Viaggi nell'antica Roma Foro di Augusto Paco Lanciano

Viaggi nell’antica Roma, torna il progetto multimediale per rivivere la storia del Foro di Cesare e del Foro di Augusto

Viaggi nell’antica Roma, torna il progetto multimediale per rivivere

la storia del Foro di Cesare e del Foro di Augusto

Dal 17 aprile al 3 novembre, ogni sera due straordinari ed innovativi spettacoli multimediali

a cura di Piero Angela e Paco Lanciano disponibili in 8 lingue

Roma, 04 aprile 2019 – Dopo i successi degli scorsi anni torna, dal 17 aprile al 3 novembre 2019, lo straordinario progetto Viaggi nell’antica Roma che, attraverso due appassionanti ed innovativi spettacoli multimediali, racconta e fa rivivere la storia del Foro di Cesare e del Foro di Augusto.

I due spettacoli, che utilizzano tecnologie all’avanguardia, vedono l’ideazione e la cura di Piero Angela e Paco Lanciano con la storica collaborazione di Gaetano Capasso e con la Direzione Scientifica della Sovrintendenza Capitolina. Sono promossi da Roma CapitaleAssessorato alla Crescita culturale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e prodotti da Zètema Progetto Cultura.

Grazie ad appositi sistemi audio con cuffie e accompagnati dalla voce di Piero Angela e dalla visione di magnifici filmati e proiezioni che ricostruiscono i due luoghi così come si presentavano nell’antica Roma, gli spettatori potranno godere di una rappresentazione emozionante e allo stesso tempo ricca di informazioni dal grande rigore storico e scientifico.

I due spettacoli possono essere ascoltati in 8 lingue (italiano, inglese, francese, russo, spagnolo, tedesco, cinese e giapponese).

Le modalità di fruizione dei due spettacoli sono differenti. Per il “Foro di Augusto” sono previste tre repliche ogni sera (durata 40 minuti) mentre per il “Foro di Cesare” è possibile accedervi ogni 20 minuti secondo il calendario pubblicato (percorso itinerante in quattro tappe, per la durata complessiva di circa 50 minuti, inclusi i tempi di spostamento).

FORO DI CESARE

Viaggi nell'antica Roma Piero Angela Foro di Cesare
Foro di Cesare. C. Papi

Lo spettacolo all’interno del Foro di Cesare è itinerante. Si accede dalla scala situata accanto alla Colonna Traiana e si attraversa poi il Foro di Traiano su una passerella realizzata appositamente. Attraverso la galleria sotterranea dei Fori Imperiali si raggiunge poi il Foro di Cesare e si prosegue così fino alla Curia Romana.

Il racconto di Piero Angela, accompagnato da ricostruzioni e filmati, parte dalla storia degli scavi realizzati tra il 1924 e il 1932 per la costruzione dell’allora Via dell’Impero (oggi Via dei Fori Imperiali), quando un esercito di 1500 muratori, manovali e operai fu mobilitato per un’operazione senza precedenti: radere al suolo un intero quartiere e scavare in profondità tutta l’area per raggiungere il livello dell’antica Roma. Quindi si entra nel vivo della storia partendo dai resti del maestoso Tempio di Venere, voluto da Giulio Cesare dopo la sua vittoria su Pompeo e si può rivivere l’emozione della vita del tempo a Roma, quando funzionari, plebei, militari, matrone, consoli e senatori passeggiavano sotto i portici del Foro. Tra i colonnati rimasti riappaiono le taberne del tempo, cioè gli uffici e i negozi del Foro e, tra questi, il negozio di un nummulario, una sorta di ufficio cambio del tempo. All’epoca c’era anche una grande toilette pubblica di cui sono rimasti curiosi resti. Per realizzare il suo Foro, Giulio Cesare fece espropriare e demolire un intero quartiere per una spesa complessiva di 100 milioni di aurei, l’equivalente di almeno 300 milioni di euro. Accanto al Foro fece costruire la Curia, la nuova sede del Senato romano, un edificio tuttora esistente e che attraverso una ricostruzione virtuale è possibile rivedere come appariva all’epoca.

In quegli anni, mentre la potenza di Roma cresceva a dismisura, il Senato si era molto indebolito e fu proprio in questa situazione di crisi interna che Cesare riuscì a ottenere poteri eccezionali e perpetui. Grazie al racconto di Piero Angela si potrà conoscere più da vicino quest’uomo intelligente e ambizioso, idolatrato da alcuni, odiato e temuto da altri.

FORO DI AUGUSTO

Viaggi nell'antica Roma Foro di Augusto Paco Lanciano
Foro di Augusto. Foto di Andrea Franceschini

Il racconto del Foro di Augusto, al quale gli spettatori assistono seduti su tribune allestite su Via Alessandrina, parte dai marmi ancora visibili nel Foro. Attraverso una multiproiezione di luci, immagini, filmati e animazioni, il racconto di Piero Angela si sofferma sulla figura di Augusto, la cui gigantesca statua, alta ben 12 metri, era custodita accanto al tempio dedicato a Marte Ultore. Con Augusto, Roma ha inaugurato un nuovo periodo della sua storia: l’età imperiale è stata, infatti, quella della grande ascesa che, nel giro di un secolo, ha portato Roma a regnare su un impero esteso dall’attuale Inghilterra ai confini con l’odierno Iraq, comprendendo gran parte dell’Europa, del Medio Oriente e tutto il Nord Africa. Queste conquiste portarono all’espansione non solo di un impero, ma anche di una grande civiltà fatta di cultura, tecnologia, regole giuridiche, arte. In tutte le zone dell’Impero ancora oggi sono rimaste le tracce di quel passato, con anfiteatri, terme, biblioteche, templi, strade.

Dopo Augusto, del resto, altri imperatori come Nerva e Traiano lasciarono la loro traccia nei Fori Imperiali costruendo il proprio Foro. Roma a quel tempo contava più di un milione di abitanti: nessuna città al mondo aveva mai avuto una popolazione di quelle proporzioni. Era la grande metropoli dell’antichità: la capitale dell’economia, del diritto, del potere e del divertimento.

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Augustus John Williams Ottaviano Augusto

L'uomo del destino: Augustus di John Williams

Chi era veramente Augusto? Il devoto figlio che vendicò il padre assassinato? L’ultimo difensore di quella Repubblica che Antonio voleva abbattere? Il pacificatore del mondo? L’inventore del principato (la versione tutta ‘romana’ dell’assolutismo)? Il restauratore degli ‘antichi costumi’? Un dio in terra? Queste sono alcune delle maschere che Ottaviano Augusto indossò nella sua lunghissima e cinquantennale carriera politica (morì infatti a 76 anni a Nola nel 14 d.C.). In ogni epoca la sua figura fu vista come un modello, positivo o negativo: ora sovrano perfetto, venerato dagli autocrati, ora cinico tiranno, disdegnato dai filosofi. Di nessun uomo si è mai scritto tanto pur conoscendo così poco della sua vita privata.

Mausoleo di Augusto sul Campo Marzio: qui dovevano essere poste le tavole bronzee con incise le Res gestae, foto di Russel YarwoodCC BY-SA 2.0

Dalle fonti antiche ne vien fuori un ritratto inevitabilmente parziale: da un lato la storia ‘sacra’, ossia il racconto di come Augusto divenne il ‘primo cittadino’ della Repubblica, racconto che lui stesso modellò e scrisse nei (perduti) Commentarii de vita sua e fece incidere sulla ‘faraonica’ stele bronzea delle Res Gestae; dall’altro la versione dei suoi nemici e detrattori, i pettegolezzi, le manie e le superstizioni, l’ossessione per le congiure, il suo perfido sarcasmo, la fragile salute, i compromessi e le efferatezze di cui si macchiò sin da giovanissimo per conquistare e preservare il proprio potere.

La copertina della prima edizione di Augustus, Viking Press, 1972, Fair use

Se la critica storiografica difficilmente potrà darci un ritratto univoco di una personalità così complessa e a tratti inaccessibile, forse può farlo il romanzo. Ad intuire, infatti, il potenziale romanzesco di una vita come quella di Augusto fu lo scrittore americano John Edward Williams che, con il suo quarto ed ultimo romanzo, Augustus, fu insignito, nel 1973, del National Book Award for Fiction ex aequo con Chimera di John Barth. Williams, morto nel 1994, resta ancora oggi un personaggio poco noto: docente universitario di Letteratura Inglese nell’Università del Missouri, il suo talento letterario è stato apprezzato e rivalutato soltanto di recente. Non bastarono il National Book Award e le ottime recensioni della critica a fare di lui uno scrittore di successo in vita. Il suo terzo romanzo, Stoner (1965), è stato solo negli ultimi anni un acclamatissimo caso letterario che ha spinto in Italia la Fazi a ripubblicare tutte le sue opere. Riabilitato dalla New York Review of Books nel 2006 ed elogiato da scrittori come Ian McEwan, Nick Hornby e Bret Easton Ellis, oggi Williams è riconosciuto come uno dei massimi talenti americani del ‘900. Ed Augustus conferma a pieno questo giudizio.

Il romanzo, polifonico, si struttura in tre parti: nel Libro I, Williams assembla documenti originali e fittizi (lettere, diari, dispacci, memorie) di amici, nemici, conoscenti del giovane Ottaviano, ricostruendo indirettamente e cursoriamente, da romanziere e non da storico, il ‘castello di carte’ che ha portato il figlio adottivo di Cesare al vertice dell’Impero; il Libro II, è incentrato sul rapporto fra il princeps e sua figlia Giulia, costretta anche lei a diventare un personaggio nella grande ‘recita’ del padre: prima è obbligata a sposare in serie tutti i successori designati del padre e infine viene mandata in esilio; nel Libro III, leggiamo finalmente le parole di Augusto, autore di tre lunghe lettere, scritte poco prima di morire, testamento spirituale di un uomo che aveva compreso, prima di tutti gli altri, che il proprio destino fosse quello di «cambiare il mondo». Sono queste senza dubbio le pagine più ispirate del romanzo, insieme a quelle del diario di Giulia e alla descrizione della battaglia di Azio, il punto di svolta definitivo della vita e della carriera del princeps.

Chi ben conosce e ha studiato gli eventi che hanno portato Augusto al potere, potrà storcere il naso dinnanzi a certi passaggi di questo romanzo: non mancano omissioni, semplificazioni ed errori che tuttavia non stravolgono la verità storica (d’altronde Williams mette le cose in chiaro sin dalla nota prefatoria: «Se in questo lavoro sono presenti delle verità, sono le verità della narrativa più che della Storia»).

Pertanto, Augustus va letto per ciò che è, ossia un romanzo sull’amicizia (tema molto caro all’autore), sul potere e la solitudine, sul dovere e sulla rinuncia agli affetti. Williams rischia (come chiunque approcci una materia così incandescente), ma riesce nell’impresa: scava in quel «luogo segreto» del cuore dove l’imperatore si è nascosto per tutta la vita «per obbedire al proprio destino» e lo fa con una scrittura elegante ed efficace, molto spesso mimetica dello stile con cui realmente si esprimevano i protagonisti di questa vicenda.

La grandezza del romanzo di Williams sta nella capacità dell’autore di sondare le emozioni dietro le difficili decisioni e gli eventi dolorosi che costellarono la vita di Augusto e dei suoi familiares senza fare di lui né un vecchio saggio né un freddo ‘Stalin togato’, ma tracciando da più punti di vista il ritratto di un essere speciale, andando più a fondo di quanto sia concesso alle armi della critica storiografica.

«Non è mai stata la mia politica, quella di svelare ad altri il mio cuore» fa scrivere Williams all’imperatore morente, racchiudendo in un giro di frase una delle caratteristiche peculiari della personalità di un uomo talmente indecifrabile, stando allo storico Svetonio, da mettere per iscritto i propri discorsi prima di affrontare una qualunque discussione, persino con sua moglie Livia.

Il “Grand Camée de France”, dettaglio con Augusto e Livia, cameo in onice, 23 d. C. circa, Cabinet des Médailles, Parigi, foto di Carole RaddatoCC BY-SA 2.0

Non è forse un caso se Williams considerasse proprio Augustus e non Stoner (vita di un professore universitario) il suo ‘vero’ romanzo autobiografico: come Augusto, anche Williams vide per primo qualcosa che gli altri non potevano vedere. Infatti, secondo la sua ultima moglie, Nancy Gardner, in un’intervista concessa a Repubblica nel 2014, Williams «non ha mai sofferto la fama sfuggitagli in vita». Forse (ci piace pensare) intimamente convinto che prima o poi il valore della sua scrittura sarebbe stato riconosciuto.

«Il resoconto delle mie gesta, dunque, dovrà essere limitato a circa diciottomila caratteri. Mi sembra del tutto appropriato che io debba scrivere di me stesso rispettando queste condizioni, per quanto arbitrarie possano essere; perché come le mie parole devono conformarsi a questa pubblica necessità, così è accaduto alla mia vita. E come fecero le mie gesta, così le mie parole devono nascondere la verità, nella stessa misura in cui la espongono; essa resterà sepolta da qualche parte, sotto a queste parole incise nel bronzo, nella dura pietra che avvolgeranno. E anche questo è appropriato; perché buona parte della mia vita si è svolta nel segreto». Queste sono le illuminanti parole ‘testamentarie’ che fa scrivere al vecchio Augusto John Williams, lo scrittore che, dice Nancy, «ogni tanto amava immaginarsi nei panni di un imperatore».


Arcibasilica Papale del Santissimo Salvatore e dei Santi Giovanni Battista ed Evangelista in Laterano Basilica di San Giovanni in Laterano Roma

La storia di Roma alla Basilica di San Giovani in Laterano

Il Lateran Project è un progetto ambizioso che - prendendo in esame gli scavi al di sotto della Basilica di San Giovanni in Laterano, che coprono oltre 5.097 metri quadri - vuole procedere a un rilevamento approfondito e completo dell'intero complesso. Nonostante questo sia oggetto di ricerche da lungo tempo (e anche da parte di studiosi che aderiscono a questo progetto), un'operazione di questo tipo non si era ancora svolta.

Il team internazionale di archeologi, composto da studiosi delle Università di Firenze, Newcastle e Amsterdam, dei Musei Vaticani, e con il supporto della British School a Roma, sta ora rivelando nuove informazioni sulla città eterna e sulla Basilica di San Giovanni in Laterano, cattedrale della capitale, mater et caput di tutte le chiese. Di particolare impatto sono poi le ricostruzioni 3D divulgate, che permettono al pubblico di toccare con mano i risultati che il progetto (al lavoro dal 2012) sta raggiungendo.

L'Arcibasilica Papale del Santissimo Salvatore e dei Santi Giovanni Battista ed Evangelista in Laterano (questo il nome completo) fu costruita dall'Imperatore Costantino nel quarto secolo; la cattedrale fu realizzata sul colle Celio, nel luogo nel quale sorgevano i Castra Nova, quartier generale della cavalleria sotto l'Imperatore Settimio Severo; questi a sua volta per realizzarli aveva demolito le abitazioni di alcuni dei più potenti residenti, al fine di realizzare la struttura.

Credits: The Lateran Project

Utilizzando il digital mapping, georadar (GPR), tecniche di visualizzazione 3D e altri strumenti, il team del Lateran Project ha donato nuova vita a secoli di storia a Roma, cercando di fornire un quadro complessivo sull'area esaminata.

Credits: The Lateran Project

La costruzione della cattedrale fu un momento fondamentale che segnò l'inizio delle costruzioni dei principali edifici cristiani che contribuirono a definire Roma e costituirono un potente simbolo. Dopo la battaglia del Ponte Milvio (che ebbe luogo nel 312 d. C. tra le forze di Costantino I e Massenzio), diversi edifici di quest'area risultarono danneggiati: era il luogo perfetto per realizzare la visione che l'Imperatore aveva di Roma. Negli anni cinquanta del diciassettesimo secolo l'Arcibasilica fu ricostruita, ma è ancora possibile riconoscere l'impronta di Costantino nei muri, mentre le fondamenta sono visibili al di sotto della chiesa.

Arcibasilica Papale del Santissimo Salvatore e dei Santi Giovanni Battista ed Evangelista in Laterano Basilica di San Giovanni in Laterano Roma
La ricerca ha mostrato come doveva apparire l'arcibasilica e le trasformazioni che ne precedettero la costruzione. Credits: The Lateran Project

Due state di Afrodite da Petra

12 Settembre 2016

Credit: Tom Parker
Credit: Tom Parker

Due statue in marmo di Afrodite sono state recuperate a Petra, in Giordania. La scoperta è stata effettuata da ricercatori dell'Università della Carolina del Nord presso gli scavi in corso nell'antica città dei Nabatei. Le due statue sono in buona parte intatte (dal piedistallo alle spalle) e presentano ancora un Cupido. Il prof. Tom Parker, che fa ricerca sul campo da 45 anni qui, afferma di non aver mai effettuato una scoperta di questa rilevanza finora.

Anche se il ritrovamento è per certi versi inaspettato, le statue raccontano molto della città: risalgono all'epoca della presenza romana nell'area. Il Regno Nabateo fu annesso nel 106 d. C. Il prof. Tom Parker spiega che una delle caratteristiche di questa popolazione fu l'apertura ad influenze esterne: fu così con i vicini Egiziani, e in seguito coi Romani.

Nella statua in foto, un piccolo Cupido guarda su verso la dea, in basso a destra. Sulla gamba sinistra è possibile vedere una fiala in vetro di una figura ora perduta. La statua data probabilmente al secondo secolo d. C.

Credit: courtesy of Tom Parker
Credit: courtesy of Tom Parker

Link: EurekAlert! via North Carolina State University.


Israele: centinaia di frammenti di affresco da Zippori

10 Agosto 2016

La testa di un toro, secondo secolo dell'era volgare (Photo: G. Laron)
La testa di un toro, secondo secolo dell'era volgare (Photo: G. Laron)

Centinaia di frammenti di un affresco di epoca romana sono stati ritrovati a Seffori o Zippori (anche nota come Diocaesarea), in Galilea. La città era un importante centro urbano in epoca romana e bizantina.

La scoperta è stata effettuata questa estate: gli affreschi decoravano un edificio monumentale del secondo secolo dell'era volgare, collocato a nord del decumano (la strada colonnata che divideva da est a ovest la città, e che giungeva fino ai piedi dell'Acropoli). I manufatti indicano che si trattava di un importante edificio pubblico, ma la sua funzione non è ancora chiara: si estendeva per una vasta area. Al centro vi erano un cortile pavimentato in pietra e un portico laterale decorato. A nord e a ovest del cortile si sono ritrovati depositi e cisterne d'acqua. Fu smantellato nel terzo secolo, per motivi ancora non chiari, e sostituito da un altro edificio più grande.

Retro di una tigre con coda, secondo secolo dell'era volgare (Photo: G. Laron)
Retro di una tigre con coda, secondo secolo dell'era volgare (Photo: G. Laron)

I frammenti provenivano da un'unica area, probabilmente appartenevano a una delle stanze. Sono variegati e decorati con diversi colori: presentano pattern geometrici (guilloché), motivi floreali, ecc. Particolarmente importanti la testa di un leone, quella di un animale cornuto (probabilmente un toro), un uccello, una tigre. Almeno un frammento comprende un uomo con una clava.

La popolazione di Zippori crebbe solo dopo la Prima Guerra Giudaica, ad indicare un cambiamento da parte degli Ebrei della Galilea verso Roma e la sua cultura. La città ottenne pure lo status di polis. I ritrovamenti sono di grande importanza per l'epoca, non esistendo di simili presso altri siti israeliani dello stesso periodo.

Guilloché, secondo secolo dell'era volgare (Photo: G. Laron)
Guilloché, secondo secolo dell'era volgare (Photo: G. Laron)

Link: AlphaGalileo via Hebrew University of Jerusalem


Leicester: la cintura di un militare romano?

7 Luglio 2016

Credit: University of Leicester
Credit: University of Leicester

Archeologi dell'Università di Leicester (più precisamente, dell'University of Leicester Archaeological Services - ULAS) hanno recentemente effettuato scavi presso un cimitero romano di epoca tarda nella Western Road della cittadina inglese.

La tomba dello scheletro 23, la cintura è stata ritrovata  sul fianco destro. Credit: University of Leicester
La tomba dello scheletro 23, la cintura è stata ritrovata sul fianco destro. Credit: University of Leicester

Tra gli 83 scheletri ritrovati, spicca una semplice tomba nella quale si trovano i resti di un uomo di mezza età, con una cintura elaborata. Lo stile suggerisce che la stessa avrebbe potuto essere indossata da un soldato o da un civile verso la seconda metà del quarto secolo d. C. o agli inizi del quinto. Il fatto stesso che la delicata cintura in bronzo sia sopravvissuta è un fatto notevole. Essa presenta decorazioni con spirali intrecciate e teste di delfini, ed è stata prodotta con la tecnica del Kerbschnitt (in Inglese chip-carving style).

Credit: University of Leicester
Credit: University of Leicester

Credit: University of Leicester
Credit: University of Leicester

Il proprietario aveva tra i 36 e i 45 anni al momento della morte: durante l'infanzia la sua salute non sarebbe stata buona, ma sarebbe poi migliorata in età adulta. Si segnala un avambraccio sinistro rotto: la ferita guarì lasciando però il polso indebolito. Anche i muscoli del braccio destro e della spalla risultano indeboliti. Per gli studiosi si tratta di ferite compatibili con la vita militare dell'epoca, o forse l'individuo si ritirò in seguito, diventando un importante collaboratore locale.

Credit: University of Leicester
Credit: University of Leicester

Credit: University of Leicester
Credit: University of Leicester

Link: Università di Leicester 1, 2.
Credit: University of Leicester
Credit: University of Leicester


Le donne romane, più indipendenti di quanto si pensasse

19 Maggio 2016

Busto di Livia, moglie dell'Imperatore Augusto
Busto di Livia, moglie dell'Imperatore Augusto

Tradizionalmente si pensa che in epoca romana solo gli uomini fossero considerati cittadini, mentre le donne sarebbero state viste come un'estensione del marito o del padre. Si tratterebbe però solo di un fraintendimento, perché in realtà le donne nell'Impero Romano avrebbero goduto di libertà maggiori che in altri paesi occidentali.
Il capo della familia, che deteneva tutte le proprietà e l'autorità per prendere le decisioni, poteva difatti essere pure una donna. Al momento del matrimonio questa però entrava nella famiglia del marito, divenendo subordinata: una sorta di figlia del marito. A partire dal primo secolo a. C., però, cambio qualcosa, e nuovi accordi prematrimoniali potevano stabilire che la donna rimanesse parte della famiglia del padre della stessa. In tal caso, la donna avrebbe potuto rimanere a capo della familia dal lato del padre, in modo indipendente dal marito.
Le donne cominciarono pure a chiedere sempre più spazio: questo creò tensioni, e vi sono storie di donne "in carriera" o che gestivano le loro proprietà. Alcuni maschi trovarono questo intollerabile e sposarono schiave, di modo da non dover dividere il proprio potere. Per combattere il declino dei matrimoni, Augusto creò nuove leggi: tutti erano obbligati a sposarsi, e l'Imperatore premiava chi dava vita ad almeno tre bambini. Anche se queste misure cambiarono poco le cose, dimostrano il conflitto all'interno della società romana. Le donne dovettero comunque combattere per la propria indipendenza, anche in modo sottile per mantenersi coerenti con l'ideale della donna modesta e obbediente.
Queste alcune delle argomentazioni della tesi di dottorato dello storico Coen van Galen dell'Università Radboud: verrà difesa il 30 Maggio.
Link: AlphaGalileo via Radboud University


Produzione di vino su scala industriale a Vagnari

8 Aprile 2016
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Vagnari è nella valle del fiume Basentello, nei pressi di Gravina di Puglia. Archeologi dell'Università di Sheffield sono qui al lavoro da diverse stagioni.
Si sono raccolte prove di una produzione di vino su scala industriale, relazionabile a uno dei principali proprietari terrieri in epoca romana. Poco è noto dei più prominenti abitanti dell'Impero Romano, al di là di quanto avveniva con battaglie, conquiste e con la creazione di maestosi monumenti.
I contenitori ritrovati avevano una capacità di oltre mille litri ed erano sotterrati fino al collo per mantenerne la temperatura costante e bassa.
Il piombo era pure protagonista, ad esempio nelle tubature, nei contenitori e negli strumenti. Tra gli altri reperti ritrovati: pesi in piombo, per reti da pesca e un foglio (sempre in piombo) già diviso in quadratini, forse usato per le riparazioni. Vagnari fu conquistata da Roma attorno al terzo secolo a. C., ed era collegata a questa dalla via Appia.
Link: AlphaGalileo via University of Sheffield.
La Via Appia, da WikipediaPubblico dominio (Caricata da AlMare, This map is based on the following picture: Image:Satellite image of Italy in March 2003.jpg).


Scontro alle Termopili tra Greci e Goti durante il regno di Gallieno

18 - 22 Marzo 2016
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Un frammento di un antico testo greco - probabilmente proveniente dagli Scythica di Publio Erennio Dessippo - testimonierebbe una battaglia tra Romani e Goti alle Termopili, nei primissimi anni degli anni sessanta del terzo secolo dell'era volgare.
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Il frammento descrive importanti eventi del regno di Gallieno: vi fu un attacco dei Goti a Tessalonica, che fallì (negli anni cinquanta del terzo secolo). I Goti vengono descritti come una banda compatta mentre tenta l'assalto alla città. Si narrano poi i successivi preparativi dei Greci (parte dell'Impero Romano) per respingere i barbari che si spostavano a sud in Acaia, verso Atene. A quel punto i Greci si riunirono presso il passo delle Termopili, armandosi con lance, asce e altri strumenti di fortuna, e fortificando il muro perimetrale. Il generale Mariano avrebbe esortato i Greci a combattere, ricordando loro degli antenati che lì si scontrarono contro i Persiani.
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Il frammento è stato ritrovato nel 2007 da Jana Grusková, in un manoscritto dell'undicesimo secolo, proveniente dalla Biblioteca Nazionale Austriaca a Vienna. Non era stato notato in precedenza poiché trattasi di un palinsesto, cioè di una pagina scritta, cancellata e nuovamente riscritta. Nel  2014, grazie alle nuove tecnologie, è stato pubblicato dalla stessa Jana Grusková e da Gunther Martin nel periodico Wiener Studies. La traduzione del frammento è stata recentemente pubblicata sul Journal of Roman Studies.
Lo studio "Dexippus and the Gothic Invasions: Interpreting the New Vienna Fragment (Codex Vindobonensis Hist. gr. 73, ff. 192v–193r)  *", di Christopher Mallan e Caillan Davenport, è stato pubblicato sul Journal of Roman Studies.
Link: Journal of Roman StudiesDaily Mail; Greek Reporter; Live Science.
Particolare dal Sarcofago Grande Ludovisi, foto di Jastrow (2006), da WikipediaPubblico Dominio.
Busto di Publio Licinio Egnazio Gallieno, foto di ChrisO  da WikipediaCC BY-SA 3.0.
Le Termopili, foto di Fkerasar, da WikipediaCC BY-SA 3.0.


Rara moneta d'oro di Traiano ritraente Augusto, scoperta in Galilea

14 Marzo 2016
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Scoperta in Israele una r moneta d'oro risalente al 107 dell'era volgare, coniata dall'Imperatore Traiano ma che ritrae Augusto, e parte di una serie di emissioni "nostalgiche". La scoperta è avvenuta nella campagna della Galilea orientale.
Si tratta di un esemplare rarissimo, poiché l'unico altro noto è attualmente al British Museum. La scoperta potrebbe riflettere la presenza romana nell'area già all'epoca, nel contesto della lotta contro i sostenitori di Bar Kokhba in Galilea. Trattandosi di un reperto isolato è però difficile affermarlo al momento.

Link: Israel Ministry of Foreign Affairs via Israel Antiquities Authority
Busto in marmo di Traiano dalla Glyptothek  di Monaco di Baviera, foto di User:Bibi Saint-Pol, own work, 2007-02-08, da WikipediaPubblico Dominio.