Salgono a 53 i siti UNESCO in Italia

FRANCESCHINI: SALGONO A 53 I SITI UNESCO IN ITALIA
Le antiche faggete e le Opere di difesa veneziane iscritte nella lista del Patrimonio dell'Umanità

Salgono a 53 i siti italiani iscritti nella lista del Patrimonio dell'Umanità dell'Unesco. Dopo il riconoscimento attribuito ieri a un insieme di dieci antiche faggete italiane per una superficie di 2127 ettari nel contesto del sito ambientale transazionale delle Foreste primordiali dei faggi dei Carpazi e di altre regioni d'Europa, la 41° sessione del Comitato del Patrimonio Mondiale, in corso a Cracovia, ha iscritto nella Lista del Patrimonio Mondiale dell'Unesco il 53° sito italiano. Si tratta delle "Opere di difesa veneziane tra il XVI ed il XVII secolo: Stato di Terra - Stato di mare occidentale", un sito seriale transnazionale presentato nel 2016 dall'Italia insieme con Croazia e Montenegro all'Unesco a Parigi. Il sito raccoglie un insieme straordinario dei più rappresentativi sistemi difensivi alla moderna realizzati dalla Repubblica di Venezia, progettati dopo la scoperta della polvere da sparo e dislocati lungo lo Stato di Terra e lo Stato di Mare. Per decisione del Comitato del Patrimonio Mondiale, entrano a far parte del sito Unesco le opere di difesa presenti a Bergamo, Palmanova, Peschiera del Garda per l'Italia, Zara e Sebenico per la Croazia, Cattaro per il Montenegro.
"Questo importante risultato - dichiara il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, Dario Franceschini - conferma il forte e pluriennale impegno dell'Italia nell'attuazione della Convenzione del Patrimonio Mondiale Unesco. Un'opera preziosa che consente al nostro Paese di mantenere il primato del numero di siti iscritti alla Lista e di esercitare un notevole ruolo nella diplomazia culturale nel contesto internazionale".
La candidatura è il risultato di un lungo e complesso lavoro di équipe. Coordinata a livello centrale dal MiBACT, ha visto la partecipazione di studiosi di chiara fama così come delle più alte cariche istituzionali e dei servizi tecnici dei Comuni coinvolti, dei rappresentati delle altre istituzioni territoriali insieme con gli uffici periferici del MiBACT. Una nutrita delegazione italiana era presente a Cracovia al momento della proclamazione. Oltre alla Rappresentanza Permanente d'Italia presso l'Unesco, erano presenti tutti i protagonisti del progetto di candidatura: il MiBACT, i Sindaci dei Comuni coinvolti, esperti e tecnici che hanno partecipato al lungo lavoro intrapreso fin dal 2008.
Roma, 9luglio 2017
Ufficio Stampa MiBACT
Le Opere di difesa veneziane tra il XVI e XVII secolo Stato da Terra -  Stato da Mar occidentale
Breve descrizione
Le Opere di difesa veneziane tra il XVI e XVII secolo Stato da Terra -  Stato da Mar occidentale sono costituite da sei componenti fortificate situate in Italia, Croazia e Montenegro, che formano un sistema esteso per oltre mille chilometri tra la Regione Lombardia in Italia, e la costa orientale adriatica. La serie nel suo complesso rappresenta una significativa rappresentazione tipologica delle fortificazioni costruite dalla Serenissima tra il XVI e il XVII secolo, un periodo molto importante nella lunga storia della Repubblica di Venezia. Inoltre il sistema è rappresentativo delle modalità di intervento, dei progetti, dei nuovi criteri riconducibili all’architettura militare "alla moderna" poi diffusa in tutta Europa.
L'introduzione della polvere da sparo ha comportato importanti trasformazioni delle tecniche e dell'architettura militare, cambiamenti che si riflettono nella progettazione delle fortificazioni  denominate alla moderna. Gli apparati difensivi dello Stato di Terra (a protezione della Repubblica dai potentati europei del nord-ovest) e dello Stato di Mare (a difesa delle rotte marittime e dei porti, dal Mare Adriatico fino a Levante) erano entrambi necessari per proteggere l'assetto territoriale ed il potere della Repubblica di Venezia.
Durante il Rinascimento, il vasto e strategico territorio della Serenissima fu lo spazio ideale per sostenere la nascita dei sistemi bastionati o ‘alla moderna’; già concepite in un’ottica di rete estesa e innovativa, la opere di difesa create dalla Repubblica di Venezia sono di eccezionale importanza storica, architettonica e tecnologica.
Gli elementi di Eccezionale Valore Universale sono molteplici: dalle colossali operazioni di scavo per i percorsi ipogei, alle realizzazione di complessi manufatti che riflettono i nuovi requisiti costruttivi messi a punto tra XVI e XVII dai tecnici della Repubblica. Al valore del sito, contribuisce fortemente il contesto paesaggistico in cui si inseriscono le sei componenti, ciascuna in grado di offrire notevoli suggestioni visive all’interno del proprio contesto; inoltre gli elementi della serie inseriti all’interno di tessuti urbani medievali preesistenti o interessati da interventi riconducibili a più recenti periodi storici (del periodo ottomano e napoleonico) hanno mantenuto chiaramente la loro matrice veneziana e ciascuna opera testimonia ancora oggi la propria funzione tattica nell’ambito del sistema complessivo.
Criteri
Criterio (iii): Le opere di difesa veneziane alla moderna costituiscono un'eccezionale testimonianza dell’architettura militare che si è evoluta tra XVI e XVII secolo e che ha interessato territori vasti e le loro interazioni. Nel loro insieme le componenti testimoniano la presenza di una rete difensiva unica tra Stato da Terra e Stato da Mar occidentale incentrato sul Mare Adriatico storicamente conosciuto come Golfo di Venezia. Tale progetto difensivo ebbe connotazione civile, militare e urbane che si estesero oltre il bacino mediterraneo spingendosi a Oriente.
Criterio (iv): Le difese veneziane presentano tutte le caratteristiche del sistema fortificato alla moderna (sistema bastionato) testimoniando i mutamenti che furono introdotti successivamente all'introduzione della polvere da sparo. Nel loro insieme, i sei elementi dimostrano in modo eccezionale le caratteristiche di un progetto difensivo concepito sulla base di grandi capacità tecniche e logistiche, di moderne strategie di combattimento e dei nuovi requisiti architettonici applicati diffusamente nelle difese dello Stato da Terra e del settore occidentale dello Stato da Mar.

Come da MiBACT, Redattore Renzo De Simone


Alberobello: Mostra #HoUnMuseoInTesta

#HoUnMuseoInTesta

locandina-i-trulli-di-alberobello-2016

La comunicazione dei tempi correnti viaggia su piattaforme digitali e viene ormai veicolata attraverso etichette tematiche note come hashtag (#). Non sorprenda allora che questo articolo rechi un hashtag persino nel titolo: #HoUnMuseoInTesta è la voce che identifica l’allestimento museale temporaneo organizzato dall’Associazione per il Recupero delle Tradizioni e della Cultura di Alberobello (Arteca) in occasione del ventennale UNESCO.

L’iniziativa si inserisce nell’ambito delle attività promosse e cofinanziate dall’Amministrazione Comunale per la commemorazione dei vent’anni dal riconoscimento UNESCO dei Trulli di Alberobello. La mostra – che si fregia anche del patrocinio della Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO – si configurerà come una ricostruzione illustrata degli eventi che hanno condotto la comunità di Alberobello a ottenere nel dicembre del 1996 il riconoscimento dell’iscrizione dei Trulli di Alberobello nel novero dei siti Patrimonio Mondiale dell’Umanità.

Nello specifico, si tratterà di un’esposizione temporanea che ripercorrerà attraverso la documentazione originale d’epoca (e in copia anastatica) e a mezzo di riproduzioni filmate (e multimediali) la storia del turismo ad Alberobello (ossia da quando si attivarono i primi meccanismi per la promozione di una tutela dei trulli) attraverso gli scritti di viaggio dei visitatori del passato. In questo senso, il titolo completo della rassegna è chiarificatore: I Trulli di Alberobello attraverso la letteratura di viaggio. «Il più singolare paese d’Italia» a vent’anni dal riconoscimento Unesco (1996-2016).

Leggere di più


Israele: statua di ufficiale egizio a Tel-Hazor

25 Luglio 2016

I tre volontari che hanno effettuato il ritrovamento. Photo credit: Shlomit Bechar
I tre volontari che hanno effettuato il ritrovamento. Photo credit: Shlomit Bechar

Un grande frammento di una statua di un ufficiale egiziano è stata ritrovata a Tel-Hazor, a nord del Mar di Galilea, in Israele. Il frammento, che misura 45X40 cm, è stato ritrovato nel palazzo amministrativo dell'antica città e corrisponde alla parte inferiore della statua, al piede (si ritiene che - completa - la statua misurasse quanto un maschio adulto). Geroglifici sono stati ritrovati: al momento si è ancora in una fase di lettura preliminare e non è chiaro titolo e nome dell'ufficiale egizio che possedeva la statua.

Essa era originariamente collocata o nella tomba dell'ufficiale o in un tempio, probabilmente quello del dio egizio Ptah. Le iscrizioni parlano delle attività dell'ufficiale nella regione di Memphis, luogo di culto del dio.

Tre anni fa, nel sito si ritrovò il frammento del faraone Micerino (Menkaure) che regnò in Egitto nel 25esimo secolo prima dell'era volgare. Si tratta delle due sole statue monumentali egizie per questo contesto nel Levante. Testimonierebbero così l'importanza dell'edificio e dell'antica città. La maggior parte delle statue qui data al Medio Regno, quando ancora Hazor non esisteva: erano probabilmente doni ufficiali al Re di Hazor, che era il più importante nel meridione di Canaan. Le statue furono deliberatamente distrutte e mutilate: una pratica usuale al momento della conquista della città, verificatasi nel tredicesimo secolo prima dell'era volgare.

La straordinaria importanza del sito di Hazor per l'epoca è stata pure riconosciuta dall'UNESCO, che lo ha incluso nella Lista dei Siti Patrimonio dell'Umanità. Hazor copriva 200 acri e contava su una popolazione stimata di 20 mila persone.

Link: AlphaGalileo via Hebrew University of Jerusalem


Rinascere dall'acqua. Paludi delle Marshlands diventano patrimonio UNESCO

Rinascere dall'acqua.

Le paludi delle Marshlands, sede della missione archeologica della Sapienza, diventano patrimonio Unesco

 

Tempio Edublamakh  a Abu Tbeirah. Foto dell'Archivio Ufficio stampa Sapienza Università di Roma
Tempio Edublamakh a Abu Tbeirah. Foto dell'Archivio Ufficio stampa Sapienza Università di Roma

Le paludi delle Marshlands nel sud dell'Iraq, sono entrate a far parte dei siti tutelati dall’Unesco come patrimonio dell’umanità, e assieme a questo straordinario eco-sistema deltasico è stata accettata anche l’immissione di tre città che fiorirono proprio in questo ambiente naturale oltre seimila anni fa, Ur, Eridu ed Uruk. Il riconoscimento del valore culturale delle aree irachene, sede dei primi insediamenti della civiltà sumerica, è stato possibile anche grazie al contributo fornito dalle ricerche della missione archeologica della Sapienza, co-diretta da Franco D’Agostino e Licia Romano.

Siamo a sud-ovest della città di Nasiriyah, nell’Iraq meridionale. Il cuore della missione è il sito di Abu Tbeirah, un’area di 42 ettari a circa una ventina di chilometri dalla grande capitale di Ur, cioè nel cuore della regione che è stata la culla della civiltà sumerica nel corso del III millennio a.C. Le attività della missione italiana si sono concentrate sullo scavo di un grande edificio in mattoni crudi di più di 600 mq che ha consentito di portare alla luce evidenze di cultura materiale, come per esempio cesti e stuoie risalenti a quasi 4500 anni fa e ancora perfettamente conservati nei loro intrecci. I manufatti documentano come la vita quotidiana del mondo sumerico avesse delle sorprendenti e puntuali analogie con pratiche ancora correntemente in uso presso gli abitanti della zona delle paludi irachene.

Marshlands. Foto di Jassim Al-Asadi
Marshlands. Foto di Jassim Al-Asadi

Attiva dal 2011, la missione della Sapienza è stato il primo scavo archeologico nel sud della nuova Repubblica irachena affidato a una missione straniera, in collaborazione con archeologi locali, dopo le guerre del Golfo e tuttora condotto dal team Sapienza coordinato da Franco D’Agostino e Licia Romano. Gli scavi precedenti in quest'area risalivano agli anni ’60, quando i sistemi di datazione e le tecnologie applicate alla ricerca archeologica non consentivano di giungere all’eccezionalità dei risultati raggiunti fino ad oggi e che hanno permesso alle autorità locali di rinnovare l’autorizzazione a lavorare per altri 5 anni nel sito iracheno.

Marshlands. Foto di Jassim Al-Asadi
Marshlands. Foto di Jassim Al-Asadi

È anche grazie alla collaborazione e al clima di fiducia che si sono creati tra i ricercatori della Sapienza e le autorità e la popolazione locale che è stato possibile far emergere il patrimonio ambientale e culturale di questi siti e farli conoscere alla comunità internazionale. “Proprio questo clima di fattiva cooperazione ha fatto sì che le autorità irachene offrissero al nostro team l’opportunità di indagare e valorizzare anche il sito di Eridu, ormai sito sotto protezione Unesco”.

Marshlands. Foto di Jassim Al-Asadi
Marshlands. Foto di Jassim Al-Asadi
L’annuncio da parte dell’Unesco dell’inserimento delle Marshlands nei siti tutelati è stato accolto quindi con particolare entusiasmo dal Rettore della Sapienza Eugenio Gaudio e dall'Ambasciatore dell’Iraq a Roma Ahmad A.H. Bamarni, nel corso dell’incontro che si è tenuto proprio per promuovere la cooperazione tra l’Ateneo e le istituzioni irachene.
Testo e immagini dall’Ufficio Stampa e Comunicazione Università La Sapienza di Roma.

Prima fase di apertura per il recupero dei monumenti di Palmira, in Siria

27 Aprile 2016

Archeologi polacchi recuperano i monumenti di Palmira, in Siria

La statua del leone dal tempio di Allat è in condizioni migliori di quanto precedentemente ritenuto dagli scienziati. Foto di Bartosz Markowski
La statua del leone dal tempio di Allat è in condizioni migliori di quanto precedentemente ritenuto dagli studiosi. Foto di Bartosz Markowski
I Polacchi dell'Università di Varsavia sono stati i primi archeologi stranieri a partecipare al recupero dei monumenti dalle rovine di Palmira in Siria - solo pochi giorni dopo la ricattura dallo Stato Islamico (IS). Hanno presentato i risultati del loro lavoro lo scorso mercoledì all'Università di Varsavia.
Gli archeologi dell'Università di Varsavia (UW) hanno lavorato a Palmira dal 7 al 17 Aprile. Sono andati dietro invito del Direttorato Generale per le Antichità e i Musei in Siria. Hanno presentato i risultati del loro lavoro durante una conferenza stampa a Varsavia.
"Siamo stati i primi specialisti esteri nel campo dell'archeologia e conservazione ad arrivare a Palmira poco dopo che fu ricatturata dallo Stato Islamico" - ha affermato in un'intervista a PAP il conservatore d'arte Bartosz Markowski, che era a Palmira con l'archeologo Robert Żukowski del Centro di Archeologia Mediterranea dell'Università di Varsavia.
Bartosz Markowski al lavoro all'interno del museo, foto di Robert Żukowski
Bartosz Markowski al lavoro all'interno del museo, foto di Robert Żukowski

Per una settimana, gli archeologi polacchi hanno cercato tra le migliaia di frammenti dei monumenti che appartenevano al museo a Palmira, distrutti dalla guerra. Di circa duecento sculture e bassorilievi, sono stati in grado di ritrovare la maggior parte dei frammenti di circa 130 monumenti. "La qualità della loro conservazione futura dipende da queste azioni - se nel futuro vedremo a Palmira monumenti rotti, incompleti, ma originali, o loro ricostruzioni più o meno riuscite" - così ha affermato l'esperto.
Attualmente i monumenti sono ancora nel museo; sono pronti ad essere posti nelle scatole ed evacuati verso un luogo dove saranno oggetto di restauro.
Bartosz Markowski al lavoro all'interno del museo, foto di Robert Żukowski
Bartosz Markowski al lavoro all'interno del museo, foto di Robert Żukowski

"Sfortunatamente, la maggior parte dei reperti nel museo sono stati distrutti - di circa duecento sculture collocate sul piano terra, solo quattro rimangono intatte. Lo scopo della nostra spedizione era quello di raccogliere quanti più frammenti possibile delle sculture danneggiate. Le loro parti erano mescolate alle macerie, ai vetri rotti e a pezzi di mobilio. L'edificio del museo è in condizioni terribili, è stato bombardato diverse volte. Il nostro obiettivo chiave era quello di selezionare i frammenti delle sculture, di modo che non fossero rimossi durante i lavori di riparazione" - ha affermato Markowski.
Robert Żukowski si fa strada sul piano terra del museo demolito, foto di Bartosz Markowski
Robert Żukowski si fa strada sul piano terra del museo demolito, foto di Bartosz Markowski
Coinvolti nel progetto sono stati pure i restauratori e archeologi siriani che hanno recuperato i mosaici distrutti durante il bombardamento e inventariato i reperti in magazzino.
Il conservatore polacco ha spiegato che il danno principale ai monumenti ha riguardato la rottura dei dettagli delle figure con martelli (i volti e le mani o le bocche degli animali ritratti nelle opere d'arte), che i fondamentalisti hanno distrutto per ragioni ideologiche. "Queste sono le raffigurazioni per le quali Palmira era famosa. Erano monumenti unici" - ha aggiunto Markowski.
I polacchi hanno pure condotto una ricognizione delle rovine dell'antica città. Hanno pre-stimato la scala della distruzione dei templi di Bel e Baalshamin e dell'Arco di Trionfo.
"Non sono un architetto, ma penso che ci sia moltissimo da recuperare. Le strutture sono cadute, ma i blocchi di costruzione sono ancora lì. Non cambia il fatto che la ricostruzione sarà un'enorme investimento - ha affermato Markowski. La loro condizione non cambierà nel futuro prossimo - un'azione urgente e immediata non è necessaria in questo caso - al contrario che per il museo, dove per le sculture c'erano molti frammenti rotti e mescolati. Era importante evitare la rimozione accidentale di frammenti di sculture insieme alle macerie".
Durante la permanenza degli esperti polacchi, è proseguita l'azione dei genieri russi che sminavano il sito di scavo.  Quest'area è tuttora inaccessibile a causa delle numerose bombe inesplose.
Markowski ha portato le buone notizie sul simbolo di Palmira - la statua del leone dal Tempio di Al-lāt, scoperta durante gli scavi polacchi, che per decenni è rimasta in piedi di fronte all'entrata del museo. Gli studiosi temevano che fosse completamente distrutta.
"Mi aspettavo che fosse stato fatto saltare in aria e polverizzato. Il leone, tuttavia, è ancora intatto, solo rovesciato, probabilmente con un bulldozer o con un'altra grande macchina. La struttura in cemento rinforzato che lo sosteneva, è rotta, ma gli elementi in pietra ad esso ancorato sono ancora uniti insieme. La bocca ha subito la maggior parte del danno. Sarà certamente possibile rimettere in piedi di nuovo la scultura e restaurarla, ma le tracce dei danni causati dalla crisi resteranno per sempre visibili" - ha affermato Markowski.
La vicina città araba contemporanea - Tadmor, che era una base per i turisti verso le antiche rovine, è deserta. "Case, hotel, negozi, souk - il mercato, i ristoranti - sono distrutti. Solo l'esercito siriano e quello russo sono stazionati nella città. Gli ex abitanti sono tornati solo per recuperare il resto dei loro possedimenti" - ha affermato Markowski.
"Abbiamo ricevuto parole di sincera gentilezza e inusuale felicità dai Siriani, che qualcuno fosse interessato al problema, che non erano rimasti soli. Hanno davvero apprezzato noi, Polacchi, specialmente ora" - Robert Żukowski ha così riferito ai reporter.
Markowski ha affermato che il ritorno a Palmira non è stato ancora programmato. "Dipende dalle autorità siriane e dalle autorità internazionali che prepareranno i progetti di conservazione. Quello che abbiamo fatto è un'apertura, un prologo alla preparazione di tali progetti" - Markowski ha spiegato ai reporter.
"Palmira non sarà mai più esattamente come la ricordavamo. Come consolazione, dobbiamo dire che non era così in tempi antichi - ciò è ovvio. Prima di tutto, finora abbiamo dissotterrato non più del 20 per cento dell'antica città. Il resto è ancora al sicuro sotto terra e nel futuro i nostri successori probabilmente arricchiranno le collezioni del museo a Palmira e mostreranno nuovi monumenti di questa antica civiltà" - così il precedente Direttore del Centro di Archeologia Mediterranea, prof. Michał Gawlikowski, durante la conferenza stampa.
La ricerca a Palmira cominciò col pioniere dell'archeologia polacca mediterranea, prof. Kazimierz Michalowski. La spedizione dal Centro di Archeologia Mediterranea dell'Università di Varsavia lavorò qui dal 1959 al 2011. In seguito, il lavoro è stato sospeso a causa dello scoppio del conflitto armato. I monumenti dell'antica città divennero un bersaglio dello Stato Islamico nel 2015. Palmira era nota principalmente per la sua architettura scenica e monumentale - lunghi colonnati e numerosi templi dedicati a varie divinità. La città divenne un Sito Patrimonio dell'Umanità UNESCO nel 1980. Era un'importante attrazione turistica in Siria.
I Siriani presentarono una proposta ai Polacchi per il loro ritorno agli inizi di Aprile, durante la conferenza "I Polacchi nel Medio Oriente" all'Università di Varsavia.
Traduzione da PAP – Science & Scholarship in Poland. PAP non è responsabile dell’accuratezza della traduzione.

UNESCO: al via candidatura Ivrea Città Industriale del XX Secolo

UNESCO: AL VIA LA CANDIDATURA DI “IVREA CITTÀ INDUSTRIALE DEL XX SECOLO” PER L’ISCRIZIONE NELLA LISTA DEL PATRIMONIO MONDIALE
Firmato protocollo di gestione

Ponte_Vecchio_Ivrea

Questa mattina è stato firmato presso il ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo un Protocollo d’Intesa che pone le basi per l’iscrizione di “Ivrea Città Industriale del XX Secolo” nella lista del patrimonio mondiale dell’Unesco. I firmatari sono stati il Segretario Generale del MiBact Antonia Pasqua Recchia, Antonella Parigi assessore della Regione Piemonte, Alberto Avetta Vice Sindaco della Città Metropolitana di Torino, Carlo della Pepa Sindaco di Ivrea, Franca Sapone Sindaco del Comune di Banchette, Cinthia Bianconi Presidente della Fondazione Adriano Olivetti e Daniele Lupo Jallà in qualità di Presidente della Fondazione Guelpa.
Il Protocollo d’Intesa impegna i soggetti firmatari a coordinarsi per una gestione congiunta dei beni culturali inclusi nel progetto di candidatura di “Ivrea Città Industriale del XX Secolo” per l’iscrizione nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO. Il progetto è stato consegnato a Parigi a gennaio 2016 per essere sottoposto alla valutazione degli organismi consultivi del Centro del Patrimonio Mondiale nel ciclo 2017-2018.
La candidatura è costituita dall’insieme delle realizzazioni collegate al progetto industriale e socio-culturale di Adriano Olivetti. Consiste in un complesso di edifici progettato dai più famosi architetti ed urbanisti del Novecento, riconoscibile nel tessuto urbano della città in un disegno complessivo, pur nella selezione dei suoi elementi maggiormente significativi. Si distinguono aree ed edifici propriamente industriali, aree ed edifici destinati alla residenza e ai servizi sociali. Tale area è identificabile principalmente lungo l’asse di Via Jervis, sede degli edifici per la produzione, per i servizi sociali destinati alla fabbrica e alla città e per le residenze che sono da considerarsi tra gli esempi più significativi della politica innovativa varata dalla Olivetti.
Roma, 21 aprile 2016
Ufficio Stampa MiBACT

Come da MiBACT, Redattore Renzo De Simone
Panorama di Ivrea, foto di Mirrys, da WikipediaCC BY-SA 4.0.


Ricatturata Palmira, operazioni di sminamento e valutazione dei danni

24 - 29 Marzo 2016
800px-Palmyra_-_Monumental_Arch
Palmira è stata finalmente ricatturata dalle forze del Governo Siriano. È ora possibile rendersi conto dei danni subiti dal sito in questi mesi, durante i quali si sono perpetuati saccheggi e distruzioni.
Secondo l'archeologo Maamoun Abdelkarim (a capo delle Antichità Siriane), l'80% di quello che c'era a Palmira sarebbe rimasto in gran parte intatto: sebbene vi siano sicuramente gravi danni, la vista panoramica sul sito è rimasta, e molte delle iconiche colonne rimangono in piedi. I danni riguardano strade, bagni e templi. Ci vorrebbero cinque anni di restauri per cercare di restaurare le strutture danneggiate o distrutte a Palmira.
Diversa l'opinione dell'esperta Annie Sartre-Fauriat, al servizio dell'UNESCO, che è molto dubbiosa sulla possibilità di ricostruire il sito o i monumenti ridotti in polvere.
Completamente distrutti sarebbero il tempio di Bel e di Baal Shamin. La priorità al momento sembra anche essere quella di rimuovere gli esplosivi collocati presso il sito.


Link: Wall Street Journal; The GuardianThe Telegraph; Independent; Reuters 1, 2;  Daily Mail; SputnikLA TimesGizmodo; RTThe Atlantic; Il Post; RAI News; Repubblica 1, 2SANA; Archaeology News Network via AP.
L’Arco Monumentale o Arco di Trionfo a Palmira, foto da WikipediaCC BY-SA 3.0, caricata da e di Bgag (Bernard Gagnon).


Egitto: un progetto per rigenerare il sito di Menfi

14 Marzo 2016

Foto: Bassem Ezzat, 2015
Foto: Bassem Ezzat, 2015

Archeologi dall'Università di York e dall'AERA (Ancient Egypt Research Associates), insieme al Ministero delle Antichità Egizie e al dott. David Jeffreys, direttore dei Rilevamenti a Memphis, sono al lavoro con un nuovo progetto il cui scopo è quello di rigenerare il sito di una delle capitali dell'Antico Egitto, Menfi.
L'antica città rientra nella Lista dei Siti Patrimonio dell'Umanità dell'UNESCO, ma è stata messa a rischio dall'espansione urbana negli ultimi tre decenni. Grazie a un finanziamento da un milione di dollari (ricevuto dall'USAID), il progetto biennale creerà un circuito di escursione (Ancient Memphis Walking Circuit) a Mit Rahina. Il percorso collegherà otto siti chiave che comprendono la porta occidentale, la sala ipostila del Grande Tempio di Ptah, la Cappella delle Mura Bianche (con tre statue di divinità sedute: Ptah con Tjesmet e Menefer).
Foto: Amel Eweida,2015
Foto: Amel Eweida,2015

Il progetto implica anche un'attività di interpretazione e documentazione dell'area a rischio, oltre che di pulizia e stabilizzazione. Saranno coinvolti anche studenti e parte della popolazione locale. Il coinvolgimento della popolazione locale è di grande rilevanza, per ridurre le incursioni e l'utilizzo di quei luoghi come discarica. Le imprese locali beneficeranno pure dei vantaggi derivanti dall'incremento del turismo derivanti da una maggiore valorizzazione e rigenerazione del sito.
Link: AlphaGalileo via University of York.


Canapa negli intonaci delle Grotte di Ellora

11 - 12 Marzo 2016
-Façade_of_the_Lankeshvara_Shrine_from_the_terrace,_Kailasanatha_Cave_Temple_(Cave_XVI),_Ellora.,_by_Jo._Johnston,_c.1874-
Ellora è dall'antichità meta di pellegrinaggi da parte di indù, buddisti e giaina: l'importanza del sito, con le sue grotte monumentali scavate nella roccia, è pure testimoniata dalla sua inclusione nella Lista dei Siti Patrimonio dell'Umanità dell'UNESCO.
Ellora_Cave_12
Un nuovo studio, pubblicato su Current Science, ha rilevato come le fibre di canapa utile (Cannabis sativa) fossero utilizzate (con una percentuale rilevata del 10%) per l'intonaco (prodotto con un mix che includeva pure argilla e calce viva) della Grotta XII. La capacità della canapa di regolare l'umidità avrebbe garantito una straordinaria durevolezza che permette ancora oggi di ammirare le decorazioni su muri e soffitti.
La coltivazione di canapa utile risale in India al 5.000-4000 a. C. Le fibre vengono utilizzate per fare corde, mentre dai semi si ricava olio e i boccioli erano usati a fini medicali. Nota per la sua robustezza, era pure utilizzata nelle costruzioni, e persino per gioco. Ellora è situata nello Stato indiano di Maharashtra.
Leggere di più


Turchia: l'isola sommersa di Vordonisi

1 Marzo 2016
Istanbul_in_Turkey.svg
Sull'isola di Vordonisi (nel Mar di Marmara) vi era un monastero, nel quale il Patriarca Fozio I fu esiliato (858-886). Un terremoto, nel 1010, lo seppellì tra le onde, insieme all'intera isola che è ora sott'acqua.
Studi sono in corso presso Vordonisi, che si trova nella municipalità di Maltepe della provincia turca di Istanbul, e un resoconto verrà prodotto e consegnato all'UNESCO, al fine di proporla per la Lista dei Siti Patrimonio dell'Umanità.
Link: Hurriyet Daily News; International Business Times; Daily Sabah.
La provincia di Istanbul, da WikipediaCC BY-SA 3.0 (TUBS - Own work This vector graphics image was created with Adobe Illustrator. This file was uploaded with Commonist. This vector image includes elements that have been taken or adapted from this:  Turkey location map.svg (by NordNordWest)).