Haruki Murakami Premio Lattes Grinzane 2019 Fondazione Bottari Lattes IX edizione

Haruki Murakami vincitore della sezione La Quercia del Premio Lattes Grinzane 2019

Premio Lattes Grinzane IX edizione

Haruki Murakami è il vincitore della sezione La Quercia

Roberto Alajmo, Jean Echenoz (Francia), Yewande Omotoso (Sud Africa), Alessandro Perissinotto e Christoph Ransmayr (Austria)

sono i finalisti della sezione Il Germoglio

Da Aosta a Crotone 400 studenti italiani decreteranno sabato 12 ottobre

il vincitore tra i cinque finalisti della sezione Il Germoglio

www.fondazionebottarilattes.it

Cuneo, 13 aprile 2019. Sono stati annunciati i nomi di finalisti e vincitori del Premio Lattes Grinzane 2019, organizzato dalla Fondazione Bottari Lattes e giunto alla IX edizione.

Haruki Murakami (Giappone), edito in Italia da Einaudi (tradotto da Antonietta Pastore e Giorgio Amitrano), è il vincitore della sezione La Quercia, intitolata a Mario Lattes (editore, pittore, scrittore, scomparso nel 2001) e dedicata a un autore internazionale che abbia saputo raccogliere nel corso del tempo condivisi apprezzamenti di critica e di pubblico.

Murakami sarà in Italia venerdì 11 ottobre, per tenere una lectio magistralis (ore 18, Teatro Sociale di Alba), e sabato 12 ottobre, per ricevere il riconoscimento durante la cerimonia di premiazione (ore 16.30, Castello di Grinzane Cavour). Ingresso libero, fino a esaurimento posti.

Roberto Alajmo con L’estate del ’78 (Sellerio), Jean Echenoz (Francia) con Inviata speciale (Adelphi, traduzione di Federica e Lorenza Di Lella), Yewande Omotoso (Sud Africa) con La signora della porta accanto (66thand2nd, traduzione di Natalia Stabilini), Alessandro Perissinotto con Il silenzio della collina (Mondadori) e Christoph Ransmayr (Austria) con Cox o Il corso del tempo (Feltrinelli, traduzione di Margherita Carbonaro) sono i finalisti del Premio Lattes Grinzane IX edizione per la sezione Il Germoglio, il riconoscimento internazionale che fa concorrere insieme autori italiani e stranieri, dedicato ai migliori libri di narrativa pubblicati nell’ultimo anno.

Sabato 12 ottobre i cinque autori saranno in Italia per incontrare pubblico e studenti (ore 10, Fondazione Bottari Lattes a Monforte d’Alba) e per ricevere il riconoscimento durante la cerimonia di premiazione, nel corso della quale sarà proclamato il vincitore, sulla base dei voti degli studenti delle giurie scolastiche (ore 16.30, Castello di Grinzane Cavour). Ingresso libero, fino a esaurimento posti.

«La proposta di quest’anno premia una varietà di esperienze narrative che toccano generi e stili differenti – dalla Francia al Sud Africa, dall’Austria all’Italia – presentando un contrastato e sfaccettato rapporto tra natura e civiltà», commenta la Giuria Tecnica del Premio. «Dal giallo locale che scava nel passato (Perissinotto), al romanzo storico raffinato (Ransmayr), dalla spy story di humor nero (Echenoz), alla memoria familiare (Alajmo), fino ai ritratti femminili sullo sfondo della questione razziale (Omotoso)», spiega la Giuria Tecnica del Premio.

«Diventato autore di culto a livello mondiale, Murakami è lo scrittore che più ha contribuito ad avvicinare il Giappone ai lettori occidentali», spiegano i Giurati nella motivazione. «Fin dagli esordi, alla fine degli anni Settanta, egli esce dalla cornice della tradizione letteraria giapponese creando un suo mondo narrativo originalissimo, tramite un linguaggio nuovo e comunicativo, molto vicino al parlato. La semplicità stilistica è un tramite per affrontare profondi temi esistenziali – il rimpianto per il “perduto”, la ricerca di sé nell’assurdità di un’esistenza alienata, l’attrazione per l’aspetto magico e misterioso, del mondo – e di toccare alcuni tasti dolenti del Giappone: le colpe storiche, le responsabilità politiche del passato e del presente. Caratteristica rilevante dei grandi romanzi di Murakami è la presenza di personaggi che conducono vite ordinarie (in cui l’ampia platea dei lettori immediatamente si identifica, al di là di ogni barriera culturale), ma nel seguito del racconto capita che la loro storia si venga di solito a trovare sospesa tra reale e irreale, coinvolta in eventi magici e inquietanti. Il brusco passaggio dalla realtà al sogno rappresenta pienamente lo smarrimento dell’essere umano contemporaneo di fronte a fenomeni sempre nuovi e incontrollabili. Lo sconfinamento in un universo parallelo tuttavia non è mai una fuga, ma discesa nel profondo di se stessi, alla ricerca di ciò che si cela nei recessi della nostra coscienza».

Finalisti e vincitore sono stati designati e annunciati sabato 13 aprile 2019 a Cuneo, alla sede della Fondazione CRC (ente che collabora e sostiene il Premio per il triennio 2017-2019) dalla Giuria Tecnica del Premio, in un incontro aperto al pubblico condotto dalla giornalista Chiara Pottini. I componenti della Giuria Tecnica sono: il presidente Gian Luigi Beccaria (linguista, critico letterario e saggista), Valter Boggione (docente di letteratura italiana), Vittorio Coletti (linguista e consigliere dell'Accademia della Crusca), Rosario Esposito La Rossa (libraio a Scampia), Giulio Ferroni (critico letterario e studioso della letteratura italiana), Bruno Luverà (giornalista), Alessandro Mari (scrittore ed editor), Romano Montroni (presidente Cepell-Centro per il libro e la lettura), Laura Pariani (scrittrice), Marco Vallora (critico d’arte) e Bruno Ventavoli (critico letterario).

Per i cinque romanzi finalisti della sezione Il Germoglio, la parola passa ora ai giovani: tra aprile e settembre 2019 i cinque libri saranno letti e discussi dai 400 studenti delle 25 Giurie Scolastiche. Ventiquattro giurie sono scelte in modo da coprire tutto il territorio della Penisola: quattro in Piemonte (regione sede del Premio) e almeno una per ciascuna delle altre regioni. A queste si aggiunge la giuria estera a Madrid, presso la Scuola Italiana Statale.

Le Giurie Scolastiche italiane sono: Istituto di Istruzione Superiore “G. Govone” di Alba (Cuneo); Liceo “A. Avogadro” di Biella; Istituto di Istruzione Superiore “Giordano Bruno” di Budrio (Bologna); Liceo “Galanti” di Campobasso; Istituto Omnicomprensivo “Rosselli-Rasetti” di Castiglione del Lago (Perugia); Liceo Classico “Pitagora” di Crotone; Liceo Scientifico Statale “V. Volterra” di Fabriano; Liceo Classico “V. Lanza” di Foggia; Liceo Scientifico “Pacinotti” di La Spezia; Istituto di Istruzione Superiore “Duni-Levi” di Matera; Liceo Artistico Statale “Caravaggio” di Milano; Liceo Scientifico e Linguistico “E. Fermi” di Nuoro; Liceo Statale “G. Marconi” di Pescara; Liceo Classico Statale “G. F. Porporato” di Pinerolo (Torino); Liceo Scientifico “Amedeo di Savoia Duca d’Aosta” di Pistoia; Liceo Classico “M. T. Varrone” di Rieti; Liceo Scientifico “Michelangelo Grigoletti” di Pordenone; Liceo Scientifico Statale “C. Darwin” di Rivoli (Torino); Liceo “F. Filzi” di Rovereto (Trento); Liceo Statale “Francesco De Sanctis” di Salerno; Istituto di Istruzione Superiore “Fardella-Ximenes” di Trapani; Liceo Ginnasio Statale “A. Canova” di Treviso; Istituzione Scolastica di Istruzione Liceale, Tecnica e Professionale di Verrès (Aosta). A loro si aggiunge il Gruppo di Lettura “La Scugnizzeria” di Scampia a Napoli.

Il vincitore della sezione La Quercia ottiene un premio di 10.000 euro. I finalisti della sezione Il Germoglio ricevono un premio di 2.500 euro ciascuno. Al vincitore va un ulteriore premio di 2.500 euro.

Le precedenti edizioni della sezione La Quercia sono state vinte da António Lobo Antunes (2018; Feltrinelli), Ian McEwan (2017; Einaudi), Amos Oz (2016; Feltrinelli), Javier Marías (2015; Einaudi), Martin Amis (2014; Einaudi), Alberto Arbasino (2013; Adelphi), Patrick Modiano (2012; Einaudi e Guanda), Premio Nobel 2014, Enrique Vila-Matas (2011; Feltrinelli).

Negli anni precedenti i vincitori della sezione Il Germoglio sono stati: Yu Hua (Feltrinelli) nel 2018; Laurent Mauvignier (Feltrinelli) nel 2017; Joachim Meyerhoff (Marsilio) nel 2016; Morten Brask (Iperborea) nel 2015; Andrew Sean Greer (Rizzoli) nel 2014; Melania Mazzucco (Einaudi) nel 2013; Romana Petri (Longanesi) nel 2012; Colum McCann (Rizzoli) nel 2011.

Il Premio Lattes Grinzane è organizzato dalla Fondazione Bottari Lattes sotto gli auspici del Centro per il libro e la lettura e con il sostegno di: Mibac, Regione Piemonte, Fondazione CRC (principale sostenitore per il triennio 2017-2019), Fondazione CRT, Banca D’Alba, Città di Cuneo, Comune di Alba, Comune di Grinzane Cavour, Comune di Monforte d'Alba, Cantina Giacomo Conterno, Cantina Terre del Barolo, Enoteca Regionale Piemontese Cavour, Unione di Comuni Colline di Langa e del Barolo, Banor, Fiera Internazionale del Tartufo Bianco d'Alba, Felicin-Ristorante Albergo Dimora Storica, La Ribezza Boutique Hotel, Sebaste - Antica Torroneria Piemontese.

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Università Ca' Foscari Venezia lingua giapponese

Da Venezia una novità per l'apprendimento della lingua giapponese

Ca’ Foscari deposita la prima domanda di brevetto nata dalla ricerca sulla glottodidattica e le tecnologie, sviluppata all’interno di un dipartimento di lingue

 NOVITÀ PER L’APPRENDIMENTO DEL GIAPPONESE:

BREVETTO PER LO STUDIO, LA COMPRENSIONE E LA TRASCRIZIONE  DELLA LINGUA GIAPPONESE NELL’E-LEARNING

 Sistema e metodo per l’unione di morfemi in unità lessicali, con trascrizione in hiragana e caratteri latini

lingua giapponese Università Ca' Foscari Venezia Alessandro Mantelli Marcella Mariotti VENEZIA – I ricercatori Alessandro Mantelli e Marcella Mariotti dell’Università Ca’ Foscari Venezia, dipartimento di Studi sull'Asia e sull'Africa Mediterranea, hanno depositato una domanda di brevetto dopo due anni di intenso lavoro nella progettazione e sperimentazione di nuovi strumenti applicabili all’insegnamento online della lingua giapponese.

La loro invenzione, la creazione di unità lessicali lunghe LUW (Long Unit Word) e la loro trascrizione automatica in hiragana e caratteri latini, rappresenta una significativa rivoluzione in qualsiasi contesto di trascrizione automatica della lingua giapponese, in ogni parte del mondo.

L’innovazione facilita la comprensione del testo giapponese, automatizza il processo di unione dei morfemi, la trascrizione in alfabeti fonetici e la traslitterazione in caratteri latini. Il suo utilizzo è indicato per piattaforme E-learning per la glottodidattica del giapponese, nei sistemi automatici di traduzione e di lettura vocale del testo di tutti i motori di ricerca.

LA DOMANDA DI BREVETTO

La lingua giapponese scritta fa uso di tre principali tipi di caratteri: due alfabeti fonetici, hiragana e katakana, e i sinogrammi (kanji, caratteri di origine cinese). Sia i bambini in Giappone che i discenti stranieri iniziano a leggere e scrivere da hiragana e katakana, apprendendo poco alla volta anche i kanji corrispondenti.

Pertanto, per soddisfare discenti con competenze linguistiche differenti, sarebbe necessario preparare più versioni del medesimo testo: testo solo in hiragana, testo in hiragana katakana e testo standard “misto (kana kanji majiri)” comprendente hiraganakatakana e kanji. Questo rappresenterebbe uno sforzo notevole a chi si occupa dell’inserimento dei testi giapponesi in qualsiasi piattaforma informatica preposta alla glottodidattica, e che dovrebbe scrivere manualmente ogni parola nei tre modi diversi.

Inoltre, il giapponese scritto non prevede spazi. Questo comporta un ulteriore impegno da parte dei discenti stranieri che riscontrano quindi difficoltà a identificare i confini di parola e le regole grammaticali che si applicano alle parti del discorso.

Il metodo per la glottodidattica della lingua giapponese, oggetto della domanda di brevetto, consiste in un sistema che permette la creazione di unità lessicali lunghe LUW (Long Unit Word), partendo dalla suddivisione automatica di un testo giapponese in morfemi. Per unità lessicali lunghe si intendono unità lessicali più grandi dei morfemi, utili dal punto di vista dell’insegnamento della lingua in quanto più semplici da identificare a prima vista all’interno del testo.

L’utilizzo delle LUW permette la deduzione intuitiva della relativa funzione grammaticale dell’unità lessicale e quindi facilita la comprensione del testo giapponese.

La soluzione proposta presenta inoltre per ogni LUW creata, una corretta trascrizione nell’alfabeto fonetico hiragana e la rispettiva traslitterazione in caratteri latini, entrambe automatiche, sulla base delle principali regole fonologiche della lingua giapponese. Il metodo è stato depositato come Computer Implemented Invention, in quanto la sua applicazione è alla base di una piattaforma online per lo studio della lingua giapponese.

“I sistemi di parsing (analisi sintattica) open source esistenti dividono il testo giapponese e la sua trascrizione latina in morfemi – spiegano i ricercatori. - Risulta così spaccata la parte in hiragana che rende la funzione grammaticale, ad esempio, di un verbo.

Sono sistemi inutilizzabili nella glottodidattica, utili solo per analisi della lingua, che riportano errori nelle trascrizioni di numeri e di gruppi di kanji uguali, che però necessitano di letture diverse a seconda del testo che precede e segue”.

Il sistema brevettato è per ora utilizzato in JALEA (JApanese LEArning system), innovativo e ampio progetto ipermediale creato dagli stessi ricercatori – accessibile per il momento alla comunità cafoscarina - volto a facilitare l'apprendimento della lingua giapponese.

La domanda di brevetto rappresenta un traguardo importante sia per gli inventori sia per Ca’ Foscari che può vantare di essere l’unica università titolare di una domanda di brevetto nata dalla ricerca congiunta sull’uso delle tecnologie e la glottodidattica, sviluppata all’interno di un dipartimento di lingue.

Testo e immagine da Ufficio Comunicazione Università Ca' Foscari Venezia


Ceramica giapponese Jomon incorpora circa cinquecento Curculionidi

Uno studio, pubblicato sul Journal of Archaeological Science: Report, relaziona del ritrovamento di una ceramica del Tardo Periodo Jomon (4500-3300 anni prima del tempo presente) per la quale i ricercatori stimano la presenza di circa cinquecento calchi prodotti dallo Sitophilus zeamais, insetto della famiglia dei Curculionidi. Il reperto, davvero raro, proviene dalle rovine del sito archeologico di Tatesaki, nell'isola giapponese di Hokkaido, e gli insetti sono incorporati nella ceramica stessa.

Quella dei Curculionidi (Curculionidae) è una famiglia di insetti di grande importanza, addirittura la più estesa del mondo animale e dannosa per le coltivazioni; in particolare lo Sitophilus zeamais appartiene alla sottofamiglia Dryophthorinae e si ritrova in numerose aree tropicali del pianeta, oltre che negli Stati Uniti, e colpisce - tra gli altri - il mais, il frumento, il riso, il sorgo, l'avena, l'orzo, la segale, il grano saraceno, i piselli, il cotone.

Sopra, contenitore ceramico ritrovato presso il sito di Tatesaki. Sotto, la collocazione dei Curculionidi.
Credit: Prof. Hiroki Obata

A partire dal 2003 si cominciarono a notare calchi sulle ceramiche Jomon provenienti da diversi siti nella regione giapponese. I segni provengono da semi o da insetti, e lo Sitophilus zeamais rappresenta il 90% circa del totale dei calchi provenienti da questa seconda categoria. Nel 2010 il professor Obata, autore dello studio qui in esame, trovò calchi di questo insetto su ceramiche di diecimila anni fa dall'isola di Tanegashima, andando così a dimostrare che lo Sitophilus zeamais era presente in Giappone ben prima dell'arrivo del riso. Nel 2012 i calchi dell'insetto furono ritrovati presso il sito di Sannai-Maruyama, nella prefettura di Aomori, andando così a riferire la presenza dell'insetto anche in quest'area settentrionale dai freddi inverni, ma con un ambiente antropico più caldo.

Al 2016 risale invece la scoperta della ceramica qui in esame: i ricercatori hanno ritrovato 417 calchi dell'insetto adulto; considerando le parti mancanti si stima un totale di 501 Curculionidi che furono mescolati alla terracotta per comparire così nel manufatto al suo completamento.

Per importare castagne non native di Hokkaido (presso il sito archeologico di Tatesaki) sarebbe stato necessario attraversare il mare (sito di Sannai-Maruyama nella prefettura di Aomori).
Credit: Prof. Hiroki Obata

L'altro aspetto di grande interesse di questa scoperta è il fatto che lo Sitophilus zeamais era di un 20% più lungo nell'area orientale del Giappone che in quella occidentale: questo si spiegherebbe coi diversi valori nutrizionali delle ghiande a oriente rispetto alle dolci castagne dell'occidente.

Le castagne non erano però native dell'isola di Hokkaido e studi precedenti ipotizzarono che a portarle qui sia stato l'uomo; lo studio in esame dimostrerebbe che gli Jomon di Tohoku (a sud di Hokkaido) abbiano trasportato via nave le castagne infestate dai Curculionidi (e insieme ad altre merci), lungo lo stretto di Tsugaru.

Non rimane che interrogarsi sul significato che potesse avere l'incorporare questi insetti nelle ceramiche. Si tratta di un aspetto non investigato dallo studio, ma il professor Obata ritiene che lo si facesse nella speranza di un buon raccolto.

Sitophilus zeamais Giappone Hokkaido Curculionidi Curculionidae Tatesaki
A sinistra, un esemplare di Sitophilus zeamais; a destra il calco lasciato sulla superficie di un frammento ceramico.
Credit: Prof. Hiroki Obata

Lo studio Discovery of the Jomon era maize weevils in Hokkaido, Japan and its mean, di Hiroki Obata, Katsura Morimoto e Akihiro Miyanoshita, è stato pubblicato sul Journal of Archaeological Science: Reports, 23, pp. 137-156.


Teatro tradizionale giapponese Nō: Vatican Kangin Noh

 

In occasione del

75mo Anniversario dei rapporti diplomatici tra il Vaticano e il Giappone

23 Giugno 2017

ore 19:00

24 Giugno 2017

ore 17.00

Vaticano 

Palazzo della Cancelleria
Piazza della Cancelleria, 68 - 00186 Roma

Vatican Kangin Noh

TEATRO Noh: SCUOLA HŌSHŌ e SCUOLA KONGŌ

Nō Okina – 23 e 24 Giugno

Nō Hagoromo – 23 Giugno

Nō “Resurrezione di Cristo” – 24 Giugno

Presentatore Associazione Hōshō

Co-presentatore Ambasciata del Giappone in Vaticano

Con il supporto di Sophia University, Associazione Italo – Giapponese, L’Istituto Giapponese di Cultura in Roma

In collaborazione con Associazione Hōshō

Con il Patrocinio di Agency for Cultural Affairs Government of Japan, THE TOKYO CLUB

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Roma, mostra "Hokusai. Sulle orme del Maestro" dal 12 ottobre

HOKUSAI Sulle orme del Maestro

12 ottobre 2017 – 14 gennaio 2018

Roma, Museo dell’Ara Pacis

Biglietti in prevendita dal 1° giugno 2017


Deve la sua fama universale alla Grande Onda parte della serie di Trentasei vedute del monte Fuji e all’influenza che le sue riproduzioni ebbero sugli artisti parigini di fine Ottocento, tra i quali Manet, Toulouse Lautrec, Van Gogh e Monet, protagonisti del movimento del Japonisme. L’opera di Katsushika Hokusai (1760-1849), maestro indiscusso dell’ukiyoe, (che letteralmente significa “immagini del Mondo Fluttuante”), attivo tra la fine del Settecento e la prima metà dell’Ottocento, è vastissima e versatile, ed ebbe grande diffusione nel tempo grazie ai numerosi seguaci.
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Venezia: caposcuola di famiglia attori del teatro nō in visita

1 dicembre all’Auditorium S. Margherita

IL CAPOSCUOLA DI UNA DELLE PIÙ ANTICHE FAMIGLIE DI ATTORI DEL TEATRO NŌ, HŌSHŌ KAZUFUSA, IN VISITA A CA’ FOSCARI

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Giunge ospite d’eccezione a Ca’ Foscari all’Auditorium S. Margherita giovedì 1 dicembre alle ore 15, il maestro HŌSHŌ Kazufusa, XX caposcuola della scuola di attori (shite) Hōshō del teatro nō.

Riconosciuto dall’Unesco nel 2001 come patrimonio culturale immateriale dell’umanità, il teatro Nō è forma d’arte di assoluto prestigio che affonda le proprie origini alle radici della cultura giapponese, e che ha levigato nel tempo e affinato arti sceniche di rarefatta e squisita essenzialità.

La storia della scuola Hōshō, una delle cinque scuole principali di attori shite depositarie della tradizione del teatro nō, rimonta al XIV secolo. La scuola risalirebbe infatti all’antica compagnia Tobiza che intrattenne legami con i più prestigiosi luoghi di culto di Nara, l’antica capitale, il santuario Kasuga e il tempio buddhista Kōfukuji. Il primo caposcuola con il nome Hōshō appare secondo alcuni con la nomina a capocompagnia del Tobiza del fratello maggiore di Kan’ami (1333-1384), il maestro che insieme al figlio Zeami (1363?-1443?) è alla base dell’arte teatrale che noi attualmente conosciamo.

La scuola Hōshō nel corso delle epoche raggiunge il massimo fulgore in particolare tra la fine del 1600 e l’inizio del 1700 sotto lo shōgun Tsunayoshi (1646-1709) e con altri shōgun, e con presenza rilevante in uno dei feudi più grandi e potenti, quello di Kaga governato dal casato dei Maeda. Nel tardo periodo Tokugawa, il XV caposcuola Hōshō Tomoyuki (1799-1863) ottiene anche l’onore e privilegio di portare in scena l’ultima grande serie di rappresentazioni aperte al grande pubblico (kanjin nō) del periodo. In epoca moderna, dopo una fase di declino conseguente alla caduta dello shogunato Tokugawa, la rinascita di quest’arte vede tra i protagonisti proprio Hōshō Kurō (1837-1917), XVI caposcuola, che svetta tra i più grandi attori dell’epoca Meiji (1868-1911) e seguenti. Proprio per sua scelta il repertorio della scuola viene ridotto agli attuali 180 drammi, ma la scuola, tra le cui fila risultano registrati circa 180 attori (shite), si segnala nei secoli per la pregevolezza e raffinatezza del canto e la solidità della padronanza scenica.

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Origini della coltivazione del riso e dell'agricoltura a Huxi

22 Giugno 2016
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Resti di piante dal sito cinese di Huxi, datati tra il 9000 e l'8400 prima del tempo presente, comprendono riso (Oryza sativa), glume e altre piante associate. Starebbero ad indicare uno dei primi stadi della domesticazione della pianta e quindi dell'agricoltura, che sarebbe perciò una pratica molto più antica di quanto pensiamo.

Oggi il riso è una delle fonti più importanti per l'alimentazione a livello mondiale, eppure un tempo era una pianta selvatica. Come si è giunti allo stato attuale? Un nuovo studio, pubblicato su Nature: Scientific Reports, ha preso in esame materiale dal suddetto sito della provincia dello Zhejiang: circa il 30% dei resti del materiale vegetale relativo al riso non era della pianta selvatica, ma mostrava i segni della coltivazione allo scopo di ottenere piante di riso più durature e adatte al consumo da parte dell'uomo. Vi sarebbero anche tracce del riso giapponese (Oryza sativa sottospecie japonica, oggi coltivata in Giappone e Corea), il che chiarirebbe molto anche dell'origine di quest'ultimo. I resti provenienti dai siti di Kuahuqiao (8000–7700 prima del tempo presente), Tianluoshan (7000–6500 prima del tempo presente), Majiabang (6300–6000 prima del tempo presente), e Liangzhu (5300–4300 prima del tempo presente) mostrano poi una selezione continuata e un processo di domesticazione prolungato per il riso.

Nel sito di Huxi si sono pure ritrovati strumenti litici, ceramiche sofisticate, ossa animali, carbonella e altri resti vegetali (semi di piante). In conclusione Huxi mostrerebbe le primissime fasi della transizione verso l'agricoltura.

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Roma: mostra fotografica "Domon Ken, Il Maestro del realismo giapponese"

In occasione del 150° Anniversario delle relazioni tra Giappone e Italia

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Il Maestro del realismo giapponese

 Museo dell’Ara Pacis

27 maggio – 18 settembre 2016

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Per la prima volta fuori dai confini del Giappone, al Museo dell’Ara Pacis di Roma, una monografica dedicata ad uno dei fotografi più importanti della storia della fotografia moderna giapponese, considerato il maestro del realismo: Domon Ken (1909-1990). In mostra circa 150 fotografie, in bianco e nero e a colori, realizzate tra gli anni Venti e gli anni Settanta del ‘900, che raccontano il percorso di ricerca verso il realismo sociale. Dai primi scatti, prima e durante la seconda guerra mondiale, che mostrano la visione legata al fotogiornalismo e alla fotografia di propaganda, passando dalla fotografia di ambito sociale, la mostra ripercorre la produzione di Domon Ken fino all’opera chiave che documenta la tragedia di Hiroshima, alla quale il fotografo si dedicò come rispondendo ad una chiamata e ad un dovere umanitario.
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Nuovo studio sulla colorazione delle porcellane akae

4 Maggio 2016
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Tra le porcellane Kakiemon sono particolarmente apprezzate quelle chiamate akae, caratterizzate da un colore rosso vivo su sfondo bianco latte.
Le porcellane Kakiemon sono prodotte tradizionalmente a partire dal diciassettesimo secolo nella provincia giapponese di Hizen, nell'attuale Prefettura di Saga. Il processo fu raffinato per tentativi, da parte dei maestri ceramisti.
Un nuovo studio, pubblicato su Applied Materials & Interfaces, ha individuato un metodo semplice per preparare il rosso utilizzato e dunque chiarire e comprendere meglio il meccanismo di colorazione.
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Invenzione e fiorire delle prime ceramiche

21 Marzo 2016
JomonPottery
Perché abbiamo inventato le ceramiche? Per molti millenni hanno giocato un ruolo fondamentale nella società umana, ma le ragioni dell'emersione e della diffusione di questa tecnologia sono poco comprese.
La ceramica sarebbe stata inventata dai cacciatori raccoglitori dell'Asia Orientale durante l'era glaciale (Tardo Pleistocene, attorno a 16 mila anni fa in Giappone), ma lo sviluppo della produzione si sarebbe verificato solo nell'Olocene (attorno a 11 mila anni fa) col passaggio a un clima più caldo e condizioni più stabili. Con il risorgere della vegetazione, nuove fonti di cibo si resero disponibili.
Un nuovo studio, pubblicato su PNAS, ha preso in esame 143 ceramiche (per un periodo di novemila anni) provenienti dal sito Jōmon di Torihama, nella parte occidentale del Giappone, al fine di investigare l'utilizzo e l'espansione di questo materiale presso quegli antichi cacciatori raccoglitori. Il sito di Torihama fu occupato dal tardo Pleistocene al medio Olocene.
In precedenza si riteneva che l'utilizzo e la produzione di ceramiche sorse in relazione a diverse tecniche di cucina e immagazzinamento per una varietà di cibi allora presenti. Le nuove analisi sui lipidi estratti dalle ceramiche hanno dimostrato che erano utilizzate per cucinare specie animali marine e d'acqua dolce. Sorprendentemente, vi erano pochi materiali vegetali, o relativi ad animali come i cervi. L'unico cambiamento significativo era quello del pesce d'acqua dolce.
Questo suggerirebbe che nello sviluppo delle ceramiche, fattori culturali piuttosto che ambientali possano essere stati determinanti (anche in relazione alla preparazione di pesce, crostacei, molluschi).
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