Cina: Homo erectus nella provincia di Dongzhi

20 Novembre 2015
800px-Anhui_in_China_(+all_claims_hatched).svg
Un teschio fossile di Homo Erectus è stato ritrovato presso Hualangdong, nella Contea di Dongzhi della provincia cinese di Anhui. L'uomo di Dongzhi è stato ritrovato insieme a strumenti litici e altri frammenti ossei umani e animali. La datazione preliminare lo colloca tra 150 e 412 mila anni fa.
Link: Xinhua
La provincia di Anhui, da WikipediaCC BY-SA 3.0, caricata da e di TUBS (TUBS - Own work This vector graphics image was created with Adobe Illustrator. This file was uploaded with Commonist. This vector image includes elements that have been taken or adapted from this:  China edcp location map.svg (by Uwe Dedering)).
 


Il più antico fossile umano in Italia è un dentino da Isernia

14 Ottobre 2015
journal.pone.0140091.g003
Il dente proveniente dal sito "La Pineta" presso Isernia, in Molise, in base alla datazione di 580 mila anni fa (Pleistocene Medio) sarebbe la più antica testimonianza della presenza umana in Italia.
Si tratta di un fossile di un dente deciduo: un dente da latte, insomma, un incisivo superiore di un bambino tra i 5 e i 7 anni. Il fossile è stato ritrovato l'anno scorso e molto probabilmente è relativo a un rappresentante della specie Homo heidelbergensis, che era a quel tempo presente in Europa. Più precisamente, la datazione dello strato al quale il dente si riferisce è di circa 583-561 migliaia di anni fa. Considerando la scarsità di fossili per il Pleistocene Medio in Europa, si tratta anche per questo di una scoperta importante.
journal.pone.0140091.g006
Il sito a cielo aperto di Isernia La Pineta è uno dei più importanti in Europa per il Pleistocene Medio, caratterizzato dalla presenza abbondante di strumenti litici e resti della fauna, distribuiti su quattro archeosuperfici. L'ambiente preistorico era umido e caratterizzato dalla vicinanza di piccole cascate e laghi.
Leggere di più


I più antichi moderni umani in Cina riscrivono la storia della nostra specie

14 Ottobre 2015
800px-Hunan_in_China_(+all_claims_hatched).svg
I resti dei moderni umani più antichi sono stati ritrovati in Cina: la scoperta è di grande importanza anche perché testimonia la migrazione fuori dall'Africa decine di migliaia di anni prima di quanto ritenuto.
Il ritrovamento comprende 47 denti datati tra gli 80 mila e fino a 120 mila anni fa, ritrovati nella Grotta di Fuyan presso la città di Daoxian nella provincia di Hunan nella Cina meridionale. La datazione non è stata effettuata in base al radiocarbonio, ma sulla base dell'analisi dei depositi: il pavimento in calcite ha sigillato i resti, come una tomba, e le stalagmiti al di sopra dello stesso sono state datate a 80 mila anni fa. I resti di animali ritrovati sono coerenti con la datazione.
Si tratta dei primi Homo Sapiens con morfologia moderna, al di fuori dell'Africa. I resti ritrovati nel Levante, a Qafzeh e Skhul in Israele, presenterebbero datazioni simili ma pure caratteristiche primitive, non pienamente moderne, e sarebbero considerate come un tentativo fallito di dispersione. Sarebbe stato dunque l'Oriente asiatico ad essere colonizzato per primo, tra i 30 e i 70 mila anni prima che l'Europa, dove la presenza dei primi moderni umani è attestata attorno ai 45 mila anni fa.
Questi dati cambiano quanto finora noto e aprono nuovi interrogativi sulla nostra specie e sulla dispersione umana fuori dall'Africa. Gli studiosi pensano che a quell'epoca i Neanderthal costituissero una barriera alla presenza dei moderni umani in Europa, fino al momento in cui il loro numero cominciò a diminuire.  Ovviamente non si esclude la possibilità di numerose migrazioni fuori dall'Africa, nel corso dei millenni. Il team di studiosi programma l'estrazione del DNA dai denti ritrovati a Daoxian.
Leggere di più


La mano dell'Homo naledi

6 - 7 Ottobre 2015
ncomms9431-f1
Contestualmente allo studio sul piede dell'Homo naledi, è stato pubblicato quello sulla mano dell'ominide. Anche le mani mostrano un notevole livello di modernità: in particolare il polso e il pollice lungo e robusto presentano caratteristiche che si possono ritrovare tra i moderni umani e tra i Neanderthal.
Tracy Kivell dell'Università del Kent spiega che si tratta di caratteristiche connesse alla produzione di strumenti litici: ci si interroga perciò sulle capacità cognitive necessarie alla loro produzione. Il cervello dell'Homo naledi era difatti molto piccolo, paragonabile piuttosto a quello degli australopitechi.
Il quadro che risulta, dall'analisi contestuale di mano e piede, è quello di un ominide capace di svolgere molte attività diverse, di camminare in posizione eretta e al contempo di arrampicarsi sugli alberi. Le gambe sono lunghe, le ginocchia sono quelle dei moderni umani, il piede è più simile a quello dei moderni umani che non: l'Homo naledi doveva spostarsi in modo non troppo dissimile da come facciamo noi.  Fino ad oggi si era sempre postulato che il divenire bipede avesse preceduto lo sviluppo del cervello nel corso dell'evoluzione umana, ma non era mai stato così ovvio.

Leggere di più


Il piede dell'Homo naledi

6 Ottobre 2015
ncomms9432-f1
Un nuovo studio sull'Homo naledi, la cui scoperta in Sud Africa risale solo al mese scorso, ne ha esaminato il piede. Sebbene questa sia la parte del suo corpo ad essere la più simile a quella dei moderni umani, dall'analisi di 107 ossa del piede risulterebbe che l'utilizzo che ne avrebbe fatto sarebbe piuttosto diverso. Il piede sarebbe stato adatto non solo per la posizione eretta, ma pure per arrampicarsi sugli alberi.
Una delle più caratteristiche che definisce i moderni umani è proprio la postura eretta: lo studio è perciò importante per l'indicazione anche delle pressioni determinate dalla selezione. Il piede dell'Homo naledi differisce da quelli moderni per alcune caratteristiche: è più piatto e al contempo ha un alluce più curvo.
In conclusione, la ricerca sottolinea l'importanza dell'Homo naledi, e al contempo si evidenzia come l'evoluzione non sia stata niente affatto lineare, e che diversi "esperimenti" in vario senso si siano verificati.
Leggere di più


Spagna: prime tracce di inquinamento da metalli pesanti

21 - 22 Settembre 2015
800px-Campfire_4213-300x215
Alcune delle prime testimonianze di inquinamento da metalli pesanti dovute ad attività umane provengono dalla Spagna. Gli studiosi hanno preso in considerazione quattro siti che presentavano alti livelli di concentrazione: la Grotta di Gorham e la Grotta Vanguard presso Gibilterra, El Pirulejo nella Spagna meridionale e Gran Dolina nella Sierra di Atapuerca.
Nel primo caso, rame, piombo, nickel e zinco sono stati ritrovati presso focolai Neanderthal. Nel secondo erano dovuti al fuoco, mentre nel terzo erano connessi all'utilizzo della galena come pigmento o materia prima per grani di collane. Nell'ultimo caso invece si è trattato di prodotti animali e non dovuti perciò ad attività umane.
Nonostante le alte concentrazioni (nel primo caso si rientra tra gli standard moderni di "terreno contaminato"), i luoghi non dovettero costituire una minaccia per gli Homo Sapiens, e ne dimostrano un'esposizione di lungo periodo.
Leggere di più


Sulle nostre spalle il peso dell'evoluzione

8 Settembre 2015
Schimpanse_Zoo_Leipzig
Quale fu e a quando risale l'antenato comune tra primati e primi umani? (NdT: Last common ancestor, LCA) La domanda è di cruciale importanza, e la risposta continua a sfuggirci, anche a causa del diradamento dei fossili.
Un nuovo studio, però, dimostra che indizi importanti per rispondere possono risiedere nella spalla. Gli umani cominciarono a differenziarsi dai primati del genere Pan (scimpanzé e bonobo) tra i 6 e i 7 milioni di anni fa circa, ma altri tratti sono simili all'orangutan o persino alle scimmie. C'è perciò incertezza, ma lo studio in questione dimostra che, almeno per quanto riguarda la spalla, la nostra è più simile a quella di scimpanzé e gorilla. L'evoluzione si sarebbe completata per arrivare alla moderna configurazione e funzionalità, col genere Homo.
Lo studio, che ha utilizzato misurazioni 3D per giungere alla conclusione, suggerisce pure una transizione graduale dei nostri antenati, da una vita arborea e una maggiore tendenza ad arrampicarsi, a una vita più "terrestre" e con maggiore utilizzo di strumenti.
Leggere di più


Homo Naledi, un nuovo ominide dal Sud Africa

10 Settembre 2015
F1.large (3)
Annunciata la scoperta di una nuova specie di ominide, l'Homo Naledi, in seguito al ritrovamento di 15 individui, per un totale di 1550 ossa. Si tratta del più grande ritrovamento di fossili di ominidi in Africa.
La scoperta è avvenuta presso la camera di Dinaledi, nel complesso di grotte Rising Star/Westminster vicino Krugersdorp, nella Municipalità distrettuale di West Rand in Sud Africa. Naledi significa appunto stella in Sesotho, il linguaggio locale sudafricano. Il sito è collocato nella cosiddetta Culla dell'Umanità, un'area che rientra nella Lista dei Siti Patrimonio dell'Umanità UNESCO.
Gli studiosi non posseggono ancora la datazione del sito, ma la si stima tra il Tardo Pliocene e il Primo Pleistocene, e quindi attorno ai 2,5 milioni di anni fa.
Anche per questo motivo è complicato assegnare questi resti alle specie conosciute di Homo, per le caratteristiche evidenziate dalle ossa. L'Homo Naledi presenta caratteristiche comuni a Homo habilis, Homo rudolfensis, Homo erectus e Homo sapiens, per quanto riguarda la morfologia craniale e mandibolare. Differisce però per la combinazione unica della morfologia della volta craniale, mascellare e mandibolare.
F11.large
Lo studio suggerisce che l'Homo naledi assomigli maggiormente all'Homo erectus, a causa della dimensione corporale e del cervello molto piccolo. La dimensione è stimata tra 560cc e 465cc circa, sovrapponibile piuttosto agli australopitechi, e nel genere Homo solo agli esemplari più piccoli di Homo habilis, a un solo esemplare di Homo erectus, e all'Homo floresiensis.
Come accennato, il gran numero di fossili è in effetti inusuale, e sembra che i corpi fossero intatti prima di cominciare a decomporsi. La camera non era accessibile ai non ominidi. Le prove preliminari sono coerenti con una disposizione deliberata in un luogo unico, da parte di una specie diversa dall'Homo sapiens, in data non nota. Si specula la possibilità di un comportamento rituale.

Leggere di più


Spagna: indicazioni sull'evoluzione dalla Sierra di Atapuerca

31 Agosto 2015
Sierra_de_Atapuerca
Una ricerca che ha esaminato i fossili di 430 mila anni fa (Pleistocene Medio), provenienti dal sito di Sima de los Huesos, nella Sierra di Atapuerca nel Nord della Spagna.
L'evoluzione del corpo umano sarebbe passata da quattro stadi di evoluzione, sulla base di comportamenti arborei e bipedali. I fossili da Atapuerca rappresenterebbero il terzo stadio, simile a quello di membri precedenti (come l'Homo Erectus) e successivi ( come l'Homo Neanderthalensisdel genere: esclusivamente bipedale senza comportamenti arborei. Erano relativamente alti, con corpi muscolosi e con meno massa cerebrale rispetto a quella del corpo, in confronto ai Neanderthal e ai moderni umani. Alcuni tratti derivati dai Neanderthal, ai quali sono legati, sono pure presenti. Il processo evolutivo del nostro genere sarebbe stato perciò caratterizzato da poche o nessune modifiche evolutive nella forma del corpo per la maggior parte del tempo.
Leggere di più


Tanzania: il mignolo della prima mano "moderna"

18 Agosto 2015
1280px-Olduvai_Gorge_or_Oldupai_Gorge
Una morfologia specializzata della mano rappresenta uno degli elementi caratteristici dei moderni umani. Essa è dunque un argomento centrale nello studio dell'evoluzione della nostra specie, in quanto oggetto di dibattito circa la relazione tra la moderna anatomia, le capacità di presa associate e l'utilizzo di strumenti litici da parte dei primi ominidi.
Un osso fossile di un mignolo di più di 1,84 milioni di anni fa, oggetto di uno studio pubblicato su Nature Communications, rappresenterebbe un importante tassello nella più antica mano "moderna" finora rinvenuta.
ncomms8987-f1
Si tratta di una falange della mano appartenuta all'Ominide di Olduvai (OH) 86, dal sito recentemente scoperto e di >1.84 milioni di anni fa di Philip Tobias Korongo (PTK), presso la celebre e importantissima Gola di Olduvai, in Tanzania. OH 86 rappresenta la più antica mano fossile registrata, di forma e dimensione che differisce non solo da tutti gli australopitechi, ma anche dalle ossa delle falangi della mano parziale di OH 7 (parte dell'olotipo Homo habilis), geograficamente prossimo e relativo al periodo immediatamente dopo la deposizione dello strato. La scoperta di OH 86 suggerisce perciò che un ominide con uno scheletro postcraniale più simile a quella dei moderni umani coesistette con  Paranthropus boisei e Homo habilis presso la Gola di Olduvai ai tempi del Letto I (NdT: Bed I).
Leggere di più