L'International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad” va alla petite Pompéi di Francia: Vienne

La Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico e Archeo hanno inteso dal 2015 dare il giusto tributo alle scoperte archeologiche attraverso un Premio annuale assegnato in collaborazione con le testate internazionali, tradizionali media partner della BMTA: Antike Welt (Germania), as. Archäologie der Schweiz (Svizzera), Current Archaeology (Regno Unito), Dossiers d’Archéologie (Francia).

L’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad” è l’unico riconoscimento mondiale dedicato  agli archeologi, che con sacrificio, dedizione, competenza e ricerca scientifica affrontano quotidianamente il loro compito nella doppia veste di studiosi del passato e di professionisti a servizio del territorio.

Il Direttore della Borsa Ugo Picarelli e il Direttore di Archeo Andreas Steiner hanno condiviso questo cammino in comune, consapevoli che “le civiltà e le culture del passato e le loro relazioni con l’ambiente circostante assumono oggi sempre più un’importanza legata alla riscoperta delle identità, in una società globale che disperde sempre più i suoi valori”. Il Premio, dunque, si caratterizza per divulgare uno scambio di esperienze, rappresentato dalle scoperte internazionali, anche come buona prassi di dialogo interculturale.

Vincitrice della quarta edizione è risultata la “piccola Pompei francese” di Vienne (sulle sponde del Rodano, a circa 30 km a sud di Lione, ma scopriamo di più.

Nella periferia della città di Vienne, in Francia, durante dei lavori per la costruzione di un complesso residenziale, gli archeologi hanno trovato un antico quartiere romano con resti di domus ed edifici pubblici ben conservati dopo una serie di incendi e per questa particolare distruzione del sito, hanno definito Vienne la piccola Pompei francese. La scoperta sembra essere una delle più importanti fatte negli ultimi 40-50 anni. La città di Vienne è famosa già per il suo teatro e per il tempio dedicato ad Augusto e Livia, quindi non estranea ad altri importanti ritrovamenti, ma soprattutto in antico era uno snodo importante nel percorso che collegava il nord della Gallia alla regione Narbonensis, a sud. Il sito doveva estendersi su una superficie di circa 7000 metri quadrati, una scoperta insolita ed eccezionale in un’area urbana, tanto che lo stesso ministero della cultura francese aveva definito l’evento come una “découverte exceptionelle”! Il quartiere romano, con case ed edifici databili al I secolo d.C., si crede possa essere stato abitato per circa 300 anni prima di essere abbandonato in seguito a degli incendi. Molti degli oggetti e degli arredi delle abitazioni si sono perfettamente conservati, trasformando l’area in una vera “petite Pompéi” francese. Tra le strutture sopravvissute, una importante domus chiamata Casa dei Baccanali con pavimenti mosaicati raffiguranti scene di corteggio con menadi e satiri. L’incendio  distrusse il primo piano della casa, il tetto e il balcone, ma molte parti della struttura si sono conservate quasi intatte. Gli studiosi ritengono che la sontuosa domus che aveva al suo interno anche preziosi marmi e godeva di giardini magnifici ed importanti riserve idriche, potesse appartenere ad un ricco mercante della zona. In un altro edificio, invece, si è conservato un mosaico con Talia, una delle grandi muse figlie di Zeus e Mnemosine, nuda e rapita dal dio Pan. I mosaici sono stati staccati con cura e portati in un laboratorio di restauro per poi essere esposti nel 2019 al Museo della Civiltà gallo-romana di Vienne. Durante gli scavi, in luce è venuto fuori anche un edificio pubblico con fontana monumentale ornata da una statua di Ercole, secondo il responsabile dello scavo Clement, probabilmente una scuola di retorica/filosofia ospitata a Vienne.

Le prime cinque scoperte archeologiche del 2017 candidate per la vittoria della quarta edizione sono risultate:

Egitto: il ginnasio ellenistico rinvenuto ad Al Fayoum

Francia: una piccola Pompei a Vienne

Iraq: il più antico porto di una città sumerica ad Abu Tbeirah

Italia: la Domus del Centurione dagli scavi della metro C a Roma

Tunisia: una città romana sommersa nel golfo di Hammamet

 


Al Museo Egizio va in scena “A casa di Kha”, un’attività didattica che esplora la quotidianità degli Antichi Egizi

Sabato 13 ottobre, alle ore 10.10, i ragazzi e le famiglie in visita al Museo Egizio – via Accademia delle scienze 6 – sono invitati a partecipare alla visita guidata “A casa di Kha

L’attività, grazie all’ausilio del corredo funerario dei coniugi Kha e Merit e agli aneddoti riguardanti la realtà familiare,  rende partecipi grandi e piccini di alcuni aspetti della vita quotidiana lungo le sponde del Nilo.

Mobili, vestiti e strumenti di lavoro permetteranno al pubblico di ricostruire le abitudini e le attività di tutti i giorni degli Antichi Egizi, creando un parallelo con la quotidianità dell’uomo moderno, diviso ancora oggitra lavoro e famiglia.

Sorprendente, inoltre, la possibilità di ammirare gli straordinari reperti custoditi nella Tomba di Kha e Merit, capaci di coinvolgere i visitatori in un viaggio nel tempo alla scoperta della vita del più importante architetto e scriba del faraone, vissuto circa 3400 anni fa.

 

 

INFORMAZIONI UTILI

A casa di Kha

Pubblico: bambini (6-11 anni) accompagnati dai genitori

Data e orari: sabato 13 ottobre 2018, ore 10:10

Durata: 90 minuti

Prezzo al pubblico: € 5,00 (biglietto di ingresso escluso)

Prenotazione obbligatoria: dal lunedì al venerdì, 8:30 - 19:00; sabato, 9:00 - 13:00.

Telefono: 011 4406903 - mail: info@museitorino.it


Christian Greco al Parco di Ostia Antica presenta lo sbendaggio della mummia di Kha

Appuntamento imperdibile giorno 11 ottobre al Parco Archeologico di Ostia Antica. In anteprima con il direttore del Museo Egizio di Torino, Christian Greco, nella conferenza dedicata alla “Biografia degli oggetti nel dialogo fra scienza ed egittologia” sarà mostrato lo sbendaggio della mummia di Kha. La conferenza rientra in una serie di appuntamenti del ciclo di conversazioni di archeologia pubblica e di legalità organizzato da Mariarosaria Barbera, direttore del Parco Archeologico di Ostia Antica.

Classe ’75, Christian Greco si afferma come uno dei protagonisti di spicco del panorama culturale italiano ed egittologico mondiale, docente a Leida del corso di Archeologia funeraria egizia e archeologia della Nubia e del Sudan”, dirige con successo il Museo Egizio di Torino dal 2014.

Grazie all’archeometria, capace di restituire preziose informazioni all’archeologia tramite complesse analisi chimiche, fisiche e biologiche, gli studiosi sono in grado di avere a disposizione importanti informazioni sui materiali antichi. Proprio ad Ostia, Christian Greco esibirà in anteprima una versione virtuale della celebre mummia dell’architetto Kha conservata a Torino e scoperta da Ernesto Schiaparelli nel 1906. “Con l’aiuto di una serie di tomografie assiali- rivela Greco - riusciamo a inoltrarci nella sepoltura e ad osservare in dettaglio i resti dell’alto funzionario del faraone Amenophi II (XIV sec. a. C.), una visione integrale e spettacolare che, rimuovendo una benda dopo l'altra, svelerà il contenuto dell'unica tomba intatta conservata fuori dall’Egitto”.

“A Ostia Antica mi interessa ribadire un concetto basilare”, sottolinea Greco, “che la ricerca è la conditio sine qua non per prendersi cura del patrimonio culturale, cioè farne oggetto di tutela e farlo conoscere. Solo il patrimonio conosciuto può essere conservato; e comunicare i risultati degli studi al pubblico rientra fra i doveri di un museo. Per questo sottoponiamo i materiali rinvenuti nella tomba di Kha ad analisi tramite attivazione neutronica per determinarne il contenuto organolettico e lavoriamo con il Politecnico di Milano per restituire al pubblico le immagini degli scavi in Egitto”.

Appuntamento quindi all’Antiquarium degli scavi dove si pensa che i 99 posti messi a disposizione saranno insufficienti per la straordinarietà dell’evento. Per chi non potrà seguire, sul sito web del Parco archeologico presto verrà fornito un resoconto video della giornata.

11 ottobre 2018 – h16.30
Mariarosaria Barbera e Christian Greco
Antiquarium di Ostia Antica
Via dei Romagnoli 717
Si ricorda che per partecipare alla conferenza è indispensabile confermare la prenotazione inviando un messaggio a paoant.comunicazione@beniculturali.it


Abusir: la scoperta della tomba del sacerdote Kaires, 'confidente del re'

La spedizione dell'Istituto Ceco di Egittologia (dell'Università Carolina di Praga) - dopo ben due anni di lavori ad Abusir, a nord di Saqqara - ha reso nota la scoperta di un complesso sepolcrale appartenuto dal sacerdote, nonché 'confidente del re', Kaires. È situata tra piramidi datate tra il venticinquesimo e il ventiquattresimo secolo a. C., alla V Dinastia dell'Antico Regno.
La tomba di Kaires, vista dalla piramide di Neferirkare
La cappella
La tomba si estenderebbe per piu di 500 m² e consta di numerose stanze, probabilmente usate per il culto del defunto e per tutti quei riti di purificazione a cui i sacerdoti si sottoponevano prima di entrare nella tomba. La cappella per il culto rappresenta una caratteristica assai peculiare per l'epoca (III millennio a.C.), dal momento che è completamente ricoperta con lastre di basalto. L'uso del basalto era privilegio esclusivo dei sovrani, perciò questo denota l'esclusivo status del proprietario della tomba in questione. Purtroppo e come spesso accade, fu già saccheggiata in antichità, ma di fronte al sarcofago in calcare, la statua in granito del sacerdote Kaires (con tracce di colore e che i titoli onorifici scritti in geroglifico) è stata miracolosamente conservata e ritrovata nella sua posizione originale. Che gli antichi tombaroli avessero avuto timore della maledizione?
La statua in granito di Kaires
La camera sepolcrale col sarcofago
Questa tomba presenta inoltre un'altra unicità: la camera funeraria fu costruita a partire da un pozzo aperto. Il sarcofago fu fatto discendere lentamente nella stanza, le pareti vennero ricoperte da lastre di calcare e il soffitto infine chiuso con blocchi giganti, ognuno dei quali pesava quasi 9 tonnellate.
La camera sepolcrale con la parte inferiore della statua
Gli studi di questa tomba procedono e presto saranno pubblicati. Gli scavi procedono in collaborazione con il Ministero delle Antichità Egizie e con la supervisione dell'Ispettorato delle Antichità di Saqqara.
La tomba AC 33 vista da sud-est

Foto dall'Istituto Ceco di Egittologia dell'Università Carolina di Praga.

Entrata alla cappella

Riemerge a Menfi una struttura con terme romane

Poche ore fa il Ministero dell'Antichità Egizie ha dato la notizia del ritrovamento di un "enorme" antico edificio nella città di Mit Rahina, l'antica Menfi. L'edificio, in mattoni di fango, misura 16 x 14,5 metri.

A quanto pare, gli archeologi avrebbero portato alla luce una grande struttura che includerebbe delle terme romane con una stanza forse usata per un qualche rituale religioso.

In questa stanza dell'edificio relativo alle terme, a sua volta annesso a quello principale e situato sul lato sud occidentale di quest'ultimo, si è difatti ritrovato un gruppo di reperti, con bacini lustrali e un altare col volto di Bes.

Il segretario generale del Consiglio Superiore delle Antichità, Mostafa Waziri, afferma che la struttura potrebbe far parte di un blocco residenziale dell'antica Menfi. Ricordiamo che la città fu fondata nel 3100 a.C e che fu la città natale di Menes, il mitico unificatore del Basso e dell´Alto Egitto.

Avremo sicuramente più notizie in questi giorni. Nel frattempo il segretario è convinto che questa scoperta possa aiutare il Paese e che possa incentivarne il turismo.

Foto del Ministero delle Antichità Egizie

Link: Ministry of Antiquities, AP


Amon è soddisfatto: sarà rimpatriato un bassorilievo trafugato da Karnak

Il dio Amon è soddisfatto e stavolta in senso letterale.

Cartiglio col nome di Amenhotep, "Amon è contento". Da Wikipedia

Il Ministero delle Antichità, che tra gli altri suoi compiti ha quello di recuperare i reperti trafugati, esportati e venduti illegalmente fuori dall'Egitto, ha reso noto di aver recuperato un bassorilievo con il cartiglio del faraone Amenhotep I, noto anche come Amenofi I (XVIII Dinastia).

Statua di Amenhotep I come Osiride, dal British Museum. Foto di Osama Shukir Muhammed Amin FRCP(Glasg), CC BY-SA 4.0

Il Sovrintendente Generale del Ministero Shabaan Abdel Gawad ha dichiarato al giornale Ahram Online che il bassorilievo in questione fu notato per la prima volta da un archeologo qualche mese fa, quando, come spesso accade, fu messo all'asta a Londra pronto per essere venduto al miglior offerente.

La Cappella Bianca di Senusret I presso l'Open Air Museum. Foto di Markh, CC BY-SA 3.0

A quanto pare l'archeologo capì subito che si trattava dello stesso bassorilievo che fu rubato nel 1988 dall'Open Air Museum, il museo a cielo aperto presso il complesso templare di Karnak, a Luxor. Fece subito rapporto al Ministero delle Antichità egiziano che intraprese tutte le azioni legali e diplomatiche del caso per fermare la vendita di questo reperto e riportarlo sano e salvo in Egitto, nel luogo in cui appartiene.

Attualmente il bassorilievo si trova presso l'ambasciata egiziana a Londra e verrà riportato in Egitto nei prossimi giorni.

La Grande Sala Ipostila a Karnak, foto di Kurohito,
CC BY-SA 3.0

Basta un poco di ‘mummia’ e la pillola va giù!

Negli ultimi giorni si è molto parlato della notizia del ritrovamento della mummia, avvenuto ad Assuan; prendiamo spunto da qui per una curiosità: lo sapevate che dal XII al XX secolo son stati venduti, in tutto il mondo, resti umani mummificati e polverizzati, usati come pigmento o, peggio, come medicina, sotto l’accattivante nome di “Mumia”? La richiesta di questo “discutibile” materiale era tanto alta che superava di gran lunga i rifornimenti e la povere era spesso fatta da animali mummificati o cadaveri non tanto ‘antichi’.

Contenitore di un'erboristeria del diciottesimo secolo con la scritta MUMIA. Foto di Bullenwächter, CC BY-SA 3.0

Nel XVI secolo il pigmento “Mummy Brown” (il Marrone ‘Mummia’) divenne alquanto popolare tra i pittori in tutta Europa, ma il suo uso in medicina risale a tempi ben piu remoti, con gli arabi che a loro volta ripresero una credenza dell’antica greca per la quale il bitume usato durante la mummificazione avesse un qualche potere curativo. Abd’ el Latif, nel XII sec, affermava, infatti, che il bitume che ricopriva le mummie poteva essere tranquillamente riutilizzato e non differiva poi tanto da quello trovato in natura. Allora, perche non polverizzare direttamente qualche corpo mummificato, piu facile da reperire, che avrebbe reso il processo più esotico e intrigante?

Asfalto naturale/bitume dal Mar Morto. Foto di Daniel Tzvi

Dal momento che la parola persiana per ‘bitume’ era proprio mum or mumiya, questi termini finirono per essere applicati direttamente a quei corpi cosi ben preservati e ricoperti di bitume. Ancora oggi infatti usiamo la parola “mummia” (in inglese “mummy”) e lo dobbiamo proprio a questo.

Venditore di mummie (1875), Foto di Félix Bonfils

La ‘polvere di mummia’ veniva entusiasticamente prescritta per alleviare la tosse, per le infezioni urinarie, per curare le ferite, per i dolori del parto, per l’artrosi (ovvio, no?), per la dissenteria, per il mal di testa e particolarmente per l’epilessia. Insomma una panacea per tutti i mali!

Se volete sapere di più sull’argomento vi suggerisco l’articolo di Philip McCouat, The life and death of Mummy Brown, pubblicato nel Journal of Art in Society.

Contenitore in legno da erboristeria con la scritta MUMIÆ, da Museo di Amburgo. Foto di Christoph Braun

Una mummia avvolta nel lino scoperta ad Assuan

Ancora scoperte da Assuan. Questa volta si tratta di una mummia avvolta nel lino, all'interno di un sarcofago antropoide in arenaria, in buone condizioni.

 

 

Il ritrovamento è avvenuto in una tomba del Periodo tardo, durante gli scavi nei pressi del Mausoleo di Aga Khan sulla riva occidentale del Nilo. Nella tomba si è ritrovato anche un gruppo di mummie disposte alla rinfusa, il che fa pensare a una sepoltura comune.

Il Mausoleo di Aga Khan. Foto di Hedwig Storch, CC BY-SA 3.0

Nell'area si sono localizzate altre due tombe con resti di sarcofagi in terracotta dipinti, oltre a quelli di uno ligneo riportante testi in geroglifico. I muri delle sepolture sono decorati con immagini di Iside, Hathor e Anubi.

Una testa di statua in arenaria è stata anche ritrovata con un gruppo di amuleti in faience.

Così nelle dichiarazioni del dottor Mostafa Waziri, segretario del Consiglio Superiore delle Antichità Egizie, e del dottor Abdel Moneim Saeed, direttore generale delle Antichità per Assuan e la Nubia, che hanno commentato il ritrovamento da parte della Missione archeologica egiziana.

Link: Ministry of Antiquities; Ahram; Djed Medu

Tutte le foto dal MOA, ad eccezione di quella del Mausoleo di Aga Khan


Nuova scoperta ad Assuan: ritrovata una sfinge di epoca tolemaica

Molti di voi conosceranno il tempio di Kom Ombo, costruito in epoca tolemaica e famoso per essere totalmente simmetrico nelle sue parti. L'intero tempio infatti ha due entrate, due sale ipostile e due santuari. Ciò è dovuto al fatto che il tempio fu dedicato a due ben distinte divinità: Horus e Sobek.

Il tempio si inizió a costruire nel II sec. a.C. e distinti elementi furono aggiunti in epoca romana. In questi mesi una missione archeologica tutta egiziana, che lavorava per ridurre il livello della falda aquifera del tempio nella cittá di Assuan, ha fatto una scoperta eccezionale: la statua di una sfinge in arenaria perfettamente conservata.

La sfinge in arenaria, datata presumibilmente ad epoca tolemaica, è stata ritrovata nell'area sud orientale di Kom Ombo. Nello stesso luogo, due mesi fa circa, due stele risalenti all'epoca di Tolomeo V furono ritrovate: sulle stesse vi sono testi in geroglifico e demotico; al momento della scoperta furono trasferite al Museo Nazionale della Civiltà Egizia di Fustat. Così nell'annuncio del dott. Mostafa Waziri, Segretario Generale del Consiglio Supremo delle Antichità Egizie.

La sfinge in arenaria sarà oggetto di studio da parte della Missione nei prossimi mesi.

Link: Ministry of Antiquities; Egypt Independent.


Nuova vita per Tani, la Tebe del Nord

Novità di rilievo per  la "Tebe del Nord", Tani (in latino Tanis, dal greco Τάνις), antica città collocata all'estremità orientale del delta del Nilo. Qui furono seppelliti i faraoni dell'Egitto della XXI Dinastia e della XXII Dinastia, ma la città rimase importante in epoca tolemaica per essere poi abbandonata in epoca romana. Oggi è nota come San al-Hagar nel Governatorato di Sharqiyya.

Il sito fu oggetto di scavi archeologici già nel diciannovesimo secolo ad opera di celebri archeologi come Flinders Petrie e Auguste Mariette; oggi vi opera la Mission française des fouilles de Tanis (MFFT). Si scoprì qui anche il tesoro di Tanis, oggi esposto al Cairo.

Rovine di Tanis. Foto di Markh, da Wikipedia (2005)

Il sito ospita un gran numero di tombe e templi, il più grande dei quali è quello di Ammone, ma si ricordino anche quelli di Mut e Khonsu.

Secondo quanto affermato dal dott. Mostafa Waziri, Segretario Generale del Consiglio Supremo delle Antichità Egizie, in passato il sito non aveva ricevuto le attenzioni che meritava, ma a partire dal 2017 si è operato per trasformarlo in un museo a cielo aperto dell'arte egizia, e per integrarlo nell'ambito del turismo egizio.

Il dott. Khaled El-Enany, Ministro delle Antichità Egizie, si è recato a Tani per un'ispezione - accompagnato da Waziri e alla presenza di personalità politiche egiziane e della stampa - al fine di verificare le attività in tal senso da parte della Missione archeologica egiziana. Per l'occasione la popolazione di San al-Hagar li ha accolti con danze e cavalli.

Di grande rilievo per la Missione l'aver restaurato ed aver eretto nuovamente i colossi settentrionali di Ramesse II, che furono lasciati sul terreno in quattro pezzi già dalla scoperta nel diciannovesimo secolo, oltre a due obelischi e a due colonne sempre di Ramesse II.

Prima di queste attività, però, sono state svolte approfonditamente quelle di ricognizione e documentazione, con attività di conservazione per evitare i danni derivanti dall'acqua, dal sale e dall'umidità.

Il Ministro ha pure sottolineato gli sforzi per sviluppare il turismo nel Governatorato di Sharqiyya, con l'apertura pure del Museo di Tel Basta nel 2018.

Link: Ministry of Antiquities