ARCHEODONNA: l’archeologia delle donne in Italia dal XX secolo al Futuro

Le donne occupate negli ultimi dieci anni sono salite di mezzo milione (+5,4 per cento rispetto al 2008), mentre gli uomini sono calatidi 388 mila unità (-2,8 per cento): su 23,2 milioni di occupati, le donne coprono il 42,1 per cento, concentrate soprattutto nel Terziario. L’87 per cento degli archeologi è donna.

Didascalie foto Iole Bovio Marconi/Museo Archeologico Nazionale di Palermo
Marsala (TP) 1940 -Scavi Capo Lilibeo

Se ne è parlato - in una due giorni di interventi -  al Museo archeologico Salinas, a Palermo, nel corso di"ArcheoDonna: l'archeologia delle donne in Italia dal XX secolo al Futuro” due-giorni di studio promossa dal Museo archeologico, in collaborazione con CoopCulture, dedicati alla declinazione della professione che dagli inizi del ‘900 ad oggi ha fatto un enorme salto in avanti.  Una riflessione che muove dall’epoca delle “apripista” della prima metà del Novecento, donne in grado di infrangere gli schemi di un sistema accademico che ammetteva, tutt’al più, il lavoro silenzioso di preziose collaboratrici all’ombra di prestigiosi accademici, rigorosamente maschi, giungendo alla realtà contemporanea in cui molte donne sono a capo di istituzioni e musei. “Il Museo Salinas è sempre stato guidato da una donna, tranne la lunga parentesi di Vincenzo Tusa: sin dalla sua prima direttrice, Iole Bovio Marconi che riuscì a salvare i reperti dai bombardamenti della Guerra – spiega il direttore del museo, Francesca Spatafora.

Museo Archeologico Nazionale di Palermo, 1943 -Sala delle Metope di Selinunte, messa in sicurezza)

Si occupa di Cultura a vario titolo, il 5,3 per cento degli italiani (circa un milione e 190 mila unità) con un gap tra il 2011 e il 2015. Di questi, il 56 per cento è “rosa”. L’età media è piuttosto alta (55 anni) mentre la media tra le donne in posizione dirigenziale. Non c’è un ministro dei Beni culturali donna da 18 anni (l’ultima è stata Giovanna Melandri). In archeologia la presenza femminile è altissima(433), soprattutto in Liguria, Friuli, Molise e Veneto, dove si sfiora l’87 per cento di copertura dei posti. Le imprese guidate da donne sono 52.297 su tutto il panorama nazionale e di queste il 65 per cento lavora nella Cultura. Tra queste CoopCultura che su 1772 impiegati, conta 1278 donne, soprattutto in posizione dirigenziale: presidente e vicepresidente, sei su nove membri del CDA, 3 su 5 direttori e 10 su 12 responsabili di settore. “L’industria culturale e creativa è quella che offre più possibilità di lavoro alle donne –spiega il direttore di CoopCulture, Letizia Casuccio – e noi ne siamo un esempio “sul campo”. In Sicilia, due su tre responsabili regionali sono donne. E nei posti di lavoro creati in Sicilia – dove CoopCultura gestisce i servizi di Valle dei Templi ad Agrigento, Zisa, chiostro di Monreale, Parco dello Iato, Museo archeologico Salinas, Orto Botanico - il 70 per cento sono donne, quasi sempre laureate e sotto i 35 anni di età.


8 marzo al MArRC e inaugurazione della mostra "Dodonaios. L'Oracolo di Zeus e la Magna Grecia"

Gli ultimi giorni della Settimana dei Musei, con ingresso gratuito per la campagna promozionale del MiBAC #iovadoalmuseo, si annunciano ricchi di eventi importanti.

L'8 marzo, si celebra la Giornata internazionale della Donna. La mattina, alle ore 10.30 e alle ore 12.00, due visite guidate a tema saranno organizzate a cura della società Kore srl che gestisce i servizi aggiuntivi museali. Il titolo, che  farà da filo conduttore nel viaggio alla scoperta di alcuni segreti della storia antica legati alla femminilità è, appunto, “L’antica arte femminile”. Il mito di Kore-Persefone sarà certamente tra le tappe principali di un percorso di conoscenza, di arte e di bellezza, che accenderà l’attenzione anche su altri aspetti delle abitudini e dei costumi delle donne dell’antica Grecia.

Manca poco, ormai, al principale evento della Settimana e della stagione al Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria: l’Inaugurazione della grande mostra “Dodonaios. L’oracolo di Zeus e la Magna Grecia”, frutto di un importante progetto di collaborazione internazionale. Alle ore 17.30, nello spazio di Piazza Paolo Orsi, i curatori – il direttore del MArRC Carmelo Malacrino insieme a Konstantinos I. Soueref, direttore del Museo Archeologico di Ioannina (Grecia) e Soprintendente alle Antichità, e ai professori Fausto Longo e Luigi Vecchio, del Dipartimento di Scienze del Patrimonio Culturale dell'Università degli Studi di Salerno, con il coordinamento scientifico della funzionaria archeologa del MArRC Ivana Vacirca – presenteranno il progetto nato dalla collaborazione tra il Museo di Reggio Calabria, il Museo Archeologico di Ioannina (Epiro, grecia) e l’Ateneo salernitano. La mostra sarà visitabile al livello E, fino al 9 giugno 2019.

In considerazione dell’alto valore interculturale e per la qualità delle sinergie internazionali, sarà presente anche il Magnifico rettore dell’Università degli Studi di Salerno, Aurelio Tommasetti.

I giornalisti sono invitati a partecipare alla cerimonia inaugurale.

Il percorso espositivo propone una lettura delle relazioni tra le due regioni, Epiro e Magna Grecia, nell’antichità, alla luce delle ricerche più recenti sul sito di Dodona, sede del famoso oracolo ubicato nella valle ai piedi del monte Tomaros, nel cuore dell’Epiro, nella Grecia nord-orientale. La mostra, infatti, racconta la storia archeologica e letteraria del santuario dedicato a Zeus, di cui scrissero il poeta Euripide e lo storico Erodoto. L’oracolo era noto in tutto il mondo greco e frequentato anche da cittadini di molte poleis magnogreche (Hipponion, Rhegion, Kroton, Sybaris, Thourioi, Herakleia, Metapontion, Taras), come spiega uno dei curatori, l’archeologo Luigi Vecchio. «I pellegrini si recavano al santuario da ogni parte dell’Epiro, della Tessaglia, dell’Attica, della Beozia, del Peloponneso, della Magna Grecia, per interrogare la divinità per lo più su questioni personali – sul matrimonio, sugli affari, proprio come si fa oggi con gli indovini – in una pratica che durò molti secoli, dal VI al II a. C.. La cosa più caratteristica e suggestiva – continua lo studioso – è la modalità in cui ciò avveniva: in forma scritta, su laminette piccolissime di pochi centimetri che entrano sul palmo di una mano, con lettere incise delle dimensioni di pochi millimetri, che venivano piegate o arrotolate e presentate per la domanda». Nella mostra al MArRC saranno esposti oggetti di Dodona della collezione del Museo Archeologico di Ioannina, alcuni dei quali non avevano mai varcato prima i confini della Grecia. Tra questi, proprio una selezione delle laminette di piombo incise, di cui alcune, in particolare, sono riferibili alle città magnogreche.. «I fedeli che interrogavano l’oracolo era di ceto medio basso – aggiunge Vecchio –. Le sacerdotesse interpretavano le risposte del dio attraverso i suoni, per lo più della natura: il fruscio della grande quercia sacra, il volo delle colombe. Suoni che rimbombavano nel silenzio della vallata. In qualche laminetta la risposta è incisa sul retro».

L’archeologo Fausto Longo, co-curatore per l’Università degli Studi di Salerno, spiega che questo progetto «nasce da lontano, nel rapporto di collaborazione per le ricerche sul santuario di Dodona tra il Dipartimento di Scienze del Patrimonio Culturale dell'Università degli Studi di Salerno con il Museo di Ioannina e la Soprintendenza dell’Epiro, che aveva prodotto una grande mostra ad Atene, con il titolo appunto “L’oracolo dei suoni”. I colleghi greci si resero disponibili ad esporre le laminette per la prima volta in Italia. È stata – aggiunge lo studioso – un’opportunità importante per approfondire le ricerche sui rapporti tra queste due regioni del Mediterraneo, la Magna Grecia e l’Epiro, che presentano molte similitudini, non soltanto dal punto di vista morfologico e geografico. La storia del santuario riassume queste analogie, che abbiamo approfondito in una prospettiva interdisciplinare nel corposo catalogo». Continua Longo: «Le popolazioni indigene che vivevano nell’antichità in queste due regioni avevano un’organizzazione sociale simile, a carattere tribale. Non conoscevano il fenomeno urbanistico finché non entrarono in contatto con i Greci, in una fase tarda, tra il IV e il II secolo a.C, e questo per motivi legati al territorio a carattere montano».

Le laminette in bronzo riferite alle colonie magnogreche in Calabria, insieme agli altri reperti esposti nella grande mostra, quindi, dichiara il direttore del MArRC Carmelo Malacrino, «conducono il visitatore in un affascinante viaggio alla scoperta del legame profondo e antico tra l’Italia e la Grecia, e in particolare tra le regioni che si affacciano sul mar Ionio, che non separa ma unisce le due sponde».

All’indirizzo web: www.oracledodona.it si trova il supporto multimediale alla visita.


Festa della donna al Museo Egizio di Torino

Venerdì 8 marzo, in occasione della Giornata Internazionale della Donna, tutte le donne che si presenteranno alla biglietteria del Museo Egizio avranno diritto all’ingresso gratuito.

Per le ore 16:10 sarà possibile inoltre prenotare una speciale visita guidata dal titolo “La donna al tempo dei faraoni”.

La visita, prevista per un pubblico di adulti, permetterà di riscoprire la vita delle donne nell'antico Egitto: dalla quotidianità fino al ruolo ricoperto nei riti funerari, attraverso una dettagliata analisi dei corredi privati rinvenuti nelle tombe. Il percorso, di circa due ore, permetterà di apprezzare gli equilibri tra la sfera maschile e femminile nelle differenti situazioni di vita e terminerà al cospetto di una delle divinità femminili più note: la dea leonessa Sekhmet, simbolo di forza e potere, femminilità e maternità.

La prenotazione è obbligatoria, telefonando al 011 4406903 o scrivendo a [email protected]

L'Ufficio Informazioni e Prenotazioni è aperto dal lunedì al venerdì, dalle 8:30 alle 19:00; il sabato,
dalle 9:00 alle 13:00.

Per partecipare, è richiesto un contributo di 7 euro, oltre al biglietto di ingresso (necessario solamente
per gli uomini).


Quinta edizione del Festival del Medioevo: "Donne, l'altro volto della Storia"

"Donne, l'altro volto della Storia"

sarà il tema della quinta edizione del Festival del Medioevo

in programma a Gubbio dal 25 al 29 settembre 2019

Festival del Medioevo 2019 Donne. L'altro volto della storia Medio Evo Gubbio UmbriaIldegarda, Christine de Pizan e le altre. “Donne, l'altro volto della Storia” sarà il tema della quinta edizione del Festival del Medioevo, in programma a Gubbio dal 25 al 29 settembre 2019.

Un viaggio intorno alla condizione femminile alla radice dei pregiudizi e degli stereotipi. La voce delle donne nella vita quotidiana e nei palazzi del potere: sante e regine, streghe e madonne, artiste e intellettuali, muse e medichesse. Sussurri e grida su vicende sconosciute, rimosse o dimenticate. Un lungo racconto tra l'arte e la letteratura, la politica e la filosofia.

Il Festival del Medioevo è giunto alla quinta edizione.

La manifestazione, centrata sulla divulgazione storica, incrocia il passato con i grandi temi del mondo contemporaneo e coinvolge autori provenienti da oltre venti università italiane e straniere: più di cento gli appuntamenti a ingresso libero con storici, scrittori, architetti, scienziati e giornalisti.

Molti altri eventi collaterali arricchiscono i cinque giorni dedicati all'Età di Mezzo: la "Fiera del libro medievale", con le grandi case editrici e gli editori specializzati; "Miniatori dal mondo", l'appuntamento durante il quale esperti calligrafi italiani e stranieri trasmettono le arti degli scriptoria medievali a studenti ed appassionati; la "Tolkien session", dedicata alla vita e alle opere del grande scrittore britannico autore del “Signore degli anelli”; le "Botteghe delle arti e dei mestieri", una mostra-mercato con prodotti dell'artigianato e "Il Medioevo dei bambini" con giochi, letture, animazioni, laboratori d’arte e corsi di disegno riservati ai più piccoli. E ancora, giochi di ruolo, esibizioni di rievocatori, recital, concerti di musica medievale e lezioni-spettacolo con approfondimenti culturali su alcuni temi legati alla storia contemporanea.

Il Festival del Medioevo, organizzato dalla Associazione Festival del Medioevo in collaborazione con il Comune di Gubbio, si avvale dei patrocini scientifici dell’ISIME, l’Istituto Storico Italiano per il Medioevo e della SAMI, la Società degli Archeologi Medievisti Italiani e di quelli istituzionali del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e della Regione Umbria.

Principali sostenitori delle edizioni precedenti, oltre al Comune di Gubbio, impegnato con risorse finanziarie, logistiche e di coordinamento per la partecipazione delle realtà associative cittadine, il GAL Alta Umbria, la Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia, la Camera di Commercio di Perugia e la Fondazione Giuseppe Mazzatinti, che rappresenta anche un partner attivo nel settore dell'educazione.

La RAI, con i canali tematici Rai Storia e RAI Radio3, è il principale media partner dell'evento culturale. Il mensile di approfondimento storico MedioEvocollabora con il Festival del Medioevo fin dalla prima edizione, insieme a Italia Medievale, portale web impegnato nella promozione del patrimonio storico e artistico del Medioevo italiano, Feudalesimo e Libertà, fenomeno social di goliardia e satira politica e MediaEvi, la pagina Facebook specializzata nell’analisi dei medievalismi.

Il sito web del Festival del Medioevo (www.festivaldelmedioevo.it) e la relativa pagina Facebook sono gli indirizzi online dedicati alla divulgazione storica del Medioevo più visitati in Italia.

(12 dicembre 2018)

Web: www.festivaldelmedioevo.it
Facebook: @FestivalDelMedioevo
Instagram: festival_medioevo
YouTube: Festival del Medioevo


"Ritagli di donne", installazione di Benedetta Montini alla Galleria d’Arte Moderna di Roma

in occasione della Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne

un’iniziativa sostenuta da Secondo Cuore Onlus

Ritagli di donne

Installazione di Benedetta Montini

 

Galleria d’Arte ModernaVia Francesco Crispi 24

24 e 25 novembre 2018

Inaugurazione: 23 novembre 2018 ore 18.30

In occasione della Giornata internazionale contro ogni forma di violenza sulla donna, l’installazione “Ritagli di donne” dell’artista Benedetta Montini rappresenta un interessante momento di riflessione e conoscenza delle tematiche femminili artistiche e contemporanee, già avviate all’interno degli stessi spazi della Galleria d’Arte Moderna.

L’esposizione, promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali,inaugura il 23 novembre 2018, sostenuta da Secondo Cuore Onlus con la consulenza artistica di Studio Arte 15 e servizi museali di Zètema progetto Cultura.

Il lavoro di Benedetta Montini, artista marchigiana ma da anni residente a Roma, si è sempre distinto per la capacità di proporre opere “empatiche” sia attraverso gli scatti fotografici con i quali immortala le proprie performances sia con collage su carta.Definita dalla critica “un’artista photo performer”, le sue opere sono il prodotto di un personale assemblaggio con il quale intende elevare il concetto di fascino femminile. Le sue donne sono bellezze lontane nel tempo, richiamate alla memoria attraverso i collage per un frammentario omaggio alla donna, alle donne di sempre e di mai.

Come afferma l’artista, è stato il suo interesse per le donne che vogliono cambiare la realtà e lasciare una traccia nel tempo in cui vivono, che le ha reso naturale incontrarsi con gli obiettivi di Secondo Cuore Onlus, la cui missione l’ha emozionata tanto da ispirarle la produzione dei collage con ritagli di donne presi da vecchie fotografie. È nata così una felice sintonia con il “modus operandi” del Prof. Giulio Basoccu, Presidente di Secondo Cuore Onlus, da cui è iniziata questa splendida avventura.

Ed è proprio il Prof. Basoccu a ribadire che nell’arte di Benedetta Montini ha trovato subito una forza prorompente, quella che serve alle donne a risalire, a rinascere, dopo aver subito una forma di violenza sia fisica che  psicologica.

 Secondo Cuore è la Onlus che aiuta le donne offrendo un sostegno dal punto di vista chirurgico, psicologico e legale: le donne che portano sulla loro pelle segni causati da una violenza, da un incidente domestico o stradale, donne che sono nate con una malformazione, donne che presentano un importante inestetismo estetico che non permette loro di vivere una vita normale. Infatti, Secondo Cuore aiuta le donne che vogliono tornare a vivere, a rialzarsi e sostiene l’arte di donne che parlano di donne.Secondo Cuore vuole essere anche una casa aperta a tutti, anche ad altre associazioni che si occupano della tutela delle donne affinché si lavori insieme per regalare loro un nuovo sorriso e quindi una nuova vita a chi è in difficoltà. La Onlus ha molti obiettivi tra i quali quello di promuovere attività di studio e di ricerca scientifica nel campo del disagio psicologico dell'età evolutiva e degli adulti, connesse ai disagi estetici femminili.

In linea con il nobile impegno profuso dalla Onlus, la partecipazione di Coquis – Ateneo della Cucina italiana supporterà questa iniziativa concependo un Welcome Drink “tematico”, insieme ai suoi studenti.

 

Per i possessori della nuova MIC Card – che al costo di soli 5 euro consente a residenti e studenti l’ingresso illimitato per 12 mesi nei Musei Civici – l’ingresso all’installazione è gratuito.

La Galleria d’arte moderna di Roma Capitale in via Crispi. Foto di SailkoCC BY 3.0.


Roma: Donne Perse(phone)

TEATRO DI VILLA TORLONIA

Donne Perse(phone) – Voci di donne contro la violenza sulle donne

Venerdì 25 novembre 2016 ore 19.30

In occasione della Giornata Mondiale contro la Violenza sulle Donne

drammaturgia di Annalisa Venditti

regia di Paola Sarcina

musiche di Bellini, Händel, Mozart, Purcel, Verdi, Vivaldi

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Donne Perse(phone) è un dramma moderno sulla violenza alle donne che si ricollega al mito classico: alla vicenda della dea greca Demetra e di sua figlia Persefone. Ispirato dalle cronache dei nostri giorni, alle storie di ragazze e donne uccise o abusate da un marito, un fidanzato o un compagno violento, questo recital dà voce alle vittime. Le figlie ritornano e lo fanno per raccontare alla madre gli ultimi momenti della loro vita e per ricucire quello strappo che – nonostante tutto - non potrà mai recidere un legame tanto forte e profondo. A differenza del mito antico, dove Demetra ottiene di poter riavere da Ade per sei mesi l’anno la figlia, nella tragedia dei nostri giorni questo non può accadere. La Persefone di oggi è morta, ma con lei sarà sempre sua madre. Il recital rappresenta un dialogo intimo tra madre e figlia, tra vita e morte, tra amore e violenza. Il linguaggio segreto e arcaico del mito si confonde con le atmosfere metropolitane evocate e con le parole della cronaca nera, in una parabola di emozioni che si infrange contro il fatale enigma dell’esistenza.

Tredici donne in scena, tutte non professioniste, tranne una. Hanno lavorato dallo scorso aprile, insieme alla regista Paola Sarcina e all’autrice Annalisa Venditti. Hanno costruito insieme lo spettacolo, attraverso un laboratorio, che ha previsto anche due incontri di approfondimento con la psicologa Marinella Linardos. 

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Bari: «La “scuola delle donne” nel mondo greco»

Il 25 ottobre l'Associazione Italiana di Cultura Classica (delegazione di Bari) organizza presso l’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”, Centro Polifunzionale per gli Studenti, sala 1 (Ex Palazzo delle Poste), la conferenza:

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«La “scuola delle donne” nel mondo greco. Dimensione femminile e trasmissione della conoscenza: una riflessione fra antichità e presente»

tenuta dalla Prof. Flavia Frisone, docente di Storia greca dell’Università del Salento.

Abstract della conferenza

Quale spazio era riservato al sapere, nell’universo femminile antico?

E quali “saperi” del femminile erano considerati importanti e socialmente accettabili nella Grecia antica?

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Si partirà da una riflessione sui ruoli educativi che erano destinati alle donne e sull’influenza che questo poteva avere nel definire la forma stessa della società. Dal ruolo di custodi delle memorie familiari, della vendetta e del sangue, a quello di prime destinatarie della promessa salvifica delle religioni misteriche, dall’istruzione pratica da sovrintendenti dell’azienda familiare alla possibilità di attingere agli orizzonti più alti della cultura contemporanea e di misurarsi con gli uomini, a prezzo però della propria dignità sociale, le vedremo, queste donne antiche, incarnate in modelli letterari o in donne vere, che lasciarono traccia della loro vita reale nella documentazione materiale. Ci mostreranno come lo spazio dedicato al loro sapere, o al sapere per loro, non fu mai neutro ma spesso aiuta a ricostruire un’immagine più autentica del mondo in cui vissero.

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Ci insegna qualcosa, oggi, la storia di queste donne, il loro spazio nel margine di un modello culturale che pure ha costituito un paradigma fondamentale per la cultura moderna e contemporanea? Oggi, che l’educazione negata si rivela una schiacciante violenza esercitata su milioni di bambine e ragazze nel mondo, proviamo a chiederci quale peso abbia, per una società, una cultura che possa declinarsi anche al femminile. Per esempio: cosa significa la progressiva “femminilizzazione” degli studi classici che si manifesta sotto i nostri occhi, nella scuola e nell’Università italiane? Dobbiamo considerarla un’ulteriore forma di marginalizzazione, di fronte a una società che dà valore ad altri modelli di sapere? O possiamo guardare a questa come a un’opportunità da non perdere, per le donne e per la cultura?

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Relatore: Flavia Frisone, docente di Storia greca Università del Salento

-> https://www.unisalento.it/web/guest/scheda_personale/-/people/flavia.frisone

Organizzazione: Associazione Italiana di Cultura Classica (delegazione di Bari)

Luogo: Bari, Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”, Centro Polifunzionale per gli Studenti,

sala 1 (Ex Palazzo delle Poste)

Data: 25 Ottobre 2016, ore 17.00

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Venezia: mostra Culture Chanel - La donna che legge

CULTURE CHANEL
La donna che legge
Venezia, Ca’ Pesaro, Galleria Internazionale d’Arte Moderna
17 settembre – 8 gennaio 2017
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Dal 17 settembre 2016 all’8 gennaio 2017, la Fondazione Musei Civici di Venezia ospita a Ca’ Pesaro,  Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Venezia, la mostra “CULTURE CHANEL, La donna che legge”. La mostra, a cura di Jean-Louis Froment con la collaborazione di Gabriella Belli, è realizzata con il sostegno di CHANEL.
Fin dal suo primo episodio nel 2007, CULTURE CHANEL si definisce come “una collezione di mostre”, in quanto ogni singolo evento fa parte di un progetto unico, ideato ed elaborato da Jean-Louis Froment, che ne cura la direzione artistica.
Mediante la scelta di un tema di volta in volta diverso, CULTURE CHANEL affronta la storia singolare di Gabrielle Chanel e della Maison CHANEL. Quest’itinerario, che attraversa il XX secolo, e continua ancor oggi a scrivere la storia della modernità, trae gran parte della sua forza dall’essere radicato nella cultura del proprio tempo.
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Le donne romane, più indipendenti di quanto si pensasse

19 Maggio 2016

Busto di Livia, moglie dell'Imperatore Augusto
Busto di Livia, moglie dell'Imperatore Augusto

Tradizionalmente si pensa che in epoca romana solo gli uomini fossero considerati cittadini, mentre le donne sarebbero state viste come un'estensione del marito o del padre. Si tratterebbe però solo di un fraintendimento, perché in realtà le donne nell'Impero Romano avrebbero goduto di libertà maggiori che in altri paesi occidentali.
Il capo della familia, che deteneva tutte le proprietà e l'autorità per prendere le decisioni, poteva difatti essere pure una donna. Al momento del matrimonio questa però entrava nella famiglia del marito, divenendo subordinata: una sorta di figlia del marito. A partire dal primo secolo a. C., però, cambio qualcosa, e nuovi accordi prematrimoniali potevano stabilire che la donna rimanesse parte della famiglia del padre della stessa. In tal caso, la donna avrebbe potuto rimanere a capo della familia dal lato del padre, in modo indipendente dal marito.
Le donne cominciarono pure a chiedere sempre più spazio: questo creò tensioni, e vi sono storie di donne "in carriera" o che gestivano le loro proprietà. Alcuni maschi trovarono questo intollerabile e sposarono schiave, di modo da non dover dividere il proprio potere. Per combattere il declino dei matrimoni, Augusto creò nuove leggi: tutti erano obbligati a sposarsi, e l'Imperatore premiava chi dava vita ad almeno tre bambini. Anche se queste misure cambiarono poco le cose, dimostrano il conflitto all'interno della società romana. Le donne dovettero comunque combattere per la propria indipendenza, anche in modo sottile per mantenersi coerenti con l'ideale della donna modesta e obbediente.
Queste alcune delle argomentazioni della tesi di dottorato dello storico Coen van Galen dell'Università Radboud: verrà difesa il 30 Maggio.
Link: AlphaGalileo via Radboud University


Milano: al via il XXIII "Sguardi Altrove Film Festival"

Cultura

Al via il XXIII "Sguardi Altrove Film Festival"

Dal 17 al 25 marzo, in diversi spazi della città, la rassegna dal titolo ‘Il tempo, le donne. Tra memoria e progetto’

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Milano, 15 marzo 2016 - Torna dal 17 al 25 marzo, Sguardi Altrove Film Festival la più importante rassegna italiana, per l’ampiezza e il numero delle proposte, dedicata al cinema e ai linguaggi artistici al femminile che giunge alla 23esima edizione. Un ricco calendario di anteprime, proiezioni, incontri e workshop dislocati in diversi spazi della cultura milanese: Spazio Oberdan, Sala Gregorianum, Fabbrica del Vapore, Casa dei diritti e Parlamento Europeo ufficio di Milano.

“Sguardi Altrove offre anche quest’anno un programma ricco e articolato e unisce alcuni elementi tradizionali con nuovi approfondimenti legati al tema di questa edizione – ha detto Filippo Del Corno, assessore alla Cultura -. Il festival ha decretato negli anni il suo successo grazie a una formula vincente capace di coniugare diversi linguaggi artistici e raggiungere un pubblico più vasto. Un festival aperto al mondo e che porta il mondo in città e nei suoi luoghi con un’attenzione particolare alla produzione cinematografica italiana”.

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