confermata nel nuovo allestimento, l’analisi linguistica e materiale dell’installazione è affrontata attraverso le opere, tra gli altri, di Giovanni Anselmo, Amalia Del Ponte, Jannis Kounellis, Eliseo Mattiacci, Fabio Mauri, Mario Merz, Michelangelo Pistoletto e Gilberto Zorio. Il percorso si chiude con il racconto delle esperienze che alla soglia degli anni Ottanta propongono un ritorno alla soggettività e alla narrazione, attraverso le opere di Nunzio Di Stefano, Marco Gastini, Paolo Icaro, Mimmo Paladino, Giuseppe Spagnulo.

Come da Comune di Milano.


Milano e Leonardo 500

Presentato il programma “Milano e Leonardo 500” e il TGV tra Italia e Francia

Cultura

Presentati oggi a Parigi il programma “Milano e Leonardo 500” e il TGV personalizzato che viaggerà tra Italia e Francia per tutto il 2019

Milano e Leonardo 500Milano, 12 febbraio 2019 – L’assessore alla Cultura Filippo Del Corno ha presentato oggi alla stampa francese, durante una conferenza stampa alla Gare de Lyon a Parigi, il programma “Milano e Leonardo 500”, promosso e coordinato dal Comune di Milano in occasione del cinquecentenario della morte di Leonardo da Vinci. Milano, la città in cui Leonardo visse più a lungo, celebra infatti il suo genio eclettico con un ricco programma di iniziative multidisciplinari durante tutto il 2019.

Già presentato a New York e a Londra nei mesi scorsi, il palinsesto verrà presentato a Berlino il prossimo 25 febbraio.

In occasione della conferenza stampa di Parigi, è stato presentato alla stampa anche il TGV personalizzato Leonardo.

SNCF, la società nazionale delle ferrovie francesi, partecipa infatti alle celebrazioni leonardesche con un’iniziativa speciale: la personalizzazione del TGV che collega ogni giorno Milano e Parigi con le immagini di Leonardo, dei luoghi in cui ha vissuto e delle sue opere. In particolare, la decorazione esterna è dedicata alla Francia, luogo in cui Leonardo è sepolto e in cui visse gli ultimi due anni della sua vita, con il volto della Monna Lisa da un lato e una veduta del Castello di Clos Lucé ad Amboise dall’altro.

La decorazione interna, nella vettura bar, è invece dedicata a Milano: i tavoli e i pannelli sono personalizzati con immagini del Codice Trivulziano e della Sala delle Asse stampati in alta definizione. Sulla base di queste immagini, i digital artist di Bepart hanno costruito scenari di realtà aumentata, fruibili da tutti i viaggiatori gratuitamente grazie a un’app scaricabile gratuitamente sullo smartphone (Bepart).

Il TGV che collegherà per tutto il 2019 Milano e Parigi sarà quindi un potente strumento di connessione tra i due Paesi, che hanno entrambe beneficiato dell’eredità culturale del genio vinciano.

Come da Comune di Milano.


Iniziative a Milano per il Giorno della memoria

Milano è memoria

Pietre d’inciampo, performance teatrali e momenti di studio, in occasione del Giorno della memoria

In piazza Beccaria il ricordo del vigile Vacchini. Scavuzzo: “Raccontiamo la storia di chi ha scelto di opporsi all'odio e alla violenza in uno dei momenti più duri attraversati dal nostro Paese”. Domenica bandiere a mezz’asta.

Milano, 25 gennaio 2019 – Luigi Vacchini. È il ghisa milanese assassinato nel lager nazista di Ebensee, Austria, il primo aprile del ’44. A lui è dedicata la pietra d’inciampo di piazza Beccaria 19, davanti al Comando della Polizia locale di Milano, la cui cerimonia di posa si è tenuta oggi alla presenza della vicesindaco Anna Scavuzzo, del comandante della Polizia locale Marco Ciacci, dell'artista Gunter Demnig e della senatrice a vita Liliana Segre.

Un momento che rientra tra gli eventi di “Milano è memoria”, la piattaforma degli appuntamenti sulla memoria del Comune di Milano, che quest’anno conta quattro progetti sulla memoria: trenta nuove Pietre d’inciampo in memoria dei cittadini milanesi uccisi nei campi di sterminio nazisti, la cui posa è iniziata ieri e proseguirà nei prossimi giorni; il progetto Free, FREE - Non c’è futuro senza memoria | no FutuRE without RemembrancE, che verrà inaugurato domani, sabato 26 gennaio (n.d.r. oggi), dalle 16 in Darsena alla presenza della vicesindaco Scavuzzo, con l’installazione di una grande bolla all’interno della quale si terranno reading e performance teatrali; il palinsesto di appuntamenti del 27 gennaio, Giorno della memoria e infine il ciclo di tre incontri organizzati da Comune di Milano e Università degli Studi di Milano dal titolo “Milano 1919: il tempo dello sbandamento e la nascita del Fascismo”.

“Le iniziative di Milano è memoria e le trenta pietre d’inciampo che posiamo quest'anno – ha detto la vicesindaco Anna Scavuzzo - sono parte di un percorso importante che ricorda e racconta la storia di persone che hanno scelto di opporsi all'odio e alla violenza in uno dei momenti più duri attraversati dal nostro Paese, persone che hanno fatto la differenza opponendosi all'indifferenza e affermando con coraggio il rispetto per la dignità umana. Oggi al Comando della Polizia locale ricordiamo un collega, il vigile Luigi Vacchini, a cui rendiamo omaggio per la scelta che ha compiuto, per l'esempio che ha dato e per i valori che continuiamo a fare nostri nel lavoro e nella vita di ogni giorno”.

Domenica 27 gennaio, Giorno della memoria, le bandiere europea, italiana e la bandiera del Comune di Milano saranno esposte a mezz’asta su tutti gli edifici pubblici della città, in omaggio alle vittime dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti.

Da oggi al 29 gennaio sul Geoportale del Comune sarà possibile vedere la mappa del censimento degli ebrei a Milano del 1938, oggetto di un recente ritrovamento presso la Cittadella degli archivi del Comune di Milano e di una mostra in Triennale.

La posa della Pietra d’Inciampo dedicata al vigile Luigi Vacchini

Come da Comune di Milano.

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Palazzina Liberty in musica

Speciale "Giorno della memoria", 27 gennaio 2019

Milano, 23 gennaio 2019 – Palazzina Liberty in musica celebra il Giorno della memoria, domenica 27 gennaio 2019, con due concerti tematici e un incontro aperto al pubblico. Il programma si aprirà alle ore 10:45 con “Le signore dell’orchestra. Memorie di una musicista ad Auschwitz”, concerto-spettacolo interamente al femminile a cura di Milano classica e Associazione culturale Le cameriste ambrosiane in collaborazione con Equivoci musicali; interpreti il mezzosoprano Rachel O’ Brien e Le cameriste ambrosiane, accompagnate dalla voce recitante di Silvia Giulia Mendola.

Protagonista della narrazione in musica è l’Orchestra femminile di Auschwitz, l’ensemble di 47 donne deportate, creato nel 1943 ad Auschwitz-Birkenau per ordine delle SS; le deportate avevano il compito di intrattenere gli ufficiali nazisti, accogliere i nuovi prigionieri e accompagnare le detenute al lavoro.

Al cuore della trama è il vissuto di due straordinarie signore dell’orchestra: la direttrice Alma Rosè (1906 – 1944), violinista austriaca di origine ebraica, nipote di Gustav Mahler, deceduta nel campo per malattia, e Fania Fénélon (1908 – 1983), pseudonimo di Fanja Goldstein, pianista, compositrice e cantante di cabaret, nata in Francia da padre ebreo e miracolosamente sopravvissuta fino alla liberazione nel campo di Bergen-Belsen nel 1945, realizzando così il sogno di “sopravvivere e ricordare per far sapere al mondo”.

Come da Comune di Milano.


Paolo Grassi Palazzo Reale di Milano mostre

Milano: mostra dedicata a Paolo Grassi a cento anni dalla nascita

Cultura

Ha aperto oggi a Palazzo Reale la mostra dedicata a Paolo Grassi a cento anni dalla nascita

“Paolo Grassi. Senza un pazzo come me, immodestamente un poeta dell’organizzazione…” è in programma dal 26 gennaio al 24 marzo

Paolo Grassi Palazzo Reale di Milano mostreMilano, 25 gennaio 2019 - Ha aperto oggi, sabato 26 gennaio, a Palazzo Reale, la mostra dedicata a Paolo Grassi (Milano, 30 ottobre 1919 – Londra, 14 marzo 1981). “Senza un pazzo come me, immodestamente un poeta dell’organizzazione…” - questo il titolo dell’esposizione, parole con cui Grassi definisce se stesso - è in programma fino al 24 marzo 2019.

A 100 anni dalla nascita, il Comune di Milano - Cultura, Palazzo Reale e Fondazione Paolo Grassi - La voce della cultura, presieduta da Davide Rampello e coordinata da Francesca Grassi, figlia di Paolo, colgono l’occasione per raccogliere l’intera ricerca sulla sua figura in archivi pubblici e privati, svolta nei dodici anni di vita della Fondazione.

Durante una carriera di quarant’anni, Paolo Grassi ha sostanziato un mestiere, quello dell’organizzatore culturale, ha creato una figura professionale che nel nostro Paese ancora non poteva dirsi individuata ed ha trovato il modo di esprimere il suo talento visionario.

A Paolo Grassi, inoltre, va ascritto il merito di aver diretto il primo teatro pubblico in Italia - il Piccolo Teatro di Milano - seguito dal 1947 al 1967 in codirezione con Giorgio Strehler e poi in direzione unica fino al 1972, lasciato per un incarico di grande responsabilità: sovrintendere dal ’72 al ‘77 il Teatro alla Scala.

Il più antico teatro lirico del mondo sotto la direzione Grassi si aprì ad innovazioni che hanno fatto scuola. Un esempio è la prima diretta televisiva in mondovisione il 7 dicembre 1976 di un’opera lirica, l’Otello di Verdi con la regia di Zeffirelli.

Anche durante gli anni di presidenza della Rai, Grassi fu un innovatore, la “terza rete” divenne di fatto, il canale culturale pubblico. È importante ricordare che Grassi implementò la produzione di film e sceneggiati televisivi poi premiati nei festival più significati (su tutti: L’albero degli zoccoli di Olmi, Padre padrone dei Taviani, Molière di Ariane Mnouchkine, Gesù di Nazareth di Zeffirelli).

Segnati dalla malattia, gli ultimi anni della sua carriera sono caratterizzati dal ritorno all’editoria, sua prima passione.

Per narrare in una mostra la lunga avventura professionale, culturale e umana di Paolo Grassi, è stato necessario individuare una visione concettuale che potesse allestire materiali diversi, come libri, documenti, ma anche immagini, filmati, oggetti, quadri, in un’atmosfera legata al mondo quasi magico della scena del Piccolo, della Scala e della piazza urbana.

L’allestimento non ha voluto essere una semplice citazione: l’intento, piuttosto, è stato quello di utilizzare materiali, modalità e linguaggi del mondo del palcoscenico, e quindi mezzi che fossero molto più vicini al mondo della scenografia teatrale.

La mostra è suddivisa in cinque sezioni, anticipata da un Prologo Familiare, un percorso attraverso foto, documenti, ritratti di Paolo Grassi e di alcuni capitoli della sua vita privata.

1. Costruzione di un progetto. Paolo Grassi prima di Paolo Grassi (1936 – 1946)

Fondamentalmente documentale con una selezione di libri, lettere, riviste, articoli, locandine, provenienti da archivi pubblici e privati.

Completa il tutto una sezione con quadri e disegni della cerchia di artisti che contribuirono alle riviste: Corrente, Palcoscenico, GUF Forlivesi.

2. Al Piccolo Teatro con Giorgio, Nina e gli altri (1947 – 1967)

2bis. Un teatro fuori le mura. La direzione solitaria (1968 – 1972)

Questa sezione riguarda i due tempi trascorsi da Grassi al Piccolo Teatro. Sarà illustrata, nella prima parte, dagli spettacoli degli esordi e dalla definizione dei rapporti con il pubblico e la politica e dagli autori simbolo come Goldoni, Brecht, Bertolazzi, Pirandello.

Inoltre, sono stati focalizzati estratti da importanti carteggi con Giorgio Strehler, Eduardo De Filippo e altri.

La seconda parte costituisce, in concomitanza con il cinquantennale degli anni della Contestazione giovanile dalla quale il Piccolo non fu esente, una considerazione storica di quell’epoca di passaggio e grandi trasformazioni.

3. L’opera alla prova dei media e della comunicazione. Gli anni al Teatro alla Scala (1972 – 1977)

Questa parte della mostra si appoggia a un’installazione guidata alla visione dell’Otello e a materiale documentale riguardante i cartelloni operistici e di danza della Piccola Scala che contraddistinsero la Sovrintendenza Grassi.

4. Un riformista alla Presidenza della Rai (1977 – 1980)

Interventi e carteggi della Presidenza di Paolo Grassi alla Rai.

5. Una passione trasversale: l’editoria (1942 – 1981)

Sezione trasversale in cui è messo in luce il lavoro editoriale di Grassi: dagli inizi con Le Edizioni di Pattuglia, Poligono, Rosa e Ballo, la collezione teatro Einaudi con Gerardo Guerrieri e il lavoro editoriale con Guazzotti alla Casa Editrice Cappelli e il progetto Electa degli ultimi anni.

Un nutrito corredo intreccia la biografia di Paolo Grassi, i suoi incontri più significativi (da Chaplin a Brecht fino alla Regina Elisabetta, per fare solo qualche esempio), i viaggi e le tournée, la storia personale e il rapporto con Strehler.

La mostra, dopo la permanenza a Milano, sarà itinerante per tutto il 2019 e fino ai primi mesi del 2020.

 

Da testo lievemente modificato del Comune di Milano.


Castello Sforzesco: mostra sulle buone pratiche di conservazione dei libri

Cultura

Castello Sforzesco, una mostra dedicata alle buone pratiche di conservazione dei libri

Al percorso espositivo principale corre parallelo un percorso per i ragazzi, con diorami e contenuti multimediali

Castello Sforzesco di Milano mostre conservazione libri libroMilano, 28 dicembre 2018 – Nella splendida Sala del tesoro (con ingresso dal Cortile della Rocchetta), la Biblioteca Trivulziana ha allestito una preziosa mostra che conduce il visitatore alla (ri)scoperta dell’oggetto libro, attraverso l’esposizione di una particolarissima selezione di volumi, realizzati dall’VIII al XVIII secolo e appartenenti alle raccolte civiche milanesi, anche grazie a supporti multimediali e didattici.

Promossa dal Comune di Milano-Cultura e curata da Isabella Fiorentini, con Loredana Minenna e Stefano Dalla Via, la mostra, aperta al pubblico gratuitamente fino al 14 aprile prossimo, si avvale anche di supporti multimediali e didattici.

Il fil rouge del racconto è rappresentato dalle voci di un piccolo dizionario in forma di avvertenze che Gaetano Volpi (1689-1761), editore erudito nella Padova del XVIII secolo, pubblicava nel 1756 a beneficio di tutti gli “amatori de’ buoni libri” allo scopo di mettere in guardia contro cattive abitudini di conservazione dei volumi e negligenti pratiche di stampa e di legatura. E la mostra prende il titolo proprio da questo antico “libretto di istruzioni”, ossia “Avvertenze necessarie e profittevoli a’ bibliotecarj, e agli amatori de’ buoni libri”.

Ogni volume esposto - alcuni manoscritti, altri a stampa, alcuni in carta, altri in pergamena - è testimone di una particolare forma di degrado che ha danneggiato il supporto fisico ma ha lasciato intatto o almeno parzialmente leggibile il contenuto testuale. Le pagine macchiate dall’acqua e dal fuoco, le legature in cuoio consumate dai tarli, la pergamena superstite di un’antica Bibbia in ebraico posta a protezione di un testo in latino: sono solo alcuni degli oggetti scelti perché i visitatori, adulti e ragazzi, possano esercitare lo sguardo e la mente nell’osservazione della struttura e dei materiali del libro, così come lo conosciamo in occidente dai primi secoli dell’era volgare.

Gli apparati didascalici della mostra sono stati elaborati applicando due diversi registri linguistici (al percorso didattico principale corre parallelo un percorso per i ragazzi), rispettando sempre la correttezza tecnico-scientifica dei contenuti ma rinunciando di norma a usare una terminologia specialistica, se non adeguatamente spiegata in forma divulgativa. L’allestimento comprende anche un diorama dedicato ai materiali del libro e alcuni contenuti multimediali.

Durante il periodo espositivo sono previsti incontri con i curatori, visite guidate per adulti e laboratori e visite animate per bambini e ragazzi, sia gratuiti che a pagamento, nell’ambito della programmazione didattica del Castello Sforzesco.

La sede e gli allestimenti sono tutti accessibili ai disabili motori. I testi destinati ai ragazzi sono stati elaborati in un font ad alta leggibilità, per venire incontro alle esigenze di tutte le categorie di piccoli lettori.

I contenuti sonori sono presentati anche in forma testuale e il diorama didattico offre spunti d’interesse per un’esperienza tattile.

Tutti i testi sono sia in italiano sia in inglese.

Come da Comune di Milano.


Museo Archeologico di Milano Fondazione Luigi Rovati chimera

La mostra “Il viaggio della chimera” racconta gli etruschi a Milano

Museo Archeologico

“Il viaggio della chimera” racconta gli etruschi a Milano, tra archeologia e collezionismo

Del Corno: “La mostra è ponte ideale verso la prossima apertura a Milano di un nuovo museo dedicato alla cultura etrusca, realizzato grazie alla Fondazione Rovati”

Museo Archeologico di Milano Fondazione Luigi Rovati chimera EtruschiMilano, 11 dicembre 2018 – Apre domani al pubblico, nelle sale del Museo Archeologico, la mostra “Il viaggio della chimera” dedicata al rapporto tra Milano e gli Etruschi. Concepita e realizzata dal civico Museo Archeologico di Milano e dalla Fondazione Luigi Rovati, in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia, Belle arti e paesaggio per la Città metropolitana di Milano, l’esposizione è in programma nelle sale del museo fino al 12 maggio 2019. Il progetto espositivo mette in luce il legame fra Milano e la civiltà degli Etruschi nato dalla metà dell’Ottocento con la costituzione del nucleo più antico delle Raccolte Archeologiche milanesi e rinsaldato nel dopoguerra, quando Palazzo Reale ospitò la grande mostra nel 1955. Questa data segna l’avvio di una feconda stagione per l’etruscologia a Milano: dalla Fondazione Lerici del Politecnico di Milano alle campagne condotte dall’Università degli Studi di Milano a Tarquinia e nell’Etruria padana al Forcello di Bagnolo S. Vito. Un legame solido e virtuoso che è continuato con i recenti scavi condotti a Populonia e che proseguirà con l’imminente apertura al pubblico del Museo Etrusco della Fondazione Luigi Rovati in Corso Venezia 52.

L’assessore alla Cultura Filippo Del Corno ha sottolineato come “Questa mostra rappresenti un ponte ideale verso la prossima apertura a Milano di un nuovo, importante museo dedicato alla cultura etrusca, realizzato grazie alla Fondazione Rovati”.

Lucio Rovati, Presidente della Fondazione Luigi Rovati, ha affermato essere “Motivo di soddisfazione avere instaurato con il civico Museo Archeologico e la Soprintendenza per la Città metropolitana di Milano una proficua collaborazione che ha portato alla realizzazione di questa esposizione, prima importante tappa del percorso che porterà all’apertura del nuovo Museo Etrusco di Milano”. La mostra si sviluppa in cinque sezioni, con l’esposizione di più di duecento reperti provenienti dai maggiori musei archeologici italiani, dalle collezioni del civico Museo Archeologico di Milano e dalle collezioni della Fondazione Luigi Rovati.

Sezione 1 - Le origini del collezionismo etrusco a Milano: un contributo all'etruscologia e alle Civiche raccolte

I reperti riuniti in questa prima sezione sono legati dal tema della raffigurazione umana nell’arte etrusca e introducono il visitatore all’immagine e all’identità dei defunti. Il percorso prende inizio dal Cratere Trivulzio, in prestito dai Musei Vaticani, acquistato sul mercato antiquario di Milano nel 1933 a seguito di una sottoscrizione cittadina per essere donato a papa Pio XI che lo destinò al Museo Gregoriano Etrusco. Accanto alle raccolte private confluite nelle collezioni del Civico Museo Archeologico, è esposta parte della collezione di Pelagio Palagi (1775-1860), a lungo attivo a Milano prima di trasferirsi a Bologna dove la raccolta è ora conservata. È inoltre esposta una selezione di oggetti etruschi appartenuti al mercante d’arte Giulio Sambon (1836-1921) confluiti per sottoscrizione cittadina nel 1911 al Museo Teatrale della Scala e dal 2004 alla Soprintendenza.

Sezione 2 - Milano e il dopoguerra. La Grande mostra del 1955

La riscoperta degli Etruschi nel dopoguerra passa da Milano: nel 1955 Massimo Pallottino apre a Palazzo Reale la “Mostra dell’Arte e della Civiltà Etrusca”, punto di partenza di un rinnovato interesse per lo studio di questa cultura che confluirà in una serie di campagne di scavo scientifiche. La centralità della mostra del 1955 è qui sottolineata dalla presenza di preziosi reperti che furono esposti a Palazzo Reale come “La Pietrera”, il busto femminile del VII secolo a.C. proveniente dal Museo Archeologico Nazionale di Firenze e considerato la più antica statua etrusca. La sezione è arricchita da documenti dell’epoca come la rassegna stampa originale proveniente dal Museo Antichità Etrusche e Italiche dell’Università Sapienza di Roma.

Sezione 3 – Le università di Milano e le ricerche archeologiche: le prospezioni Lerici, gli scavi a Tarquinia, Capua e Populonia

La sezione è collegata alla precedente attraverso il tema del mondo animale, con le sue creature reali e fantastiche che popolavano l’immaginario del defunto nel suo viaggio ultraterreno. Il vaso con raffigurazione della Chimera – che dà il titolo alla mostra – proviene dalle raccolte civiche milanesi ed è affiancato ai materiali pertinenti ai corredi delle tombe scavate dalla Fondazione Lerici, ora in deposito presso lo stesso Museo. Sono rappresentate in questa sezione alcune importanti campagne di scavo condotte dalle università milanesi a Cerveteri, Capua, Populonia e Tarquinia.

Sezione 4 – Una chimera: Etruschi a Milano e in Lombardia

Questa sezione vede protagonisti gli scavi che hanno evidenziato la presenza etrusca in Lombardia. In mostra un piccolo nucleo di materiali proveniente dalle ricerche svolte dall’Università degli Studi di Milano a Forcello di Bagnolo San Vito (Mantova), il principale abitato etrusco-padano a nord del Po, risalente al VI-V secolo a.C.. I contatti tra Etruschi e comunità indigene non furono solo commerciali ma anche culturali, come testimonia l’adozione dell’alfabeto etrusco da parte dei gruppi locali, pur modificato nelle varianti regionali. Diverse sono le testimonianze epigrafiche presenti in mostra, tra cui l’indicazione del toponimo Mesiolano in alfabeto celtico cisalpino.

Sezione 5 – Il collezionismo contemporaneo: il futuro Museo Etrusco di Milano

Il percorso espositivo presenta in anteprima una piccola selezione di reperti della Fondazione Luigi Rovati, che confluiranno nel Museo Etrusco presso lo storico Palazzo Rizzoli-Bocconi-Carraro, di prossima apertura. Saranno qui presentate testimonianze di scrittura etrusca come la paletta di bronzo con una dedica a Selvans, divinità dei boschi, dei terreni e anche dei confini, ma anche splendide oreficerie e oggetti di alto artigianato.

Come da Comune di Milano.


Collezione Ramo Museo del Novecento Milano mostre disegno

Milano: al Museo del Novecento la mostra dedicata alle opere su carta del ‘900 dalla collezione Ramo

Cultura

Al Museo del Novecento la mostra dedicata alle opere su carta del ‘900 dalla collezione Ramo

“Chi ha paura del disegno?” è in programma dal 23 novembre al 24 febbraio 2019

Milano, 22 novembre 2018 – Da domani, venerdì 23 novembre, il Museo del Novecento ospita la mostra dedicata alle opere su carta del ‘900 italiano della Collezione Ramo. Con più di cento opere, da Boccioni a Paolini, passando per Savinio, Fontana, Melotti, Rama, Castellani, Mauri, Agnetti, Mondino, Schifano, Pascali, Boetti, Salvo e molti altri, la straordinaria collezione privata milanese si svela al pubblico per la prima volta, presentando anche un’importante pubblicazione con il catalogo generale della Collezione.

“Chi ha paura del disegno?” Il titolo, volutamente provocatorio, ironizza sulla scarsa considerazione riservata al disegno, che verrà presentato in mostra sotto una luce completamente inaspettata. La scelta delle opere e il colorato allestimento al di fuori delle modalità tradizionali conferiscono al disegno l’importanza che merita nella storia dell’arte e ne esaltano la fruizione.

Il progetto espositivo, a cura di Irina Zucca Alessandrelli, presenta al pubblico un’ampia selezione di lavori dei più rappresentativi artisti italiani del XX secolo, e di altri ancora da riscoprire, provenienti dalla prestigiosa Collezione Ramo, una delle maggiori raccolte private di opere su carta del XX secolo, iniziata alcuni anni fa dall’imprenditore milanese Pino Rabolini, che oggi viene messa in dialogo con la collezione del museo. Con circa 600 opere, a partire dal primo ‘900, la collezione segue le tracce dei maggiori protagonisti delle avanguardie storiche fino ai primi anni Novanta. Lo scopo della collezione è testimoniare la grande importanza dell’arte italiana del secolo scorso promuovendo una cultura del disegno dal valore autonomo, al pari di pittura e scultura.

Se lasciamo parlare i disegni, si possono formare dei gruppi tematici basati su ciò che effettivamente troviamo nelle opere su carta, al di là di categorie storiche e stilistiche. Per questo la mostra si divide in quattro sezioni sotto forma di domande aperte: “Astrattismi?”, “Figurazioni?”, “Parole + immagini = ?” e, “E gli scultori?”. Sono le opere stesse a rispondere ai quesiti nati dall’associazione visiva di forme astratte e figurative di epoche diverse per metterle in dialogo tra loro.
Le quattro divisioni della mostra sono al plurale e seguite dal punto interrogativo perché non fanno riferimento a precisi movimenti, ma aprono a nuove esplorazioni, proprio per non appiattire la personale visione di un artista sul nome di un solo movimento.

 

Il pubblico avrà l’occasione di apprezzare inediti e grandi capolavori che offrono una nuova lettura di artisti conosciuti soprattutto per la produzione su tela come Cagnaccio di San Pietro, Tancredi, Gnoli, Burri, o per la scultura come Wildt, Marini, Consagra. Per alcuni artisti si è preferito esporre opere degli anni giovanili o la produzione tarda che svela aspetti molto interessanti e inediti. Ci sarà anche l’opportunità di vedere la produzione interessantissima di artisti come Rho, Munari o quella su carta di artisti noti per le installazioni con materiali poveri come Merz, Kounellis, Anselmo e Calzolari.

Data la recente scomparsa del collezionista Pino Rabolini, questa prima grande presentazione della Collezione Ramo assume anche il significato di celebrare proprio chi con sensibilità e lungimiranza aveva creduto nella forza e nelle qualità uniche del disegno.
La Collezione Ramo, nella figura del suo mecenate, si è fatta carico di restaurare il magnifico cartone di Raffaello - nonché l’unico suo disegno preparatorio di grandi dimensioni rimasto al mondo - presso la Pinacoteca Ambrosiana, che lo presenterà nella primavera del 2019.

La mostra vede anche il vivace e inaspettato intervento di Virgilio Villoresi che ha realizzato una video animazione in carta, sorta di omaggio onirico alla Collezione Ramo: “Sogni di Segni” presenta il disegno sotto forma di sogno, giocando sulle opere e i colori di quattordici artisti presenti in mostra. Nel video, che vede lʼeccezionale presenza del suo autore, le protagoniste sono due mani che, con carta, pennelli e colori di vario tipo danno letteralmente vita ad alcuni disegni della Collezione, creando così un dialogo efficace e vivace tra le varie opere.

La collezione del Museo del Novecento, sede perfetta della mostra, offre al visitatore la possibilità di un confronto diretto con i dipinti e le sculture della collezione permanente, i cui autori in gran parte coincidono con quelli della Collezione Ramo.
Contestualmente alla mostra, la Collezione Ramo presenta la pubblicazione “Disegno Italiano del XX secolo”, a cura di Irina Zucca Alessandrelli, edita da Silvana Editoriale, che ripercorre un vero e proprio viaggio nella storia del disegno italiano, a partire dalle opere presenti nella raccolta.

La mostra “Chi ha paura del disegno?” è visitabile tutti i giorni con il biglietto di ingresso al Museo del Novecento e con visite guidate gratuite per famiglie e bambini, curate da Ad Artem. Offerte dalla Collezione Ramo e dalla scuola di scrittura Belleville, le attività partono con una visita che si snoda tra le opere esposte in mostra e la collezione permanente, e proseguono con un laboratorio didattico differenziato in base all’età dei partecipanti (per info e prenotazioni).

Per l’occasione sono stati inoltre creati il sito www.chihapauradeldisegno.it e il profilo Instagram della collezione (@collezioneramo) per rimanere sempre aggiornati sulle mostre e sulle attività della prestigiosa raccolta milanese.

Come da Comune di Milano.


Prima Diffusa Attila Milano Teatro alla Scala

Milano: la “Prima diffusa” torna con “Attila” di Giuseppe Verdi

Cultura

La “Prima diffusa” torna in città con “Attila” di Giuseppe Verdi

Più di 40 luoghi e spazi della città interessati da oltre 50 tra concerti, reading e installazioni gratuiti; 37 proiezioni in diretta dal Teatro alla Scala

Milano, 21 novembre 2018 – Dal 1° al 9 dicembre, il Comune di Milano e Edison portano in città l’energia dell’opera che inaugura la stagione 2018/2019 del Teatro alla Scala, “Attila” di Giuseppe Verdi diretto da Riccardo Chailly e con la regia di Davide Livermore, trasmesso in diretta mondiale da Rai, grazie alla settima edizione della Prima diffusa che accenderà oltre 40 luoghi e spazi della città con più di 50 eventi gratuiti tra proiezioni, rievocazioni, laboratori, reading e performance, incontri e conferenze dedicati all’opera di inaugurazione della stagione scaligera.

“Questa ottava edizione di Prima diffusa - uno dei primi progetti di partecipazione artistica e culturale promossi dalla città di Milano - conferma la bontà di una scelta che punta a condividere emozioni e bellezza con un pubblico sempre più ampio grazie a un programma che, ad ogni edizione, diventa sempre più ricco e diffuso – ha dichiarato l’assessore alla Cultura Filippo Del Corno –. Anche questa nuova edizione infatti porta la Prima della Scala fuori dal teatro e la diffonde in città, consentendo una grande partecipazione a questo appuntamento così importante per la nostra città”.

“Siamo orgogliosi di annunciare per l’ottavo anno consecutivo la collaborazione di Edison con il Comune di Milano e con il Teatro alla Scala in occasione di Prima diffusa – dichiara Marc Benayoun, amministratore delegato di Edison –. In questi anni abbiamo costantemente fornito la nostra energia per alimentare un’idea e un progetto innovativi ed esclusivi per la ‘nostra’ città di nascita e in collaborazione con un’icona milanese – il Teatro alla Scala – che da sempre crea e rappresenta una delle maggiori eccellenze italiane nel mondo. Edison da oltre 130 anni produce e diffonde energia al Paese. Da allora, l’energia è evoluta, è più intelligente, più pulita, più versatile, è sempre più vicina alle persone. Siamo emozionati nel pensare che grazie a Prima diffusa l’energia Edison diventa anche una razionale forma di magia.”

“Rendere la Scala sempre più aperta e accessibile è per noi un impegno fondamentale –, afferma il Sovrintendente Alexander Pereira –. Per tutto l’anno coinvolgiamo il nostro pubblico attraverso convegni, proiezioni, serate a prezzo ridotto: Prima diffusa è il momento in cui grazie alla collaborazione del Comune di Milano e di Edison il teatro dialoga con la città in modo più intenso e capillare portando le riprese realizzate dalla Rai in cinema, teatri e luoghi di aggregazione. Attila di Verdi con la direzione del M° Chailly e la regia di Davide Livermore è un titolo particolarmente adatto, per il valore musicale ma anche per i moltissimi rimandi storici e culturali”.

Il cuore della Prima diffusa 2018 tornano ad essere le proiezioni in diretta dell’opera inaugurale della stagione scaligera, in collaborazione con Teatro alla Scala e RAI, che ne cura le riprese e la diffusione in diretta su Rai 1 e via satellite. Trentasette luoghi di proiezione nei nove municipi della città e fuori città. Molti i luoghi simbolici come gli Istituti penitenziari San Vittore e Cesare Beccaria, la Casa dell’Accoglienza ‘Enzo Jannacci’, il Teatro Rosetum, ma anche nuove sedi come i tre grandi alberghi Hotels Four Points by Sheraton, Double Tree by Hilton e Grand Hotel Villa Torretta. Sempre più ampio il numero delle proiezioni in diretta nei municipi: dal Barrio’s al MuDeC, dal Borgo Sostenibile Figino a Villa Scheibler, dal Teatro Munari fino al Mercato Comunale Ferrara.
Molte delle proiezioni sono precedute da guide all’ascolto a cura dell’Accademia Teatro alla Scala.

Il Teatro alla Scala accompagnerà il pubblico alla scoperta dell’opera di Giuseppe Verdi attraverso diversi eventi, tra cui l’incontro del Maestro Riccardo Chailly con i loggionisti giovedì 22 novembre, l’inaugurazione venerdì 23 novembre del ciclo “Note di storia” con cui la Fondazione Giangiacomo Feltrinelli offre un inquadramento storico e sociale delle opere in cartellone - che costituirà il primo incontro pubblico con Davide Livermore - per culminare con l’ormai tradizionale quanto atteso, appuntamento con gli studenti universitari della città, ripreso da Rai Cultura, che il Maestro Riccardo Chailly incontrerà prima di una prova aperta a loro riservata martedì 27 novembre. Queste iniziative prepareranno l’apertura ufficiale del palinsesto di Prima diffusa edizione 2018 sabato 1° e domenica 2 dicembre (dalle 10.30 alle 18.30) negli spazi del Castello Sforzesco con una rievocazione storica che riporterà in vita i protagonisti del capolavoro verdiano.

Le schiere unne di Attila si fronteggeranno alle legioni di Ezio, l’ultimo valoroso generale romano che sconfisse l’unno nella battaglia dei Campi Catalaunici.
Durante le due giornate sarà possibile visitare l’accampamento dei romani e quello dei barbari, assistere a duelli tra guerrieri germanici e giochi di abilità tra cavalieri unni, tirare con archi storici, seguire le attività degli artigiani impegnati nella forgiatura del ferro e scoprire le origini della falconeria. Alla luce di bracieri, attori-narratori racconteranno i passi più misteriosi della vita di Attila, colui che per vent’anni tenne in scacco i due imperi Romani, ma il cui dominio, dopo la morte, si dissolse come neve al sole.
Saranno tante anche le sorprese per i più piccoli: dall’addestramento alla battaglia al tiro con l’arco, fino alla possibilità assistere a vere e proprie sfide a cavallo.

Lo stesso 1° dicembre gli allievi dell’Accademia Teatro alla Scala grazie a un progetto espositivo che dalla Sala Viscontea del Castello Sforzesco si svilupperà fino al 9 dicembre su diverse sedi (CineTeatro Delfino, Spazio Tadini e Barrio’s), daranno la loro personale lettura di Attila, mettendo in luce il lavoro delle molteplici figure professionali tecnico-artistiche coinvolte nella produzione dell’opera: dallo scenografo al sarto, dall’esperto in trucco ed effetti speciali al lighting designer al fotografo e videomaker.

Il percorso comprende una videoinstallazione e l’esposizione di bozzetti e figurini ispirati all’opera verdiana, di costumi di scena di storiche edizioni scaligere, oltre a progetti di special make-up con la realizzazione live del trucco speciale per il personaggio di Attila: avvolto in uno spazio sonoro dominato da grandi pannelli su cui scorreranno video ed immagini fotografiche, il pubblico, guidato dai protagonisti della Prima, potrà così aggirarsi indisturbato dietro le quinte e nella sala del Teatro, dove si sta preparando Attila e vedere in anteprima alcune delle scene dell’opera.

Un incontro tra il Maestro Chailly e l’Assessore alla Cultura Filippo Del Corno, al Barrio’s mercoledì 5 dicembre alle ore 18, consentirà di approfondire ulteriormente la conoscenza dell’opera attraverso un dialogo informale, ma appassionato, tra i due musicisti. A seguire, un recital dei solisti dell’Accademia Teatro alla Scala impegnati in un programma che oltre ad Attila esplorerà altre pagine verdiane tratte da Oberto, conte di San Bonifacio, I Lombardi alla prima crociata, Giovanna D’Arco, I masnadieri, Rigoletto.

Wow Spazio fumetto ospiterà “Attila, dall’opera di Verdi al mito”, una mostra che consentirà di scoprire come l’illustrazione popolare, il fumetto e il cinema abbiano raccontato il personaggio Attila.

Neri Marcorè, Valerio Massimo Manfredi, Daniele Giglioli, Antonio Sgobba, Gaia Berruto e Pacifico saranno protagonisti in diversi luoghi della città (dalla Triennale al Mare Culturale Urbano, dallo Spazio Teatro 89 allo Spazio Tadini e al Castello Sforzesco) di una serie di Incontri barbari, che, partendo dallo sfondo storico dell’opera verdiana, vogliono essere un’occasione per leggere la storia contemporanea e per mettere a confronto la barbarie di ieri con quella di oggi.

Infine, una rassegna di film ironica che racconta la figura di Attila – “Il re dei barbari”, “Attila” e “Attila flagello di Dio” – avrà luogo al MIC - Museo Interattivo del Cinema il 6 e 7 dicembre.

Il programma e l’intero palinsesto di Prima diffusa 2018 sono disponibili su comune.milano.it/primadiffusa e su edison.it/prima-diffusa.

Come da Comune di Milano.


Francesco Hayez Galleria d'Arte Moderna di Milano mostre Valenza Gradenigo davanti agli inquisitori

Milano: quattro capolavori di Francesco Hayez a confronto

GAM

Quattro capolavori di Francesco Hayez a confronto nella mostra-focus dedicata all’opera riscoperta

In programma fino al 17 febbraio 2019, l’esposizione si snoda all’interno del percorso museale

Francesco Hayez Galleria d'Arte Moderna di Milano mostreMilano, 13 novembre 2018 – Da domani i visitatori della GAM potranno ammirare, all’interno del percorso espositivo permanente della Galleria, la mostra-focus dedicata alla riscoperta di un capolavoro di Francesco Hayez, una delle quattro versioni di “Valenza Gradenigo davanti agli inquisitori”, l’ultima in ordine cronologico, di cui si conosceva l’esistenza ma che finora non era mai stata trovata.

La scoperta dell’opera sul mercato antiquario da parte di un collezionista e la sua attribuzione a Francesco Hayez hanno offerto alla GAM l’occasione per presentare al pubblico il dipinto, ricostruendone la storia e mettendolo a confronto con le altre tre versioni dello stesso soggetto, realizzate dal pittore tra il 1832 e il 1845 e concesse in prestito da Brera, da Gallerie d’Italia e da un collezionista privato.

Le quattro opere sono poste in dialogo con altre preziose tele di Hayez (dai grandi ritratti, tra cui quello di Alessandro Manzoni e di Matilde Juva Branca, alla “Maddalena penitente”) e con dipinti di storia del primo Romanticismo esposti nelle sale della GAM che, insieme a Brera, conserva il nucleo più significativo di opere di Hayez.

“Contemporaneamente alla grande mostra sul Romanticismo in corso alle Gallerie d’Italia, la GAM propone al pubblico un affondo affascinante e di grande valore scientifico sulla figura di Francesco Hayez, rappresentato nella collezione del museo con un nucleo importante di opere, alcune delle quali assolutamente iconiche – dichiara l’assessore alla Cultura Filippo Del Corno –. Milano infatti riesce a offrire diversi punti di vista rispetto a un tema comune grazie a una rete di relazioni tra le istituzioni artistiche e culturali che si nutre ogni giorno di reciproche influenze e di scambi fecondi”.

Il soggetto – Valenza Gradenigo, colpevole di aver tentato di salvare l’amato Antonio Foscarini, condannato per tradimento nel 1662, viene condotta davanti ai giudici dell’Inquisizione, tra cui il padre – è emblematico dello spostamento della pittura di Hayez su un binario romanzesco e sentimentale, che in questi anni contribuisce alla costruzione del mito di una Venezia torbida e misteriosa, salutato da grande successo. Come in una sequenza cinematografica, Hayez gli dedicò infatti ben quattro dipinti, qui riuniti per la prima volta e messi a confronto con le derivazioni che ne attestano il successo di pubblico, con le fonti letterarie che fornirono l’ispirazione, come la tragedia “Antonio Foscarini” o il romanzo francese “Foscarini ou le patricien de Venise”, e con gli inediti studi e disegni preparatori conservati nel fondo Hayez dell’Accademia di Brera.

A prima vista la protagonista potrebbe sembrare una delle tante eroine facili allo svenimento che la critica di un tempo tacciava di teatralità (“sviene come prescritto la fanciulla” scrisse Giulio Carlo Argan in una celebre stroncatura dei “Vespri siciliani” di Hayez), ma negli ultimi vent’anni la critica più accorta e sensibile ha contestato questo luogo comune riannodando i fili del rapporto tra arte, storia, melodramma, teatro, musica e letteratura, restituendo all’opera di Hayez la ricchezza di una pittura capace di essere antica e moderna allo stesso tempo.

“Valenza Gradenigo davanti agli inquisitori” segna un nuovo corso nella pittura di Hayez, il passaggio a una rappresentazione della storia centrata sulle passioni umane che trovava in una Venezia fantastica e mitica il palcoscenico ideale.

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