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PapiroTour approda a Milano, con la mostra e tanti appuntamenti

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Il PapiroTour approda nel quartiere Barriera di Milano, con la mostra temporanea e tanti appuntamenti sulla civiltà egizia

 

Da martedì 7 maggio a domenica 9 giugno 2019 la mostra itinerante legata all’iniziativa “Papiro Tour. L’antico Egitto in Biblioteca” farà tappa alla Biblioteca Civica Primo Levi (Via Leoncavallo 17, Torino).

Promosso in collaborazione con le Biblioteche Civiche Torinesi, PapiroTour celebra il 150° anniversario dell’istituzione del Servizio Biblioteche. Con questo progetto inclusivo, il Museo Egizio intende rinforzare il legame con il territorio raggiungendo i quartieri più distanti dal centro, dove mese dopo mese è allestita nelle biblioteche un’area espositiva sul tema del papiro e della scrittura egizia e sono organizzate delle attività divulgative. Fino al 30 marzo 2020, in tutto 12 biblioteche cittadine ospiteranno a turno la mostra. Nel quadro della stessa iniziativa, inoltre, fino al 31 dicembre 2020 è riservata la gratuità di accesso al museo a tutti i possessori della tessera di una delle Biblioteche Civiche cittadine*.

PapiroTour
Libro dei Morti di Taysnakht, figlia di Taymes_Cyperus papyrus. Epoca Tolemaica (332-30 a.C.). Tebe_Collezione Drovetti (1824). C. 1833_Pesatura del cuore

Grazie alla mostra itinerante, i cittadini possono avvicinarsi alla civiltà faraonica osservando una serie di pannelli divulgativi e una grande replica, lunga circa due metri, del Libro dei Morti di Taysnakht realizzata dai detenuti della Casa Circondariale Lorusso-Cutugno di Torino nell’ambito del progetto “Liberi di Imparare”.

Dopo una prima tappa alla Falchera, alla Biblioteca Civica Don Lorenzo Milani, l’allestimento approda alla Biblioteca Civica Primo Levi, nella zona della Barriera di Milano.

In parallelo alla mostra, sono proposti nel quartiere degli appuntamenti gratuiti per adulti e bambini.

Alla Biblioteca Cascina Marchesa (Corso Vercelli, 141/7), il 14 maggio, alle ore 17 si terrà l’incontro “Gli ostraka figurati di Deir el-Medina” con Daniela Galazzo, curatrice del Museo Egizio.

Gli ostraka sono piccoli pezzi di ceramica o pietra, usati dagli antichi Egizi per scrivere e disegnare. Ritrovati nel villaggio degli operai di Deir el-Medina, sono una preziosa testimonianza dell’arte non ufficiale dell’antico Egitto.

Alla Biblioteca Civica Primo Levi, (Via Leoncavallo 17, Torino), è atteso per il 16 maggio alle ore 17.30 l’appuntamento “Alla scoperta dei geroglifici” con il paleontologo Gualtiero Accornero.

Il 23 maggio, alle ore 17, il curatore del Museo Egizio Paolo Marini presenterà l’incontro su “L’arte nell’Antico Egitto e il Rinascimento faraonico”. Un viaggio ideale “lungo migliaia di anni” porterà alla scoperta delle bellezze dell’arte Egizia fino all’epoca che va dal 722 al 332 a.C. In questo periodo, noto come Rinascimento faraonico, si recuperano modelli artistici del passato, così come secoli dopo fecero i fiorentini del XV secolo.

Per i ragazzi a partire da 8 anni, il 25 maggio è prevista alle ore 10.30 una “Caccia al tesoro del faraone”. I posti sono limitati; per iscriversi bisogna contattare la biblioteca (tel. 01101131262).

Il 6 giugno, infine, alle ore 17.30, si terrà l’appuntamento “Nel giardino del faraone. Piante e fiori dell’antico Egitto”, con il paleontologo Gualtiero Accornero.

La rete delle Biblioteche Civiche Torinesi conta 18 sedi e un Bibliobus itinerante, con tre punti presso la Casa Circondariale “Lorusso-Cutugno” e l’Istituto Penale per i Minorenni “Ferrante Aporti”.

Ai servizi di prestito e alla biblioteca digitale, si aggiungono ogni mese incontri, gruppi di lettura e altre attività.

Il Museo Egizio custodisce a Torino una collezione di oltre 36.000 reperti, di cui 3.300 esposti nelle sale museali a cui si aggiungono oltre 11.000 reperti nei depositi visitabili.

La straordinaria raccolta di statue, papiri, sarcofagi e oggetti di vita quotidiana consente al visitatore un viaggio nel tempo attraverso più di 4.000 anni di storia, arte, archeologia, alla scoperta di una delle più affascinanti civiltà del passato.

 

La promozione non è valida per i biglietti acquistati online, per i biglietti con prenotazione e per i gruppi superiori alle 10 persone.

 

 

 

LE TAPPE DELLA MOSTRA:

 

10 APRILE > 4 MAGGIO 2019

BIBLIOTECA CIVICA

DON LORENZO MILANI

 

7 MAGGIO > 9 GIUGNO 2019

BIBLIOTECA CIVICA PRIMO LEVI

 

12 GIUGNO > 29 GIUGNO 2019

BIBLIOTECA CIVICA CENTRALE

 

2 LUGLIO > 26 LUGLIO 2019

BIBLIOTECA CIVICA MUSICALE ANDREA DELLA CORTE

 

3 AGOSTO > 1 SETTEMBRE 2019

MAUSOLEO DELLA BELA ROSIN

 

3 SETTEMBRE > 28 SETTEMBRE 2019

BIBLIOTECA CIVICA ITALO CALVINO

 

2 OTTOBRE > 26 OTTOBRE 2019

BIBLIOTECA CIVICA CESARE PAVESE

 

5 NOVEMBRE > 23 NOVEMBRE 2019

PUNTO DI SERVIZIO BIBLIOTECARIO I RAGAZZI E LE RAGAZZE DI UTØYA

 

27 NOVEMBRE 2019 > 4 GENNAIO 2020

BIBLIOTECA CIVICA

DIETRICH BONHOEFFER

 

10 GENNAIO > 31 GENNAIO 2020

BIBLIOTECA CIVICA NATALIA GINZBURG

 

5 FEBBRAIO > 29 FEBBRAIO 2020

BIBLIOTECA CIVICA RITA ATRIA

 

4 MARZO > 29 MARZO 2020

BIBLIOTECA CIVICA VILLA AMORETTI

 

 

GLI APPUNTAMENTI SPECIALI CON I CURATORI DEL MUSEO EGIZIO:

 

Calendario completo su www.museoegizio.it  

 

BIBLIOTECA CIVICA DON LORENZO MILANI

Falchera | Viale dei Pioppi, 43

Martedì 16 aprile 2019 ore 15.30

Alessia Fassone

DEL PAPIRO NON SI BUTTA VIA NULLA: UN MATERIALE MULTIUSO

L’impiego più conosciuto del papiro è legato alla fabbricazione della carta, ma gli utilizzi di questa pianta sono molteplici e spaziano dalla vita quotidiana al corredo funerario.

 

BIBLIOTECA CIVICA CASCINA MARCHESA

Rebaudengo | Corso Vercelli, 141/7

Martedì 14 maggio 2019 ore 17.00

Daniela Galazzo

GLI OSTRAKA FIGURATI DI DEIR EL-MEDINA

Gli ostraka sono piccoli pezzi di ceramica o pietra, usati dagli antichi Egizi per scrivere e disegnare. Ritrovati nel villaggio degli operai di Deir el-Medina, sono una preziosa testimonianza dell’arte non ufficiale dell’antico Egitto.

 

BIBLIOTECA CIVICA PRIMO LEVI

Barriera di Milano | via Leoncavallo, 17

Giovedì 23 maggio 2019 ore 17.00

Paolo Marini

L’ARTE NELL’ANTICO EGITTO E IL RINASCIMENTO FARAONICO

Un viaggio “lungo migliaia di anni” porterà alla scoperta delle bellezze dell’arte egizia fino all’VIII secolo a.C.

In questo periodo, noto come Rinascimento faraonico, si recuperano modelli artistici del passato, così come secoli dopo fecero i fiorentini del XV secolo.

 

BIBLIOTECA CIVICA CENTRALE

Centro | Via della Cittadella, 5

Mercoledì 12 giugno 2019 ore 17.00

Enrico Ferraris

LA CASSETTA DI KHA

Un viaggio nel mondo dei colori e nelle tecniche pittoriche degli artigiani Egizi, oggi possibile grazie alle indagini scientifiche condotte sui reperti della collezione.

 

BIBLIOTECA CIVICA MUSICALE ANDREA DELLA CORTE

Parella | Corso Francia, 186

Martedì 16 luglio 2019 ore 17.00

Enrico Ferraris

IL LIBRO DEI MORTI DI MERIT

Oltre al Libro dei Morti di Kha, rinvenuto nella sua tomba nel 1906, esiste un secondo papiro funerario meno noto, attribuito alla moglie Merit e oggi conservato a Parigi.

 

MAUSOLEO DELLA BELA ROSIN

Mirafiori Sud | Strada Castello di Mirafiori, 148/7

Lunedì 5 agosto 2019 ore 20.30

Paolo Marini

LA MAGIA NEI TESTI FUNERARI DELL’ANTICO EGITTO: LA FORMULA PER VIVIFICARE GLI USHABTI

Nei Libri dei Morti del Nuovo Regno (1539 – 1077 a.C.) si trova la formula per “vivificare” gli ushabti. Queste statuette, raffiguranti il defunto, sono pronte a lavorare per lui nell’Aldilà.

 

BIBLIOTECA CIVICA ITALO CALVINO

Aurora | Lungo Dora Agrigento, 94

Mercoledì 25 settembre 2019 ore 17.30

Tommaso Montonati

PRIMA DEI LIBRI DEI MORTI: I TESTI DEI SARCOFAGI

Un incontro alla scoperta degli “antenati” del Libro dei Morti: 1.185 formule che supportavano i defunti nel viaggio nell’Aldilà, nel Medio Regno (1980 – 1700 a.C.).

 

BIBLIOTECA CIVICA CESARE PAVESE

Mirafiori Sud | Via Candiolo, 79

Martedì 8 ottobre 2019 ore 17.00

Federico Poole

ESISTE LA MALEDIZIONE DEL FARAONE?

Ha ispirato film, romanzi, articoli di giornale e inchieste… Ma esiste veramente la maledizione del faraone?

 

BIBLIOTECA CIVICA FRANCESCO COGNASSO

Lucento | Corso Cincinnato, 115

Giovedì 7 novembre 2019 ore 17.00

Divina Centore

FIORI E ALBERI SACRI NELL’ANTICO EGITTO: TRA SIMBOLISMO E MATERIALITÀ

L'interesse pratico e religioso degli Egizi per la flora si manifesta in molte delle evidenze materiali che ci sono pervenute: fiori, ghirlande e alberi assumono importanti significati simbolici.

 

PUNTO DI SERVIZIO BIBLIOTECARIO I RAGAZZI E LE RAGAZZE DI UTØYA

Campidoglio | Via Zumaglia, 39

Mercoledì 20 novembre 2019 ore 17.00

Federica Facchetti

GLI AMULETI

Indossato sia in vita che dopo la morte, un amuleto poteva allontanare o prevenire il male. Dal materiale e dalla forma dipendeva il suo potere magico: il Libro dei Morti ci spiega come usarli.

 

BIBLIOTECA CIVICA DIETRICH BONHOEFFER

Lingotto | Corso Corsica, 55

Martedì 3 dicembre 2019 ore 17.00

Susanne Töpfer

IL LIBRO DEI MORTI DI KHA

Scritto in geroglifici corsivi da uno scriba con una calligrafia nitida e precisa, e illustrato da vignette a colori di ottima qualità, il Libro dei Morti di Kha, è una preziosa testimonianza delle credenze religiose egizie.

 

BIBLIOTECA CIVICA NATALIA GINZBURG

San Salvario | Via Cesare Lombroso, 16

Mercoledì 22 gennaio 2020 ore 17.00

Paolo Del Vesco

I TESTI FUNERARI RIPRODOTTI SULLE PARETI DELLE TOMBE

Formule e preghiere per i defunti non furono scritte solo su papiro, ma anche sulle pareti delle tombe di faraoni e alti funzionari. Insieme leggeremo alcuni passi di questi testi millenari.

 

BIBLIOTECA CIVICA RITA ATRIA

Barca - Bertolla | Strada San Mauro, 26

Martedì 11 febbraio 2020 ore 17.00

Beppe Moiso

ELEMENTI ARCHITETTONICI SUI PAPIRI

I papiri non riproducono solo formule magiche ma anche elementi architettonici o sezioni di tombe: si tratta di documenti rarissimi e fondamentali per conoscere questa antica civiltà.

 

 

BIBLIOTECA CIVICA VILLA AMORETTI

Santa Rita | Corso Orbassano, 200

Giovedì 5 marzo 2020 ore 15.30

Alessia Fassone

GLI OSTRAKA ERANO SOLO LA BRUTTA COPIA DEI PAPIRI?

Certo che no! Anzi alcuni rivelano contenuti molto interessanti dal punto di vista sia storico che artistico nonostante la natura “riciclata” del materiale.

 

Testo e immagine da Ufficio stampa Fondazione Museo delle Antichità Egizie di Torino


Assuan necropoli tomba mausoleo di Aga Khan Egitto Tjt

Importanti ritrovamenti in una tomba ad Assuan, sulla riva ovest del Nilo

Grazie alla missione italo-egiziana “EIMAWA 2019” (Egyptian-Italian Mission at West Assuan), sono state portate alla luce numerose mummie da una tomba localizzata nell’area del mausoleo di Aga Khan sulla riva ovest del Nilo ad Assuan.

Assuan necropoli tomba mausoleo di Aga Khan Egitto Tjt
L'area di Assuan vista dal Nilo

Le camere sepolcrali sono state scavate nella roccia e appartenevano a una persona di nome Tjt. Secondo gli archeologi questo luogo di sepoltura fu utilizzato dal periodo tardo faraonico fino a quello greco-romano. All’interno di esso sono stati ritrovati numerosi reperti tra cui un frammento di sarcofago riportante un’invocazione a Khnum, Satet, Anuket e Hapi, divinità della prima cataratta.

Uno dei "cartonnages" dipinti rinvenuti a forma di copertura dei piedi

Il complesso funerario è composto da una camera principale e da una laterale, in origine chiuse da un muro di pietra. Al loro interno Patrizia Piacentini, l’archeologa a capo della missione e docente di Egittologia e Archeologia egiziana alla Statale di Milano, ha riportato alla luce con il suo team numerose anfore e vasi per offerte.

Assuan necropoli tomba mausoleo di Aga Khan Egitto Tjt
La stanza laterale della tomba con il sarcofago scavato nella roccia

Nella stanza laterale vi erano quattro mummie, di cui due poste l’una sopra l’altra. È proprio questo particolare che ha indotto gli studiosi a pensare che si possa trattare di una madre accompagnata da suo figlio. In questo ambiente si trovava anche un sarcofago scavato nel pavimento di roccia e diversi recipienti contenti ancora del cibo, facenti parte del corredo funerario.

Le due mummie sovrapposte, rinvenute nella stanza laterale, probabilmente di madre e figlio

Nella stanza principale giacevano circa 30 mummie, tra di loro vi erano corpi di bambini deposti in una lunga nicchia laterale. Appoggiata alla parete nord gli archeologi hanno ritrovato una lettiga fatta di legno di palma e strisce di lino, usata molto probabilmente per trasportare i cadaveri all’interno della stanza.

Uno dei "cartonnages" dipinti rinvenuti a forma di collana

All’entrata di essa sono stati ritrovati altri oggetti utilizzati durante il processo di mummificazione e deposizione dei corpi: recipienti contenenti bitume, del cartonnage bianco pronto per essere tinteggiato, una lampada, frammenti di maschere funerarie dipinte in oro e una statuetta lignea, rappresentante l’anima del defunto sotto forma di uccello, il Ba.

Statuetta in legno dell'uccello-Ba

La missione ha mappato finora circa 300 tombe circostanti l’area del mausoleo, datate tra il VI secolo a. C. e il IV d.C. Gli archeologi egiziani hanno già scavato 25 di queste nel periodo compreso tra il 2015 e il 2018.

Assuan necropoli tomba mausoleo di Aga Khan Egitto Tjt
La "nuova" tomba scoperta dalla missione italo-egiziana

Link: Ministry of Antiquity; Università degli Studi di Milano "La Statale"

Le didascalie e le immagini dalla tomba di Assuan sono come fornite dall'Università degli Studi di Milano "La Statale".


Tutankhamon torna a Parigi con una straordinaria mostra

Fino al 15 settembre 2019, la mostra ‘Tutankhamun, Treasures of the Golden Pharaoh’ permetterà ai visitatori di fruire di straordinari reperti legati a Tutankhamon, a quasi 100 anni dall'anniversario della scoperta della sua tomba e a oltre 50 anni dalla mostra di Parigi del 1967, che fu considerata la ‘mostra del secolo’ per essere riuscita ad attrarre 1,2 milioni di visitatori. Si tratta di un'opportunità unica per rivivere la leggenda del faraone della XVIII dinastia, prima che i manufatti siano esibiti in via permanente al Grand Egyptian Museum del Cairo.

Scudo cerimoniale in legno col faraone che calpesta i nemici nubiani 
GEM 341
XVIII dinastia, regno di Tutankhamon,
1336 - 1326 a.C.
Legno, Stucco, foglia d'oro, ebano
Luxor, Valle dei Re, KV62, Annex. © Laboratoriorosso, Viterbo/Italy

La mostra include oltre 150 manufatti originali, provenienti dalla tomba di Tutankhamon, e comprende diversi oggetti personali del giovane faraone, che lo accompagnarono durante la vita e la morte: gioielli in oro, sculture e oggetti cerimoniali.

I faraoni che succedettero Tutankhamon erano quasi riusciti a cancellarlo dalla storia, fino alla scoperta della sua tomba non saccheggiata, nel 1922, ad opera dell'archeologo ed egittologo britannico Howard Carter. La scoperta riuscì a portare fama a queste due personalità, vissute a distanza di 3.400 anni l'una dall'altra.

Letto in legno dorato
GEM 14276
XVIII dinastia, regno di Tutankhamon,
1336 - 1326 a. C.
Legno, stucco, lamina d'oro 
Lunghezza: 180,5 cm
Larghezza: 79,5 cm
Altezza massima: 71 cm
Luxor, Valle dei Re, KV62, Annex. © Laboratoriorosso, Viterbo/Italy

Per gli antichi Egizi, la morte era considerata come una nuova nascita, ma la vita dopo la morte poteva conservarsi solo se il corpo era preservato e se si erano seguiti i rituali prescritti. I visitatori della mostra ‘Tutankhamun, Treasures of the Golden Pharaoh’ potranno seguire il percorso del faraone nell'aldilà, scoprendo la funzione di ciascuno degli oggetti funerari, necessari lungo il periglioso tragitto.

mostra Tutankhamon "Tutankhamun, Treasures of the Golden Pharaoh" Grande Halle de la Villette Parigi
Il dio Ammone che protegge Tutankhamon
Diorite, 1336-1326 a. C.
Dipartimento delle Antichità Egizie,
Musée du Louvre
© Musée du Louvre, dist. RMN – Grand Palais /
Christian Descamps

Oltre ad accompagnare il progetto, il Dipartimento delle Antichità Egizie del Museo del Louvre concederà uno dei suoi capolavori: la statua del dio Ammone che protegge Tutankhamon.

mostra Tutankhamon "Tutankhamun, Treasures of the Golden Pharaoh" Grande Halle de la Villette Parigi
Statua colossale di Tutankhamon in quarzite.
GEM 2223
XVIII dinastia, regno di Tutankhamon,
1336 - 1326 a.C.
Luxor, Medinet Habu, Tempio di Ay e Horemheb. © Laboratoriorosso, Viterbo/Italy

Alla conclusione del tour della mostra in dieci città, i reperti saranno esposti in via permanente al Grand Egyptian Museum, attualmente in costruzione al Cairo. I fondi ricavati dalla mostra forniranno supporto finanziario al Grand Egyptian Museum stesso e ai siti archeologici egiziani.

Il Grand Egyptian Museum sarà collocato presso la Piana di Giza (sito Patrimonio dell'Umanità per l'UNESCO), entro 2,5 km dalle Piramidi. Una volta completato, sarà un importante centro di studi di carattere scientifico, storico e archeologico, che coprirà circa tremila anni di antica storia egiziana e che ospiterà oltre 100 mila manufatti.


Restituita a Modena una statuetta ushabti del VI sec. a.C.

Il 15 marzo 2019, alle ore 11.00, in Modena, presso il Palazzo Comunale, alla presenza del Procuratore Capo della Repubblica del Tribunale di Modena, Dottoressa Lucia Musti, del Comandante del Reparto Operativo del Comando Provinciale Carabinieri, Tenente Colonnello Stefano Nencioni e della Direttrice dei Musei Civici, Dottoressa Francesca Piccinini, il Comandante del Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Bologna, Maggiore Giuseppe De Gori, ha riconsegnato al Sindaco della città, Gian Carlo Muzzarelli, la statuetta egizia “Ushabti” in faience, risalente al VI sec. a.C., trafugata il 28 dicembre 1964 dal locale Museo Civico.

L’eccezionale recupero scaturisce dall’esito di un accurato controllo effettuato dalla Sezione Elaborazione Dati del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Roma, mediante la comparazione dell’immagine della statuetta messa in vendita presso una casa d’aste toscana, con quella inserita nella Banca Dati dei beni culturali illecitamente sottratti, la più grande banca dati di opere d’arte rubate al mondo, gestita dallo speciale reparto dell’Arma dei Carabinieri.

Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Modena, ed i minuziosi approfondimenti investigativi dei Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Bologna, condotti con l’attivo contributo fornito dai responsabili dello stesso Museo, permettevano di confermare con assoluta certezza che la preziosa statuetta posta in vendita e che stava per essere commercializzata all’estero era proprio quella trafugata a Modena oltre 54 anni fa, tanto da permettere agli stessi Carabinieri di eseguirne il sequestro.

In occasione dell’importante recupero, e dopo la cerimonia ufficiale di riconsegna, la statuetta egizia sarà collocata nella sala espositiva del Museo Civico Archeologico di Modena ed andrà ad arricchire la mostra intitolata “Storie d’Egitto - La riscoperta della raccolta egiziana del Museo Civico di Modena”. L’evento, inaugurato lo scorso 16 febbraio 2019 e dedicato all’esposizione integrale della raccolta egiziana del Museo, formatasi alla fine dell’Ottocento, sarà fruibile al pubblico fino al 7 giugno 2020.


Archeologia (in)visibile in mostra a Torino

Quasi un gioco di parole. Eppure, è solo l’ultimo pioneristico obiettivo che si è posto il Museo Egizio di Torino: raccontare e rivelare al pubblico l’“invisibile” nascosto dietro ad un reperto archeologico esposto all’interno di un salone ottocentesco. Proprio quell’invisibile che esprime anzitutto la storia di quel reperto, dalla creazione e dal semplice utilizzo in antico, al suo significato, passando attraverso la sua riscoperta archeologica. Quell’invisibile che, tuttavia, rappresenta anche la ricerca, descrivendo le indagini archeologiche e diagnostiche quasi sempre poco note al grande pubblico. La sfida di questa mostra è proprio raccontare cosa sia quell’ “invisibile”.

L’attenzione all’unicità dell’oggetto è infatti rimarcata nel foyer della mostra: una serie di vetrine ospitano “reperti” di ogni epoca, dal mitico Pacman, star degli anni ottanta, alla cazzuola dell’archeologo, invariata nel corso del tempo, con sopra inciso il soprannome della proprietaria. Manufatti con una propria biografia che “parlano” nel vero senso della parola: le didascalie sono infatti citazioni fatte pronunciare agli oggetti stessi che raccontano come sono stati usati, trasformati, dimenticati e riscoperti.

All’ingresso, il visitatore viene colpito dalla straordinaria mappa delle collaborazioni scientifiche (nazionali e internazionali) con le migliori istituzioni del mondo attuate dal Museo, i cui risultati sono confluiti all’interno dell’esposizione. Da questo momento in poi, la trama che s’intreccia lungo le sale del percorso espositivo svela un “dietro le quinte” spesso ignoto ai non addetti ai lavori, permettendo al visitatore di cogliere il carattere prismatico delle ricerche coinvolte nel progetto. Il primo sguardo è focalizzato sull’attimo in cui gli oggetti vengono riportati alla luce: lo scavo archeologico, accompagnato dall’evolversi della relativa documentazione. Dall’Ottocento con la comparsa della tecnica fotografica che permetterà di raccogliere informazioni altrimenti destinate a perdersi con il procedere delle indagini archeologiche fino all’arrivo della tecnologia fotogrammetrica odierna, con la quale è possibile oggi ricostruire interi contesti (che materialmente potrebbero non esistere più) per poterli studiare a distanza di tempo e chilometri.

Ci si immerge poi nel mondo delle analisi diagnostiche, grazie alle quali è possibile recuperare differenti “strati invisibili” di informazioni. Indagini multispettrali o archeometriche, che al visitatore suonano come parole persino troppo lunghe da pronunciare, sono qui sdoganate dalla semantica, e rivelano come elementi che sfuggono all’occhio umano possono essere indagati mediante lo studio della natura fisica e materica degli oggetti. E ancora: la radiologia, applicata alle mummie faunistiche, che consente oggi di approfondire le tecniche di imbalsamazione e, in generale, la faunistica dell’antico Egitto, grazie anche alla scoperta di ampie necropoli dedicate al mondo animale.

Merit Sbendaggio

Il formidabile accumulo di dati invisibili, ora svelati, assieme alle più avanzate metodologie di restauro e valorizzazione, consentono ai restauratori di applicare tutti gli interventi conservativi che assicurano e consegnano il passato alle future generazioni. Interessanti i tre casi studio proposti: strutture parietali, papiri e tessuti.

Proprio nell’ultima sala, come accade al termine di uno strabiliante spettacolo pirotecnico, il gran finale: un gioco di video mapping reinterpreta e implementa qualsiasi criterio espositivo, proiettando sopra una replica in 3D in scala 1:1 del sarcofago di Butehamon una pioggia di informazioni che lasciano senza fiato lo spettatore uscente. L’azione combinata di metodologie, approcci e strumenti utilizzati che coinvolge chi visita “Archeologia invisibile” costituisce un riflesso del carattere interdisciplinare che guida le ricerche del Museo e la finalità dei curatori, il Direttore Christian Greco ed Enrico Ferraris, egittologo del Museo, dimostrando quanto la ricerca archeologica debba oggi dialogare e intrecciarsi indissolubilmente con i più recenti sviluppi scientifici, in continuo aggiornamento.

 


Non solo regine alla mostra "Queens of Egypt"

La mostra "Queens of Egypt", visitabile al National Geographic Museum di Washington D. C. fino al 2 settembre 2019, si presenta come un'ambiziosa occasione per ripercorrere migliaia di anni di civiltà egiziana, esaminando il ruolo della donna in quelle società.

Non ci sono solo regine in questa mostra, insomma, ma l'attenzione alle modalità con le quali le donne risultavano centrali nella gestione del potere nell'antico Egitto rappresenterà sicuramente uno degli aspetti in grado di suscitare il maggior interesse verso questa iniziativa.

Come illustra la guida alla mostra, la narrazione museale comincia con il Nuovo Regno e la XVIII dinastia, con la potente Ahmose-Nefertari, per poi passare alla regina e faraone Hatshepsut, all'importante ruolo diplomatico giocato dalla regina Tiye, alla moglie del controverso faraone Akhenaten, Nefertari. Della XIX dinastia il percorso ricorda in particolare Nefertari, moglie di Ramesse II che era a lei particolarmente legato. Il percorso di queste celebri regine non poteva poi non concludersi con Cleopatra VII, ultima a regnare sull'antico Egitto.

Non ci si faccia però cogliere dai nostri condizionamenti culturali, perché il potere delle regine egizie costituiva il modo migliore di garantire stabilità per il trono durante periodi di transizione, ad esempio quando il faraone poteva essere troppo giovane. Come ha recentemente spiegato la professoressa Kara Cooney, scegliere una donna durante un periodo di vuoto di potere poteva rappresentare l'opzione meno rischiosa. Il potere femminile era insomma necessario per difendere la sovranità e l'autorità divina del sistema.

Non solo regine, si diceva: c'è spazio per le divinità femminili egiziane, come Iside, Bastet, Hathor e Sekhmet, e per differenti altri aspetti della vita nell'antico Egitto.

Con oltre 300 manufatti, il tour virtuale della tomba di Nefertari, nota come la "Cappella Sistina dell'antico Egitto", e diverse esperienze sensoriali per "sentire" la vita dell'epoca, "Queens of Egypt" si preannuncia come una delle mostre più interessanti per questo 2019.

La mostra "Queens of Egypt", inaugurata il 1° marzo, sarà visitabile fino al 2 settembre 2019. Aperta dalle 10 della mattina, chiude alle 6 del pomeriggio (ora locale), con l'ultimo biglietto venduto alle ore 5. Il costo del biglietto è di 15 $, con sconti per anziani, studenti, militari e bambini.

Queens of Egypt


Archeologia Invisibile. Nuova mostra al Museo Egizio

Archeologia invisibile” è il titolo della nuova mostra temporanea visitabile dal 13 marzo fino al 6 gennaio 2020 al Museo Egizio di Torino.

Lo scopo dell’allestimento è illustrare principi, strumenti, esempi e risultati della meticolosa opera di ricomposizione di informazioni, dati e nozioni resa oggi possibile dall'applicazione delle scienze alla propria disciplina e, in particolare, allo studio dei reperti.

Cos'è in grado di raccontare un oggetto di sé? I nostri sensi ce ne restituiscono informazioni base come l’aspetto, la dimensione, la forma, il colore, finanche le tracce che l’uomo, la natura o il tempo vi hanno impresso. Eppure, tutto ciò non è evidentemente sufficiente a disvelare l’intera storia e il ciclo di vita.L’archeometria – insieme delle tecniche adottate per studiare i materiali, i metodi di produzione e la storia conservativa dei reperti – rende possibile interrogare gli oggetti: grazie alla crescente interazione con le competenze della chimica, della fisica o della radiologia, il patrimonio materiale della collezione del Museo Egizio rivela di sé elementi e notizie altrimenti inaccessibili.
Un network di istituzioni da tutto il mondo che, tramite le nuove tecnologie, si pone al servizio del passato per rendere visibile ciò che è invisibile.


Il Metropolitan restituisce il sarcofago di Nedjemankh all'Egitto

Il Metropolitan Museo of Art di New York restituirà al Governo Egiziano il sarcofago di Nedjemankh, sommo sacerdote del dio Hershef di Eracleopoli, vissuto nel primo secolo a. C., in epoca tolemaica.

Hershef, dio dalle corna di ariete di Eracleopoli. Da p. 58 del libro E. A. Wallis Budge. The Gods of the Egyptians, volume 2 (1904).

La restituzione è avvenuta in conseguenza delle indagini compiute dal Procuratore distrettuale di Manhattan, rispetto alle quali il museo americano ha sottolineato la sua piena cooperazione, e che hanno fatto emergere come il sarcofago sia stato effettivamente trafugato dall'Egitto nel 2011, durante la rivoluzione.

Si tratta di una scelta non da poco per il museo americano, visto che il sarcofago era al centro della mostra Nedjemankh and His Gilded Coffin, che è stata perciò cancellata con tutti gli eventi ad essa correlati. La mostra, che comprendeva 70 opere del Metropolitan, era stata inaugurata nel luglio del 2018 e aveva attirato ben 448.096 visitatori.

Il sarcofago dorato era stato acquisito nel luglio del 2017, e già allora i più alti esponenti del Metropolitan ne sottolinearono le caratteristiche straordinarie, come la superficie riccamente decorata con scene e testi, che avrebbero guidato Nedjemankh nel suo viaggio nell'aldilà.

Nel caso in questione, a trarre in inganno il museo sarebbe stata la documentazione fornita per l'opera d'arte, che si sarebbe rivelata falsa. Il Metropolitan sta ora prendendo in considerazione l'ipotesi di rivalersi del prezzo pagato per l'acquisizione, una cifra di quasi quattro milioni di dollari. Il museo americano - nella persona del Presidente e CEO, Daniel Weiss - ha anche offerto le sue scuse al Ministro delle Antichità Egiziane, il dottor Khaled El-Enany, e al popolo egiziano, oltre al suo apprezzamento a tutto l'ufficio del Procuratore Distrettuale, Cyrus Vance, Jr. L'evento avrà anche altre conseguenze: il Metropolitan rivedrà i suoi processi di acquisizione per il futuro.

sarcofago di Nedjemankh
Il sarcofago di Nedjemankh, sacerdote di Hershef, foto del Metropolitan Museum of ArtCC0

Link: The Metropolitan Museum of Art, Djed Medu, The New York Times, The Art Newspaper.


Tuna el-Gebel Hermopolis Magna el-Ashmunein

Oltre quaranta mummie dalla necropoli di Hermopolis Magna

Non si ferma la serie di impressionanti scoperte dall'Egitto: oltre quaranta mummie, ritrovate a Tuna el-Gebel (presso l'attuale città di Mallawi nel governatorato di Minya; si tratta della necropoli di Hermopolis Magna, l'odierna el-Ashmunein), sono state rivelate alla stampa e a un pubblico comprendente ambasciatori provenienti da 11 Paesi. Ad effettuare la scoperta, una missione congiunta del Ministero delle Antichità Egizie e del Centro di Ricerche per gli Studi Archeologici della locale Università di Minya.

https://twitter.com/AntiquitiesOf/status/1091673133424304129

Durante la conferenza stampa, il Ministro delle Antichità Egizie Khaled el-Enany ha riferito della scoperta di due tombe scavate nella roccia, luogo di sepoltura in epoca tolemaica (323-30 a.C.). Al loro interno si sono ritrovate mummie di diverse dimensioni: oltre quaranta, delle quali dieci relative a bambini, ma più in generale sono presenti individui di genere ed età differenti.

https://twitter.com/AntiquitiesOf/status/1091712981761777664

Sono tutte in buono stato di conservazione: si segnalano mummie di uomini e donne, alcune delle quali conservano nelle bende frammenti della copertura in cartonnage, mummie di bambini avvolte in lino o decorate in demotico. Secondo il ministro si tratterebbe di sepolture di una famiglia appartenente alla classe media agiata. Si tratta della terza scoperta annunciata qui da quando ha preso servizio come Ministro.

https://twitter.com/AntiquitiesOf/status/1091674396530524160

https://twitter.com/AntiquitiesOf/status/1091675532767449089

Il dottor Mostafa Waziri, Segretario Generale del Supremo Consiglio delle Antichità Egizie, ha riferito pure del ritrovamento di frammenti di ostraka e papiri, che potranno contribuire alla determinazione della datazione delle sepolture.

https://twitter.com/AntiquitiesOf/status/1092339521734275072

Le due tombe costituiscono un vero e proprio labirinto, e i metodi utilizzati per seppellire le mummie differiscono: alcune si trovano in sarcofagi di pietra o legno, altre furono sepellite nella sabbia, nei pavimenti delle tombe stesse o all'interno di nicchie.

A capo della missione archeologica al lavoro a Tuna el-Gebel è il dottor Wagdi Ramadan: questa esordì con la scoperta nel febbraio del 2018 di una tomba scavata nella roccia e composta di un corridoio che apriva verso una camera contenente sepolture; un'ulteriore camera fu ritrovata sul lato occidentale (contenente mummie e sarcofagi in pietra) mentre a settentrione una terza camera mostrava sarcofagi in pietra all'interno di nicchie. Il dottor Ramadan ha altresì indicato come le sepolture sarebbero state utilizzate già dal Periodo Tardo e fino al periodo bizantino.

https://twitter.com/AntiquitiesOf/status/1091676788324003840

https://twitter.com/AntiquitiesOf/status/1091710199575072768

https://twitter.com/AntiquitiesOf/status/1091710455381409792

https://twitter.com/AntiquitiesOf/status/1091711659553501184

Le novità dall'Egitto non si esauriranno però di sicuro qui, e anzi il Ministro Khaled el-Enany ha già preannunciato che nell'anno a venire assisteremo a un numero di scoperte addirittura maggiore che in quello precedente.

 

Tuna el-Gebel Hermopolis Magna el-Ashmunein
Basilica di Hermopolis Magna, attuale el-Ashmunein (immagine di repertorio, ovviamente non relazionata alla scoperta in questione). Foto di Roland UngerCC BY-SA 3.0

Link: Ministry of Egyptian Antiquities 1, 2, 3, 4; National Geographic Italia; DjedMedu; CNN; Guardian; Daily MailAhram online; Egypt Today 1, 2.


Modena: le "Storie d'Egitto" per riscoprire la collezione dei Musei Civici

"Storie d'Egitto" è un progetto scientifico che permetterà al pubblico di assistere al restauro della mummia di un bambino vissuto nell'Egitto di epoca romana, per poi accompagnarlo a riscoprire la collezione egizia dei Musei Civici di Modena.

La prima parte di "Storie d'Egitto" ruota intorno alla diagnostica e al restauro. Le analisi hanno permesso di riconoscere che la mummia modenese, all'interno del sarcofago proveniente dalla Regia Università di Modena, è quella di un bambino di tre anni, vissuto in Egitto tra il I e il II secolo d. C. Tra i reperti studiati, è stato quello che ha richiesto le analisi più articolate che hanno coinvolto numerosi specialisti ed enti, con indagine tomografica computerizzata (Tac e RX), datazione al radiocarbonio (C14) di un frammento osseo e di alcuni campioni di bende, analisi merceologiche dei filati del bendaggio, studio paleopatologico e antropologico, analisi dei pigmenti presenti nei reperti e della policromia nel cartonnage, identificazione della specie legnosa utilizzata per il sarcofago, e pure analisi entomologiche.

La Tac alla mummia

A curare l'aspetto della diagnostica e della manutenzione conservativa è stata Daniela Picchi, responsabile sezione egiziana del Museo Civico Archeologico di Bologna, coinvolgendo espert del settore.

Cinzia Oliva esamina per la prima volta la mummia

Si permetterà poi al pubblico di assistere al restauro - affidato a Cinzia Oliva - della summenzionata mummia, dal 5 all'8 febbraio, mentre il 9 e il 10 febbraio si presenteranno i risultati al Teatro anatomico di Modena.

Scopertura del teschio della mummia

Ad essere oggetto di indagini è stata però l'intera collezione egizia dei Musei Civici di Modena, costituita alla fine del diciannovesimo secolo (dopo la fondazione del Museo) e che consta di un'ottantina di reperti. La loro storia e il loro legame con Modena è di per sé interessante: si accennava alla provenienza della mummia (e delle altre parti umane) dalla Regia Università di Modena, ma questi reperti erano in Modena già nel 1669, risultando negli elenchi della "Ducal Galleria Estense"; l'interesse collezionistico dei duchi d'Este si spingeva fino alle antichità egiziane. Oltre alla mummia del bambino, negli elenchi del 1751 si parla anche di una regina d'Egitto, della quale però non si ha al momento alcuna traccia.

Le donazioni alla collezione partono poi dal 1875: a donare fu già lo stesso fondatore e primo direttore del Museo Civico, Carlo Boni, insieme a modenesi illustri. Nonostante questo, non sembra tuttavia che l'idea di creare una sezione di egittologia sia stata perseguita con convinzione. Le ultime donazioni risalgono al 1906.

Le indagini sono state preliminari alle operazioni di pulitura e restauro, a cura di Cinzia Oliva (per i reperti organici), Renaud Bernadet (per i reperti archeologici), e Post Scriptum (per il cartonnage). Marco Zecchi, docente di Egittologia all'Università di Bologna, ha curato la supervisione scientifica dello studio dei reperti, che ha visto coinvolti due giovani ricercatori, Beatrice De Faveri e Alessandro Galli.

 

La seconda parte di "Storie d'Egitto" è quindi quella della mostra, che verrà inaugurata sabato 16 febbraio al Palazzo dei Musei di Modena, e che permetterà quindi al pubblico di riscoprire questa collezione con un ricco apparato multimediale e un forte richiamo all'esposizione ottocentesca.

Tra i reperti che la compongono, statuette ushabti del Nuovo Regno (XVIII-XX dinastia, 1539-1070 a.C) e di Epoca Tarda (XXVI-XXX dinastia, 664-332 a.C.), sei vasi canopi, amuleti, bronzetti, terracotte. Degno di nota uno scarabeo commemorativo di Amenhotep III (Nuovo Regno, XVIII dinastia, 1388-1351 a.C.), che celebra la sposa Ty.

Storie d'Egitto Musei Civici di Modena Palazzo dei Musei

"Storie d'Egitto" è stato curato per i Musei Civici di Modena da Cristiana Zanasi; la mostra sarà visitabile fino al 7 giugno 2020. Per informazioni si può visitare il sito dei Musei Civici di Modena.

Fonte: Comune di Modena 1, 2.