L'International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad” va alla petite Pompéi di Francia: Vienne

La Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico e Archeo hanno inteso dal 2015 dare il giusto tributo alle scoperte archeologiche attraverso un Premio annuale assegnato in collaborazione con le testate internazionali, tradizionali media partner della BMTA: Antike Welt (Germania), as. Archäologie der Schweiz (Svizzera), Current Archaeology (Regno Unito), Dossiers d’Archéologie (Francia).

L’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad” è l’unico riconoscimento mondiale dedicato  agli archeologi, che con sacrificio, dedizione, competenza e ricerca scientifica affrontano quotidianamente il loro compito nella doppia veste di studiosi del passato e di professionisti a servizio del territorio.

Il Direttore della Borsa Ugo Picarelli e il Direttore di Archeo Andreas Steiner hanno condiviso questo cammino in comune, consapevoli che “le civiltà e le culture del passato e le loro relazioni con l’ambiente circostante assumono oggi sempre più un’importanza legata alla riscoperta delle identità, in una società globale che disperde sempre più i suoi valori”. Il Premio, dunque, si caratterizza per divulgare uno scambio di esperienze, rappresentato dalle scoperte internazionali, anche come buona prassi di dialogo interculturale.

Vincitrice della quarta edizione è risultata la “piccola Pompei francese” di Vienne (sulle sponde del Rodano, a circa 30 km a sud di Lione, ma scopriamo di più.

Nella periferia della città di Vienne, in Francia, durante dei lavori per la costruzione di un complesso residenziale, gli archeologi hanno trovato un antico quartiere romano con resti di domus ed edifici pubblici ben conservati dopo una serie di incendi e per questa particolare distruzione del sito, hanno definito Vienne la piccola Pompei francese. La scoperta sembra essere una delle più importanti fatte negli ultimi 40-50 anni. La città di Vienne è famosa già per il suo teatro e per il tempio dedicato ad Augusto e Livia, quindi non estranea ad altri importanti ritrovamenti, ma soprattutto in antico era uno snodo importante nel percorso che collegava il nord della Gallia alla regione Narbonensis, a sud. Il sito doveva estendersi su una superficie di circa 7000 metri quadrati, una scoperta insolita ed eccezionale in un’area urbana, tanto che lo stesso ministero della cultura francese aveva definito l’evento come una “découverte exceptionelle”! Il quartiere romano, con case ed edifici databili al I secolo d.C., si crede possa essere stato abitato per circa 300 anni prima di essere abbandonato in seguito a degli incendi. Molti degli oggetti e degli arredi delle abitazioni si sono perfettamente conservati, trasformando l’area in una vera “petite Pompéi” francese. Tra le strutture sopravvissute, una importante domus chiamata Casa dei Baccanali con pavimenti mosaicati raffiguranti scene di corteggio con menadi e satiri. L’incendio  distrusse il primo piano della casa, il tetto e il balcone, ma molte parti della struttura si sono conservate quasi intatte. Gli studiosi ritengono che la sontuosa domus che aveva al suo interno anche preziosi marmi e godeva di giardini magnifici ed importanti riserve idriche, potesse appartenere ad un ricco mercante della zona. In un altro edificio, invece, si è conservato un mosaico con Talia, una delle grandi muse figlie di Zeus e Mnemosine, nuda e rapita dal dio Pan. I mosaici sono stati staccati con cura e portati in un laboratorio di restauro per poi essere esposti nel 2019 al Museo della Civiltà gallo-romana di Vienne. Durante gli scavi, in luce è venuto fuori anche un edificio pubblico con fontana monumentale ornata da una statua di Ercole, secondo il responsabile dello scavo Clement, probabilmente una scuola di retorica/filosofia ospitata a Vienne.

Le prime cinque scoperte archeologiche del 2017 candidate per la vittoria della quarta edizione sono risultate:

Egitto: il ginnasio ellenistico rinvenuto ad Al Fayoum

Francia: una piccola Pompei a Vienne

Iraq: il più antico porto di una città sumerica ad Abu Tbeirah

Italia: la Domus del Centurione dagli scavi della metro C a Roma

Tunisia: una città romana sommersa nel golfo di Hammamet

 


Venezia: in mostra le opere di Matti Al-Kanun

Evento realizzato con il Center for the Humanities and Social Change di Ca’ Foscari, l’Associazione Nuova Icona e San Servolo Servizi Metropolitani

BACK TO LIFE IN IRAQ SBARCA A VENEZIA:

IN MOSTRA LE OPERE DI MATTI AL-KANUN SFREGIATE DALL’ISIS E IL REPORTAGE DI EMANUELE CONFORTIN

Il programma  comincia il 16 febbraio e prevede anche una conferenza con Salvatore Settis il 1 marzo a Ca’ Dolfin, e un convegno il 16 marzo a San Servolo

Foto di Emanuele Confortin

VENEZIA – Back to Life in Iraq. Arte, distruzione, rinascita. Venezia onora la sua tradizione di crocevia delle civiltà ospitando un evento eccezionale, dal forte contenuto artistico, simbolico ed etico. Grazie al giornalista Emanuele Confortin, che ne ha scoperto e raccontato la storia, giunge per la prima volta in Italia il pittore cristiano siriaco Matti al-Kanun,rifugiato iracheno, le cui opere sono state sfregiate dall'Isis. Uomo mite, lontano dai palcoscenici, Al Kanun rappresentava nei suoi dipinti soggetti di varia natura, spesso ispirati al Rinascimento italiano, inclusi temi a sfondo religioso ispirati alla sua identità cristiana. I jihadisti lo hanno costretto a fuggire dalla sua casa a Bartella, cittadina a maggioranza cristiana, e dopo l’inclusione nel Califfato di Abu Bakr al Baghdadi nel 2014, la casa è stata saccheggiata e le opere di Al Kanun deturpate dalla furia iconoclasta degli occupanti. La decisione di “ripararle” ha significato per l’artista un importante atto di reazione e di rinascita dalle ceneri di uno dei conflitti più cruenti dell’era moderna.

Nell’esporle prima all'Oratorio San Ludovico, spazio espositivo della associazione Nuova Icona, e poi sull'Isola di San Servolo, il Center for the Humanities and Social Change dell’Università Ca’ Foscari VeneziaNuova Icona San Servolo Servizi Metropolitani hanno deciso di collaborare a un progetto che vuole essere molto più di un fatto artistico. Accanto alle opere restaurate (tre nella prima installazione, tra cui una restaurata dagli studenti di Ca’ Foscari, e diciannove a San Servolo) vi saranno infatti le fotografie e un documentario realizzati da Emanuele Confortin in Iraq, al seguito della famiglia Al Kanun.

Ci viene così consegnata una storia eccezionale e al tempo stesso emblematica di un paese antico e multiculturale, oggi devastato e diviso. I tanti risvolti di questa storia saranno esplorati in altri due momenti: il 1 marzo a Ca' Dolfin unaconferenza con Salvatore Settis situerà questo episodio nel più ampio fenomeno dell'iconoclastia, mentre il 16 marzo, aSan Servolo, vari studiosi, alla presenza del pittore giunto appositamente dall'Iraq per la prima volta in Italia, daranno vita a una giornata di studi in cui si ripercorrerà l'intera storia. Dopo il racconto di Emanuele Confortin verrà illustrato il processo di restauro dei dipinti su cui sono rimaste simboliche cicatrici e si affronteranno temi quali i diritti umani e la questione della minoranza yazidi, la persecuzione dei cristiani in Medio Oriente, l'arte come forma di resistenza alla guerra.

Il progetto ideato da Emanuele Confortin è stato realizzato insieme al Center for the Humanities and Social Change dell’Università Ca'Foscari, un centro di ricerca interdisciplinare che valorizza il ruolo della cultura umanistica nell'affrontare i grandi temi della globalizzazione e del pluralismo culturale. La genesi di Back to Life in Iraq è stata possibile grazie al lavoro di Nuova Icona, associazione da anni specializzata nella scena artistica contemporanea di Iraq e vari altri paesi mediorientali, e della San Servolo Servizi Metropolitani, che conferma la vocazione dell'isola come sede di eventi di alto profilo artistico e civile. L'installazione di San Ludovico, aperta dal 16 febbraio al 4 marzo, sarà visitabile tutti i giorni e, previo appuntamento, offrirà alle scuole la possibilità di prenotare una visita guidata condotta da Emanuele Confortin e incentrata sul suo lavoro in Iraq.

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Unite4Heritage: proseguono attività addestramento delle forze di polizia dei Paesi a rischio

I Carabinieri della Task Force “Unite4Heritage” (“Caschi Blu della Cultura”), del Comando Tutela Patrimonio Culturale, impiegati nell’ambito dell’Operazione “Inherent Resolve/Prima Parthica”, proseguono nelle attività di addestramento delle forze di polizia dei Paesi a rischio

In particolare a:
- Baghdad si è concluso da pochi giorni il III Corso Tutela Patrimonio Culturale per il personale appartenente al «Tourism and Antiquities Security Directorate» del Ministero degli Interni iracheno nonché per funzionari impiegati presso l’«Iraqi State Board of Antiquities and Heritage» del Ministero della Cultura e delle Antichità;
- Erbil si è concluso oggi il I Corso Tutela Patrimonio Culturale per le forze di polizia e per esperti in beni culturali della regione curda.
Continua con successo l’attività della Task Force Carabinieri “Unite4Heritage” (“Caschi Blu della Cultura”) nell’ambito delle attività di cooperazione multilaterale e bilaterale del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale (TPC). I corsi di addestramento in “Cultural Heritage Protection”, impartiti dal 2016 a Baghdad, vedono ora impegnati i Carabinieri anche con una nuova sessione addestrativa a Erbil.
Dall’1 al 13 luglio u.s., è stato svolto a Baghdad il III Corso “Cultural Heritage Protection” a favore di 23 unità appartenenti al «Tourism and Antiquities Security Directorate» del Ministero degli Interni iracheno, impegnati in attività di intelligence ed investigazioni nello speciale settore, nonché a funzionari impiegati presso l’«Iraqi State Board of Antiquities and Heritage» del Ministero della Cultura e delle Antichità. Questo intervento segue un’ulteriore attività formativa che ha visto la partecipazione dei “Caschi Blu” italiani del TPC: il workshop “Archaeological sites at risk: conservation and management Archaeological topography”, organizzato dall’«Iraq Italian Institute of Archaeological Sciences»,  tenutosi a Baghdad dal 23 al 27 aprile scorso.
Oggi, invece, a Erbil, si è concluso, con la cerimonia di consegna dei diplomi, il I Corso “Cultural Heritage Protection”, organizzato a favore delle forze di polizia curde, di esperti in beni culturali e di accademici locali. Sono state formate 28 unità, sviluppando, attraverso la condivisione della quasi cinquantennale esperienza del TPC nell’affrontare le minacce al patrimonio culturale e nel contrastarne il traffico illecito, peculiari competenze nella difesa dello straordinario patrimonio culturale di quell’antichissima regione.
Durante il corso, l’esperienza diretta dei “Caschi Blu della Cultura”, tuttora impiegati nelle aree del centro Italia colpite dai recenti eventi sismici, ha costituito un esempio concreto per delineare le difficoltà incontrate e le relative soluzioni nella tutela del patrimonio culturale in situazioni emergenziali in cui è stato possibile far rilevare la convergenza tra la protezione e la messa in sicurezza dei beni culturali in caso di emergenze naturali e le precauzioni e procedure da adottare nei periodi del pre e post conflict e nelle situazioni d’emergenza prodotte dall’uomo.
L’attuale impegno del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale in Iraq rientra tra le attività propedeutiche al progetto, in corso di finalizzazione con l’UNESCO e con il Governo iracheno, che prevede l’invio in quel Teatro Operativo, di esperti della Task Force italiana “Unite4Heritage”, al fine di supportare quelle Autorità a prevenire il saccheggio dei siti archeologici e il conseguente traffico di beni culturali, anche grazie alla realizzazione di un database dei reperti trafugati, sul modello della Banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti, gestita dal TPC.
Alla cerimonia di fine corso, presso la locale Accademia di Polizia, è intervenuto quel Comandante, Major General Muhammad Dilshad, il Comandante della Polizia Regionale Curda, Major General Abdullah Kaylani, il Comandante Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, Generale di Brigata Fabrizio Parrulli, il Comandante del Contingente dell’Esercito Italiano ad Erbil, Col. Stefano Scalabroni, il Console italiano a Erbil, Dottoressa Serena Muroni e rappresentanti dell’Ufficio UNESCO in Iraq.
Roma, 27 luglio 2017

Come da MiBACT, redattore Renzo De Simone


Prima fase programma salvataggio del patrimonio culturale attaccato dall'ISIS

TERMINATA PRIMA FASE DEL PROGRAMMA ITALO-IRACHENO PER LA SALVEZZA DEL PATRIMONIO CULTURALE ATTACCATO DA ISIS

Momento del corso di primo intervento sul patrimonio archeologico Erbil, Sito di Qalinji Agha
È terminata agli inizi di marzo la prima parte del programma “Sostegno all’azione istituzionale di protezione e recupero del patrimonio culturale iracheno”, finanziata al Segretariato Generale MIBACT e dal Ministero Affari Esteri/Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo.
Momento del corso sui manufatti in pietra Erbil, Iraqi Institute for the Conservation of Antiquities and Heritage (IICAH)
Presso l’Iraqi Institute for the Conservation of Antiquities and Heritage (IICAH) di Erbil si è tenuta la cerimonia di chiusura dei due corsi di formazione “Monitoraggio e protezione del paesaggio archeologico: dal Remote Sensing alla Prospezione Archeologica” (Monitoring and Saving Archaeological Landscape: from Remote Sensing to Field Survey)  e “Attività di primo intervento e tecniche di conservazione del patrimonio archeologico” (First Aid and Conservation Techniques of Damaged Archaeological Sites), avviati il 15 gennaio 2017.
Momento delle lezioni sul rilevamento satellitare delle condizioni dei territori occupati da ISIS Erbil, Iraqi Institute for the Conservation of Antiquities and Heritage (IICAH)

Momento delle lezioni sul rilevamento satellitare delle condizioni dei territori occupati da ISIS Erbil, Iraqi Institute for the Conservation of Antiquities and Heritage (IICAH)
I due corsi, incentrati sul trasferimento tecnologico e di competenze (Remote Sensing; cartografia archeologica GIS-based; survey; conservazione dei materiali archeologici: pietra e mattone crudo) hanno coinvolto venti studenti iracheni e curdi per un totale di 420 ore di lezioni frontali e sul campo.
Momento del corso di primo intervento sul patrimonio archeologico Erbil, Sito di Tell Lashkar
Dal 2014 il MIBACT ha intrapreso, in collaborazione con l’UNESCO e con lo State Board of Antiquities and Heritage iracheno e in sinergia interistituzionale con il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, il monitoraggio satellitare dei danni inflitti da ISIS sul patrimonio culturale dei territori sotto occupazione. Nell’ambito di questa azione è stata realizzata la formazione di personale del Ministero della Cultura iracheno e della Regione Autonoma del Kurdistan all’uso di queste metodiche al fine di rendere gli uffici iracheni autonomi nell’applicazione di queste avanzate tecnologie.
Il programma, che si concluderà il prossimo ottobre, prosegue ora con missioni di restauratori italiani presso i laboratori di restauro del Museo Archeologico Nazionale di Baghdad per l’assistenza ai colleghi iracheni nei settori della conservazione del libro e materiale di archivio, di sculture archeologiche in pietra e di reperti antichi in avorio e metallo.
Consegna dei certificati di partecipazione ai tecnici iracheni e curdi Erbil, Iraqi Institute for the Conservation of Antiquities and Heritage (IICAH)

Consegna dei certificati di partecipazione ai tecnici iracheni e curdi Erbil, Iraqi Institute for the Conservation of Antiquities and Heritage (IICAH)

Foto di gruppo delle due classi di tecnici iracheni e curdi, Erbil, Iraqi Institute for the Conservation of Antiquities and Heritage (IICAH)
Roma, 10 marzo 2017
Ufficio Stampa MiBACT

Come da MiBACT, Redattore Renzo De Simone


Rinascere dall'acqua. Paludi delle Marshlands diventano patrimonio UNESCO

Rinascere dall'acqua.

Le paludi delle Marshlands, sede della missione archeologica della Sapienza, diventano patrimonio Unesco

 

Tempio Edublamakh  a Abu Tbeirah. Foto dell'Archivio Ufficio stampa Sapienza Università di Roma
Tempio Edublamakh a Abu Tbeirah. Foto dell'Archivio Ufficio stampa Sapienza Università di Roma

Le paludi delle Marshlands nel sud dell'Iraq, sono entrate a far parte dei siti tutelati dall’Unesco come patrimonio dell’umanità, e assieme a questo straordinario eco-sistema deltasico è stata accettata anche l’immissione di tre città che fiorirono proprio in questo ambiente naturale oltre seimila anni fa, Ur, Eridu ed Uruk. Il riconoscimento del valore culturale delle aree irachene, sede dei primi insediamenti della civiltà sumerica, è stato possibile anche grazie al contributo fornito dalle ricerche della missione archeologica della Sapienza, co-diretta da Franco D’Agostino e Licia Romano.

Siamo a sud-ovest della città di Nasiriyah, nell’Iraq meridionale. Il cuore della missione è il sito di Abu Tbeirah, un’area di 42 ettari a circa una ventina di chilometri dalla grande capitale di Ur, cioè nel cuore della regione che è stata la culla della civiltà sumerica nel corso del III millennio a.C. Le attività della missione italiana si sono concentrate sullo scavo di un grande edificio in mattoni crudi di più di 600 mq che ha consentito di portare alla luce evidenze di cultura materiale, come per esempio cesti e stuoie risalenti a quasi 4500 anni fa e ancora perfettamente conservati nei loro intrecci. I manufatti documentano come la vita quotidiana del mondo sumerico avesse delle sorprendenti e puntuali analogie con pratiche ancora correntemente in uso presso gli abitanti della zona delle paludi irachene.

Marshlands. Foto di Jassim Al-Asadi
Marshlands. Foto di Jassim Al-Asadi

Attiva dal 2011, la missione della Sapienza è stato il primo scavo archeologico nel sud della nuova Repubblica irachena affidato a una missione straniera, in collaborazione con archeologi locali, dopo le guerre del Golfo e tuttora condotto dal team Sapienza coordinato da Franco D’Agostino e Licia Romano. Gli scavi precedenti in quest'area risalivano agli anni ’60, quando i sistemi di datazione e le tecnologie applicate alla ricerca archeologica non consentivano di giungere all’eccezionalità dei risultati raggiunti fino ad oggi e che hanno permesso alle autorità locali di rinnovare l’autorizzazione a lavorare per altri 5 anni nel sito iracheno.

Marshlands. Foto di Jassim Al-Asadi
Marshlands. Foto di Jassim Al-Asadi

È anche grazie alla collaborazione e al clima di fiducia che si sono creati tra i ricercatori della Sapienza e le autorità e la popolazione locale che è stato possibile far emergere il patrimonio ambientale e culturale di questi siti e farli conoscere alla comunità internazionale. “Proprio questo clima di fattiva cooperazione ha fatto sì che le autorità irachene offrissero al nostro team l’opportunità di indagare e valorizzare anche il sito di Eridu, ormai sito sotto protezione Unesco”.

Marshlands. Foto di Jassim Al-Asadi
Marshlands. Foto di Jassim Al-Asadi
L’annuncio da parte dell’Unesco dell’inserimento delle Marshlands nei siti tutelati è stato accolto quindi con particolare entusiasmo dal Rettore della Sapienza Eugenio Gaudio e dall'Ambasciatore dell’Iraq a Roma Ahmad A.H. Bamarni, nel corso dell’incontro che si è tenuto proprio per promuovere la cooperazione tra l’Ateneo e le istituzioni irachene.
Testo e immagini dall’Ufficio Stampa e Comunicazione Università La Sapienza di Roma.

Popolazioni geneticamente differenti adottarono l'agricoltura

14 Luglio 2016

Teschio di 10.000 anni fa dal sito Neolitico di Tepe Abdul Hossein. Credit: photo/©: Courtesy Fereidoun Biglari, National Museum of Iran

La transizione da cacciatori raccoglitori a uno stile agricolo e sedentario costituì un cambiamento epocale, al punto che si coniò pure il termine di rivoluzione neolitica. La sedentarietà e l'agricoltura apparvero attorno a diecimila anni fa nella regione tra Anatolia sud orientale, Siria, Iraq e Iran, tradizionalmente nota come Mezzaluna Fertile.

Secondo un nuovo studio, pubblicato su Science, questa transizione avvenne sì presso popolazioni confinanti, ma che erano pure geneticamente distinte. Fino ad oggi si riteneva invece che quei primi agricoltori fossero da un'unica popolazione omogenea. La ricerca ha sequenziato i genomi provenienti da quei primi agricoltori neolitici dei Monti Zagros, dimostrando che non sono gli antenati né dei primi agricoltori europei, né dei moderni europei. È stata una sorpresa per gli studiosi, visto che recentemente avevano dimostrato che i primi agricoltori in Europa provenivano dall'Anatolia nord occidentale. Ora pare invece che la catena migratoria si sia interrotta nell'Anatolia orientale.

La Mezzaluna Fertile, su cartina politica. Credit: Ill./©: Joachim Burger, JGU

Nello studio precedente si era rilevato come i coloni neolitici del nord della Grecia e dalla regione del Mar di Marmara, nella Turchia occidentale, arrivarono in Europa Centrale attraverso i Balcani e attraverso un percorso nel Mediterraneo, che passava per la Penisola Iberica. Il nuovo studio dimostrerebbe che si tratta di un gruppo geneticamente distinto da quello dei primi agricoltori dell'Iran. I due gruppi sarebbero solo lontanamente correlati.

Per il prof. Joachim Burger, è  interessante però notare come popolazioni geneticamente diverse, dall'apparenza diversa, che parlavano diverse lingue, adottarono lo stile di vita agricolo simultaneamente in diverse parti dell'Anatolia e del Vicino Oriente. L'origine dell'agricoltura sarebbe perciò molto più complessa di quanto ritenuto, da un punto di vista genetico. Per lui, piuttosto che parlare di un singolo centro neolitico, bisognerebbe adottare l'idea di una Zona Nucleare Neolitica Federale (in Inglese, Federal Neolithic Core Zone).

La Mezzaluna Fertile, su cartina politica. Credit: Ill./©: Joachim Burger, JGU

I Monti Zagros costituiscono una catena montuosa che interessa Turchia, Iraq e Iran, e qui si sono ritrovate alcune delle prime tracce di agricoltura. Secondo il nuovo studio, quei primi contadini neolitici dell'area si sarebbero separati da quelli dell'Anatolia circa 46-77 mila anni fa, e mostrerebbero analogie con gli odierni pakistani, afghani, ma in particolare con gli odierni Zoroastriani dell'Iran. In conclusione, diverse popolazioni di cacciatori raccoglitori - geneticamente differenziate - adottarono l'agricoltura nell'Asia sud occidentale, e i Monti Zagros sarebbero stati la culla dell'espansione verso est.

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Gird Lashkir, esempio di evoluzione delle prime città mesopotamiche

21 Giugno 2016

Reperti ritrovati a Gird Lashkir. Credit: UAB
Reperti ritrovati a Gird Lashkir. Credit: UAB

Dopo molti anni di lavoro in Siria e Turchia, i ricercatori della Universitat Autònoma de Barcelona hanno continuato il loro lavoro (anche a causa dell'instabilità dell'area) nella Giazira, termine col quale si indicano i territori della Mesopotamia settentrionale, fra il Tigri e l'Eufrate. L'oggetto delle loro ricerche rimane sempre lo studio sulle origini e il consolidamento delle prime società agricole.

I ricercatori si sono concentrati sul sito di Gird Lashkir, nel Kurdistan iracheno: la città si estendeva per 4 ettari circa, con 14 metri di sedimenti. Nell'area non vi sono siti con un'occupazione simile: si è riusciti a seguire pure l'evoluzione dell'insediamento. I resti sono in un buono stato di conservazione. Il sito di Gird Lashkir è situato presso il fiume temporaneo Wadi Kasnazan e le città di Kasnazan e Banaslawa. Gli scavi hanno rivelato una serie di occupazioni che vanno dal Neolitico fino al primo millennio prima dell'era volgare.

Le occupazioni più recenti erano situate nella parte più elevata del tell e datano al periodo Neoassiro: uno degli edifici qui era utilizzato come magazzino. Un'altra occupazione molto importante data alla prima e media Età del Bronzo (periodo Ninivita V, 2600-2660 a. C.): allora furono occupate molte aree del tell, e molti reperti importanti ritrovati datano a quell'epoca. Il periodo più antico di occupazione risale al periodo di Uruk (4000-3100 prima dell'era volgare) e resti sono stati ritrovati pure per i periodi neolitici di Ubaid e Halaf (6000 e fino al 4500 prima dell'era volgare).

I lavori presso il sito proseguiranno nel 2017, col restauro degli oggetti più significativi, nel frattempo cominciano gli studi approfonditi in laboratorio. Il Kurdistan iracheno è una delle regioni più interessanti dal punto di vista archeologico, visto che dagli anni novanta e fino a tre anni fa non era possibile condurvi alcuna ricerca.

Link: AlphaGalileoEurekAlert! via Universitat Autonoma de Barcelona


Roma: presentazione novità scavi Arslantepe (Turchia) e Abu Tbeirah (Iraq)

Visioni di Oriente nell’archeologia della Sapienza. Presentate le novità degli scavi in Turchia e Iraq

Storia di un successo italiano che trova conferma nella 15° posizione del ranking internazionale della QS. 

TURCHIA Arslantepe - attività di scavo
TURCHIA Arslantepe - attività di scavo

L’archeologia della Sapienza ha di recente ottenuto la 15esima posizione nel World University Rankings per materie, ed è solo uno dei tasselli che fanno di questo settore un’eccellenza a livello mondiale. Questo anche grazie agli scavi nel Vicino Oriente, uno dei fiori all’occhiello in questo campo.

Mercoledì 18 e giovedì 19 maggio saranno presentati i risultati di due tra i più importanti scavi coordinati dalla Sapienza nella Regione mediorientale.
 
Mercoledì 18 alle ore 10.00, presso il Rettorato, si svolge l’incontro “Abu Tbeirah: 5 anni nel nostro Iraq”, che propone i risultati dell’attività nell’Iraq meridionale da parte della Missione Archeologica coordinata da Franco D’Agostino e Licia Romano. Di seguito nel testo il comunicato: Abu Tbeirah: 5 anni nel nostro Iraq. La missione della Sapienza, attiva dal 2011, è stata il primo scavo archeologico nel sud della nuova Repubblica irachena affidato a una missione straniera. I risultati scientifici saranno presentati il 18 maggio alla presenza dell’ambasciatore dell’Iraq in Italia
Giovedì 19 maggio alle ore 11.00, sempre al Rettorato, l’archeologa Marcella Frangipane illustrerà le importanti novità emerse durante l’ultimo scavo ad Arslantepe (Turchia) dal più antico “Palazzo” del Vicino Oriente sulle rive dell’Eufrate turco. Di seguito nel testo il comunicato: In Turchia (Arslantepe) individuato l’Edificio delle udienze, la prima testimonianza di potere laico. La scoperta raccontata dall’archeologa della Sapienza Marcella Frangipane, unica donna italiana membro della National Academy of Sciences

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Iraq: frammento di vaso di tremila anni fa da Shilla

30 - 31 Marzo 2016
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Un frammento di un vaso di tremila anni fa è stato rinvenuto accidentalmente da un contadino nel villaggio di Shilla, a pochi km da Koya, nel Kurdistan iracheno. Shilla è sede di un'importante area archeologica e ospita un'antichissima cittadella.
Link: NRT TV; Ekurd Daily
Il Governatorato di Erbil, da WikipediaCC BY-SA 3.0 (TUBS - Own work This vector graphics image was created with Adobe Illustrator. This file was uploaded with Commonist. This vector image includes elements that have been taken or adapted from this:  Iraq location map.svg (by NordNordWest)).


Iraq: distrutto il Monastero di Sant'Elia

20 Gennaio 2016
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Distrutto il più antico monastero cristiano in Iraq, il Monastero di Sant'Elia (o Dair Mar Elia) presso Mosul, la cui fondazione risale agli ultimissimi decenni del sesto secolo d. C. Secondo l'esame da satellite non ci sarebbe più nulla da ricostruire: tutto sarebbe ridotto in polvere, a partire dalle pareti.
Il monastero, nel Nord dell'Iraq, era meta di pellegrinaggi. Nel 1743, un generale che guidava le forze persiane massacrò qui fino a 150 monaci che rifiutarono di convertirsi. A partire dal 2003 subì pure danneggiamenti, con le azioni relativi all'occupazione americana dell'Iraq.
Sembrerebbe che la distruzione si stata compiuta nel 2014, subito dopo l'occupazione dell'area da parte dell'IS.  Nelle settimane e nei mesi scorsi abbiamo assistito a devastazioni in Siria (Palmira) e Iraq (Ninive, Hatra, Nimrud).

Link: BBC News; CNN; Euronews; CCTV; Il Sole 24 Ore 1, 2La Stampa; ArtribuneRepubblica; TGCOM; MashableArchaeology News Network via Associated Press
Il Monastero di Sant'Elia presso Mosul, foto del 2005 di Doug, da Wikipedia, CC BY SA 4.0.