Ercolano nel mondo. In mostra reperti ambasciatori della cultura e della storia del sito

Parte il 6 novembre, e terminerà il 10 maggio 2020,  al Moesgaard Museum ad Aarhus in Danimarca la mostra "Bound for disaster - Pompeii and Herculaneum", che presenta più di 250 reperti  provenienti  da sette musei e istituzioni culturali italiane. Ingente il patrimonio di materiali da Ercolano, mai esposto in precedenza fuori dall'Italia; le città dell’area vesuviana  sono  presentate da una prospettiva incentrata sull'impero romano come sovrano dell'Adriatico e del Mediterraneo, quando l'espansione della marina fornì le basi per lo stile di vita romano - una società basata sugli schiavi, in cui beni di consumo, lussi e lavoro forzato scorrevano in quantità enormi attraverso il Mediterraneo e fornivano l'intero impero romano. Pompei ed Ercolano beneficiarono enormemente della loro posizione nel luogo in cui il commercio fiorì - fino a quando il disastro non le colpì.

Reperti Ercolano

I visitatori potranno vedere rilievi e lapidi recanti iscrizioni che forniscono descrizioni vivide e informazioni sulle relazioni familiari, affreschi con motivi marittimi, paesaggi e situazioni quotidiane, attrezzature militari e marittime e carichi di merci provenienti da destinazioni lontane e il porto commerciale di Napoli. Ci sono anche mosaici e statue in marmo, fontane e figure legate alla mitologia e al culto, insieme a gioielli e altri beni di lusso dell'alta vita dei romani prima del cataclisma.

Intanto si spengono i riflettori a Los Angeles sulla mostra “Buried by Vesuvius: Treasures from the Villa dei Papiri” del Getty Villa di Malibu, terminata il 28 ottobre con oltre 100.000 visitatori. La mostra, interamente dedicata all’area archeologica di Ercolano ed, in particolare, ai tesori rinvenuti nella celebre Villa dei Papiri, è stata realizzata in collaborazione con il Museo Archeologico Nazionale di Napoli e l’Istituto Italiano di Cultura a Los Angeles. In mostra molti dei reperti più spettacolari rinvenuti all’interno della Villa con l’inserimento anche un filmato in computer grafica in grado di rappresentare ai visitatori della mostra tutta la Villa nella sua interezza.

Reperti Ercolano

“Ritengo i materiali in mostra nelle diverse esposizioni ambasciatori della cultura e della storia di Ercolano – dichiara il Direttore Sirano -  testimoni dell’identità del sito che è giusto condividere con un pubblico allargato, quello delle grandi occasioni, un pubblico che va appassionato in ogni parte del mondo grazie ad una sorta di viaggio in avanscoperta compiuto dai reperti del sito archeologico, per una consapevolezza sempre maggiore del tesoro che è la città antica di Ercolano. In particolare la collaborazione con il Museo di Aarhus è stata piena e reciprocamente arricchente sotto ogni punto di vista. Sono inoltre certo che queste mostre, cui il Parco ha contribuito al rigoroso impianto scientifico e alle modalità di esposizione, saranno foriere di nuovi e numerosi visitatori anche verso Parco Archeologico”. ​


Posa e variazioni all'epoca di Rodin, tra Lisbona e Copenaghen

Negli spazi del Museo Calouste Gulbenkian di Lisbona sarà possibile visitare - fino al 4 febbraio 2019  - la mostra itinerante "Pose and Variations. Sculpture in Paris in the age of Rodin" (Posa e variazioni. La scultura a Parigi all'epoca di Rodin), che arriverà poi in Danimarca alla Ny Carlsberg Glyptotek di Copenaghen.

Jean-Antoine Houdon (1741-1828), Apollon, Parigi 1790, bronzo dal Museo Gulbenkian, inv. 552
Denis Pierre Puech (1854-1942), La Sirène enlevant un ephèbe, Parigi 1899, marmo dal Museo Gulbenkain, inv. 2083

La mostra parte dalle sculture francesi ottocentesche acquisite dai collezionisti Calouste Sarkis Gulbenkian (1869-1955) e Carl Jacobsen (1842-1914) e normalmente conservate nei musei citati in precedenza, che furono fondati proprio dai suddetti filantropi. A colpire - come spiegato durante la visita alla mostra - è il fatto che le due collezioni (quella danese risulta più ampia) sembrino in dialogo tra loro, con sorprendenti analogie.

Paul Dubois (1829-1905), Le Chanteur florentin du XVe siècle, Parigi 1865 (1897), bronzo dalla Ny Carlsberg Glyptotek, MIN 522

Tema centrale della mostra itinerante è la posa nella scultura figurativa (elemento fondamentale, sebbene talvolta sfuggente, come nel caso dei bambini), che qui viene mostrata in particolare nel suo manifestarsi con rielaborazioni, ripetizioni, variazioni, riferimenti costanti alle opere precedenti. L'esposizione ripercorre il ciclo vitale, a partire dalla maternità e dall'infanzia, per arrivare all'età adulta.

Paul Dubois (1829-1905), Charité, 1876 (1884), marmo dalla Ny Carlsberg Glyptotek, MIN 527
Jean-Baptiste Carpeaux, Flore accroupie, Londra 1870 (1873), marmo dal Museo Gulbenkian, inv. 562

Fondamentale l'attenzione alla tradizione classica, che però viene rielaborata in maniera realistica e anche sensuale. E se assoluta protagonista è la figura umana, grande importanza ha la natura: questa immerge il visitatore sin dal suo ingresso al Museo Calouste Gulbenkian, che si dimostra così una sede particolarmente calzante e suggestiva per questa mostra.

Aimé-Jules Dalou (1838-1902), Baigneuse, Londra (1870-1879), terracotta dal Museo Gulbenkian, inv. 566
Al centro del concerto, la Danaide di Auguste Rodin (1893), in pietra del fulmine (marcassite)

Un cenno meritano anche le attività che il museo portoghese offre a bambini e famiglie: laboratori di scultura per e concerti di musica classica, che si tengono negli stessi spazi dell'esposizione e che si sposano perfettamente con le opere presentate.

 

Pose and Variations. Sculpture in Paris in the age of Rodin

Pose e Variações. Escultura em Paris no tempo de Rodin

(Posa e variazioni. La scultura a Parigi all'epoca di Rodin)

Curatori: Luísa Sampaio e Rune Frederiksen

Alla Galeria Principal del Museo Calouste Gulbenkian di Lisbona fino al 4 febbraio 2019.

Avenida de Berna, 45A

Tel +351 217 823 000

Google Maps

Alcune opere selezionate sono presenti sulla app del Museo Calouste Gulbenkian.

Pose and Variations. Sculpture in Paris in the age of Rodin Posa e variazioni Parigi scultura francese Ottocento Museo Calouste Gulbenkian Lisbona mostre
Jean-Baptiste Carpeaux (1827-1875), L'Amour à la folie, Parigi 1872, marmo dal Museo Gulbenkian, inv. 563

Foto di Giuseppe Fraccalvieri


Roma: Rolf Nowotny al Museo Canonica per il ciclo espositivo Fortezzuola

Rolf Nowotny

al Museo Canonica per il ciclo espositivo Fortezzuola

L’artista danese rivisita il concetto classico di ritratto attraverso “maschere” eseguite con mezzi e soluzioni tecniche differenti

A cura di Pier Paolo Pancotto

Museo Pietro Canonica a Villa Borghese

22 settembre – 28 ottobre 2018

Inaugurazione venerdì 21 settembre 2018 ore 14.00-15.30

Con la mostra di Rolf Nowotny, la prima personale dell’artista presso una pubblica istituzione in Italia, prosegue al Museo Pietro Canonica di Villa Borghese il ciclo espositivo dal titolo Fortezzuola, promosso da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita Culturale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali. Servizi museali di Zètema progetto Cultura.

Il progetto Fortezzuola, ideato e a cura di Pier Paolo Pancotto, riflette sul rapporto tra protagonisti dell’arte contemporanea internazionale e l’Italia, offrendo al pubblico l’opportunità, per la prima volta, di apprezzare la produzione di esponenti particolarmente rappresentativi della creatività odierna ma scarsamente presenti, se non del tutto assenti, nella scena espositiva pubblica italiana. Ancora oggi molti artisti stranieri si confrontano con il contesto storico e culturale italiano, rinnovando un’antica tradizione e reinterpretandone canoni e modalità esecutive. Ciascun autore è chiamato a realizzare un intervento originale concepito espressamente per le sale del museo, in stretta relazione alle loro caratteristiche storiche e strutturali.

In sintonia con queste linee guida generali, Rolf Nowotny, dopo aver soggiornato a più riprese a Roma, ha concepito un progetto ispirato al contesto storico e culturale del Museo Canonica che articola il suo percorso creativo attraverso installazioni, composizioni plastiche, grafiche e sonore. A far loro da comune denominatore, una riflessione sull’idea di scultura e il significato che tale sistema espressivo, attorno a cui Pietro Canonica ha incentrato larga parte della sua produzione, possiede oggi. A tale scopo l’artista si concentra sul tema del volto umano dando luogo a una serie di “maschere” eseguite con mezzi e soluzioni tecniche differenti – plastica, resina, metallo, residui naturali – apportando modificazioni morfologiche più o meno evidenti (nel colore, nelle misure, nelle componenti identitarie…) e presentandole in soluzioni alternative a quelle tradizionali: a terra, legate tra loro, rivolte verso il suolo, mescolate a oggetti d’uso comune. Nowotny rivisita così il concetto classico di ritratto offrendo una personale chiave di lettura sul valore semantico che questo genere espressivo, così rilevante nel percorso professionale di Canonica, assume nell’odierno contesto sociale.

Piccole figure dal sapore selvaggio, quasi primitivo, compaiono nelle vetrine offrendo un altro punto di vista sul tema delle proporzioni e della riproducibilità in scultura. A esse si sommano alcune installazioni ambientali e sonore con le quali egli “incornicia” idealmente le opere appartenenti alla collezione permanente e le sale del museo modificandone la percezione visiva e, di conseguenza, quella interpretativa. In tal modo, egli rilegge in soluzione diacronica e trasversale epoche e storie che si sedimentano nella Fortezzuola, dall’età romana, rappresentata dalla raccolta archeologica, al XIX-XX secolo, identificato emblematicamente nella vita e nel lavoro di Canonica.

Le opere appena citate (concepite tutte per l’occasione e datate 2018) sono disposte in numero e soluzione variabile sui diversi piani del museo e si integrano a quelle appartenenti alla collezione permanente enfatizzando così il dialogo virtuale con la produzione di Pietro Canonica. Come Martin Soto Climent, Alfredo Aceto / Claire Tabouret, Tillman Kaiser, Claire Fontaine, Ciprian Mureşan, Nick Devereux, Benjamin Hirte / Chadwick Rantanen, Denis Savary, Şerban Savu, anche Rolf Nowotny dà luogo a un percorso visivo site specific sviluppato mantenendo un atteggiamento quasi “performativo” (operando di giorno in giorno all’interno del museo, abbandonandosi alle suggestioni del luogo) il cui esito finale sarà noto solo al termine della sua realizzazione, vale a dire a ridosso della data di inaugurazione della mostra.

 Rolf Nowotny (Copenhagen, 1975; vive e lavora a Copenhagen), Mostre personali (selezione): Christian Andersen, Copenhagen (2016; 2013; 2010), Tranen, Copenhagen (2015); Fauna, Copenhagen (2015); Ditte Gantriis & Rolf Nowotny, Die Raum, Berlin (2014); Antechamber, Copenhagen (2012); Overgaden, Copenhagen (2011). Mostre collettive (selezione): iwillmedievalfutureyou, Kunsthal, Aarhus (2018; 2016);Nordic Biennial for Contemporary Art, Moss (2017); Sculpture Odense, Odense (2017); Artists’ Books, Growing Wildly, Den Frie Centre of Contemporary Art, Copenhagen (2016); Shapes in the making, Konsthall, Lund (2013); Sandly Island, Nomas Foundation, Roma (2013);Ground, Kunstmuseum, Sorø (2013); Spatium, KUMU Art Museum, Tallinn (2012).

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Origine dei cavalli ambiatori

8 Agosto 2016

Pony islandese durante i campionati mondiali. Credit: Monika Reissmann
Pony islandese durante i campionati mondiali. Credit: Monika Reissmann

Andare a cavallo è l'uso fondamentale che si è fatto di questo animale domestico, e ha influenzato per millenni le società umane. Le tecniche si sono modificate nei secoli, e cavalli in grado di tenere un'andatura "comoda" sulla lunga distanza furono considerati di grande valore.

Un nuovo studio, pubblicato su Current Biology, ha rilevato la presenza di un allele mutato in relazione a queste caratteristiche. La ricerca ha preso in esame il DNA antico di 90 cavalli, a partire dal Calcolitico (seimila anni fa) e fino all'undicesimo secolo d. C. La mutazione è stata rilevata in due cavalli inglesi tra 850 e 900 d. C., e con più frequenza in quelli islandesi tra nono e undicesimo secolo. I cavalli compaiono in Islanda a partire dall'870 d. C., ed è improbabile che si sia giunti a una mutazione indipendente in così poco tempo. L'origine dei cavalli ambiatori sarebbe dunque da ritrovarsi nell'Inghilterra medievale: i coloni norreni (provenienti da Danimarca e Svezia meridionale) portarono questi cavalli in Islanda, dove li allevarono. Evidentemente questi preferirono questa andatura comoda al loro arrivo nell'isola. Furono poi diffusi - a partire dall'Inghilterra o dall'Islanda - nel resto del mondo. L'assenza del gene nei cavalli europei dell'epoca (Scandinavia compresa) lascia infatti pensare che la diffusione dello stesso sia avvenuta a partire dalle Isole Britanniche.

Arne Ludwig, tra gli autori dello studio, ha espresso sorpresa per il fatto che tale mutazione non fosse più antica, visto che il tratto è così diffuso oggi. Evidentemente con una forte selezione tutto può avvenire molto velocemente.

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Torna in Italia il prezioso carro sabino a decorazioni dorate

TORNA IN ITALIA IL PREZIOSO CARRO SABINO A DECORAZIONI DORATE
Franceschini, storico accordo tra l’Italia e il museo Ny Calsberg Glyptotek di Copenhagen

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Carro di Fara Sabina
Il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo e il Ny Carlsberg Glyptotek hanno sottoscritto un accordo di cooperazione culturale di ampio respiro che salvaguarda e rafforza lo scambio accademico di reperti archeologici tra il panorama culturale italiano e il museo di Copenhagen. L’accordo, favorito dai buoni uffici dell’Ambasciata d’Italia a Copenhagen, espanderà gli attuali parametri per l’acquisizione e la presentazione del sapere sul mondo antico.
L’accordo ricomprende la restituzione all’Italia di una serie di reperti archeologici che hanno fatto parte della collezione di antichità del museo danese sin dagli anni Settanta del Novecento. Questa restituzione è solo uno degli elementi di un estensivo programma culturale attraverso il quale il MiBACT offrirà al Glyptotek l’opportunità di migliorare la sua già significativa offerta di patrimonio culturale dell’Italia antica con prestiti di lungo periodo di reperti archeologici. Inoltre l’accordo rinsalderà la collaborazione tra gli archeologi nella realizzazione di nuove forme di esposizione e di progetti di ricerca scientifica.
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La restituzione
L’accordo è il risultato del dialogo accademico intrapreso a partire dalla primavera del 2012 tra il MiBACT e la Glyptotek. L’accordo adempie ai desideri dello Stato italiano riguardo la restituzione di una serie di reperti archeologici, soprattutto etruschi, acquisiti dalla Glyptotek agli inizi degli anni Settanta del Novecento sul mercato internazionale dell’arte. Successive indagini hanno dimostrato che i reperti erano stati dissotterrati nel contesto di scavi illegali in Italia ed esportati senza autorizzazione, motivo per il quale, sulla base della ragionevolezza e del senso comune, c’è consenso riguardo al ritorno in Italia di questi reperti.
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La restituzione comprende l’importante tomba principesca della Sabina, comincerà a dicembre di quest’anno e sarà terminata entro il 2017.
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Danimarca: un crocifisso del decimo e una fibbia del nono secolo

16 - 18 Marzo 2016
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Due importanti ornamenti sono stati ritrovati nei giorni scorsi in Danimarca: si tratta di un crocifisso della prima metà del decimo secolo e di una fibbia in bronzo dorato del nono secolo.
Il crocifisso, lungo 4,1 cm, è stato ritrovato in un campo presso Aunslev, nella parte orientale dell'isola di Funen. Risale alla prima metà del decimo secolo. Si tratterebbe del più antico per la Danimarca, tanto che per l'archeologa Malene Refshauge Beck la scoperta potrebbe spingerci a riconsiderare la data di adesione dei Danesi al Cristianesimo. Il reperto infatti sarebbe precedente le Pietre runiche di Jelling, che presentano pure la prima rappresentazione danese (965) di Cristo sulla croce.
La fibbia, di appena 6 cm di diametro, proverrebbe dalle Isole Britanniche (forse dall'Irlanda o dalla Scozia), ma è stata ritrovata in una sepoltura vichinga nella Danimarca occidentale. Si ritiene che risalga all'ottocento dell'era volgare, per quanto la tomba sia di un secolo dopo. Si tratterebbe di una decorazione di una scatola, passata poi su dei vestiti. Si pensa inoltre che si tratti di un oggetto rubato, visto che simili beni non erano oggetto di scambio. Il ritrovamento sarà illustrato nel testo "Død og begravet i vikingetiden", raccolta di articoli pubblicata dall'Istituto Saxo dell'Università di Copenaghen.
Link: Science NordicVidenskab; Vikingemuseet Ladby; The History BlogThe LocalDiscovery News; Daily Mail; DKRepubblica.
L'isola di Funen in Danimarca, da WikipediaCC BY 3.0 (Los688 - File:Denmark location map.svg).


Nuove analisi ci informano sulla vita e la morte di Erik IX di Svezia

16 Marzo 2016

Erik IX il Santo viene messo in guardia durante la Messa. Dipinto murale dalla Cattedrale di Uppsala. Credit: Anders Damberg
Erik IX il Santo viene messo in guardia durante la Messa. Dipinto murale dalla Cattedrale di Uppsala. Credit: Anders Damberg

Erik IX Jedvardsson, detto il Santo, fu re di Svezia fino al 1160: è patrono, oltre che uno dei simboli del paese scandinavo. La leggenda narra della sua drammatica morte in battaglia, fuori dalla chiesa di Uppsala dove aveva appena celebrato la messa.
Purtroppo le fonti dell'epoca non parlano di lui. L'unico resoconto sulla sua vita è dunque la leggenda del santo, datata agli anni novanta del tredicesimo secolo, e che però si ritiene possa essere basata su un'altra leggenda anche parecchio più antica.
La leggenda parla di come Erik IX di Svezia fu scelto come sovrano, di come regnò giustamente e del suo essere un buon cristiano, del suo supporto alla Chiesa e della sua crociata contro la Finlandia. Fu ucciso nel 1160 da un pretendente al trono, di origine danese. I resti sono conservati dal 1257 in un reliquiario contenente 23 ossa, apparentemente dello stesso individuo, e accompagnate da una tibia non correlata.
Teschio e corona di Erik IX il Santo. Credit: Mikael Wallerstedt
Teschio e corona di Erik IX il Santo. Credit: Mikael Wallerstedt

Analisi furono condotte nel 1946, ma i metodi oggi disponibili hanno spinto ad effettuarne di nuove. Il 23 Aprile 2014 il reliquiario di Erik IX è stato dunque aperto durante una cerimonia alla Cattedrale di Uppsala. Ricercatori di diverse discipline hanno potuto così effettuare analisi su quei resti. Le informazioni ricavate riguardano le sue condizioni generali di salute, la sua genealogia, la dieta e le probabili cause della morte.
Si tratta di un uomo tra i 35 e i 40 anni, alto 171 cm: la datazione al radiocarbonio è coerente con la morte supposta nel 1160. Non si sono ritrovate patologie: non soffriva di osteoporosi o fragilità ossea. Al contrario, la sua densità ossea è del 25% superiore a quella media moderna: si trattava di un individuo ben nutrito, di sana costituzione e che svolgeva rilevanti attività fisiche. La dieta indica il consumo di pesce d'acqua dolce, coerentemente col rispetto del divieto di consumo di carni. Sarebbe vissuto più a sud di Uppsala, nella provincia di Västergötland. Si tratta però di analisi al momento preliminari.
Tibia con tagli procurati in battaglia. Il 23 Aprile 2014 il reliquiario di Erik IX il Santo è stato aperto durante una cerimonia a Uppsala. Credit: Anna Kjellström
Tibia con tagli procurati in battaglia. Il 23 Aprile 2014 il reliquiario di Erik IX il Santo è stato aperto durante una cerimonia a Uppsala. Credit: Anna Kjellström

Dal reliquiario si sono anche prelevati campioni di DNA: l'analisi dovrebbe però richiedere un altro anno. Il cranio presenta due ferite che però risultano guarite: sono forse spiegabili con la crociata contro la Finlandia.
La leggenda narra di come il re fu circondato da nemici che lo fecero cadere: qui fu ferito ripetutamente, lasciandolo mezzo morto. Fu quindi decapitato. Risultano in effetti almeno nove ferite, sette delle quali sulle gambe: probabilmente Erik il Santo portava un usbergo e gli arti inferiori erano meno protetti. Entrambe le tibie mostrano tagli in direzione del piede: l'assalitore era dunque di fronte. Una vertebra del collo è attraversata da un taglio: la cosa non sarebbe stata possibile durante la battaglia, senza rimuovere l'usbergo. Questi dati confermerebbero perciò un interludio tra la battaglia e la decapitazione.  Le ferite perciò non contraddicono in alcun modo il resoconto della leggenda, per quanto tarda.
Un articolo sulle scoperte verrà pubblicato sul prossimo numero del periodico Fornvännen.
Link: AlphaGalileo, EurekAlert! via Uppsala University


Danimarca: tesoro di 82 monete di 700 anni fa da Viborg

10 - 14 Febbraio 2016
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Un tesoro di 82 monete risalenti a 700 anni fa circa è stato ritrovato in un campo nei pressi di Viborg, in Danimarca. Le monete risalgono alla prima metà del quattordicesimo secolo, un periodo di grande instabilità interna del paese.
https://twitter.com/TheLocalDenmark/status/697405971778379781
Link: Copenhagen Post; The Local; New Historian; RT; Viborg Museum (PDF)Ekstra Bladet.
La regione del Midtjylland, da WikipediaCC BY-SA 3.0, caricata da e di TUBS (TUBS Own work This vector graphics image was created with Adobe Illustrator. This file was uploaded with Commonist. • based on File:Denmark location map.svg by NordNordWest).


Infestazioni di parassiti intestinali presso i Vichinghi e disturbi polmonari oggi

5 Gennaio - 4 Febbraio 2016
Wikinger
Gli scavi archeologici delle latrine vichinghe nei pressi di Viborg, in Danimarca, hanno evidenziato impressionanti infestazioni di parassiti intestinali che affliggevano quelle popolazioni per il periodo che va dal 1018 al 1030 d. C. Secondo lo studio che se ne è occupato (pubblicato su The Journal of Parasitology), le analisi del DNA di questi parassiti potranno fornire molte indicazioni, ad esempio riguardo le migrazioni umane e le malattie del passato.
Secondo un secondo studio, pubblicato su Nature: Scientific Reports, una deficienza ereditaria che predispone ad enfisemi e altri disturbi polmonari (che colpiscono 300 milioni di persone, il 5% della popolazione mondiale) troverebbe le sue radici proprio in queste antiche infestazioni. I geni di quelle popolazioni scandinave si sarebbero sviluppati di modo da proteggerle dai disturbi causati da quei parassiti, diventando il tratto ereditario che al contempo può portare oggi alle malattie polmonari nei fumatori. Il fattore di rischio è difatti aggravato dal fumo, che evidentemente non costituiva un problema per gli antichi Vichinghi. Quella deficienza ereditaria è particolarmente diffusa in Scandinavia.
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Il peso genetico delle migrazioni anglosassoni in Gran Bretagna

19 Gennaio 2016
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Un nuovo studio è stato in grado di valutare il peso delle migrazioni anglosassoni in Gran Bretagna, da un punto di vista genetico. Gli autori lo hanno fatto sequenziando il DNA da dieci scheletri della tarda Età del Ferro (attorno al 50 a. C.) fino alla metà del periodo anglosassone (500-700 d. C.), e provenienti da scavi da siti vicino Cambridge. Ne è risultato che oltre un terzo del DNA dei moderni britannici deriva dalle migrazioni anglosassoni.
Contrariamente a quanto talvolta affermato, quindi, quei migranti non rimasero isolati, ma si sarebbero mescolati alla popolazione locale. I dieci campioni provengono dai siti di Hinxton, Linton e Oakington, vicino Cambridge. Quelli da Oakington, ad esempio, mostrano due migranti anglosassoni, un nativo e un individuo che è il risultato della mescolanza delle due componenti.
Quei migranti anglosassoni erano molto simili agli odierni Olandesi e Danesi, contribuendo al 38% del DNA dei moderni abitanti dell'Est dell'Inghilterra, una percentuale che scende al 30% per Gallesi e Scozzesi.
[Dall'Abstract:] La storia della popolazione britannica è stata modellata da una serie di immigrazioni, comprese le prime migrazioni anglosassoni dopo il 400 dell'era volgare. Rimane una questione aperta quella riguardante il modo con cui questi eventi influenzarono la composizione genetica dell'attuale popolazione britannica. Qui si presentano le sequenze dell'intero genoma da 10 individui da scavi vicino Cambridge, nell'Est dell'Inghilterra, che spaziano dalla tarda Età del Ferro alla metà del periodo anglosassone. Analizzando le varianti rare condivise con centinaia di moderni campioni dalla Gran Bretagna e dall'Europa, si è stimato che in media la popolazione contemporanea dell'Est dell'Inghilterra derivi il 38% della sua stirpe da migrazioni anglosassoni. Si ottengono ulteriori conoscenze con un nuovo metodo, denominato rarecoal, col quale si deduce la storia della popolazione e si identifica la stirpe genetica su una scala sottile, a partire dalle varianti rare. Utilizzando il metodo rarecoal si è scoperto che i campioni anglosassoni sono strettamente connessi alle moderne popolazioni olandesi e danesi, mentre i campioni dell'Età del Ferro condividono gli antenati con molteplici popolazioni nord europee, Gran Bretagna compresa.
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