Luce d’agosto: la tragedia americana di William Faulkner

Se la grande letteratura del ‘900 ha prodotto qualcosa che si avvicina alla forza suggestiva della tragedia greca di V secolo a.C., questo qualcosa è certamente Luce d’agosto di William Faulkner. Il premio Nobel, due volte premio Pulitzer e sceneggiatore americano è annoverato tra le più grandi penne del secolo passato. Celebre è infatti la sua scrittura magmatica e a tratti oscura, soprattutto quando si perde nei meandri di menti ‘ritardate’ o allucinate - come quelle dei fratelli Compson de L’urlo e il furore - o nella narrazione corale e multipolare di Mentre morivo (entrambi romanzi-capolavoro, ignorati dai suoi contemporanei e acclamati dai nostri). Il flusso di coscienza di matrice joyciana in Faulkner assorbe tutto, anche la realtà, mescolandola, quasi senza soluzione di continuità, ai pensieri dei suoi personaggi. Tra continui flashback e flashforward, il lettore si muove, tra le sue pagine, a tentoni, come in una nebbia, ma invogliato ad ogni giro di frase a proseguire il cammino, alla ricerca della luce, della parola che scioglie l’intreccio e lo riempie di significato.

Le storie che Faulkner narra riguardano vicende torbide e squallide, dalle atmosfere pulp e gotiche. Incesti, omicidi, delitti di sangue, adulteri, stupri erano il fulcro delle tragedie dell’antichità, e lo sono anche delle storie dello scrittore di New Albany, che nella contea immaginaria di Yoknapatawpha, Mississippi ambienta la maggior parte dei suoi racconti.

La "Faulkner Portable", la macchina da scrivere Underwood Universal Portable appartenuta a William Faulkner. Foto di Gary Bridgman, CC BY-SA 3.0

Dopo il flop dei suoi ‘capolavori’ d’esordio, Faulkner raggiunge finalmente il successo con Santuario (1931) e Luce d’agosto (1932). Agli albori degli anni ’30 gli Stati Uniti sono nel pieno della recessione economica, la Jim Craw Law legalizza la segregazione razziale e il proibizionismo è ormai agli sgoccioli. Ed è proprio il contrabbando di alcool a fare da sfondo ai due romanzi di Faulkner più apprezzati dal pubblico dell’epoca: da un lato un cupo dramma senza possibilità di redenzione, Santuario, con al centro la vicenda personale (e scandalosa) di Tample Drake, giovane ragazza violentata in un capanno e poi segregata in un bordello di Memphis dal glaciale contrabbandiere senza scrupoli Popeye; dall’altro Luce d’agosto, la storia travagliata di Joe Christmas, uomo dalla pelle ‘color pergamena’ e ‘sangue negro’ nelle vene, anche lui contrabbandiere di alcool e assassino della donna bianca che amava, l’unica donna bianca che potesse amare a Yoknapatwapha: Joanna Burden, ultima superstite di una famiglia di abolizionisti del New England, trapiantata nell’ostile Mississippi schiavista, dopo la guerra civile.

È la natura equivoca e ambigua di Joe Christmas, metà bianco e metà nero, a renderlo uno degli antieroi più affascinanti e rari della letteratura americana. Come gli eroi tragici della tragedia greca, le cui contraddizioni venivano portate all’estremo sino ad implodere sulla scena, così Joe Christmas assurge a personaggio sommamente tragico: il suo non ri-conoscersi, non conoscere la propria reale natura ‘bianca’ o ‘nera’ nel mondo segregazionista e fanatico del Mississippi degli anni ’30, non può che spingerlo a rotta di collo verso un destino ineluttabile. Su di lui, come una spada di Damocle, pende (e penderà sino agli ultimi istanti di vita) quel ‘non conoscere’ la propria reale natura che era stata la causa dell’abbandono ancora in fasce in un orfanotrofio e poi dell’adozione da parte del fanatico religioso McEachern, che si era assunto il ‘fardello’ di redimerlo dalla sua natura ‘nera’ educandolo ad una vita di sacrifici e devozione religiosa che non gli impedirà però di ribellarsi e uccidere il suo padrone-patrigno.

Uno stabilimento per la lavorazione del legno negli anni '30, simile a quello descritto nel romanzo. Foto U.S. National Archives and Records Administration

Tuttavia, è l’amore ‘impossibile’ per Joanna la chiave di volta della vicenda umana di Joe, quell’amore che lei voleva in qualche modo ‘istituzionalizzare’, spingendolo ad abbandonare la vita facile del contrabbandiere di alcool. Unire due mondi che tutti volevano separati: è questo che fa esplodere la contraddizione profonda, ossia l’impossibilità di riconoscersi in una delle sue due nature in quanto entrambe mescolate nel proprio sangue; l’impossibilità di vivere una vita da bianco, lui sempre dimidiato, che per non pagare le prostitute nei bordelli si fingeva bianco per poi dichiararsi negro.

Nella tragedia antica, l’eroe tragico è messo in scacco nel momento in cui ‘riconosce’ di essere vittima di un dissidio insolubile legato alle proprie azioni consapevoli o meno: Edipo si acceca dopo la scoperta dell’incesto con sua madre e dell’omicidio del padre; suo figlio Eteocle è diviso tra la difesa della città e il legame che lo lega a suo fratello Polinice che voleva usurpare il suo trono; Aiace si suicida per la vergogna delle sue azioni mentre era acciecato dalla follia.

Nella tragedia americana di Faulkner, invece, il dissidio è nella natura stessa del suo antieroe: Joe Christmas è egli stesso la ‘sua’ contraddizione e l’omicidio dell’unica donna che lo potesse amare non è che la conseguenza del riconoscimento di questa sua condizione.

Ma non è tutto: a ben vedere, questo suo dissidio - il suo essere l’«ombra di un bianco»- è in verità il dramma di un’intera nazione. Joe Christmas, infatti, porta nelle sue vene quella ‘maledizione’ americana che è la «razza nera». Così la definisce il padre di Joanna Burden mentre mostra alla figlia la tomba in cui erano sepolti suo padre e suo figlio, ammazzati dal colonnello schiavista Sartoris: «Ricordatelo. Il tuo nonno e il tuo fratello giacciono lì, trucidati non da un bianco ma dalla maledizione che Dio ha gettato su un’intera razza prima che il tuo nonno o il tuo fratello o io o te fossimo mai stati anche solo pensati. Una razza condannata alla maledizione di essere in eterno per la razza bianca la maledizione e la condanna per i suoi peccati. […] la maledizione della razza nera è la maledizione di Dio. Ma la maledizione della razza bianca è il negro che sarà in eterno l’eletto di Dio perché una volta Egli lo maledisse».

La maledizione, che nella tragedia greca il dio scagliava come punizione contro il ghenos, la stirpe familiare, minandone l’integrità di generazione in generazione, in Luce d’agosto diventa la maledizione di tutta la nazione. Il dramma del razzismo, d’altronde, innerva la società americana e ne ha segnato irrimediabilmente la storia e la cultura. Il razzismo, inteso come la concezione della superiorità antropologica dell’uomo bianco su quello nero, per gli americani del Sud, come Faulkner e i suoi avi, non era semplice odio o paura del diverso, ma rappresentava l’architrave della propria identità culturale e, dopo la guerra civile, invece di essere estirpato dall’abolizione della schiavitù, si estese come un virus dal Sud in tutto il Paese.

Rex Theatre for Colored People, Leland, Mississippi, giugno 1937. Un luogo di segregazione. Foto di Dorothea Lange

Joe Christmas, dunque, non è che un mescolamento innaturale, un «abominio della carne» (queste le parole deliranti del folle Doc Hines, il nonno che lo aveva abbandonato in orfanotrofio), vero e proprio emblema di una nazione che non può ignorare - sembra dire Faulkner -, con l’illusione segregazionista, il suo dissidio e la maledizione per il proprio peccato originale. Ed è in questa follia collettiva, in questo fervore religioso quasi oracolare (che anima molti dei personaggi chiave di questa vicenda), che si consuma la tragedia di Joe Christmas, una tragedia tutta americana.

William Faulkner, fotografato da Carl Van Vechten (11 dicembre 1954). Foto Prints and Photographs division della United States Library of Congress, digital ID cph.3f06403

Eppure in Luce d’agosto manca quel nichilismo cieco e senza redenzione che corrode le anime ‘perdute’ di Santuario: è la Speranza infatti ad aprire e chiudere il romanzo, nella persona di Lena Grove, la giovane giunta a piedi, incinta, dall’Alabama, da sola e scalza, in cerca del padre della creatura che porta in grembo. Grazie a lei, alla sua ingenuità, che è seconda solo alla sua forza ostinata, Faulkner guida il lettore nell’abisso di Joe Christmas, ossia quella Dark House (titolo originale del romanzo, a cui fu poi preferito Light in August) che in fondo non è che l’America-Mississippi; ed è sempre grazie a lei, alla fine, che ne esce con gli occhi rivolti verso il Domani, verso il Tennessee.

La prima edizione di Luce d'agosto di William Faulkner.

ClassiCOOLt: ripartiamo dai classici della letteratura

ClassiCOOLt

Rubrica mensile a cura di Sara Ricci e Stefano Tonietto

I classici della letteratura sono quella cosa che tutti si vantano di aver letto almeno una volta nella vita, i più audaci addirittura due; che i più spudorati dichiarano di conoscere come le proprie tasche – nelle quali chissà perché ci finisce di tutto in maniera indistinta e poi in lavatrice è un casino.

I classici della letteratura sono una specie di status symbol, al pari di una borsa di Vuitton o di un paio di esosi trampoli di Louboutin, di un pregiato orologio da pseudoplutocomunista, di una fuoriserie parcheggiata in doppia fila perché ricchezza è impunità, di un Iphone scintillante che dura quanto uno sbadiglio e si impalla a morte due giorni prima dell’uscita del modello successivo.

I classici sono diventati un feticcio dell’alta borghesia dei salotti buoni, da esibire tra un martini e un sorso di champagne millesimato, con il tono distaccato da apericena o, in alternativa, con la pacata seriosità del marpione che seduce la fanciulla plasticosa con parole alate, attentando al mascara water proof discioltosi in una valle di lacrime di commozione.

I classici della letteratura ce li hanno rubati. I borghesi? No, sarebbe troppo anche per loro. Gli autori reali del furto sono l’indifferenza, la velocità, il culto del mordi e fuggi, la parcellizzazione. Non si può assaggiare un pezzettino di Anna Karenina per dirsi cultori di Tolstoj, non si può solo annusare il fetore di cadavere dello Ieroschimonach Zosima per accedere al torbido universo della genealogia di Fëdor Pavlovic: la letteratura non è un gioco di società, è piuttosto il suo disvelamento, la lente deformante che restituisce all’occhio del lettore la realtà nelle sue inestricabili connessioni, nelle sue immancabili contraddizioni, nella sua pulsante vitalità.

Perché dunque non riappropriarci della sola cosa che ci potrebbe arricchire senza infliggere il colpo di grazia al salvadanaio a porcellino o al nostro precario conto in banca? Noi che una Vuitton neppure serbando sotto il cuscino sei mesi di stipendi al netto delle ritenute d’acconto, noi che per sapere che roba è una Louboutin siamo andati a cercare su google, noi che al polso al massimo abbiamo lo Swatch dei diciotto anni e che in doppia fila parcheggiamo forse le natiche, sorseggiando una birra seduti sul cofano di una macchina generalmente altrui, noi che andiamo orgogliosi della vita eterna del nostro nokia 3310, il non-morto, il telefono che prende anche nelle caverne, il più amato dalle madri apprensive e dalle fidanzate con manie di controllo.

Noi dobbiamo riprenderci il piacere, il gusto e la bellezza dei classici. Non da sfoggiare come l’ultimo modello di Chie Mihara, non da esibire come una metaforica (o effettiva) erezione, non da adoperare per segnare il confine, l’abisso, la distanza siderale tra i due mondi. Ma da possedere per ampliare i nostri orizzonti, per viaggiare senza bisogno del supplemento bagagli a mano Ryanair, per esplorare il mondo senza esserne allontanati, banditi, ignorati.

Leggere i classici significa vivere più vite insieme, conoscere le pieghe dell’animo umano – dai meandri più oscuri e biechi alle luminose vette di bontà – acquisire spirito critico, affinare i sensi, praticare la lentezza, l’indugio, l’incanto. Perché i classici hanno bisogno di tempo, di silenzio, di pazienza, di dedizione. Non sono libri da leggere mentre la lavatrice finisce la centrifuga, mentre si è in fila alla posta, nella confusione di un autobus o nelle infinite sospensioni temporali di un viaggio in regionale. No, i classici hanno bisogno di attenzione, di una poltrona comoda, di una coperta se fa freddo, di una tazza di qualunque liquido – dal caffè alla grappa – che contribuisca al rilassamento e alla concentrazione. Se proprio non riuscite a rilassarvi, all’inizio, si può ricorrere al Tiocolchicoside, ma con moderazione, non più di 8mg ogni 12 ore.

Ecco svelato il mistero di questa nuova rubrica, che ogni mese vi ricongiungerà a un classico con l’obiettivo di sedurvi, irretirvi e avvincervi tra le pagine intramontabili di opere ormai desuete che, tuttavia, hanno ancora molte cose da dire. Ci rivolgiamo a lettori appassionati, ai quali speriamo di offrire un nobile servigio; ma anche a lettori implumi, che trarrebbero enorme giovamento da queste letture; ci rivolgiamo infine anche agli esibizionisti da salotto, i quali, grazie a questo piccolo vademecum per muoversi nell’intricato mondo della letteratura, potranno se non altro azzeccare qualche citazione, contestualizzare meglio le proprie esternazioni, sedurre fanciulle facilmente impressionabili con le poesie di Verlaine e non, santi numi, con le massime filosofiche ed esistenziali di Fabio Volo.

Vi diamo quindi appuntamento al prossimo mese con un piccolo gioiello semi-sconosciuto, recentemente ripubblicato nella bella traduzione di Gina Martini da Quodlibet Compagnia Extra: l’immenso, ironico, destabilizzante, bizzarro ultimo romanzo incompiuto di Gustave Flaubert, Bouvard e Pécuchet. [SR & ST]


Festival del Medioevo: oltre cento eventi per la grande manifestazione eugubina

Sono davvero tantissimi gli appuntamenti di questa IV edizione del Festival del Medioevo che si terrà a Gubbio dal 26 al 30 settembre. Il tema di questa quarta edizione è Barbari. La scoperta degli altri, il cui programma potete trovare qui o scaricare qui.

Un viaggio tra i popoli e gli individui. In mezzo ai “forestieri” e intorno ai confini, le convenzioni della storia e della geografia: segni che indicano un limite comune. Qualcosa che separa ma allo stesso tempo può anche unire. E che costruisce l'alterità e l'identità, l'amico e lo straniero, l'estraneo e il diverso. Una parola che contiene in sé l'idea di un territorio definito, di una separazione. Ma che indica anche una meta da raggiungere o un obiettivo da superare.

In pochi anni il Festival del Medioevo è diventata la più importante manifestazione nazionale di divulgazione storica intorno ai secoli della cosiddetta Età di Mezzo. L'appuntamento annuale a Gubbio è insieme colto e popolare. Propone più di cento eventi. Oltre duecento i protagonisti:  storici, scrittori, artisti, architetti, scienziati e giornalisti.

Il Festival del Medioevo 2018 è quindi ricco di eventi collaterali al programma delle Lezioni di Storia: sono previste numerose attività come incontri con gli autori, la Fiera del libro medievale, mostre,
dimostrazioni, living history, spettacoli e concerti, visite guidate e attività per i più piccoli.

Ritroverete parte dei suddetti eventi in questo post in aggiornamento quotidiano.

Indice:

  • Trekking letterari gratuiti tra le meraviglie eugubine
  • Due spettacoli sotto gli affreschi di Ottaviano Nelli nella chiesa di Sant'Agostino
  • Tre spettacoli di falconeria al Festival del Medioevo
  • Il Gruppo Sbandieratori Gubbio per due esibizioni coinvolgenti
  • Bambini e ragazzi protagonisti tra letture, giochi di ruolo e teatro delle ombre
  • Laboratorio di danze medievali
  • Con la funivia per salire in cima al "Colle Eletto"

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Le dieci mostre assolutamente da vedere entro il 2019

L’anno sta per volgere alla sua fase finale, ma le emozioni per gli appassionati di cultura
proseguono, con un calendario autunnale ricco di entusiasmanti eventi museali. L’Italia intera sarà
caratterizzata da molteplici esposizioni per una variegata offerta culturale adatta ad ogni tipologia di
gusto: personalità di spicco dell’arte internazionale, maestri della tradizione nostrana, figure
d’avanguardia, e non solo. Una celebrazione dell’arte a 360 gradi, coinvolgente pittura, scultura,
fotografia, grafica, ma anche archeologia e letteratura.

Ecco a voi una selezione degli eventi clou dell’autunno 2018:

 

Marchesa Elena Grimaldi (olio su tela, 1623 circa), opera di Antoon Van Dyck, conservato alla National Gallery of Art

A Torino la Galleria Sabauda ospiterà dal 16 novembre la mostra Van Dyck. Pittore di
Corte, per onorare l’allievo migliore di Rubens, colui che mutò profondamente la tecnica del
ritratto nel corso del Seicento. Presente nelle più importanti corti europee – tra cui quelle di
Giacomo I e Carlo I d’Inghilterra – ritrasse regine, principi e nobili appartenenti alle famiglie
più facoltose del suo tempo, restituendo capolavori dall’elegante e minuziosa riproduzione,
nonché dall’elevata qualità cromatica. Annamaria Bava e Maria Grazia Bernardini curano la
mostra, ove il nucleo di opere presenti nella Galleria sarà affiancato ulteriori dipinti forniti da
rilevanti musei, per un totale di oltre cento opere esposte.


A Modena dal 22 settembre fino al 6 gennaio 2019 alla Galleria Estense ci attenderà
l’interessante esposizione Meravigliose avventure. Racconti di viaggiatori del passato,
relativa ad esperienze di viaggio compiute da esploratori, pellegrini e mercanti tra il
Quattrocento e l’Ottocento. Una cospicua porzione del patrimonio della Biblioteca Estense
Universitaria, caratterizzata da preziosi volumi con illustrazioni, sarà affiancata da dipinti,
sculture, elementi decorativi e materiale etnografico. Tra i testi più rari vanno menzionate la
prima edizione dell’epistola indirizzata da Cristoforo Colombo ai reali di Spagna e la
Cosmografia elaborata da Tolomeo per il duca Borso d’Este. Furono testimonianze dal valore
gnoseologico inestimabile per la conoscenza di territori e popolazioni semisconosciuti in
Europa.


A Firenze dal 29 ottobre nelle Gallerie degli Uffizi sarà visibile eccezionalmente Il codice
Leicester di Leonardo da Vinci. L’acqua microscopio della natura. Si tratta di uno tra i più
rilevanti risultati del genio leonardiano, un manoscritto di 72 pagine colmo di eccezionali
intuizioni e magnifici disegni offerto per l’occasione dal suo proprietario Bill Gates.
L’esposizione, curata da Paolo Galluzzi, permetterà di sfogliarne le pagine su schermi digitali
valutando l’opera con le nozioni attuali sull’acqua e sull’ambiente.


A Roma dal 17 ottobre avrà luogo nelle Scuderie del Quirinale la mostra Ovidio. Amori e
Metamorfosi per ricordare la morte del poeta romano avvenuta duemila anni fa. Verrà
descritto l’uomo e il poeta: colui che si scontrò con l’imperatore Augusto per questioni etiche e
politiche, nonché l’autore di meravigliosi versi sull’amore. Fulcro dell’esposizione sarà
Metamorphoseon libri XV, poema epico-mitologico relativo alla metamorfosi tramite il quale ci
sono pervenute molteplici narrazioni mitologiche appartenenti alla classicità greco-romana. Il
tutto sarà narrato attraverso duecento opere: statue, affreschi, monete, codici miniati e gemme
che dall’antichità giungono all’epoca barocca.


A Milano sarà ammirabile presso il Museo della Permanente la mostra immersiva Caravaggio
– Oltre la tela, atta ad illustrare le suggestive opere del genio bergamasco: i dipinti delle
cappelle Contarelli e Cerasi, Medusa custodita agli Uffizi e Decollazione del Battista nella
Concattedrale di La Valletta, i quadri del Louvre tra i quali Morte della Vergine, solo per
citarne alcune. Dal 6 ottobre sarà possibile coglierne i capolavori dai colori intensi, rifotografati
appositamente per l’esposizione, esito di un progetto tecnologico fondato su trenta proiettori,
cuffie bineurali e videomapping.


A Rovigo presso il Palazzo Roverella si discuterà del rapporto tra Arte e magia. Il fascino
dell’esoterismo in Europa in una mostra curata da Francesco Parisi. Sarà visitabile da sabato
29 settembre sino al 27 gennaio 2019, per cogliere l’influsso delle correnti esoteriche sulle arti
figurative europee dal Simbolismo alle Avanguardie storiche mediante artisti quali Redon,
Ranson, Grasset, Delville, Rops, Martini, Serusier, Kandinsky, Schwabe, Robin, Munch,
Bistolfi, Kienerk, Basile, Klee, Balla e Watts. Si procederà dalla sezione I con l’invito al
Silenzio iniziatico, alla sezione II con i templi e gli altari tipici dell’architettura esoterica, sino
alla sezione III con la raffigurazione finale di aure e forme ancestrali.

A Venezia da venerdì 7 settembre vi saranno Tintoretto 1519- 1594 presso il Palazzo
Ducale ed Il giovane Tintoretto presso le Gallerie dell’Accademia. Nel festeggiare il
cinquecentesimo anniversario della nascita di Jacopo Robusti, innovatore artista dalla pittura
visionaria, Venezia ne rievoca la memoria in collaborazione con la National Gallery of Art di
Washington. Cinquanta dipinti e venti disegni per una vasta esposizione resa possibile dai
preziosi prestiti offerti da musei italiani ed esteri, tra i quali la National Gallery, il Victoria ed
Albert Museum, il Louvre ed il Prado di Madrid. Curato da Robert Echols e Frederick Ilchman,
l’itinerario espositivo inizia e termina con due autoritratti del celebre pittore, realizzati
rispettivamente agli inizi e in conclusione della propria carriera. Tra le opere più rilevanti
citiamo Giuditta e Oloferne, Il ratto di Elena lungo più di tre metri, Ritratto di Giovanni
Mocenigo e gli immancabili cicli compiuti dal 1564 al 1592 proprio per Palazzo Ducale,
ammirabili nel luogo d’origine.


A Perugia nella Galleria Nazionale dell’Umbria avverrà l’esposizione inedita di capolavori
risalenti all’epoca d’oro della scuola umbra mediante la rassegna L’altra galleria: opere
realizzate tra il Duecento ed il Cinquecento da abili maestri tra i quali Meo da Siena, Allegretto
Nuzi, Giovanni Boccati, Benvenuto di Giovanni, Eusebio da San Giorgio e il Perugino.
Solitamente custoditi nei depositi per motivi conservativi o carenze di spazio, dal 22 settembre
saranno finalmente visibili accanto alla collezione permanente di opere di Beato Angelico,
Piero della Francesca, Pintoricchio, Perugino e Pietro da Cortona.


A Genova da sabato 8 settembre Palazzo Ducale sarà luogo di esposizione della splendida
mostra Fulvio Roiter. Fotografie 1948 – 2007: centocinquanta foto raffiguranti suggestivi
panorami in Sicilia e nella laguna di Venezia, nonché particolari scatti realizzati durante i
soggiorni esteri a New Orleans, in Belgio, Portogallo, Andalusia e Brasile, evidenziano
l’internazionalità e l’originalità del suo operato. Immagini per lo più vintage, in bianco e nero,
caratterizzate da una finezza compositiva che si inserisce nel pieno stile neorealista. Curata da
Denis Curti, la mostra è suddivisa in nove sezioni che ne raccontano la passione per la natura,
lo stupore e la meraviglia di andare oltre i confini e la realtà alla ricerca di un perfetto equilibrio
tra eleganza e semplicità.


A Torino è prevista ulteriormente la mostra Ercole e il suo mito, dal 13 settembre presso la
Reggia Venaria: una collezione di settanta opere che raffigurano l’eroe della mitologia greca su
reperti archeologici, dipinti, gioielli, statue ed altri supporti appartenenti non soltanto
all’antichità classica, poiché il mito viene ripercorso dalle origini pagane sino al Novecento. La
visita comincia idealmente con la “Fontana d’Ercole”, elemento principale dei Giardini della
Reggia attualmente in fase di restauro, seguita da rinvenimenti archeologici quali vasi, coppe
ed anfore risalenti all’Attica del 500-300 a.C.. Vi è poi l’associazione cristiana della figura
dell’eroe con quella di Cristo durante la fase medievale, proseguendo con la celebrazione
dell’eroe anche nel periodo rinascimentale tramite produzioni pittoriche e plastiche, nonché nel
Novecento attraverso i film peplum nell’Italia degli anni Cinquanta-Sessanta e ancor più
recentemente ad Hollywood.

Ovviamente la rassegna proposta non auspica affatto ad essere esaustiva, in quanto i mesi a venire
offrono una vastissima scelta di mostre riguardanti anche l’arte moderna e contemporanea. Dunque
ci attende un autunno colmo di imperdibili eventi culturali, che consiglio vivamente ad ognuno di
voi di poter visitare personalmente.

Ritratto del principe Tommaso Francesco di Savoia Carignano (olio su tela, 1634), opera di Antoon Van Dyck, conservato alla Galleria Sabauda di Torino

Venezia: undicesima edizione del Festival Internazionale di Letteratura "Incroci di civiltà"

L’UNIVERSITÀ CA’ FOSCARI PRESENTA

INCROCI DI CIVILTÀ

FESTIVAL INTERNAZIONALE DI LETTERATURA

A VENEZIA

 

Dal 4 al 7 aprile 2018 venticinque scrittori provenienti da ventuno Paesi incontrano il pubblico per l’undicesima edizione del Festival

Credits: Annalena McAfee

VENEZIA - Sarà Ian McEwan, l’acclamato autore inglese di romanzi, racconti e sceneggiature – come Bambini nel tempo (Einaudi, 1988), Espiazione (Einaudi, 2002)  e i più recenti Chesil Beach (Einaudi, 2007), Solar (Einaudi, 2010), Miele(Einaudi, 2012), La ballata di Adam Henry (Einaudi, 2014), Nel guscio (Einaudi, 2017) – a inaugurare al Teatro Carlo Goldoni mercoledì 4 aprile alle ore 17.00 l’undicesima edizione di Incroci di civiltà, il Festival internazionale di letteratura a Venezia, ideato e organizzato dall’ Università Ca’ Foscari Venezia – che festeggia quest’anno i suoi 150 anni –  in collaborazione con Fondazione di Venezia e Comune di Venezia e inserito all’interno del programma ‘le Città in Festa’, con la partnership di The BAUERs Venezia, Fondazione Musei Civici Venezia e Marsilio.

Questa undicesima edizione di Incroci di civiltà ribadisce lo spirito del festival, capace di accostare firme prestigiose ad autori emergenti e offrire al vasto pubblico di lettori appassionati una prospettiva privilegiata sulla letteratura contemporanea mondiale.

Dal 4 al 7 aprile 2018 si incontreranno a Venezia venticinque scrittori provenienti da ventuno Paesi: Australia, Cile, Francia, Germania, Giappone, Gran Bretagna, Grecia, Israele, Italia, Kenya, Nicaragua, Nigeria, Norvegia, Malesia, Marocco, Romania, Russia, Sri Lanka, Spagna, Svezia, Turchia.

Un focus speciale sarà dedicato agli autori africani, con la presenza di Ngũgĩ wa Thiong’o e Abdilatif Abdalla (Kenya), e del Premio Nobel per la Letteratura nel 1986 Wole Soyinka (Nigeria). Verranno presentati i primi due numeri con testo a fronte della nuova collana della Libreria Editrice Cafoscarina ‘Incroci di civiltà’: poesie scelte di Mohamed Moksidi (Marocco) a cura di Simone Sibilio (Ca’ Foscari) e due racconti di Emine Sevgi Özdamar (Turchia/Germania) a cura di Stefania Sbarra (Ca’ Foscari).

Michele Bugliesi, Rettore dell’Università Ca’ Foscari Venezia: «Incroci di civiltà è uno degli appuntamenti culturali di punta di Ca’ Foscari, una manifestazione nata sotto il segno dell’inclusione e della diversità culturale e linguistica, temi che sono propri del nostro Ateneo, della nostra ricerca scientifica e dei progetti e interessi dei nostri docenti e ricercatori. Quest’anno, all’undicesima edizione, il Festival continua ad appassionare molti lettori e cittadini e ad attirare a Venezia le firme più affermate del panorama letterario internazionale. Le tematiche d’attualità e l’interesse per le diverse culture continuano a costituire il cuore della proposta di Incroci di civiltà, che può contare sulla preziosa collaborazione delle principali istituzioni cittadine che ringrazio per il loro sostegno».

Flavio Gregori, Prorettore alle Attività e Rapporti Culturali di Ca’ Foscari: «Incroci di civiltà è uno dei momenti più alti della programmazione culturale di Ca’ Foscari. Come ha ricordato il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella all’inaugurazione del 150esimo Anno Accademico, Ca’ Foscari ha una vocazione speciale nel panorama italiano per lo studio e l’insegnamento delle lingue e letterature straniere di tutto il mondo. Incroci rappresenta in modo esemplare questa vocazione  facendo dialogare scrittrici e scrittori di oltre venti Paesi con i nostri docenti e con il pubblico dei lettori. Incroci non è solo un festival che dura i quattro giorni della manifestazione ma è il risultato di un lavoro di tutto l’anno da parte degli organizzatori, dei professori, degli studenti, del mondo editoriale e di tutti coloro che vi collaborano. È una realtà riconosciuta e apprezzata a livello nazionale e internazionale, diventata uno degli eventi più importanti, centrali e attesi nella vita culturale di Venezia».

Pia Masierodirettrice del Festival Incroci di civiltà: «E’ un privilegio per me essere anche quest’anno la direttrice di Incroci di civiltà per quello che il festival rappresenta per l’Ateneo e per la città. Non un salone del libro, né una semplice vetrina per le ultime novità editoriali, ma un momento di riflessione profonda su temi che continuano ad essere centrali per il nostro tempo. Incroci di civiltà è uno dei modi – belli e riusciti – con cui Ca’ Foscari dialoga con la città di Venezia».

Giovanni Dell’Olivo, direttore della Fondazione di Venezia: «Lo sguardo privilegiato degli scrittori e delle scrittrici ci offre la grande opportunità di osservare il mondo di oggi e leggere la contemporaneità. L’avvicinarsi, l’incontrarsi, il dialogare e l’incrociarsi di culture vicine e lontane ci consente di affrontare e analizzare le tematiche più urgenti e attuali. Ci sta a cuore la crescita culturale della nostra comunità e questa rassegna internazionale, per la qualità dei suoi contenuti e la statura dei suoi protagonisti, è linfa vitale per il nostro territorio. Con orgoglio, dunque, la Fondazione di Venezia rinnova il suo supporto a Incroci di civiltà nell’ambito di un consolidato rapporto di collaborazione, attiva e progettuale, con l’Università finalizzato allo sviluppo culturale della collettività e dei giovani in particolare».

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Venezia: mostra "Anna Karenina come specchio dell’epoca"

Dal 12 al 20 febbraio la mostra Anna Karenina come specchio dell’epoca presso lo spazio espositivo CFZ Zattere

ANNA KARENINA, L’ILLUSTRAZIONE DI UN’EPOCA

Una selezione di 18 rarissime illustrazioni provenienti

dal Museo di Stato Lev Tolstoj

 

VENEZIA – Appuntamento con una dei più conturbanti personaggi della letteratura russa: Anna Karenina di Lev Tolstoj. Il 12 febbraio 2018 alle ore 18.00 si terrà il vernissage della mostra Anna Karenina come specchio dell’epoca, presso lo spazio espositivo CFZ – Cultural Flow Zone dell’Università Ca’ Foscari Venezia, Zattere al Pontelungo, Dorsoduro 1392.

Anna Karenina è da 140 anni il libro più popolare di Lev Tolstoj . Tradotto in quasi tutte le lingue del mondo, ha ispirato decine di artisti e registi che lo hanno illustrato nel corso di varie epoche, con tecniche e stili diversi. Ambientato nelle più alte classi sociali russe, dipinge l’eterno conflitto tra passione e fedeltà, libertà e costrizione, individuo e società, che da sempre dilania l’essere umano.

La mostra, organizzata dallo CSAR - Centro Studi sulle Arti della Russia e da CFZ Zattere, è un’imperdibile occasione per specchiarsi nella società russa di fine 1800 e viverla da spettatori attraverso le illustrazioni del romanzo. Una selezione di diciotto illustratori russi attraverso le cui opere, presentate dal Museo di Stato Lev Tolstoj, si avrà l’impressione di rivivere la storia di Anna Karenina. Inoltre, l’atmosfera della seconda metà del XIX secolo sarà ricreata con maggiore suggestione grazie anche ai manoscritti dell’autore e alle edizioni rare del libro esposte in mostra.

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Milano: ciclo “Capolavori dal mondo” alla Biblioteca Sormani

Cultura

Parte il 1° febbraio in Sormani il primo degli incontri del ciclo “Capolavori dal mondo”, per esplorare la letteratura degli altri continenti

Nove giovedì nei nove Municipi della città, fino al 14 giugno, racconteranno quali scrittori antichi e moderni vengono letti e amati nelle culture diverse dalla nostra.

Milano, 20 gennaio 2018 - Per favorire il dialogo interculturale e la conoscenza reciproca, il Comune di Milano ha invitato le associazioni delle comunità internazionali presenti in città, riunite nel Forum della Città Mondo, a presentare al pubblico i capolavori delle loro letterature: quali scrittori antichi e moderni vengono letti e amati nelle culture diverse dalla nostra, quali vengono studiati a scuola e quali hanno contribuito e contribuiscono a formare le coscienze di popoli lontani dal nostro? Per rispondere a queste domande nasce “Capolavori dal mondo”, il programma di incontri letterari con nove appuntamenti, da febbraio a giugno, distribuiti sul territorio in altrettante sedi dei Municipi di Milano. L’ingresso a tutti gli incontri è libero fino a esaurimento posti.

Si comincia giovedì 1° febbraio alle ore 18 nella Sala del Grechetto della Biblioteca Sormani con la presentazione di un grande classico della letteratura cinese, il romanzo del XVI secolo “Viaggio in Occidente” che con il suo popolarissimo eroe Scimmiotto ha influenzato anche il nostro immaginario moderno: molti ricorderanno il fumetto disegnato da Milo Manara nel 1976, e i più giovani penseranno invece al manga “Dragon Ball” che a questo classico è liberamente ispirato. Scimmiotto, impertinente e iconoclasta, fu elogiato da Mao come metafora del potere liberatorio della rivoluzione, e tuttora è onnipresente nei media cinesi. Le specialiste dell’Istituto Confucio dell’Università degli Studi di Milano, Alessandra Lavagnino e Simona Gallo, ce ne faranno conoscere molti aspetti poco noti. Come scriveva Italo Calvino, “Un classico è un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire”.

Il secondo incontro avrà luogo giovedì 22 febbraio, sempre alle ore 18, nel Municipio 6 presso la Casa delle Arti - Spazio Alda Merini di via Magolfa e vedrà come protagonista la poesia con un classico in lingua berbera: l’opera di Si Mohand (1849-1905) sarà presentata da Vermondo Brugnatelli, che ne ha curato la prima traduzione in italiano, con letture in lingua originale e canti moderni a cura dell’Associazione culturale Berbera.

Il terzo incontro è una serata speciale dedicata a Gabriel García Márquez per celebrare i 50 anni dalla prima traduzione in italiano di “Cent’anni di Solitudine”: giovedì 1 marzo dalle ore 18 alle 21 all’Auditorium “Cerri” di via Valvassori Peroni (Municipio 3) le associazioni dei colombiani presenti in Italia evocheranno il Macondo di Gabo con letture collettive, una conferenza che esplora i rapporti tra la musica popolare colombiana e la prosa del romanzo e un concerto tenuto da un gruppo musicale venuto appositamente dalla regione di Baranquilla in Colombia.

La rassegna proseguirà con i capolavori di Egitto (Mahfuz, 15 marzo Biblioteca Fra Cristoforo, Municipio 5), Cile (Neruda, 19 aprile Casa della Memoria, Municipio 9), Brasile (Vinícius de Moraes, 3 maggio Villa Scheibler, Municipio 8), poi un altro evento speciale, giovedì 17 maggio, al Mercato Comunale di viale Monza 54 (Municipio 2), intitolato “Diwan Mediterraneo” (letture di poesie arabe, italiane e spagnole che illustrano la circolazione degli influssi culturali nelle letterature dei paesi del Mediterraneo). Si concluderà poi con l’India (il Ramayana, 31 maggio Biblioteca Sicilia, Municipio 7) e con un incontro dedicato alle voci femminili dell’Africa subsahariana (14 giugno alla Cascina Casottello, Municipio 4).

Come da Comune di Milano.


Roma: Pirandello oggi a centocinquanta anni dalla nascita

Pirandello oggi a centocinquanta anni dalla nascita
(1867-2017)

Le tre Università di Roma,  Sapienza, “Roma Tre, “Tor Vergata”,  lo ricordano con una serie di iniziative e con convegno internazionale a lui dedicato.
Lunedì 26 giugno ore 10,30 - Aula magna - Rettorato – Sapienza Università di Roma

Martedì 27 giugno ore 9,00 – Aula magna - Rettorato – Università degli Studi Roma Tre

Mercoledì 28 giugno ore 10,00 – Villa Mondragone – Università degli Studi Tor Vergata

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Incroci di civiltà, Festival Internazionale di letteratura a Venezia

INCROCI DI CIVILTÀ, FESTIVAL INTERNAZIONALE DI LETTERATURA A VENEZIA, FESTEGGIA LA DECIMA EDIZIONE

Dal 29 marzo al 1° aprile 2017 venticinque scrittori provenienti da venti Paesi incontrano il pubblico e celebrano il decennale del Festival


VENEZIA - Sarà il grande scrittore turco, Orhan Pamuk, Premio Nobel 2006, a inaugurare al Teatro Carlo Goldoni mercoledì 29 marzo alle ore 17.30 la decima edizione di Incroci di civiltà, il Festival internazionale di letteratura a Venezia, promosso da Università Ca’ Foscari Venezia, Fondazione di Venezia e dal Comune di Venezia, Assessorato alle Attività e Produzioni Culturali, con la partnership di The BAUERs Venezia, Fondazione Musei Civici Venezia e Marsilio.
Il Festival, dal 29 marzo al 1° aprile 2017, accoglierà venticinque scrittori provenienti da venti Paesi (alcuni sono già loro stessi “incroci” di più nazionalità) che si ritroveranno nel capoluogo lagunare a condividere la loro specifica visione sul mondo per un pubblico di lettori appassionati. Un compleanno che Incroci di civiltà festeggia con autori emergenti e con firme prestigiose come sempre nel segno della letteratura di qualità. Pur senza costituire un vero e proprio motivo conduttore del programma, in quest’edizione faremo emergere il tema del ritorno. Non semplicemente perché alcuni dei protagonisti torneranno per il decennale ad Incroci ad alcuni anni di distanza dalla loro prima partecipazione, com’è appunto il caso di Pamuk, di Nooteboom, di Seth e di Matar, ma perché inviteremo gli autori a riflettere su questo tema in un momento così drammatico di spostamenti, di esili forzati e ritorni sperati. Un libro su tutti, già accolto con uno straordinario riscontro di critica e di pubblico e in uscita in Italia poco prima di Incroci, ne rappresenta la quintessenza, Il ritorno di Hisham Matar.
Turchia, Romania, Repubblica Ceca, Francia, Ungheria, Italia, Giappone, Israele, Stati Uniti, Kenya, Saint Martin, Gran Bretagna, Olanda, India, Argentina, Svezia, Slovenia, Libia, Haiti, e Canada sono i Paesi rappresentati dagli scrittori di Incroci di civiltà 2017.
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Ferrara: Cosa vedeva Ariosto quando chiudeva gli occhi

ORLANDO FURIOSO 500 ANNI. COSA VEDEVA ARIOSTO QUANDO CHIUDEVA GLI OCCHI
2 giorni di maratona di lettura dell’Orlando

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Il 2 e 3 dicembre tutti potranno assistere ad un evento davvero speciale: la lettura integrale e continua dell’Orlando furioso di Ludovico Ariosto, nella città dove questo capolavoro è nato. Maratona Orlando si svolgerà dalle 9.30 di venerdì 2 dicembre alla mezzanotte di sabato 3 dicembre nel Salone d’Onore della Pinacoteca Nazionale, al piano nobile di Palazzo dei Diamanti di Ferrara, monumento che, al piano terra, ospita fino all’8 gennaio 2017 anche la grande mostra Orlando furioso 500 anni. Cosa vedeva Ariosto quando chiudeva gli occhi.

L'evento, che si svolgerà nell’arco di circa 38 ore, coinvolgerà attori e non, studenti, insegnanti e tutti i cittadini desiderosi di partecipare a un’esperienza collettiva. I 46 canti dell'Orlando furioso sono stati suddivisi fra quasi 1.000 partecipanti: voci soliste si alterneranno a cori, a letture a canone, a libere interpretazioni. La sfida è quella di ridare vita al poema a 500 anni dalla sua nascita, ma anche riscoprire il piacere di leggere, assaporare e condividere la forza di uno dei capolavori della letteratura.