Completato il trasferimento dei reperti provenienti dalla necropoli di Himera

Lo scorso 2 maggio è stato completato il trasferimento alla Soprintendenza Beni Culturali e Ambientali di Palermo di oltre 20.000 reperti, rinvenuti presso la necropoli di Himera, colonia greca fondata nel VII secolo a. C. e situata lungo il tracciato del raddoppio ferroviario Fiumetorto-Cefalù Ogliastrillo (sulla linea Palermo-Messina), in esercizio dal dicembre 2017.

Il Tempio della Vittoria a Himera. Foto di Clemensfranz, CC BY 2.5

Himera fu edificata al centro di un ampio golfo, tra i promontori di Cefalù e Termini Imerese, in prossimità della foce del fiume Imera Settentrionale. Come documentato dagli impianti urbanistici risalenti alla prima metà del VI secolo a.C., la città ebbe un rapido sviluppo edilizio e demografico. Distrutta intorno alla fine del V secolo, in seguito ad uno degli innumerevoli scontri con i Cartaginesi, parte della sua popolazione si disperse nelle campagne, mentre altri presero parte, insieme agli stessi Cartaginesi, alla fondazione di Thermai Himeraiai (Termini Imerese). Tuttavia, i resti di abitazioni erette sugli strati di distruzione della città dimostrano che una piccola parte della popolazione continuò, probabilmente, a vivere nel sito della polis. In seguito, il sito fu abitato in Età Romana e Medievale.

Lo scavo, tra i più importanti in Europa, ha restituito oltre 9.000 sepolture con relativi corredi funerari, consentendo degli studi più approfonditi sulla popolazione della città, anche dal punto di vista antropologico.

La consegna alla Soprintendenza ha portato la maggior parte dei reperti all’ “Albergo delle Povere” di Palermo, mentre i restanti sono stati distribuiti fra i siti archeologici di Solunto e della stessa Himera.

Un importante investimento complessivo di circa 17 milioni di Euro, frutto della decennale collaborazione fra Rete Ferroviaria Italiana (Gruppo Ferrovie dello Stato) e Soprintendenza Beni Culturali e Ambientali di Palermo, e dell’impegno del compianto assessore regionale ai Beni Culturali Sebastiano Tusa, ha consentito il finanziamento della campagna di scavo, avviata nel 2008 e conclusasi nel 2010, dei lavori di catalogazione e gli interventi di restauro.

necropoli Himera
Foto © Gruppo FS Italiane 2018

Parco Archeologico di Paestum

Giornata su autismo e musei a Paestum. Il Parco cresce ancora: +15% nel primo trimestre

Giornata su autismo e musei a Paestum

Il Parco cresce ancora: +15% nel primo trimestre

Parco Archeologico di PaestumNumeri, ma non solo: il Parco Archeologico cresce. Aumentano, oltre ai visitatori che nei primi tre mesi del 2019 hanno fatto un balzo del +15% in avanti, anche le forme di fruizione inclusiva nella città magno-greca meglio conservata. Il 2 aprile, Giornata Mondiale sulla Consapevolezza dell'Autismo, un convegno nel Museo Archeologico Nazionale ha fatto il punto sulla fruizione del sito da parte di persone affette da disturbi dello spettro autistico. Come ha evidenziato il direttore del Parco Archeologico di Paestum, Gabriel Zuchtriegel, si è voluto creare un'occasione per "parlare non delle persone interessate, ma con loro. Spesso le persone non soffrono tanto dell'autismo, quanto dell’intolleranza e incomprensione da parte degli altri. Noi come Museo nel nostro piccolo vogliamo contribuire ad abbattere le barriere di questa mancata inclusione, perché crediamo che la diversità possa essere un arricchimento per tutti, premesso che il contesto sia tale da consentirlo."

Tra i relatori del convegno Alfonso Andria, membro del Consiglio di Amministrazione del Parco Archeologico; Vincenzo Inverso, Consigliere del Parco Nazionale del Cilento; Enrico Deuringer dell’Ufficio Stampa Fondazione Donnaregina per le Arti Contemporanee. Sono intervenuti inoltre Paolo Maietta del Centro Europeo per l’autismo di Cicerale; Paolo Sarra dell’Associazione “Autismo fuori dal silenzio” di Eboli; Mariajosè Luongo e Marco Vasile dell’Ufficio Fruizione che hanno raccontato le esperienze vissute da tutto il gruppo di lavoro sui progetti relativi all’accessibilità messi in campo dal Parco Archeologico di Paestum. Hanno concluso i lavori Luisa Varriale dell’Università degli Studi di Napoli “Parthenope” e Giovanni Minucci, rappresentante dell’Associazione Cilento4all che, nell’ambito del progetto “Un Tuffo del Blu” dedicato a bambini e ragazzi speciali, ma in generale a tutti, si occupano anche della formazione del personale del Parco impegnato nelle attività didattiche. Nel corso della giornata sono stati esposti al pubblico alcuni lavori realizzati dagli alunni dell’IIS “Basilio Focaccia” di Salerno durante i laboratori dei linguaggi espressivo-creativo.

Intanto, il Parco Archeologico di Paestum cresce anche in termini di flussi. Tra gli effetti positivi che hanno contribuito ad un ulteriore ampliamento della fruizione, aumentata del 42% negli ultimi tre anni, si annovera l'iniziativa #iovadoalmuseo voluta del Ministro Bonisoli che prevede un aumento delle gratuità. "Anche l'abbattimento di barriere economiche contribuisce all'accessibilità - rammenta il direttore - Siamo felici che Paestum si pone sempre di più come un punto di riferimento non solo storico-archeologico, ma anche socio-culturale in un territorio che ha tutte le caratteristiche per uno sviluppo virtuoso."

INFO SULLE GRATUITÀ AL PARCO ARCHEOLOGICO DI PAESTUM:

Le prime domeniche del mese da ottobre a marzo e tutti i giovedì pomeriggio ingresso gratuito dalle ore 18:00 alle 19:30, ultimo ingresso ore 18:50.

Ogni primo e terzo giovedì del mese, aperitivi al museo con SlowFood Cilento. Costo dell’iniziativa € 5,00, da pagare in biglietteria dopo aver ritirato il biglietto gratuito di ingresso al museo e all’area archeologica. L’ingresso è gratuito per chi non partecipa all’aperitivo.

L’ingrediente di questo giovedì, 4 aprile è il carciofo di Paestum, protagonista delle tavole primaverili, preparato dallo chef stellato Christian Torsiello dell’osteria Arbustico in un intrigante Lollipop al carciofo accompagnato dalla birra artigianale Fruma.

Testo e immagini da Ufficio Stampa Parco Archeologico di Paestum

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Twitter: @paestumparco

Instagram: parcoarcheologicopaestum


8 marzo al MArRC e inaugurazione della mostra "Dodonaios. L'Oracolo di Zeus e la Magna Grecia"

Gli ultimi giorni della Settimana dei Musei, con ingresso gratuito per la campagna promozionale del MiBAC #iovadoalmuseo, si annunciano ricchi di eventi importanti.

L'8 marzo, si celebra la Giornata internazionale della Donna. La mattina, alle ore 10.30 e alle ore 12.00, due visite guidate a tema saranno organizzate a cura della società Kore srl che gestisce i servizi aggiuntivi museali. Il titolo, che  farà da filo conduttore nel viaggio alla scoperta di alcuni segreti della storia antica legati alla femminilità è, appunto, “L’antica arte femminile”. Il mito di Kore-Persefone sarà certamente tra le tappe principali di un percorso di conoscenza, di arte e di bellezza, che accenderà l’attenzione anche su altri aspetti delle abitudini e dei costumi delle donne dell’antica Grecia.

Manca poco, ormai, al principale evento della Settimana e della stagione al Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria: l’Inaugurazione della grande mostra “Dodonaios. L’oracolo di Zeus e la Magna Grecia”, frutto di un importante progetto di collaborazione internazionale. Alle ore 17.30, nello spazio di Piazza Paolo Orsi, i curatori – il direttore del MArRC Carmelo Malacrino insieme a Konstantinos I. Soueref, direttore del Museo Archeologico di Ioannina (Grecia) e Soprintendente alle Antichità, e ai professori Fausto Longo e Luigi Vecchio, del Dipartimento di Scienze del Patrimonio Culturale dell'Università degli Studi di Salerno, con il coordinamento scientifico della funzionaria archeologa del MArRC Ivana Vacirca – presenteranno il progetto nato dalla collaborazione tra il Museo di Reggio Calabria, il Museo Archeologico di Ioannina (Epiro, grecia) e l’Ateneo salernitano. La mostra sarà visitabile al livello E, fino al 9 giugno 2019.

In considerazione dell’alto valore interculturale e per la qualità delle sinergie internazionali, sarà presente anche il Magnifico rettore dell’Università degli Studi di Salerno, Aurelio Tommasetti.

I giornalisti sono invitati a partecipare alla cerimonia inaugurale.

Il percorso espositivo propone una lettura delle relazioni tra le due regioni, Epiro e Magna Grecia, nell’antichità, alla luce delle ricerche più recenti sul sito di Dodona, sede del famoso oracolo ubicato nella valle ai piedi del monte Tomaros, nel cuore dell’Epiro, nella Grecia nord-orientale. La mostra, infatti, racconta la storia archeologica e letteraria del santuario dedicato a Zeus, di cui scrissero il poeta Euripide e lo storico Erodoto. L’oracolo era noto in tutto il mondo greco e frequentato anche da cittadini di molte poleis magnogreche (Hipponion, Rhegion, Kroton, Sybaris, Thourioi, Herakleia, Metapontion, Taras), come spiega uno dei curatori, l’archeologo Luigi Vecchio. «I pellegrini si recavano al santuario da ogni parte dell’Epiro, della Tessaglia, dell’Attica, della Beozia, del Peloponneso, della Magna Grecia, per interrogare la divinità per lo più su questioni personali – sul matrimonio, sugli affari, proprio come si fa oggi con gli indovini – in una pratica che durò molti secoli, dal VI al II a. C.. La cosa più caratteristica e suggestiva – continua lo studioso – è la modalità in cui ciò avveniva: in forma scritta, su laminette piccolissime di pochi centimetri che entrano sul palmo di una mano, con lettere incise delle dimensioni di pochi millimetri, che venivano piegate o arrotolate e presentate per la domanda». Nella mostra al MArRC saranno esposti oggetti di Dodona della collezione del Museo Archeologico di Ioannina, alcuni dei quali non avevano mai varcato prima i confini della Grecia. Tra questi, proprio una selezione delle laminette di piombo incise, di cui alcune, in particolare, sono riferibili alle città magnogreche.. «I fedeli che interrogavano l’oracolo era di ceto medio basso – aggiunge Vecchio –. Le sacerdotesse interpretavano le risposte del dio attraverso i suoni, per lo più della natura: il fruscio della grande quercia sacra, il volo delle colombe. Suoni che rimbombavano nel silenzio della vallata. In qualche laminetta la risposta è incisa sul retro».

L’archeologo Fausto Longo, co-curatore per l’Università degli Studi di Salerno, spiega che questo progetto «nasce da lontano, nel rapporto di collaborazione per le ricerche sul santuario di Dodona tra il Dipartimento di Scienze del Patrimonio Culturale dell'Università degli Studi di Salerno con il Museo di Ioannina e la Soprintendenza dell’Epiro, che aveva prodotto una grande mostra ad Atene, con il titolo appunto “L’oracolo dei suoni”. I colleghi greci si resero disponibili ad esporre le laminette per la prima volta in Italia. È stata – aggiunge lo studioso – un’opportunità importante per approfondire le ricerche sui rapporti tra queste due regioni del Mediterraneo, la Magna Grecia e l’Epiro, che presentano molte similitudini, non soltanto dal punto di vista morfologico e geografico. La storia del santuario riassume queste analogie, che abbiamo approfondito in una prospettiva interdisciplinare nel corposo catalogo». Continua Longo: «Le popolazioni indigene che vivevano nell’antichità in queste due regioni avevano un’organizzazione sociale simile, a carattere tribale. Non conoscevano il fenomeno urbanistico finché non entrarono in contatto con i Greci, in una fase tarda, tra il IV e il II secolo a.C, e questo per motivi legati al territorio a carattere montano».

Le laminette in bronzo riferite alle colonie magnogreche in Calabria, insieme agli altri reperti esposti nella grande mostra, quindi, dichiara il direttore del MArRC Carmelo Malacrino, «conducono il visitatore in un affascinante viaggio alla scoperta del legame profondo e antico tra l’Italia e la Grecia, e in particolare tra le regioni che si affacciano sul mar Ionio, che non separa ma unisce le due sponde».

All’indirizzo web: www.oracledodona.it si trova il supporto multimediale alla visita.


Ingresso gratuito al Museo Archeologico di Reggio Calabria

Tutti al MArRC, sabato 24 novembre, con l’ingresso gratuito per la Giornata Regionale dei Musei della Calabria, che celebra quest’anno la sua prima edizione.

 “Sai cosa ti perdi?” è lo slogan ideato dall’Assessorato Regionale all’Istruzione e alle Attività Culturali, che ne ha promosso l’istituzione allo scopo di incentivare un sistema museale integrato, per fare conoscere e valorizzare la straordinaria ricchezza del patrimonio culturale calabrese, diffuso nel territorio come in un unico e affascinante mosaico che racconta una grande storia di contaminazioni e di fertilizzazioni di popoli e tradizioni.

Il tema della luce è il filo rosso della programmazione al MArRC nel mese di novembre, che guiderà il viaggio nel tempo fino alle radici della comune identità attraverso le attività gratuite riservate ai visitatori nella Giornata di sabato 24, con il titolo “Luci della Magna Grecia”.

«Ringrazio l’assessore regionale Maria Francesca Corigliano per l’idea di istituire una Giornata dei Musei della Calabria, che incentiva il “fare rete” tra gli istituti della cultura del territorio, e in particolare i musei. È la strategia vincente per promuovere il turismo nella nostra magnifica regione, tutta da scoprire», dichiara il direttore Malacrino. «Questa prima edizione nasce nell’Anno Europeo del Patrimonio Culturale, e quindi ha un valore simbolico e propositivo ancora più forte – aggiunge – nel promuovere la conoscenza della nostra storia, per comprendere meglio e più a fondo la nostra realtà e il nostro modo di abitare oggi al centro del Mediterraneo».

Il programma della Giornata prevede una ricca offerta di appuntamenti.

La mattina – alle ore 10.00, 10.40 e 11.20 – gli studenti del Liceo Scientifico Sportivo “Alessandro Volta” accompagneranno gli ospiti alla scoperta del magico mondo dei Giochi Olimpici, attraverso l’esposizione “La Fiamma che Unisce. Le Fiaccole Olimpiche, da Berlino 1936 a Rio de Janeiro 2016” a cura del Comitato Olimpico Nazionale Italiano, nello spazio di Piazza Paolo Orsi. La torcia olimpica “accendeva” un tempo di pace nell’antica Grecia ed è anche oggi un simbolo di valori universali, di impegno per un obiettivo comune, di amicizia, di bellezza, di armonia.

Nel pomeriggio – alle ore 16.00 e 18.00 – guide specializzate rese disponibili dalla società Kore, concessionaria dei servizi aggiuntivi, condurranno i visitatori in uno straordinario percorso di conoscenza delle abitudini, le credenze e le emozioni nel vissuto dei Greci d’Occidente. Le tappe imperdibili di questo eccezionale viaggio nella storia, trasportati dalla meravigliosa collezione del MArRC, saranno le testimonianze del mito di Persefone, con i tanti temi collegati in forma dialettica (giorno e notte, primavera e autunno, vita e morte, amore e dolore), i maestosi Bronzi di Riace e gli affascinanti bronzi di Porticello. La visita si concluderà in Piazza Paolo Orsi, con l’esposizione “Fiat Lux. L’illuminazione tra antichità e medioevo”, curata dal direttore Carmelo Malacrino. Oltre settanta reperti, per lo più lucerne, con la loro bellezza “accenderanno” la luce della conoscenza su case, strade, santuari e lupanari dei popoli che ci hanno preceduto e sull’eredità culturale che ci hanno trasmesso.

 

Per prenotare telefonare al n. 3207176148. Per ogni informazione, visitare il sito web istituzionale, all’indirizzo: www.museoarcheologicoreggiocalabria.it.


Si torna a scavare nell'agorà di Selinunte

Si torna a scavare a Selinunte. Da oggi riparte la campagna storica del DAI di Roma nell’agorà della città antica, sull’altopiano della Manuzza. L’Istituto Archeologico Germanico è ormai impegnato da oltre 20 anni nel sito e proprio l’ultima campagna cercherà di approfondire la trasformazione di Selinunte dopo il 409 a.C., cioè dopo la disfatta della città dopo lo scontro con i Cartaginesi.

Foto di Alessandra Randazzo

“Siamo molto felici della ripresa di queste ricerche – dichiara Enrico Caruso, direttore del Parco Archeologico di Selinunte -  perché si torna a lavorare in un particolare settore della Selinunte arcaica, abbandonata fuori dal circuito murario di età punica dopo la disfatta della città greca ad opera del possente esercito Cartaginese del 409 a.C. Questi scavi consentiranno di legare alcuni elementi significativi delle presenze in seno all'agorà, parzialmente indagate negli anni Settanta del secolo scorso, mediante dei saggi isolati che  portarono alla scoperta di una necropoli arcaica e di un santuario punico da parte della Prof.ssa Antonia Rallo delll'Università La Sapienza di Roma e di quelli, risalenti a non oltre un decennio fa, dell'Ing.-Arch. Dieter Mertens, il quale, nell'ambito della scoperta della vasta agorà e dell'isolato orientale che la delimitava, in un saggio pressoché centrale aveva scoperto la cosiddetta tomba dell'Ecista, cioè del fondatore della città.

Foto di Alessandra Randazzo

Tutti questi elementi isolati, finalmente, potranno essere messi in relazione tra di loro grazie agli scavi iniziati lo scorso anno sotto la direzione della Dott.ssa Sophie Helas, membro del DAI e nota per l'importante studio pubblicato sulle case puniche nell'Acropoli di Selinunte, che riprende anche quest'anno le sue ricerche iniziate nel 2017. Le premesse sono eccellenti, non vi è alcun dubbio sulla loro portata, ciò consentirà non solo di capire meglio l'organizzazione interna della grande piazza selinuntina prima della distruzione e dopo di essa, ma anche di capire quali erano le relazioni intrinseche tra le diverse parti esistenti, distinte temporalmente e topograficamente”.

Foto di Alessandra Randazzo

“ I nuovi scavi di quest’anno e quelli del 2017, sono indagini di una zona particolare dell’Agorà. La Dott.ssa Rallo aveva scoperto alcune tombe arcaiche di una prima fase dell’esistenza di Selinunte negli anni sessanta. Probabilmente potremmo essere in presenza di un sito di venerazione di personaggi che avevano un ruolo particolare  - ha affermato Ortwin Dally, Direttore dell’Istituto Archeologico Germanico - per l’identità della popolazione greca della città antica. Dopo  il 409 a.C. Selinunte fu conquistata dai Punici. La zona dell’Agorà fu trasformata. L’area investigata nel 2017, dal nostro Istituto Germanico, fu eventualmente trasformata in una nuova zona sacra. L’obiettivo è un tentativo di capire meglio la trasformazione della città di Selinunte dopo il 409 a.C."

È dal 1971 che l’Istituto Archeologico Germanico  è attivo a Selinunte, prima in collaborazione con la Soprintendenza Archeologica di Trapani, poi con il Parco Archeologico di Selinunte.

Dopo gli scavi di questa estate guidati da Clemente Marconi in un accordo di collaborazione tra il Parco di Selinunte e l’Institute of Fine Arts della New York University, novità si attendono dal DAI.

La curiosità è tanta.

 

 


Il Cavaliere di Marafioti a Locri

Il Cavaliere di Marafioti a Locri

Museo e Parco Archeologico Nazionale di Locri

Locri (Reggio Calabria) - Contrada Marasà

30 luglio - 7 agosto 2016

Inaugurazione: 30 luglio 2016 – Ore 19.00

Cavaliere di Marafioti

Dal 30 luglio al 7 agosto 2016, presso il Museo Archeologico Nazionale di Locri – Polo Museale della Calabria, si terrà l’esposizione temporanea del Gruppo del Cavaliere di Marafioti, opera in terracotta del V secolo a.C. rinvenuta in località Pirettina (Comune di Portigliola), alle spalle dell’antica città di Locri.

L’esposizione temporanea sarà inaugurata, alla presenza di autorità istituzionali, sabato 30 luglio 2016, alle ore 19.00.

L’opera, elemento architettonico in terracotta del tempio dorico scoperto nel 1910 dall’archeologo Paolo Orsi, presentata a Milano (“Restituzioni. Tesori d’arte restaurati” di Intesa Sanpaolo), sarà adesso esposta, per la prima volta, nel territorio da cui proviene.

L’intervento di restauro, promosso e curato da Intesa Sanpaolo nell’ambito della XVIIª edizione di “Restituzioni. Tesori d’arte restaurati 2016”, è stato fondamentale per la sua conservazione e per una più approfondita conoscenza della tecnica di realizzazione. Ha permesso, inoltre, di riscoprire anche con l’ausilio di aggiornate strumentazioni, dettagli affascinanti, quali i segni di stesura a pennello del sottile scialbo originale o la policromia in nero, bianco, rosso che evidenziava meglio nell’intento del coroplasta il muso equino o la criniera rifinita a stecca.

Analisi diagnostiche hanno completato il restauro del gruppo che all’epoca della sua scoperta, sul lato occidentale del tempio, era stato rinvenuto in “ minuti frammenti ” e che fu oggetto di un primo intervento di restauro tra il 1911 ed il 1925 quando Paolo Orsi e il restauratore Giuseppe Damico incollarono e integrarono le parti lacunose rafforzando il manufatto con supporti interni.

L’attività di restauro del 2015 è stata effettuata dai restauratori Giuseppe Mantella e Sante Guidi; le ricerche diagnostiche dal dottor Domenico Miriello del Dipartimento di Scienze della Terra – Unical.

Il gruppo del Cavaliere di Marafioti, subito dopo ritornerà nella sua sede, il Museo archeologico di Reggio Calabria e sarà esposto nella sala dedicata alla colonia locrese.

Dottoressa Angela Tecce - Direttore Polo Museale della Calabria

L’iniziativa, fortemente voluta dalla dottoressa Angela Tecce, direttore del Polo Museale della Calabria e dalla dottoressa Rossella Agostino, direttore del Museo Archeologico Nazionale di Locri, è stata realizzata grazie alla proficua collaborazione con il Museo Archeologico di Reggio Calabria, la Regione Calabria, il FAI - Presidenza Regionale Calabria, e con il sostegno di Intesa Sanpaolo e delle amministrazioni comunali di Locri e di Portigliola.

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Locri - Museo Archeologico Nazionale di Locri (3)
Il Cavaliere di Marafioti a Locri
Museo e Parco Archeologico Nazionale di Locri
Locri (Reggio Calabria) - Contrada Marasà
30 luglio - 7 agosto 2016
Inaugurazione: 30 luglio 2016 – Ore 19.00
Dottoressa Rossella Agostino - Direttore Museo Archeologico Nazionale di Locri
Testo e immagini da Ufficio Stampa Polo Museale della Calabria


Sicilia: nuove importanti scoperte a Himera

Presentazione delle nuove importanti scoperte a Himera

cornice in terracotta dipinta (1)

Si conclude nei prossimi giorni la quinta campagna di scavi condotti a Himera, sul Piano del Tamburino, dall’Università di Berna grazie ad una convenzione stipulata nel 2012 con il Parco Archeologico di Himera.
Francesca Spatafora
Questa campagna chiude una prima fruttuosa fase di ricerca che ha fornito nuovi e importantissimi dati sulla funzione del Piano del Tamburino all’interno della antica polis greca di Himera” (Francesca Spatafora)
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Sotto la guida della Prof.ssa Elena Mango dell’Università di Berna ha lavorato, oltra a un gruppo cospicuo di maestranze locali, un’equipe di 13 persone, composta da assistenti, studenti e dottorandi delle Università di Berna, di Neuchâtel e di Tübingen, nonché di un restauratore, di una disegnatrice e dell’archeometro Prof. Hans Mommsen dell’Università di Bonn.
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La campagna di scavi ha pure previsto altre attività legate allo studio, al disegno e al restauro dei reperti archeologici rinvenuti negli ultimi anni, i più rilevanti dei quali saranno esposti – per la prima volta - in occasione del ricevimento di chiusura della campagna, che si svolgerà il prossimo giovedì 14 luglio, alle ore 18.30, presso il nuovo Museo Pirro Marconi (Tempio della Vittoria) di Himera.
panoramica scavo
I lavori sul terreno si sono concentrati su due zone, verosimilmente interessate dalla presenza di aree sacre delimitate da un possente muro: una di esse è situata su un pianoro del Piano Tamburino, mentre l’altra si trova a circa 120 metri di distanza in un punto più basso dell’altipiano(Elena Mango)
In un caso, è stato possibile identificare un imponente e vasto edificio di circa 20 metri di lunghezza che rivestiva certamente una funzione centrale nell’ambito dell’area sacra; nell’altro, un edificio consistente di più vani di dimensioni minori, che ha subito varie modifiche, nonché possenti strutture murarie adiacenti attribuibili a un’area sacra a cielo aperto, dotata di due altari. In quest’area sono state portate alla luce varie fosse e fossette votive, bothroi e un abbondante materiale ceramico (coppe, crateri, idrie, brocche ecc.), osseo e malacologico, che permette di ipotizzare per questa zona una doppia funzione legata sia alla deposizione votiva sia al consumo di cibo e bevande durante le celebrazioni in onore delle divinità.
I lavori svolti sono dunque di straordinaria importanza perché permettono di conoscere e comprendere meglio i culti e la vita religiosa degli abitanti dell’antica colonia di Himera” (Francesca Spatafora)
Testo e immagini da Polo Regionale di Palermo per i Parchi e i Musei Archeologici


Sicilia: necrofobia e necromanzia da Kamarina

11 - 19 Giugno 2015
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Anche se ai Greci si attribuisce un ruolo fondamentale nella nascita del pensiero logico e razionale, nei loro scritti ci sono passaggi che esprimono chiaramente la credenza che i morti potessero continuare ad vagare sulla terra. Questi però potevano costituire un pericolo anche non lasciando fisicamente le proprie tombe.
Dal cimitero greco di Kamarina (o Camarina), in Sicilia, verrebbero le prove archeologiche riguardanti l'applicazione pratica di queste credenze: alcuni scheletri erano appesantiti da rocce e pesanti frammenti di anfora, per impedire loro di emergere dalla tomba. A Kamarina non vi sono però solo testimonianze di necrofobia, ma pure di necromanzia, con un'iscrizione magica (katadesmos) che invece invitava i morti ad uscire dalle tombe e a ottenere la loro vendetta sui vivi.
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Tecniche nucleari per risolvere il mistero delle monete incuse

2 Aprile 2015
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Le monete della Magna Grecia del sesto secolo a. C. costituiscono un mistero numismatico in quanto incuse: da un lato sono a rilievo, dall'altro lato sono in incavo. Lo sforzo combinato di numismatici e ricercatori dell'ANSTO ha forse risolto l'enigma, con l'ausilio di tecniche nucleari che possono fornirci informazioni sulle modalità di produzione delle suddette monete.
In passato, matrici in metallo erano utilizzate per imprimere una forma nei tondelli: due erano necessari per ogni moneta, uno per lato. Per le incuse, il rovescio manteneva la forma dell'altro lato. I ricercatori avrebbero una teoria in merito, e utilizzeranno queste tecniche innovative per dimostrarla.
Link: ANSTO

Metapontum incuse nomos 161448, da Classical Numismatic Group, Inc. http://www.cngcoins.com. Foto da WikipediaCC BY-SA 3.0, caricata da Carlomorino

 


Anfore e Vasi Greci, maxi recupero da 50 milioni di euro

21 Gennaio 2015

ANFORE E VASI GRECI, MAXI RECUPERO DA 50 MLN EURO.
Oltre 5 mila reperti ritrovati dai Carabinieri Tpc, è record

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Il pezzo più prezioso è forse una splendida anfora corinzia del VI secolo a.C. decorata con figure nere che raccontano il mito di Teseo,  un capolavoro trafugato con tutta probabilità da una necropoli etrusca.  Ma ci sono anche centinaia di altri vasi, anfore, kylix.
E’un bottino composto da oltre 5 mila reperti archeologici, il più grande mai recuperato in un'unica operazione, per un valore totale di circa 50 milioni di euro, quello ritrovato dai carabinieri dei beni culturali al termine di una complessa indagine internazionale coordinata dal procuratore aggiunto della Repubblica di Roma Giancarlo Cataldo .
I dettagli dell'operazione,  sono stati resi noti questa mattina a Roma , dal generale Mariano Mossa, comandante dei carabinieri Tpc, in una conferenza stampa al Museo Nazionale Romano delle Terme di Diocleziano, alla presenza del ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo Dario Franceschini, del procuratore aggiunto Capaldo  e dell'ambasciatore della Confederazione Svizzera in Italia Giancarlo Kessler.

DocumentazioneComunicato Stampa.
 
Come da MIBACT, Redattore Renzo De Simone