Milano e Leonardo 500

Presentato il programma “Milano e Leonardo 500” e il TGV tra Italia e Francia

Cultura

Presentati oggi a Parigi il programma “Milano e Leonardo 500” e il TGV personalizzato che viaggerà tra Italia e Francia per tutto il 2019

Milano e Leonardo 500Milano, 12 febbraio 2019 – L’assessore alla Cultura Filippo Del Corno ha presentato oggi alla stampa francese, durante una conferenza stampa alla Gare de Lyon a Parigi, il programma “Milano e Leonardo 500”, promosso e coordinato dal Comune di Milano in occasione del cinquecentenario della morte di Leonardo da Vinci. Milano, la città in cui Leonardo visse più a lungo, celebra infatti il suo genio eclettico con un ricco programma di iniziative multidisciplinari durante tutto il 2019.

Già presentato a New York e a Londra nei mesi scorsi, il palinsesto verrà presentato a Berlino il prossimo 25 febbraio.

In occasione della conferenza stampa di Parigi, è stato presentato alla stampa anche il TGV personalizzato Leonardo.

SNCF, la società nazionale delle ferrovie francesi, partecipa infatti alle celebrazioni leonardesche con un’iniziativa speciale: la personalizzazione del TGV che collega ogni giorno Milano e Parigi con le immagini di Leonardo, dei luoghi in cui ha vissuto e delle sue opere. In particolare, la decorazione esterna è dedicata alla Francia, luogo in cui Leonardo è sepolto e in cui visse gli ultimi due anni della sua vita, con il volto della Monna Lisa da un lato e una veduta del Castello di Clos Lucé ad Amboise dall’altro.

La decorazione interna, nella vettura bar, è invece dedicata a Milano: i tavoli e i pannelli sono personalizzati con immagini del Codice Trivulziano e della Sala delle Asse stampati in alta definizione. Sulla base di queste immagini, i digital artist di Bepart hanno costruito scenari di realtà aumentata, fruibili da tutti i viaggiatori gratuitamente grazie a un’app scaricabile gratuitamente sullo smartphone (Bepart).

Il TGV che collegherà per tutto il 2019 Milano e Parigi sarà quindi un potente strumento di connessione tra i due Paesi, che hanno entrambe beneficiato dell’eredità culturale del genio vinciano.

Come da Comune di Milano.


Il sale, romanzo di salsedine e ferite

"Il sale": il titolo di questo romanzo di Jean-Baptiste Del Amo non poteva essere più appropriato.
Il sale, infatti, richiama l’ambientazione (Sète nella regione francese dell’Occitania), anzi la salinità e il mare sono un elemento così persistente e costante della narrazione che sembra quasi di sentirne l’odore leggendo le pagine, ma il sale è anche quella sostanza, che messa sulle ferite, le fa bruciare di nuovo.

Jean-Baptiste Del Amo a Barcelona (2011) per la presentazione del libro che l'ha rivelato al grande pubblico, Une Éducation libertine, foto Editorial Cabaret VoltaireCC BY-SA 3.0

La trama di questo romanzo è all’apparenza minimale: cosa succede nella giornata prima che una famiglia, composta da madre e figli ormai adulti con le relative famiglie si ritrovi insieme la sera a cena. In realtà l'attesa di questo evento è l'occasione per scavare nella psicologia dei personaggi e nel loro dolore, andando ad aprire, con precisione chirurgica, le ferite delle loro vite.

Così scopriamo che la madre, Louise, ormai vedova, è intrappolata in una vita miserevole e solitaria, dopo aver investito la sua esistenza nella relazione con il marito violento, Armand, e aver dedicato tutta se stessa ai tre figli.

Figli, però, che oltre a essere distanti, non sono poi così felici.

Fanny è intrappolata nel lutto senza fine per la morte della figlia Lèa, ha messo la propria vita in pausa e vive sospesa tra tristezza e rancore, incapace di comunicare col marito e con l'altro figlio.

Albin, così simile al loro padre-padrone, ne ha ricalcato le orme, senza mai chiedersi se era quello che volesse davvero. La sua violenza, esercitata forse più con le parole che con i gesti, provocherà l'allontanemnto della moglie, la quale deciderà (giustamente) di porre una fine alla loro relazione.

Infine c'è Jonas, il figlio minore, omosessuale, per cui l'autore sembra avere un occhio di riguardo. Mai accettato dal padre nè dal fratello, ha un compagno innamorato e amorevole, ma non riesce a scacciare il ricordo e i sentimenti per un vecchio amore, morto di AIDS.

Jean-Baptiste Del Amo durante Le Livre sur la Place (2016), foto ActuaLitté, CC BY-SA 2.0

Il libro è architettato magistralmente, con cura ed equilibrio nel narrare le varie vicende e nel ricondurre tutti i fili insieme, verso una catastrofe (o una catarsi?) che non sapremo mai se arriverà.

Credo, però, che il punto forte di tutto il romanzo sia soprattutto lo stile (e grandi complimenti per questo al traduttore, che ha ben saputo rendere la sintassi e il lessico dell'autore in italiano). Le parole scavano, in una sintassi piana, incalzante: non c'è una frase imperfetta, una parola fuori posto. Se c'è un difetto che posso trovare è che la perfezione formale mi ha portata a lasciare in secondo piano la trama, che non mi ha coinvolto, in favore di lasciarsi trascinare dalla magia della lingua.

È un libro che consiglio a chi sa apprezzare lo stile di una storia, la cesellatura delle parole, che costruiscono personaggi anche con il ritmo e la musicalità.

Jean-Baptiste Del Amo il sale Francia libriIl sale  di Jean-Baptiste Del Amo, traduzione di Sabrina Campolongo, Neo Edizioni, 2013 (ed. or. Le sel, Gallimard, 2010).


"Degas - passione e perfezione" al cinema

DEGAS PASSIONE E PERFEZIONE AL CINEMA

Riprende la stagione cinematografica dedicata alla Storia dell’Arte con Degas: Passione e Perfezione, il docufilm diretto da David Bickerstaff, ideato per la Grande Arte al Cinema dalla Nexo Digital.

Dal 28 al 30 gennaio, l’artista parigino viene raccontato attraverso le opere esposte nel museo Fitzwilliam a Cambridge, Regno Unito.

Edgar Degas (Parigi, 1834 - Parigi, 1917), padre francese madre creola, pittore, scultore, ritrattista, sonettista, personalità complessa, concepisce la sua arte amando stare nel suo studio e uscendo raramente, ma allo stesso tempo, come ci racconta chi con lui ha trascorso del tempo, quando si trova nei salotti letterari è catalizzatore di attenzioni, pieno di spirito d’invettiva, molto arguto, e a volte anche tagliente nel parlare.

Nel creare le sue opere è molto preciso, ma come lui stesso ci dice, ha piacere nel distruggerle e ricrearle, anche se le stesse, prima della distruzione erano perfette.Si forma, in un primo tempo in una delle principali scuole d’arte di Parigi, poi, si reca dal nonno, a Napoli, il quale, si trovava stabilmente dopo essere scappato dalla Rivoluzione francese. In Italia, accresce la sua formazione artistica, compie quel Grand Tour formativo, ed è attratto soprattutto dai grandi artisti Rinascimentali.

Soggiorna in America e si reca a trovare il fratello a New Orleans (terra natia della madre); del periodo Americano ci ha lasciato anche un bel dipinto con tema il commercio del cotone.

Edgar Degas, Il mercato del cotone a New Orleans, 1873, dettaglio dal video
Edgar Degas passione e perfezione
Edgar Degas, Il mercato del cotone a New Orleans, 1873, olio su tela, Musée des Beaux-Arts, Pau

Gravi disturbi alla vista lo affliggono, fino quasi a rischiare la cecità, ma non demorde, trova un modo per eludere questo problema di salute: si dedica al modellare statue in cera, creta, bronzo, plasmando mirabili figure di ballerine.

Edgar Degas, Piccola danzatrice di quattordici anni, dettaglio dal video
Edgar Degas, Piccola danzatrice di quattordici anni, dettaglio dal video
Edgar Degas, Piccola danzatrice di quattordici anni, 1878-1881, bronzo/cera, National Gallery of Art, NGA 110292, CC0

Degas predilige il disegno per dare forma alla sua arte, e sarà una caratteristica certa di tutta la sua vita artistica. Ritratti, composizioni storiche, ma anche soggetti ispirati alla vita quotidiana (e contemporanea dell’artista), rappresenta la quotidianità in movimento: ballerine, balletti all'Opera, cantanti di caffè, cantanti sul palcoscenico, fantini, cavalli in corsa, stiratrici, serie di donne nell'atto di compiere la propria toilette. Tutte figure mai in posa, ma raffigurate in gesti e atteggiamenti naturali. Crea il movimento attraverso l’esaltazione del colore, un cromatismo tessuto riccamente e in maniera trasparente.

Edgar Degas, Ballerina che guarda la suola del piede destro, dettaglio dal video


Paris Blues: due storie d’amore jazz a cavallo tra due epoche

Paris Blues cinema jazz Parigi Stati Uniti Louis Armstrong Paul Newman Diahann Carroll Joanne Woodward Sidney Poitier
Poster del film Paris Blues. Fair use, copyright degli aventi diritto.

Paris Blues di Martin Ritt è un film sul jazz ambientato a Parigi, ma soprattutto è un film sull’America. Uscita nelle sale il 27 settembre 1961, a pochi mesi dall’elezione di John F. Kennedy a 35° Presidente degli Stati Uniti, la pellicola può dirsi ‘epocale’ nel vero senso della parola in quanto riassume da un lato le tensioni che avevano animato la gioventù americana negli anni ‘50, dall’altro anticipa temi che saranno centrali nel dibattito pubblico americano degli anni ‘60 (questione razziale, lotta per i diritti civili, tossicodipendenza).

Eddie Cook (Sidney Poitier) è un musicista afroamericano, ben lieto di essere sfuggito all’ambiente razzista e discriminatorio della Harlem anni ‘50; Ram Bowen (Paul Newman), talentuoso ma musicalmente indisciplinato, cerca nella Ville Lumiére la propria consacrazione come trombonista jazz, dedicandosi alla scrittura di un’opera sinfonica, Paris Blues, appunto. La loro vita sregolata, tutta dedita all’arte e alle donne, viene interrotta dall’incontro casuale con due giovani turiste americane, ipostasi dell’America che verrà nel decennio successivo: da un lato Connie (Diahann Carroll), insegnante afroamericana, legata alle sue radici e desiderosa di battersi per i diritti della propria gente; dall’altro Lilian (Joanne Woodward), divorziata, con due figlie. Inizialmente, i due musicisti si invaghiscono entrambi di Connie, ma sarà la sfrontatezza e la caparbietà di Lilian a persuadere Ram. Tra le due coppie nascerà subito un amore ‘impossibile’, vissuto intensamente per ‘dodici dolci e amari giorni’ durante i quali tutte le loro certezze vacilleranno al punto da spingere sia Ram che Eddie a decidere di tornare in America e rinunciare così alle proprie ambizioni artistiche, alle proprie vite ‘libere’ (ma da semi-reietti) su e giù tra tetti e scantinati, tra artisti bohémiens, raffinati intellettuali parigini e tossicodipendenti. Ma la loro risoluzione durerà molto poco.

Lilian (Joanne Woodward) e Ram (Paul Newman)

A rappresentare sul piano simbolico la tensione che scuote interiormente i quattro giovani non può che essere, ovviamente, il jazz, quella temperie musicale che aveva agitato le anime più irrequiete e turbolente d’America, quel genere ‘sconcertante’ e vitalistico, nero ma anche bianco (non a caso è solo a Parigi che Ram e Eddie possono fare stabilmente coppia) che aveva rappresentato la più grande rivoluzione musicale dei decenni centrali del XX secolo e che ancora per tutti gli anni ‘60 avrebbe consacrato alcune delle sue più grandi personalità. A fare di Paris Blues un film jazz è la favolosa colonna sonora, curata quasi interamente da Duke Ellington e dalla sua orchestra, nonché l’apparizione di Louis Armstrong, nel ruolo del famoso jazzista Wild Man Moore, il quale dà vita, in un’elettrizzante ‘battle royal’ con Poitier e Newman a una delle scene più celebri e riuscite del film. Va segnalato, inoltre, il personaggio di Michel Devigne (ben interpretato da un intenso Serge Reggiani), omaggio ad uno dei più grandi chitarristi jazz francesi: Django Reinhardt.

Il cameo ‘musicale’ di Louis Armstrong nei panni di Wild Man Moore

Il film, che non può essere ascritto, nonostante il cast stellare, tra le pietre miliari del cinema hollywoodiano (troppo spesso naïf e ‘americano’ nella descrizione del panorama musicale parigino dell’epoca), merita però di essere recuperato come documento storico.

Inizialmente, infatti, la sceneggiatura originale, ispirata all’omonimo romanzo del 1957 di Harold Flender, prevedeva due storie d’amore interraziali che furono però ritenute troppo audaci dalla United Artists per il pubblico americano. Il tema, infatti, viene solo accennato all’inizio del film, quando sia Ram che Eddie vengono attratti dalla bellezza di Connie. Eppure è evidente quanto tale questione sia nodale soprattutto nella storia fra Eddie e Connie, che incarnano due anime differenti del mondo afroamericano: lui, disilluso e più propenso all’evasione, lei, pronta a ‘combattere per gli anni che verranno’, ben inquadrata in un processo di attivismo e cambiamento ormai già in essere e che Eddie, con il suo ormai quinquennale ‘esilio’ parigino aveva totalmente mancato. Se anticonformista è la scelta dei due giovani musicisti, certamente lo è anche quella delle due ragazze: non era consuetudine che una madre e un’insegnante partissero da sole in vacanza in Europa, adottando un comportamento decisamente spigliato e in controtendenza rispetto all’immaginario femminile coevo (si pensi a Lilian che con il suo atteggiamento vince le resistenze di Ram, rifiutato da Connie).

Paris Blues, pertanto, va rivisto e apprezzato non solo per riascoltare la sua splendida colonna sonora, ma anche perché riesce ad essere al tempo stesso un film che sintetizza i caratteri peculiari di un’epoca e fa da cerniera con un’altra, nuova ed incipiente: da un lato, infatti, porta sullo schermo il disagio esistenziale della ‘gioventù bruciata’ degli anni ‘50 che aspirava ad una propria realizzazione ‘fuori’ dalle gabbie dei conformismi americani (Parigi per i due protagonisti è sia oasi che esilio, mentre l’America resta sullo sfondo come un inferno lontano da cui fuggire), dall’altro lascia intravedere a livello seminale quei cambiamenti nelle sfere dei costumi sessuali, delle libertà di espressione e dei diritti civili che caratterizzeranno il ventennio successivo.

Connie (Diahann Carroll) e Eddie (Sidney Poitier) passeggiano per le vie di Parigi.

Posa e variazioni all'epoca di Rodin, tra Lisbona e Copenaghen

Negli spazi del Museo Calouste Gulbenkian di Lisbona sarà possibile visitare - fino al 4 febbraio 2019  - la mostra itinerante "Pose and Variations. Sculpture in Paris in the age of Rodin" (Posa e variazioni. La scultura a Parigi all'epoca di Rodin), che arriverà poi in Danimarca alla Ny Carlsberg Glyptotek di Copenaghen.

Jean-Antoine Houdon (1741-1828), Apollon, Parigi 1790, bronzo dal Museo Gulbenkian, inv. 552
Denis Pierre Puech (1854-1942), La Sirène enlevant un ephèbe, Parigi 1899, marmo dal Museo Gulbenkain, inv. 2083

La mostra parte dalle sculture francesi ottocentesche acquisite dai collezionisti Calouste Sarkis Gulbenkian (1869-1955) e Carl Jacobsen (1842-1914) e normalmente conservate nei musei citati in precedenza, che furono fondati proprio dai suddetti filantropi. A colpire - come spiegato durante la visita alla mostra - è il fatto che le due collezioni (quella danese risulta più ampia) sembrino in dialogo tra loro, con sorprendenti analogie.

Paul Dubois (1829-1905), Le Chanteur florentin du XVe siècle, Parigi 1865 (1897), bronzo dalla Ny Carlsberg Glyptotek, MIN 522

Tema centrale della mostra itinerante è la posa nella scultura figurativa (elemento fondamentale, sebbene talvolta sfuggente, come nel caso dei bambini), che qui viene mostrata in particolare nel suo manifestarsi con rielaborazioni, ripetizioni, variazioni, riferimenti costanti alle opere precedenti. L'esposizione ripercorre il ciclo vitale, a partire dalla maternità e dall'infanzia, per arrivare all'età adulta.

Paul Dubois (1829-1905), Charité, 1876 (1884), marmo dalla Ny Carlsberg Glyptotek, MIN 527
Jean-Baptiste Carpeaux, Flore accroupie, Londra 1870 (1873), marmo dal Museo Gulbenkian, inv. 562

Fondamentale l'attenzione alla tradizione classica, che però viene rielaborata in maniera realistica e anche sensuale. E se assoluta protagonista è la figura umana, grande importanza ha la natura: questa immerge il visitatore sin dal suo ingresso al Museo Calouste Gulbenkian, che si dimostra così una sede particolarmente calzante e suggestiva per questa mostra.

Aimé-Jules Dalou (1838-1902), Baigneuse, Londra (1870-1879), terracotta dal Museo Gulbenkian, inv. 566
Al centro del concerto, la Danaide di Auguste Rodin (1893), in pietra del fulmine (marcassite)

Un cenno meritano anche le attività che il museo portoghese offre a bambini e famiglie: laboratori di scultura per e concerti di musica classica, che si tengono negli stessi spazi dell'esposizione e che si sposano perfettamente con le opere presentate.

 

Pose and Variations. Sculpture in Paris in the age of Rodin

Pose e Variações. Escultura em Paris no tempo de Rodin

(Posa e variazioni. La scultura a Parigi all'epoca di Rodin)

Curatori: Luísa Sampaio e Rune Frederiksen

Alla Galeria Principal del Museo Calouste Gulbenkian di Lisbona fino al 4 febbraio 2019.

Avenida de Berna, 45A

Tel +351 217 823 000

Google Maps

Alcune opere selezionate sono presenti sulla app del Museo Calouste Gulbenkian.

Pose and Variations. Sculpture in Paris in the age of Rodin Posa e variazioni Parigi scultura francese Ottocento Museo Calouste Gulbenkian Lisbona mostre
Jean-Baptiste Carpeaux (1827-1875), L'Amour à la folie, Parigi 1872, marmo dal Museo Gulbenkian, inv. 563

Foto di Giuseppe Fraccalvieri


L'International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad” va alla petite Pompéi di Francia: Vienne

La Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico e Archeo hanno inteso dal 2015 dare il giusto tributo alle scoperte archeologiche attraverso un Premio annuale assegnato in collaborazione con le testate internazionali, tradizionali media partner della BMTA: Antike Welt (Germania), as. Archäologie der Schweiz (Svizzera), Current Archaeology (Regno Unito), Dossiers d’Archéologie (Francia).

L’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad” è l’unico riconoscimento mondiale dedicato  agli archeologi, che con sacrificio, dedizione, competenza e ricerca scientifica affrontano quotidianamente il loro compito nella doppia veste di studiosi del passato e di professionisti a servizio del territorio.

Il Direttore della Borsa Ugo Picarelli e il Direttore di Archeo Andreas Steiner hanno condiviso questo cammino in comune, consapevoli che “le civiltà e le culture del passato e le loro relazioni con l’ambiente circostante assumono oggi sempre più un’importanza legata alla riscoperta delle identità, in una società globale che disperde sempre più i suoi valori”. Il Premio, dunque, si caratterizza per divulgare uno scambio di esperienze, rappresentato dalle scoperte internazionali, anche come buona prassi di dialogo interculturale.

Vincitrice della quarta edizione è risultata la “piccola Pompei francese” di Vienne (sulle sponde del Rodano, a circa 30 km a sud di Lione, ma scopriamo di più.

Nella periferia della città di Vienne, in Francia, durante dei lavori per la costruzione di un complesso residenziale, gli archeologi hanno trovato un antico quartiere romano con resti di domus ed edifici pubblici ben conservati dopo una serie di incendi e per questa particolare distruzione del sito, hanno definito Vienne la piccola Pompei francese. La scoperta sembra essere una delle più importanti fatte negli ultimi 40-50 anni. La città di Vienne è famosa già per il suo teatro e per il tempio dedicato ad Augusto e Livia, quindi non estranea ad altri importanti ritrovamenti, ma soprattutto in antico era uno snodo importante nel percorso che collegava il nord della Gallia alla regione Narbonensis, a sud. Il sito doveva estendersi su una superficie di circa 7000 metri quadrati, una scoperta insolita ed eccezionale in un’area urbana, tanto che lo stesso ministero della cultura francese aveva definito l’evento come una “découverte exceptionelle”! Il quartiere romano, con case ed edifici databili al I secolo d.C., si crede possa essere stato abitato per circa 300 anni prima di essere abbandonato in seguito a degli incendi. Molti degli oggetti e degli arredi delle abitazioni si sono perfettamente conservati, trasformando l’area in una vera “petite Pompéi” francese. Tra le strutture sopravvissute, una importante domus chiamata Casa dei Baccanali con pavimenti mosaicati raffiguranti scene di corteggio con menadi e satiri. L’incendio  distrusse il primo piano della casa, il tetto e il balcone, ma molte parti della struttura si sono conservate quasi intatte. Gli studiosi ritengono che la sontuosa domus che aveva al suo interno anche preziosi marmi e godeva di giardini magnifici ed importanti riserve idriche, potesse appartenere ad un ricco mercante della zona. In un altro edificio, invece, si è conservato un mosaico con Talia, una delle grandi muse figlie di Zeus e Mnemosine, nuda e rapita dal dio Pan. I mosaici sono stati staccati con cura e portati in un laboratorio di restauro per poi essere esposti nel 2019 al Museo della Civiltà gallo-romana di Vienne. Durante gli scavi, in luce è venuto fuori anche un edificio pubblico con fontana monumentale ornata da una statua di Ercole, secondo il responsabile dello scavo Clement, probabilmente una scuola di retorica/filosofia ospitata a Vienne.

Le prime cinque scoperte archeologiche del 2017 candidate per la vittoria della quarta edizione sono risultate:

Egitto: il ginnasio ellenistico rinvenuto ad Al Fayoum

Francia: una piccola Pompei a Vienne

Iraq: il più antico porto di una città sumerica ad Abu Tbeirah

Italia: la Domus del Centurione dagli scavi della metro C a Roma

Tunisia: una città romana sommersa nel golfo di Hammamet

 


Il mito del Labirinto

Il mito del labirinto, prodotto da TSVP - Tournez S'il Vous Plaît, ci porta nell'isola di Creta, a Knosso, Festo e Sissi, dove gli archeologi hanno sviluppato nuovi metodi per comprendere l'architettura di queste misteriose strutture, legate ad una delle più raffinate civiltà del mondo antico, quella minoica.

Il film sarà proiettato alle 19.00 di giovedì 18 ottobre, a chiusura della sessione pomeridiana del primo giorno dell'ottava edizione della Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica di Licodia Eubea.

Le mythe du Labyrinth    

Il mito del Labirinto

Nazione: Francia

Regia: Mikael Lefrançois, Agnès Molia

Consulenza scientifica: Peter Eeckhout

Durata: 26’

Anno: 2018

Produzione: Tournez S’il Vous Plaît – Arte

 

Sinossi: Tra il 1400 e il 1300 a.C., fiorì a Creta la raffinata civiltà minoica. I Minoici furono i primi, nella cultura europea, ad adoperare la lingua scritta. Hanno dato prova del loro alto livello artistico attraverso raffinati affreschi e sculture. Hanno costruito edifici sontuosi, la cui complessità ha a lungo affascinato gli archeologi. Oggi, grazie agli scavi condotti a Cnosso, Festo e Sissi, combinati alla ricerca matematica, gli archeologi hanno sviluppato nuovi metodi per comprendere l’architettura di questi edifici. I risultati mettono in discussione il nostro sapere relativo a una civiltà che pensavamo di conoscere bene.

 

Partecipazioni ad altri film festival e/o proiezioni pubbliche:

  • Arkhaios Film Festival (South Carolina, USA) 2018
  • Trasmesso su Arte Italia

 

Informazioni regista:

  • Mikael Lefrançois, reporter e regista. Laureato alla TSVP Academy (e CFPJ), realizza documentari o li trasforma come cameraman. A volte fa entrambe le cose contemporaneamente, suonando il banjo.
  • Agnès Molia, produttrice televisiva e direttrice editoriale di TSVP. Diplomata all’ESJ Lille, dove adesso è formatrice, è autrice di circa 50 documentari. Cofondatrice di Turn Please, con la sorella Christie, è regista e produttrice e direttrice della collana di documentari “On Our Traces and Archaeological Investigations” per Arte.

 

Informazioni casa di produzione:

http://tsvp-prod.com e https://www.facebook.com/tsvp.prod/

 

Scheda a cura di: Fabio Fancello


Le mostre da vedere all'estero tra fine 2018 e inizi 2019

Dopo le 10 mostre assolutamente da vedere entro il 2019 in Italia, abbiamo pensato di proporvi una selezione di quanto offre il panorama museale europeo tra gli ultimi mesi del 2018 e i primi del 2019.

Che desideriate immergervi in una mostra d’arte moderna o contemporanea, scoprire come un museo possa migliorare il nostro benessere psicofisico, sfidare i vostri pregiudizi o approfondire le vostre conoscenze su un determinato personaggio o periodo storico, troverete sicuramente la mostra che solletica la vostra curiosità. 

Ecco una breve panoramica di alcune interessanti mostre in diverse città europee:

Spagna

Dallo scorso luglio, e fino al 20 gennaio 2019, è in corso al Museo Sorolla di Madrid la mostra ‘Sorolla - A Garden To Paint’, che presenta oltre 170 tra dipinti, schizzi, disegni, sculture e fotografie dei giardini del Reales Alcázares di Siviglia e de La Alhambra di Granada, catturati da Sorolla quale fonte di ispirazione per la realizzazione del proprio giardino nell’abitazione madrilena.

È stata recentemente inaugurata presso le sale 4 e 5 del MUSAC (Museo de Arte Contemporáneo de Castilla y Léon) di Léon la mostra ‘Todos los tonos de la rabia. Poéticas y políticas antirracistas’, che considera il fenomeno del razzismo, e le sue implicazioni, nel contesto storico attuale, dividendo il discorso in quattro sezioni: ‘Crescere in un mondo bianco’, ‘Zoo di mostri’, ‘La vita erotica del razzismo’ e ‘Non si aspettavano che sopravvivessimo’.

Avete voglia di perdervi tra le materializzazioni dei sogni di colei che è stata definita una degli artisti più importanti e versatili del XX secolo? Allora, non perdetevi la mostra ‘Dorothea Tanning - Behind the door, another invisible door’, al Museo Reina Sofia di Madrid dal 3 ottobre 2018 al 7 gennaio 2019. Divisa in sale tematiche, la mostra racconta la storia di Dorothea Tanning attraverso un mondo fantastico, che appare sotto forma di dipinti, costumi e scenografie per balletti, disegni, sculture, e che vuole invitare il visitatore ad andare oltre ciò che la realtà gli propone.

Francia

Fino al prossimo 7 gennaio, il Musée de l’Homme di Parigi ospita la mostra temporanea ‘Néandertal - l’expo’ che racconta, in modo interdisciplinare ed interattivo, il cugino più prossimo della nostra specie, dialogando con la nostra percezione delle differenze e le nostre idee sulla specie umana e la sua evoluzione.

Dal 26 settembre al 1° luglio 2019, la Petite Galerie del Louvre propone una mostra piuttosto interessante: ‘L’archéologie en boulles’. Divisa in quattro aree tematiche che esplorano il lavoro dell’archeologo ed il rapporto tra arte ed archeologia, la mostra presenterà una selezione di circa 100 tavole originali di fumettisti che si sono ispirati all’archeologia. Tra esse, anche una tavola della graphic novel italiana Il porto proibito (2015), di Teresa Radice e Stefano Turconi.

Dallo scorso 25 agosto, e fino al 25 agosto 2019, il MuCEM di Marsiglia ospita l’installazione ‘Horizontal Alphabet (black)’, dell’artista visuale Katinka Bock. Protagonisti di questa installazione sono dei mattoni di ceramica rossi e neri, realizzati in base alle misure di mani e piedi di diversi partecipanti anonimi, che rappresentano contemporaneamente la ripetizione (come l’uso, da parte di culture diverse, di unità di misura legate al corpo umano, quali ad es. pollice e piedi) e la diversità che contraddistinguono gli esseri umani.

Regno Unito

Fino al 24 febbraio 2019, il Victoria and Albert Museum di Londra ospiterà la mostra ‘Videogames: Design/Play/Disrupt’, che racconta, in modo immerso ed interattivo, il processo di realizzazione dei videogame più innovativi.

Dal 4 ottobre al 3 Marzo 2019, il Wellcome Collection di Londra ospiterà la mostra ‘Living with Buildings’, che esplora il modo in cui i paesaggi urbani in cui viviamo influenzano la nostra vita ed il nostro benessere psicofisico.

A Mount Stewart (Co. Down), nell’Irlanda del Nord, dal 9 novembre e fino al 3 febbraio 2019, sarà possibile visitare la mostra itinerante ‘Faces of Change: Votes for Women’, organizzata dal National Trust in collaborazione con la National Portrait Gallery, in occasione del centenario dalla concessione del diritto di voto ad alcune categorie di donne. La mostra esplora, attraverso ritratti, documenti e fotografie, le lotte delle suffragettes ed il dibattito sul diritto di voto ed il suffragio femminile. Prima di approdare in Irlanda del Nord, parte della mostra sarà visitabile a Killerton House, nel Devon, fino al 31 ottobre.

Paesi Bassi

In occasione del Cinquecentenario dalla sua scomparsa, il Museo Teylers di Haarlem si prepara ad inaugurare una mostra dedicata a Leonardo da Vinci ed alla sua capacità di catturare le emozioni umane, che sarà visitabile dal 5 ottobre al 6 gennaio. ‘Leonardo da Vinci’ ospiterà oltre trenta disegni originali di Leonardo ed altrettante opere di seguaci e contemporanei, provenienti da collezioni di tutto il mondo; tra essi, gli studi per l’Ultima Cena e per un volto femminile.

Il Museo Van Gogh, fino a 13 gennaio 2019, ospita la mostra ‘Van Gogh Dreams’, un’esperienza sensoriale tra le emozioni di Vincent, nel periodo in cui si trasferì ad Arles ed era pieno di speranze per la sua nuova vita. La mostra non prevede l’esposizione di dipinti, ma sarà interamente basata sull’intenso scambio epistolare che Vincent ebbe con suo fratello Theo, ed a farla da padrone saranno luci, suoni, colori ed emozioni.

Il Tropenmusem di Amsterdam, fino al 1° dicembre 2019, ospita la mostra ‘Bitter Chocolate Stories’, che presenta le storie di 15 minori (su oltre 2 milioni) che lavorano nelle piantagioni di cacao in Ghana e Costa d’Avorio, per contribuire a soddisfare la domanda dei consumatori di cioccolato che vivono a centinaia di chilometri di distanza. 

Lo stesso Tropenmusem, dal 28 settembre, ospita la mostra ‘Cool Japan’, che mette a confronto moderne icone del mondo dei manga e degli anime con l’arte tradizionale giapponese dei dipinti e degli ukyo-e. A completare la mostra, un’opera di Matsuura Hiroyuki il quale, con la sua tecnica che unisce modernità e tradizione, rappresenta la sintesi perfetta del tema della mostra.

Polonia

Siete amanti dell’arte contemporanea? Allora, non potete perdervi la mostra ‘The Culture Collider: The Post-Exotic Art’ al Museo Manggha dell’Arte e della Tecnologia Giapponese di Cracovia. Si tratta di un progetto della curatrice viennese Goschka Gawlik che mira ad esplorare la situazione dell’arte prodotta nell’era della globalizzazione, facilmente soggetta a mutamenti ed influenze. Le opere esposte sono state realizzate da artisti sia europei che asiatici, in un mix tra  cultura identitaria e sguardo sull’altro.

Fino al 4 novembre, l’Asia and Pacific Museum di Varsavia ospita la mostra ‘Playing with Culture - Traditional Asian Play and Games’. Lo scopo della mostra è quello di proporre uno sguardo sulla cultura asiatica attraverso il gioco, attività che ha da sempre permesso all’uomo di mettere se stesso alla prova e di coltivare le proprie relazioni sociali. Oggetto dell’indagine è il valore culturale del gioco e del giocattolo, riconosciuto anche dall’UNESCO, quale vettore che permette di interpretare antiche credenze e sistemi sociali. 

Avete in programma una visita all’Auschwitz-Birkenau Memorial? Se sì, sappiate che dal 30 ottobre, e fino a marzo 2019, sarà possibile visitare anche la mostra ‘David Olère. The one who survived Crematorium III’. Oltre ai 19 dipinti del museo di Auschwitz, verranno esposti anche 64 opere provenienti da collezioni Israeliane e Francesi, che raccontano l’esperienza dell’artista durante la prigionia nel campo di concentramento.

Germania

Chiudiamo la nostra selezione con Berlino. 

La Gemäldedegalerie, dallo scorso luglio e fino all’11 novembre, ospita la mostra ‘Impressions of the Thirty Years’ War - Printmaking from the Kupferstichkabinett’. Si tratta di una mostra che, attraverso pamphlet satirici e stampe del XVII secolo, provenienti dal Kupferstichkabinett (Galleria delle Incisioni), descrive gli effetti della Guerra dei Trent’anni sulla società dell’epoca.

Il Kupferstichkabinett, a sua volta, dallo scorso agosto e fino al 18 novembre, ospita una mostra dedicata alla bottega di Rembrandt: ‘From Rembrandt’s Workshop - Drawings from the Rembrandt School’. In seguito alle ricerche che hanno portato ad una revisione delle opere attribuite al Maestro olandese, il Kupferstichkabinett mostra differenze e similitudini tra Rembrandt ed i suoi allievi, attraverso una selezione di circa 100 disegni.

 


Rivoluzione Francese risorse digitali

Risorse online per lo studio della Rivoluzione Francese

Monumento alla Convenzione Nazionale all'interno Pantheon di Parigi. [foto di Beatrice da Vela CC-BY-SA ]

Lo ripeto centinaia di volte a studentesse e studenti: Internet non può sostituire una biblioteca ben fornita, né per chi voglia fare ricerca, né per il semplice curioso. Tuttavia la Rete spesso offre molte possibilità per integrare le proprie conoscenze o per trovare nuovi spunti e anche io me ne servo spesso. Ho pensato di condividere con voi i cinque siti che ho trovato più utili per lo studio del periodo oggetto delle mie attuali ricerche, la Rivoluzione Francese. I siti sono quasi unicamente in francese, ma abbastanza chiari e accessibili anche a chi non ha una profonda padronanza della lingua (extrema ratio Google translate).

1.Archives numériques de la Révolution Française.

L'home page degli Archives numériques

Ospitati sul sito dell'Università di Standford, gli "Archivi digitali della Rivoluzione Francese" sono una banca dati, interrogabile in francese e in inglese. Essi contengono la digitalizzazione degli Archivi Parlamentari (Archives Parlamentaires) e un corpus di immagini prodotte durante la Rivoluzione.

Gli Archivi Parlamentari, uno degli strumenti più importanti per i ricercatori del ramo, sono una collezione, costituita nel corso dell'Ottocento, che racchiude in ordine cronologico la ricostruzione dei dibattiti parlamentari, ma anche rapporti, discorsi, delibere e persino lettere. I numeri consultabili online vanno dalla preparazione degli Stati Generali (1787) fino all'anno II della Repubblica (1794).

La banca dati delle immagini è forse una delle risorse che preferisco: contiene più di 14.000 immagini (sono in maggioranza stampe), che possono essere consultate tematicamente o cronologicamente.

2. Il sito dell'IHRF (Istituto di storia della Rivoluzione Francese)

Homepage del sito dell'Institut d'Histoire de la Révolution Française

Il sito dell'Institut d'Histoire de la Révolution Française, l'organo universitario francese dedito allo studio della Rivoluzione in tutti i suoi aspetti è una vera miniera di informazioni. Oltre a parlare delle attività specifiche dell'Istituto, il sito contiene una biblioteca digitale in libero accesso, che raccoglie opere digitalizzate o create da altre università e una selezione di link a portali privati affidabili. Personalmente ho trovato utilissimi anche gli strumenti didattici, fra i quali è particolarmente degna di nota una bibliografia tematica in costante aggiornamento.

L'IHRF redige anche una rivista accademica, che è consultabile in libero accesso. I numeri sono tematici e permettono anche all'appassionato di aggiornarsi continuamente.

 

3. Il sito della SER (Società di studi robespierristi).

L'Homepage della Société des études robespierristes

Questo è uno dei siti che controllo almeno una volta al giorno per rimanere aggiornata circa le ultime novità sul campo. Il sito della Société des études robespierristes, la storica associazione fondata da Albert Mathiez, segnala costantemente le nuove uscite bibliografiche e informa sulle novità nel dibattito accademico (e civile) sulla Rivoluzione Francese. Oltre a essere il cuore degli Annales historique de la Révolution Française, la rivista accademica più importante del settore (accessibile a pagamento), pubblica un bollettino mensile (scaricabile gratuitamente) con le novità editoriali più importanti, notizie dei colloqui e degli eventi. Da quest'anno particolare attenzione è data alle "società sorelle" (di cui si svolgerà a breve il primo congresso), cioè le associazioni locali che si occupano della Rivoluzione Francese legata a un particolare territorio o a un particolare politico. Infine anche qui è presente una piccola raccolta di materiali utili e testi.

 

4. Gli Annales historique de la Révolution Française.

Pagina dedicata ai numeri più recenti degli Annales historique de la Révolution Française sul sito dell'editore Armand Colin

Ma non avevo appena detto che era a pagamento? La risposta esatta è nì. I numeri più recenti (quelli degli ultimi tre anni) degli Annales sono a pagamento (ma l'editore dà la possibilità di acquistare i singoli articoli), ma gli altri sono liberamente accessibili. I numeri dal 1999 al 2015 si possono trovare su questo sito, mentre quelli precedenti (dal 1966 in poi) si trovano sulla banca dati Persée. Alcuni numeri precedenti al 1966 si possono trovare su Gallica (la base di dati della Biblioteca nazionale di Francia) o su archive.org.

5. Joconde, la banca dati dei musei francesi

Homepage di Joconde

Infine una risorsa importante, anche se dispersiva, è Joconde, la banca dati che raccoglie i cataloghi di moltissimi musei francesi. Da qui si possono consultare le collezioni, comprese di immagini e numero di inventario di molti musei. Per quanto riguarda la Rivoluzione Francese per me è stato particolarmente utile perché contribuiscono a questa raccolta sia il museo Carnavalet di Parigi (che ha una ricchissima collezione di quadri e cimeli rivoluzionari) che il Museo della Rivoluzione Francese di Vizille (il catalogo online, però, è ancora parziale).