macchina volante museo roberta barsanti

Tornare a Vinci: conversazioni leonardesche con Roberta Barsanti

Leonardo da Vinci: un nome che oggi porta con sé molto più della figura storica di una delle personalità emblematiche del Rinascimento. Un nome che ormai fa parte della cultura "pop" e intorno a cui gravita un piccolo universo di significati e suggestioni. Un nome da cui non si è mai staccato quello del suo borgo natale, di quello scorcio di Toscana che sentiamo avere tanta parte nel suo percorso. 

  • Museo Leonardiano Roberta Barsanti Leonardo da Vinci

Chi oggi ne ripercorre la tracce fino a Vinci trova una bella realtà: il Museo Leonardiano. Un'istituzione vivace e fluida; diverse sedi che punteggiano il territorio offrono al visitatore diverse tipologie di opere e testimonianze. Un'esperienza che ha tutte le sfaccettature dell'avventura umana e intellettuale di Leonardo. Dal nucleo originario, il Castello dei Conti Guidi donato al comune nel 1919 in cui sono esposte le ricostruzioni delle macchine di Leonardo realizzate da IBM, passando attraverso la Palazzina Uzielli che si affaccia sulla piazza ridisegnata dagli interventi di Mimmo Paladino, fino alla Villa del Ferrale, tutta dedicata alla pittura, e alla presunta casa natale di Leonardo ad Anchiano. C’è anche una biblioteca che fa da centro studi: un punto di riferimento per chi voglia ricostruire le tracce lasciate dalle vicende biografiche e intellettuali di questa figura del tutto singolare.

La dottoressa Roberta Barsanti, storica dell'arte, è oggi alla guida di questa istituzione complessa e vitale; in un momento in cui tutti facevamo fatica a sollevare lo sguardo abbiamo pensato sarebbe stato bello amplificare il racconto di queste realtà piccole e preziosissime. Ne è nata una bella chiacchierata sul museo, su Leonardo e sulle prospettive del patrimonio culturale italiano in questo periodo tanto complesso.

 

macchina volante Museo Leonardiano Roberta Barsanti Leonardo da Vinci

 

Il museo ha più sedi, sparse sul territorio. Ci racconta come si integra il museo in una valorizzazione territoriale, qual è il valore aggiunto che può portare al contesto e quale invece può ricevere da questo rapporto?

Il Museo rappresenta una forte attrattiva sul territorio. Il Museo è dedicato ad illustrare l’attività di Leonardo quale esperto di meccanica, ingegnere, cartografo, studioso di anatomia, scienziato. Al contempo la Casa Natale di Leonardo ad Anchiano, luogo della memoria per eccellenza del suo legame con la città natale, evidenzia il suo legame con il territorio e insieme alla sezione di pittura ospitata nella vicina Villa del Ferrale consente di approfondire il suo operato artistico.

La visita a Vinci vede oggi più che mai il Museo come  volano principale per invitare i visitatori ad esplorare la terra dell’infanzia e della gioventù di Leonardo. Il paesaggio delle colline di Vinci, ancora oggi, richiama l’immagine di una Toscana rinascimentale, con le tipiche coltivazioni della vite e dell’olivo. In un contesto come questo, è facile immaginarsi un giovanissimo Leonardo che esplora la campagna, guarda con attenzione ai “nichi”, i fossili, che è così facile trovare, osserva i numerosi ruscelli che solcano le valli, osserva attento il movimento delle ruote idrauliche che azionavano i mulini, iniziando a costruire quel substrato di interessi e conoscenze che guiderà la sua attività di artista, ingegnere, scienziato.

La stessa mostra del 2019, anniversario dei 500 anni dalla morte di Leonardo, “Leonardo a Vinci. Alle origini del genio” ha voluto mettere in risalto il forte legame fra l’artista scienziato e la sua terra d’origine. Fra l’altro, una delle sedi del Museo è la Rocca dei Conti Guidi che con la sua mole domina il borgo e il territorio circostante rappresentandone un elemento identificativo di assoluto valore. In questo contesto, Leonardo costituisce da sempre un “genius loci” di primaria importanza e lo stesso borgo di Vinci è andato configurandosi nel tempo come luogo della memoria per eccellenza della biografia leonardiana, accentuando i caratteri medievali e, in tempi recenti, prestandosi ad inserimenti di arte contemporanea tesi a valorizzarne il contesto urbano. 

 

 

Lei si trova a dirigere un museo “piccolo” in un momento storico davvero complicato. A suo parere le dinamiche innescate dalla pandemia porteranno a una riscoperta del patrimonio “eccentrico” (cioè, decentrato) e innescheranno nuove modalità di fruizione oppure la necessità di rispettare prassi legate alla sicurezza finiranno per favorire le istituzioni più grandi e più strutturate?

È ancora forse troppo presto per azzardare previsioni in tal senso. Si può immaginare che un museo collocato in un ambiente paesaggistico e naturalistico interessante e piacevole, in cui è facile muoversi con mezzi propri, svolgere attività all’aria aperta, in un anno come questo, risulti particolarmente attrattivo. 

 

Il confronto con la figura di Leonardo. Di sicuro si tratta di uno dei personaggi più stimolanti con i quali confrontarsi, ma nella sua esperienza per un direttore di museo è più facile fare divulgazione dal momento che si parte da una conoscenza condivisa o sono maggiori le insidie legate a cliché, luoghi comuni, aspettative del pubblico?

La figura di Leonardo è una delle più celebri e conosciute al mondo ma, al contempo, risente più di altre di luoghi comuni e soprattutto del mito che la circonda finendo il più delle volte per offuscarne il reale portato. La missione del Museo Leonardiano è proprio quella di contestualizzare l’operato di Leonardo dal punto di vista tecnico e scientifico nel mondo tardo medievale e rinascimentale.

Non è raro che, nello sfatare qualche luogo comune, il visitatore abbia modo di scoprire come la realtà possa essere addirittura più affascinante e più complessa di quello che solitamente ha sentito narrare intorno alla figura di Leonardo e alle sue invenzioni.  

 

 

Il rapporto tra arte e scienza: Leonardo è stato uno degli intellettuali che nella storia ha forse meglio rappresentato la possibile e anzi fruttuosa convivenza tra questi ambiti. Come viene affrontato questo tema all’interno del museo? A suo parere ancora oggi è possibile trarre dall’eredità leonardesca stimoli per far incontrare questi mondi che oggi paiono essere diventati così distanti?

Arte e scienza in Leonardo trovano una perfetta unione. Fondamentale, a tale proposito, è la sua padronanza del disegno, strumento primario per indagare la natura e per dare forma alle sue idee, ai suoi progetti artistici e scientifici. I suoi disegni di meccanica, per esempio,  rivelano una grande bellezza e una estrema efficacia proprio grazie alla sua padronanza delle tecniche espressive maturate nell’ambito della sua attività d’artista.

Nel Museo, questo connubio tra arte e scienza viene evidenziato non solo nelle parti relative alla meccanica,  ma anche nella sezione dedicata agli studi anatomici di Leonardo con ceroplastiche tratte dai suoi disegni, nella sezione di pittura presso la Villa del Ferrale con riproduzioni a grandezza naturale e in altissima definizione delle sue opere pittoriche, nell’esplorazione digitale di alcune di queste nella Casa Natale ad Anchiano. Attualmente, la Sala del Podestà nel Castello dei Conti Guidi, ospita la mostra “Leonardo, l’anatomia dei disegni", che dà conto della grande abilità grafica di Leonardo consentendo un’esplorazione interattiva di alcuni dei suoi disegni più belli. 

All’eredità di Leonardo possiamo oggi fare riferimento quale modello per instaurare un dialogo costruttivo fra discipline diverse per una visione più completa e profonda dell’uomo e della natura. 

Qual è il suo personale rapporto con la figura e l’opera di Leonardo? 

Si tratta di un rapporto estremamente coinvolgente che richiede continuo studio e grandissima attenzione per non cadere nella superficialità e nei luoghi comuni. D’altra parte Leonardo non finisce mai di stupire per la sua complessità e per la profondità del suo pensiero.

 

 

Ci racconta un episodio curioso della vita del museo o che le è rimasto impresso per un motivo particolare?

Ricordo la volta in cui il Museo fu la destinazione segreta di un viaggio aziendale. La visita fu  organizzata, con la complicità dei nostri Uffici, da una compagnia olandese che si occupa di tecnologia. Proprio in virtù del legame dell’azienda con il mondo della tecnica, essa volle celebrare il decennale della propria attività accompagnando per un weekend a sorpresa i propri dipendenti nella terra di Leonardo. Un episodio reale che si racconta di quale sia il ruolo di Leonardo nell’immaginario collettivo mondiale. 

Uno dei momenti più emozionanti, direi anzi il più emozionante, è rappresentato dalla vista del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella che il 15 aprile del 2019 ha inaugurato le celebrazioni leonardiane per i 500 anni dalla morte di Leonardo a Vinci e ha presenziato all’inaugurazione della mostra “Leonardo a Vinci. Alle origini del genio” presso il Museo Leonardiano.

 

NB: tutte le immagini sono state realizzate durante la campagna fotografica di Google Arts&Culture e sono di proprietà del Museo Leonardiano di Vinci, che ringraziamo per avercene concesso l'utilizzo.


Raffaello il giovane favoloso Costantino D'Orazio

Raffaello, il giovane favoloso, dipinto dagli altri

Chi prende in mano “Raffaello, il giovane favoloso”, trova subito un chiaro riferimento cinematografico. Sì perché nel titolo, se da un lato abbiamo il nome dell’artista, dall’altro abbiamo il ricalco lettera per lettera del titolo del film su Leopardi interpretato da Elio Germano e uscito qualche anno fa.

Dama con il liocorno (1505-1506), Galleria Borghese, Roma

È un accostamento piuttosto curioso, tuttavia l’intento è quello di far capire al lettore che in questo libro Raffaello verrà raccontato in maniera piuttosto diversa. Qual è lo stratagemma? D’Orazio descrive la vita dell’artista attraverso la viva voce dei tanti personaggi da lui dipinti. Una scelta dettata quasi da necessità come spiega l’autore stesso nell’introduzione: Raffaello non ha mai scritto niente di proprio pugno che sia resistito al passaggio dei 500 anni compiuti dalla sua esistenza. L’unico vero lascito ai posteri è l’intera sua produzione pittorica.

Leone X con i cardinali Giulio de’ Medici e Luigi de’ Rossi (1518), Gallerie degli Uffizi, Firenze

Il libro è quindi un insieme di piccoli racconti, in cui i narratori volta per volta sono - ad esempio - il maestro Perugino, che ammette di non avere più mercato da quando Raffaello ha saputo imporre il proprio stile; oppure Giulio II, Leone X, i papi che hanno cambiato il volto di Roma con le proprie commissioni. Abbiamo le testimonianze dell’amico Baldassar Castiglione, dell’amata Fornarina, di Michelangelo, Leonardo e di tanti altri.

Elisabetta Gonzaga (1504-1505), Gallerie degli Uffizi, Firenze

Detto così sembra quasi che D’Orazio abbia voluto costruire un’opera di fantasia, interpretando via via i pensieri dei tanti personaggi storici che hanno attorniato la vita di Raffaello, ma è una opinione che cade abbastanza velocemente. Ogni racconto lascia poco all’immaginazione, in quanto ogni personaggio precisa subito date e avvenimenti che lo hanno consegnato alla storia. E se questo non bastasse a far capire che tutto quello che è descritto è davvero accaduto, troviamo un piccolissimo box d’approfondimento al termine di ogni capitolo.

Agnolo Doni (1506 circa), Gallerie degli Uffizi, Firenze

Vero e proprio filo conduttore delle storie è il fatto che ogni narratore è stato dipinto da Raffello. Al cuore di ogni capitolo c’è infatti la descrizione minuziosa del ritratto dell’Urbinate e che per comodità del lettore, troviamo anche poi riprodotto in appendice.

Guidobaldo di Montefeltro (1506), Gallerie degli Uffizi, Firenze

Terminato il libro, la sensazione è quella di trovarci davanti (con un paragone un po’azzardato ma tuttavia efficace), a una sorta di Vite di Giorgio Vasari, ma al contrario. Sono i personaggi e i loro ritratti, che delineano poi la vita intera di un artista solo. Un artista che la Storia dell’Arte ci ha consegnato come un gigante; un giovane favoloso le cui opere, come quelle di Leopardi citato all’inizio, vivono eterne. All’infinito.

Maddalena Strozzi (1506 circa), Gallerie degli Uffizi, Firenze
Raffaello il giovane favoloso
Giovane con la mela (1505), Gallerie degli Uffizi, Firenze
Raffaello il giovane favoloso Costantino D'Orazio
La copertina del libro Raffaello - Il giovane favoloso - Storie, aneddoti e retroscena in un racconto alla scoperta di un Raffaello "privato", di Costantino D'Orazio, pubblicato da SKIRA

Tutte le immagini cortesemente fornite dall'Ufficio Stampa SKIRA


Alla faccia di Leonardo: a Torino l’esposizione che indaga i “volti del genio”

Leonardo i volti del genio

Mattoni e pietra. Angoli e feritoie. In mezzo a Torino la cittadella pare una piccola navicella spaziale, spiazzante come un’installazione contemporanea. Fuori luogo.

Un elegante quartiere tardo-ottocentesco, una manciata di edifici razionalisti hanno pian pian circondato quello che rimane della previdente belligeranza sabauda. Che pensa prima a difendere la città che a costruirsi una residenza quando, sul finire del Cinquecento, fa di Torino appena strappata ai francesi la nuova capitale del ducato.

Bravi con le armi, bravi con i matrimoni: per questo saranno ricordati i Savoia. E se lo sfarzo dei legami internazionali ha modellato la città di epoca barocca, la virtù militare è stata abilmente nascosta, come le macchine di scena in teatro. Poter di nuovo visitare il mastio tardo-cinquecentesco, dopo anni di chiusura, ci lascia ritrovare una bellezza che viene dal saper fare, dal pragmatismo e dalla passione per la conoscenza, una bellezza che ancora oggi fa parte della cultura torinese e che sarebbe piaciuta tanto a Leonardo.

Sono passati tondi tondi cinquecento anni dalla morte di questa strana figura di intellettuale, tanto insolita e sfuggente che ancora cerchiamo di indagarlo, capirlo, definirlo. Dargli una faccia.

Solo che dargli una faccia è terribilmente difficile. Così come interpretare la fascinazione che oggi le sue opere producono e qualificare il suo lavoro. Ci prova per l’ennesima volta l’esposizione aperta al Mastio della Cittadella a partire da sabato scorso e fino a maggio 2020.

Un percorso singolare, che ereditiamo da Madrid e che ha l’indubbia qualità di raccontare tanto del pubblico di Leonardo, più che dell’artista stesso.

L’intenzione dichiarata dal curatore è quella di indagare l’uomo, oltre il “genio”. Eppure la parola incriminata è quella che ricorre ossessivamente in tutta il percorso. E, se mi permettete, è quella che mi sforzerò di evitare.

L’esperienza che viene offerta sfugge a facili categorizzazioni: una mostra? Non direi. Oggetti o testimonianze originali sono davvero scarsi, eccezion fatta per un certo numero di buone edizioni storiche di testi su Leonardo.

Piuttosto si tratta di un enorme apparato didattico senza opere. Pannelli, gigantografie, riproduzioni di macchine raccontano la carriera di Leonardo.

Una specie di manuale di scuola superiore attraverso cui passeggiare. Nulla di sgradevole o di drasticamente sbagliato. Ma nulla di più.

Senza considerare che nulla di quanto affermato viene approfondito, contestualizzato o problematizzato. Perché capire l’approccio di Leonardo alla scienza, alle macchine, alla pittura, e la relazione che era in grado di stabilire tra tutte queste cose, richiederebbe ben più di un paio di pannelli didattici. Ma per il “grande pubblico”, soprattutto fuori dall’Italia, queste informazioni paiono essere meno scontate di quanto si possa pensare. E se il mistero di Leonardo stesse tutto qui? Nel fatto che di lui si sa poco, persino di quello che si sa già?

Per fortuna l’allestimento della cittadella offre tanto spazio, che verrà animato da un susseguirsi di iniziative; nella serata inaugurale un acrobata si esibisce in un numero dentro il cerchio, omaggio all’uomo vitruviano (e perfetta dimostrazione che l’invenzione leonardesca è pura astrazione, dal momento che l’acrobata per tutto il tempo tiene le ginocchia piegate). Se questo contorno didattico è solo un preambolo per contestualizzare eventi e performance, beh, potrebbe funzionare.

Come potrebbe funzionare la domanda intorno a cui ruota la seconda parte dell’esposizione: che faccia aveva Leonardo?

Sembra una domanda frivola? Insomma, forse, vediamo. Certo è curioso che davvero non sappiamo che faccia avesse. Lo ipotizziamo; abbiamo indizi per farlo. Il Platone che Raffaello raffigura nelle Stanze Vaticane ha la faccia di Leonardo? Vasari gli attribuisce “straordinaria bellezza fisica”, ma così è un po’ vago.

Il percorso ci guida alla scoperta dei tipi iconografici attraverso cui il passato ci restituisce “il volto del genio”: tutti piuttosto simili tra loro, a onor del vero. Capelli lunghi da filosofo antico, aspetto curato e piacevole. Proprio come Leonardo avrebbe voluto lo immaginassimo.

Il volto di Leonardo sfugge, e noi che viviamo di selfie e auto-rappresentazioni non possiamo rassegnarci. Così ci entusiasmiamo e interroghiamo sulla star di questa mostra: la tavola lucana.

Leonardo i volti del genio

L’unico vero oggetto in esposizione è una tavoletta in legno su cui è dipinto un ritratto, che somiglia molto alla fisionomia che la tradizione attribuisce a Leonardo. Si tratta di una scoperta relativamente recente: individuata una decina d’anni fa in una collezione privata ad Acerenza, ha subito destato curiosità.

Ne sappiamo pochissimo: il legno su cui è dipinta può essere datato a cavallo tra Quattro e Cinquecento. Certo, seppur ben chiusa in un cubo di plexiglass, una cosa mi sentirei di affermarla con certezza: non si tratta di un autoritratto autografo di Leonardo. A me non parrebbe neppure un’opera cinquecentesca.
Pennellate pesanti e uniformi sono quanto di più lontano si possa immaginare dallo “sfumato” caratteristico della tecnica leonardesca. Citando Montanari “se scambiare il Cristo Gallino per un Michelangelo era come confondere un leone con un gatto, scambiare la tavola di Acerenza per un autoritratto di Leonardo equivale a prendere una bicicletta per una portaerei”.

Però ci si diverte: a pensare che ancora oggi non sappiamo rassegnarci a conoscere Leonardo dalle sue opere e non dal suo aspetto. A immaginare quanto bene Leonardo abbia costruito il mito di sé e del suo volto, tanto da farci credere quello che voleva lui, cinquecento anni più tardi.

Che faccia aveva Leonardo? Mi piace pensare che la faccia che gli abbiamo attribuito sia una sua opera, forse la più riuscita.

Leonardo i volti del genio

 

Le immagini contenute nell'articolo sono di Chiara Zoia e sono distribuite con licenza
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Da Leonardo a Pistoletto: le Marche d'estate si mettono in mostra

Da Leonardo a Pistoletto: le Marche d'estate si mettono in mostra
Fano, Macerata, Pesaro, Recanati, Urbino

Leonardo e Vitruvio a Fano; Agostino Iacurci a Pesaro; Raffaellino del Colle a Urbino; De Nittis e Pellizza da Volpedo insieme con Giovanni Anselmo e Michelangelo Pistoletto a Recanati; Bauhaus a Macerata.
Le mostre celebrano quattro straordinari eventi per la cultura mondiale: i 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci, i 200 anni dalla stesura de L’Infinito di Leopardi, i 100 anni della Bauhaus e i 500 anni dalla morte di Raffaello.

Tutta la bellezza dell’arte e dell’architettura in sei mostre eccezionali.

È ricchissimo il programma culturale dell'estate 2019 nelle Marche, con sei occasioni imperdibili da mettere nell’agenda degli appuntamenti d’arte e architettura.
Le splendide città di Fano, Pesaro, Urbino, Recanati e Macerata ospitano sei mostre uniche e di qualità, molto diversificate tra loro, in grado di soddisfare interessi e gusti diversi. Le mostre, prodotte da Sistema Museo, invitano a visitare i luoghi culturali delle Marche, per meravigliarsi ancora una volta con la grande bellezza dell’arte.

Le mostre celebrano quattro straordinari eventi per la cultura mondiale: i 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci, i 200 anni dalla stesura de L’Infinito di Leopardi, i 100 anni della Bauhaus e i 500 anni dalla morte di Raffaello.

Mostre per Leonardo e per Raffaello: Fano, Pesaro, Urbino

"Leonardo e Vitruvio": la mostra a Fano. Foto di Luigi Angelucci

Si inizia con il progetto Mostre per Leonardo e per Raffaello nelle tre città di Fano, Pesaro e Urbino, progetto diffuso e messo in campo di concerto dai tre Comuni nell’ambito delle celebrazioni promosse dal MIBAC, con il sostegno dei rispettivi Comitati nazionali, il contributo della Regione Marche.
Imperdibile la proposta della città di Fano che rende omaggio a Leonardo da Vinci, nei 500 anni dalla sua morte, raccontando per la prima volta il rapporto tra il “genio universale” e l’architetto Vitruvio. Inaugura giovedì 11 luglio, alle ore 17.30, la mostra “Leonardo e Vitruvio: oltre il cerchio e il quadrato. Alla ricerca dell'armonia. I leggendari disegni del Codice Atlantico”, presso la Sala Morganti del Museo del Palazzo Malatestiano. La mostra è a cura di Guido Beltramini, Francesca Borgo e Paolo Clini.
Da Vitruvio a Leonardo, tra architettura e scienza con al centro l'essere umano. I visitatori avranno la rara opportunità di un incontro ravvicinato con cinque disegni originali di Leonardo dal leggendario Codice Atlantico, esposti, per la prima volta nella storia recente, sulla sponda centro-adriatica d’Italia. La bella mostra affronta il multiforme rapporto fra Leonardo (1452-1519) e il testo di Vitruvio (I secolo a.C.) proprio a Fano, luogo della leggendaria basilica attribuita all’architetto romano e su cui si sono misurate intere generazioni di architetti, dal Rinascimento in avanti, da Fra Giocondo ad Andrea Palladio a Claude Perrault.

Marche mostra
"Agostino Iacurci. Tracing Vitruvio": la mostra a Pesaro. Foto di Luigi Angelucci
Marche mostra
Foto di Lorenzo Palmieri

In continuità con Fano, Pesaro presenta un progetto originale in dialogo tra passato e presente a Palazzo Mosca - Musei Civici con la mostra “Agostino Iacurci. Tracing Vitruvio. Viaggio onirico tra le pagine del De Architectura”. Curata da Marcello Smarrelli, con la consulenza scientifica di Brunella Paolini, la mostra presenta l’arte caleidoscopica di Agostino Iacurci, artista noto in tutto il mondo per i suoi monumentali dipinti murali negli spazi pubblici. A Pesaro Iacurci sperimenta una visione contemporanea del celebre trattato di Vitruvio, esposto in dieci pregiate edizioni.

La mostra su Raffaellino del colle a Urbino. Foto di Luigi Angelucci

Ad Urbino, infine, la mostra monografica curata da Vittorio Sgarbi, “Da Raffaello. Raffaellino del Colle”, omaggia questo delicatissimo discepolo del ‘divin pittore’ a 500 anni dalla morte. Per la prima volta si possono ammirare riunite insieme alcune delle sue opere più significative provenienti da chiese e musei di Roma, Cagli, Mercatello sul Metauro, Perugia, Sansepolcro, Urbania, Urbino. Il percorso è introdotto da due opere di Raffaello: una tavoletta con la Madonna con il Bambino e l’affresco staccato con Putto reggifestone.
Le tre mostre di Fano, Pesaro e Urbino sono visitabili fino al 13 ottobre con un biglietto unico.

A Recanati l’Infinito nell’arte

Per chi ha scelto le Marche per le vacanze, immancabile una visita a Recanati, dove proseguono le celebrazioni per il bicentenario dalla stesura de “L’Infinito” di Giacomo Leopardi. A Villa Colloredo Mels, l’invito è di lasciarsi coinvolgere in un percorso sensazionale dall’epoca romantica ad oggi. Due le mostre appena inaugurate: “La fuggevole bellezza. Da Giuseppe De Nittis a Pellizza da Volpedo” a cura di Emanuela Angiuli e “Interminati spazi e sovrumani silenzi. Giovanni Anselmo e Michelangelo Pistoletto” a cura di Marcello Smarrelli. In mostra grandi artisti, come Giuseppe De Nittis, Emile René Ménard, Plinio Nomellini, Gaetano Previati, Amedeo Bocchi, Ettore Tito, Giuseppe Pellizza da Volpedo, Giovanni Anselmo e Michelangelo Pistoletto.
Nella sezione a cura di Emanuela Angiuli “La fuggevole bellezza. Da Giuseppe De Nittis a Pellizza da Volpedo” il percorso della mostra si svolge nella rappresentazione della natura, disegnata nei luoghi della campagna, sulle rocce, lungo il mare, nei giardini, paesaggi come scenari di molteplici e variegate espressioni.
La mostra a cura di Marcello Smarrelli si propone di sondare alcuni riflessi che la questione dell’infinito ha prodotto nell’arte contemporanea. La mostra prende avvio da “Metro cubo d’infinito in stanza specchiante” di Pistoletto. L’installazione, realizzata specificamente per gli spazi di Villa Colloredo Mels, propone una nuova lettura di un’opera storica dell’autore, “Metro cubo d’infinito” (1966). “Particolare di Infinito” di Anselmo si compone di numerosi disegni a grafite che riproducono frammenti della parola “infinito”, tentativo utopistico di conferire visibilità e misurabilità al concetto. I due successivi lavori impiegano una delle tecniche più note nella produzione dell’artista, la proiezione. A duecento anni dalla stesura de L’infinito di Leopardi queste mostre, visitabili fino al 3 novembre, diventano una riflessione sull’infinitezza nell’arte, un viaggio attraverso opere straordinarie con lo sguardo rivolto “al di là della siepe”.

Macerata omaggia la storia della Bauhaus

Non poteva mancare, infine, una finestra sull’architettura. A cent’anni dalla sua fondazione, Macerata celebra la Bauhaus, la rivoluzionaria scuola tedesca. La mostra “Bauhaus 100: imparare, fare, pensare”, curata da Aldo Colonetti, vuole recuperarne la memoria storica e ripensarne le influenze nel futuro, individuando ciò che è rimasto di quello spirito rivoluzionario e interrogarsi se eè ancora possibile progettare mettendo al centro “le idee” e non “le cose”. Fino al 3 novembre è esposta ai Musei Civici di Palazzo Buonaccorsi, con due sezioni a Palazzo Pellicani Silvestri, ex sede della Banca d’Italia, e la biblioteca Mozzi Borgetti. Macerata è il luogo ideale: uno dei pochi italiani che hanno frequentato il Bauhaus negli anni Trenta è Ivo Pannaggi, artista maceratese, poliedrico innovatore. Il percorso a Palazzo Buonaccorsi parte da una suggestiva installazione luminosa ispirata ai colori del Bauhaus e curata da iGuzzini illuminazione, sponsor tecnico, e propone i documenti fondativi originali del movimento, selezionati dalla preziosa collezione di Italo Rota, che ne è anche curatore.

INFORMAZIONI
Fano, Pesaro e Urbino: www.mostreleonardoraffaello.it
Recanatiwww.infinitorecanati.it
Maceratawww.macerataculture.it

 

Testo e immagini da Ufficio Stampa Sistema Museo


Leonardo e Dürer: "incontro" a Venezia. Video intervista con Giovanni Maria Fara

Aggiungiamo un tassello all’immenso mosaico dell’eredità di Leonardo Da Vinci a 500 anni dalla morte, esplorandone l'influenza su un altro grande della cultura e dell’arte rinascimentale, l’incisore tedesco Albrecht Dürer.

I due maestri probabilmente non si incontrarono mai, ma diversi indizi rivelano che Dürer conobbe direttamente opere di Leonardo e ne fu affascinato al punto da riprodurle, fatto unico nella produzione artistica del grande incisore tedesco. E il luogo principe di questo incontro artistico fu la Venezia di inizio Cinquecentocome ci spiega per la rubrica #fattixconoscere Giovanni Maria Fara, professore di Storia dell'arte moderna a Ca' Foscari.

L'intervista è stata realizzata a Palazzo Sturm, dove i Musei Civici di Bassano del Grappa hanno aperto la mostra "Albrecht Dürer. La collezione Remondini", aperta dal 20 aprile al 30 settembre 2019.

Leonardo da Vinci hand
Leonardo da Vinci - presumed self-portrait - WGA12798, red chalk on paper, 333x213 mm, Royal Library of Turin.

Testo da Ufficio Comunicazione Università Ca' Foscari Venezia


Madonna Benois

Fabriano: "Leonardo. La Madonna Benois dalle collezioni dell'Ermitage"

Fabriano (AN) dal 1/06: "LEONARDO.La Madonna Benois dalle collezioni dell'Ermitage". Il capolavoro giovanile di Leonardo arriva in Italia dopo 35 anni

 

Leonardo
LA MADONNA BENOIS
DALLE COLLEZIONI DELL’ERMITAGE

IL CAPOLAVORO VINCIANO, DI NUOVO IN ITALIA DOPO 35 ANNI, SARÀ IN MOSTRA DAL 1° AL 30 GIUGNO A FABRIANO IN OCCASIONE DELLA XIII UNESCO CREATIVE CITIES NETWORK ANNUAL CONFERENCE

Madonna BenoisMilano, 10 maggio – È stato presentato a Milano, nella Sala Weil Weiss del Castello Sforzesco, l’evento espositivo Leonardo. La Madonna Benois, dalle collezioni dell’Ermitage. Nell’anno dell’anniversario dei 500 anni dalla sua morte, il capolavoro giovanile del Maestro toscano torna in Italia, dopo 35 anni dalla sua unica esposizione, in occasione della XIII Unesco Creative Cities Network Annual Conference di Fabriano. L’Ermitage sceglie dunque, a differenza di altri, di celebrare il genio del grande artista italiano proprio nel suo Paese natale, con prestiti eccezionali a cominciare da quello della “Madonna Benois” a Fabriano, ove la preziosa opera sarà in mostra presso la Pinacoteca comunale della città marchigiana dal 1° al 30 giugno 2019.

Presenti all’incontro al Castello Sforzesco: Filippo Del Corno, Assessore alla Cultura del Comune di Milano, che ospita la presentazione alla stampa; Maria Francesca Merloni, UNESCO Goodwill Ambassador for Creative Cities, promotrice e ideatrice dell’evento di Fabriano; Irina Artemieva, conservatore dell’Ermitage; Maurizio Cecconi, Segretario Generale di “Ermitage Italia” e
Carlo Bertellicuratore insieme a Tatiana Kustodieva dell’esposizione, organizzata da Il Cigno GG Edizioni e Villaggio Globale International.

A Fabriano, l’esposizione di quest’opera straordinaria costituisce il principale evento del programma culturale della XIII UNESCO Creative Cities Conference, il più importante appuntamento internazionale del network che riunisce i comuni che hanno identificato nella creatività un fattore strategico di sviluppo.

Madonna BenoisIl meeting, ospitato nella città marchigiana dal 10 al 15 giugno 2019, darà vita a un ampio dibattito sulle sfide delle città nel XXI secolo e rappresenterà un’occasione unica per mostrare al mondo il meglio del sistema italiano della creatività.

“Siamo onorati e molto felici” ha dichiarato Maria Francesca Merloni.
“È un grande privilegio esporre “La Madonna Benois” in occasione della XIII UNESCO Creative Cities Network Annual Conference. Le Città Creative si inchinano al genio di Leonardo,  al suo messaggio di bellezza, che edifica e riscatta, all’apertura al mistero che un’opera così preziosa reca in sé”.

“Abbiamo scelto di portare questo capolavoro di Leonardo a Fabriano - spiega da San Pietroburgo il prof Michail Piotrovsky Direttore Generale  del Museo Statale Ermitage - perché in Italia non esistono città che non meritano grandi capolavori, costellata com’è di borghi che conservano opere d’arte uniche; tanto più che quest’anno proprio piccoli centri come Matera e Fabriano sono stati scelti dall’Unione Europea o dall’Unesco per ospitare eventi culturali internazionali. Questa però è anche la grande differenza dell’Ermitage rispetto ad altri musei che chiedono per le celebrazioni di ospitare dei Leonardo. Noi scegliamo di donare, dando la possibilità ai diversi Paesi - ma soprattutto all’Italia con cui abbiamo forti legami - di rivedere in Patria grandi capolavori dei massimi artisti mondiali. Lo abbiamo fatto con Canaletto a Venezia, con Michelangelo a Roma, lo faremo con Raffaello. Per quanto riguarda Leonardo Fabriano è l’inizio. Un magnifico inizio. La Madonna Benois poi andrà a Perugia mentre a Milano arriverà la Madonna Litta. Questa è la politica culturale scelta dall’Ermitage”.

Madonna Benois“La Madonna Benois” icona conosciuta nel mondo, è un’opera chiave del giovane Leonardo da Vinci. Realizzata probabilmente tra il 1478 e il 1480, segna la sua indipendenza dallo stile e dalla formazione di Verrocchio, nella cui bottega il Maestro era entrato circa 10 anni prima: un manifesto di quella “maniera moderna” di cui Leonardo fu iniziatore.

Al suo secondo impegno su uno dei temi religiosi più diffusi, all’età di ventisei anni, l’artista rompe con la tradizione e inventa una nuova figura di Maria: non più l’imperturbabile Regina dei cieli ma una semplice madre che gioca con il proprio figlio.

Tatiana Kustodieva spiega in catalogo (edizione congiunta Il Cigno/Skira): “in Verrocchio era assente ciò che in Leonardo rappresenta l’elemento principale e cioè la parentela spirituale, l’unità esistente tra una madre e il suo bambino”.
“Leonardo – scrive Carlo Bertelli - non ha creato un’immagina statica e devozionale, ha solo fermato un momento”; “non ha dipinto una scena di genere, ma ha immesso nella quotidianità significati profondi” come quello cui rimanda la piantina  che Maria fa roteare tra le dita, incuriosendo il figlio: una comune - ma premonitrice – crucifera.

Anche la semioscurità in cui egli immette le due figure sacre - un luogo chiuso e semibuio, privatissimo - al contrario dello spazio aperto e pieno di sole della tradizione fiorentina, accresce gli interrogativi, introducendo secondo alcuni attesa e mistero, e distingue questa “primizia leonardesca, tanto carica di sviluppi futuri”.

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LA MADONNA BENOIS, IL CAPOLAVORO GIOVANILE DI LEONARDO

Sono pochissime le opere pittoriche di Leonardo: l’interesse e impegno del Da Vinci anche in campo scientifico e tecnico, la sua convinzione che il pittore per comprendere la natura debba avere diverse cognizioni - dalla prospettiva
ai principi dell’ottica, fino all’anatomia – fanno sì che egli alla fine realizzi pochi dipinti, preso da mille speculazioni, spesso lasciando allo stadio embrionale le sue innovative idee figurative. I motivi riconducibili a un’invenzione del maestro sono dunque ben più numerosi delle poche opere autografe giunte fino a noi.

“La Madonna Benois” entrò nelle collezioni dell’Ermitage nel 1914 e fu certamente la più importante acquisizione del Museo di San Pietroburgo negli anni immediatamente precedenti la Rivoluzione. Un evento “nazionale”, nato dal coraggio dell’allora Conservatore della pittura dell’Ermitage, grande esperto dell’arte italiana Ernest Karlovič von Liphart, e dall’amore di patria della proprietaria Marija Aleksandrovna Benois (Benua, nata Sapožnikova), moglie del celebre architetto pietroburghese Leontij Nikolaevič Benua (Benois). Marija Aleksandrovna nel 1880 aveva ricevuto dal padre la “Madonna con il fiore” come regalo di nozze, già parte dei beni del nonno paterno, tale Aleksandr Petrovič Sapožnikov, mercante in Astrachan’.
Nel novembre del 1913 la rivista Starye gody scriveva: “Tutti gli amanti dell’arte e tutti gli interessati possono congratularsi per un evento felice della nostra vita artistica: la Madonna Benois è stata acquistata dall’Ermitage Imperiale... Impossibile non ricordare qui con gratitudine i sentimenti della proprietaria, Marija Aleksandrovna Benois, per aver voluto rinunciare a una parte del prezzo di vendita per poter conservare il dipinto in Russia.”
Nonostante la leggenda sulla provenienza dell’opera, che per molto tempo si ritenne fosse stata acquistata dal nonno di Marija Aleksandrovna da una compagnia di attori girovaghi, il prezioso, piccolo dipinto (48 x 37 cm), come fu
chiarito alla fine degli anni Settanta, apparteneva in realtà alla splendida collezione del generale Korsakov, il più antico proprietario finora conosciuto del capolavoro leonardesco.
L’opera fu messa all’asta dal collezionista nel 1822; Sapožnikov attese pazientemente che i prezzi scendessero e tra il 1823 e il 1824 comprò il dipinto, già allora indicato come di Leonardo.
Nel registro dei quadri del nuovo proprietario compilato nel 1827, si legge “Al n. 1 dell’elenco troviamo una “Madre di Dio con l’Eterno Infante sul braccio sinistro”. Originariamente dipinta su tavola a causa della sua vetustà, nel 1824 era stata
trasportata su tela 
dall’accademico Korotkov. La parte alta è centinata: Autore, Leonardo da Vinci. Il trasporto su tela ha rivelato un disegno a inchiostro, e anche un Bambino con tre mani, da cui fu ricavato un disegno litografico. Dalla collezione del generale Korsakov”.

Una giovane Marija Aleksandrovna Sapožnikova Benois

Tutti i proprietari dell’opera hanno sempre creduto nella paternità leonardesca ma il mondo accademico non si era ancora espresso.
Bisognerà attendere un’esposizione del 1908 curata dalla rivista Starye gody la tenacia di Liphart, che nell’occasione approfittò di un suo articolo dedicato alla sezione italiana per affermare: “Sul lato opposto del palco c’è una piccola Madonna che io attribuisco con decisione a Leonardo da Vinci (1452-1519), nonostante tutto il clamore che sarà provocato da questa mia affermazione...

Di fatto le reazioni non mancarono, ma una volta superata una serie di dubbi e incertezze, gli studiosi riconobbero la paternità di Leonardo che oggi risulta indiscutibile.

Come ricorda Tatiana Kustiodieva nel suo bellissimo saggio, Adolfo Venturi al tempo scrisse: “Io sottoscritto con ciò confermo che il quadro della famiglia Benois raffigurante una “Madonna col Bambino” e attribuita a Leonardo è inconfutabilmente una sua opera giovanile. L’ho studiata attentamente in occasione del mio ultimo viaggio in Russia.
Il volto della Vergine col suo aspetto puro e infantile, così come la ricerca dell’essenza delle forme, sono una dimostrazione chiarissima di questo genere di caratterizzazione.
Il Gesù Bambino, ancora di tipo verrocchiesco, per le sue grandi proporzioni non corrisponde a una madre così giovane e così particolare: tutto questo parla di una data precoce della creazione di quest’opera. Qui si può riscontrare la confluenza tra antiche forme preconfezionate e una ricerca nuova, che con grande vivacità e freschezza si incontrano nell’originale volto della madre-bambina. Tutto questo insieme fa sì che io, sottoscritto, affermi che questo lavoro debba essere considerato tra le rare opere di un genio agli inizi. Anche i disegni giovanili di Leonardo, se paragonati alla “Madonna Benois”, mi obbligano a considerare questo meraviglioso dipinto un suo lavoro, e ammetto che meriti un posto in un qualunque museo d’Europa”.

La sala dei Leonardo all'Ermitage
(immagine risalente agli anni immeditamente precedenti la Rivoluzione)

Quando nel 1913 Marija Nikolaevna Benois decise di mettere in vendita il dipinto le fu offerta da un antiquario parigino una somma maggiore di quella che era in grado di pagare il governo russo; la proprietaria voleva però che il quadro di Leonardo rimanesse in Russia e concordò di cederlo, anche a rate, per il prezzo relativamente modesto di 150000 rubli (rinunciando in questo modo a circa 37000 rubli).
L’opinione pubblica svolse un’ampia campagna a favore dell’acquisizione del quadro da parte dell’Ermitage e finalmente nel 1914 l’opera varcò le soglie del museo imperiale.

Anche “La Madonna Benois”, come pure altre opere leonardesche, è il risultatodi una lunga ricerca, come dimostrano alcuni disegni riconducibili al dipinto. In essi l’artista cerca, sulla base di un oggetto unificante, la relazione più convincente
tra le figure, relazione che può essere un vaso di frutta, oppure un gatto che il bambino allontana o stringe a sé.

Ancora oggi, più si osserva il quadro, più risulta affascinante la spontaneità e il fascino della madre bambina.

“La Madonna è scesa dal trono su cui gli artisti di Quattrocento l’avevano posta – scrive Kustodieva - e si è andata a sedere su una panca, in una stanza di una casa abitata. È rimasta la tradizionale tenda che scende dietro la schiena di Maria, che da segno di un cerimoniale, oppure simbolo delle alte sfere, è diventato un tessuto ricoprente lo schienale di una sedia. La stanza è descritta con grande parsimonia, ma Leonardo rende omaggio al suo tempo considerando con l’attenzione di un quattrocentista dettagli come i riccioli di Maria, la spilla, i fragili petali del fiore, le testine dei chiodi nella cornice della finestra. Ciascun oggetto non esiste per se stesso e grazie alla luce partecipa di un unico ambiente.
A differenza dei suoi contemporanei Leonardo concentra l’attenzione su ciò che è fondamentale, poiché: “Un buon pittore - annota Leonardo nel “Trattato della Pittura” - deve dipingere due cose principali: l’uomo e la rappresentazione della sua anima. Il primo è facile, il secondo è difficile, poiché deve essere rappresentato da gesti e movimenti delle membra del corpo”.

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LEONARDO DA VINCI

1452, Vinci – 1519, Amboise

Scuola fiorentina

Madonna col Bambino o Madonna del fiore MADONNA BENOIS

Olio su tela (trasferito da tavola nel 1824 dal restauratore E. Korotkij 49,5 X 33 cm, centinata

Durante il trasferimento sulla tela nella parte bassa del quadro è stata fatta un’aggiunta di 1,5 cm.

La mestica originale non si è conservata.

Sul telaio è incollato un pezzetto di tela con la scritta: Trasferito da tavola da E. Korotkij anno 1824.

Sulla nuova tela iscrizione: Ripetuta nell’anno1924 a Leningrado. Iv. Vasil’ev

Provenienza: pervenuto all’Ermitage nel 1914,

acquistato presso М. А. Benois per 150 000 rubli a Pietrogrado.

In precedenza: fino al 1821 nella collezione del generale A.I. Korsakov, San Pietroburgo; acquistato dalla famiglia Sapožnikov negli anni 1823-1824 per 14000 rubli; collezione della famiglia Sapožnikov, Astrachan; dal 1880 – collezione М. А. Benois, San Pietroburgo

La Madonna Benois rientra nello scarno gruppo delle creazioni originali del giovane Leonardo. Questo indiscutibile capolavoro porta a termine tutte le ricerche dei pittori fiorentini del Quattrocento, differenziandosi allo stesso tempo per la novità dell’impostazione compositiva e semantica.

All’inizio del XX secolo sono state pubblicate informazioni alquanto contraddittorie sulla provenienza dell’opera. Liphart (1908) scriveva che “il quadro faceva parte dell’antica collezione dei pincipi Kurakin e ora appartiene a М.А. Benois, coniuge del famoso architetto”. Alcuni anni più tardi egli ricordava che “il suocero del sig. Benois lo aveva comprato [il quadro] da alcuni santimbalchi italiani passando per Astrachan’” (v. Archivio Ermitage). Questa versione era sostenuta da Vrangel’ (1914, p. 11), che aggiungeva: “Secondo altre notizie il quadro si trovava un tempo nella collezione della famiglia Konovnitsyn”, senza tuttavia indicare la fonte dell’informazione.

Tutte le incertezze sulla provenienza della Madonna leonardesca ebbero fine quando nel 1976 Markov pubblicò il “Registro dei quadri del sig. Aleksandr Petrovič Sapožnikov, compilato nell’anno1827”, conservato nell’Archivio di Stato della regione di Astrachan’. Sotto il primo numero del registo figura “Madre di Dio che tiene sul braccio sinistro il Bambino divino.” Dapprima dipinta su tavola, ma la superficie di quella è stata trasferita su tela dall’accademico Korotkov nell’anno 1824. Arrotondata nella parte alta. Maestro Leonardo da Vinci. Durante il trasferimento su tela nel disegno è risultata una sagoma con i contorni a inchiostro e il Bambino aveva tre mani; del tutto è stato eseguito una litografia che l’accompagna. Dalla collezione del generale Korsakov”.

Il generale Aleksej Ivanovič Korsakov (1751/53-1821), eletto nel 1794 membro onorario dell’Accademia di Belle Arti di San Pietroburgo, era stato senatore dal 1803 al 1811 e aveva collezionato quadri e rarità.

Alla sua morte, nel 1821, si era tenuta la vendita della sua pinacoteca: una serie di quadri fu acquistata dall’Ermitage e da privati. Nell’articolo “La vendita della pinacoteca di A.I. Korsakov” (“Otečestvennye zapiski”, čast’ 10, 1822, p. 442) si scriveva che a quel tempo la Madre di Dio col Bambino divino, un quadro di Leonardo da Vinci, non era ancora stata venduta.

I mercanti Sapožnikov la acquistarono alcuni anni dopo: A.A. Sapožnikov ne fece dono di nozze a sua figlia, М.А. Benois (nata Sapožnikov), nel 1880. Se si accetta l’ipotesi che sia proprio il quadro dell’Ermitage quello descritto nel 1591 da Francesco Bocchi come esistente “nela casa di Matteo e Giovanni Botti,” ne consegue che la Madonna con il fiore nel XVI secolo si trovava a Firenze: “una tavoletta colorita a olio di mano di Lionardo da Vinci di eccessiva belezza: dove è dipinta una Madonna con sommo artifizio, e con estrema diligenza: la figura di Cristo, che è bambino, è bella a maraviglia: si veda in quella un’alzar del volto singolare: è mirabile, lavorato nella dificulta dell’attitudne con felice agevolezza, come era usato di fare questo maraviglioso artifice, e raro” (Bocchi 1677, p. 173).

La famiglia Sapožnikov aveva sempre ritenuto di possedere un originale di Leonardo da Vinci, ma nel catalogo della mostra organizzata a San Pietroburgo nel 1908 dalla rivista “Starye gody” il nome di Leonardo era accompagnato da un punto interrogativo. In questa esposizione il quadro avrebbe dovuto essere presentato per la prima volta al grande pubblico, ma la mostra non venne inaugurata.

Il primo studioso a riconoscere senza riserve la paternità di Leonardo fu Liphart (1908 p. 710), che comprese molto bene la responsabilità che comportava tale attribuzione, e come non sarebbe stata accettata in modo univoco dagli esperti. Una volta superata tutta una serie di dubbi, i maggiori studiosi dell’inizio del Novecento condivisero il punto di vista di Liphart.

L’analisi ai raggi infrarossi ha mostrato che era stato tracciato un secondo contorno intorno alla testa del Bambino: evidentemente il pittore intendeva realizzarne una di maggiori dimensioni. È stata modificata anche la pettinatura della Madonna: nell’immagine ai raggi infrarossi sono visibili ciocche di capelli che ricadono lungo le guance e coprono l’orecchio destro, ben visibile nel quadro. Inizialmente il risvolto della manica di Maria era largo e al posto del ciuffo di erba teneva nella mano sinistra un fiore.

La data di realizzazione del quadro comunemente accettata è il 1478-1480, che si ricava da una nota vergata dal maestro da Vinci su uno dei fogli conservati nel Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi, Firenze: “[…]bre 1478 iniziai due Vergini Maria” (Beltrami 1919, p. 6, n 13). Cook (1911-12) per primo mise in relazione la data di questa nota con il nostro dipinto.

Esiste una serie di disegni preparatori al quadro; due, eseguiti a penna e bistro, sono conservati in un foglio al British Museum, Londra (inv. 1860.6.16.100): sul verso, nella parte sinistra, vi è lo schizzo di una mezza figura femminile con bambino, la cui posa corrisponde a quella di Gesù nella variante finale. Nella parte destra sono riportate due figure nella stessa posizione che ritroviamo nella versione pittorica, ma Maria è presentata a figura intera. E qui è segnato il profilo centinato della tavola. Sul recto vi

  • una raffigurazione affine del gruppo della Madonna a figura intera con il Bambino. Il primo a notare il legame tra il disegno e il quadro fu Colvin (1911-12); Clark (1940) confrontò con la Madonna Benois il disegno a penna di Leonardo Madonna della fruttiera (Louvre, Parigi, inv. RF 486). Sono vicini alla Madonna Benois anche due disegni (recto e verso) provenienti dal British Museum di Londra (inv. 1856-6-21-1), nei quali l’artista elabora una analoga composizione centinata, con le figure della madre e del figlio che tiene in mano un gattino.

Nella Madonna Benois Leonardo ha sottolineato l’aspetto quotidiano della scena, fondandolo su osservazioni concrete dal vero: la giovane madre gioca con il figlio e si diverte a guardare come questi cerca di prendere in mano il fiore. L’immagine della Madonna è spogliata di qualsiasi forma di idealizzazione, i tratti del suo volto sono concreti, ed è vestita e pettinata secondo la moda dell’epoca. Allo stesso tempo Leonardo ha reso omaggio alla simbologia tradizionale: il fiore con quattro petali allude alla croce, alla futura crocifissione; non si tratta di un mughetto, come ritenevano Levi d’Ancona (1977) e Dalli Regoli (Leonardo e il leonardismo…1983), ma di un cardamine pratensis (“crescione dei prati” della famiglia delle “crucifere”).

Alle spalle di Maria ricade con ampie pieghe una tenda, simbolo del cerimoniale o della sfera celeste, che comunque viene percepita come una stoffa consistente che copre lo schienale della poltrona sulla quale è seduta la Vergine. Risulta difficile concordare con Pedretti (La Madonna Benois 1984, p. 21 nota), il quale considerava il quadro una possibile allegoria politica, essendo stato realizzato nell’anno della congiura dei Pazzi (1478), quando Leonardo aveva eseguito il disegno di uno dei congiurati, Bernardo Baroncelli, impiccato (Musée Bonnat, Bayonne). Pedretti riteneva che il Bambino guardasse non il fiore ma i balenii di luce attorno al gambo di questo che si riflettono sulla spilla appuntata sul petto di Maria: secondo Pedretti i balenii rotondi simboleggiano le palle, emblema della famiglia Medici. Innanzitutto non esiste alcuna sicurezza che si tratti di balenii di luce: i punti chiari sarebbero piuttosto dei boccioli chiusi. Inoltre non persuade che una tale ipotesi possa essere costruita su un dettaglio di secondo piano così poco visibile. La spilla che orna il vestito della Vergine, in cristallo trasparente entro una cornice di perle, potrebbe essere il simbolo della sua purezza.

  • opinione comune che la Madonna Benois si ispiri alla Madonna col Bambino di Andrea Verrocchio (Gemäldegalerie, Berlino), che fu maestro di Leonardo. Liphart (1922) indicò un legame tra la Madonna Benois e la Madonna Panciatichi di Desiderio da Settignano (Museo Nazionale del Bargello, Firenze): un rilievo che Liphart attribuiva a Francesco Ferrucci. Valentiner (1932) notò l’influsso delle opere di Desiderio da Settignano sui lavori di Leonardo; il suo parere fu condiviso da Passavant (1969).

La Madonna Benois è un’opera che aveva incantato i contemporanei, come dimostrano le numerose copie che ne trassero pittori italiani e olandesi; Gronau (1912) riporta una decina di repliche. Innanzitutto occorre ricordare la Madonna del garofano di Raffaello, che a sua volta sarà copiata più volte da altri maestri. Fino a poco tempo fa si riteneva che il quadro di Raffaello non si fosse conservato: oggi ne rivendica l’autencità un esemplare dalla National Gallery di Londra. La derivazione più affine alla Madonna Benois è la Madonna col Bambino e Giovanni Battista di Lorenzo di Credi (Staatliche Kunstsammlungen, Dresda). All’Ermitage è conservata una replica delle stesse dimensioni dell’originale (ma l’immagine è in controparte), attibuita ad ignoto maestro fiorentino del XV secolo, dove compare anche la figura di Giovanni Battista. Altre composizioni legate alla Madonna Benois sono la Madonna col Bambino della bottega di Joos van Cleve (Kulturhistorisches Museum, Magdeburgo), la Madonna col Bambino di Filippo Lippi (Galleria Colonna, Roma), la Madonna col Bambino della cerchia di Albertinelli (collezione di Lord Spencer, Altrop Park, Gran Bretagna), e altre. In alcuni casi i pittori combinavano motivi del quadro di Leonardo con prestiti da altri artisti: Zeri (1976), ad esempio, segnalò come il cosiddetto imitatore di Lippi-Pesellino nel suo tondo (Museo Statale di Arte Medievale e Moderna, Arezzo) unì figure prelevate da Leonardo con il Giovanni Battista preso in prestito da Lippi. E. Fahy attribuiva a Bernardino Fungai la Madonna col Bambino passata all’asta Christie’s (London, 14 dicembre 1990, lotto 5), notando che il Bambino e il braccio sinistro della Madonna risalivano (in controparte) alla Madonna Benois.

Dal catalogo realizzato da “Ermitage Italia”

Museo Statale Ermitage. La Pittura italiana dal XIII al XVI secolo - Catalogo della collezione -

A cura di Tatiana Kustodieva, Skira 2010

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Madonna BenoisSCHEDA INFORMATIVA

Periodo

Dal 1 al 30 giugno 2019

Sede

FABRIANO, (AN) Pinacoteca Bruno Molajoli

Piazza Giovanni Paolo II

Orari di apertura:

10 – 13 / 15 - 18

lunedì chiuso

Dal 10 al 16 giugno

10 – 23

lunedì aperto

Dal 17 al 30 giugno

10 - 13 / 15 - 20

Info

[email protected]

[email protected]

T. 0732 250658

La Pinacoteca Bruno Molaioli di Fabriano offre una qualitativa immagine della produzione pittorica fabrianese e centro appenninica dal ‘200 al ‘500, con rari aspetti della pittura romanica uniti agli organici cicli di opere dei maestri Allegretto Nuzi e Antonio da Fabriano, senza trascurare la collezione degli arazzi del XVI e XVII secolo.

Inoltre grazie alla donazione di Ester Merloni Duca è possibile ammirare opere di alcuni tra i più importanti protagonistidel ‘900 italiano nella collezione denominata “La casa di Ester”

  • Balla, De Chirico, Savinio, De Pisis, Turcato, Dorazio, Capogrossi, Burri, Fontana, Manzù, Mannucci, Afro, Arnaldo Pomodoro, Manzoni.

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XIII UNESCO CREATIVE CITIES NETWORK ANNUAL CONFERENCE

FABRIANO 10 - 15 GIUGNO 2019

Sarà ospitata a Fabriano dal 10 al 15 giugno 2019 la XIII edizione dell’Unesco Creative Cities Network Annual Conference, il più importante evento internazionale organizzato dal Network delle Città Creative UNESCO, la rete che riunisce i comuni del mondo che hanno identificato nella creatività un fattore strategico di sviluppo.

Con il coinvolgimento dei sindaci delle 180 città creative, del Segretariato UNESCO e di circa 500 ospiti tra delegati, istituzioni e personalità del mondo della cultura, l’evento - a cui è stato riconosciuto per la prima volta lo status delle grandi discussioni ONU con la denominazione di Conference – darà vita a un dibattito internazionale sulle sfide delle città nel XXI secolo: emergenza ambientale, intolleranza, perdita d’identità e sviluppo sostenibile.

Sindaci provenienti dalle città di tutto il mondo - dal Giappone agli Stati Uniti, passando per l’Iran, la Siria e i Paesi europei - discuteranno su come costruire insieme un futuro che sia ispirato ai valori condivisi di cultura, solidarietà e inclusione. Tra i partecipanti anche il sindaco di Milano, Giuseppe Sala.

Al centro del confronto il tema della città come “Luogo Comune”- comunità di persone, frontiera di conoscenza, di accoglienza e di inclusione - e il concetto di “Città Antifragile”, una città che reagisce ai disastri naturali e alle violenze umane con determinazione e resilienza, capace di rinascere e anche di migliorarsi.

IL FORUM DEI SINDACI. Momento principale della Conference sarà, il 12 giugno, il Forum dei Sindaci: una giornata interamente dedicata al confronto tra gli amministratori delle città creative, con la partecipazione anche di rappresentanti dei Comuni esterni al Network, portatori di buone pratiche. L’appuntamento, moderato dal direttore del magazine 7 - SETTE Beppe Severgnini, darà vita a un dibattito sul futuro delle città, allo scopo di elaborare insieme proposte concrete nella prospettiva di una ridefinizione delle politiche e dei processi di urbanizzazione, alla luce degli obiettivi dall’Agenda ONU 2030.

PADIGLIONI DELLA CREATIVITÀ. Fabriano si trasformerà in un laboratorio a cielo aperto sulla creatività, ospitando nelle sue sedi storiche i sette padiglioni rappresentativi delle categorie in cui è suddiviso il Network: Design, Gastronomia, Musica, Cinema, Artigianato e Arti popolari, Media Arts e Letteratura. Ciascun padiglione avrà il compito di presentare la ricchezza e le peculiarità delle città che compongono il cluster attraverso molteplici strumenti tra cui immagini, prodotti e contenuti multimediali. Anche le altre città italiane del Network - Bologna, Torino, Parma, Roma, Alba, Carrara, Milano e Pesaro - collaboreranno a rendere più ambiziosi gli obiettivi dei padiglioni attraverso iniziative di cooperazione internazionale con i Comuni della rete.

Progetto speciale è il Padiglione RINASCO, uno spazio dedicato al racconto dei luoghi che hanno saputo reagire alle difficoltà innescando un circuito virtuoso. Il Padiglione ospiterà le città dell'Appennino insieme ad Haiti, Kobe (Giappone), Palmira (Siria), Aleppo (Siria), Mosul (Iraq) e Bamiyan (Afghanistan).

EVENTI CULTURALI. L’appuntamento sarà arricchito da un fitto calendario di eventi che contribuirà a trasformare la manifestazione in un’occasione unica per mostrare al resto del mondo il meglio del sistema italiano della creatività. Il programma culturale, impreziosito dalla prestigiosa esposizione del capolavoro giovanile di Leonardo La Madonna Benois presso la Pinacoteca comunale, offrirà numerosi appuntamenti che vedranno la partecipazione di importanti personalità dell’arte, della cultura e dello spettacolo. Tra queste: il pianista e compositore Nicola Piovani, il musicista Paolo Fresu, il filosofo Massimo Cacciari e l’architetto Antonio Forcellino.

CITTÀ DELL’ORSA. La manifestazione uscirà dai confini di Fabriano con “Le città dell’Orsa”, il progetto che unirà i Comuni delle Marche, come in una costellazione, sotto il segno della creatività. I delegati dei singoli cluster si riuniranno l’11 giugno nelle diverse città alle quali, in pieno spirito UNESCO, è stata affidata una categoria creativa: ad Ancona il Cinema; ad Ascoli Piceno il Design; a Fermo l’Artigianato e le Arti popolari; a Macerata le Media Arts; a Pesaro la Musica; a Recanati la Letteratura e a Senigallia la Gastronomia. A partecipare anche Urbino, il cui centro storico è patrimonio UNESCO. Un grande evento riunirà poi in contemporanea le città coinvolte con iniziative diffuse nei teatri e nelle piazze, riprese e condivise grazie ad una sapiente regia e alle migliori tecnologie a disposizione.

Maggiori informazioni sull’evento sono disponibili al sito internet: www.unescofabriano2019.org

I NUMERI

180 città invitate

72 paesi interessati

5 continenti

9 città marchigiane coinvolte

400 rappresentanti delle città UNESCO

8 città italiane coinvolte nel progetto

7 categorie della creatività

7 padiglioni della creatività

1 padiglione RINASCO

oltre 30 eventi culturali

 

Testi e immagini da Ufficio Stampa Villaggio Globale International


Leonardo La macchina dell'immaginazione mostra Palazzo Reale di Milano

Milano: da oggi la mostra "Leonardo. La macchina dell’immaginazione"

Leonardo. La macchina dell’immaginazione

19 aprile -14 luglio 2019 Palazzo Reale - Milano

«Nissuna umana investigazione si può dimandare vera scienzia se essa non passa per le matematiche dimostrazioni»

dal Trattato della Pittura di Leonardo da Vinci

Promossa dal Comune di Milano – Cultura, da Palazzo Reale e dall’Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani, la mostra “Leonardo. La macchina dell’immaginazione”, a cura di Treccani e Studio Azzurro con il supporto di Arthemisia, è un viaggio nella mente di Leonardo da Vinci, attraverso i suoi appunti e i suoi schizzi, per restituirne tutta la complessità e l'attualità di pensiero: una grande “macchina dell’immaginazione”

Leonardo La macchina dell'immaginazione mostra Palazzo Reale di MilanoPer celebrare i 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci, il Comune di Milano-Cultura, Palazzo Reale e l’Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani, promuovono un’esposizione multimediale affidata a Studio Azzurro che integrando linguaggi e competenze diverse – dal video all’animazione grafica ai sistemi interattivi – ha intrapreso un percorso progettuale complesso, affiancato dalla competenza scientifica dello storico dell’arte Edoardo Villata.
Il percorso è scandito da sette videoinstallazioni, di cui cinque interattive, che coinvolgono lo spettatore in un racconto di immagini e suoni che, a partire dal multiforme lascito di Leonardo, ci “parlano” tanto del suo, quanto del nostro tempo.

Le grandi macchine scenografiche, la cui struttura è liberamente ispirata a disegni leonardeschi, corrispondono ad altrettante sezioni: Le Osservazioni sulla natura; La città; Il paesaggio; Le Macchine di pace; Le Macchine di guerra; Il Tavolo anatomico; La pittura.

Studio Azzurro ha pensato a uno spazio che immerga i visitatori nel mondo dell’immaginazione di Leonardo. Un mondo di macchine talvolta trasparenti come i suoi orizzonti, talvolta opache come la carta dei fogli di appunti. L’esperienza del visitatore passa dall’osservazione alla partecipazione, muovendosi tra forme che richiamano il rigore geometrico dei solidi platonici di Luca Pacioli e si rimodulano in strumenti utili. Questo mondo di macchine trasformate in dispositivi narrativi, di giganteschi fogli di appunti in attesa di essere risvegliati, accoglie il visitatore in una penombra da cui spiccano i colori del legno, della tela e della carta. L’interazione avviene con sistemi diversi: la modulazione della luce e della voce sono gli strumenti privilegiati.

In quattro sezioni, infatti, il visitatore può scegliere alcune parole-chiave tratte dal lessico vinciano, che, una volta pronunciate, danno vita alle narrazioni video, in cui i disegni di Leonardo sono affiancati, percorsi o rivisitati da filmati talora iperrealistici, talora quasi astratti. «In alcuni casi le elaborazioni o le giustapposizioni sottolineano e accentuano il carattere disturbante, eversivo dei disegni leonardeschi, mentre in altri forniscono una sorta di controcanto affettuoso e ironico: un atteggiamento che a Leonardo sarebbe sicuramente piaciuto» scrive il prof. Villata. «Il visitatore si troverà quindi a contatto con alcuni esempi delle idee e degli studi di Leonardo: la veduta a volo di uccello, le macchine, sia a uso civile, sia a uso militare, le mappe, gli studi sull’anatomia dei cavalli e dei volatili; ma anche a terrificanti immagini di diluvio, a volti trasfigurati dall’ira, a malinconici pensatori, a tenere e divertite immagini di cani, di gatti o di granchi. Il tutto sempre commentato da suoni, che talvolta accennano a diventare un abbozzo di frase musicale, e da citazioni tratte dai manoscritti leonardeschi».

La mostra Leonardo. La macchina dell’immaginazione – in programma a Palazzo Reale dal 19 aprile al 14 luglio 2019 – a cura di Treccani, Studio Azzurro, con il supporto di Arthemisia e la consulenza scientifica Edoardo Villata, è promossa dal Comune di Milano – Cultura, da Palazzo Reale e da Treccani.

La mostra vede il contributo di Fondazione Cariplo per Fondazione Treccani Cultura.
L’evento rientra nelle celebrazioni ufficiali – Milano Leonardo 500 – della città Meneghina per i 500 anni dalla morte del genio vinciano e si avvale del patrocinio del Comitato Nazionale per le celebrazioni dei 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci.

Sponsor della mostra: Polifarma, Leonardo, F.C. Internazionale Milano.

Hashtag ufficiale

#leonardoimmaginario

Sito

www.palazzorealemilano.it

www.leonardolamacchinadellimmaginazione.it

Informazioni e prenotazioni

T. +39 02 892 99 21

 

Prima sezione > LE OSSERVAZIONI SULLA NATURA

Il lavorio inesausto di appunti visivi e verbali di Leonardo rappresenta perfettamente l’“epoca dell’occhio”, l’epoca della prospettiva che si fa “forma simbolica” oltre la stretta cerchia degli intellettuali.
Il lavoro dell’occhio umano sul mondo è alla base di questo atteggiamento che prenderà una forma più definita nei decenni successivi. Attraverso lo studio del reale, Leonardo riesce a forzare quello strumento prospettico appreso nelle botteghe fiorentine allo stesso modo in cui forza il sapere tradizionale consolidato dai tempi di Aristotele, fino a far implodere l’idea di ordine universale su cui si posava ogni forma di pensiero.
Un uomo che guarda, un piano di lavoro per disegnare, un rettangolo quadrettato davanti al suo sguardo. L’installazione ripropone la situazione ideale di un osservatore che analizza i minimi eventi naturali e cerca le corrispondenze con un ideale geometrico di armonia e di restituzione prospettica. Il visitatore si affaccia al prospettografo e assiste al passaggio dalla visione naturale alla restituzione nel disegno, fino alla rappresentazione ideale in riferimento alla geometria nascosta nelle cose.

Seconda sezione > LA CITTÀ

I progetti di Leonardo per le città e il suo interesse per la stesura delle loro mappe rivelano un’attitudine urbanistica. Il suo sguardo “largo” tiene in considerazione le dinamiche della società e le esigenze quotidiane di una comunità complessa. Come per ogni altro oggetto di indagine, la sua visione si muove tra la considerazione dell’insieme e l’attenzione per il dettaglio.
Immagina per la prima volta di vedere e rappresentare le città dall’alto. Immagina città con un impianto urbano funzionale alle attività delle varie classi sociali e alle necessità igieniche.
Studia le vie di terra e il vitale rapporto con le vie d’acqua, da sfruttare abilmente con grandi progetti di deviazione dei corsi dei fiumi.
Osservando la città, ne studia anche gli abitanti, annota le loro abitudini di vita, le mode, i riti. Nell’istallazione, sono infatti le silhouette degli uomini e dei loro strumenti a raccontare le azioni generate dai disegni e dalle parole di Leonardo.
Le immagini si depositano su due grandi schermi laterali della struttura che richiama una sorta di gru da cantiere, capace di spostare grandi pesi in modo rapido ed economico, con minore sforzo dell’uomo. Due leggii mostrano una collezione di parole che Leonardo utilizzò nei suoi progetti di architettura e urbanistica. Pronunciando una di queste parole si risveglia la narrazione video corrispondente.
Le parole sui due leggi sono le stesse, ma i video a esse associati raccontano storie differenti.

Terza sezione > IL PAESAGGIO

I mutamenti della luce naturale, i suoi effetti sui corpi e sulla percezione atmosferica sono stati per Leonardo oggetto di lunghe osservazioni e di altrettante pagine di annotazioni, soprattutto in funzione della loro miglior resa pittorica. Nel Libro di Pittura si rivolge al suo lettore chiamandolo «fintore» – così si chiamavano i pittori e gli scultori – dandogli precise istruzioni su come rappresentare ogni elemento naturale, prospettico e umano. Leonardo in realtà educa lo sguardo del pittore a soffermarsi sui più minuti dettagli e a cercare le cause di ogni percezione per meglio “fingere” la realtà con gli strumenti del disegno e della pittura.
D’altra parte arriva a immaginare un modo di rappresentare il mondo e quasi a inventare il “paesaggio” benché ancora non lo chiamasse in questo modo, con le vedute “a volo d’uccello”.
Tre proiezioni, due laterali e una in alto, avvolgono i visitatori. Pronunciando le parole scritte sui leggii, che corrispondono ad alcuni degli aspetti più indagati dalla curiosità e dall’inventiva di Leonardo, si presentano lateralmente due disegni originali e in alto un cielo.
L’osservazione dei disegni li rende vivi, generativi. Dai tratti a matita nascono «flussi e reflussi», «venti revertiginosi», nebbie, scenari vicini e panorami lontani.

Quarta sezione > LE MACCHINE DI PACE

Pulegge, catene, ruote dentate, ruota a tazze, viti di Archimede, viti senza fine, viti aeree, inclinometri, igroscopi, anemometri, seghe idrauliche, ventilatori. Studi per «modo di sollevare l’acqua in due tempi», per imbarcazioni a pale, per portelli di chiusa, progetti per il canale Firenze-mare, per lo scavo di Serravalle, disegni di macchine escavatrici, di draghe, vortici e canali.
Studi per l’equilibrio, per il bilanciamento, per ali di aliante, per ala snodabile, per ala articolata, per ala a sportelli; studi per ornitottero, verticale, prono, a navicella. Studi per il «modo di camminare sull’acqua», per modi di respirare sott’acqua, guanti palmati, salvagente, scafandro.
Non son tutte invenzioni di Leonardo, talvolta sono perfezionamenti di macchine esistenti, studi per migliorie, in altri casi, come per il volo e il «camminare sull’acqua» sembrano sogni che, confidando nella scienza e nello studio della natura, è convinto di poter realizzare.
Pronunciando una delle parole esposte nel leggio i disegni nei due schermi rivelano particolari di macchine a cui si accostano reali meccanismi del nostro tempo.

Quinta sezione > LE MACCHINE DA GUERRA

Nella lettera a Lodovico il Moro in cui Leonardo si presenta per essere accolto a Milano, una eloquente lista esibisce in larga maggioranza competenze nell’arte di «offendere e difendere», in particolare nella capacità di progettare «instrumenti bellici» come ponti «facili e commodi da levare et ponere», «ghatti» (arieti), «bombarde, mortari et passavolanti di bellissime et utile forme» «briccole, manghani, trabuchi», «carri coperti, securi e inoffensibili».
Ciononostante, le considerazioni scritte da Leonardo sulla guerra rivelano ben altro pensiero. «Pazzia bestialissima» la definisce, studiando armi e strumenti dei contemporanei ma anche degli antichi. Le istruzioni per dipingere scene di battaglia nel Libro di pittura sono efficaci quanto una testimonianza, e il modo in cui racconta i volti, le espressioni, i gesti degli uomini impegnati a uccidersi tra loro manifestano il suo giudizio sull’assoluto abbruttimento a cui essa conduce.
La macchina dell’installazione è una sorta di bilanciere in stasi, con due grandi schermi. Pronunciando la parola scelta dal leggio, sullo schermo frontale appare un disegno, uno studio di un carro, di una bombarda, di un gruppo di uomini in battaglia, a terra appare un pavimento materico: sabbia, acqua, foglie… dopo qualche istante dai tratti del disegno si staccano figure umane, frecce, bandiere e dal pavimento emergono frammenti di una battaglia.

Sesta sezione > IL TAVOLO ANATOMICO

Ai tempi di Leonardo si chiama «notomia».
L’analisi geometrica, figlia diretta dell’uomo vitruviano, non gli basta, così sprofonda il suo sguardo nelle viscere del corpo umano, come fosse il dispositivo più affascinante che si potesse studiare: «sì bello strumento» con «tanta varietà di macchinamenti». Cerca le cause di ogni evento fisiologico, elenca instancabili liste di argomenti da indagare. Descrive minutamente la meccanica dei movimenti, osserva e rappresenta il cranio come fosse un elemento architettonico, il tiburio di una cattedrale, immagina le funzioni di ipotetiche aree del cervello, osserva il chiasma ottico, disegna il sistema nervoso come un albero di sottili filamenti. Sempre sulla soglia del sogno di una conoscenza esatta, alla fine di una lunga lista, annota: «Scriverai di filosomia».
Su un tavolo di otto metri sono posati dei gessi che riproducono elementi del corpo umano, maschile e femminile. Sospese sul tavolo alcune piccole torce. Direzionando la loro luce su un gesso, si avvia il racconto video relativo a quella porzione di corpo.
Dal corpo dell’uomo, scorticato, si genera l’indagine sotto la pelle, tra muscolatura, scheletro e funzioni vitali. Il corpo della donna è invece un corpo classico, da cui nascono i gesti, le espressioni e il racconto della facoltà di portare in sé una nuova vita.

Settima sezione > LA PITTURA

La pittura per Leonardo è una scienza, nell’accezione di scienza a lui contemporanea.
Nel suo Libro di pittura, più di 900 paragrafi di varie lunghezze sono dedicati alla sua teoria e alla sua pratica e nel tradizionale “paragone delle arti” vince su tutte. La sua attenzione a restituire in pittura i valori percettivi delle cose ha dato avvio a un modo diverso di “fingere” le figure e gli scenari: ogni contorno sfuma in un’altra parte del dipinto, c’è profondità di piani nello spazio, ma senza quasi distinzione dei limiti dei soggetti… come se il mondo fosse immerso in un liquido amniotico.
Nell’installazione un grande monitor presenta una decina di dipinti di Leonardo. Il lavoro sulla illuminazione dei soggetti e sulla graduale apparizione dello sfondo fa vibrare il quadro di una vita inattesa. Gli scenari si susseguono all’orizzonte, passando uno nell’altro fino a ricomporre lo sfondo dell’opera originale. Anziché forzare i suoi scenari per farli corrispondere a un luogo, ci si affaccia alla memoria e alla immaginazione di Leonardo che dipinge ricordando le centinaia di scenari che ha a lungo scandagliato nelle sue osservazioni.
«Il buon pittore ha da dipingere due cose principali: l'uomo e il concetto della mente sua. Il primo è facile, il secondo difficile, perché si ha a figurare con gesti e movimenti delle membra: e questo è da essere imparato dai muti, che meglio li fanno che alcun'altra sorte di uomini».

Testi e immagini da Ufficio Stampa Arthemisia


Milano e Leonardo 500

Presentato il programma “Milano e Leonardo 500” e il TGV tra Italia e Francia

Cultura

Presentati oggi a Parigi il programma “Milano e Leonardo 500” e il TGV personalizzato che viaggerà tra Italia e Francia per tutto il 2019

Milano e Leonardo 500Milano, 12 febbraio 2019 – L’assessore alla Cultura Filippo Del Corno ha presentato oggi alla stampa francese, durante una conferenza stampa alla Gare de Lyon a Parigi, il programma “Milano e Leonardo 500”, promosso e coordinato dal Comune di Milano in occasione del cinquecentenario della morte di Leonardo da Vinci. Milano, la città in cui Leonardo visse più a lungo, celebra infatti il suo genio eclettico con un ricco programma di iniziative multidisciplinari durante tutto il 2019.

Già presentato a New York e a Londra nei mesi scorsi, il palinsesto verrà presentato a Berlino il prossimo 25 febbraio.

In occasione della conferenza stampa di Parigi, è stato presentato alla stampa anche il TGV personalizzato Leonardo.

SNCF, la società nazionale delle ferrovie francesi, partecipa infatti alle celebrazioni leonardesche con un’iniziativa speciale: la personalizzazione del TGV che collega ogni giorno Milano e Parigi con le immagini di Leonardo, dei luoghi in cui ha vissuto e delle sue opere. In particolare, la decorazione esterna è dedicata alla Francia, luogo in cui Leonardo è sepolto e in cui visse gli ultimi due anni della sua vita, con il volto della Monna Lisa da un lato e una veduta del Castello di Clos Lucé ad Amboise dall’altro.

La decorazione interna, nella vettura bar, è invece dedicata a Milano: i tavoli e i pannelli sono personalizzati con immagini del Codice Trivulziano e della Sala delle Asse stampati in alta definizione. Sulla base di queste immagini, i digital artist di Bepart hanno costruito scenari di realtà aumentata, fruibili da tutti i viaggiatori gratuitamente grazie a un’app scaricabile gratuitamente sullo smartphone (Bepart).

Il TGV che collegherà per tutto il 2019 Milano e Parigi sarà quindi un potente strumento di connessione tra i due Paesi, che hanno entrambe beneficiato dell’eredità culturale del genio vinciano.

Come da Comune di Milano.


"Milano e Leonardo", nuovi progetti per le celebrazioni del cinquecentenario

Cultura

Il palinsesto dedicato al genio multiforme di Leonardo da Vinci si arricchisce di nuovi progetti e, dopo New York, verrà presentato a Londra, Parigi, Berlino

L’inaugurazione delle celebrazioni milanesi avverrà il 15 maggio 2019 al Castello Sforzesco

Milano e LeonardoMilano, 9 gennaio 2019 - “Milano e Leonardo”. Un connubio che va ben oltre il titolo del palinsesto di iniziative che la città dedica al cinquecentenario della morte del genio più eclettico della storia. Nessun'altra città ha avuto il privilegio di una presenza così lunga e così feconda. Un legame durato circa vent'anni, durante la sua età matura, mentre Leonardo stava esplorando tutti i campi del sapere ed era in grado di offrire al duca Ludovico il Moro il meglio della sua capacità creativa. Molte le tracce della sua attività a Milano, innumerevoli le suggestioni e le eredità immateriali che ci ha lasciato, numerosi gli interventi sul territorio giunti sino a noi, che ancora guardiamo con stupore e meraviglia: dal sistema di navigazione dei Navigli lombardi al “Cenacolo” nel Refettorio di Santa Maria delle Grazie, dal “Ritratto di Musico” all'invenzione grafica e pittorica della Sala delle Asse al Castello Sforzesco, che sarà straordinariamente riaperta al pubblico dopo una lunga sessione di studi e restauri il 16 maggio 2019.

Milano celebra questa ricorrenza, e lo fa con un palinsesto di iniziative lungo nove mesi (maggio 2019 – gennaio 2020) che ha il suo cuore al Castello – dove Leonardo giunse nel 1482 per mettere le sue competenze a servizio del duca Ludovico Sforza – ma coinvolge istituzioni, enti pubblici e privati, associazioni e società diffusi su tutto il territorio lombardo. Il palinsesto tuttavia è stato e sarà preceduto da una serie di importanti appuntamenti di preparazione e approfondimento, già iniziate a partire dallo scorso luglio.

Dopo la presentazione a New York lo scorso novembre, il programma verrà presentato dall’assessore alla Cultura Filippo Del Corno alla National Gallery di Londra (18 gennaio), alla Gare de Lyon a Parigi (12 febbraio) e all’Istituto Italiano di Cultura a Berlino (25 febbraio).

Il programma di “Milano e Leonardo”, in stretta connessione con il Comitato Nazionale per la celebrazione dei 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci, è realizzato grazie all'azione del Comitato di Coordinamento “Milano e l’eredità di Leonardo 1519-2019” – istituito da Comune di Milano|Cultura, Regione Lombardia|Direzione Generale Autonomia e Cultura) e Ministero dei Beni e delle Attività Culturali (Segretariato Regionale per la Lombardia e Polo Museale Regionale della Lombardia) – e del Comitato Territoriale (Milano e Lombardia) che accoglie altre istituzioni coinvolte nella realizzazione di iniziative di valorizzazione dell’eredità di Leonardo: Ente Raccolta Vinciana, Museo Nazionale Scienza e Tecnologia “Leonardo da Vinci”, Veneranda Biblioteca Ambrosiana, Basilica di Santa Maria delle Grazie, Fondazione Stelline, Triennale di Milano, Comune di Vaprio d'Adda e Comune di Vigevano.

Il palinsesto “Milano e Leonardo 500” è tuttora in progress: il Comitato scientifico di esperti che ha vagliato tutte le iniziative entrate a far parte del programma, sta tuttora verificando le proposte che continuando ad arrivare, ma il calendario è già ricco di iniziative e progetti artistici, culturali e scientifici, in linea con la molteplicità del genio leonardesco.

Il palinsesto dedicato a Leonardo da Vinci prenderà il via il 15 maggio 2019 con l’inaugurazione delle iniziative che avranno luogo al Castello Sforzesco di Milano.

Dal 16 maggio verrà riaperta al pubblico la Sala delle Asse. Il cantiere di studio e restauro della Sala, aperto nel 2013, era stato sospeso temporaneamente per la prima volta durante il semestre di Expo 2015, permettendo ad oltre 355.000 visitatori di ammirare il “Monocromo” leonardesco, la possente radice che si insinua tra le rocce disegnata sulla parete est della Sala, già stata oggetto di un accurato restauro. Ora la Sala riapre, smonta integralmente i suoi ponteggi e si ripresenta al pubblico dopo una nuova fase di lavori, svelando le molte porzioni di disegno preparatorio emerse durante la rimozione degli strati di scialbo dalle pareti. Nessuno infatti, a parte gli addetti ai lavori, ha ancora potuto osservare a poca distanza tronchi, paesaggi, rami e foglie che continuano ad affiorare, cambiando progressivamente la percezione della Sala. Attraverso una scenografica installazione multimediale i visitatori saranno poi guidati nella lettura dello spazio integrale, spostando l’attenzione dalla volta (molto compromessa dai restauri del passato e che sarà oggetto nel 2020 di un restauro specifico) alle pareti e scoprirà come Leonardo abbia qui sviluppato il suo concetto di imitazione della natura tanto da immaginare un sottobosco, case e colline all’orizzonte, al di là degli alberi: dalla stanza del duca Sforza all’esterno, al territorio da lui governato.

Le sale del Castello Sforzesco saranno sede di altri due progetti dedicati a Leonardo.

La mostra “Leonardo e la Sala delle Asse tra Natura, Arte e Scienza”, in programma dal 16 maggio al 18 agosto 2019 nella Cappella Ducale, permetterà di individuare le relazioni iconografiche e stilistiche tra le decorazioni artistiche della  Sala delle Asse e la cultura figurativa di altri maestri di ambito toscano, dei Paesi d’Oltralpe e della stessa Milano, grazie a una selezione di disegni originali di Leonardo da Vinci, di leonardeschi e di altri artisti del Rinascimento, provenienti da importanti istituzioni italiane e straniere.

Un percorso multimediale, allestito nella Sala delle Armi dal 16 maggio 2019 al 12 gennaio 2020, trasporterà il visitatore nella Milano di Leonardo, conducendolo alla scoperta della nostra città così come doveva apparire ai suoi occhi durante i suoi soggiorni milanesi (in diversi momenti tra il 1482 e il 1512). Nel percorso sarà inserita una mappatura visiva georeferenziata di quanto ancora si conserva di quei luoghi, sia in città che all’interno di musei, chiese ed edifici del territorio. Al visitatore non resterà quindi che uscire dal Castello Sforzesco e passeggiare per Milano alla ricerca dei luoghi in cui Leonardo si muoveva quotidianamente.

Palazzo Reale, luogo tradizionalmente deputato al potere della Signoria milanese e che riacquistò importanza quando il Castello Sforzesco a inizio Cinquecento decadde, ai tempi di Leonardo era il Palazzo Ducale. Questa sede così ricca di storia, che Leonardo frequentò senz’altro durante il suo lungo soggiorno milanese, ospiterà, anche se in altra foggia e in altro ruolo, tre progetti espositivi a lui dedicati:

Il primo in ordine cronologico, dal titolo “Il meraviglioso mondo della natura”, ha come filo conduttore il modo in cui Leonardo è stato in grado di modificare la percezione e la rappresentazione della natura. La mostra, in programma da marzo a luglio 2019, si focalizza sul complesso di oltre venti grandi tele conosciute come «Sala del Grechetto» provenienti dal distrutto Palazzo Lunati Verri in via Montenapoleone, un unicum nella produzione figurativa italiana, sia per le dimensioni che per la quantità di specie animali raffigurate.

La seconda mostra, intitolata “La Cena di Leonardo per Francesco I: un capolavoro in seta e argento”, in programma dal 7 ottobre 2019 al 17 novembre 2019, presenterà per la prima volta dopo il suo restauro la copia del Cenacolo di Leonardo realizzata ad arazzo fra il 1505 e il 1510 su commissione di Luisa di Savoia e di Francesco Duca d’Angouleme, poi re Francesco I di Francia. L’arazzo, che fu tessuto probabilmente in Fiandra su cartone di un artista lombardo (forse Bramantino?), rappresenta una delle primissime copie del capolavoro di Leonardo, realizzata per soddisfare le esigenze della corte francese che intendeva portare con sé l'immagine di un'opera che non poteva in alcun modo essere trasportata. Donato nel 1533 a Papa Clemente VII, l’arazzo fece ritorno in Italia e da allora non è mai uscito dai Musei Vaticani.

Sempre a Palazzo Reale, da marzo a luglio 2019, il collettivo di artisti di fama internazionale Studio Azzurro realizzerà un percorso immersivo e interattivo dedicato a “Leonardo enciclopedico contemporaneo” e popolato da macchine leonardesche che si trasformano in dispositivi narrativi, grazie all’utilizzo di tecnologie all’avanguardia. I visitatori si avvicineranno alle macchine sensibili progettate da Studio Azzurro per scoprire il genio eclettico di Leonardo, enciclopedico e contemporaneo.

La collezione del Museo del Novecento si arricchirà nel 2019 di due opere d'arte contemporanea dedicate al genio di Leonardo: Ettore Favini ed Eugenio Tibaldi sono infatti i vincitori ex-aequo del concorso indetto dal Comune di Milano|Cultura per una produzione originale ispirata ad aspetti specifici della ricerca del maestro. “Atlantico”, l’opera di Favini, è un’installazione video che ha scelto come tema la nebbia e l'influenza che questa ebbe sulla produzione artistica e scientifica di Leonardo, e verrà allestita da maggio a novembre presso la GAM; mentre “Giardino Abusivo”, l’opera site specific di Tibaldi che coniuga elementi naturali come le piante con una riflessione sul consumo e il decadimento dei beni nella società contemporanea, verrà realizzata presso il Museo di Storia Naturale.

Il Museo del Novecento inoltre, dal 14 giugno al 15 settembre 2019, propone un “confronto possibile” tra Lucio Fontana e Leonardo da Vinci, attraverso un focus centrato sull’iconografia del cavallo, del “cavallo rampante” e del “cavallo e cavaliere”, così frequenti in importanti artisti del Novecento che si sono inevitabilmente misurati con il passato.

“Leonardo da Vinci Parade” è la prima iniziativa realizzata dal Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia in occasione delle celebrazioni per il cinquecentenario della morte di Leonardo, a cui il Museo stesso è dedicato. Curata e realizzata dal Museo in collaborazione con la Pinacoteca di Brera, la mostra mette in dialogo, in una visione d’insieme inedita, i modelli storici e gli affreschi di pittori lombardi del XVI secolo, concessi in deposito nel 1952 da Fernanda Wittgens, allora Direttrice della Pinacoteca, a Guido Ucelli, fondatore del Museo. Un'insolita parata, appunto, in cui si esibiscono sul palco del Museo modelli e affreschi, in un accostamento inconsueto di arte e scienza. Un percorso che permetterà di attraversare i diversi campi di interesse e studio di Leonardo sul tema dell’ingegneria e della tecnica, valorizzando la collezione storica con cui il Museo apriva al pubblico nel 1953, in occasione dei 500 anni dalla sua nascita.

Il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia inoltre, dal 20 febbraio al 19 maggio 2019, presenta per la prima volta in Italia le opere dell’artista olandese Theo Jansen, conosciuto in tutto il mondo per le sue spettacolari installazioni cinetiche e definito dalla critica internazionale “un moderno Leonardo da Vinci”. L’universalità e l’apertura che contraddistinguono l’approccio di Jansen nei confronti del sapere creano un saldo legame con la figura di Leonardo tecnologo e ingegnere, grazie ad una ricerca orientata all’innovazione e soprattutto a un’attenta osservazione della natura. Frutto di questo studio è appunto la mostra “Dream Beasts” che mette in dialogo arte e scienza.

La Veneranda Biblioteca Ambrosiana, in occasione delle celebrazioni leonardesche, valorizzerà il proprio patrimonio di opere di Leonardo da Vinci, e degli artisti della sua cerchia, con un ciclo di quattro mostre di alto profilo scientifico incentrate su tre temi principali. Il ciclo espositivo si apre a dicembre 2018, con un’esposizione in due tempi, della durata di tre mesi ciascuno, che presenta nel suo complesso 46 fogli, scelti tra i più famosi e importanti del Codice Atlantico a cura del Collegio dei Dottori della Veneranda Biblioteca Ambrosiana.
La terza rassegna, in programma da giugno a settembre, approfondirà gli ultimi anni di attività del maestro, attraverso una selezione di 23 fogli dal Codice Atlantico databili al soggiorno francese di Leonardo.
Il ciclo espositivo si concluderà a settembre 2019, con una mostra dedicata ai disegni realizzati da Leonardo e dagli artisti della sua cerchia, curata da Benedetta Spadaccini. L’esposizione seguirà due linee di studio: da un lato ci si concentrerà sulle diverse tecniche disegnative utilizzate da Leonardo e da lui introdotte a Milano, secondo un percorso cronologico che mette in risalto le personalità degli artisti coinvolti. Dall’altro si presenteranno i risultati di analisi diagnostiche non invasive condotte in situ sui disegni stessi.

Nell'autunno del 2019 Palazzo Litta, con la mostra “La corte del gran maestro. Leonardo da Vinci, Charles d’Amboise e il quartiere di Porta Vercellina”, omaggerà la figura del mecenate Charles d'Amboise e, grazie all'esposizione di due fogli del Codice Atlantico nei quali Leonardo traccia il disegno dell’isolato della sua residenza milanese (l'attuale Palazzo Litta), ricostruirà attraverso materiale ottocentesco inedito l’aspetto del quartiere di Porta Vercellina (corso Magenta) ai tempi di Leonardo.

Fino al 13 gennaio 2019, nel refettorio di Santa Maria delle Grazie, il Polo Museale Regionale della Lombardia presenta al pubblico “Leonardo da Vinci: prime idee per l'Ultima Cena”, una raccolta di disegni di mano di Leonardo stesso, eseguiti in preparazione del Cenacolo, e di suoi allievi, che è allestita proprio davanti all’opera per consentire un immediato raffronto con il dipinto murale. La mostra, aperta dallo scorso 13 ottobre, ha costituito una straordinaria anteprima del palinsesto “Milano e Leonardo”.

Il 7 e 8 novembre l'Ente Raccolta Vinciana, in collaborazione con Mibac e Comune di Milano, organizzerà a Palazzo Reale un Convegno internazionale di studi sull’ultimo decennio della vita di Leonardo, esaminando le sue attività, le sue ricerche teoriche e i suoi diversi committenti fra il 1510 e il 1519, cercando di mettere a fuoco il rapporto tra le sue attività teoriche e il fallimento dei progetti, sia pittorici che architettonici che tecnici o ingegneristici che gli venivano affidati. Nessuno infatti dei grandi progetti cui egli si dedicò nell’ultimo decennio della sua vita venne mai portato a termine: dal Monumento equestre al Maresciallo Trivulzio alla bonifica delle Paludi Pontine, dai progetti per San Pietro a Roma a quelli per il Palazzo Reale di Romorantin.

A proposito di opere incompiute, Snaitech, che ospita il Cavallo di Leonardo realizzato in epoca contemporanea da Nina Akamu su disegno di Leonardo stesso e che dal 1999 accoglie i visitatori dell’Ippodromo Snai San Siro, ha pensato in occasione di queste celebrazioni di valorizzare l'opera offrendola come base per la creatività contemporanea. Snaitech selezionerà infatti un pool di artisti e designer a cui assegnerà il compito di decorare, ognuno secondo la propria cifra stilistica, una riproduzione in scala del Cavallo. Le riproduzioni d’autore, insieme al Cavallo originale, diventeranno il soggetto di un’installazione collettiva all’Ippodromo durante la Design Week ad aprile. Da maggio a ottobre le opere saranno posizionate in diversi punti della città, creando una contaminazione cittadina. Una app con contenuti di realtà aumentata permetterà al pubblico di inquadrare il Cavallo di Leonardo i cavalli dislocati in città, attivando contenuti interattivi esclusivi su Leonardo e sugli artisti che hanno realizzato le riproduzioni d’artista.

Dimostrare l’innegabile influenza di Leonardo sugli artisti contemporanei è l’obiettivo della mostra che sarà allestita alla Fondazione Stelline dal 2 aprile fino al 30 giugno 2019. “L’Ultima Cena dopo Leonardo”, a cura di Demetrio Paparoni, proporrà una rilettura contemporanea dell’Ultima Cena con la presenza di importanti artisti, protagonisti della scena contemporanea -  Wang Guangyi, Anish Kapoor, Robert Longo, Masbedo, Yue Minjun, e Nicola Samorì - in uno scambio dialettico tra oriente e occidente.
La storia delle Stelline è profondamente legata a Leonardo: Andy Wharol, infatti, ha realizzato proprio alle Stelline nel 1987 la sua ultima serie The Last Supper come omaggio al Cenacolo ora ospitato in Santa Maria delle Grazie.

I nove mesi di celebrazione del quinto centenario della morte di Leonardo Da Vinci rappresentano anche un’ulteriore occasione per visitare Milano, che vede crescere anno dopo anno i turisti da ogni parte del mondo: nel 2017 ha registrato un incremento turistico del 10,2% rispetto all’anno precedente e nel 2018 (dati gennaio-novembre) vede un ulteriore aumento del 9,65%.
Il logo di “Milano e Leonardo” che accompagna graficamente tutte le iniziative del palinsesto, realizzato dal Comune di Milano|Comunicazione, è un lettering sullo sfondo di un’incisione che riproduce l’autoritratto di Leonardo da Vinci: la bella stampa apre il trattato di Giuseppe Bossi dedicato al Cenacolo, volume conservato presso la Biblioteca Trivulziana del Castello Sforzesco.

Sono diversi gli itinerari turistici che daranno l’opportunità ai visitatori di entrare nel mondo di Leonardo seguendo le orme delle ricerche portate avanti dal genio di Vinci: dall’Ippodromo di San Siro fino alla Conca dell’Incoronata, passando dal Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia, dal Cenacolo di Santa Maria delle Grazie e dalla Vigna di Leonardo, proseguendo verso il Castello Sforzesco e la Pinacoteca Ambrosiana, con una sosta in piazza della Scala.

 

Come da Comune di Milano.


Milano da Vinci Leonardo da Vinci bando

Al via il concorso “Milano Da Vinci”: giovani e new media per raccontare l’eredità milanese di Leonardo

Cultura

Al via il concorso “Milano Da Vinci”: giovani e new media per raccontare l’eredità milanese di Leonardo

Il bando è attivo da oggi al 4 febbraio 2019. Maggiori informazioni sul sito https://milanodavinci.ideatre60.it/

 

Milano, 5 dicembre 2018 - È stato presentato oggi a BASE il concorso “Milano da Vinci”, che premierà le migliori idee creative, presentate da team under 35, capaci di raccontare lo spirito innovatore di Leonardo da Vinci attraverso l’utilizzo dei nuovi media.

Il concorso è promosso da Fondazione Italiana Accenture in collaborazione con il Comune di Milano e in partnership con Fondazione Milano - Civica Scuola di Cinema Luchino Visconti e rappresenta, in occasione delle imminenti celebrazioni dei 500 anni dalla morte dell’artista, un progetto che mira a valorizzare l’eredità intellettuale e la spinta creativa che Leonardo ha lasciato alla città di Milano.

“Dopo la proficua collaborazione portata avanti in passato, il Comune di Milano ci ha chiesto di lanciare un nuovo concorso che si inserisce nelle iniziative del palinsesto 2019 per i 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci - ha ricordato Diego Visconti, Presidente di Fondazione Italiana Accenture -. Con il concorso Milano da Vinci vogliamo dare la possibilità ai giovani di sperimentare nuovi modi di comunicare e rappresentare l’anima innovativa che contraddistingue la città di Milano. Leonardo ha lasciato una preziosa eredità che ci auguriamo i giovani creativi sapranno accogliere e valorizzare”

“I nove mesi di celebrazioni di Leonardo da Vinci rappresenteranno una straordinaria opportunità per Milano per rafforzare la sua vocazione di città turistica – ha ricordato Roberta Guaineri, Assessore Turismo, Sport e Qualità della vita del Comune di Milano -. La spinta creativa di Leonardo, come icona globalmente riconosciuta, nel suo essere innovativa, aperta, interdisciplinare, è un’eredità importante per la città, che mantiene uno sguardo al patrimonio storico del proprio passato e guarda oltre, a un futuro di cambiamento e di consapevolezza del proprio ruolo nel mondo. Per questo il concorso ideato da Fondazione Italiana Accenture si inserisce perfettamente nell’ampio piano di promozione che coinvolge istituzioni e soggetti privati per questo storico appuntamento: chi infatti se non gli studenti e i giovani creativi possono incarnare l’eredità di Leonardo, e trovare un modo nuovo per promuovere Milano come la città di Leonardo Da Vinci, attrattiva, turistica, tecnologica, sostenibile, aperta?”

“Siamo orgogliosi di presentare questo concorso che invita tutti i partecipanti a indagare e reinterpretare l’eredità creativa e tecnologica che Leonardo ci ha lasciato – ha sottolineato l’assessore alla Cultura Filippo Del Corno -. In occasione dei 500 anni dalla morte del genio vinciano, a cui il Comune di Milano ha dedicato un palinsesto annuale, chiediamo infatti ai giovani di presentare progetti innovativi che sappiano valorizzare questo lascito materiale e immateriale, contribuendo alla promozione del patrimonio artistico, culturale e tecnologico della nostra città.”

"La nostra convinta adesione a questo progetto - che rinnova la positiva collaborazione con Fondazione Accenture e il Comune di Milano, avviata in occasione della campagna ‘A place to be-expo 2015’- nasce dal fatto che non si tratta solo di un concorso, ma di un'intensa esperienza di crescita professionale per tutti i partecipanti - ha dichiarato Marilena Adamo, Presidente Fondazione Milano -. La Civica Scuola di Cinema Luchino Visconti, oltre ad aver collaborato alla progettazione del contest, seguirà infatti l'attività di formazione, tutoring e realizzazione dei progetti, sostenendo i giovani nella realizzazione di prodotti multimediali innovativi e di qualità. In questo concorso emerge un tema a noi molto caro: lo stretto legame tra innovazione e formazione.”

La vera sfida per i partecipanti sarà quella di raccontare in modo innovativo il genio creativo di Leonardo a Milano, con l’obiettivo di promuovere la città come polo attrattivo, turistico e tecnologico. Le idee progettuali dovranno riflettere sull’eredità materiale e immateriale del grande genio attraverso la valorizzazione dei luoghi e delle opere a lui legate, come ad esempio: la Sala delle Asse del Castello Sforzesco, la Biblioteca Ambrosiana, il Cenacolo, il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia e tante altre.

Le idee progettuali potranno spaziare tra le altre dall’interactive art alla video art, dal light design ad esempi di media performance e installation art e dovranno essere strutturate appositamente per gli spazi e i canali online del Comune di Milano e più in generale per attività di promozione del territorio in Italia e all’estero.

Il concorso si distingue per il valore dato alla formazione, che si articola in diverse attività tra cui 4 moduli e-learning per tutti i partecipanti, due giornate di workshop e un percorso di mentorship per gli 8 team finalisti, tre mesi di coaching per i 2 team vincitori. A ognuno di questi ultimi sarà inoltre corrisposto un premio in denaro del valore di 12.500 euro per la realizzazione del progetto.

I progetti saranno valutati prima da una giuria online composta da membri del Comune di Milano, di Fondazione Italiana Accenture e di Fondazione Milano e in seguito da una seconda giuria che comprenderà oltre ai promotori e partner del concorso anche esperti del settore arte e cultura, digitale e creatività.

Milano da Vinci, attivo a partire da oggi 5 dicembre fino al 4 febbraio 2019, è ospitato sulla piattaforma digitale di Fondazione Italiana Accenture dove è possibile consultare il bando, seguire il percorso e-learning e partecipare al concorso.

 

Come da Comune di Milano.