Ideofoni e parole nuove

11 Febbraio 2016
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Alcune parole, come "cane", non ci dicono molto di ciò che rappresentano, da un punto di vista sonoro. Quell'idea viene quindi resa diversamente in altre lingue: dog in Inglese, hond in Olandese, e inu in Giapponese. È questo uno dei motivi per i quali non è semplice imparare una nuova lingua. Ma non tutte le parole sono così.
Con ideofono ci si riferisce a una parola, a un'espressione che convoglia vividamente il significato che rappresenta nel suono. La parola può spesso essere onomatopeica. Una parola come crack rappresenta l'idea sonora dello spezzarsi. Sono ideofoni anche le parole giapponesi kibikibi ("energico") o bukubuku ("grasso").
Un nuovo studio è giunto alla conclusione che è più facile imparare parole come queste, il cui suono rappresenta il loro significato. Si sono effettuati alcuni esperimenti. Il primo consisteva nel far scegliere il significato di ideofoni giapponesi a persone che non parlano quella lingua, offrendo due alternative. Ne è risultato, ad esempio, che la parola kibikibi rappresentava molto più spesso "energico" che "stanco".
Un secondo esperimento comportava l'imparare parole giapponesi. Un primo gruppo imparava gli ideofoni con le traduzioni giuste, un secondo gruppo con le traduzioni sbagliate. Il primo gruppo ha imparato molto meglio. Per verificare che questo effetto fosse dovuto alla natura degli ideofoni, l'esperimento è stato ripetuto, questa volta con parole che ideofoni invece non erano. Il risultato è stato che non c'erano differenze nel modo col quale le parole venivano imparate.
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Cultura e tecnologia: il peso dell'insegnamento

26 Novembre 2015
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Fino ad ora, si è spesso ritenuto che l'insegnamento fosse essenziale al fine di apprendere nuovi strumenti e tecnologie. Un nuovo studio ha però sperimentato che il miglioramento tecnologico avviene comunque, di generazione in generazione.
L'esperimento riguardava la costruzione di ceste che potessero contenere quantità maggiori di riso. Il compito è stato affidato a gruppi diversi, alcuni dei quali lavoravano soli, mentre altri erano inseriti in catene di trasmissione del sapere, che permettevano imitazione, insegnamento o il semplice esame dei lavori.
Alla fine dell'esperimento, le ceste prodotte con l'insegnamento erano le più solide, ma né questo né l'imitazione erano strettamente necessari per miglioramenti cumulativi. Al termine di sei "generazioni", in tutti i gruppi era possibile rilevare miglioramenti nelle ceste, anche se con copie di qualità inferiore.
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L'evoluzione congiunta degli strumenti, dell'insegnamento e della comunicazione

13 Gennaio 2015
Un recentissimo studio delle Università della California - Berkeley, di Liverpool e di St. Andrews porterebbe prove sperimentali dell'evoluzione congiunta della creazione di strumenti e della comunicazione per l'insegnamento delle tecniche relative ai primi.

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